{"id":25732,"date":"2008-08-09T09:18:00","date_gmt":"2008-08-09T09:18:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/08\/09\/nellambivalenza-corporea-di-galimberti-la-riproposizione-di-un-relativismo-radicale\/"},"modified":"2008-08-09T09:18:00","modified_gmt":"2008-08-09T09:18:00","slug":"nellambivalenza-corporea-di-galimberti-la-riproposizione-di-un-relativismo-radicale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/08\/09\/nellambivalenza-corporea-di-galimberti-la-riproposizione-di-un-relativismo-radicale\/","title":{"rendered":"Nell&#8217;ambivalenza corporea di Galimberti la riproposizione di un relativismo radicale"},"content":{"rendered":"<p>Nella <em>Introduzione<\/em> al suo celebre libro del 1983 <em>Il corpo<\/em> (Feltrinelli, Milano, pp. 11-16), Umberto Galimberti cos\u00ec si esprimeva:<\/p>\n<p><em>\u00c8 forse tempo che la psicologia incominci a<\/em> pensarsi contro <em>se stesse a comprendersi al di l\u00e0 della sua nominazione idealistica che la propone come \u00abdiscorso sulla psiche, quindi su quell&#8217;unit\u00e0 ideale del soggetto che la grecit\u00e0 ha promosso col termine \u03c8\u03c5\u03c7\u03ae, e a cui la psicologia non s&#8217;\u00e8 ancora sottratta neppure nella sua pi\u00f9 moderna espressione scientifica.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma pensare contro non significa pensare l&#8217;opposto, mantenendosi su quel medesimo terreno d opposizione in cui il conflitto, cos\u00ec come si genera, si riassorbe. Pensare contro significa<\/em> pensare fino in fondo<em>, quindi andare alle radici, scavando il fondo su cui si impianta il radicamento. Questa operazione che rimuove la solidit\u00e0 delle radici, disloca la psicologia dal luogo che s&#8217;\u00e8 data, quindi la dis-orienta, la sottrae al suo oriente, alla sua origine storica.<\/em><\/p>\n<p><em>Quest&#8217;origine \u00e8 rintracciabile nella cultura greca e precisamente in quel momento in cui la specificit\u00e0 dell&#8217;uomo \u00e8 sottratta all&#8217;<\/em>ambivalenza <em>delle sue espressioni corporee per essere riassunta in quell&#8217;<\/em>unit\u00e0 ideale<em>, la<\/em> psyche<em>, che da Platone in poi, per tutto l&#8217;Occidente, sar\u00e0 il luogo del riconoscimento dell&#8217;unit\u00e0 del soggetto, della sua<\/em> identit\u00e0<em>. Ma questo luogo di identificazione contiene gi\u00e0 il principio della<\/em> separazione <em>perch\u00e9, come coscienza di s\u00e9, la<\/em> psyche <em>incomincia a pensare<\/em> per s\u00e9<em>, e quindi a separarsi dalla propria corporeit\u00e0.<\/em> La prima operazione metafisica \u00e8 stata un&#8217;operazione psicologica.<\/p>\n<p><em>Nata con un significato semplicemente classificatorio per designare quei libri aristotelici che erano collocati dopo (<\/em>\u03bc\u03ad\u03c4\u03b1<em>) i libri di fisica (\u03c4\u03ac \u03c6\u03c5\u03c3\u03b9\u03ba\u03ac), la \u00abmetafisica\u00bb ha guadagnato ben presto e coerentemente un significato topico che designa un<\/em> al di l\u00e0 della natura<em>, quindi una scienza dell&#8217;ultrasensibile che si differenzia dal mondo dei corpi perch\u00e9, contro il loro divenire e mutare, rappresenta l&#8217;immutabile e l&#8217;eterno. L&#8217;idea platonica \u00e8 il modello di questa separazione e contrapposizione, e la<\/em> psyche<em>, essendo \u00abamica delle idee, incomincer\u00e0 a considerare il corpo come suo carcere e sua tomba.<\/em><\/p>\n<p><em>Una volta che la verit\u00e0 \u00e8 posta come idea, l&#8217;opposizione tra ideale e sensibile , tra anima e corpo, diventa l&#8217;opposizione tra vero e falso, tra bene e male. Valori logici e valori morali nascono da questa contrapposizione che la metafisica ha creato e la scienza moderna ha mantenuto, rivelando cos\u00ec la sua profonda radice metafisica se \u00e8 vero, come dice Nietzsche, che \u00abla credenza fondamentale dei metafisici \u00e8 la credenza nelle<\/em> antitesi dei valori<em>\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>A questo punto per la psicologia, pensarsi contro se stessa, pensarsi fino in fondo, fino al fondo della sua origine storica, significa pensarsi contro questa<\/em> antitesi <em>di valori che non la realt\u00e0, ma lo sguardo metafisico, con cui la psicologia ha generato se stessa, ha instaurato. \u00c8 uno sguardo che ancora ospita la psicologia come residuato di quell&#8217;idealismo che, a partire da Socrate e Platone, ha percorso l&#8217;Occidente come suo lungo errore.<\/em><\/p>\n<p><em>Da questo errore la filosofia si \u00e8 emancipata con Nietzsche che ha denunciato quel retro-mondo, quell&#8217;\u00abal di l\u00e0 inventato per meglio calunniare l&#8217;al di qua\u00bb, ma non la psicologia, che cos\u00ec rimane la pi\u00f9 occidentale delle scienze e quindi la pi\u00f9 metafisica, se per metafisica intendiamo il pensiero della separazione, il puro \u03b4\u03b9\u03b1 \u03b2\u03ac\u03bb\u03bb\u03b5\u03b9\u03bd, da cui nascono quelle antitesi denunciate da Nietzsche e fedelmente riportate dal discorso psicologico sulla<\/em> norma<em>, dove si disgiungono ragione e follia.<\/em><\/p>\n<p><em>Fattasi carico della logica della separazione inaugurata dalla disgiunzione platonica tra corporeo e ideale, la psicologia, se vuol essere coerente a se stessa, non pu\u00f2 parlare del corpo se non<\/em> impropriamente<em>, se non per un&#8217;infedelt\u00e0 al suo statuto scientifico, a meno che per corpo non intenda l&#8217;<\/em>idea di corpo <em>che come scienza s&#8217;\u00e8 data. Ma se il corpo anatomico, a cui questa idea si riduce dopo che lo psichico \u00e8 stato<\/em> separato <em>e autonomizzato, non \u00e8 luogo in cui la psicologia si riconosce, allora del corpo la psicologia potr\u00e0 parlare<\/em> propriamente <em>solo se si pronuncia<\/em> contro <em>se stessa, contro lo statuto della separazione, che \u00e8 poi quell&#8217;origine metafisica da cui la psicologia \u00e8 nata, ha fondato se stessa come scienza, e ancora si conserva.(&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Come luogo della revisione psicologica, il corpo parla<\/em> simbolicamente<em>, non nel senso in cui la psicoanalisi parla dei simboli per ribadire un&#8217;altra separazione, quella tra conscio e inconscio, dove nell&#8217;inconscio si ritrova il rovescio dell&#8217;iperuranio platonico, il &#8216;vero&#8217; significato di ci\u00f2 che si manifesta, ma nel senso di abolire la barra che ha separato l&#8217;anima dal corpo inaugurando la &#8216;psico-logia&#8217;. Abolire la barra significa mettere assieme, \u03c3\u03c5\u03bc-\u03b2\u03ac\u03bb\u03bb\u03b5\u03b9\u03bd. Proponendosi come simbolo, il corpo abolisce la psicologia come storicamente s&#8217;\u00e8 pensata in Occidente, la sradica dalle sue radici storiche, che sono poi quelle metafisiche e idealistiche, e cos\u00ec la costringe a pensarsi contro se stessa.<\/em><\/p>\n<p><em>Questo pensiero che \u00e8 contro, perch\u00e9 pensa fino in fondo, fino alle radici, incontra la corporeit\u00e0 che, nel suo sorgere immotivato e nel suo ambivalente apparire, dice di essere questo, ma<\/em> anche quello<em>. L&#8217;ambivalenza cos\u00ec dischiusa non \u00e8 ambiguit\u00e0, ma \u00e8 quell&#8217;<\/em>apertura di senso <em>a partire dalla quale anche la ragione pu\u00f2 fissare<\/em> l&#8217;opposizione dei suoi significati <em>,e quindi quell&#8217;antitesi dei valori in cui si articola la sua logica disgiuntiva quando divide il vero dal falso, il bene dal male, il bello dal brutto, Dio dal mondo, lo spirito dalla materia, l&#8217;anima dal corpo.<\/em><\/p>\n<p><em>Queste opposizioni sopprimono l&#8217;<\/em>ambivalenza <em>(<\/em>\u03ac\u03bc\u03c6\u03af<em>) con cui la realt\u00e0 corporea originariamente appare nel suo duplice aspetto, come un Giano bifronte, per instaurare quella bivalenza (<\/em>bis<em>) dove il positivo e il negativo si rispecchiano producendo quella realt\u00e0 immaginaria da cui traggono origine tutte le \u00abspeculazioni\u00bb. Diciamo immaginaria perch\u00e9 la realt\u00e0 non pu\u00f2 mai di per s\u00e9 essere negativa se non per effetto di una valutazione. Ma se il negativo \u00e8 da interpretare semplicemente come il \u00abvalutato negativamente\u00bb, allora la negativit\u00e0 attiene essenzialmente al giudizio di valore. Proponendosi come questo,<\/em> ma anche <em>quello, il corpo, come significato fluttuante, che si concede a tutti i giudizi di valore, ma anche si sottrae, con la sua ambivalenza li fa tutti oscillare. Luogo e non-luogo del discorso, esso opera quel taglio geologico nella storia che ne rivela tutte le stratificazioni. Da centro di irradiazione simbolica nella comunit\u00e0 primitiva, il corpo, infatti, \u00e8 diventato in Occidente \u00abil negativo di ogni valore\u00bb che il gioco dialettico delle opposizioni \u00e8 andato accumulando. Dalla \u00abfollia\u00bb del corpo di Platone alla \u00abmaledizione della carne\u00bb nella religione biblica, dalla \u00ablacerazione\u00bb cartesiana della sua unit\u00e0 alla sua \u00abanatomia\u00bb ad opera della scienza, il corpo vede proseguire la sua storia con la sua riduzione a \u00abforza-lavoro\u00bb nell&#8217;economia dove pi\u00f9 evidente \u00e8 l&#8217;accumulo del valore nel segno dell&#8217;equivalenza generale, ma dove anche pi\u00f9 aperta diventa la sfida del corpo sul registro dell&#8217;ambivalenza.<\/em><\/p>\n<p><em>Qui \u00absfida\u00bb non significa che il corpo si oppone a qualcosa o a qualcuno, ma semplicemente che non si affida a una pienezza di senso e di valore, non perch\u00e9 abbia obiezioni o riserve che qualsiasi discorso sarebbe in grado di recuperare o di assorbire, ma perch\u00e9 quella pienezza di senso e di valore \u00e8 cresciuta sulla sua negazione che, se da un lato ha lasciato il corpo senza senso, senza nome, senza identit\u00e0, dall&#8217;altro gli ha dato la possibilit\u00e0 di diventare il contro-senso, colui che dissolve il Nome e risolve l&#8217;identit\u00e0 nelle sue adiacenze: A<\/em> e <em>non A, perch\u00e9 questo \u00e8 il gioco dell&#8217;ambivalenza simbolica, e insieme la strada con cui il corpo pu\u00f2 recuperarsi dalle divisioni disgiuntive in cui la struttura metafisica del sapere psicologico l&#8217;ha confinato.<\/em><\/p>\n<p><em>Questo recupero \u00e8 possibile perch\u00e9 il gioco dell&#8217;ambivalenza \u00e8 aperto<\/em> prima <em>che il sapere metafisico fissi le regole del gioco, ma proprio perch\u00e9 le regole vengono<\/em> dopo<em>, questo gioco \u00e8 imprevedibile, perch\u00e9 nessuna determinazione posta in gioco conosce la sua destinazione. L&#8217;unica certezza \u00e8 quella che non ci si pu\u00f2 sottrarre alla necessit\u00e0 del gioco, non si pu\u00f2 dire l&#8217;ultima parola sul gioco e fermarlo per sempre.<\/em><\/p>\n<p><em>Per la sua natura ambivalente, infatti, il corpo \u00e8 una riserva infinita di segni, entro cui lo stesso sapere psicologico, che ha individuato nella<\/em> psyche <em>lo specifico dell&#8217;uomo, diventa a sua volta un segno, una modalit\u00e0 di ricognizione che non pu\u00f2 pretendere di dire qual \u00e8 il senso ultimo del corpo. Qui il corpo si cela non perch\u00e9 nasconde se stesso, ma perch\u00e9 in esso i segni sovrabbondano sulle capacit\u00e0 che il sapere psicologico ha di ordinarli. Il volume di senso indotto dai segni del copro prevale infatti sulla costituzione dei significati istituiti dalla rappresentazione che il sapere psicologico s&#8217;\u00e8 fatto. Si tratta allora di demolire la semplicit\u00e0 della rappresentazione psicologica dissolvendola nella pluralit\u00e0 di senso che la sovrabbondanza dei segni produce.<\/em><\/p>\n<p><em>Se ci\u00f2 non accade, se la psicologia non si pensa contro la rappresentazione che si \u00e8 data a partire da quell&#8217;alba greca in cui ha preso avvio l&#8217;autonomizzazione della<\/em> psyche<em>, la psicologia non giunger\u00e0 mai alla comprensione dell&#8217;espressivit\u00e0 originaria del corpo, ma sar\u00e0 costretta ad errare, perch\u00e9 ignora l&#8217;errore che \u00e8 alla base della sua fondazione epistemica, della sua nascita come scienza.<\/em><\/p>\n<p><em>Si tratta di un errore che non investe solo il sapere psicologico ma ogni sapere razionale quando, sottraendosi alla polisemia della realt\u00e0 corporea, si afferma come asserzione incontrovertibile su di essa. In questo passaggio dalla verit\u00e0 come<\/em> ambivalenza <em>alla verit\u00e0 come<\/em> decisione <em>del vero sul falso, il sapere razionale dimentica di essere una procedura interpretativa tra le molte possibili per porsi come assoluto principio, dimentica di essere un inganno necessario per dirimere l&#8217;enigma dell&#8217;ambivalenza, e in questa dimenticanza diviene un inganno perverso.<\/em><\/p>\n<p><em>Contro questo inganno il corpo rimette in giuoco la sua natura polisemica rifiutandosi di offrirsi all&#8217;economia politica<\/em> esclusivamente <em>come forza-lavoro, all&#8217;economia libidica esclusivamente come fonte di piacere, all&#8217;economia medica come organismo da sanare, all&#8217;economia religiosa come carne da redimere, all&#8217;economia dei segni come supporto di significazioni. In questo rifiuto il corpo sottrae a tutti i saperi il loro<\/em> referente<em>, e alle economie, che su queste codificazioni hanno accumulato il loro valore, sottrae il loro senso. Ci\u00f2 \u00e8 possibile perch\u00e9, nonostante le iscrizioni, nel loro immaginario, abbiano cercato di dividere il corpo in quei settori in cui era possibile ricondurlo all&#8217;equivalente generale in cui si esprime di volta in volta l&#8217;economia di un sapere, il corpo \u00e8 ambivalente, \u00e8 cio\u00e8 una cosa,<\/em> ma anche <em>l&#8217;altra, per cui: o la decisione del sapere sulla divisione del corpo, o l&#8217;ambivalenza del corpo sulla frammentazione dei saperi, con conseguente dissolvimento del loro valore accumulato.<\/em><\/p>\n<p><em>Per sfuggire a questa alternativa, che \u00e8 inevitabile dal momento che ogni sapere \u00e8 un&#8217;assunzione di prospettiva, quindi una<\/em> selezione <em>della visione che diviene condizione preventiva per la delimitazione del vero e del falso, occorre riguadagnare il terreno su cui il sapere occidentale \u00e8 cresciuto. Questa consapevole riappropriazione non \u00e8 una regressione, non \u00e8 l&#8217;abbandono del solido terreno del sapere, al contrario, \u00e8 la<\/em> ricostruzione genealogica <em>del suo significato.<\/em><\/p>\n<p><em>Riproporre l&#8217;ambivalenza del corpo non significa quindi rifiutare il sapere razionale, n\u00e9 tanto meno accettarne la resa, ma significa<\/em> andare alle radici <em>di questo sapere e scoprirlo per ci\u00f2 che esso \u00e8: nulla di pi\u00f9 che un tentativo per far fronte all&#8217;ambivalenza della realt\u00e0 corporea che, cos\u00ec riscoperta, \u00e8 ci\u00f2 che<\/em> d\u00e0 ragione <em>delle molteplici ragioni.<\/em><\/p>\n<p><em>Queste ragioni che i saperi tendono a soddisfare non possono pi\u00f9 proporsi con assoluta verit\u00e0, perch\u00e9 ormai si \u00e8 scoperto che la verit\u00e0 non \u00e8 nella lotta tra l&#8217;asserzione vera e quella falsa, ma l&#8217;apertura nell&#8217;universo del senso che l&#8217;ambivalenza della realt\u00e0 corporea custodisce come luogo da cui partono tutte le decisioni scientifiche. Si tratta di un senso che sta prima di ogni significato, e che nessun significato promosso dalla decisione scientifica pu\u00f2 abolire, perch\u00e9 \u00e8 prima di ogni inizio e continua oltre ogni conclusione.<\/em><\/p>\n<p><em>Ne consegue che alla<\/em> metafisica dell&#8217;equivalenza <em>produttrice di quei significati con cui in Occidente si sono fatti circolare i corpi secondo quel preciso registro di iscrizioni che di volta in volta li de-terminavano, e sulle cui determinazioni sino nati i vari campi del sapere, il corpo sostituisce il<\/em> gioco dell&#8217;ambivalenza<em>, ossia di quell&#8217;apertura di senso che, venendo prima della decisione dei significati, li pu\u00f2 mettere tutti in gioco col corredo delle loro iscrizioni in quell&#8217;operazione simbolica in cui il sapere perde la sua presa, perch\u00e9 la delimitazione dei campi in cui da sempre si \u00e8 esercitato si \u00e8 simbolicamente con-fusa.<\/em><\/p>\n<p><em>Questa \u00e8 la<\/em> sfida del corpo<em>, una sfida che \u00e8 gi\u00e0 iniziata se c&#8217;\u00e8 da dar credito a quella \u00abcrisi delle scienze europee\u00bb denunciata da Husserl. Niente di pi\u00f9 benefico. Sono i primi effetti di quella violenza simbolica rispetto a cui quella razionalistica \u00e8 in ritardo di una generazione, perch\u00e9 ancora crede in una controparte, e quindi non sa che ogni parte e ogni controparte altro non sono che l&#8217;effetto di quell&#8217;operazione<\/em> disgiuntiva <em>che ogni ragione mette in atto per affermare il proprio sapere.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma quando la realt\u00e0 immaginaria, prodotta dalle opposizioni polari in cui si articola ogni sapere razionale, non riesce pi\u00f9 a farsi passare per realt\u00e0 vera, in quel gioco di specchi che si frantumano a contatto con la polisemia della realt\u00e0 corporea, allora si \u00e8 pi\u00f9 vicini all&#8217;ambivalenza, non per una contrapposizione dialettica o per un&#8217;opposizione organizzata, ma perch\u00e9 l\u00e0 dove tutte le maschere sono cadute, compresa quella della bivalenza codificata, ogni termine che ruota su se stesso si s-termina. Questo \u00e8 l&#8217;esito simbolico che attende l&#8217;ordine strutturale di ogni sapere. E gi\u00e0 se ne vedono le tracce. Seguendole, il corpo consegna ogni ontologia e ogni deontologia alla geo-grafia, alla grafia della terra, la pi\u00f9 dicente, la pi\u00f9 descrittiva, quella che non accorda privilegi metafisici, perch\u00e9 non conosce la mono-tonia del discorso, ma l&#8217;ambi-valena della cosa.<\/em><\/p>\n<p>Fra tutte le numerose pubblicazioni di Galimberti, questa \u00e8, forse, quella che maggiormente gli ha dato visibilit\u00e0 e lo ha designato quale uno dei pi\u00f9 popolari <em>maitres-\u00e0-penser<\/em> della filosofia italiana contemporanea.<\/p>\n<p>\u00c8 anche un&#8217;opera caratteristica, perch\u00e9 in essa Galimberti, curatore di rubriche di psicologia su svariate riviste illustrate, si fa campione di una rivolta della psicologia contro se stessa e cerca di scalzarne le basi storiche e ideologiche, in nome di un \u00abpensarsi fino in fondo\u00bb che equivarrebbe, nelle intenzioni dell&#8217;autore, a un completo rovesciamento della sua prospettiva e delle sue stesse finalit\u00e0.<\/p>\n<p>Il punto da cui muove Galimberti per sferrare il suo attacco alla psicologia \u00e8 che quest&#8217;ultima, \u00abla pi\u00f9 occidentale delle scienze, e quindi la pi\u00f9 metafisica\u00bb, \u00e8 nata sull&#8217;idea della separazione di corpo e <em>psyche<\/em> che, partendo da Platone, percorre come un filo rosso tutta la storia del pensiero occidentale. Secondo l&#8217;Autore, la specificit\u00e0 dell&#8217;uomo \u00e8 stata sottratta all&#8217;ambivalenza delle sue espressioni corporee in nome dell&#8217;unit\u00e0 ideale, quella &#8211; appunto &#8211; della <em>psyche<\/em>, divenuta l&#8217;elemento fondamentale della sua identit\u00e0.<\/p>\n<p>Ma il corpo, per Galimberti, \u00e8 portatore di un messaggio ambivalente (non equivoco, ci tiene a precisare), secondo il quale mostra di essere questo, ma anche quello. Egli non si prende il disturbo di precisare meglio questi concetti, considerandoli &#8211; evidentemente &#8211; di per s\u00e9 chiari. Afferma invece che l&#8217;ambivalenza suggerita dal corpo realizza una \u00abapertura di senso\u00bb (bella espressione, ma altrettanto vaga del \u00abquesto\u00bb e \u00abquello\u00bb), grazie alla quale la ragione ha la possibilit\u00e0 di fissare l&#8217;opposizione dei suoi significati, ossia l&#8217;aborrita \u00abantitesi dei valori\u00bb, che ha l&#8217;imperdonabile impudenza di voler distinguere il vero dal falso, il bello dal brutto, il buono dal cattivo.<\/p>\n<p>Tale antitesi dei valori \u00e8, per Galimberti, la somma di tutti i vizi della filosofia; riprendendo il concetto da Nietzsche, egli la ritiene responsabile della lacerazione e della schizofrenia del pensiero occidentale, del quale traccia una veloce panoramica per mostrare &#8211; con accenti severiniani &#8211; che esso \u00e8 stato un lungo, deplorevole errore, in quanto basato sulla metafisica e, quindi, sul dualismo. E il dualismo, si capisce, \u00e8 un male, perch\u00e9 crea arbitrariamente un al di l\u00e0, dal quale poter meglio calunniare l&#8217;al di qua; ovvero, per dirla in termini pi\u00f9 razionali, perch\u00e9 si basa su una logica disgiuntiva che sa, vagamente, di sulfureo (\u03b4\u03b9\u03b1-\u03b2\u03ac\u03bb\u03bb\u03b5\u03b9\u03bd, la separazione, etimologicamente fonda il nome del Diavolo, \u00abcolui\u00bb che separa).<\/p>\n<p>Questo, dunque, \u00e8 un punto centrale della argomentazione di Galimberti: il pensiero che separa \u00e8 malvagio ed erroneo; <em>dunque<\/em>, tutto il pensiero dell&#8217;Occidente, essendo dominato dall&#8217;idealismo e dalla metafisica, \u00e8 un pensiero erroneo e foriero di tristi conseguenze.<\/p>\n<p>La ricetta per uscire da questo vicolo cieco non \u00e8, come si potrebbe pensare, la logica unitiva, bens\u00ec il pensiero dell&#8217;ambiguit\u00e0, dove le cose sono queste <em>e anche<\/em> quelle, allo stesso tempo; ossia, dove rinviano a una polisemia che pu\u00f2 essere interpretata, volta a volta, in un senso come nell&#8217;altro. Anche la psicoanalisi \u00e8 una scienza metafisica, anzi, la pi\u00f9 metafisica di tutte, perch\u00e9 reintroduce, attraverso la contrapposizione di conscio e inconscio, la lacerazione platonica e cristiana tra anima e corpo, tra spirito e materia; e fornisce una immagine distorta dell&#8217;uomo.<\/p>\n<p>\u00c8 a partire da questo punto che il ragionamento di Galimberti si fa propriamente filosofico, oltrepassando il campo ristretto della psicologia. Invece di accettare l&#8217;ambivalenza del corpo, la logica disgiuntiva (dell&#8217;economia, della medicina, della religione e della psicanalisi) instaura la sua \u00abbivalenza\u00bb, dove il positivo e il negativo si rispecchiano in un gioco di riflessi che rimanda sempre a una rigida contrapposizione, a una polarit\u00e0 di \u00abinterpretazioni della realt\u00e0\u00bb. Ma perch\u00e9 interpretazioni? Perch\u00e9, per Galimberti, non esistono il positivo e il negativo, bens\u00ec la valutazione positiva e la valutazione negativa di fatti e situazioni che potrebbero essere anche i medesimi, guardati per\u00f2 da differenti punti di vista.<\/p>\n<p>Eccoci arrivati, dunque, nel castello del mago Atlante, dove le cose non sono quelle che sono, ma quelle che vorremmo (o che temiamo) che esse siano. Come in un labirinto di specchi, a met\u00e0 fra Borg\u00e9s e Pirandello, noi nulla sappiamo delle cose che vediamo e con le quali ci confrontiamo, bens\u00ec emettiamo giudizi di valore che ce le fanno percepire in un modo piuttosto che in un altro. <em>Rashomon<\/em> di Kurosawa o <em>Sei personaggi in cerca d&#8217;autore<\/em>: sia come sia, la negativit\u00e0 \u00e8 un giudizio di valore; e il corpo, da Platone in poi, \u00e8 il negativo: dunque, la negativit\u00e0 del corpo \u00e8 frutto di un giudizio di valore.<\/p>\n<p>Anche se sostiene di non indulgere a una modalit\u00e0 di pensiero irrazionalistica, Galimberti sostiene che <em>ogni<\/em> ragione si serve di una logica disgiuntiva allo scopo di affermare se stessa, ossia il proprio sapere. Cos\u00ec, la psicologia afferma la separazione della <em>psyche<\/em> dal corpo, per poter affermare il proprio sapere su di essa; esattamente come l&#8217;economia politica afferma la separazione della forza-lavoro dalla totalit\u00e0 della persona, per poter affermare il suo controllo sulla prima (e a danno della seconda).<\/p>\n<p>Senonch\u00e9, le opposizioni su cui si articola <em>ogni<\/em> sapere razionale sono, in realt\u00e0, \u00abimmaginarie\u00bb: non attengono alla dimensione della realt\u00e0, ma a quella dell&#8217;alienazione dalla realt\u00e0. Ci si potrebbe chiedere in che cosa questa realt\u00e0 ulteriore, questa realt\u00e0 vera che sta dietro la facciata della realt\u00e0 (immaginaria), sia pi\u00f9 reale di quella; su che cosa fondi la sua pretesa di non essere vittima dell&#8217;alienazione metafisica; in base a quali criteri la si possa considerare pi\u00f9 concreta, pi\u00f9 effettuale della deprecata \u00abantitesi dei valori\u00bb.<\/p>\n<p>Galimberti non affronta esplicitamente la questione, ma sembra intuire la possibile critica e anticipa eventuali obiezioni affermando che, quando il pensiero \u00e8 capace di accettare l&#8217;ambivalenza (e non la bi-valenza, che \u00e8 tutt&#8217;altro) delle cose, allora cadono tutte le maschere e si \u00e8 pi\u00f9 vicini alla loro realt\u00e0. O meglio, egli non adopera l&#8217;imbarazzante espressione \u00abrealt\u00e0\u00bb; glorifica l&#8217;ambivalenza in se stessa, come concetto del tutto auto-evidente; gli basta impedire che il pensiero duale, oppositivo, bivalente, non riesca a farsi passare per la \u00abrealt\u00e0 vera\u00bb.<\/p>\n<p>Ma questa \u00abrealt\u00e0 vera\u00bb, in ultima analisi, esiste o non esiste? Galimberti non risponde, l&#8217;abbiamo gi\u00e0 detto; si limita ad osservare, con ironia un po&#8217; pesante, che coloro i quali si attardano nel pensiero oppositivo &#8211; che, dice, \u00e8 di per s\u00e9 violento &#8211; non sanno di essere in ritardo rispetto alle lancette della storia: perch\u00e9 credono ancora in una controparte, e non sanno che <em>\u00abogni parte e ogni controparte altro non sono che l&#8217;effetto di quell&#8217;operazione<\/em> disgiuntiva <em>che ogni ragione mette in atto per affermare il proprio sapere\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Vi sono echi minacciosi in questa affermazione (il trotzkiano \u00abcestino della spazzatura della storia\u00bb ove precipitano i non rivoluzionari, in tempi di rivoluzione), ma anche un po&#8217; patetici (l&#8217;ultimo soldato giapponese che continua a combattere nella giungla per una guerra che \u00e8 vane questioni, senza rendersi conto di appartenere a una razza che si \u00e8 estinta.<\/p>\n<p>Si tratta di una posizione quanto mai radicale, poich\u00e9 equivale alla condanna senza appello di tutta la filosofia occidentale, da Platone in poi; anzi di ogni sapere, <em>\u00abdal momento che ogni sapere \u00e8 un&#8217;assunzione di prospettiva, quindi una<\/em> selezione <em>della visione che diviene condizione preventiva per la delimitazione del vero e del falso\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Ma il vero e il falso, in se stessi, non esistono; cos\u00ec come non esistono le verit\u00e0 di principio, ma solo le verit\u00e0 di fatto. Non esistono verit\u00e0, dunque non esistono saperi che possano presentarsi come portatori di verit\u00e0: i saperi sono sempre strumentali, parziali, relativi.<\/p>\n<p>\u00c8 incredibile: siamo in piena sofistica, che Socrate aveva gi\u00e0 brillantemente confutato circa ventitr\u00e9 secoli fa; ma Galimberti ci presenta le sue conclusioni come se fossero qualcosa di staordinariamente nuovo, riconoscendosi &#8211; casomai &#8211; un continuatore radicale dell&#8217;opera di Nietzsche.<\/p>\n<p>\u00ab<em>Queste ragioni che i saperi tendono a soddisfare<\/em> &#8211; afferma Galimberti con la massima disinvoltura &#8211; <em>non possono pi\u00f9 proporsi con assoluta verit\u00e0, perch\u00e9 ormai si \u00e8 scoperto che la verit\u00e0 non \u00e8 nella lotta tra l&#8217;asserzione vera e quella falsa, ma l&#8217;apertura nell&#8217;universo del senso che l&#8217;ambivalenza della realt\u00e0 corporea custodisce come luogo da cui partono tutte le decisioni scientifiche\u00bb.<\/em> E aggiunge che <em>\u00absi tratta di un senso che sta prima di ogni significato\u00bb<\/em>; ma, di novo, non ci spiega in che modo egli arguisca l&#8217;esistenza di questo \u00absenso originario\u00bb, dato che <em>tutti<\/em> i sensi che noi diamo alle cose forzano la loro vera essenza.<\/p>\n<p>Arrivati a questo punto, possiamo fare alcune osservazioni conclusive.<\/p>\n<p>Punto primo: che il pensiero idealistico sia stato tutto un lungo errore, forse bisognava sforzarsi di dimostrarlo e non darlo per scontato <em>al principio<\/em> di un libro interamente dedicato alla discussione degli effetti negativi di un tale errore.<\/p>\n<p>Punto secondo: che non esista alcun criterio di verit\u00e0, \u00e8 posizione filosoficamente rozza e semplicistica. Altro \u00e8 affermare che la verit\u00e0 \u00e8 difficilmente accessibile, altro \u00e8 affermare che ogni verit\u00e0 \u00e8 una forma di violenza che i \u00absaperi\u00bb cercano di imporre per fondare se stessi. La filosofia \u00e8 frutto di sottili distinzioni, di una particolare sensibilit\u00e0 per le sfumature; ma qui, sulla scorta di Nietzsche, si fa filosofia veramente a colpi di martello (e non \u00e8 un complimento).<\/p>\n<p>Punto terzo: che il corpo sia il luogo privilegiato in cui la realt\u00e0 ci svela il suo volto ambivalente, aiutandoci a liberarci dalle pastoie alienanti del pensiero disgiuntivo, \u00e8 &#8211; ancora una volta &#8211; posto ma non discusso, e tanto meno dimostrato.<\/p>\n<p>Eppure \u00e8 fin troppo facile osservare che, se l&#8217;introduzione della <em>psyche<\/em> ha relegato il corpo al ruolo di \u00abnegativo\u00bb, l&#8217;esaltazione del corpo che fa Galimberti sembra ribaltare la prospettiva, senza modificarla \u00aballe radici\u00bb (come egli sostiene di voler fare). Ossia, a questo punto \u00e8 la <em>psyche<\/em> che rischia di diventare il negativo o, quanto meno, il luogo dell&#8217;errore, dell&#8217;illusione, della disgiunzione. Ma sarebbe perfettamente inutile muovere una simile obiezione a Galimberti: egli vi risponderebbe, come ha fatto in pi\u00f9 occasioni, che la <em>psyche<\/em> non \u00e8 altro dal corpo, che \u00e8 corpo anch&#8217;essa, perch\u00e9 <em>tutto \u00e8 corpo<\/em>.<\/p>\n<p>La sua intera filosofia non \u00e8 che una assolutizzazione della corporeit\u00e0; e, pur di sostenere questa tesi, egli arriva a sostenere, senza batter ciglio, che l&#8217;anima \u00e8 una \u00abinvenzione\u00bb dei cristiani, avvenuta nel IV secolo dopo Cristo (cfr. il nostro precedente articolo <em>Umberto gGlimberti e la morale del cristianesimo<\/em>, sempre sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>Ma davvero basta dire che tutto \u00e8 corpo, per eliminare l&#8217;antitesi dei valori e restaurare l&#8217;et\u00e0 dell&#8217;oro del pensiero (del <em>pensiero<\/em>?) ambivalente, dove le cose sono finalmente se stesse e non quello che noi giudichiamo che esse siano?<\/p>../../../../n_3Cp>Ora, \u00e8 verissimo che la vita, nel suo livello immediato e quotidiano, procede per giudizi di valore che sono spesso affrettati, imprecisi, immotivati e, soprattutto, soggettivi. Da ci\u00f2, tuttavia, non discende che il rimedio consista nel proclamare la relativit\u00e0 di tutti i valori e l&#8217;inesistenza di ogni criterio di verit\u00e0. Questo sarebbe quel che si dice curare il mal di testa con le decapitazioni.<\/p>\n<p>Esistono altri livelli di esistenza &#8211; non solo di tipo razionale, su questo siamo d&#8217;accordo con Galimberti -, ai quali \u00e8 possibile accedere, e nei quali si pu\u00f2 intravedere, pur senza possederlo interamente, un criterio di verit\u00e0 capace di sottrarre le cose al gioco degli specchi della loro incessante mutevolezza.<\/p>\n<p>Se non credessimo a questo, dovremmo non solo sospendere ogni giudizio di valore, ma rinunciare a ogni possibilit\u00e0 di avvicinarci al vero, al bello e al buono; in altre parole, dovremmo ritirare un rigo su ogni possibilit\u00e0 di fare non solo psicologia, ma anche filosofia.<\/p>\n<p>Queste, e non altre, sono le conclusioni coerenti del ragionamento di Galimberti: per cui, ad essere rigoroso, egli dovrebbe dichiarare non la riforma della psicologia, ma la sua soppressione radicale; e, quanto alla filosofia, la sua estinzione irreversibile. Come \u00e8 possibile continuare a ragionare in termini filosofici, se dobbiamo prendere atto che non esistono controparti, ma solo ambivalenze che \u00e8 possibile tirare ora in qua e ora in l\u00e0, secondo il nostro umore del momento?<\/p>\n<p>Si badi: quello che propone Galimberti non \u00e8 un pensiero <em>complementare<\/em>, come lo \u00e8 &#8211; ad esempio &#8211; il taoismo, il quale, giustamente, ci ricorda che non esiste luce senza buio, caldo senza freddo, gioia senza dolore. No, si tratta qui di un relativismo puro e semplice: io dico che questa cosa \u00e8 calda, tu dice che \u00e8 fredda; forse lo dir\u00f2 anch&#8217;io, domani, se me ne verr\u00e0 la voglia; per intanto, abbiamo ragione tutti e due. Io ho la mia verit\u00e0, tu la tua; e sappiamo che entrambe sono vere, o che entrambe possono esserlo, o che entrambe lo sono state o lo saranno.<\/p>\n<p>Il relativismo \u00e8 una cattiva filosofia, anzi \u00e8 l&#8217;impossibilit\u00e0 di fare filosofia.<\/p>\n<p>Eppure, questi sono gli applauditissimi <em>maitres-\u00e0-penser<\/em> della cultura odierna&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella Introduzione al suo celebre libro del 1983 Il corpo (Feltrinelli, Milano, pp. 11-16), Umberto Galimberti cos\u00ec si esprimeva: \u00c8 forse tempo che la psicologia incominci<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30180,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[55],"tags":[199,230],"class_list":["post-25732","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia","tag-metafisica","tag-psicologia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-psicologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25732","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25732"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25732\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30180"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25732"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25732"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25732"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}