{"id":25733,"date":"2017-12-02T04:29:00","date_gmt":"2017-12-02T04:29:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/12\/02\/il-credente-si-eleva-umiliandosi-legoista-si-degrada\/"},"modified":"2017-12-02T04:29:00","modified_gmt":"2017-12-02T04:29:00","slug":"il-credente-si-eleva-umiliandosi-legoista-si-degrada","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/12\/02\/il-credente-si-eleva-umiliandosi-legoista-si-degrada\/","title":{"rendered":"Il credente si eleva umiliandosi, l&#8217;egoista si degrada"},"content":{"rendered":"<p>Vi \u00e8 una curiosa corrispondenza al rovescio fra l&#8217;orientamento esistenziale e morale del seguace di Cristo e di colui che segue gli appetiti e le brame della carne: il primo si umilia per poter essere elevato da Dio, il secondo si degrada nell&#8217;illusione di realizzare un ulteriore innalzamento del proprio ego ipertrofico. Ges\u00f9 Cristo ha sintetizzato superbamente questo paradosso con le parole: <em>Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perch\u00e9 chi vorr\u00e0 salvare la propria vita, la perder\u00e0; ma chi perder\u00e0 la propria vita per causa mia, la trover\u00e0. Qual vantaggio infatti avr\u00e0 l&#8217;uomo se guadagner\u00e0 il mondo intero, e poi perder\u00e0 la propria anima? O che cosa l&#8217;uomo potr\u00e0 dare in cambio della propria anima?<\/em> (<em>Matteo<\/em>, 16, 24-26). Concetto che Egli ha espresso in maniera ancor pi\u00f9 lapidaria, dicendo: <em>Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi i primi<\/em> (<em>Matteo<\/em> 19, 30).<\/p>\n<p>La degradazione dell&#8217;uomo moderno \u00e8 di un tipico particolare, in quanto \u00e8, sovente, una auto-degradazione volontaria: egli sa che la strada che ha imboccato, inseguendo i propri desideri pi\u00f9 sfrenati, lo porter\u00e0 sempre pi\u00f9 in basso, e che, di abiezione in abiezione, egli si render\u00e0 spregevole, alla fine, ai suoi stessi occhi; nondimeno, non fa nulla per trattenersi, anzi, corteggia egli stesso i fantasmi che lo tentano, e si lascia condurre per mano, perfettamente cosciente di ci\u00f2 che sta facendo, verso l&#8217;abisso da cui non si ritorna. Perch\u00e9 lo fa? Per vedere fin quanto in basso si pu\u00f2 scendere; e, in effetti, rimane egli stesso sorpreso di constatare che, alla discesa, teoricamente non c&#8217;\u00e8 mai fine. La fine giunge, semmai, per ragioni pratiche e contingenti; ma, se agli esseri umani fosse dato in sorte di non dover fare i conti, presto o tardi, con le conseguenze delle loro scelte, senza dubbio essi finirebbero per scoprire come la scala che porta verso il basso ha bens\u00ec un principio, ma non ha una fine.<\/p>\n<p>Se c&#8217;\u00e8 un uomo che impersona pienamente questa ansia di auto-degradazione dell&#8217;uomo moderno, costui \u00e8 il poeta Arthur Rimbaud, al quale si deve l&#8217;aforisma (ingiustamente) celebre: <em>Si deve essere assolutamente moderni<\/em>, una di quelle frasi che sembrano celare chiss\u00e0 quale profondo messaggio e che non celano, invece, un bel nulla, se non la banalit\u00e0 di una &quot;saggezza&quot; da quattro soldi, buona per sfruttare la direzione del vento, in questo caso della modernit\u00e0 e della fiducia in essa, ma che al primo cambiare del vento, si riveler\u00e0 per quello che realmente \u00e8: una bolla di sapone, piena solo di aria. Non per nulla Rimbaud, l&#8217;angelo del male, adopera quella espressione in quello che molti considerano il suo capolavoro, <em>Une Saison en Enfer<\/em> (<em>Una stagione all&#8217;inferno<\/em>), scritta nel 1873, di ritorno in Francia, dopo la rottura con Paul Verlaine, che, per lui, aveva lasciato moglie e figlio e si era rovinato irrimediabilmente la reputazione. E giustamente lo scrittore ceco Milan Kundera, nel romanzo <em>L&#8217;immortalit\u00e0<\/em>, fa notare l&#8217;estrema, fondamentale ambiguit\u00e0 di quella espressione, dal momento che il concetto di modernit\u00e0 \u00e8 di per stesso quanto mai relativo, muta continuamente con il mutare del tempo, e potrebbe significare domani l&#8217;esatto contrario di quel che significa oggi.<\/p>\n<p>In effetti, Rimbaud ha disceso con zelo e perseveranza, un gradino dopo l&#8217;altro, in perfetta coscienza e lucidit\u00e0, la scalda che conduce alla degradazione di se stesso: dalla droga alla sodomia, dalla sfida sprezzante a tutte le convenzioni sociali del suo tempo, Dio, patria, famiglia, fino a un&#8217;oscura carriera di trafficante d&#8217;armi e, forse, di schiavi, nel cuore dell&#8217;Africa, non si pu\u00f2 certo dire che gli siano venute meno la coerenza o la forza d&#8217;animo nel percorrere, senza mai deflettere, dal cammino intrapreso.<\/p>\n<p>Ha osservato la critica letteraria irlandese Enid Starkie (1897-1970), fra i maggiori studiosi della poesia simbolista e d Rimbaud in particolare, nel suo volume\u00a0<em>Jean-Arthur Rimbaud<\/em>\u00a0(titolo originale:\u00a0<em>Arthur Rimbaud<\/em>, London, Faber &amp; Faber, 1973; traduzione dall&#8217;inglese di Carla Rossi e Marco Amante, Milano, Rizzoli, 1981, pp. 380-381):<\/p>\n<p><em>Sempre smanioso di progredire rapidamente, senza aspettare di porre fondamenta solide: istantaneamente doveva sorgere l&#8217;edificio, quasi per magia. Ed effettivamente in tutte le cose faceva affidamento pi\u00f9 sul potere degli incantesimi magici che non sui propri sforzi. Non appena concepita un&#8217;idea, bisognava che avesse realizzazione immediata. Percepiva il fine, ma mai i mezzi per raggiungerlo e non avrebbe imparato mai la moderazione e la pazienza. [&#8230;]\u00e8 interessante immaginare che cosa sarebbe potuto diventare se avesse saputo lasciare che i suoi splendidi talenti germogliassero lentamente, che venissero a piena maturazione nella giusta stagione; che cosa avrebbe potuto diventare se avesse saputo accettare umiliazioni e incomprensioni, come Baudelaire, il quale disse: &quot;Mes humiliations on \u00e9t\u00e9 des graces de Dieu&quot;. Mentre l&#8217;orgoglio e l&#8217;arroganza di Baudelaire erano cos\u00ec forti che non riusc\u00ec mai ad imparare niente dai propri insuccessi. Gli mancava quella dote che \u00e8 uno degli ingredienti vitali del grande genio: l&#8217;umilt\u00e0, la semplicit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>Gli psicologi potrebbero pensare che la sua impazienza fosse, fino a un certo grado, indizio di un arresto nello sviluppo e che, sotto questo aspetto, rimanesse un bambino fin al suo ultimo giorno. Tutte le volte che una cosa attirava il suo interesse o la sua fantasia, s&#8217;immaginava che quella fosse l&#8217;unica tra le tante che aveva desiderato, la sola capace di chiarire tutto il resto, che l&#8217;avrebbe compensato delle delusioni precedenti. Per un certo periodo vi si dedicava con l&#8217;interesse appassionato di cui la sua natura era capace, ma ben presto l&#8217;abbandonava , quando l&#8217;interesse svaniva. Quante volte, dalla Somalia, scrisse ai suoi: &quot;Non ho trovato quel che m&#8217;aspettavo! Non rester\u00f2 qui a lungo&quot;. Quanti progetti non accarezz\u00f2, a quanti non mise\u00a0 mano, per poi portarne ben pochi a compimento! [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Non gli riusc\u00ec di accettare limitazioni imposte dall&#8217;esterno e non impar\u00f2 mai ad auto-disciplinarsi. Fino all&#8217;ultimo giorno il suo carattere rimase in uno stato di rivolta generica: si ribellava contro tutto, contro le condizioni sociali, contro la religione accettata, contro &#8216;arte e contro tutto quel che \u00e8 inerente alla vita. Questo desiderio fanatico di libert\u00e0, derivato anch&#8217;esso dall&#8217;orgoglio, prendeva forme morbose nelle sue manifestazioni estreme. Non tollerava la mano d&#8217;un uomo sulla sua spalla e preferiva distruggere se stesso. \u00e8 tragico che abbia appreso &#8211; ma troppo tardi &#8211; che la libert\u00e0 non \u00e8 un diritto che si acquista nascendo, ma al contrario \u00e8 una merce che, come tutto in questo mal costrutto mondo, si deve pagare, e a un prezzo assai alto, fatto di servit\u00f9 personali e amare umiliazioni. Non si \u00e8 liberi di essere completamente se stessi se non si compra questo diritto a furia di sottomissioni e concessioni penose, se non si lotta faticosamente per conquistare le cime pi\u00f9 alte, dove c&#8217;\u00e8 aria da respirare. Troppo tardi Rimbaud decise di comprarsi la libert\u00e0: il prezzo era ormai salito a livelli ben pi\u00f9 elevati che in precedenza. Poi, durante gli anni migliori della maturit\u00e0, quando avrebbe potuto assaporare una certa misura di libert\u00e0, si mise a comprarla febbrilmente &#8211; come faceva con tutte le cose &#8211; al prezzo altissimo d&#8217;una servit\u00f9 dolorosa, di patimenti crudeli.<\/em><\/p>\n<p><em>Al tempo della lotta tragica espressa in &quot;Une Saison en Enfer&quot;, aspirava a una religione nella quale perdersi completamente, ma non era disposto a pagarla a prezzo d&#8217;una qualsiasi alienazione della propria libert\u00e0 personale. Prefer\u00ec soffocare quella sete del suo cuore e pateticamente la consider\u00f2 una vittoria. Nei &quot;Demoni&quot; Dostoevskij descrive un personaggio che si uccide allo scopo di provare la sua completa indipendenza da Dio: il modo d&#8217;agire di Rimbaud non \u00e8 molto diverso, soltanto che il suo suicidio \u00e8 spirituale e non fisico.\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>In seguito al trauma che lo stord\u00ec da ragazzo, Rimbaud rimase incapace di accettare la vita come la trov\u00f2: consider\u00f2 intollerabili le condizioni di essa e la detest\u00f2 perch\u00e9 era diversa da quel che l&#8217;aveva creduta, da quel che l&#8217;aveva sperata. Non voleva, e in realt\u00e0 non poteva, accettare la normale natura umana, le debolezze altrui, le loro meschinit\u00e0 miserabili. Privo di tolleranza e di piet\u00e0, non vedeva nulla di patetico in quel loro non riuscire a vivere secondo un ideale qualsiasi: suscitavano soltanto il suo disgusto. Solo verso quei negri primitivi, che vivevano quasi l&#8217;esistenza istintiva e paziente delle bestie da soma, prov\u00f2 qualche sentimento di dolcezza e di simpatia. Non aveva neppure una traccia della comprensione di Baudelaire verso le semplici condizioni umane, e, salvo rari casi proprio al chiudere della sua giornata terrena, neppure l&#8217;ombra della sua autentica tenerezza verso i relitti della vita. Delle &quot;grandeurs et mi\u00e8res de l&#8217;bomme&quot; (grandezze e miserie dell&#8217;uomo) di Pascal non vide che le &quot;mis\u00e8res&quot;. Non seppe sopportare la felicit\u00e0 banale della quale sembravano contentarsi coloro che lo circondavamo e si allontan\u00f2 da tutte quelle cose che rendevano la vita bella\u00a0 o dolce per gli altri: la tranquillit\u00e0, l&#8217;amore, il semplice lavoro quotidiano. Distrusse in se stesso tutte queste cose, per rimpiangerle poi quando era troppo tardi, e nulla gli rimase su cui edificare. Mai l&#8217;esperienza arricch\u00ec la sua vita: dall&#8217;esperienza non ricav\u00f2 che cicatrici e scottature.<\/em><\/p>\n<p>In questo ritratto psicologico di Rimbaud c&#8217;\u00e8 tutto, o quasi tutto, ci\u00f2 che contraddistingue il carattere faustiano e demoniaco dell&#8217;uomo moderno in quanto tale, compresa l&#8217;attrazione per l&#8217;occulto, la magia, l&#8217;esoterismo, tutte cose che il poeta francese coltiv\u00f2 da giovane, insieme all&#8217;alchimia. L&#8217;uomo moderno \u00e8 superbo, incapace di umilt\u00e0 e di compassione, impaziente, irrequieto, ambizioso: quello che vuole, lo vuole subito; e non vuole questa o quella cosa: vuole tutto. Questa \u00e8 la sua natura, creata da una aspettativa esagerata nei confronti della vita. Inevitabile il contraccolpo, sotto forma di delusione esistenziale: come diceva il pittore Paul Gauguin:\u00a0<em>Essendo la vita quello che \u00e8, si sogna la vendetta<\/em>. In sostanza, la rabbia disperata dell&#8217;uomo moderno nei confronti della vita nasce dalla sua mancata accettazione; e tale mancata accettazione nasce, a sua volta, da una sopravvalutazione dei poteri dell&#8217;uomo, siano quelli della magia, come s&#8217;illudeva Rimbaud, oppure quelli della scienza, come s&#8217;illudono i vari Odifreddi: in ogni caso, da una fondamentale mancanza di umilt\u00e0. \u00c8 la superbia il peccato capitale dell&#8217;uomo moderno, una superbia che ha del demoniaco, perch\u00e9 non accetta limiti, n\u00e9 indugi, n\u00e9 ritardi di sorta, e che \u00e8 protesa a fare dell&#8217;uomo, il pratica, il dio di se stesso. E un dio non ha pazienza, un dio vuole che tutto sia immediatamente cos\u00ec come egli desidera che sia: ecco perch\u00e9 Rimbaud non ha pazienza nemmeno con se stesso, smettere di scrivere poesie a diciannove anni, quando gli altri incominciano, e, per &quot;punirsi&quot; di\u00a0 non aver saputo creare la Parola Nuova, assoluta, definitiva, capace di rivelare il mistero del Tutto, va a seppellirsi nell&#8217;angolo pi\u00f9 disgraziato dell&#8217;Africa e si atteggia a piccolo padreterno, magari anche benintenzionato, di quelle popolazioni derelitte. Il suo ego ipertrofico aveva bisogno, comunque, di sentirsi dio, e se non poteva essere dio a Parigi, come poeta, dove lo avevano rifiutato come un lebbroso, lo sarebbe stato in qualche landa dimenticata dei &quot;barbari&quot;, come mercante dai traffici quanto meno loschi.<em>\u00a0O Capaneo<\/em>, dice Dante ne girone dei superbi,\u00a0<em>in ci\u00f2 che non s&#8217;ammorza \/ la tua superbia, se&#8217; tu pi\u00f9 punito<\/em> (<em>Inf<\/em>., XIV, 63-64)&#8230;<\/p>\n<p>Nell&#8217;uomo moderno vi \u00e8 questo tratto caratteristico, una superbia assoluta, sconfinata, prometeica, carica di rabbia e d&#8217;arroganza, che tende a incattivirsi mano a mano che le sue mete si rivelano irraggiungibili e i suoi trionfi, illusori e deludenti. In pratica, di lui si potrebbe dire, come di Rimbaud, che non impara nulla dall&#8217;esperienza, perch\u00e9 invece di trasformare le sue cicatrici in saggezza ed esperienza, ripete incessantemente le stesse dinamiche e gli stessi errori, andando incontro agli stessi fallimenti. L&#8217;uomo modero si sente intimamente un fallito, perch\u00e9 non \u00e8 riuscito a conquistare l&#8217;Olimpo, n\u00e9 a\u00a0 a strappare il fuoco agli dei; per\u00f2, per superbia, non lo vuole ammettere, e quindi la sua delusione si trasforma in ira e in sordo rancore, cosa che fa di lui un essere potenzialmente pericolosissimo, carico di distruttivit\u00e0 latente, pronta a manifestarsi contro gli altri o contro se stesso. E, proprio come per Rimbaud, si pu\u00f2 osservare che la sua superbia lo porta a escludere che possa esistere un Dio che possieda le qualit\u00e0 che a lui mancano, la pazienza e la misericordia; un Dio paziente, per lui, \u00e8 un controsenso; e invece il Dio dei cristiani \u00e8 proprio questo: un Dio immensamente paziente e immensamente misericordioso.<\/p>\n<p>Stringe il cuore il pensiero di quanto bene avrebbe potrebbe fare, e quanta gioia avrebbe potuto ricavare dalla vita, un uomo cos\u00ec intelligente, cos\u00ec abile in alcuni aspetti dell&#8217;esistenza, cos\u00ec intensamente desideroso di assoluto, come lo era Rimbaud, e come lo sono tanti suoi epigoni odierni, confrontando quelle possibilit\u00e0 meravigliose con il fatto reale del dolore che un tale genere di uomo &quot;demoniaco&quot; ha inflitto ed infligge a se stesso, oltre che ai suoi simili e a tutte le altre creature. E tutto perch\u00e9 un tale tipo d&#8217;uomo \u00e8 disposto, s\u00ec, a degradarsi, per vedere fin dove si possa scendere, ma non \u00e8 capace di umiliarsi davanti a Dio, per farsi docile strumento della Sua volont\u00e0&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vi \u00e8 una curiosa corrispondenza al rovescio fra l&#8217;orientamento esistenziale e morale del seguace di Cristo e di colui che segue gli appetiti e le brame<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[117,157],"class_list":["post-25733","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-dio","tag-gesu-cristo"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25733","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25733"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25733\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25733"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25733"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25733"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}