{"id":25750,"date":"2018-11-02T12:35:00","date_gmt":"2018-11-02T12:35:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/11\/02\/il-diavolo-cari-signori-il-diavolo\/"},"modified":"2018-11-02T12:35:00","modified_gmt":"2018-11-02T12:35:00","slug":"il-diavolo-cari-signori-il-diavolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/11\/02\/il-diavolo-cari-signori-il-diavolo\/","title":{"rendered":"Il diavolo, cari signori; il diavolo"},"content":{"rendered":"<p>Ma di cosa stiamo parlando? Stiamo parlando del male. Il male \u00e8 il grande problema: il male \u00e8 il problema dei problemi. Come pu\u00f2 esserci il male, in un mondo creato da Dio, voluto da Dio, amato da Dio? Questo \u00e8 lo scoglio sul quale naufraga la fede delle persone sensibili e generose; quelle egoiste e apatiche, naufragano semplicemente sulle secche dell&#8217;indifferenza. Vedono che la scienza d\u00e0 risposte, mentre Dio tace; hanno un tumore, si rivolgono alla medicina; vedono i missili che vanno sulla Luna, su Marte, che si spingono oltre l&#8217;orbita di Saturno, e pensano: ecco la potenza, la vera potenza. Ecco da dove verr\u00e0 la salvezza! Per questo tipo umano andrebbe bene un dio qualsiasi, purch\u00e9 sia <em>potente<\/em>: e infatti, quando hanno visto, o creduto di vedere, che la scienza e la tecnica sono pi\u00f9 potenti di dio, sono passate ad adorare quelle, con la stessa disinvoltura e naturalezza con cui i clienti abituali di un bar o di un negozio passano senza la minima esitazione a un altro bar o a un altro negozio di nuova apertura, dove si praticano prezzi pi\u00f9 convenienti. L&#8217;altro tipo umano, invece, \u00e8 pi\u00f9 esigente: non si accontenta di un dio qualsiasi, per\u00f2 si aspetta, e pretende, che Dio, oltre che potente, sia anche capace di far valere la sua potenza a favore del bene, qui e subito, o al massimo con un indugio di qualche ora o qualche giorno. Se l&#8217;attesa si fa pi\u00f9 lunga, si spazientiscono; se non assistono alla rivincita del bene e al suo trionfo finale, neanche a distanza di anni, gettano la spugna e proclamano che Dio non c&#8217;\u00e8, o, addirittura, che Dio \u00e8 malvagio. Sono come gli innamorati delusi che si rifanno della loro delusione prendendo in odio l&#8217;oggetto che prima amavano &#8212; o credevano di amare. Ma la verit\u00e0 \u00e8 che amavano se stessi: perch\u00e9 nel vero amore, l&#8217;altro non \u00e8 mai un mezzo per il raggiungimento dei propri fini, sia pure fini legittimi e rispettabili come la sicurezza, la stabilit\u00e0 e il sentirsi protetti. Del resto, basterebbe riflettere che il sentirsi protetti \u00e8 un bisogno, e i bisogni non sono dei fini, se non per gli animali, che hanno il solo istinto; per l&#8217;uomo, essere dotato di ragione, il fine \u00e8 molto di pi\u00f9 dello scopo da raggiungere, \u00e8 il significato che si d\u00e0 a una certa cosa, a una certa azione, e, in definitiva, all&#8217;insieme della propria vita. Scopo e fine sono due cose profondamente diverse: il dramma dell&#8217;uomo moderno \u00e8 proprio quello di averle confuse. Egli vive cercando di soddisfare degli scopi ma resta sempre insoddisfatto, perch\u00e9 nessuno scopo potr\u00e0 appagarlo interamente; solo un fine pu\u00f2 farlo: e non un fine qualsiasi, ma il fine di realizzare se stesso nella sfera superiore della propria umanit\u00e0.<\/p>\n<p>Eppure, quando si parla del male, bisognerebbe innanzitutto scomporlo nelle sue tre componenti distinte, come quando si parla dell&#8217;amore bisognerebbe distinguere fra passione (<em>eros<\/em>), amicizia (<em>fil\u00eca<\/em>) e amore spirituale (<em>\u00e0gape<\/em>). Le tre distinte categorie sotto le quali il male pu\u00f2 presentarsi sono quella fisica, quella intellettuale e quella morale. Il male fisico \u00e8 dovuto alla condizione propria di tutti gli enti finiti: \u00e8 una condizione imperfetta, che investe indistintamente tutti gli stati dell&#8217;essere legati alla materialit\u00e0. Non esiste un organismo senza patologie, come non esiste un pianeta che non sia costantemente interessato da fenomeni che lo aggrediscono dall&#8217;esterno (meteoriti, radiazioni elettromagnetiche) o dall&#8217;interno (vulcani, terremoti). Nessuna di queste cose \u00e8 male in se stessa; tutte nascono da una condizione che caratterizza gli enti finiti: il cambiamento, e quindi un certo grado, maggiore o minire, pi\u00f9 rapido o pi\u00f9 lento, d&#8217;instabilit\u00e0. Per noi la scossa tellurica che abbatte la nostra casa \u00e8 &quot;male&quot;, ma non lo \u00e8 in se stessa; in se stessa non \u00e8 male n\u00e9 bene, \u00e8 una condizione della materia, perch\u00e9 tutte le cose materiali sono soggette al mutamento. Il male intellettuale \u00e8 l&#8217;errore. Chi s&#8217;inganna, giudica in modo sbagliato le cose che sono, e questo, di regola, comporta delle conseguenze spiacevoli, che prima o poi si faranno sentire. Ma se ingannarsi coi sensi \u00e8 l&#8217;effetto di un fatto naturale, come per il sordo che non ode, e pu\u00f2 essere investito dal treno in arrivo, o il viandante nel deserto che vede un miraggio e si smarrisce fra le sabbie, ingannarsi con la ragione \u00e8 cosa assai pi\u00f9 grave, perch\u00e9 la ragione funziona indipendentemente dai sensi, e perch\u00e9 essa \u00e8 la cosa che ci distingue dagli animali, per cui l&#8217;errore intellettuale distorce non un singolo giudizio o un singolo atto, ma pu\u00f2 distorcere tutto il corso della nostra vita, e inoltre ci abbassa al di sotto del nostro statuto ontologico, rendendoci simili ai bruti irragionevoli. Pertanto l&#8217;errore intellettuale corrisponde a un atto volontario della nostra ragione, di cui siamo pienamente responsabili, e provoca una auto-degradazione del nostro essere. Un singolo errore intellettuale, circoscritto a un ambito preciso e staccato dalla sfera morale, non \u00e8 mai irreparabile: un errore di tal genere, come la mancata o erronea soluzione di un problema di geometria, comporta, come massima conseguenza, un brutto voto a scuola. Ma un errore intellettuale che tocca la verit\u00e0 in se stessa, \u00e8 di una gravit\u00e0 estrema, perch\u00e9 da esso, a pioggia, discenderanno cento altri errori, essendo la verit\u00e0 il fondamento di tutti i nostri giudizi. Ora, la verit\u00e0 suprema \u00e8 l&#8217;essere in quanto essere, ci\u00f2 che i credenti chiamano Dio: sbagliare in questo ambito significa voltare le spalle al Vero, ma anche al Buono, al Giusto, al Bello, e quindi mettersi sulla strada del male. Infine c&#8217;\u00e8 il male morale in quanto tale: si faccia attenzione che il male intellettuale \u00e8 inseparabile dal male morale e viceversa, e tuttavia, per comodit\u00e0, li consideriamo separatamente; dobbiamo per\u00f2 tener presente che sono, in effetti, due facce della stessa medaglia. La capacit\u00e0 di discernere il bene dal male \u00e8 una capacit\u00e0 tutta umana, come lo \u00e8 quella di giudicare le cose secondo verit\u00e0. Entrambe sono caratteristiche proprie dell&#8217;uomo, di cui non godono gli altri esseri viventi; esprimono, pertanto, una condizione privilegiata del nostro statuto ontologico, qualcosa di cui dovremmo andare fieri, perch\u00e9 in essa risiede la nostra grandezza. Se smarriamo la capacit\u00e0 di discernimento del bene dal male, sprofondiamo in una condizione sub-umana e diveniamo un pericolo per noi stessi e per gli altri; se avessimo ancora un barlume di coscienza, quando scivoliamo in un simile stato, dovremmo desiderare noi stessi la solitudine, per non fare del male a quelli che diciamo di amare. L&#8217;errore intellettuale nasce da un giudizio errato della ragione, mentre l&#8217;errore morale nasce da un atto pienamente e assolutamente volontario della coscienza, la quale non s&#8217;inganna, ma pu\u00f2 mettere a tacere la voce della verit\u00e0 che silenziosamente risuona in essa. Per questo si chiama peccato: \u00e8 il rifiuto volontario della legge morale; mentre la ragione pu\u00f2, talvolta, ingannarsi in buona fede, la coscienza non s&#8217;inganna mai in buona fede, bens\u00ec con sufficiente consapevolezza. Certo, non sempre questa \u00e8 netta; ma lo \u00e8 abbastanza da determinare una volontariet\u00e0 dei nostri atti. Se i nostri atti non sono liberi, non c&#8217;\u00e8 peccato, perch\u00e9 noi non eravamo padroni di noi stessi. Il male morale si verifica quando noi, pienamente padroni di noi stessi, scegliamo il male anzich\u00e9 il bene, e sappiamo sempre che il male \u00e8 male, quando lo facciamo.<\/p>\n<p>Ci si pu\u00f2 chiedere se esista una quarta categoria di male, il male metafisico. La risposta \u00e8 negativa: il male \u00e8 privazione di bene, non ha consistenza autonoma; non esiste un male che sia anteriore agli enti, o che sia la loro causa: in questo senso, non esiste un male assoluto. Il male \u00e8 sempre relativo: \u00e8 una maniera sbagliata di cercare il bene, perch\u00e9 tutti cercano il bene, e sia pure il proprio egoistico bene e nessuno cerca volontariamente il male, quantomeno non lo cerca n\u00e9 lo desidera per se stesso. L&#8217;omicida persegue un bene, e sia pure in maniera aberrante e sia pure un bene illusorio: il denaro, il potere, il piacere. Ci\u00f2 non significa minimizzare o banalizzare il male; al contrario: il male non \u00e8 mai banale, perch\u00e9 gli atti della coscienza sono sempre altamente significativi, e la scelta fra il bene e il male \u00e8 qualcosa di drammatico, qualcosa che segna le nostre vite e che influenza anche quelle di tutti gli altri, nel presente e persino nel futuro. Chi uccide, lascia al mondo degli orfani che soffriranno per tutta la vita l&#8217;assenza del loro padre; chi conduce una vita dissipata e si copre di debiti, lascer\u00e0 quei debiti da pagare ai propri figli. Ma se il male metafisico non esiste, e quindi non esiste il male assoluto, vi sono degli esseri che si sono votati interamente al male. Tali esseri sono i diavoli, che hanno compiuto un duplice peccato, di superbia (intellettuale) e d&#8217;invidia (morale): pur avendo conosciuto l&#8217;Amore di Dio, lo hanno rifiutato e hanno preteso di sfidarlo, di innalzarsi al di sopra di Lui. Sconfitti, rivolgono ogni loro pensiero a pervertire gli uomini, per vendicarsi cos\u00ec, guastando il frutto pi\u00f9 nobile della creazione, della loro umiliazione. Chi riduce il diavolo a un simbolo del male, fa esattamente il suo gioco, che lo sappia o no. Il generale dei gesuiti, Arturo Sosa Abascal, in un&#8217;intervista al giornale <em>El mundo<\/em> all&#8217;inizio di giugno del 2017 disse tranquillamente che il diavolo non esiste, \u00e8 una creazione simbolica degli uomini per designare il male. Nessuno lo ha smentito, n\u00e9 corretto: n\u00e9 chi sta sopra di lui, n\u00e9 i vescovi e i cardinali. Ci si pu\u00f2 chiedere come sia stata possibile una cosa del genere: la risposta \u00e8 che questa interpretazione razionalista, cio\u00e8 ultramodernista, covava da tempo nella teologia cattolica. Fin dall&#8217;ormai lontano 1969, un sacerdote e teologo di Tubinga, Herbert Haag, grande amico e ammiratore di Hans K\u00fcng e come lui fautore del libero pensiero, sosteneva la stessa cosa e aveva messo la sua tesi nero su bianco. Nicola Abbagnano lo aveva puntualmente notato e aveva segnalato la cosa, perch\u00e9 il vero filosofo sa cogliere l&#8217;essenziale in un mare di cose inessenziali, e aveva capito benissimo che l\u00ec era in gioco qualcosa di decisivo per la nostra vita e per la nostra stessa civilt\u00e0 (da: N. Abbagnano, <em>Questa pazza filosofia, ovvero l&#8217;Io prigioniero<\/em>, Milano, Editoriale Nuova 1979, pp. 82-84):<\/p>\n<p><em>Oggi il diavolo d\u00e0 vita soprattutto a un problema teologico: la credenza in esso fa veramente parte della fede cristiana o appartiene al margine mitico che l&#8217;ha sinora accompagnata? Una risposta favorevole alla prima alternativa \u00e8 stata gi\u00e0 data da molti teologi e da alte autorit\u00e0 della Chiesa. Ma un teologo cattolico di Tubinga, che gi\u00e0 in un opuscolo del 1969 aveva proposto &quot;La liquidazione del diavolo&quot;, \u00e8 ritornato sull&#8217;argomento in un&#8217;opera dettagliata, &quot;La credenza nel diavolo&quot; (Milano, 1976), che esamina tutti gli aspetti in cui il diavolo \u00e8 presentato nell&#8217;Antico e nel Nuovo Testamento. Bisogna subito dire che Haag appartiene alla corrente di quei teologi che vorrebbero &quot;demitologizzare&quot; la fede per liberarla dagli elementi fantastici o leggendari di cui essa si \u00e8 rivestita in certi periodi storici, e riportarla alla purezza della sua essena eterna. E cos\u00ec egli osserva che del diavolo nel Vecchio Testamento si parla in pochi casi e sempre come strumento della volont\u00e0 divina, non come una potenza che si opponga ad essa. \u00c8 inutile, egli dice, cercare nell&#8217;Antico Testamento un essere che sia la causa rima del male: la sola cosa che pu\u00f2 turbare il rapporto fra Dio e l&#8217;uomo \u00e8 il peccato; il serpente stesso che induce Adamo a peccare non \u00e8 il Tentatore ma l&#8217;immagine della tentazione che agisce nel cuore dell&#8217;uomo. Nel Nuovo Testamento, a Satana si attribuiscono le pi\u00f9 diverse funzioni. Nei Vangeli appare come il Tentatore e l&#8217;avversario di Ges\u00f9. Nelle lettere di San Paolo, gli sono attribuiti i pericoli che incombono sulla comunit\u00e0 cristiana. Negli scritti di Giovani, il diavolo \u00e8 il signore del mondo, l&#8217;anticristo, che sar\u00e0 giudicato e gettato fuori dal Figlio di Dio. Negli scritti posteriori del Nuovo Testamento, nei quali pi\u00f9 frequente \u00e8 la menzione di Satana, egli appare come il seduttore dei credenti e come un angelo decaduto, dottrina quest&#8217;ultima che doveva diventare quella ufficiale della teologia cattolica. E cos\u00ec l&#8217;oscillazione tra modi diversi di presentare la figura di Satana e le sfumature fantastiche che l&#8217;accompagnano escludono, secondo Haag, che la credenza nel&#8217;esistenza del diavolo faccia parte essenziale del bagaglio cristiano. Ges\u00f9, egli dice, non vide la causa del male in Satana nella mancanza dell&#8217;amore che solo pu\u00f2 salvare chi si \u00e8 immischiato nel male.<\/em><\/p>\n<p><em>A quella credenza Haag \u00e8 portato piuttosto ad attribuire il satanismo, cio\u00e8 quella specie di religione del diavolo che era gi\u00e0 conosciuta nel Medio Evo come stregoneria e che \u00e8 tornata negli ultimi anni a manifestarsi in forme violente, ma come ad esempio nei delitti perpetrati in suo nome negli Stati Uniti. Ma qui Haag scambia la causa per l&#8217;effetto. Il satanismo \u00e8 una specie di caricatura atroce del rito religioso che viene stravolto ad esaltare ci\u00f2 che la religione condanna. Alla sua base non c&#8217;\u00e8 la credenza nel diavolo, ma la ribellione violenta contro l&#8217;ordine, la disciplina, le istituzioni e quindi contro tutti i valori priori, della Chiesa, dello Stato, della societ\u00e0 in generale. E questa ribellione obbedisce ad un concetto ben determinato dell&#8217;uomo: quello di un essere che ha come unico scopo l&#8217;appagamento dei suoi impulsi naturali e perci\u00f2 respinge ogni remora o limitazione di questo appagamento. Ai comandamenti della religione o alle norme che ogni societ\u00e0 impone ai suoi componenti per far s\u00ec che in qualche modo convivano, il satanismo oppone un unico imperativo: &quot;Fa quello che ti piace&quot;<\/em>.<\/p>\n<p>Non c&#8217;\u00e8 affatto da scherzare su queste cose. Haag e Sosa scherzano e fanno malissimo. Non scherza affatto Ges\u00f9 quando pratica gli esorcismi e ordina al diavolo di tacere e di uscire dalle persone possedute. Chi pensa ci\u00f2 non \u00e8 degno di dirsi cristiano, perch\u00e9 non mostra alcun rispetto per Cristo. Ecco la sciagurata superbia dei teologi e degli eruditi: essi pretendono d&#8217;aver capito meglio di tutti e perci\u00f2 di rovesciare quasi duemila anni di Magistero. Il diavolo li ha presi all&#8217;amo, e non lo sanno&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ma di cosa stiamo parlando? Stiamo parlando del male. Il male \u00e8 il grande problema: il male \u00e8 il problema dei problemi. 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