{"id":25688,"date":"2018-05-14T01:35:00","date_gmt":"2018-05-14T01:35:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/05\/14\/il-dio-cristiano-sidentifica-coi-poveri\/"},"modified":"2018-05-14T01:35:00","modified_gmt":"2018-05-14T01:35:00","slug":"il-dio-cristiano-sidentifica-coi-poveri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/05\/14\/il-dio-cristiano-sidentifica-coi-poveri\/","title":{"rendered":"Il Dio cristiano s&#8217;identifica coi poveri?"},"content":{"rendered":"<p>La teologia della liberazione, alla fine, ha vinto. Come il modernismo, condannato a suo tempo da Pio X, cos\u00ec la teologia della liberazione, bench\u00e9 (parzialmente) condannata da Giovani Paolo II, si \u00e8 presa la rivincita pi\u00f9 grande che potesse sognare: \u00e8 divenuta il lievito di tutta la pastorale dell&#8217;attuale pontificato di Francesco; ispira tutta la liturgia e tutta la dottrina; \u00e8 divenuta l&#8217;elemento centrale, senza il quale non si pu\u00f2 nemmeno immaginare di parlare a nome della Chiesa, oggi. Ma \u00e8 una vittoria legittima? E si fonda su un dato reale, oppure su un grande equivoco e su di una colossale mistificazione? La teologia della liberazione afferma l&#8217;opzione preferenziale per i poveri; non solo: essa dichiara, risolutamente, che Dio si identifica con i poveri. Benissimo; peccato che non si prenda il disturbo di spiegare e di vedere da vicino chi siano i poveri. Chi siano i poveri del Vangelo, ben s&#8217;intende, chi siano i poveri ai quali si rivolge Ges\u00f9 Cristo, nelle sue azioni e nelle sue parabole e nei suoi insegnamenti; non chi sono i poveri secondo i teologi e i vescovi e i sacerdoti seguaci della teologia della liberazione. Sembrano la stessa cosa, invece sono due cose diverse: ecco il trucco. Perch\u00e9 se si dovesse scoprire che i poveri di cui parla Ges\u00f9 non sono, o non sono esclusivamente, i poveri in senso materiale ed economico, e se si dovesse scoprire, del pari, che Egli non si \u00e8 mai sognato di dire, o anche solo di pensare, come essi invece fermamente sostengono, che la povert\u00e0 deve essere &quot;sradicata&quot; per poter affermare il regno di Dio sulla terra, anche per il non trascurabile dettaglio che Ges\u00f9 ha detto e ribadito, in tutte la maniere possibili, che il suo Regno non \u00e8 di questo mondo, allora tutto l&#8217;edificio dei teologi della liberazione cadrebbe, come un misero castello di carte, e verrebbe fuori la verit\u00e0 vera: che essi non parlano a nome del Vangelo di Ges\u00f9, quale noi lo conosciamo dalle Scritture e dalla Tradizione, bens\u00ec a nome di un vangelo (con la minuscola) tutto loro, laicista, immanentista, neomarxista, materialista, economicista e storicista; che il vangelo di cui si riempiono la bocca \u00e8 una loro invenzione e che il Regno di Dio, di cui parlano incessantemente, \u00e8 il paradiso dell&#8217;uguaglianza, intesa in senso politico e sociale, vale a dire esattamente il contrario di ci\u00f2 che intendeva il nostro Signore Ges\u00f9 Cristo, allorch\u00e9 annunciava e predicava il regno del Padre suo celeste e l&#8217;uguaglianza <em>morale<\/em> fra tutti gli uomini, in quanto tutti ugualmente suoi figli.<\/p>\n<p>Ora, \u00e8 palese il tentativo dei teologi della liberazione, e di tutto il clero che si \u00e8 messo alla loro sequela, dal signor Bergoglio in gi\u00f9, di brandire il concetto di Dio che sceglie di stare dalla parte dei &quot;poveri&quot;, come una clava da abbattere sulla testa dei &quot;ricchi&quot;; \u00e8 palese, cio\u00e8, il loro tentativo blasfemo di trasformare il Vangelo di Ges\u00f9, che \u00e8 il Vangelo dell&#8217;amore rivolto a <em>tutti<\/em> gli uomini, in un vangelo analogo a quello di Marx, che predica la lotta di classe e quindi l&#8217;odio di classe, insomma di strumentalizzare la Parola di Ges\u00f9 per farne un&#8217;arma da agitare contro le classi abbienti e ridurre la Buona Novella alla sola dimensione politico-sociale, snaturandola completamente. Il fatto \u00e8 che Ges\u00f9, quando parla dei poveri, non parla sempre e solo dei poveri in senso economico e materiale, ma anche di quell&#8217;altra povert\u00e0, non meno terribile, che \u00e8 la lontananza da Dio (oppure, all&#8217;opposto, di quella povert\u00e0 positiva che consiste nel farsi piccoli e umili davanti a Dio); e che non vuole affatto &quot;sradicare&quot; la povert\u00e0, sempre in senso economico, perch\u00e9 al centro del suo messaggio c&#8217;\u00e8 la conversione interiore. Che, poi, la conversione interiore si traduca anche in un cambiamento nello stile di vita; che il vero seguace di Ges\u00f9 impari a disprezzare le ricchezze, cos\u00ec come tutte le cose che possono allontanare da Dio, questo \u00e8 un elemento consequenziale, ma non \u00e8 il fine. Non solo. Se si pone l&#8217;accento esclusivamente sulla scelta preferenziale di Ges\u00f9 per i &quot;poveri&quot;, si rischia di mitizzare e di idolatrare i poveri stessi, cos\u00ec come i ricchi mitizzano e idolatrano il denaro. Ges\u00f9 non pensa che i poveri siano migliori dei ricchi solo perch\u00e9 hanno meno soldi; semmai, possono essere migliori perch\u00e9 non sono schiavi delle ricchezze (che non hanno) e quindi la loro anima \u00e8 pi\u00f9 aperta e disponibile ad accogliere la Lieta Novella.<\/p>\n<p>Ecco cosa scrive, ad esempio, monsignor Giacomo Canobbio, presidente dell&#8217;Associazione teologi italiani dal 1995 al 2003 e professore di Teologia sistematica presso la Facolt\u00e0 Teologica dell&#8217;Italia Settentrionale, nel suo saggio <em>Ermeneutiche latino-americane della liberazione<\/em> (in: <em>Hermeneutica<\/em>, annuario di filosofia e teologia fondata da Italo Mancini, Nuova Serie, Brescia, Morcelliana Editrice, 2000, pp. 222-225):<\/p>\n<p><em>Il &#8216;fondamento teo-logico&#8217; della assunzione della prassi di liberazione come luogo del comprendere sta nella identificazione tra Dio e i poveri, che sono il &#8216;sacramento di Dio&#8217;. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Si \u00e8 gi\u00e0 detto che la Teologia della liberazione nasce da un&#8217;esperienza spirituale vissuta all&#8217;interno del conflitto sociale e in solidariet\u00e0 con gli assenti dalla storia. Tale esperienza ha come due poli: l&#8217;esperienza della povert\u00e0 e l&#8217;esperienza della fede. La seconda conduce a scoprire nella condizione di povert\u00e0 il volto di Cristo inteso come il servo sofferente, e ad accettarne la sfida. In tal senso si pu\u00f2 dire che &quot;la Tdl ha trovato la sua sorgente nella fede che vuole misurarsi con l&#8217;ingiustizia fatta ai poveri&quot; (L. e C. Boff, &quot;Come fare teologia della liberazione&quot;; Cittadella, Assisi, 1986, p. 12s). D&#8217;altra parte, come richiamano ad ogni pie&#8217; sospinto i teologi della liberazione, \u00e8 stata l&#8217;esperienza della povert\u00e0 che ha reso possibile leggere in modo nuovo la parola di Dio e la tradizione credente.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;In questa esperienza e a partire da qui \u00e8 emersa la parola decisiva del Dio di Mos\u00e8 e di Ges\u00f9: questa situazione non \u00e8 la sua volont\u00e0&quot; (R. Oliveros, &quot;Storia della teologia della liberazione&quot;, in &quot;Mysterium Liberationis&quot;, &#8211; Cittadella, Roma-Assisi, 1992, p. 42).<\/em><\/p>\n<p><em>Da una parte si pone, quindi, una situazione; dall&#8217;altra si esprime su di essa un giudizio a partire dal volto e dal messaggio del Dio di Mos\u00e8 e di Ges\u00f9. La situazione di povert\u00e0 diventa luogo nel quale si legge e, finalmente, si comprende come sia Dio e si comprende cosa significhi amare Dio e il prossimo. &quot;Amare Dio e il prossimo significa uscire dalla mia strada ed entrare nella strada degli oppressi, dei colpiti dall&#8217;ingiustizia, per impegnarsi nella loro causa&quot; (ivi, p. 45).<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 qui che si incontra Dio, perch\u00e9 Egli ha mostrato di identificarsi con i poveri. Sono essi infatti il luogo privilegiato della manifestazione di Dio e insieme i portatori fondamentali della buona novella della liberazione. Chiunque voglia, pertanto, fare teologia della liberazione in modo adeguato deve &quot;superare l&#8217;esame preliminare&quot; dell&#8217;unione con i poveri (C. Boff, &quot;Epistemologia&quot;, in &quot;Mysterium lib.&quot;, cit., p. 108).<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Per usare l&#8217;immagine dell&#8217;albero, possiamo dire che la radice della teologia della liberazione \u00e8 l&#8217;esperienza della presenza e della rivelazione di Dio nel mondo dei poveri&quot; (P. Richard, in &quot;Myst. lib.&quot; p. 190). E se fare teologia vuol dire comprendere la rivelazione di Dio, non si potr\u00e0 non passare dai poveri, per il fatto che tra rivelazione e poveri esiste un legame strutturale (J. Sobrino, &quot;El principio misericordia&quot;, Sal Terrae, Santyander, 1992, p. 55). La Teologia della liberazione \u00e8 la teologia che ha colto questo legame, prestando attenzione al &quot;fatto maggiore&quot; (&quot;el hecho mayor&quot;) della irruzione dei poveri; si presenta quindi come la teologia maggiormente adeguata per un mondo sofferente. In verit\u00e0, di fronte a questo fatto si deve dare una risposta, che non pu\u00f2 che essere questa: si deve sradicare la sofferenza dei poveri. In questo sta la misericordia, esercitando la quale si scopre che essa \u00e8 centrale nella rivelazione.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La misericordia \u00e8 la relazione corretta di fronte al mondo sofferente ed \u00e8 una reazione necessaria e ultima; senza accettare questo non ci pu\u00f2 essere comprensione di Dio, n\u00e9 di Ges\u00f9 Cristo, n\u00e9 della verit\u00e0 dell&#8217;essere umano, n\u00e9 ci pu\u00f2 essere realizzazione della volont\u00e0 di Dio n\u00e9 dell&#8217;essenza umana&quot; (Sobrino, cit., p. 67).<\/em><\/p>\n<p><em>Ora, se la misericordia \u00e8 centrale nella rivelazione, dovr\u00e0 esserlo anche nella teologia, sia come contenuto che questa deve chiarire e favorire, sia nello stesso teologare, di modo che questo sia &quot;pure espressione della misericordia di fronte al mondo sofferente&quot;. In tal senso la teologia deve essere &quot;intellectus misericordiae&quot; (ibid). Con l&#8217;espressione si vuole ribadire che la teologia della liberazione \u00e8 riflessione critica (&quot;intellectus&quot;) sulla prassi di una misericordia primordiale adeguata alla sofferenza del mondo. Si pu\u00f2 notare che a ragione della scelta dei poveri come luogo del comprendere e, prima che politica, &quot;mistica&quot; (e cio\u00e8 l&#8217;identificazione di Dio con i poveri \u00e8 &quot;un&#8217;opzione teocentrica e profetica, che affonda le proprie radici nella gratuit\u00e0 dell&#8217;amore di Dio e da essa viene richiesta&quot; (D. Gutierrez, &quot;Una teologia della liberazione ecc.&quot;, in &quot;Teologie al plurale. Il caso dell&#8217;America Latina&quot;, EDB, Bologna, 1999, p. 79).<\/em><\/p>\n<p><em>Dio ascolta il grido del suo popolo e prende partito per gli schiavi; di pi\u00f9 Ges\u00f9, rivelazione di Dio, \u00e8 rifiutato, emarginato e assassinato.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;L&#8217;identificazione con i poveri indica l&#8217;atto con il quale Dio lega il suo destino storico con quello delle masse spogliate e umiliate, e non per un romanticismo della miseria, bens\u00ec per liberarle da essa.&quot; (C. Duquoc, &quot;Liberacion y progresismo, Sal Terrae, Santander, 1989, p. 34).<\/em><\/p>\n<p><em>In effetti , la ragione per cui la Teologia della liberazione assume il principio dell&#8217;opzione per i poveri non viene dall&#8217;esperienza sociologica della miseria del terzo mondo, bens\u00ec dalla Bibbia e questa letta sen alcun idealismo ontologico.<\/em><\/p>\n<p>Purtroppo, e lo diciamo con profondo rammarico, non c&#8217;\u00e8 una frase, non c&#8217;\u00e8 una rigo di questo discorso che non susciti in noi l&#8217;impressione penosa di un radicale, irreparabile fraintendimento della parola di Dio e di un totale stravolgimento della retta prospettiva teologica. In compenso, questa lettura ci aiuta a comprendere meglio certe storture pastorali e, ultimamente, anche dottrinali, che si manifestano ai nostri giorni, specie da quando \u00e8 stato eletto al soglio di san Pietro un argentino &#8212; il quale, peraltro, quand&#8217;era arcivescovo di Buenos Aires, non era affatto un sostenitore della teologia della liberazione -, cos\u00ec come certi concetti ricorrenti, come &quot;misericordia&quot;, i quali, nella specifica accezione che hanno nel contesto latino-americano, non coincidono affatto con ci\u00f2 che s&#8217;intende nella tradizione teologica europea. E questo deve metterci in guardia dal pensare di poter tradurre un concetto, familiare ai teologi di un continente, pensando che corrisponda senz&#8217;altro a ci\u00f2 che con esso si designa in un altro. Finch\u00e9 la teologia <em>princeps<\/em> del cattolicesimo era il tomismo, questo pericolo non esisteva, o era molto limitato, cos\u00ec come era limitato il pericolo di equivoci lessicali finch\u00e9 la lingua universale della liturgia era il latino, da un capo all&#8217;altro dell&#8217;orbe terracqueo. Ma col prevalere delle scuole teologiche locali, in cui si \u00e8 frammentato il quadro dopo la messa in mora del tomismo e col prevalere degli indirizzi autonomistici dopo il Concilio, il rischio di piombare nel caos, anche in senso puramente linguistico, si \u00e8 fatto quanto mai concreto.<\/p>\n<p>Dunque, partiamo dal principio. Sorvoliamo sul gioco di parole fra teologia e logica del comprendere <em>(teo-logico<\/em>), come se solo la teologia della liberazione fosse un vero comprendere, e subito c&#8217;imbattiamo in un grosso sproposito, per non dir peggio: \u00e8 possibile identificare tra Dio e i poveri, e dire che questi ultimi sono il &#8216;sacramento di Dio&#8217;? Assolutamente no. A meno che facciamo di Dio un sinonimo di umanit\u00e0, come Mazzini e tanti altri pensatori (massoni), e a meno di divinizzare gli uomini, facendone il sacramento di Dio, ossia capovolgendo la retta prospettiva, secondo la quale i Sacramenti di Dio sono l&#8217;aiuto soprannaturale che Egli d\u00e0 agli uomini per conoscerlo, amarlo e servirlo, e non certo un qualcosa di umano, di immanente. Ci\u00f2 vuol dire umanizzare Dio e cadere nel panteismo, aprendo la strada all&#8217;ateismo. Dio non \u00e8 venuto sulla terra per divinizzare gli uomini, poveri o meno, ma per chiamarli a s\u00e9, innalzandoli sopra il mondo.<\/p>\n<p><em>La Teologia della liberazione nasce da un&#8217;esperienza spirituale vissuta all&#8217;interno del conflitto sociale.<\/em> Certo: e proprio qui sta il male. La teologia non deve partire da un&#8217;esperienza vissuta all&#8217;interno della storia, perch\u00e9, se cos\u00ec fosse, non troveremmo mai Dio, ma sempre e solo l&#8217;uomo, o, al massimo, l&#8217;idea che l&#8217;uomo si \u00e8 fatta di Dio. Certo, i teologi della liberazione sono in buona compagnia. Gran parte della teologia del XX secolo, specialmente protestante, parte dall&#8217;assunzione di un punto di vista umano, tutto interno alla storia; e Karl Rahner con la sua <em>svolta antropologica<\/em> non ha fatto che ufficializzarlo, portando il modernismo, gi\u00e0 scomunicato da Pio X, ai fasti del Concilio Vaticano II. Ma Rahner non \u00e8 un teologo cattolico, \u00e8 un teologo immanentista, modernista e irreligioso. Si dir\u00e0 che il teologo, come uomo, non pu\u00f2 che porsi all&#8217;interni della storia; vero: ma, come uomo di fede, pu\u00f2 e deve chiedere a Dio di poter comprendere il senso <em>soprannaturale<\/em> della Rivelazione. Altrimenti, si riduce la Rivelazione a una cosa tutta umana: se ne fa, appunto, una delle tante ideologie di questo mondo, una versione vagamente religiosa della lotta di classe. E se un teologo cattolico non \u00e8 capace di schiudere, a se stesso e agli altri, la soglia del soprannaturale, con l&#8217;aiuto di Dio, allora \u00e8 meglio che cambi mestiere e che si metta a fare il sociologo, o il sindacalista, o il politico, a scelta. Perch\u00e9 di Ges\u00f9 Cristo non ha capito nulla.<\/p>\n<p><em>\u00c8 stata l&#8217;esperienza della povert\u00e0 che ha reso possibile leggere in modo nuovo la parola di Dio e la tradizione credente<\/em>? S\u00ec: ed per questo che la teologia della liberazione \u00e8 fuori dal cattolicesimo. La teologia cattolica non dovrebbe neanche sognarsi di leggere in modo &quot;nuovo&quot; la parola di Dio. Che cosa significa una simile espressione, se non che essa tiene a battesimo una nuova versione del Vangelo? Il che \u00e8 eretico, e non c&#8217;\u00e8 bisogno di spiegare perch\u00e9. \u00c8 come se questi signori dicessero che, per millenovecento anni, la Chiesa cattolica non ha capito il vero senso della Rivelazione; ma, per fortuna, ora sono arrivati loro, e ogni cosa va finalmente al suo posto. Bravi, complimenti. Ma che cosa credono, che non ci fossero i poveri al tempo di Ges\u00f9? E che san Pietro, san Paolo, sant&#8217;Agostino, san Tommaso d&#8217;Aquino, i Padri della Chiesa, i teologi, i vescovi, i sacerdoti, i papi che si sono succeduti fino al Vaticano II, fino a Pio XII, non avessero occhi per vedere i poveri, non avessero orecchi per udire il loro lamento? Certo che li avevano; ma avevano capito quello che i signori della teologia della liberazione non hanno capito, n\u00e9 mai capiranno: che Ges\u00f9 non \u00e8 venuto affatto a <em>sradicare<\/em> la povert\u00e0, anzi, ha detto chiaramente che avremo sempre i poveri fra noi, mentre Lui lo abbiamo avuto per una volta sola. Quanto alla <em>tradizione credente<\/em>, non sappiamo cosa sia. Sappiamo cos&#8217;\u00e8 la Tradizione (con la maiuscola), e sappiamo che essa viene da Dio; ma cosa sia codesta <em>tradizione credente<\/em>, che pare una cosa tutta umana, non lo sappiamo, n\u00e9 c&#8217;interessa saperlo. La sola cosa certa \u00e8 che la Tradizione non muta con il mutar dei tempi e con quello delle mode teologiche: se ne facciano una ragione, gli esegeti della &quot;discontinuit\u00e0&quot; postconciliare.<\/p>\n<p>Ci sarebbe poi molto da dire <em>del Dio di Mos\u00e8 e di Ges\u00f9<\/em>: ci limitiamo a osservar che, se si \u00e8 cristiani, si pensa che il Nuovo Testamento non solo completi, ma oltrepassi l&#8217;Antico in maniera decisiva. Se cos\u00ec non fosse, basterebbe farsi circoncidere e divenir giudei (e infatti qui siamo arrivati, dopo il Concilio, grazie agli spropositi teologici di Giovanni Paolo II e di Francesco); ma non \u00e8 vero. Il Dio di Ges\u00f9, fino a prova contraria, \u00e8 Ges\u00f9 stesso (<em>chi ha visto me, ha visto il Padre<\/em>); il Dio di Mos\u00e8, invece, \u00e8 un Dio che non si \u00e8 ancora del tutto rivelato. Dunque non sono la stessa cosa.<\/p>\n<p><em>La situazione di povert\u00e0 diventa luogo nel quale si legge e, finalmente, si comprende come sia Dio e si comprende cosa significhi amare Dio e il prossimo<\/em>? Niente affatto. Oltre all&#8217;assurdit\u00e0 di quel &quot;finalmente&quot;, come se nessuno avesse capito chi \u00e8 Dio prima della teologia della liberazione, resta l&#8217;equivoco sul concetto di povert\u00e0: s\u00ec, per capire chi \u00e8 Dio, bisogna essere poveri; ma non in senso economico, bens\u00ec in senso spirituale. Altrimenti, si cadrebbe in una doppia bestemmia: che nessun ricco capir\u00e0 mai chi \u00e8 Dio, e che tutti i poveri, per il solo fatto di essere poveri, lo capiscono senz&#8217;altro. Ma se \u00e8 cos\u00ec, come mai lo capiscono solo ora? Anzi, come mai lo capiscono, per conto loro, i teologi della liberazione? Forse perch\u00e9 quei signori, in America Latina, si vergognano del fatto che il clero, ai tempi del colonialismo, sia stato dalla parte dei conquistatori, e adesso devono esorcizzare i loro sensi di colpa, facendo vedere che stanno incondizionatamente dalla parte degli sfruttati? Ma se il clero, in passato, ha sbagliato, stando dalla parte dei dominatori, ora sbaglierebbe a stare dalla parte dei poveri solo perch\u00e9 poveri. Sarebbe un clero politicizzato, esattamente come lo era (se pure lo era) quello di un tempo, solo in una direzione opposta. Ma questo non \u00e8 un capire meglio la Rivelazione: \u00e8 rispondere a un errore con una altro errore, uguale e contrario. Inoltre, una domanda: che c&#8217;entrano i cattolici europei con i rimorsi e i sensi di colpa del clero latinoamericano?<\/p>\n<p>E veniamo a <em>el hecho mayor,<\/em> al fatto maggiore: \u00e8 vero che la teologia della liberazione \u00e8 la <em>teologia maggiormente adeguata per un mondo sofferente<\/em>? A questa domanda vorremmo rispondere con un&#8217;altra: cosa intendono i vari Boff, Sobrino, Gutierrez, ecc., con <em>mondo sofferente<\/em>? Se intendono l&#8217;America Latina, allora non sono cattolici, perch\u00e9 cattolico significa universale; dunque la teologia cattolica si rivolge a tutti gli uomini in tutti e cinque i continenti, a tutte le classi e gli strati sociali. Oppure intende che il mondo soffre, in quanto mondo? Se \u00e8 cos\u00ec, svanisce la &quot;novit\u00e0&quot; di codesta teologia; svanisce la ragion d&#8217;essere di tutti i suoi &quot;finalmente&quot;. E non \u00e8 affatto provato che Ges\u00f9 \u00e8 venuto a <em>prendere partito<\/em> per i poveri e a <em>sradicare<\/em> la loro oppressione. Niente affatto. \u00c8 venuto a combattere contro il peccato e la morte, e non a guidare rivoluzioni sociali: perch\u00e9 la sola rivoluzione predicata da Ges\u00f9 \u00e8 quella dell&#8217;uomo che accetta di lasciarsi trasformare dal Vangelo&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La teologia della liberazione, alla fine, ha vinto. Come il modernismo, condannato a suo tempo da Pio X, cos\u00ec la teologia della liberazione, bench\u00e9 (parzialmente) condannata<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30170,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[69],"tags":[117,157,237,257],"class_list":["post-25688","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-morale-e-spiritualita","tag-dio","tag-gesu-cristo","tag-sacra-scrittura","tag-teologia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-morale-e-spiritualita.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25688","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25688"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25688\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30170"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25688"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25688"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25688"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}