{"id":25757,"date":"2019-06-17T09:07:00","date_gmt":"2019-06-17T09:07:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/06\/17\/il-fascismo-inizio-cio-che-lantifascismo-ha-proseguito\/"},"modified":"2019-06-17T09:07:00","modified_gmt":"2019-06-17T09:07:00","slug":"il-fascismo-inizio-cio-che-lantifascismo-ha-proseguito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/06\/17\/il-fascismo-inizio-cio-che-lantifascismo-ha-proseguito\/","title":{"rendered":"Il fascismo inizi\u00f2 ci\u00f2 che l&#8217;antifascismo ha proseguito"},"content":{"rendered":"<p>Agli italiani nati dopo il 1945 \u00e8 stata raccontata una storia di comodo, faziosa, mistificata, inverosimile; essi sono stati programmati per bere le favole sulla libert\u00e0 e sulla democrazia, beni che, conculcati per vent&#8217;anni dal truce Mussolini e dalla sua banda di energumeni, sono gloriosamente risorti dopo una guerra di liberazione che fu anche, per la prima volta, guerra di popolo. Quale consolazione, sapere che erano nati dalla parte giusta della barricata, sul versante giusto della storia: quello dei vincitori; non solo, ma quello dei buoni, degli onesti e dei senza macchia! Quale soddisfazione morale, sentirsi giudici d&#8217;un tribunale straordinario e permanente, incaricato di istituire un processo senza fine contro il fascismo, questo concentrato assoluto del Male, questo mostro dalle cento teste, come l&#8217;idra, che risorge dalle sue ceneri e minaccia ovunque la pace, la giustizia, la convivenza fra i popoli: dai colonnelli greci a Pinochet, dai missini di Almirante ai leghisti di Salvini; questo mostro insaziabile che si nutre di sangue umano, che reprime i lavoratori, che si pone al servizio degli sfruttatori, senza onest\u00e0, senza intelligenza, senza onore, senza cuore! Eh, s\u00ec: c&#8217;\u00e8 stato di che ingrassare, di che bearsi, al sentirsi gli italiani &quot;giusti&quot;, e schierarsi per l&#8217;Italia &quot;migliore&quot;! E infatti: non si sentivano forse i giusti, i migliori, i ragazzi di sinistra che negli anni &#8217;60 e &#8217;70 sprangavano, gambizzavano e uccidevano i &quot;nemici del popolo&quot;, fosse un commissario di polizia o un sindacalista che aveva il torto di essere ostile alle Brigate Rosse? Cos\u00ec, una volta impadronitisi di tutti i centri di produzione della cultura, di tutte le poltrone della politica, di tutti i mezzi di comunicazione di massa, di tutte o quasi tutte le cattedre di scuola e universit\u00e0, i nobili e gloriosi antifascisti han potuto raccontare quel che hanno voluto, e tacere quel che preferivano non dire, senza contraddittorio, accanendosi contro un avversario denigrato, calunniato, criminalizzato, ridotto al silenzio, all&#8217;impotenza, all&#8217;indegnit\u00e0 morale, passibile di denuncia per apologia del fascismo o incitamento all&#8217;odio razziale, loro, i detentori del Bene, i rappresentanti della virt\u00f9, gl&#8217;intemerati custodi della Costituzione, dei principi immortali, dei diritti e della dignit\u00e0 della persona umana!<\/p>\n<p>E nulla \u00e8 cambiato, per un certo numero di italiani, nel corso di questi settanta anni! Vi sono ancora italiani che non vogliono sentir parlare di foibe, di esodo giuliano, di triangoli della morte; che non ammettono alcuna responsabilit\u00e0 morale negli anni di piombo, oppure, se l&#8217;ammettono, \u00e8 per vantarsene (<em>formidabili quegli anni!<\/em>, dice Mario Capanna); che si irritano se qualcuno rammenta loro che Giorgio Napolitano, nel 1956, plaudiva ai carri armati sovietici a Budapest, sostenendo che vi andavano <em>per difendere la pace nel mondo<\/em>; e sono gli stessi, guarda caso, che ora plaudono ogni nuova lettera di minaccia della BCE all&#8217;Italia, fanno il tifo per la signora Merkel e per il signorino Macron, danno ragione a Juncker e Moscovici, purch\u00e9 tengano sempre nel mirino l&#8217;intollerabile governo giallo-verde andato disgraziatamente al potere nel marzo 2018; sono gli stessi che ora vedono nei migranti, nei profughi, veri o (molto pi\u00f9 spesso) falsi, negli invasori islamici che chiedono asilo per ragioni umanitarie, e iniziano subito a islamizzare il Paese che li accoglie, il surrogato di quel che erano i Vietcong, o i partigiani algerini, o i guerriglieri di Fidel Castro, o le masse diseredate alle quali faceva appello Ernesto &quot;Che&quot; Guevara. Hanno sempre bisogno di idealizzare qualcun altro, di fare il tifo per i lontani, di mettere sugli altari qualche vittima di storiche ingiustizie; e intanto non vedono gli italiani poveri, i pensionati che fanno la fame, gli imprenditori falliti per colpa delle politiche di Bruxelles e dei loro proconsoli locali, n\u00e9 gli operai licenziati, i pensionati assediati nei quartieri degradati e abbandonati dallo Stato, in ostaggio di spacciatori nigeriani e altri delinquenti delle pi\u00f9 varie etnie. E sono gli stessi ai quali l&#8217;et\u00e0 e i capelli bianchi non hanno insegnato niente, quelli che non hanno imparato nulla, quelli come don Giorgio De Capitani, il prete di sinistra che \u00e8 talmente umano, talmente misericordioso, talmente cristiano, da invitare le persone di buona volont\u00e0 ad ammazzare Salvini, dopo che un altro prete di sinistra, don Aldo Antonelli, lo ha paragonato a Mussolini e naturalmente a Hitler, e dopo che <em>Famiglia Cristiana<\/em> lo ha demonizzato, intimandogli, dalla sua copertina, <em>Vade retro, Salvini!<\/em>, con la foto del truce leader leghista e le navi dei profughi sullo sfondo, cariche di donne e di bambini.<\/p>\n<p>Ma torniamo al fascismo: perch\u00e9 \u00e8 da l\u00ec che parte tutto, dalla dialettica fascismo\/antifascismo, creata ad arte nel 1945 per poter gettare all&#8217;inferno chi d\u00e0 fastidio e ha il vizio di pensare con la sua testa, e promuovere in paradiso gli italiani &quot;migliori&quot;, quelli che non pensano troppo e si contentano degli slogan belli e pronti confezionati dalla sinistra; quelli che ammirano Calenda e apprezzano Fazio, n\u00e9 trovano strano che un conduttore smaccatamente di parte percepisca dalla Tv di Stato compensi miliardari per intronarci gli orecchi parlando dei poveri e dei disperati. \u00c8 da quella contrapposizione manichea, pretestuosa, mendace, che gli uomini della sinistra hanno costruito le loro fortune per sette decenni: fortune politiche, ma anche culturali; quando, lo si ricordi bene, era obbligatorio essere antifascisti e resistenziali per aspirare ai salotti buoni, per vincere i premi letterari, per avere il favore della critica e l&#8217;attenzione delle grandi case editrici. O quando, pi\u00f9 semplicemente, era necessario ripetere la catechesi dei professori di sinistra per avere almeno la sufficienza, e magari anche i bei voti, alle scuole medie come alle superiori, per non parlare dell&#8217;universit\u00e0; mentre insinuare qualche dubbio, mostrare qualche riserva, fare qualche distinguo nella partizione rigorosa di Bene e Male, Bene l&#8217;antifascismo e Male il fascismo, voleva dire inimicarsi il professore di italiano e latino, o quello di storia e filosofia, e vedersi mortificati, sminuiti, osteggiati; vedersi presi di mira, sfottuti, ghettizzati, non solo dal professore ma da tutta la sua <em>claque<\/em>, cio\u00e8 dalla maggioranza dei compagni, servi sciocchi sempre pi\u00f9 che disposti a star dalla parte del potere, tanto pi\u00f9 se il potere si concretizza nel registro ove i voti rispecchiano la fedelt\u00e0 e l&#8217;osservanza della vulgata democratica e antifascista: sette a chi ripete pedissequamente la storiella della Resistenza buona contro i repubblichini malvagi e servi del tedesco invasore; otto a chi fa una bella ricerca su Gramsci, sui <em>kolchoz<\/em>, sugli <em>Sputnik<\/em>; e invece sei, o cinque, indipendentemente dallo studio e dalla capacit\u00e0 di ragionamento, a chi osa tirar fuori la strage di Porzus, o le fosse di Katyn, o le strane morti dei capi partigiani nel &#8217;45, quelli che avevano il difetto di non essere comunisti e che, sul confine orientale, non erano disposti a regalare a Tito l&#8217;Istria, Fiume e la Dalmazia, magari insieme a Gorizia, Trieste e Monfalcone. Dobbiamo perci\u00f2 tornare al 1945 e alla nascita del mito dell&#8217;antifascismo, anzi ancora pi\u00f9 indietro, al 1919 e agli esordi del movimento fascista, cio\u00e8 all&#8217;Italia del primo dopoguerra, per capire come \u00e8 stato costruito tutto questo castello di vischiose menzogne che oggi ci sta soffocando e c&#8217;impedisce di essere degli europei &quot;normali&quot;, coscienti del proprio passato, senza complessi e nevrosi causate da rimozioni e censure ingiustificate nei confronti di noi stessi e della nostra storia.<\/p>\n<p>Abbiamo gi\u00e0 avuto occasione di parlare dello storico e giornalista Piero Operti, un galantuomo monarchico che fu tra i pochi, i pochissimi, a dir pane al pane e vino al vino sul fascismo (lui che era stato antifascista per davvero, e non per finta, come tanti altri poi saltati sul carro del vincitore), nonch\u00e9 sulla Seconda guerra mondiale e sul fatto di per s\u00e9 evidente, e tuttavia negato e nascosto per decenni, che gli Alleati non avevano fatto la guerra per abbattere il fascismo, o non solo per quello, ma anche e soprattutto per abbattere l&#8217;Italia, la cui ascesa dava loro fastidio, il che sarebbe avvenuto anche senza il fascismo e del resto continua ad avvenire ed \u00e8 storia di oggi. \u00c8 pertanto con autentico piacere che andiamo a ripescare alcune sue riflessioni, apparse in quella vera e propria miniera che \u00e8 il saggio intitolato <em>La partita a due, il re il duce<\/em>, apparso in due puntate sulla rivista milanese <em>Historia<\/em> dell&#8217;Editore Cino Del Duca (2\u00b0 parte, n. 65, aprile 1963, pp. 58-59):<\/p>\n<p><em>La saggezza latina diceva: &quot;res nolunt diu male administrari&quot;; e nei quattro anni del dopoguerra, dall&#8217;armistizio di Villa Giusti alla marcia su Roma, il marasma aveva raggiunto in Italia punte insopportabili. Con una sinistra che organizzava l&#8217;AGITAZIONE PERMANENTE e opponeva un altrettanto permanente rifiuto a partecipare alle responsabilit\u00e0 del potere, ossia non voleva governare e non voleva lasciar governare; con ministri ai quali non venivano lasciati il tempo e la possibilit\u00e0 di svolgere un qualsiasi programma, ma che dovevano vivere alla giornata patteggiando con questi e con quelli, tollerando imposizioni e ricatti, e mentre all&#8217;esterno andavano compromessi gl0&#8217;interessi nazionali permanenti e all&#8217;interno incessantemente saliva il costo della vita, gli italiani, nella maggioranza, erano giunti a una stanchezza tale, che si sarebbero affidati a qualunque pilota li traesse fuor del pelago alla riva, qualunque fosse la riva. Accanto a quelli che non conoscono se non la &quot;persona umana&quot; e gli &quot;inalienabili diritti&quot;, qualunque cosa accada degli individui e dei popoli, esistono quelli, e allora furono i pi\u00f9, i quali al filosofare antepongono il vivere, in attesa che si possa, restaurato e messo su pi\u00f9 solide basi il vivere, tornar a filosofare.<\/em><\/p>\n<p><em>E bisogna ricordare che la crisi delle istituzioni rappresentative non era italiana ma europea, e che quasi tutti i paesi europei, particolarmente in quelli di recente formazione o trasformazione, il ventennio fra le due guerre fu caratterizzato da un orientamento verso forme autoritarie, che diede vita a governi personali, cio\u00e8 a dittature, estremiste in alcuni luoghi, moderate e a indirizzo pi\u00f9 o meno paternalistico in altri; e codesto orientamento trovava la sua spiegazione nella inettitudine dei governi liberali a risolvere i complessi gravi urgenti problemi generati dal grande conflitto.<\/em><\/p>\n<p><em>Premesso con la massima chiarezza che un regime negatore della libert\u00e0 \u00e8 inaccettabile per chi conosce il valore della libert\u00e0, rimane il fatto che la maggioranza degli italiani lo accett\u00f2 e non lo sent\u00ec come oppressivo. (&quot;Dittatura all&#8217;acqua di rose&quot;, si diceva; si riconosceva cio\u00e8 che il sistema mussoliniano aveva poco o nulla in comune col sistema hitleriano e con quello staliniano).<\/em><\/p>\n<p><em>Assodata la premessa, non si pu\u00f2 disconoscere che se la &quot;politica sociale&quot;, intesa come tendenza all&#8217;egualitarismo economico, costituisce, come molti credono, un progresso umano, molto cammino fu compiuto in quel senso durante il ventennio, e il motto &quot;accorciare le distanze&quot; non aveva altro significato. Salvo parole e frasi nuove di gusto dubbio, salvo l&#8217;ambiziosa cura di collocare ovunque quell&#8217;emblema e la smania di sparpagliare per ogni dove l&#8217;aggettivo &quot;fascista&quot;, si edificarono allora opere, si sancirono leggi, si fonarono istituti, che avrebbero potuto fari da qualunque altro governo diversamente qualificato. Per fare un esempio, la riforma scolastica che prese il nome di Gentile, &quot;la pi\u00f9 fascista delle riforme&quot;, era stata predisoposta pochi anni prima da Croce, ministro della Pubblica Istruzione nel gabinetto Giolitti, essa rispondeva cio\u00e8 alla visione che del problema scolastico si era fatta il pi\u00f9 autorevole esponente del liberalismo.<\/em><\/p>\n<p><em>E non occorre ricordare che molte istituzioni create dal regime sopravvivono con nome cambiato o anche solo togliendone la parola &quot;fascista&quot;: esempio: l&#8217;attuale INPS e l&#8217;INFPS di allora; cos\u00ec il sabato di mezza giornata lavorativa, rimane anche se non si chiama pi\u00f9 &quot;sabato fascista&quot;; cos\u00ec l&#8217;E 42 rivela, con la sigla EUR la sua utilit\u00e0 ospitando ogni giorno convegni e congressi; e la rassegna potrebbe continuare a lungo. Sostanzialmente, Mussolini continu\u00f2 un indirizzo dato alla politica del lavoro da Giolitti, come molto di ci\u00f2 che oggi si fa o si teta di fare \u00e8 la continuazione di ci\u00f2 che fece o tent\u00f2 Mussolini, e la pervicacia a vedere soltanto antitesi dove esiste continuit\u00e0, e non solo cronologica, \u00e8 prodotto di spirito partigiano e di ineducazione civile.<\/em><\/p>\n<p><em>In effetti, la differenza tra allora e ora risiede soprattutto nel cambiamento di alcune parole, a &quot;fascista&quot; essendo sottentrato &quot;democratico&quot;, e a &quot;nazionale&quot;, &quot;sociale&quot;. Operando queste sostituzioni molti discorsi di allora andrebbero benissimo oggi, e viceversa. Prendiamo una semplicissima e comunissima proposizione: allora: &quot;L&#8217;indirizzo della nostra et\u00e0 FASCISTA si riassume nella priorit\u00e0 data agli interessi NAZIONALI sugli interessi individuali&quot;; oggi: &quot;L&#8217;indirizzo della nostra et\u00e0 DEMOCRATICA si riassume nella priorit\u00e0 data agli interessi SOCIALI sugli interessi individuali&quot;. Per tre quarti le due proposizioni hanno lo stesso significato, per la rimanente parte, il &quot;nazionale&quot; conteneva una carica di sciovinismo, il &quot;sociale&quot; contiene una carica di demagogia. Togliendo ai politici, allora e oggi, quelle parole, sarebbero rimasti e rimarrebbero ammutoliti<\/em>.<\/p>\n<p>Proprio cos\u00ec. Il torto di Piero Operti, che, sotto un pi\u00f9 libero cielo, sarebbe stato riconosciuto come un maestro e un autentico cercatore della verit\u00e0, mentre ora il suo nome \u00e8 pressoch\u00e9 dimenticato, \u00e8 stato quello di far notare la perfetta continuit\u00e0 politica dell&#8217;antifascismo con il fascismo. Egli era un uomo troppo intelligente e onesto per fare come il suo maestro Croce, per il quale l&#8217;avvento del fascismo era stato <em>l&#8217;invasione degli Hiksos<\/em>, ovvero l&#8217;infierire d&#8217;una malattia, passata la quale la societ\u00e0 italiana ha ripreso il suo corso normale. Come poteva la cultura italiana tollerare una cos\u00ec scomoda verit\u00e0, che colpiva al cuore la mitologia degli antifascisti e la loro pretesa di essere i figli dell&#8217;<em>Italia migliore<\/em>? Pure, l&#8217;affermazione che il fascismo ha semplicemente impostato, e in alcuni casi condotto a buon fine, la risoluzione di una serie di nodi politoci strutturali che poi i governi democratici e antifascisti hanno proseguito, specie sul terreno delle riforme sociali, \u00e8 semplicemente onesta e veritiera.<\/p>../../../../n_3Cp>Bisogna essere del tutto faziosi e accecati dal pregiudizio per negarlo; per negare, ad esempio, che durante il Ventennio la condizione delle classi lavoratrici conobbe un sensibile miglioramento, non tanto sul piano retributivo, ma su quello normativo, giuridico e previdenziale. Per esempio, oggi a scuola si insegna agli studenti che il fascismo fu cos\u00ec brutale da costringere gli italiani a frequentare le attivit\u00e0 di partito nel sabato pomeriggio, invece di lasciarli liberi di godersi quella mezza giornata di sacrosanta libert\u00e0, come avviene oggi. Ci si dimentica per\u00f2 di dire che l&#8217;interruzione della giornata lavorativa del sabato alle ore 13 \u00e8 stata una riforma voluta e attuata dal fascismo nel 1935 e che prima non c&#8217;era, perch\u00e9 gli operai lavoravano di sabato esattamente come il luned\u00ec e gli altri giorni della settimana che Dio manda. Omissioni, silenzi, amnesie, se non addirittura vere e proprie mistificazioni della verit\u00e0 storica: cos\u00ec si \u00e8 raccontato quel ventennio agli italiani, dal 1945 in poi; e cos\u00ec si seguita a raccontarlo. I professori di scuola e i libri di testo, infatti, sono sempre gli stessi: se non materialmente, ideologicamente, sono caratterizzati dallo stesso pregiudizio e dalla stessa intolleranza. Proprio loro, che, abbeverati all&#8217;ideologia marxista, sono figli di quella idea politica che certo non voleva la libert\u00e0 nel 1945, come non l&#8217;aveva voluta nel 1919, se per libert\u00e0 s&#8217;intende un sistema di governo che riconosca ai cittadini i diritti fondamentali e persegua, nello stesso tempo, gl&#8217;interessi concreti e reali della nazione: di tutta la nazione, beninteso, e non solo di una classe o di una parte politica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Agli italiani nati dopo il 1945 \u00e8 stata raccontata una storia di comodo, faziosa, mistificata, inverosimile; essi sono stati programmati per bere le favole sulla libert\u00e0<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30178,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[56],"tags":[86,102,137],"class_list":["post-25757","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-politica","tag-adolf-hitler","tag-benito-mussolini","tag-fascismo"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-politica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25757","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25757"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25757\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30178"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25757"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25757"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25757"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}