{"id":25721,"date":"2022-10-08T07:25:00","date_gmt":"2022-10-08T07:25:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/10\/08\/ilcaso-mattiussi-si-deve-cercare-la-verita-trovata\/"},"modified":"2022-10-08T07:25:00","modified_gmt":"2022-10-08T07:25:00","slug":"ilcaso-mattiussi-si-deve-cercare-la-verita-trovata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/10\/08\/ilcaso-mattiussi-si-deve-cercare-la-verita-trovata\/","title":{"rendered":"Il&#8217;caso&#8217; Mattiussi: si deve cercare la verit\u00e0 trovata?"},"content":{"rendered":"<p>Si deve sempre cercare la verit\u00e0? Anche quando la verit\u00e0 \u00e8 stata trovata, anche quando essa \u00e8 un possesso attuale? La verit\u00e0 \u00e8 sempre e solo ricerca e mai possesso, mai luce che brilla definitiva sull&#8217;orizzonte delle cose umane? E il filosofo, chi \u00e8 il filosofo? Uno che cerca sempre e non trova mai? E il teologo? Uno che corre, corre, ma per quanto corra, rimane sempre al di qua della meta? Condannato dalla stessa condizione umana a veder la meta di lontano, a sospirarla senza mai raggiungerla?<\/p>\n<p>Nel riportare, criticandolo o quantomeno mostrandone la supposta intrinseca limitatezza, il pensiero filosofico di Guido Mattiussi (autore, fra l&#8217;altro, di opere come <em>Il veleno kantiano<\/em> e <em>Le ventiquattro tesi tomiste<\/em>, cos\u00ec si esprimeva lo studioso Giovanbattista Casanova nella sua relazione tenuta a Cividale del Friuli nel dicembre 1970 (G. Casanova, <em>L&#8217;antimodernismo di G. Mattiussi<\/em>, in: <em>La filosofia friulana e giuliana nel contesto della cultura italiana<\/em>, su: <em>Atti del primo congresso regionale ecc.<\/em>, a cura del circolo filosofico &quot;Paolo Veneto&quot;, Udine, Arti Grafiche Friulane, 1972, pp. 199-201):<\/p>\n<p><em>\u00abChe differenza c&#8217;\u00e8 fra gli assertori di queste stranezze e i razionalisti che negano la possibilit\u00e0 del soprannaturale [Mattiussi sta parlando de &quot;L&#8217;\u00c9vangile et l&#8217;\u00c8glise&quot; di A. Loisy]&#8230; Davvero non la critica a ci\u00f2 li conduce, ma un postulato falsissimo&#8230; Furono perci\u00f2 bugiarde lacrime di coccodrillo quelle che sparsero gli antipapi di Roma (fra cui il Buonajuti), lamentandosi che nell&#8217;enciclica (la &quot;Pascendi&quot;) si ponesse la filosofia qual fondamento delle loro idee\u00bb (&quot;Arm. della Fede&quot;, estratto &quot;Modernismo dannato&quot;, p. 23). Con questo giudizio, espresso dopo la condanna di Loisy, egli dava il via a quel comodo metodo che per decenni serv\u00ec a scaricarsi, in nome del dogma, dello scomodo lavoro di ristudiare le fonti. Per Mattiussi si tratta di cosa certissima: \u00ab&#8230; gli avversari nostri da una esiziale filosofia furono pervertiti, e questo fece vedere loro la storia tutta a rovescio del vero&#8230;\u00bb (ib. p. 26 ). Cio\u00e8 non sarebbe stata la storia, ma la filosofia a farli errare. D&#8217;altra pare nell&#8217;Apologia (p. 256) aveva detto che per il cattolico \u00ab\u00e8 bestemmia ed apostasia riguardare la storia come regola di fede\u00bb. Con queste parole egli si riferiva pi\u00f9 alla storiografia che alla storia, altrimenti avrebbe dovuto escludere la rivelazione stessa come regola di fede: non \u00e8 essa forse un intervento storico divino o meglio un intervento di Dio nella storia? Questo problema \u00e8 ancor oggi insoluto, ma almeno viene studiato a fondo, mentre il Mattiussi sembra non accorgesi della sua estrema gravit\u00e0. Per lui la fede \u00e8 un possesso ormai sicuro e non crede necessario di arrischiare questo possesso per andare incontro ai non credenti o ai dubbi dei credenti (che egli esclude come peccati mortali secondo la dottrina della grazia (cfr. &quot;Fede e mente moderna&quot;, in &quot;Rivista di Filosofia Neoscolastica&quot;, 1918, n. 405 sgg.).<\/em><\/p>\n<p><em>Con questa mentalit\u00e0 egli si trova pi\u00f9 a suo agio nel combattere l&#8217;aspetto speculativo del modernismo: il relativismo dogmatico, l&#8217;immanentismo religioso.<\/em><\/p>\n<p><em>Contro il primo, condiviso sia da Loisy che da Tyrrell, parla a pi\u00f9 riprese. Ne riassume oggettivamente il pensiero prima di criticarlo. Per es. in &quot;Dogma immutabile&quot; (in &quot;Scuola Cattolica, 1903, p. 205 sgg.) formula questo errore &quot;gunteriamo&quot; come segue: \u00abl&#8217;espressione dogmatica che ci d\u00e0 la Chiesa \u00e8 relativamente vera, perch\u00e9 secondo le idee correnti e il linguaggio usato non si pu\u00f2 aver niente di meglio\u00bb. In questa relativizzazione egli ravvisa senza difficolt\u00e0 un effetto del volontarismo che riduce il vero al bene, perch\u00e9 ha perso il senso della verit\u00e0 e dell&#8217;essere sotto l&#8217;influsso del &quot;veleno kantiano&quot;. Basta ristabilire l&#8217;ordine naturale della conoscenza (in base alla scolastica) per rendersi conto che il dogma, come ogni verit\u00e0, \u00e8 immutabile. Ed egli intende questa immutabilit\u00e0 valida anche per la formulazione del dogma giungendo a un grado di fissismo rimasto insuperato anche in campo cattolico. Naturalmente parte dal presupposto che i dogmi siano fin dall&#8217;inizio &quot;veri&quot; nel senso assoluto da lui dato a questo termine: \u00abse una dottrina qualsiasi \u00e8 costretta a mutare le sue asserzioni o a mutarne il senso in guisa non conoscere pi\u00f9 come esatto ci\u00f2 che prima aveva ammesso, evidentemente deve confessare che prima non solamente ignorava quel che ora sa, ma che di fatto errava\u00bb (ibid. p. 245). I modernisti quindi \u00aberrerebbero ancorch\u00e9 si trattasse d&#8217;una filosofia puramente naturale; vanno infinitamente lungi dal vero, trattandosi d&#8217;una scienza sacra, ove tutto quello che \u00e8 acquistato si ripone come un tesoro nel santuario e l&#8217;autorit\u00e0 veglia affinch\u00e9 nessuno vi tocchi\u00bb (ib. p. 253). Ammette nel dogma soltanto quello sviluppo che ne perfeziona le formule senza contraddire minimamente al contenuto e anche qui ne limita al massimo le possibilit\u00e0 per l&#8217;avvenire: \u00ab&#8230; riguardo alla persona di Nostro Signore poco o nulla aspettiamo di nuovi insegnamenti. Crediamo che tutto il progresso da desiderare consista in una pi\u00f9 concorde adesione alla perfetta dottrina dell&#8217;Aquinate nel magnifico suo trattato dell&#8217;Incarnazione, e altrettanto crediamo per tutto ci\u00f2 che riguarda Iddio Uno e Trino e la natura angelica e la composizione dell&#8217;umana natura e l&#8217;essenza della grazia e il fine dell&#8217;uomo e la divina Eucaristia\u00bb (ib. p. 441).<\/em><\/p>\n<p><em>Con questa presa di posizione cos\u00ec estrema e cos\u00ec logica basata sul concetto scolastico della verit\u00e0 e del suo rapporto colla lingua stessa, il nostro Autore crede di eliminare non solo il modernismo del suo tempo, ma anche quello futuro e crede di poter escludere nella Chiesa, fissata dogmaticamente e concretamente infallibile nella sua gerarchia, qualunque cambiamento notevole.<\/em><\/p>\n<p>Incredibile ma vero, l&#8217;autore di questa critica non pare affatto rendersi conto (e siamo nel 1970, pi\u00f9 cinquanta anni fa: oggi, nel clima della Chiesa di Bergoglio, farebbe la figura del timido e quasi del conservatore) che tutto ci\u00f2 che egli &quot;rimprovera&quot; al padre Mattiussi, o che gli addebita come un <em>comodo metodo che per decenni serv\u00ec a scaricarsi, in nome del dogma, dello scomodo lavoro di ristudiare le fonti<\/em>, \u00e8 al contrario, un&#8217;involontaria attestazione della giustezza di quel metodo e del valore di quella posizione intellettuale. Perch\u00e9, c&#8217;\u00e8 poco da fare, si possono ristudiare le fonti quanto si vuole, ma se tale studio ha per obiettivo una revisione, o comunque una ridefinizione, del dogma, allora bisogna concludere che il dogma se ne va a rimorchio degli studi storico-critici. Vale a dire che il dogma non \u00e8 affatto un dogma, ossia una verit\u00e0 certa e definitiva di origine soprannaturale, bens\u00ec una verit\u00e0 provvisoria e sempre mutevole, destinata a subire continue evoluzioni mano a mano che gli studi cambiano la prospettiva. Eppure si tratta pur sempre di studi storici e di prospettiva storica; mentre la base del dogma non \u00e8 storica, ma divinamente rivelata; o, se si preferisce restare sul terreno della filosofia naturale, la verit\u00e0 \u00e8 la verit\u00e0, e alla verit\u00e0 nulla si pu\u00f2 aggiungere e nulla si pu\u00f2 togliere, <em>per la contradizion che nol consente<\/em>, come direbbe il padre Dante.<\/p>\n<p>Ma, obiettano tutti quelli che la pensano come lui, e che oggi sono senza dubbio la maggioranza dei teologi e degli stessi cattolici (educati, questi ultimi, da siffatti teologi modernisti), <em>la rivelazione stessa<\/em> \u00e8 <em>un intervento storico divino o meglio un intervento di Dio nella storia<\/em>; e dunque, ne concludono avventatamente, \u00e8 giusto applicare anche ad essa il metodo storico-critico, esattamente come per qualsiasi altro fatto della storia. Niente affatto. La Rivelazione \u00e8, s\u00ec, <em>un intervento di Dio nella storia<\/em>, ma proprio perch\u00e9 intervento di Dio, che \u00e8 al di sopra della storia, perch\u00e9 \u00e8 il padrone della storia, non la si pu\u00f2 riguardare alla stregua di qualunque altro evento storico: perch\u00e9 gli eventi storici sono fatti dall&#8217;uomo (almeno come cause seconde), mentre la Rivelazione \u00e8 Dio stesso che si mostra agli uomini, e si mostra nella maniera pi\u00f9 radicale: mediante l&#8217;Incarnazione del Verbo, la sua Morte e Risurrezione. Dunque, essa \u00e8 un fatto che irrompe <em>nella<\/em> storia, ma che non appartiene all&#8217;ordine di cose storico; e pertanto \u00e8 assurdo pretendere di sottoporla al procedimento storico, che \u00e8 quello di ristudiare continuamente il proprio oggetto, sino a modificare, talvolta in maniera impressionante, il dato iniziale. Se cos\u00ec fosse, bisognerebbe avere il coraggio di dire chiaro e tondo che la fede cattolica si basa su un fatto storico che, come tale, \u00e8 in continuo divenire e continuamente revisionabile, sicch\u00e9 quel che credono i cattolici oggi non pu\u00f2 essere lo stesso di quel che credevano ieri, n\u00e9 di ci\u00f2 che crederanno domani. Nel qual caso \u00e8 evidente che non ci troveremmo di fronte a una verit\u00e0 assoluta di ordine soprannaturale, ma di fronte a una verit\u00e0 storica, e perci\u00f2 umana: dunque non di fronte alla sola vera religione (quella di Colui che dice: <em>Io sono la via, la verit\u00e0 e la vita<\/em>), ma di fronte ad una costruzione umana, modificabile, estensibile o restringibile; a qualcosa di perituro, cos\u00ec come deperiscono e scompaiono, prima o dopo, tutte le cose umane, senza eccezione alcuna.<\/p>\n<p>Ma poich\u00e9 essi non hanno questo coraggio, o meglio questa franchezza; poich\u00e9 preferiscono agire celando le loro vere intenzioni e fingendo d&#8217;ignorare dove inevitabilmente li porteranno le loro fallaci premesse, con danno gravissimo e somma confusione sia delle menti che delle anime, ecco che insistono a darsi l&#8217;aria di chi cerca umilmente la verit\u00e0; e necessariamente devono far passare le menti limpide e le anime rette, come il padre Mattiussi, quali esponenti di un modo di credere arretrato, ingenuo, che non vuole confrontarsi con la complessit\u00e0 della cultura moderna ed elimina i problemi di fede fingendo di non vederli.<\/p>\n<p>Che altro significa, se no, affermare che, per Guido Mattiussi, <em>la fede \u00e8 un possesso ormai sicuro e non crede necessario di arrischiare questo possesso per andare incontro ai non credenti o ai dubbi dei credenti<\/em>, se non che per vivere la fede e professare la dottrina cattolica bisogna essere pieni di dubbi e bisogna inoltre &quot;andare incontro&quot; ai non credenti, inseguendoli sul loro stesso terreno? Questa \u00e8 esattamente la strada intrapresa dalla Chiesa dopo il Concilio Vaticano II, teorizzata da teologi come Karl Rahner e attuata da pastori come il cardinale Martini: con quali risultati, lo abbiamo visto e lo stiamo tuttora vedendo, tutti i giorni. Ogni volta che il cristiano, per &quot;dialogare&quot; con il mondo moderno, assume la mentalit\u00e0 dell&#8217;uomo moderno, vale a dire lo storicismo, il relativismo, l&#8217;umanismo integrale, non accade mai che porti verso la verit\u00e0 e verso la fede il non credente, bens\u00ec accade che lui stesso, prima o poi, viene portato lungi dalla verit\u00e0 e dalla fede. Ed \u00e8 perfettamente logico che sia cos\u00ec, e quelli come padre Mattiussi lo avevano capito: poich\u00e9 accettare quel terreno, cio\u00e8 accettare di porre la fede nell&#8217;Assoluto sul piano del relativo, confondendo i veri termini della relazione (\u00e8 l&#8217;Assoluto che deve permeare di s\u00e9 il contingente, non viceversa) equivale infallibilmente a svendere la fede, a prezzi fallimentari, sull&#8217;altare degli idoli moderni: la storia, la scienza, la critica.<\/p>\n<p><em>Basta ristabilire l&#8217;ordine naturale della conoscenza (in base alla scolastica) per rendersi conto che il dogma, come ogni verit\u00e0, \u00e8 immutabile<\/em>, dice padre Mattiussi; e la cosa pare al cattolico &quot;adulto&quot;, e in genere al pensiero critico moderno, come terribilmente ingenua e del tutto anacronistica. Come se la questione della verit\u00e0 si ponesse in un&#8217;ottica temporale anzich\u00e9 perenne. \u00c8 per questo che la frecciata contro la scolastica ha un suono falso: non si tratta della scolastica e neppure del tomismo, si tratta di riconoscere se la verit\u00e0 \u00e8 davvero tale, e quindi, per definizione, immutabile, oppure no. Questa \u00e8 la vera posta in gioco, e non altra.<\/p>\n<p>Mattiussi <em>parte dal presupposto che i dogmi siano fin dall&#8217;inizio &quot;veri&quot; nel senso assoluto da lui dato a questo termine<\/em>. Nossignori, non confondiamo le carte: non c&#8217;\u00e8 un senso particolare che questo o quell&#8217;altro possano dare alla parola &quot;dogma&quot;. Il dogma \u00e8 l&#8217;affermazione di una verit\u00e0 assoluta e totale, per chiunque e in qualsiasi tempo; non c&#8217;\u00e8 un altro significato. Pertanto, dire che padre Mattiussi <em>ammette nel dogma soltanto quello sviluppo che ne perfeziona le formule senza contraddire minimamente al contenuto e anche qui ne limita al massimo le possibilit\u00e0 per l&#8217;avvenire<\/em>, significa soltanto riconoscere che, in un momento nel quale molti stavano perdendo la bussola, egli continu\u00f2 a veder chiaro e a stare saldo nella vera dottrina cattolica: che non \u00e8 un frutto della storia, cio\u00e8 degli uomini, ma della Rivelazione assoluta.<\/p>\n<p>S\u00ec, obiettano a questo punto i modernisti e i neo-modernisti che oggi, infiltrandosi a poco a poco nel corso dei decenni, e poi facendo impeto e conquistando i vertici della Chiesa col Concilio Vaticano II; per\u00f2 se la Rivelazione \u00e8 assoluta, non lo sono coloro che l&#8217;hanno ricevuta, cio\u00e8 gli uomini, e dunque \u00e8 logico e necessario che essi, nello sforzo di comprenderla e (come \u00e8 venuto di moda dire, proprio col Concilio) <em>approfondirla<\/em>, giungano a scoprire nuovi aspetti di essa. Sicch\u00e9, al contrario di ci\u00f2 che diceva padre Mattiussi, una dottrina costretta <em>a mutare le sue asserzioni o a mutarne il senso in guisa non conoscere pi\u00f9 come esatto ci\u00f2 che prima aveva ammesso<\/em>, NON deve <em>confessare che prima non solamente ignorava quel che ora sa, ma che di fatto errava<\/em>, bens\u00ec, con incredibile faccia tosta, affermare di aver sempre detto il vero, sia prima che poi. E tanto peggio per la logica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si deve sempre cercare la verit\u00e0? Anche quando la verit\u00e0 \u00e8 stata trovata, anche quando essa \u00e8 un possesso attuale? 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