{"id":25727,"date":"2018-07-07T10:25:00","date_gmt":"2018-07-07T10:25:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/07\/07\/il-comandante-che-ammaina-la-bandiera-va-fucilato\/"},"modified":"2018-07-07T10:25:00","modified_gmt":"2018-07-07T10:25:00","slug":"il-comandante-che-ammaina-la-bandiera-va-fucilato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/07\/07\/il-comandante-che-ammaina-la-bandiera-va-fucilato\/","title":{"rendered":"Il comandante che ammaina la bandiera va fucilato"},"content":{"rendered":"<p>Il buonismo \u00e8 l&#8217;abito mentale dei pusillanimi, se non dei traditori. Per buonismo si concede il perdono a chi viene meno al proprio dovere, mettendo in pericolo tanti altri. Per buonismo si chiuse un occhio sulla resa vergognosa degli ammiragli: dell&#8217;ammiraglio Gino Pavesi, che consegn\u00f2 agli invasori angloamericani la fortezza di Pantelleria senza aver sostenuto un minuto di combattimento; dell&#8217;ammiraglio Priamo Leonardi, comandante della piazza di Augusta, che si arrese a sua volta coi potenti cannoni ancora intatti. Intercettato dai britannici, Leonardi aveva detto: <em>Ho pensato di sparire in borghese. Alla fine se tutti gli altri se ne vanno non si vede perch\u00e9 non dovrebbe fuggire anche l&#8217;ammiraglio&#8230; Perch\u00e9 mai dovrei rimanere? Non sar\u00f2 mica cos\u00ec fesso? Diamocela tutti a gambe.<\/em> Alla fine della guerra, questo cuor di leone ebbe anche la medaglia d&#8217;argento al valor militare e una grossa promozione Ma s\u00ec, perch\u00e9 processare generali e ammiragli che si arrendono senza combattere? Un processo getterebbe il discredito su tutti, mentre i sistemi politici, specie se nuovi, hanno bisogno di legittimarsi: pertanto hanno bisogno di eroi, anche solo immaginari, anche solo sulla carta; non certo di traditori da processare e condannare.<\/p>\n<p>Ma a ad un vero soldato, lo spettacolo di una resa ignominiosa fa bollire il sangue nelle vene. Ai marinai italiani che si arresero a Malta, nel 1943, doveva bollire il sangue, vedendo che i loro comandanti li avevano condotti verso il nemico non per affrontare l&#8217;ultima battaglia, e perire con le bandiere al vento, cercando di difendere la patria, ma per consegnarsi senza sparare un solo colpo, come se tre anni di guerra fossero stati tutti uno scherzo, e tanti bravi camerati fossero morti per nulla. Sentimenti analoghi dovevano aver provato i marinai tedeschi quando, nel 1919, la loro flotta and\u00f2 a consegnarsi ai britannici, nella base di Scapa Flow, nelle isole Orcadi. Con la differenza che, al momento di consegnare materialmente le navi, i comandanti tedeschi preferirono autoaffondarle, mentre gli italiani non ci pensarono neppure. Ognuno ha il proprio concetto dell&#8217;onore, ma una cosa \u00e8 certa: le navi da guerra sono fatte per combattere e per difendere la patria; se si arrendono senza lotta, vengono meno alla loro ragion d&#8217;essere. Una flotta ha valore se i suoi capi sono decisi a battersi fino all&#8217;ultimo; se no, \u00e8 solo un insieme di manufatti galleggianti, prodotti dell&#8217;industria che si possono vendere o comprare, costruire o demolire, come una merce qualsiasi. Quel che tiene insieme una flotta, un esercito, \u00e8 l&#8217;ideale: qualcosa che non si vede, non si tocca, che non ha prezzo, che non risponde alla logica mercantile.<\/p>\n<p>Nel bel romanzo di Ernst Wiechert, <em>La vita semplice<\/em> (titolo originale: <em>Das einfache Leben<\/em>, 1939; tradizione di Lavinia Mazzucchetti, 1970, p. 183) il protagonista, Tommaso, un ex ufficiale di marina che ha comandato una nave nella Prima guerra mondiale, dice pacatamente, parlando con suo figlio, molti anni dopo la fine del conflitto: <em>Un comandante di squadra che ammina la bandiera merita il tribunale di guerra e la fucilazione. il semplice marinaio come il comandante, capisci? Noi abbiamo tutti meritato il tribunale di guerra, tranne quelli che non sono tornati<\/em>. E Wiechert \u00e8 un pacifista, un uomo che ha fatto la guerra e ha imparato che la vita non \u00e8 fatta per odiare; uno che finir\u00e0 in un campo di concentramento per essersi opposto al nazismo. Pure, anche per lui, l&#8217;onore militare non \u00e8 oggetto di transazioni: <em>Un comandante di squadra che ammina la bandiera merita il tribunale di guerra e la fucilazione.<\/em> \u00c8 semplice, lo capirebbe anche un bambino. Le piazzeforti sono fatte per resistere, le navi sono fatte per combattere, i comandanti sono fatti per condurre i loro uomini e i loro mezzi contro il nemico, non per ammainare la bandiera senza aver combattuto. Se lo fanno, tradiscono; e se qualcuno li assolve, o addirittura li decora, quel qualcuno ha, a sua volta, qualcosa da nascondere. Una menzogna sorregge l&#8217;altra: e cos\u00ec si costruisce un mondo di bugie, dove il vero \u00e8 falso, e la menzogna diventa verit\u00e0; ma solo a parole. Ebbene, una cosa del tutto simile \u00e8 accaduta in un altro esercito, un esercito spirituale: la Chiesa cattolica. I comandanti si sono arresi al nemico, senza aver combattuto; e altri comandanti li hanno lodati e decorati.<\/p>\n<p>Sappiamo benissimo che il paragone non piacer\u00e0 a molte persone, proprio perch\u00e9 si regge su un assunto che, oggi, non piace: ammettere che siamo in guerra. Che il mondo \u00e8 in guerra, che lo \u00e8 sempre stato e sempre lo sar\u00e0: l&#8217;eterna guerra fra il bene e il male. E che un credente dovrebbe saperlo e dovrebbe regolarsi di conseguenza. Questo assunto non piace &#8211; anche se i nostri nonni lo conoscevano e lo accettavano sin da bambini, come cosa perfettamente logica e naturale, nonch\u00e9 come parte integrante della religione cristiana &#8211; per la semplicissima ragione che implica la necessit\u00e0 di schierarsi e di combattere, da una parte o dall&#8217;altra; implica l&#8217;impossibilit\u00e0 di restare a guardare, neutrali. E non solo perch\u00e9 combattere \u00e8 faticoso; ma soprattutto perch\u00e9 la cultura moderna ha elaborato un sofisma, ormai quasi universalmente preso per buono, al fine di risparmiarsi le fatiche e i pericoli: negare che sia possibile distinguere il male dal bene. La radice del relativismo \u00e8 qui, nella pigrizia etica prima ancora che in quella intellettuale. Si fa leva sul ricatto: nessuno deve ritenersi migliore di qualcun altro; dunque, se distinguere il bene dal male \u00e8 cosa difficilissima, quasi impossibile, perch\u00e9 ciascuno ha la sua idea di cosa siano il bene e il male, ne consegue che nessuno pu\u00f2 pretendere di schierarsi, meno ancora di combattere. Per schierarsi, bisogna scegliere; e per scegliere si deve giudicare: ma giudicare, l\u00e0 dove nessuno pu\u00f2 ergersi a giudice, sarebbe un antipatico atto di presunzione. <em>Vuoi forse montare in cattedra?<\/em>, direbbero tutti gli altri; o, quanto meno, lo penserebbero. Cos\u00ec, nessuno giudica, perch\u00e9 nessuno vuol essere accusato di montare in cattedra. E tutti si crogiolano nel relativismo, e lo tirano in su o in gi\u00f9, come una coperta, perch\u00e9 il relativismo \u00e8 la pi\u00f9 comoda delle filosofie: si adatta a chiunque e va bene per tutte le stagioni. Inoltre, conferma il dogma dell&#8217;egualitarismo, e sia pure al ribasso: nessuno ha la verit\u00e0 in tasca, dunque siamo tutti uguali. Anche se siamo uguali nell&#8217;ignoranza e nell&#8217;impotenza. Ma se siamo tutti ignoranti e impotenti, ecco che la cosa prende un aspetto non troppo sgradevole: mal comune, mezzo gaudio. E la societ\u00e0 moderna, che \u00e8 popolata di mezzi uomini, soddisfatti delle mezze verit\u00e0 e propensi alle mezze misure, trova il suo punto di equilibrio, la sua <em>clavis unversalis<\/em>, che le permette di continuare a esistere, nonostante il fatto fisico e incontrovertibile che nessun equilibrio \u00e8 possibile sulla base del relativismo. Da ci\u00f2 un&#8217;altra conseguenza, della quale, in fondo, tutti sono pi\u00f9 o meno coscienti, ma che nessuno ammetterebbe in maniera franca ed esplicita: che la societ\u00e0 moderna \u00e8 una societ\u00e0 di morti. Solo dei cadaveri ambulanti possono vivere sulla base di una menzogna cos\u00ec grossa: che nessuno pu\u00f2 conoscere la verit\u00e0 per non offendere la suscettibilit\u00e0 altrui; eppure, questa menzogna \u00e8 stata tacitamente istituzionalizzata, e ormai quasi nessuno osa pi\u00f9 contraddirla. I pochi che lo fanno, vengono guardati come degli alieni, come delle persone che sono nate nel secolo o nel millennio sbagliato: delle creature strane, improbabili, che non dovrebbero pi\u00f9 esistere, dei relitti del passato, degli scherzi della natura, come l&#8217;ornitorinco, che sembra fatto con i pezzi di animali diversi.<\/p>\n<p>E oltre alla pigrizia e alla vigliaccheria, un terzo elemento si \u00e8 diffuso nella mentalit\u00e0 odierna: un misto di utilitarismo, cinismo e mancanza di senso dell&#8217;onore. Per molte persone, il concetto dell&#8217;onore ha perso qualsiasi significato: si ammaina una bandiera, quando ci\u00f2 fa comodo, perch\u00e9 la bandiera \u00e8 solo un pezzo di stoffa, e non vale alcun sacrificio, tanto meno il sacrificio della vita. Essendo prive di onore, queste persone non arrivano nemmeno a capire che qualcuno possa ritenerlo un bene talmente inestimabile, da venire prima tutto il resto; per loro, chi agisce in base a un tale principio \u00e8 un povero pazzo, un pietoso don Chisciotte. L&#8217;idea stessa che la cultura moderna ha di don Chisciotte \u00e8 determinata dalla scomparsa del senso dell&#8217;onore. In una societ\u00e0 dove \u00e8 normale desiderare la donna o la posizione del proprio &quot;migliore&quot; amico, o persino del proprio fratello o del proprio padre, a chi importano pi\u00f9 le considerazioni che hanno a che fare con l&#8217;onore? L&#8217;onore non frutta denaro, n\u00e9 carriera, n\u00e9 alcun tipo di vantaggio; esso nasce da una visione molto seria e responsabile della vita, dove ciascuno si prende le sue responsabilit\u00e0: ma tutto questo sembra appartenere irrimediabilmente al passato, come le vecchie fotografie ingiallite nell&#8217;armadio della nonna. Oggi nessuno pare disposto a morire per una bandiera, per un ideale; nessuno si considera legato da una promessa. Ci si prende, ci si lascia, ci si usa, materialmente o moralmente: ma l&#8217;unit\u00e0 di misura resta sempre e solo il proprio io, la propria gratificazione o la propria convenienza. E siccome sembra che lo facciano tutti (in realt\u00e0 non \u00e8 cos\u00ec, ma i mezzi di comunicazione di massa e la cultura <em>mainstream<\/em> diffondono questa impressione), nessuno pare trovarci qualcosa di strano, di sconveniente, d&#8217;immorale.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8, nel romanzo di Paul Bowles <em>Lascia che accada<\/em>, un dialogo nel quale questo concetto viene espresso con forza da una donna, Daisy, che ha appena tradito suo marito con un semi sconosciuto, non sa nemmeno lei perch\u00e9, e subito dopo si abbandona a queste malinconiche riflessioni (titolo originale: <em>Let It Came Down<\/em>, Random House, 1952; traduzione di Domenico De Gregorio, Milano, Sugar Editore, 1957, pp. 289-90):<\/p>\n<p><em>&quot;Siamo tutti dei mostri&quot; disse Daisy con slancio. &quot;Questa \u00e8 l&#8217;et\u00e0 dei mostri. Perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec tremenda la storia della donna e dei lupi? Tu la conosci: una donna che attraversa la tundra con una slitta piena di bambini, mentre i lupi la inseguono; ed essa butta loro un bambino dopo l&#8217;altro per placare le belve. Tutti la ritenevano orribile cent&#8217;anni fa. Ma oggi \u00e8 assai pi\u00f9 terribile. Molto di pi\u00f9. Perch\u00e9 allora era una cosa inverosimile e remota, ed oggi, \u00e8 entrata nel regno del possibile. \u00c8 una storia tremenda non perch\u00e9 la donna \u00e8 un mostro. Niente affatto. Ma perch\u00e9 quello che essa fece per salvare se stessa \u00e8 esattamene quello che tutti faremmo. \u00c8 tremendo perch\u00e9 \u00e8 disperatamente vero. Io lo farei, tu lo faresti, tutti quelli che conosco lo farebbero. Non \u00e8 cos\u00ec?&quot; (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Conosci qualcuno che non lo farebbe? (&#8230;) Di&#8217;, lo conosci?&quot; insist\u00e9, e nelle sue parole vi era una invocazione disperata. Come se, nel caso che egli avesse potuto rispondere &quot;S\u00ec&quot;, il suono di questa parola avesse potuto darle un po&#8217; di pace. Se avesse risposto: &quot;S\u00ec, una tale persona esiste&quot;, essa forse si sarebbe sentita confortata. Il mondo, quel posto lontanissimo, sarebbe nuovamente divenuto impossibile ed abitabile<\/em>.<\/p>\n<p>Il passaggio chiave, in questa riflessione, \u00e8, secondo noi, l&#8217;espressione <em>il mondo, quel posto lontanissimo.<\/em> Chi ha perso il senso dell&#8217;onore, chi ha rinunciato alla verit\u00e0, chi lascia che le cose accadano, perch\u00e9 non si sente capace, n\u00e9 in diritto, di fare delle scelte precise e responsabili, vive nel mondo come se fosse un posto lontanissimo, cio\u00e8 vive in esilio, alienato dalla realt\u00e0. Il che si mescola ad un senso illusorio di leggerezza, di potenza, quasi di euforia: queste persone ondeggiano fra gli estremi del delirio di onnipotenza e la depressione cronica o intermittente. Daisy, la donna che parla in quel modo, ha appena &quot;lasciato che accadesse&quot; un grottesco rapporto sessuale, fra piatti e pietanze rovesciati, con un giovane al quale aveva offerto della droga, e che, sconvolto da quella sostanza, cui non \u00e8 abituato, le si era avventato sopra senza nemmeno rendersi conto di quel che faceva, e si \u00e8 poi subito addormentato: in un certo senso, hanno fatto all&#8217;amore senza essere neppure coscienti, punto estremo della solitudine e dell&#8217;alienazione cui si pu\u00f2 giungere. Infatti, vivere senza il senso dell&#8217;onore, senza il desiderio della verit\u00e0 e senza l&#8217;autonomia per fare ci\u00f2 che \u00e8 giusto e non semplicemente ci\u00f2 che si ha voglia di fare, o ci\u00f2 che fan tutti, implica una vita sospesa nel vuoto, non solo perennemente precaria, ma anche molto infelice. L&#8217;suo di droghe e l&#8217;abuso di alcolici, caratteristico dei personaggi di Bowles, ma anche di tanti uomini e donne di oggi, si spiega con questa infelicit\u00e0 di fondo, che il narcisismo e l&#8217;esibizionismo sempre pi\u00f9 diffusi non riescono a mascherare, anzi, rivelano con evidenza ancora pi\u00f9 netta e impietosa.<\/p>\n<p>E ora torniamo al discorso sulla religione cattolica. Il credente &quot;moderno&quot; \u00e8 uno strano personaggio, che ha perso la fede, ma per nulla al mondo lo confesserebbe: e perch\u00e9 dovrebbe, visto che Dio non esiste e che niente e nessuno meritano fiducia e fedelt\u00e0? Col cadavere insepolto della sua fede sulla coscienza, egli si industria di costruire una religione su misura per le sue necessit\u00e0, dove si parla molto, moltissimo, dei valori umani, della solidariet\u00e0, dell&#8217;accoglienza, della misericordia, e si tace del tutto sul mistero dell&#8217;eternit\u00e0. Se questa operazione viene fatta dal clero, sotto lo sprone di un ordine colto, ma irreligioso, o post-religioso, come i gesuiti, il risultato \u00e8 che il comune fedele non dubita di essere ancora sulla retta via, mentre di fatto si muove in un inferno popolato di anime perse, di morti viventi. La sua chiesa \u00e8 una chiesa morta, una finzione tragica e grottesca, dove si recita la parodia del sacro. I comandanti, per\u00f2, non hanno scusanti, perch\u00e9 hanno ammainato la bandiera in piena coscienza. Perci\u00f2, come gli ammiragli traditori andrebbero semplicemente fucilati.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il buonismo \u00e8 l&#8217;abito mentale dei pusillanimi, se non dei traditori. 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