{"id":25705,"date":"2022-05-20T10:32:00","date_gmt":"2022-05-20T10:32:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/05\/20\/il-tempietto-longobardo-a-cividale-perla-misteriosa\/"},"modified":"2022-05-20T10:32:00","modified_gmt":"2022-05-20T10:32:00","slug":"il-tempietto-longobardo-a-cividale-perla-misteriosa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/05\/20\/il-tempietto-longobardo-a-cividale-perla-misteriosa\/","title":{"rendered":"Il tempietto longobardo a Cividale, perla misteriosa"},"content":{"rendered":"<p>Se vi capita di arrivare a Cividale, deliziosa cittadina friulana a cavallo dei Natisone e ai piedi delle Prealpi Giulie, non dovete mancare di recarvi a vistare il cosiddetto Tempietto Longobardo, che \u00e8 forse la sua perla storico-aristica pi\u00f9 preziosa, anche e non molto conosciuta a livello nazionale e, soprattutto, avvolta da un certo qual fascino di mistero. Infatti sono molte le cose che non si sanno a proposito di questi straordinario edifico e delle opere che contiene, specie i pregevolissimi stucchi con le immagini dolcissime delle Sante dai morbidi panneggi e i tralci di vite carichi di grappoli che corrono fra due cornici attorno alla lunetta con l&#8217;affresco, purtroppo assai deteriorato, del Verbo incarnato. Molti turisti arrivano fin qui e vistano il Duomo e il Museo longobardo, ammirano il ponte spettacolare che scavalca il corso incassato del fiume Natisone, noto popolarmente come il Ponte del Diavolo, perch\u00e9, come altri ponti medievali, la sua costruzione \u00e8 abbellita da leggende relative alla cooperazione involontaria del diavolo, utilizzato e abilmente ingannato per superare le grandi difficolt\u00e0 costruttive; ma il tempietto Longobardo non lo vanno a visitare, o perch\u00e9 ne ignorano l&#8217;esistenza o perch\u00e9 ne sottovalutano, l&#8217;importanza, ma a torto. Di fatto, \u00e8 il pi\u00f9 notevole manufatto artistico della regione relativo ai secoli dell&#8217;alto Medioevo, fatta eccezione per alcuni edifici altrettanto importanti che sorgono nell&#8217;area di Aquileia e Grado e per la chiesa di Santa Maria di Castello, sul colle di Udine.<\/p>\n<p>Sono contrastanti le impressioni che si provano allorch\u00e9 ci si trova all&#8217;interno di questo piccolo, raccolto e suggestivo edificio, che sorge quasi a picco sull&#8217;alta sponda del Natisone, e che sarebbe pi\u00f9 giusto chiamare semplicemente Oratorio di Santa Maria in Valle, dal nome dell&#8217;antico convento femminile benedettino entro il quale si trova (poi delle Orsoline), perch\u00e9 in effetti non \u00e8 un tempio e non \u00e8 nemmeno longobardo, in quanto non \u00e8 riferibile all&#8217;ambito artistico longobardo, chiunque fossero le maestranze che l&#8217;hanno realizzato. Colpisce l&#8217;idea che nel 760, cio\u00e8 in pieno alto Medioevo e prima della Rinascenza carolingia, vi fossero degli artisti capaci di modellare forme e figure cos\u00ec squisite, di animare con un soffio di vita le figure sorridenti e soavissime delle Sante e di scolpire dei viticci e dei grappoli d&#8217;uva di una tale vivacit\u00e0 corposa e realistica, per non parlare della eccezionale leggiadria e armoniosit\u00e0 dei motivi decorativi che incorniciano sia il corteo delle Sante, sia i pampini d&#8217;uva, talmente ariosi e leggeri che paiono quasi dei merletti senza peso ricamati sulla tela e sottratti alle leggi della materia.<\/p>\n<p>Questa, dunque, ci domandiamo senza raccapezzarci, sarebbe l&#8217;et\u00e0 buia per eccellenza, questa sarebbe l&#8217;epoca tenebrosa nella quale gli uomini vivevamo in condizioni materiali e intellettuali poco pi\u00f9 che animalesche, guidati quasi solo dal puro istinto della sopravvivenza, o cos\u00ec almeno ci hanno detto e ripetuto senza sosta i signori che egemonizzano la cultura moderna e che indottrinano sen posa i giovani, per tirarli su secondo gi schemi, banalmente utilitaristi, del progressismo? \u00c8 chiaro che la sorpresa sar\u00e0 tanto pi\u00f9 grande, quanto pi\u00f9 il visitatore \u00e8 imbevuto di pregiudizi scientisti e modernisti e quindi \u00e8 del tutto impreparato ad una simile sorpresa. Ammesso che sia ancora capace di sorprendersi di qualche cosa: sarebbe interessante sapere ad esempio cosa dicono gli insegnanti di una scolaresca &#8212; quelli cresciuti ascoltando alla televisione i documentari di divulgazione scientifica di Piero e Alberto Angela, o leggendo i libri di astronomia di Margherita Hack, e che trovano <em>Il nome della rosa<\/em> di Umberto Eco uno dei pi\u00f9 bei romanzi che siano mai stati scritti &#8211; quando portano qui in viaggio d&#8217;istruzione i loro studenti e devono pur spiegare loro, in qualche modo, lo sbocciare d&#8217;un fiore artistico cos\u00ec meraviglioso nelle tenebre fitte dell&#8217;ignoranza e della superstizione.<\/p>\n<p>Per aiutare il nostro lettore a visualizzare lo spettacolo dei bellissimi stucchi scolpiti del Tempietto Longobardo, ci affidiamo alla descrizione di Giuseppe Bergamini, una importante figura di studioso dell&#8217;arte in Friuli, classe 1940, nato a Modena ma udinese d&#8217;adozione, che \u00e8 stato dal 1980 al 1987 direttore dei Civici Musei di Storia e Arte di Udine e autore di numerose pubblicazioni (da: <em>Il Tempietto Longobardo<\/em>, <em>Gli stucchi del Tempietto longobardo<\/em> e <em>Affreschi nel Tempietto Longobardo<\/em>, in <em>Agenda Friulana 1979<\/em>, a cura di G. Bergamimi, Reana del Roiale, Udine, Chiandetti Editore, 1978, pp. 6-7; 12-13; 29):<\/p>\n<p><em>IL TEMPIETTO LONGOBARDO.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 il monumento di maggior prestigio e senza dubbio il pi\u00f9 conosciuto tra quelli esistenti a Cividale, in virt\u00f9 dell&#8217;eccezionalit\u00e0 delle opere d&#8217;arte in esso custodite, tanto che per molti il nome stesso della cittadina idealmente si identifica con quello del Tempietto Longobardo. Eppure ancora fitto \u00e8 il mistero che circonda il piccolo edificio. Ne sono ignote sia l&#8217;originaria destinazione che la struttura primitiva, che le maestranze che vi operarono. Il nome stesso di &quot;Tempietto Longobardo&quot; \u00e8 improprio, giacch\u00e9 tempietto non \u00e8 e l&#8217;appellativo &quot;longobardo&quot; va riferito all&#8217;epoca della sua costruzione non gi\u00e0 all&#8217;appartenenza dei suoi edifici a quel mondo artistico. Improprio, d&#8217;altra parte, \u00e8 anche il titolo di &quot;Oratorio di Santa Maria in Valle&quot;, acquisito allorch\u00e9 divenne il fulcro del convento benedettino di Santa Maria in Valle. Cosa certa \u00e8, invece, che costruzione e decorazione in stucco e a fresco furono eseguite poco dopo la met\u00e0 dell&#8217;VIII secolo, verso il 760.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;edificio consta di un corpo centrale (esternamente a pianta quadrata, a debole croce all&#8217;interno) e del presbiterio a tre absidiole, di cui la centrale pi\u00f9 ampia. La volta \u00e8 a crociera nell&#8217;aula, a botte nelle absidiole. Architravi monolitici di et\u00e0 romana, sostenuti da colonne binate di spoglio con capitelli corinzi separano le navatelle, mentre un&#8217;iconostasi con plutei lisci l\u00ec delimita la zona dell&#8217;aula del presbiterio.<\/em><\/p>\n<p><em>GLI STUCCHI DEL TEMPIETTO LONGOBARDO.<\/em><\/p>\n<p><em>Poco dopo la met\u00e0 dell&#8217;VIII secolo viene eseguita, nella parete d&#8217;ingresso del Tempietto Longobardo di Cividale la celebre decorazione in stucco (composto di gesso, calce e polvere di marmo). Essa si svolge su due registri: in quello superiore due fasce orizzontali, lavorate con motivi a rosette incise, con cavit\u00e0 al centro un tempo riempita con pasta vitrea, delimitano uno spazio nel quale trovano posto le sei Sante in altorilievo addossate al muro, affiancate in gruppi ternari, a destra e a sinistra di una monofora cieca, adorna di un archivolto, anch&#8217;esso in stucco, con finissimo motivo simile a trina, poggiante su due colonne sormontate da capitelli corinzi.<\/em><\/p>\n<p><em>Nel registro inferiore una mirabile fascia lavorata a giorno corre con funzione decorativa attorno alla lunetta del Cristo Logos in affresco. Elemento principale dell&#8217;ornamento \u00e8 il bel tralcio di vite a spirale con grappoli e pampini, racchiuso entro doppia cornice terminante con bordi a ovuli e sferette di vetro verde (nella maggior parte non pi\u00f9 esistenti) al centro.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;importanza degli stucchi cividalesi \u00e8 rilevante, non solo in quanto essi sono praticamente l&#8217;unico esempio nella regione di decorazione attuata con l&#8217;uso di tale materiale, ma soprattutto per la finezza d&#8217;esecuzione e l&#8217;alta qualit\u00e0 stilistica con cui sono stati realizzati.<\/em><\/p>\n<p><em>AFFRESCHI NEL TEMPIETTO LONGOBARDO.<\/em><\/p>\n<p><em>Nel Tempietto Longobardo di Cividale, gli affreschi originali sono ormai ridotti a pochi episodi: il Cristo Logos tra gli arcangeli Michele e Gabriele, e alcuni martiri (resti di una teoria che doveva svilupparsi in almeno tre pareti) nella parete d&#8217;ingresso; un S. Adriano nella parete settentrionale. Le figure, tutte in pessimo stato di conservazione, sono caratterizzate dalla fissit\u00e0 delle posizioni, dai tratti espressionistici dei volti, dall&#8217;uso delle terre verdi per dare effetti chiaroscurali. Risalgono al 760 circa.<\/em><\/p>\n<p>La cosa che pi\u00f9 colpisce, davanti alle meravigliose sculture di questo luogo eccelso, \u00e8 l&#8217;atmosfera serena, naturale, armoniosa che le pervade: sia nel sorriso appena accennato, ma evidentissimo, delle Sante, sia nel loro incedere solenne e pur cos\u00ec spontaneo, sia, infine, nella gioiosa consistenza di quei tralci, di quei grappoli d&#8217;uva, che paiono usciti da un autentico vigneto pi\u00f9 che dalle mani di un abile decoratore. Ci\u00f2 che si percepisce \u00e8 che quell&#8217;ignoto artista, cos\u00ec come, in varia misura, il pubblico, se cos\u00ec vogliamo chiamarlo (ma \u00e8 una bruttissima espressione) al quale si rivolgeva, avevano un sentimento della vita assai pi\u00f9 lieto, pi\u00f9 ottimistico, pi\u00f9 &quot;caldo&quot; del nostro. Se si confrontano quei volti con quelli dei quadri espressionisti, di un Edvard Munch, per esempio, e quei pampini d&#8217;uva con gli elementi d&#8217;un paesaggio moderno, poniamo di E. L. Kirchner, o con gli strani animali d&#8217;uno scultore informale come Mirko Basaldella (tanto per restare in ambito friulano), una cosa emerge chiara: l&#8217;uomo contemporaneo non \u00e8 felice, \u00e8 contorto e ripiegato in se stesso, ossessionato da mille spettri e mille demoni, mentre l&#8217;uomo medievale possedeva la compostezza e l&#8217;equilibrio di chi sa di occupare un posto nel mondo e sa che la sua vita, come quella di ogni altra creatura, \u00e8 dotata di senso e ordinata a un fine.<\/p>\n<p>Attenzione: non vogliamo idealizzare il passato, n\u00e9 intendiamo fabbricare un&#8217;anti-ideologia da opporre all&#8217;ideologia dominante della modernit\u00e0, lasciando fuori dal quadro ci\u00f2 che ci potrebbe darefastidio, che potrebbero incrinare la nostra prospettiva. Nel mondo dei secoli cristiani c&#8217;erano la miseria, l&#8217;insicurezza materiale, l&#8217;ingiustizia, la fatica ingrata, lo sforzo non premiato n\u00e9 riconosciuto, la delusione, la stanchezza. C&#8217;erano, eccome: e c&#8217;erano malattie, carestie, disastri naturali che egli non riusciva a controllare e neppure a prevedere; c&#8217;erano guerre, invasioni, soprusi d&#8217;ogni genere; e c&#8217;era molto, molta crudelt\u00e0. E tuttavia, proprio attraverso la sofferenza, proprio attraverso la quotidiana constatazione che il bene, umanamente parlando, non sempre trionfa, anzi sovente trionfa il male, o pare che trionfi; proprio l&#8217;impotenza davanti alle guerre, alle malattie, alle devastazioni, proprio queste cose, e inoltre i sacrifici, la povert\u00e0, la morte, facevano l&#8217;uomo medievale pi\u00f9 forte, pi\u00f9 coraggioso, pi\u00f9 costruttivo, pi\u00f9 innamorato della vita. Egli credeva nella vita perch\u00e9 credeva nella vita dopo la morte; e metteva al mondo numerosi figli perch\u00e9 pensava di onorare Dio e di fare ci\u00f2 che Egli vuole da noi; ed era orgoglioso se alcuni di essi si facevano suore o sacerdoti, perch\u00e9 pensava che le loro preghiere e la loro vita santa avrebbero contribuito alla sua stessa redenzione, e sarebbero state preziose, al momento della morte, sotto forma di un&#8217;estrema preghiera al Signore Ges\u00f9 Cristo e alla Vergine Santissima. Mentre l&#8217;uomo moderno non sa pi\u00f9 nulla, ha scordato ogni cosa, e non ama la vita perch\u00e9 non crede nel domani, anche se si riempie la bocca con le litanie sul progresso, che hanno preso il posto delle preghiere recitate dai suoi nonni e dai suoi avi. E siccome l&#8217;uomo di allora amava la vita, amava anche la bellezza: perch\u00e9 era abbastanza sensibile da apprezzare opere come quelle del Tempietto Longobardo, e gli sguardi delle Sante in processione erano rivolti a lui, parlavano alla sua anima, e il loro lento incedere gl&#8217;indicava la strada, gli mostrava la direzione da seguire nel corso della vita terrena: che \u00e8 quella verso l&#8217;alto, verso la trascendenza, verso il superamento delle miserie terrene, non cercando di evitarle con spasmodica attenzione, bens\u00ec affrontandole e accettandole, e offrendo a Dio le relative angustie e sofferenze, come un atto d&#8217;amore e di fede.<\/p>\n<p>E queste riflessioni non possono non investire anche la sfera del pensiero, perch\u00e9 \u00e8 da l\u00ec che scaturisce l&#8217;immagine del mondo che gli uomini si formano, e di conseguenza il tipo di vita che decidono di vivere. Quanto sono chiare e luminose le sculture di questo oratorio medievale, tanto son chiare e persuasive le strutture del pensiero di san Tommaso d&#8217;Aquino. L&#8217;uomo dei secoli cristiani pensa con chiarezza perch\u00e9 ha un&#8217;idea chiara del reale: <em>una mela \u00e8 una mela<\/em>; e chi pensa che sia qualcos&#8217;altro \u00e8 gi\u00e0 fuori dalla realt\u00e0, parla una lingua che le cose non capiscono e che il mondo in cui vive non riconosce: da qui la pazzia lucida, implacabile, crescente, che serpeggia lungo tutti i secoli della modernit\u00e0. Al tempo della civilt\u00e0 cristiana gli uomini avevano una percezione sana e concreta del reale: a sentire i sofismi e le fumisterie di Cartesio, di Kant o di Hegel, avrebbero scosso il capo, proprio come avrebbero fatto i nostri nonni che avevano fatto s\u00ec e no la quinta elementare, ma che intelligenza ne avevano, eccome, e sapevano riconoscere un pensiero sano e razionale da un pensiero malato e schizofrenico, come sapevano riconosce una cosa bella da una brutta, e apprezzavano d&#8217;istinto le cose belle perch\u00e9 amavano la vita e si ritraevano dalle cose brutte, che recano con s\u00e9 un inequivocabile odore di morte. Chi cerca la bruttezza non ama la vita; chi ama il falso pensiero \u00e8 lontano dalla vita; chi non sa porsi con semplicit\u00e0 e con fede innanzi allo splendore del reale, all&#8217;infinita variet\u00e0 degli enti, dei suoni, dei colori, dei profumi, \u00e8 un povero essere da compatire, un relitto umano che trascina i suoi giorni come un cadavere vivente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se vi capita di arrivare a Cividale, deliziosa cittadina friulana a cavallo dei Natisone e ai piedi delle Prealpi Giulie, non dovete mancare di recarvi a<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30139,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[28],"tags":[92],"class_list":["post-25705","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-architettura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-architettura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25705","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25705"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25705\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30139"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25705"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25705"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25705"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}