{"id":25716,"date":"2022-07-13T05:34:00","date_gmt":"2022-07-13T05:34:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/07\/13\/il-capovolgimento-storico-dottrinale-di-e-buonaiuti\/"},"modified":"2022-07-13T05:34:00","modified_gmt":"2022-07-13T05:34:00","slug":"il-capovolgimento-storico-dottrinale-di-e-buonaiuti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/07\/13\/il-capovolgimento-storico-dottrinale-di-e-buonaiuti\/","title":{"rendered":"Il capovolgimento storico-dottrinale di E. Buonaiuti"},"content":{"rendered":"<p>Quando il cattolicesimo ha incominciato a uscire dai binari e si \u00e8 messo sulla strada dell&#8217;infedelt\u00e0 alla propria tradizione? Quando ha iniziato a deragliare e a scivolare verso la massima sciagura che possa colpire una fede religiosa, l&#8217;apostasia della fede? Per i cattolici che oggi vengono chiamati, non senza una sfumatura di disprezzo,&quot;tradizionalisti&quot;, non c&#8217;\u00e8 alcun dubbio che tale evento nefasto viene anticipato dal modernismo della fine del 1800 e dei primi anni del 1900, per venire poi allo scoperto, clamorosamente, se pure, da principio, con una certa qual capacit\u00e0 di dissimulazione, con il Concilio Vaticano II e con l&#8217;azione dei pontefici successivi, sempre pi\u00f9 difforme dalla dottrina e quindi dal Magistero perenne.<\/p>\n<p>Per i modernisti, al contrario, e per quelli che oggi hanno preso il sopravvento nella cattolicit\u00e0, sia dentro che fuori la Chiesa, e che non hanno bisogno di chiamarsi modernisti, perch\u00e9 lo sono, ma al tempo stesso sono divenuti la &quot;nuova maggioranza&quot; (come se la fedelt\u00e0 alla religione si potesse misurare in termini quantitativi!), senza contare che il modernismo \u00e8 stato solennemente condannato da documenti ufficiali pontifici, come <em>Lamentabili sane exitu<\/em> e <em>Pascendi Dominici gregis<\/em>, e quindi \u00e8 un&#8217;eresia conclamata e bollata come tale, il fatale deragliamento dai binari del &quot;vero&quot; cattolicesimo si colloca cinque secoli fa, in particolare con la cosiddetta Controriforma e con il Concilio di Trento. \u00c8 allora, secondo costoro, che si \u00e8 consumata l&#8217;infedelt\u00e0 fatale verso la tradizione cattolica; \u00e8 allora che preoccupazioni, di per s\u00e9 legittime in quel particolare momento storico, prendono il sopravvento sullo spirito originale del cristianesimo e da cristocentrico lo fanno ecclesiocentrico.<\/p>\n<p>In confronto, alla maggior parte di essi sembra che pi\u00f9 vicini a tale supposto &quot;spirito originale&quot; siano stati i protestanti: glissando sui gravissimi errori teologici di Lutero, si compiacciono di porre in evidenza la sincerit\u00e0 e la spiritualit\u00e0 della sua protesta, e alla fine si trovano a dargli ragione anche sul terreno teologico, ossia a negare il libro arbitrio, l&#8217;efficacia delle opere per la salvezza finale, la validit\u00e0 del culto di Maria Vergine e dei Santi, e soprattutto il mistero della Presenza Reale di Ges\u00f9 Cristo nel Sacrificio eucaristico: espressione, quest&#8217;ultima, che essi evitano di adoperare, non per altra ragione che per insofferenza verso tale verit\u00e0 di fede. Perci\u00f2, sorpresa!, sono i modernisti e i neomodernisti non dichiarati, ma effettivi, a rivendicare la fedelt\u00e0 alla tradizione; sono essi ad accusare la Chiesa di aver abbandonato, con il Concilio di Trento, la vera tradizione apostolica, per costruire un edificio artificioso e legalistico, come novelli scribi e farisei, tradendo l&#8217;autentico messaggio evangelico.<\/p>\n<p>Dunque, se avessero ragione entrambi, sia i cattolici che i modernisti &#8212; ammettiamolo per pura ipotesi, anche se palesemente assurda &#8212; nella storia del cattolicesimo vi sarebbero due grosse cesure: una nel XVI secolo, dovuta a un irrigidimento e ad una sorta di ripiegamento della Chiesa su se stessa; e una nel XX secolo, dovuta a una &quot;fuga in avanti&quot; della Chiesa, la quale, per paura di restare tagliata fuori dal circuito del mondo moderno, si sarebbe adattata a svolgere un ruolo culturalmente e spiritualmente subalterno, rinunciando a quanto in lei vi \u00e8 di specifico, ed enfatizzando gli aspetti generici, dialoganti e &quot;buonisti&quot; della dottrina. La cosa interessante \u00e8 che, in entrambi i casi, i registi di tali operazione sono stati gli stessi: i gesuiti. Ai tempi di Ignazio di Loyola essi erano le truppe scelte del papa; ai tempi di Bergoglio sono ancora le truppe scelte del papa, anzi hanno fatto in modo che ad essere eletto papa fosse uno dei loro (cosa espressamente vietata dal loro statuto).<\/p>\n<p>Cosa \u00e8 cambiato, dunque, fra il primo e il secondo tempo? In sostanza nulla, sul piano della vera dottrina: che \u00e8 solo quella e non cambia, anche se lo slogan preferito dei modernisti \u00e8 che nei tempi storici pu\u00f2 e deve cambiare il modo di predicarla (un cavallo di Troia per creare le condizioni che rendano inevitabile un cambiamento dottrinale, ma per carit\u00e0, senza mai ammetterlo <em>apertis verbis<\/em>). Semplicemente, la via imboccata dal Concilio di Trento &#8212; che \u00e8, dottrinalmente, del tutto in linea con il Magistero perenne &#8211; ha accentuato, col passare del tempo, l&#8217;incompatibilit\u00e0 di fondo tra cattolicesimo e modernit\u00e0: \u00e8 la modernit\u00e0 infatti che, nel corso degli ultimi secoli, ha mostrato in modo sempre pi\u00f9 esplicito il suo vero volto, anticristiano e antiumano, facendo venire al pettine il nodo dell&#8217;atteggiamento che la Chiesa deve tenere verso di essa. I modernisti pensano: non si pu\u00f2, non si deve andare contro il mondo; la Chiesa \u00e8 stata istituita da Ges\u00f9 per la salvezza del mondo: perci\u00f2 bisogna dialogare con il mondo, accettare se necessario anche le sue aberrazioni (aborto, eutanasia, ecc.) perch\u00e9 se si spezza il filo del dialogo, la Chiesa non potr\u00e0 pi\u00f9 salvare le anime e in tal modo verr\u00e0 meno alla sua ragion d&#8217;essere. Una specie di ricatto, insomma, che ha come effetto la paralisi del bene.<\/p>\n<p>Naturalmente si tratta di un sofisma, perch\u00e9 Ges\u00f9 non ha mai insegnato di scendere a compromessi e di accettare ci\u00f2 che \u00e8 moralmente inaccettabile (<em>se il tuo occhio ti d\u00e0 scandalo, strappatelo; se la tua mano ti d\u00e0 scandalo, tagliatela<\/em>), e meno ancora ad annacquare la sua dottrina, pur di non interrompere il dialogo col mondo; anzi, diciamola tutta, non \u00e8 mai stato un fautore del dialogo. Ges\u00f9 insegnava, non dialogava: mai lo vediamo, nei <em>Vangeli<\/em>, dialogare con chi rifiuta il Vangelo e si oppone ad esso<em>. Scuotete la polvere dai vostri calzari e andatevene in un altro luogo<\/em>, raccomanda ai suoi discepoli, allorch\u00e9 si trovassero di fronte all&#8217;ostilit\u00e0 e al rifiuto della loro predicazione. Inoltre non \u00e8 vero che Ges\u00f9 considera la salvezza del mondo una priorit\u00e0 assoluta e incondizionata: non a discapito della verit\u00e0. Ges\u00f9 vorrebbe salvare il mondo, ma \u00e8 necessario che il mondo si converta: la salvezza viene da un atto di conversione, non \u00e8 distribuita gratuitamente come cosa, in fin dei conti, dovuta. Niente affatto: <em>la luce \u00e8 venuta nel mondo, ma il mondo ha preferito le tenebre alla luce<\/em>. Questo sta scritto nel <em>Vangelo di Giovanni<\/em>: e chi la pensa altrimenti non \u00e8 fedele al messaggio di Cristo. Il quale dice di s\u00e9: <em>Io sono la via, la verit\u00e0 e la vita<\/em>; e <em>nessuno pu\u00f2 venire al Padre se non per mezzo di me<\/em>. Ges\u00f9 Cristo non dice: <em>io sono una delle vie, una delle verit\u00e0<\/em>; e non dice neppure: <em>si pu\u00f2 venire al Padre anche per mezzo di qualcun altro<\/em>. Questo dovrebbero ricordare i fautori del cosiddetto dialogo interreligioso; e, a maggior ragione, gli adoratori idolatri della Pachamama.<\/p>\n<p>Ecco in proposito una pagina estremamente significativa del capofila dei modernisti italiani (da: Ernesto Buonaiuti, <em>Il modernismo cattolico<\/em>, Modena, Guanda Editore, 1943; cit. in: Guido Davico Bonino [a cura di], <em>Lunario dei giorni di quiete. 365 giorni di letture esemplari<\/em>, Torino, Einaudi, 1997, pp. 127-128):<\/p>\n<p><em>\u00c8 col Concilio di Trento che la cristianit\u00e0 cattolica moderna ha preso risolutamente e funestamente congedo dalle forme mentali, dalla gerarchia dei valori dalla raffigurazione della vita che avevamo costituito in antico, prima la linfa della primitiva propaganda evangelica, poi la grande creazione sociale del Cristianesimo, il medioevo.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;antitesi fra cristianit\u00e0 tradizionale e modernit\u00e0 spirituale, di l\u00ec, dal Concilio di Trento, ha preso origine.<\/em><\/p>\n<p><em>Per un complesso di ragioni che non \u00e8 qui il caso di indagare e di chiarire, e la cui azione risaliva ai primi albori della rinascita europea dopo il Mille, la cristianit\u00e0 cattolica moderna, alla met\u00e0 del secolo decimo sesto rappresentata soprattutto dallo spirito e dalla disciplina della Compagnia di Ges\u00f9, credette di dover legiferare in materia di dogmi antropologici e soteriologici, in materia sostanzialmente difforme da quella che era stata la norma e la condizione della vita cristiana per quindici secoli. Nulla di pi\u00f9 fatuo che giudicare la storia. Qui forse la principale pecca dei movimenti &quot;modernisti&quot;. La chiesa non avrebbe potuto non fare quello che ha fatto. Era nella dialettica del suo sviluppo, trincerarsi, agli albori della modernit\u00e0, su certe posizioni dogmatico-disciplinari che, mirando a reagire al pulviscolare individualismo della giustificazione per fede, affidavano in pari tempo la dimostrazione dei preamboli della fede alla ragione e l&#8217;amministrazione integrale della vita carismatica alla burocrazia delle Congregazioni romane. Ma era altrettanto nella dialettica di sviluppo della tradizione cristiana che, a un determinato momento, le forze immanenti e profonde dello spirito evangelico tentassero di aprirsi il varco di contro alla rigidezza della canonizzata disciplina cattolica, per fare circolare nell&#8217;organismo calcificato della chiesa il sangue vivo e pulsante dei valori originali del messaggio cristiano. Ma questi valori sono vecchi di venti secoli. Sono nella predicazione di Ges\u00f9, nel formidabile insegnamento di Paolo, nella esperienza delle comunit\u00e0 sub-apostoliche, nel fervore mistico dei primi apologisti greci e latini.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 in nome di quell&#8217;arcaica letteratura che il &quot;modernismo&quot; ingaggiava la sua sfortunata campagna. &quot;Arcaismo&quot; lo si sarebbe dovuto battezzare. Averlo designato col nome nettamente antitetico fu raffinato accorgimento polemico e furbissima arma di battaglia. Probabilmente i modernisti stessi non avvertirono di colpo l&#8217;insidia celata nel nome col quale venivano appellati dagli avversari. Fu, qualcuno di essi, sollecitato da un appellativo che sembrava potesse dare la lusingante sollecitazione di un perfetto unisono con la cultura contemporanea? Fu una lusinga di cui i modernisti dovettero fare la pi\u00f9 amara delle espiazioni.<\/em><\/p>\n<p>La cosa che pi\u00f9 ci colpisce, in questa greve e involuta pagina di prosa, non \u00e8 tanto il completo rovesciamento della prospettiva storica e teologica, per cui l&#8217;eresia diventa la &quot;vera&quot; fede e la vera fede diventa un residuo di mentalit\u00e0 passate (<em>guai a coloro che cambiano il bene in male e il male in bene<\/em>, ammonisce <em>Isaia<\/em>, 5,20), il che presuppone un&#8217;ottica radicalmente immanentista, che non pu\u00f2 essere quella di un autentico cristiano; quanto lo storicismo assoluto, degno di un Hegel o di un Croce, che la pervade dalla prima all&#8217;ultima riga. Una frase come questa: <em>La chiesa non avrebbe potuto non fare quello che ha fatto. Era nella dialettica del suo sviluppo, trincerarsi, agli albori della modernit\u00e0, su certe posizioni dogmatico-disciplinari che, mirando a reagire al pulviscolare individualismo della giustificazione per fede, affidavano in pari tempo la dimostrazione dei preamboli della fede alla ragione e l&#8217;amministrazione integrale della vita carismatica alla burocrazia delle Congregazioni romane<\/em> esprime una visione cos\u00ec totalmente, cos\u00ec ineluttabilmente storicista, che sarebbe piaciuta agli idealisti persuasi che <em>tutto ci\u00f2 che \u00e8 razionale \u00e8 reale e tutto ci\u00f2 che \u00e8 reale \u00e8 razionale<\/em>. Come dire: la storia \u00e8 la regina assoluta, l&#8217;inizio e la fine del divenire umano: quando vi sono le condizioni affinch\u00e9 un determinato processo s&#8217;inneschi, esso s&#8217;innesca, non c&#8217;\u00e8 niente da fare. E stiamo parlano della storia della Chiesa; e ne sta parlando un sacerdote (bench\u00e9 solennemente scomunicato!) e un professore di storia del cristianesimo. Qual \u00e8 dunque la differenza fra la lettura della storia di un Fichte, di un Hegel, di un Marx, e quella diel Buonaiuti? Sostanzialmente, nessuna differenza. Le cose accadono quando devono accadere, perch\u00e9 la storia ha in se stessa le ragioni del proprio divenire. Inutile dire che in tal modo si assolutizza e infine si divinizza la storia e si rende inutile l&#8217;opera della divina Provvidenza. Ma il cristiano che abbia studiato con sufficiente penetrazione la storia della Chiesa non ha potuto ignorare la presenza costante di un fattore sovra-storico e meta-storico, che si affianca ai fattori umani e si serve talvolta di essi per volgere le cose nel senso profetizzato da Ges\u00f9 Cristo<em>: questa \u00e8 la mia Chiesa, e le porte degli inferi non prevarranno su di essa<\/em>. \u00c8 impossibile, per il cristiano, studiare la storia della Chiesa e non riconoscere il filo rosso soprannaturale che, pur in mezzo a tante umane miserie, nondimeno ne accompagna le vicende e la protegge dal male pi\u00f9 grande: che non \u00e8 quello delle persecuzioni, ma dell&#8217;apostasia della vera dottrina. Perch\u00e9 su questo punto bisogna essere chiari: \u00e8 il tradimento del Vangelo il male assoluto per i cristiani; non le persecuzioni e neppure la morte. Ges\u00f9 ha dato l&#8217;esempio: si pu\u00f2 affrontare la morte ma non si pu\u00f2, non si deve mai tradire la verit\u00e0. <em>Tu l&#8217;hai detto<\/em>, dice Egli a Pilato, pur sapendo che quelle parole gli sarebbero costate la vita: <em>per questo io sono nato e per questo sono venuto al mondo, per rendere testimonianza alla verit\u00e0<\/em>. Come aveva pregato nel momento pi\u00f9 intenso e toccante della preghiera sacerdotale in <em>Gv<\/em> 17, 17-21:<\/p>\n<p><em>17\u00a0Santificali nella tua verit\u00e0; la tua parola \u00e8 verit\u00e0.\u00a0<strong>18<\/strong>\u00a0Come tu hai mandato me nel mondo,\u00a0cos\u00ec\u00a0ho mandato loro nel mondo.\u00a019\u00a0E per loro santifico me stesso, affinch\u00e9 essi pure siano santificati in verit\u00e0.\u00a020<strong>\u00a0<\/strong>Or io non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me per mezzo della loro parola,\u00a021\u00a0affinch\u00e9 siano tutti uno, come tu, o Padre,\u00a0sei\u00a0in me e io in te; siano anch&#8217;essi uno in noi, affinch\u00e9 il mondo creda che tu mi hai mandato.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando il cattolicesimo ha incominciato a uscire dai binari e si \u00e8 messo sulla strada dell&#8217;infedelt\u00e0 alla propria tradizione? 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