{"id":25736,"date":"2019-05-25T08:35:00","date_gmt":"2019-05-25T08:35:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/05\/25\/il-cristianesimo-reprime-le-passioni-umane\/"},"modified":"2019-05-25T08:35:00","modified_gmt":"2019-05-25T08:35:00","slug":"il-cristianesimo-reprime-le-passioni-umane","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/05\/25\/il-cristianesimo-reprime-le-passioni-umane\/","title":{"rendered":"Il cristianesimo reprime le passioni umane?"},"content":{"rendered":"<p>Una delle accuse pi\u00f9 frequenti che i suoi nemici rivolgono al cristianesimo \u00e8 quella di essere nemico delle passioni umane, di volerle reprimere e, quindi, di essere contrario alla stessa natura dell&#8217;uomo, visto che l&#8217;animo umano \u00e8 pieno di passioni e visto che la parola <em>repressione<\/em>, da Freud in poi, ha assunto, nell&#8217;immaginario collettivo, una risonanza sinistra, \u00e8 diventata sinonimo di nevrosi e dunque di attentato all&#8217;equilibrio psicofisico della persona. Ma \u00e8 proprio vero che il cristianesimo \u00e8 nemico delle passioni? Non lasciamoci trasportare dai sentito dire, ma cerchiamo di comprendere come stia realmente la cosa, con un esame &#8212; \u00e8 il caso di dirlo &#8212; spassionato. E prima di tutto: che cos&#8217;\u00e8 una passione? Una passione \u00e8 un forte moto dell&#8217;anima, uno slancio possente verso qualcosa, che la ragione non riesce a filtrare e a dominare interamente, o che non ci prova neppure, perch\u00e9 esso precede i ragionamenti e non ha la buona educazione di attendere l&#8217;assenso della parte razionale.<\/p>\n<p>Non abbiamo detto nulla del lato morale: e infatti una passione pu\u00f2 esser buona o cattiva, a seconda dell&#8217;oggetto verso cui \u00e8 diretta e a seconda delle forme che assume. Essa \u00e8 cattiva in se stessa, quando l&#8217;oggetto \u00e8 sbagliato, o immorale, o distruttivo; \u00e8 cattiva nei modi, quando assume forme sbagliate, immorali o distruttive. Pu\u00f2 essere anche buona, anzi addirittura santa, quando \u00e8 perfettamente buono l&#8217;oggetto; ma, anche in questo caso, pu\u00f2 deviare dal suo fine se assume forme sbagliate, e allora diviene cattiva, ma non in se stessa, bens\u00ec per la maniera in cui si sviluppa. La passione di vedere la propria societ\u00e0 ordinata e felice \u00e8 senz&#8217;altro buona, ma pu\u00f2 prendere una cattiva piega se, in essa, il gusto del potere prende il sopravvento, e cos\u00ec una nobile utopia si trasforma in una cupa smania di tiranneggiare. Pertanto, a ben guardare, vi sono almeno quattro tipi di passioni:<\/p>\n<p>a) quelle del tutto buone, perch\u00e9 \u00e8 buono sia il fine, sia il modo;<\/p>\n<p>b) quelle del tutto cattive, perch\u00e9 sono cattivi sia il fine, sia i modi;<\/p>\n<p>c) quelle miste, perch\u00e9 \u00e8 buono il fine, ma cattivi i modi;<\/p>\n<p>d) quelle miste, perch\u00e9 sono buoni i modi, ma cattivo il fine.<\/p>\n<p>Considerate sotto un altro punto di vista, le passioni possono essere carnali o spirituali: non riguardo all&#8217;oggetto (perch\u00e9 esso pu\u00f2 sembrare, in apparenza, spirituale, ma essere in realt\u00e0 carnale, come nel caso dalla vita consacrata, quando \u00e8 segretamente minata dal demone dell&#8217;ambizione), ma riguardo alla relazione del soggetto con se stesso. Allorch\u00e9 l&#8217;io desidera uscire da s\u00e9, superarsi, perfezionarsi, allora la passione \u00e8 spirituale; quando l&#8217;io vuole gratificarsi, gonfiarsi, potenziarsi, la passione \u00e8 carnale. L&#8217;uomo spirituale \u00e8 quello che tende a spogliarsi del fardello dell&#8217;io, perch\u00e9 sente che quella \u00e8 la strada del vero bene e dell&#8217;autentica realizzazione di s\u00e9; l&#8217;uomo carnale \u00e8 colui che vorrebbe dare sempre nuovo alimento al proprio io, fornirgli sempre nuovo combustile per ardere nella sua concupiscenza, convinto che non c&#8217;\u00e8 altro da fare, nella vita, per strapparle il massimo del piacere e della soddisfazione.<\/p>\n<p>La cultura moderna, simile a quella antica &#8211; e infatti la cultura moderna \u00e8 una variante tecnologica e scientista del paganesimo classico &#8212; non accetta questo schema, perch\u00e9 sostiene che le passioni non hanno niente a che fare con la morale; e che una passione, per il fatto stesso di seguire un impulso naturale, \u00e8 buona; mentre la sola cosa cattiva \u00e8 il fatto di misconoscerla, calunniarla e reprimerla. La prima di queste tre affermazioni \u00e8, almeno in parte, vera, la seconda e la terza sono false. Le passioni, in se stesse, sono qualcosa di extra morale; per\u00f2, nella vita dell&#8217;uomo, tutto acquista una valenza morale, perch\u00e9 la capacit\u00e0 di distinguere il bene dal male \u00e8 proprio la qualit\u00e0 essenziale della natura umana. Pertanto, se \u00e8 vero che una passione sorge in maniera spontanea, prima di ogni discriminazione fra il bene e il male, \u00e8 altrettanto vero che la vita dell&#8217;uomo si caratterizza proprio per la capacit\u00e0 di discriminare: chi non la attua in se stesso \u00e8, per forza di cose, un potenziale criminale. L&#8217;unica maniera di superare la difficolt\u00e0, senza contestare la premessa, \u00e8 dichiarare che l&#8217;uomo \u00e8 buono per natura, e che le sue passioni, finch\u00e9 sono istintive e non guastate dalla ragione, non possono che essere buone: \u00e8 il modo di pensare di Rousseau, ed \u00e8 spaventosamente sbagliato, n\u00e9 lui si \u00e8 mai preso il disturbo di darne una qualunque dimostrazione. Sta di fatto che una simile opinione ha fatto molta strada ed \u00e8 il sottofondo della mentalit\u00e0 contemporanea, specie nella versione del politicamente corretto: le legislazioni degli Stati moderni e le direttive e le raccomandazioni dei grandi organismi internazionali, come l&#8217;UNESCO, partono, press&#8217;a poco, da una simile premessa: che l&#8217;uomo \u00e8 buono per natura e che quindi ha il diritto di espandere liberamente la propria personalit\u00e0, di attuare i suoi desideri, di inseguire tutti i suoi sogni (anche se fossero incubi, specie per ci\u00f2 che riguarda il prossimo). Al contrario, anche se \u00e8 vero che le passioni sono, di per s\u00e9, pre-morali (inclusa la passione per Dio: si pensi ad Abramo, pronto e disposto a sacrificargli il figlio Isacco), \u00e8 proprio dell&#8217;uomo imprimere loro una direzione secondo la legge morale, inibendosi quelle sbagliate o aberranti, e promuovendo in se stesso quelle buone e positive. In altre parole: l&#8217;uomo essendo sia una creatura morale, sia una creatura ragionevole, anzi essendo una creatura morale <em>perch\u00e9<\/em> \u00e8 una creatura ragionevole, ne consegue che non ha il diritto di coltivare se non le passioni che trovano l&#8217;assenso della ragione e della morale. Vi sono passioni mortifere, diaboliche: l&#8217;uomo deve inibirsele, senza &quot;se&quot; e senza &quot;ma&quot;. Le passioni del sadico, ad esempio, non devono trovare libero sfogo, perch\u00e9 vanno contro la legge morale e anche contro la ragione: infatti, una societ\u00e0 nella quale potessero sfrenarsi liberamente, correrebbe verso l&#8217;autodistruzione, il che sarebbe sommamente irrazionale.<\/p>\n<p>A questo punto possiamo porci la domanda che facevamo all&#8217;inizio: il cristianesimo, e specialmente il cattolicesimo, \u00e8 colpevole di essere nemico delle passioni? Una delle riflessioni pi\u00f9 acute in proposito non \u00e8 stata fatta da un santo, n\u00e9 da un teologo, n\u00e9 da un padre della Chiesa, ma da un semplice laico; da uno scrittore che oggi tutti ricordano per aver creato un personaggio simpatico di prete investigatore, Padre Brown, e non sanno che identificare l&#8217;autore con questo personaggio \u00e8 gravemente riduttivo nei confronti del primo: Gilbert K. Chesterton (1874-1936). Questi possedeva un ingegno eminentemente filosofico e, se avesse deciso di sviluppar questa parte della sua intelligenza, avrebbe potuto scrivere cose notevoli; prefer\u00ec invece puntare sul romanzo e sul racconto (scrisse addirittura un centinaio di opere, come un novello Balzac, ma questo il grande pubblico lo ignora), per veicolare la medesima concezione dell&#8217;uomo, quella che gli veniva dalla convinta adesione al cattolicesimo. Molti non sanno che fu anche un appassionato studioso della dottrina sociale della Chiesa e che fu un convinto assertore del <em>distributismo<\/em>, una filosofia economica caduta pressoch\u00e9 nell&#8217;oblio, specie da quando la &quot;chiesa&quot; contemporanea, convertita al modernismo e alla massoneria, ha praticamene sposato la visione marxista, sia pure porgendola ai fedeli nelle forme ingannevoli e demagogiche di una generica ed emozionale &quot;chiesa dei poveri&quot; che non \u00e8, purtroppo, la vera Chiesa di Ges\u00f9 Cristo. Fin dal 1905, molto prima della conversione al cattolicesimo (che \u00e8 del 1922), Chesterton aveva gi\u00e0 pienamente aderito al cristianesimo, respingendo le tentazioni dello scetticismo, con un libro coraggioso, <em>Eretici<\/em>, nel quale denunciava i cattivi maestri del suo tempo, intellettuali che andavano per la maggiore e che la critica idolatrava; poi, per rispondere all&#8217;accusa di non aver saputo proporre un&#8217;alternativa all&#8217;irreligiosit\u00e0 e al materialismo, scrisse, nel 1908, <em>Ortodossia<\/em>, che \u00e8 pi\u00f9 di una apologia del pensiero e della morale cristiani, \u00e8 un vero e proprio trattato filosofico con il quale egli dimostra che l&#8217;uomo, e specialmente l&#8217;uomo moderno, pu\u00f2 trovare nel cristianesimo tutto ci\u00f2 che pu\u00f2 renderlo felice e realizzato, e che non trover\u00e0 mai in nessun&#8217;altra concezione della vita.<\/p>\n<p>Scriveva, dunque, Chesterton a proposito delle passioni, in <em>Ortodossia<\/em> (titolo originale: <em>Orthodoxy<\/em>, 1908; traduzione dall&#8217;inglese Morcelliana, 1926, e Banca Antoniana, 1988, pp. 139-143):<\/p>\n<p><em>Ogni uomo sano pu\u00f2 vedere che la sanit\u00e0 \u00e8 una questione di equilibrio: uno pu\u00f2 esser pazzo a mangiar troppo, come a mangiar troppo poco. Certi moderni sono, \u00e8 vero, venuti fuori con vaghe idee di progresso e di evoluzione che tenderebbero a distruggere il &quot;m\u00e9son&quot; dell&#8217;equilibrio do Aristotele: sembrano suggerire che noi siamo destinati a morire di fame o a mangiare sempre pi abbondanti colazioni ogni mattina. Ma il grande truismo del &quot;m\u00e9son&quot; resta in piedi per tutti gli uomini pensanti, e quella gente non ha sovvertito altro equilibrio che il proprio. Ammesso che tutti dobbiamo conservare un equilibrio, quello che interessa \u00e8 la questione del come questo equilibrio possa essere conservato. Questo \u00e8 il problema che il paganesimo si prov\u00f2 a risolvere; questo \u00e8 il problema che io penso sia stato risolto &#8212; e risolto in stranissima guisa &#8211; dai Cristianesimo. Il Paganesimo affermava che la virt\u00f9 \u00e8 un equilibrio; il Cristianesimo ha affermato che \u00e8 un conflitto: la collisione di due passioni manifestamente opposte: non incompatibili, ben inteso, ma tali che sia difficile tenerle insieme. (&#8230;) Un soldato circondato dai nemici, se vuole aprirsi il varco, deve unire un forte desiderio della vita ad una strana negligenza della morte; non deve soltanto aggrappasi alla vita, poich\u00e9 allora sarebbe un codardo e non avrebbe scampo; deve soltanto attendere la morte, poich\u00e9 allora sarebbe un suicida e non avrebbe scampo: deve cercare la vita in uno spiraglio di furiosa indifferenza per essa; deve desiderare la vita come l&#8217;acqua e bere la morte come il vino. Nessun filosofo, immagino, ha mai espresso questo romantico enigma con adeguata lucidit\u00e0, n\u00e9 certo l&#8217;ho espresso io. Ma il Cristianesimo ha fatto di pi\u00f9; ne ha segnato i limiti nei terribili epitaffi del suicida e dell&#8217;eroe, notando la distanza fra chi muore per amore della vita e chi muore per amore della morte; e da allora ha levato in alto, sulle lance europee, la bandiera del mistero della cavalleria: il coraggio cristiano che \u00e8 disdegno della morte; non il coraggio cinese che \u00e8 disdegno della vita. E qui mi accorsi che questa duplice passione era la chiave cristiana della morale. Il credo riduceva ad un temperamento il silenzioso crollo di due impetuose emozioni. Prendiamo l&#8217;esempio della modestia, dell&#8217;equilibrio fa il puro orgoglio e la pura prostrazione. Il pagano, come l&#8217;agnostico, direbbe che \u00e8 contento di s\u00e9, ma non insolentemente soddisfatto, che ci sono molti migliori e molti peggiori, che i suoi meriti sono limitati, ma che gli apre di averne. Insomma, campirebbe con la testa in aria ma non necessariamente con il naso in aria, \u00e8 una posizione umana e razionale, ma d\u00e0 adito alla obiezione che abbiamo avvertito contro il compresso fra ottimismo e pessimismo &#8212; la &quot;rassegnazione&quot; di Matthew Arnold. Una miscela di due cose \u00e8 una diluzione delle due cose: nessuna delle due \u00e8 presente nella sua piena forza n\u00e9 porta il contributo di tutto il suo colore. Questo cauto orgoglio non solleva il cuore come il linguaggio delle trombe; non potete per esso andar vestiti di cremisi e d&#8217;oro. D&#8217;altra parte la blanda modestia razionalista non purifica l&#8217;anima col fuoco e non la rende chiara e non la rende cristallo; non trasforma l&#8217;uomo (come la stretta e pungente umilt\u00e0) in un fanciullo, che possa assidersi ai piedi del&#8217;erba. Non la fa voltare in su e vedere meraviglie: Alice deve farsi piccina piccina per essere Alice nel paese delle meraviglie. Cos\u00ec perde la poesia della umilt\u00e0. Il Cristianesimo ha cercato, con questo strano espediente, di salvarle tutte e due. Ha separato le due idee e le ha spinte all&#8217;esagerazione. Per un verso l&#8217;uomo sarebbe stato pi\u00f9 orgoglioso che non fosse ai stato prima; per un altro sarebbe stato pi\u00f9 umile. In quanto sono l&#8217;uomo, sono il re delle creature; in quanto sono &quot;un&quot; uomo sono il primo dei peccatori. Ogni umilt\u00e0 che significasse pessimismo, che significasse che l&#8217;uomo si fa un&#8217;idea vaga o meschina del suo destino &#8211; doveva essere abbandonata. Non dovevano pi\u00f9 udire la lamentazione dell&#8217;Ecclesiaste che l&#8217;umanit\u00e0 non ha alcuna preminenza sui bruti, n\u00e9 il terribile grido di Onero che l&#8217;uomo \u00e8 la pi\u00f9 triste di tutte le bestie dei campi. L&#8217;uomo diventava una statua di Dio, passeggiante per il giardino; aveva preminenza su tutti i bruti. L&#8217;uomo era triste soltanto perch\u00e9 non era una bestia ma un Dio mancato. I greci parlavano di uomini striscianti sulla terra o aggrappati alla terra. Ora l&#8217;uomo avrebbe calpestato la terra come per affermare il suo dominio. Il Cristianesimo serbava cos\u00ec l&#8217;idea della dignit\u00e0 dell&#8217;uomo che poteva soltanto essere espressa nelle corone raggiate come il sole e nei flabelli di piume di pavone; e al tempo stesso avrebbe serbato l&#8217;idea del&#8217;abietta piccolezza dell&#8217;uomo,che soltanto poteva essere espressa nei digiuni e nella sottomissione fantastica, nelle grigie ceneri di San Domenico e nelle nevi di San Bernardo. Quando uno considerava SE STESSO, trovava un panorama abbastanza largo per qualsiasi somma di pallida abnegazione e di amare verit\u00e0; il gentiluomo realistico avrebbe potuto lasciarsi andare fin dove non si trattasse che di se stesso -; c&#8217;era un campo aperto per il pessimista felice: che egli dicesse qualunque cosa contro di s\u00e9, fuor che bestemmiare il fine originale della esistenza; chiamasse pure se stesso pazzo, e anche pazzo dannato (sebbene questo sia del calvinismo); ma egli non doveva dire che i pazzi non sono degni di salvezza; non doveva dire che un uomo, in quanto uomo, pu\u00f2 non valer niente. Qui insomma il Cristianesimo superava ancora una volta la difficolt\u00e0 di combinare antitesi feroci, mantenendole ferocemente. La Chiesa era positiva su tutt&#8217;e due i punti: non si poteva presumere troppo poco di s\u00e9, non si poteva presumere troppo della propria anima.<\/em><\/p>\n<p>Intendiamoci: la tesi di Chesterton non \u00e8, da un punto di vista cattolico, particolarmente originale: a ben guardare, \u00e8 la stessa di Sant&#8217;Agostino, di San Tommaso d&#8217;Aquino (e, prima del cristianesimo, di Aristotele) e di tanti altri teologi e pensatori cristiani, anche se egli ha il merito di averle dato una formulazione brillante e di averla resa accessibile al pubblico del suo tempo, mostrando che non si tratta per nulla di una concezione antiquata, e meno ancora di una concezione ottusamente repressiva. Vuoi essere felice e, nello stesso tempo, il tuo animo \u00e8 ribollente di passioni? Ebbene, il cristianesimo non ti chiede n\u00e9 di votarti all&#8217;infelicit\u00e0, n\u00e9 di sacrificare le tue passioni, ma di spostarle verso l&#8217;alto, di sublimarle, di purificarle. Non ti chiede affatto di attenuarle, di anestetizzarle, come facevano i filosofi greci, quando insegnavano l&#8217;atarassia e l&#8217;autosufficienza dell&#8217;uomo, fondata sulla rimozione delle passioni. Del resto, chi legge il Vangelo con animo aperto, si rende conto che Ges\u00f9 Cristo, vero uomo e vero Dio, non era affatto privo di passioni: pianse davanti alla tomba dell&#8217;amico Lazzaro, e si rattrist\u00f2 &quot;fino alla morte&quot; pensando alla sua Passione imminente e al tradimento o all&#8217;abbandono dei discepoli. Quando pensava al mistero di Dio, della grazia e della fede, invece, &quot;esultava in se stesso&quot;. Egli aveva quindi un animo ricco, nobilmente passionale: come potrebbe allora domandarci di spegnere in noi le passioni? Il suo Vangelo ci chiede, anzi ci ordina, di amare: <em>Vi lascio un comandamento nuovo, che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi<\/em>: e che altro \u00e8&#8217;amore, se non la pi\u00f9 forte, la pi\u00f9 impetuosa, la pi\u00f9 assoluta delle passioni? Pure, Egli non ci incoraggia ad abbandonarci a qualsiasi passione (come fa invece la cultura moderna, a partire da quella malvagia forma di spiritismo che \u00e8 la psicanalisi); ci chiede di prenderlo a modello e di fare quel che fece Lui: di portare le nostre passioni sul piano spirituale, di convogliarle tutte verso Dio e di essere <em>perfetti, come \u00e8 perfetto il Padre vostro nei cieli.<\/em> E la perfezione consiste in questo: nel mortificare al massimo ci\u00f2 che di egoistico, di meschinamente individuale, di grossolano e d&#8217;insaziabile c&#8217;\u00e8 nel nostro io, per poter portare alla massima realizzazione la nostra natura di persone umane, in quanto creature di Dio, che cercano Dio e si realizzano solamente in Lui, perch\u00e9 pensate, create, amate a somiglianza di Lui. Se Ges\u00f9 Cristo, la Seconda Persona della Santissima Trinit\u00e0, non ha sdegnato di farsi uomo, di nascere da un ventre di donna, di soffrire e morire come un uomo, anzi, come l&#8217;ultimo degli uomini e dei peccatori, non significa questo che l&#8217;uomo, agli occhi di Dio, ha un valore infinito; e che l&#8217;uomo \u00e8 chiamato non a mortificare la propria umanit\u00e0, ma nell&#8217;espanderla smisuratamente, in ci\u00f2 che essa ha di divino e non in ci\u00f2 che ha di carnale?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una delle accuse pi\u00f9 frequenti che i suoi nemici rivolgono al cristianesimo \u00e8 quella di essere nemico delle passioni umane, di volerle reprimere e, quindi, di<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30170,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[69],"tags":[107],"class_list":["post-25736","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-morale-e-spiritualita","tag-cattolicesimo"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-morale-e-spiritualita.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25736","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25736"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25736\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30170"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25736"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25736"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25736"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}