{"id":25756,"date":"2020-12-20T09:52:00","date_gmt":"2020-12-20T09:52:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/12\/20\/il-dubbio-sulla-morte-e-la-ferita-esiziale-dei-cristiani\/"},"modified":"2020-12-20T09:52:00","modified_gmt":"2020-12-20T09:52:00","slug":"il-dubbio-sulla-morte-e-la-ferita-esiziale-dei-cristiani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/12\/20\/il-dubbio-sulla-morte-e-la-ferita-esiziale-dei-cristiani\/","title":{"rendered":"Il dubbio sulla morte \u00e8 la ferita esiziale dei cristiani"},"content":{"rendered":"<p>Ma siamo proprio sicuri che dopo la morte del corpo c&#8217;\u00e8 una vita eterna? Sicuri, sicuri? Ed \u00e8 proprio vero che Ges\u00f9 Cristo \u00e8 uscito dal sepolcro il terzo giorno, primizia della vittoria finale sul peccato e sulla morte? Da quando questi dubbi sono entrati, come la punta d&#8217;una freccia avvelenata, nella coscienza dei cristiani, il cristianesimo ha incominciato a morire, a scadere al livello di un fatto storico come tanti, che ha avuto il suo inizio, la sua espansione, la sua parabola ascendente e che presto o tardi finir\u00e0, come tutti gli altri fatti storici, perch\u00e9 nulla \u00e8 perenne nella storia, tranne l&#8217;oscura certezza che la morte ha l&#8217;ultima parola, e quasi tutte le filosofie e le religioni altro non sono che dei tentativi, pi\u00f9 o meno lucidi, pi\u00f9 o meno disperati, per rompere il cerchio angoscioso di questa certezza e conquistare la speranza rasserenante della vita eterna. Il modernismo, che nasce appunto come tentativo di storicizzare radicalmente il cristianesimo, si \u00e8 confrontato direttamente con la questione della morte: andandole incontro con piglio risoluto, ha creduto di esorcizzarne la paura; ma la paura \u00e8 rimasta, anzi, \u00e8 entrata nella casa da cui era stata espulsa per un paio di millenni, e ha ripreso a lavorare come un tarlo, erodendo in brevissimo tempo le strutture che parevano pi\u00f9 solide, e ora tutto l&#8217;edificio \u00e8 talmente consunto che potrebbe crollare da un momento all&#8217;altro. La paura della morte propagata dall&#8217;emergenza sanitaria e dalle notizie terrorizzanti sugli effetti del Covid-19, che hanno paralizzato sin dall&#8217;inizio la vita ecclesiale, sono la riprova di quanto a fondo il modernismo fosse entrato nei tessuti del cattolicesimo, di quanto si fosse sostituito, un tassello dopo l&#8217;altro, una molecola dopo l&#8217;altra, alla vera e robusta fede che sussisteva da quasi duemila anni e che ancora alla vigilia del Concilio Vaticano II pareva poggiare solidamente sulle sue basi (anche se si trattava pi\u00f9 di un&#8217;impressione esteriore che di una realt\u00e0 effettiva). Chiudendo le chiese, sospendendo la santa Messa sostituendo l&#8217;acqua benedetta con il disinfettante per le mani; maneggiando il Corpo di Cristo come un pezzo di pane che invece di dare la Vita potrebbe trasmettere l&#8217;infezione; lasciando morire i malati in solitudine, senza la confessione e l&#8217;estrema unzione, senza un funerale decente, il clero ha firmato il certificato di morte della falsa chiesa massonica e modernista. Possiamo solo sperare che la vera chiesa di Ges\u00f9 Cristo, attraverso questa prova durissima, trovi la forza di riemergere e di scacciare lontano quella falsa, la contro-chiesa di Satana, emancipandosi da decenni di sudditanza psicologica, culturale, intellettuale, spirituale e vincendo il complesso d&#8217;inferiorit\u00e0 che le era stato cucito addosso dai sedicenti cattolici &quot;adulti&quot; e &quot;moderni&quot;. Perch\u00e9 questo avvenga, tuttavia, \u00e8 necessario fare i conti con la malattia esiziale di cui la paura del Covid \u00e8 solo l&#8217;ultima e parossistica manifestazione: il dubbio lacerante sulla morte e sul nulla che forse ci attende, al posto della vita eterna in cui credevano i nostri semplici e un po&#8217; ingenui genitori e nonni.<\/p>\n<p>Uno dei documenti nei quali la perfidia modernista ha insinuato con pi\u00f9 abilit\u00e0 e con maggiore faccia tosta il pungiglione del dubbio sulla morte \u00e8, a nostro avviso, il libro del teologo Hans K\u00fcng intitolato, significativamente, <em>Vita eterna?<\/em>, con il punto di domanda apparso all&#8217;inizio degli ani &#8217;80 in quella Chiesa tedesca (anche se K\u00fcng, classe 1926, \u00e8 svizzero, del Canton Lucerna) che gi\u00e0 allora appariva come la pi\u00f9 decisa nel portare avanti, in senso laicista e immanentista, le istanze estreme del tanto celebrato &quot;spirito&quot; del Concilio. Con l&#8217;artificio retorico del punto di domanda, l&#8217;autore \u00e8 riuscito a insinuare il cuneo del dubbio in tutta una serie di punti nevralgici della fede: ricordiamo, fra i suoi titoli, <em>Infallibile? Una domanda<\/em> (1970); <em>Preti perch\u00e9? Un aiuto<\/em> (1971); <em>Fallibile? Un bilancio<\/em> (1973); <em>Dio esiste?<\/em> <em>Risposta al problema di Dio nell&#8217;et\u00e0 moderna<\/em> (1978): e si noti che Dio, per lui, \u00e8 un problema, un problema che va affrontato con gli strumento della cultura moderna e non come quei povero bifolchi dei nostri avi. Ed ecco alcune perle da <em>Vita eterna?<\/em> (titolo originale: <em>Ewiges Leben?<\/em>, 1982; traduzione di G. Moretto, Milano, Mondadori, 1983):<\/p>\n<p>(Sull&#8217;idea della morte nel Nuovo Testamento, cit., p. 100):<\/p>\n<p><em>Chi, come il cristiano, \u00e8 abituato a cogliere senza esitazione l&#8217;Antico Testamento in una presunta continuit\u00e0 storico-salvifica con il Nuovo, si renda conto che cosa significhi: TUTTI I PATRIARCHI DI ISRAELE, Abramo, Isacco e Giacobbe, Mos\u00e8 e i Giudici, i re e i profeti, Isaia, Geremia ed Ezechiele, attendevano, per s\u00e9 come per tutti gli altri uomini, una tale fine nell&#8217;oscurit\u00e0: eppure essi sono vissuti e hanno agito in virt\u00f9 di una fede incrollabile in Dio. Tutti questi ebrei &#8212; per pi\u00f9 di un millennio &#8212; NON HANNO CREDUTO IN UNA RESURREZIONE DEI MORTI, in una resurrezione nel senso positivo del termine, in un cielo &quot;cristiano&quot;. Con enorme coerenza essi si sono concentrati sull&#8217;aldiqua, sena preoccuparsi molto di questo aldil\u00e0: in ogni caso, fosco, oscuro, senza speranze.<\/em><\/p>\n<p>Questo \u00e8 un buon esempio della perfidia tipica di questo autore: perfido \u00e8 chi vuole introdurre un concetto non esplicito, ponendo artatamente l&#8217;interlocutore di fronte all&#8217;impossibilit\u00e0 di evitarne le conclusioni, ma, da parte sua, senza sporcarsi le mani col dirlo chiaro e tondo. A quanto pare, per K\u00fcng o si crede nella totale discontinuit\u00e0 fra Antico e Nuovo Testamento, oppure bisogna ammettere che i cristiani si sono inventati una credenza nell&#8217;aldil\u00e0 che prima non esisteva affatto; e pazienza se un certo Ges\u00f9 Cristo, sulla croce, ha detto al buon ladrone: <em>Oggi stesso tu sarai con me in paradiso<\/em>. Corollario: bisogna concentrarsi sulla vita terrena, sulla giustizia sociale, e mettiamoci pure il clima e l&#8217;ambiente, come oggi insegna un degno erede di questa tradizione pseudo teologica, che per caso risiede nella Casa Santa Marta e usurpa le funzioni del pontefice romano; chi pensa che il Regno di Dio non sia di quaggi\u00f9, evidentemente vuol rifilare agli uomini il ben noto (ai marxisti) oppio dei popoli.<\/p>\n<p>E a proposito del signore di Casa Santa Marta, per il quale la Via Crucis \u00e8 <em>la storia del fallimento di Dio<\/em>, ecco dove egli pu\u00f2 aver tratto la sua bellissima e consolante affermazione (pp. 111-112):<\/p>\n<p><em>Come gi\u00e0 i profeti, Ges\u00f9 non ebbe un successo pieno, alla fine fu, anzi, respinto. Come i profeti, egli dovette soffrire. Ma la sua sofferenza a, pi\u00f9 di quella di ogni altro profeta, alla sofferenza di quel misterioso Servo di Dio del Deuteroisaia, che porta i peccati di molti e intercede per i colpevoli. Cos\u00ec, per lo meno, lo si \u00e8 compreso in seguito. L&#8217;immagine, offerta allora dalla morte di Ges\u00f9, era l&#8217;immagine di un FALLIMENTO, non accidentale, ma INEVITABILE. Non si pu\u00f2, a questo punto, reprimere un interrogativo: NON \u00e8 egli MORTO INVANO?<\/em><\/p>\n<p>Certo, date le premesse l&#8217;interrogativo \u00e8 insopprimibile; ma le premesse non sono quelle del cattolicesimo, bens\u00ec del modernismo, che storicizza tutto, anche la morte di Cristo; e si sa che, per la storia, nessuno \u00e8 mai risorto da morte. Anche qui colpisce l&#8217;analogia con il signore di Casa santa Marta, il quale ha affermato che la morte di Cristo \u00e8 un fatto storico, mentre la sua resurrezione \u00e8 un atto di fede. Bergoglio discepolo di Hans K\u00fcng? Pi\u00f9 probabile che entrambi si siano abbeverati alle stesse fonti (velenose). Il teologo svizzero, dopo aver affermato senza mezzi termini che la Resurrezione di Cristo \u00e8 un atto di fede e non un evento storico (cfr. p. 125), si lancia in una serie di confuse e ambigue elucubrazioni per dire che l&#8217;atto di fede si rivolge a qualcosa di reale, anche se non di storico: e afferma, a parole, che tale realt\u00e0 \u00e8 di consistenza non minore, semmai maggiore, di quella storica: ma la verit\u00e0 \u00e8 che riesce solo a fare una gran confusione e a seminare dubbi laceranti nella mente e nella coscienza del suo pubblico, senza dare risposte convincenti. Gli piace giocare sull&#8217;orlo del precipizio, ricorrendo a tutti i trucchi e i sofismi, perfino quello d&#8217;interrompere la <em>fabula<\/em> sul pi\u00f9 bello, come facevano i romanzieri d&#8217;appendice, per riprenderla nella lezione successiva; il libro infatti \u00e8 formato dai testi di una serie di nove lezioni tenute nel 1981 all&#8217;Universit\u00e0 di Tubinga. Quel che al lettore andrebbe detto \u00e8 che fin dal 1979 al teologo Hans K\u00fcng era stata tolta la <em>missio canonica<\/em>, cio\u00e8 l&#8217;autorizzazione a insegnare teologia cattolica: cosa che non gl&#8217;imped\u00ec di continuare a insegnare come professore indipendente, ma in compenso gli diede la possibilit\u00e0 di presentarsi come un perseguitato, e di paragonare la Congregazione per la dottrina per la fede alla polizia politica di Stalin. Come tutti gli ultraprogressisti, non fu mai sfiorato dal dubbio che \u00e8 semplice onest\u00e0 intellettuale uscire da un&#8217;istituzione della quale non si condividono pi\u00f9 i principi fondamentali, senza neanche aspettare d&#8217;esserne cacciati: troppo ghiotta era l&#8217;occasione di spacciarsi per vittima innocente e far passare l&#8217;istituzione per una macchina di potere spietata e nemica della libert\u00e0 di pensiero (cfr. i nostri precedenti articoli: <em>Hans K\u00fcng: cattivo teologo e seminatore di confusione<\/em> e <em>Il livore anticattolico di Hans K\u00fcng mostra senza fronzoli il vero senso della sua &quot;teologia&quot;<\/em>, pubblicati sul sito dell&#8217;Accademia Nuova rispettivamente il 12\/01\/18 e il 31\/01\/18). Ma \u00e8 pur vero che egli era stato uno dei teologi che avevano partecipato, in posizione di &quot;esperti&quot;, al Concilio Vaticano II, su nomina di Giovanni XXIII; e che molte delle tesi da lui successivamente elaborate, in particolare un pluralismo religioso radicale, che contesta frontalmente il dogma che la sola salvezza \u00e8 nella Verit\u00e0 di Cristo, oggi sono tornate in onore e anzi costituiscono l&#8217;impalcatura pastorale del signor Bergoglio e di tutto il vertice ultraprogressista, in particolare della solita chiesa tedesca, oggi rappresentata dal cardinale Reinhard Marx.<\/p>\n<p>Ma vediamo quali sono le conclusioni del libro di Hans K\u00fcng (cit., p. 268):<\/p>\n<p><em>Che cosa significa credere in un compimento finale nella vita eterna a opera del Dio, che si \u00e8 rivelato in Ges\u00f9 di Nazareth?<\/em><\/p>\n<p><em>Credere in una vita eterna significa convincersi, con ragionevole fiducia, con fede illuminata e speranza provata, che un giorno io sar\u00f2 pienamente compreso, liberato dalla colpa e definitivamente accettato, potr\u00f2 essere me stesso senza paura; che la mia esistenza opaca e ambivalente, come in generale la storia umana profondamente lacerata, diventer\u00e0 definitivamente comprensibile e la domanda circa il senso della storia trover\u00e0 finalmente una risposta.<\/em><\/p>\n<p>Tutto chiaro? No, per niente. Noi, almeno, non abbiamo capito nulla, tranne una cosa: che l&#8217;autore qui non parla affatto della vita eterna, ma della sua credenza soggettiva sulla vita eterna: fedele alla svolta antropologica di Karl Rahner, non osa affermare la vita eterna come una certezza oggettiva, ma preferisce parlarne in privato, a livello di chiacchiera. Un chiacchiericcio ambiguo, scivoloso, gesuitico, dal quale non traspare in modo chiaro cosa pensi davvero Hans K\u00fcng. Che c&#8217;entra con la vita eterna la credenza che <em>un giorno io sar\u00f2 pienamente compreso, liberato dalla colpa e definitivamente accettato, potr\u00f2 essere me stesso senza paura<\/em>? E che c&#8217;entra i l&#8217;auspicio <em>che la mia esistenza opaca e ambivalente, come in generale la storia umana profondamente lacerata, diventer\u00e0 definitivamente comprensibile<\/em>? Questa \u00e8 psicologia, anzi psicopatologia: l&#8217;attesa nevrotica di una &quot;liberazione&quot; tutta intramondana, pasticciata contraffazione della liberazione vera, quella che viene da Dio, e precisamente da Ges\u00f9 Cristo morto e risorto. Perci\u00f2 si torna sempre l\u00ec, alla Resurrezione di Cristo, che K\u00fcng prende con le molle, rifiutandosi di accettare il racconto dei <em>Vangeli<\/em> e prediligendo invece la <em>Prima lettera ai Corinzi<\/em>, in quanto pi\u00f9 antica e, secondi lui, pi\u00f9 attendibile, perch\u00e9 sposta la prospettiva dall&#8217;evento storico, dubbio, alla realt\u00e0 teologica, pi\u00f9 consona alla comprensione di quella realt\u00e0. Peccato che non abbia riflettuto a sufficienza sulle parole di san Paolo che, in quello stesso testo, senza alcuna ambiguit\u00e0, afferma (<em>1 Cor<\/em> 15, 12-22):<\/p>\n<p><em>^12^Ora, se si annuncia che Cristo \u00e8 risorto dai morti, come possono dire alcuni tra voi che non vi \u00e8 risurrezione dei morti?\u00a0^13^Se non vi \u00e8 risurrezione dei morti, neanche Cristo \u00e8 risorto!\u00a0^14^Ma se Cristo non \u00e8 risorto, vuota allora \u00e8 la nostra predicazione, vuota anche la vostra fede.\u00a0^15^Noi, poi, risultiamo falsi testimoni di Dio, perch\u00e9 contro Dio abbiamo testimoniato che egli ha risuscitato il Cristo mentre di fatto non lo ha risuscitato, se \u00e8 vero che i morti non risorgono.\u00a0^16^Se infatti i morti non risorgono, neanche Cristo \u00e8 risorto;\u00a0^17^ma se Cristo non \u00e8 risorto, vana \u00e8 la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati.\u00a0^18^Perci\u00f2 anche quelli che sono morti in Cristo sono perduti.\u00a0^19^Se noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto per questa vita, siamo da commiserare pi\u00f9 di tutti gli uomini. ^20^Ora, invece, Cristo \u00e8 risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti.\u00a0^21^Perch\u00e9, se per mezzo di un uomo venne la morte, per mezzo di un uomo verr\u00e0 anche la risurrezione dei morti.\u00a0^22^Come infatti in Adamo tutti muoiono, cos\u00ec in Cristo tutti riceveranno la vita.\u00a0<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ma siamo proprio sicuri che dopo la morte del corpo c&#8217;\u00e8 una vita eterna? 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