{"id":25717,"date":"2008-03-22T02:49:00","date_gmt":"2008-03-22T02:49:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/03\/22\/un-film-al-giorno-il-cappotto-di-alberto-lattuada-1952\/"},"modified":"2008-03-22T02:49:00","modified_gmt":"2008-03-22T02:49:00","slug":"un-film-al-giorno-il-cappotto-di-alberto-lattuada-1952","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/03\/22\/un-film-al-giorno-il-cappotto-di-alberto-lattuada-1952\/","title":{"rendered":"Un film al giorno: \u00abIl cappotto\u00bb di Alberto Lattuada (1952)"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 un&#8217;operazione possibile quella di trasportare la patetica vicenda dell&#8217;infelice impiegatuccio Akakij Akakievic dalla pagina scritta allo schermo cinematografico, dall&#8217;Ottocento al Novecento, da Pietrogrado a Pavia, senza snaturarla e, anzi, restituendole tutta la sua forza originaria, per un pubblico italiano moderno?<\/p>\n<p>Il regista Alberto Lattuada ci ha provato, nel 1952, dopo esseri fatto un nome nel filone neo-realista, specialmente con il film <em>Il bandito<\/em>, del 1946, accolto molto favorevolmente dalla critica e dal pubblico. Con la preziosa collaborazione del geniale Cesare Zavattini e con quella di Giorgio Prosperi, Girodano Corsi, Enzo Currel, Leonardo Sinisgalli e Luigi Malerba (allorch\u00e9 quest&#8217;ultimo non era ancora uno scrittore di successo), ha scritto una eccellente sceneggiatura che, nella trasposizione cinematografica del racconto di Nikolaj Gogol&#8217; e nell&#8217;ambientazione italiana, anzi padana, conserva dell&#8217;originale russo la cosa principale: il nucleo grottesco, graffiante e paradossale che fa substrato alla semplice vicenda esteriore.<\/p>\n<p>Crediamo che tutti la conoscano, almeno per grandi linee. Il protagonista \u00e8 un misero impiegato statale &#8211; Akakij Akakievic nel racconto di Gol; Carmine e Carmine nel film di Lattuada -, mite e rassegnato, oggetto di assoluto disprezzo dei suoi superiori, che sogna, come massima ambizione (anche sociale) di farsi confezionare un bel cappotto nuovo, con il quale affrontare il rigidoo inverno e, al tempo stesso, rendere il suo modesto aspetto fisico un po&#8217; pi\u00f9 presentabile, un po&#8217; pi\u00f9 decoroso. Intrecciata alla storia del cappotto vi \u00e8 poi il folle, improvviso desiderio di vedersi riconosciuto lo <em>status<\/em> di essere umano, di farsi notare nel bel mondo pietroburghese e di avere, per una volta nella sua vita misera e insignificante, gli sguardi amichevoli delle dame eleganti dell&#8217;alta societ\u00e0.<\/p>\n<p>La sconfitta del piccolo impiegato, per\u00f2, sar\u00e0 totale e irreparabile. Quasi a volerlo punire di aver osato sfidare, sia pure solo per un istante, le rigide convenzioni sociali e la rigida scala gerarchica, il destino lo spoglia in una sola notte di quanto egli ha pi\u00f9 caro al mondo: il prezioso cappotto che, con mille sacrificio, era riuscito ad acquistare. Nelle vie deserte della citt\u00e0 immersa nel sonno, mentre rientra a casa, il poveretto viene derubato di quel cappotto che compendiava tutti i suoi sogni di avanzamento sociale e, per di pi\u00f9, si busca una polmonite nella vana ricerca del bene perduto, vagando disperato nel gelo e nella neve. Dopo che anche un tentativo di ottenere aiuto dalle autorit\u00e0, sporgendo regolare denuncia, \u00e8 andato miseramente a vuoto, il disgraziato si mette a letto e muore in poche ore: di polmonite, ma anche &#8211; questa \u00e8 la netta sensazione di chi ha seguito le sue sfortunate vicende &#8211; di crepacuore.<\/p>\n<p>Crediamo di fare cosa utile al lettore, riportando una pagina del racconto di Gogol, nella quale si narra la disavventura dell&#8217;afflitto Akakij Akakievic, allorch\u00e9 questi si reca da un &quot;importante personaggio&quot; della burocrazia pietroburghese per sollecitare un intervento della polizia affinch\u00e9 vengano fatte delle ricerche intorno al cappotto rubato, e viene umiliato e respinto -per l&#8217;ennesima volta &#8211; dalla boria di chi si ritiene troppo in alto per per occuparsi di simili inezie di un comune mortale.<\/p>\n<p>La traduzione dal russo \u00e8 di Lorenzo Pacini e il racconto fa parte del volume <em>Taras Bulba; I racconti di Pietroburgo; Roma<\/em> dell&#8217;Istituto Geografico De Agostini di Novara, 1987, pp. 322-325:<\/p>\n<p><em>&quot;Alla vista dell&#8217;aria rassegnata di Akakij Akakievich e della sua vecchia uniforme, l&#8217;importante personaggio si rivolse di scatto verso di lui, chiedendogli:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abDesiderate?\u00bb, con una voce secca e tagliente che si era applicato a studiare, nel segreto della sua stanza, davanti allo specchio, gi\u00e0 una settimana prima di ricevere il posto che attualmente occupava e il rado di generale.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Akakij Akakievich, gi\u00e0 anticipatamente in preda alla solita timidezza rimase u po&#8217; confuso e si mise a spiegare, come meglio poteva, e come glielo permetteva la scioltezza della sua lingua, aggiungendo pi\u00f9 spesso del solito la particella &#8216;ecco&#8217;, che aveva un cappotto assolutamente nuovo e che, ecco, adesso gli era stato rubato nel modo pi\u00f9 inumano, e pertanto egli si rivolgeva all&#8217;importante personaggio per chiedere, ecco, la sua intercessione, perch\u00e9 si mettesse in contatto con il signor capo della polizia, o con qualcun altro, che gli ritrovasse il cappotto. Al generale, chiss\u00e0 perch\u00e9, quel modo di fare parve troppo familiare.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abMa voi, egregio signore &#8211; l&#8217;interruppe bruscamente -, ignorate forse la prassi burocratica? Dove credete di essere? Non sapete come si sbriga una poratica? Avreste dovuto per prima cosa consegnare la vostra domanda in cancelleria; la pratica sarebbe passata al capufficio, quindi al caporeparto che l&#8217;avrebbe consegnata al segretario e il segretario finalmente me l&#8217;avrebbe presentata&#8230;\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abMa, vostra eccellenza &#8211; cominci\u00f2 a dire Akaij Akakievich -, sforzandosi di chiamare a raccolta tutta la sua scarsa presenza di spirito, mentre sentiva il sudore scorrergli gi\u00f9 per la schiena,- io ho osato incomodare l&#8217;eccellenza vostra perch\u00e9 i segretari&#8230; ecco&#8230; sono gente di cui non ci si pu\u00f2 fidare&#8230;\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abCome, come, come?- l&#8217;interruppe l&#8217;importante personaggio. &#8211; Da dove vi viene un tale ardire? Dive avete preso queste idee? Che razza di spirito d&#8217;insubordinazione si \u00e8 sparso tra i giovani verso i loro capi e i loro superiori?\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Evidentemente l&#8217;importante personaggio non si era accorto che Akakij Akakievich aveva gi\u00e0 passato la cinquantina. Se lo si poteva ancora chiamare giovane, egli lo era solo in modo relativo, e cio\u00e8 relativamente a quelli che avevano settant&#8217;anni.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abSapete con chi parlate? Capite chi \u00e8 che vi sta davanti? Lo capite? Lo capite? Lo chiedo a voi.\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;A questo punto l&#8217;importante personaggio pest\u00f2 il piede per terra, portando la voce ad un tono cos\u00ec stridulo che avrebbe messo paura anche ad una persona pi\u00f9 coraggiosa di Akakij Akakievich. Il poveretto tramort\u00ec, barcoll\u00f2, si mise a tremare per tutto il corpo e non riusciva pi\u00f9 a tenersi in piedi: se gli uscieri non fossero accorsi a sorreggerlo sarebbe stramazzato sul pavimento; lo portarono fuori quasi esanime. L&#8217;importante personaggio, ben contento che l&#8217;effetto avesse superato ogni pi\u00f9 rosea previsione, e inebriato dall&#8217;idea che la sua parola poteva addirittura far perdere i sensi ad un uomo, gett\u00f2 uno sguardo sottecchi verso il suo amico per vedere quale fosse la sua impressione, e non senza soddisfazione osserv\u00f2 che l&#8217;amico aveva un aspetto molto confuso e cominciava quasi ad aver paura anche lui.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Akakij Akakievich non avrebbe saputo dire come avesse disceso le scale e fosse uscito per la strada. Non si sentiva pi\u00f9 n\u00e9 le gambe n\u00e9 le braccia. In vita sua non era mai stato strapazzato a quella maniera da un generale, e per giunta di un altro ufficio. Egli camminava a bocca aperta nella tormenta che sibilava per le strade, facendogli abbandonare il marciapiede; il vento, come accade di solito a Pietroburgo, gli soffiava contro da tutti e quattro i punti cardinali, da tutti i vicoli. In un attimo si busc\u00f2 un&#8217;angina, e arriv\u00f2 a casa che non aveva pi\u00f9 la forza di dire una parola, era diventato tutto gonfio e si mise subito a letto. Tale pu\u00f2 essere a volte la forza di una lavata di capo arrivata al momento giusto! Il giorno dopo aveva la febbre alta. Grazie alla generosa collaborazione del clima pietroburghese, la malattia ebbe un decorso pi\u00f9 rapido del previsto, tanto che quando il dottore si present\u00f2 al suo capezzale e gli tast\u00f2 il polso, non trov\u00f2 altro da fare se non prescrivere un impacco, e anche questo solo perch\u00e9 il malato non restasse del tutto privo del benefico soccorso della medicina; del resto subito dopo il dottore disse che ne aveva ancora per un giorni e mezzo. Dopo di che, rivolgendosi alla padrona di casa, aggiunse:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abE voi, nonnina, non state a perdere inutilmente il tempo: ordinategli subito una bara d&#8217;abete, perch\u00e9 una di quercia sarebbe troppo cara per lui.\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Se Akakij Akakievich avesse inteso queste parole per lui fatali, se gli avessero fatto una terribile impressione, se avesse allora rimpianto la sua misera vita, tutto ci\u00f2 \u00e8 rimasto ignoto in quanto egli era in preda alla febbre e al delirio. Delle visioni, una pi\u00f9 assurda dell&#8217;altra, gli si presentavano di continuo alla mente: ora gli appariva Petrovich, e lui gli ordinava di fargli un cappotto con delle tagliuole contro i ladri che vedeva di continuo sotto il letto, tanto che ogni momento chiamava la padrona di casa perch\u00e9 scacciasse un ladro che gli s&#8217;era infilato fin sotto le coperte; ora invece chiedeva perch\u00e9 la vecchia &#8216;vestaglia&#8217; gli stesse sempre appesa davanti, mentre lui aveva un cappotto nuovo; ora gli sembrava di trovarsi davanti al generale, ascoltando il meritato rimbrotto, e gli pareva di rispondere:\u00ab\u00c8 colpa mia vostra eccellenza!\u00bb. Infine, in altri momenti, cominciava a bestemmiare, e pronunciava certe parole cos\u00ec spaventose che la povera vecchietta, sua padrona di casa, che fin dalla nascita non aveva mai sentito da lui parole simili, si faceva il segno della croce tanto pi\u00f9 che quelle parole seguivano immediatamente l&#8217;appellativo &#8216;vostra eccellenza&#8217;. Poi egli si mise a farneticare in modo assolutamente privo di senso, dicendo cose del tutto incomprensibili; si poteva solo capire che quelle parole e quei pensieri slegati si aggiravano intorno a quello stesso, eterno cappotto.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E finalmente il povero Akakij Akakievich rese l&#8217;anima&#8230;&quot;<\/em><\/p>\n<p>Come protagonista della vicenda, Lattuada ha scelto un Renato Rascel che in quella occasione, per la prima e unica volta nella sua carriera di attore cinematografico, ha potuto mostrare di quali capacit\u00e0 espressive fosse dotato. Timido, goffo, impacciato, patetico, ma anche segretamente &quot;umiliato e offeso&quot; e, quindi, risentito nella sua disperata povert\u00e0 e impotenza, Rascel ha interpretato la parte del povero impiegato Carmine De Carmine (un cognome che rievoca il patronimico del suo &quot;collega&quot; russo di un secolo prima) in modo sobrio, intenso e perfetto, calandosi fino in fondo nella parte.<\/p>\n<p>Al tempo stesso, nella sua recitazione egli ha saputo sfruttare quella vena di comicit\u00e0 dolente e involontaria, con esiti grotteschi e, talvolta, surreali, che gli veniva dalla sua brillante carriera nell&#8217;avanspettacolo, unendo la vena drammatica e quella comica in una sintesi che, crediamo, sarebbe piaciuta al grande NikolaJ Gogol, uno dei maggiori scrittori russi dell&#8217;Ottocento e uno dei massimi scrittori della letteratura d&#8217;ogni tempo.<\/p>\n<p>E tutto il film di Lattuada si gioca fra questi due poli, il dramma e la farsa, con esiti visionari ed inquietanti che vanno ben oltre la poetica neo-realista e annunciano una vena del regista che si emancipa dai canoni culturali allora dominanti e cerca di aprirsi una sua strada originale, che avrebbe dato, in seguito, una serie film memorabili al nostro cinema.<\/p>\n<p>Non certo ultima componente della riuscita artistica de <em>Il cappotto<\/em> (anche se non grandissimo fu il successo commerciale), \u00e8 stata la scelta dell&#8217;ambientazione padana, in una Lombardia avvolta dalle brume; e, pi\u00f9 ancora, quella del bianco e nero, che esalta la fotografia, nitida e surreale al tempo stesso, specie nella memorabile scena del furto del cappotto, in una Pavia notturna resa quasi irriconoscibile dal taglio espressionistico delle inquadrature.<\/p>\n<p>Anche gli altri attori &#8211; Yvonne Sanson, Giulio Stival, Antonella Lualdi, Ettore G. Mattia, Giulio Cali, Loris Gizzi, Silvio Bagnolini, Claudio Ermelli, Dina Perbellini &#8211; sono all&#8217;altezza della situazione, pur svolgendo, sostanzialmente, dei ruoli di contorno, perch\u00e9 la figura del protagonista emerge possente nella sua patetica solitudine.<\/p>\n<p>La sequenza del funerale, poi, colpisce lo spettatore per la forza fantastica e quasi onirica di quei colpi di vento che frustano i presenti, vendetta postuma dell&#8217;infelice Carmine De Carmine, la cui anima offesa non riesce, evidentemente, a trovare pace se non sfogandosi in dispetti e capricci a danno dei suoi inconsapevoli, ma non incolpevoli, ex persecutori.<\/p>\n<p>Uno dei critici italiani pi\u00f9 noti, Paolo Mereghetti, ha cos\u00ec riassunto le qualit\u00e0 de <em>Il cappotto<\/em> nella sua valutazione critica della pellicola:<\/p>\n<p><em>&quot;(&#8230;) uno dei film pi\u00f9 riusciti di Lattuada che, liberatosi dell&#8217;influenza neorealista, rivela tutto il suo pessimismo venato di malinconia, ancor pi\u00f9 sottolineato dall&#8217;ironica descrizione del mondo in cui si muove De Carmine\/Rascel: i discorsi del sindaco, la seduta del consiglio comunale, i dialoghi surreali della burocrazia (\u00abChiami il cancelliere\u00bb. \u00ab\u00c8 morto\u00bb .\u00abMorto?\u00bb. \u00abLo sostituisca\u00bb.) Al successo del film contribu\u00ec non poco l&#8217;interpretazione di Renato Rascel, a volte attore mediocre, che invece qui oscilla magistralmente tra il patetico e il grottesco.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Alberto Lattuada, nato a Milano nel 1914 e che, ancora nel 1980 e nel 1986, ha donato al pubblico italiano due film importanti, come <em>La cicala<\/em> (con una superba Virna Lisi) e <em>Una spina nel cuore<\/em> (dal romanzo di Piero Chiara), \u00e8 stato un regista prolifico ma anche di buonissimo livello, segnando una lunga stagione del cinema italiano, che va dagli anni della seconda guerra mondiale fino al penultimo decennio del Novecento. Si \u00e8 spento tre anni fa, nel 2005.<\/p>\n<p>Non \u00e8 questa la sede per tracciare una sua biografia completa, chesi pu\u00f2 reperire, del resto, in qualsiasi enciclopedia del cinema italiano.<\/p>\n<p>Ci limitiamo, perci\u00f2, a riportare il sintetico ed efficace profilo che di lui traccia Gianni Rondolino nel <em>Dizionario Bolaffi del cinema italiano<\/em> (vol. 1, <em>I registi<\/em>, Torino, Giulio Bolaffi Editore, 1979, pp. 94-96):<\/p>\n<p><em>&quot;Figlio del musicista Felice Lattuada, si interess\u00f2 ben presto di problemi artistici e culturali e, ancora studente liceale, fece parte della redazione di<\/em> Camminare&#8230;<em>, un quindicinale d&#8217;avanguardia di tendenza antifascista. Iscritto alla facilit\u00e0 di architettura, si occup\u00f2 anche di pittura, letteratura, cinema e inizi\u00f2, con M. Ferrari e L. Comencini, quel reperimento di film d&#8217;archivio che diede origine alla Cineteca Italiana. Nel 1938 entr\u00f2 nella redazione di<\/em> Corrente <em>e nel 1940 fu aiuto-regista e sceneggiatore di<\/em> Piccolo mondo antico <em>di M. Soldati e l&#8217;anno seguente di<\/em> Sissignora <em>di F. M. Poggioli, Con<\/em> Giacomo l&#8217;idealista <em>(1942), tratto dall&#8217;omonimo romanzo di E. De Marchi, esord\u00ec nella regia, inserendosi nella corrente del &#8216;cinema calligrafico&#8217; che in quegli anni alcuni registi italiani svilupparono e approfondirono, in velata polemica col cinema fascista. Questo rifarsi alla letteratura in modi e forme cinematografiche di chiaro stampo al tempo stesso letterario e pittorico caratterizz\u00f2 anche il suo secondo film,<\/em> La freccia nel fianco <em>(1944), dal romanzo di L. Zuccoli, e sar\u00e0 una costante della sua opera. I suoi film pi\u00f9 significativi, infatti, per la cura della realizzazione, il fine gusto decorativo, la sapiente condotta degli attori, l&#8217;intelligente lettura del testo originale, sono ispirati a romanzi e testi letterari, come<\/em> Il delitto di Giovanni Episcopo <em>(1947), da D&#8217;Annunzio,<\/em> Il mulino del Po <em>(1949), da Bacchelli,<\/em> Il cappotto <em>(1952), da Gogol&#8217;,<\/em> La lupa <em>(1953), da Verga,<\/em> La tempesta <em>(1958), da Puskin,<\/em> Lettere di una novizia <em>(1960), da Piovene,<\/em> La steppa <em>(1962), da Cechov,<\/em> La mandragola <em>(1965), da Machiavelli,<\/em> Don Giovanni in Sicilia <em>(1967), da Brancati,<\/em> Venga a prendere il caff\u00e8&#8230; da noi <em>(1970), da Chiara,<\/em> Cuore di cane <em>(1967), da Bulgakov. Tuttavia anche quando ha affrontato temi e soggetti contemporanei, non tratti da opere letterarie, a volte ha saputo cogliere con vigore e acutezza l&#8217;essenza d&#8217;una situazione o i lati complessi d&#8217;un carattere. In questo senso vanno segnalati, pi\u00f9 che i suoi film di stampo &#8216;neorealistico&#8217; realizzati nell&#8217;immediato dopoguerra, alcuni di quelli successivi, come<\/em> La spiaggia <em>(1954), amaro quadro d&#8217;ambiente,<\/em> Guendalina <em>(1957), sottile rittratto di adolescente,<\/em> Mafioso <em>(1962), grottesca commedia sociale, e altri di vario genere, quasi sempre sottesi da un erotismo elegante, che si \u00e8 andato volgarizzando in anni recenti.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Ecco, con quest&#8217;ultima affermazione non siamo d&#8217;accordo.<\/p>\n<p>Basti pensare a un film come <em>La cicala<\/em>, ove l&#8217;erotismo \u00e8 certamente presente, ma tutt&#8217;altro che &quot;volgarizzato&quot; (se, con ci\u00f2, si intende commercializzato e banalizzato); e, comunque, non \u00e8 mai fine a se stesso, ma funzionale alla descrizione dell&#8217;ambiente sociale e della psicologia dei personaggi, specialmente di quella dell&#8217;indimenticabile protagonista.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 un&#8217;operazione possibile quella di trasportare la patetica vicenda dell&#8217;infelice impiegatuccio Akakij Akakievic dalla pagina scritta allo schermo cinematografico, dall&#8217;Ottocento al Novecento, da Pietrogrado a Pavia,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30143,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[14,26],"tags":[92],"class_list":["post-25717","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-un-film-al-giorno","category-cinema","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-cinema.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25717","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25717"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25717\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30143"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25717"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25717"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25717"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}