{"id":25683,"date":"2018-05-18T06:14:00","date_gmt":"2018-05-18T06:14:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/05\/18\/il-concilio-vaticano-ii-e-stato-la-vendetta-contro-il-i\/"},"modified":"2018-05-18T06:14:00","modified_gmt":"2018-05-18T06:14:00","slug":"il-concilio-vaticano-ii-e-stato-la-vendetta-contro-il-i","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/05\/18\/il-concilio-vaticano-ii-e-stato-la-vendetta-contro-il-i\/","title":{"rendered":"Il concilio Vaticano II \u00e8 stato la vendetta contro il I"},"content":{"rendered":"<p>Quando si parla del Concilio Vaticano I, la mente della maggior parte delle persone corre al dogma dell&#8217;infallibilit\u00e0 papale, per cui si tende a identificare il concilio con quella storica decisione. Ma la verit\u00e0 \u00e8 che \u00a0il papa Pio IX, quando concep\u00ec l&#8217;idea del concilio &#8211; e ne diede annuncio ai cardinali fin dal 6 dicembre 1864, cinque anni prima della sua effettiva convocazione &#8211; pensava, s\u00ec, <em>anche<\/em> ad una eventuale affermazione solenne della infallibilit\u00e0 papale in materia dogmatica; ma, nello stesso tempo, aveva in mente uno scenario molto, ma molto pi\u00f9 vasto. La vera posta in gioco, che, a suo avviso, rendeva necessaria la convocazione del concilio, era la definizione, chiara e inappellabile, delle relazioni fra la Chiesa e il mondo moderno: e non \u00e8 certo un caso che il Concilio venne aperto, nella basilica di San Pietro, l&#8217;8 dicembre 1869, cio\u00e8 nello stesso giorno in cui, quindici anni prima, aveva proclamato il dogma della Immacolata Concezione di Maria. In particolare, per Pio iX si trattava di ottenere una adesione dell&#8217;episcopato all&#8217;enciclica dell&#8217;8 dicembre 1864,\u00a0<em>Quanta cura<\/em>, cui aveva allegato il\u00a0<em>Sillabo<\/em>, un elenco di ottanta proposizioni dichiarate erronee e riguardanti le idee sociali, politiche e culturali pi\u00f9 caratteristiche della civilt\u00e0 moderna. L&#8217;intenzione e la finalit\u00e0 del\u00a0<em>Sillabo<\/em>\u00a0possono essere riassunte nell&#8217;ottantesima e ultima proposizione condannata, che, in un certo senso, le compendia tutte:\u00a0<em>il Romano Pontefice pu\u00f2 e deve riconciliarsi e venire a composizione col progresso, col liberalismo e con la moderna civilt\u00e0<\/em>.<\/p>\n<p>Tale era la posta in gioco: si trattava di porre tutti i credenti, clero e laici, di fronte ad una alternativa secca: o stare con Cristo e con la Chiesa, o stare dalla parte delle idee moderne, il liberalismo, la democrazia, il socialismo, l&#8217;ateismo, la libert\u00e0 di stampa, la sovranit\u00e0 popolare, l&#8217;indifferentismo religioso, e tutti gli istituti che derivavano da esse, a cominciare dal matrimonio civile. Alla fine, come \u00e8 noto, Pio IX riusc\u00ec a spuntarla e ad ottenere la ratifica delle sue posizioni da parte del Concilio, anche se la breccia di Porta Pia pose bruscamente fine ai lavori: evento che, del resto, parve una conferma del fatto che il mondo moderno, in questo caso lo Stato liberale italiano, era animato da una volont\u00e0 di sopraffazione rispetto alla Chiesa e bisognava perci\u00f2 difendersi dalle sue pretese e dalle sue aggressioni. C&#8217;\u00e8 per\u00f2 un fatto importantissimo da tener presente, e cio\u00e8 che il Concilio conferm\u00f2 la posizione papale, e la rafforz\u00f2 ulteriormente con la proclamazione della costituzione dogmatica<em>\u00a0Pastor Aeternus\u00a0<\/em>del 18 luglio 1870; ma questo risultato, peraltro ottenuto a prezzo di duri contrasti e di qualche defezione in campo cattolico, fu reso possibile dal fatto che Pio IX, sin dal principio, aveva potuto contare su di una maggioranza di vescovi a lui favorevoli, per lo pi\u00f9 italiani \u00a0e spagnoli: circa 550 su un totale di 764 vescovi presenti al momento dell&#8217;apertura dei lavori.<br \/>\nLa situazione esistente all&#8217;epoca del Concilio Vaticano II era completamente diversa, per non dire opposta. Fin dall&#8217;inizio apparve chiaro che i vescovi novatori, cio\u00e8 quelli dell&#8217;area francese e tedesca (esattamente come nel 1869), non erano affatto una minoranza, bens\u00ec potevano contare sulla maggioranza dei voti conciliari, anche per via delle diocesi africane, asiatiche e latino-americane nelle quali erano penetrate le idee dei riformatori, oppure, pi\u00f9 semplicemente, che parteggiavano per una linea di autonomia delle &quot;periferie&quot; rispetto alla Curia romana. Ecco perch\u00e9 gli schemi preparatori dei lavori conciliari, elaborati con molta competenza, ma anche con scrupolo di fedelt\u00e0 alla linea &quot;tradizionale&quot;, e gi\u00e0 approvati da Giovanni XXIII e inviati a tutti i padri conciliari fin dal luglio 1962, cio\u00e8 qualche mese prima dell&#8217;apertura del concilio, vennero respinti dal &quot;partito&quot; progressista, che ottenne la facolt\u00e0 di riscriverli completamente, inserendo nelle apposite commissioni i propri uomini-chiave, cio\u00e8 i teologi neomodernisti. Ci furono dei vescovi che esultarono, e il cardinale Suenes, capofila dei progressisti, esclam\u00f2:\u00a0<em>Il Concilio \u00e8 il nostro 1789!<\/em>,\u00a0con riferimento alla riunione degli Stati Generali francesi e alla loro storico decisione di riunirsi e di votare non per ordine, ma per testa, rifiutando le indicazioni di Luigi XVI e costituendosi in Assemblea nazionale costituende, il primo atto rivoluzionario del 1789. Pi\u00f9 chiaro di cos\u00ec&#8230;<\/p>\n<p>Resta da capire e da spiegare, naturalmente, perch\u00e9 Giovanni XXIII, che certo non ignorava il fermento sempre pi\u00f9 diffuso esistente nell&#8217;episcopato, volle ugualmente, e fotissimamente volle, bench\u00e9 vecchio e malato, la convocazione del Concilio; e perch\u00e9, ancora nel discorso di apertura, ebbe l&#8217;animo di prendersela con i &quot;profeti di sventura&quot;, alludendo in modo trasparente proprio a quanti, fra il clero ed i suoi stessi collaboratori, si erano dimostrati perplessi circa l&#8217;opportunit\u00e0 di un concilio, in quel determinato momento storico; perplessit\u00e0 che erano state sufficienti, solo qualche anno prima, a trattenere Pio XII &#8211; che pure aveva pensato, anch&#8217;egli, a un concilio &#8211; dal convocarlo. E pi\u00f9 si riflette e si studia la cosa, pi\u00f9 si arriva alla conclusione che esistono due sole possibilit\u00e0: o Giovanni XXIII pecc\u00f2 di leggerezza e sottovalut\u00f2 colpevolmente i rischi, illudendosi di poter controllare i lavori del Concilio e di riuscire a concluderli in un paio di mesi (tale sembra che fosse la sua intenzione originaria), quasi per dare uno sfogo pi\u00f9 apparente che sostanziale ai fermenti e alle inquietudini che covavano nella Chiesa; oppure sapeva benissimo quel che sarebbe accaduto, o che sarebbe potuto accadere, e non se ne preoccupava, perch\u00e9 il suo desiderio era quello di attuare, attraverso il Concilio, una trasformazione profonda e complessiva dell&#8217;intera Chiesa cattolica, sia pure dietro l&#8217;apparenza di una finalit\u00e0 esclusivamente pastorale (cio\u00e8 sul <em>come<\/em>\u00a0annunciare il Vangelo al mondo moderno) e sia pure lasciando che ad andare allo scoperto fossero altri, in modo da non assumersi la responsabilit\u00e0 diretta e personale di quanto sarebbe accaduto. E se cos\u00ec non fu, come spiegare il fato che si rimangi\u00f2, senza batter ciglio, gli schemi preparatori dei lavori, che aveva gi\u00e0 letto, approvato e fatto distribuire, e consent\u00ec che venissero riscritti di sana pianta? Non \u00e8 un po&#8217; strana, tanta arrendevolezza? E questi interrogativi, destinati a rimanere senza una risposta certa e definitiva, non fanno che suscitare altri interrogativi, e ci inducono a risalire ancora pi\u00f9 indietro nel tempo: a quel conclave, cio\u00e8, che nel 1958 proclam\u00f2 papa Angelo Roncalli, ma che in un primo tempo, forse &#8212; non lo sapremo mai &#8212; si era orientato verso un altro nome, un nome che significava continuit\u00e0 con il pontificato di Pio XII, mentre il suo, indubbiamente, avrebbe segnato una discontinuit\u00e0: quello di Giuseppe Siri.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 una pagina, molto bella, del grande storico tedesco Leopold von Ranke &#8212; protestante, ma serio e obiettivo, e che ebbe accesso agli archivi riservati della Corte pontificia &#8212; che ci sembra illuminante circa le ragioni profonde che spinsero Pio IX a convocare il Concilio Vaticano I (da: Ranke,\u00a0<em>Storia dei Papi<\/em>; titolo originale:\u00a0<em>Die r\u00f6mischen P\u00e4pste in dem letzen 4 Jahrunderten<\/em>; traduzione dal tedesco di Claudio Cesa, Firenze, Sansoni, 1968, pp. 1012-1014):<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><em>Per un momento si era pensato di ottenere il riconoscimento dell&#8217;infallibilit\u00e0 papale per acclamazione; ma l&#8217;umore dell&#8217;assemblea lo rese impossibile. La maggioranza rivolse per\u00f2 al concilio stesso un indirizzo nel quale esso era invitato a dichiarare che l&#8217;autorit\u00e0 papale era libera da ogni errore.\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;indirizzo fu formulato da vescovi italiani e spagnoli, le cui scuole ecclesiastiche erano ancora attaccate alle tradizioni dei secoli di mezzo. Ad esso per\u00f2 si opposero soprattutto i vescovi tedeschi, la cui cultura aveva origini ben diverse. Essi da un lato riconobbero che il concilio, senza il papa, non poteva essere considerato rappresentativo della Chiesa, dall&#8217;altro per\u00f2 affermarono che la decisione in materia di fede \u00e8 condizionata dalla tradizione apostolica e dal&#8217;accordo della Chiesa. Essi mettono in guardia contro il proposito di proclamare l&#8217;infallibilit\u00e0 del papa come dogma, perch\u00e9 questo servirebbe di movente o di pretesto ai governi, sul piano diocesano, per limitare ulteriormente i diritti della Chiesa.\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>A questo indirizzo aderirono anche i vescovi francesi. Lo ripeterono in gran parte alla lettera; omisero solo alcune righe, quelle nelle quali i vescovi tedeschi avevano riconosciuto al soglio romano un&#8217;autorit\u00e0 autonoma nell&#8217;antichissimo periodo preconciliare; essi evitarono tutto ci\u00f2 che sarebbe stato direttamente contrario alle proposizioni gallicane. Indipendentemente da questo i vescovi orientali richiamarono l&#8217;attenzione del papa sulla difficolt\u00e0 e sui pericoli \u00a0che si sarebbero loro presentati s e il decreto proposto \u00a0fosse stato approvato. In Inghilterra quando i cattolici erano stati emancipati si era posta loro l&#8217;espressa condizione che rinunziassero a quella dottrina. Ora i puseysti, simpatizzanti per il cattolicesimo, fecero notare che con una tale affermazione si sarebbe impedita per sempre l&#8217;unione delle Chiese anglicana e cattolica.\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Per\u00f2 se il progetto della proclamazione dell&#8217;infallibilit\u00e0 suscitava \u00a0rimostranze cos\u00ec consistenti tra lo stesso clero, quanto pi\u00f9 doveva provocare la reazione di coloro che seguivano dall&#8217;esterno i lavori conciliari! Lo schema sull&#8217;autorit\u00e0 della Chiesa, che doveva essere proposto al concilio, era gi\u00e0 diventato pubblico, per un caso, o di proposito e sembrava fatto apposta per mettere in moto le relazioni dei governi laici contro le pretese della gerarchia di intervenire negli affari interni dei loro stati. Il governo francese, che non aveva ancora rinunziato alle tradizioni gallicane, prese occasione da ci\u00f2 per protestare contro le tendenze gerarchiche del concilio. In un primo tempo nello schema summenzionato si parlava soltanto dell&#8217;infallibilit\u00e0 della Chiesa, che non riguarda unicamente le proposizioni dogmatiche, ma anche i mezzi per acquistarne la conoscenza, e non soltanto la rivelazione, ma tutto ci\u00f2 che sarebbe stato ritenuto necessario per interpretarla e difenderla. Il ministro degli affari esteri di Francia dichiar\u00f2 che in questo modo si affermerebbe la superiorit\u00e0 del potere ecclesiastico su quello laico dovunque entrassero in contatto. La potenza della Chiesa in detto schema appare assoluta, e, rispetto al potere legislativo e giudiziario, indipendente dall&#8217;autorit\u00e0 civile. La sua autorit\u00e0 si estenderebbe quindi persino sui principi costitutivi della societ\u00e0, sui diritti e doveri dei governanti e dei governati, sui sistemi elettorali, sulle stesse famiglie. Ora, se l&#8217;infallibilit\u00e0 della Chiesa era trasmessa al papa &#8211; come ci si proponeva di fare &#8211; ogni altra autorit\u00e0 sarebbe diventata a lui sottoposta. Come ci si poteva aspettare che la sovranit\u00e0 dei principi si inchinasse di fronte agli attributi del soglio romano, che erano stati stabiliti senza neppure chiedere il loro parere? Il ministro chiese che fosse data comunicazione preliminare degli argomenti in discussione e persino che un plenipotenziario francese fosse ammesso al concilio.<\/em><\/p>\n<p><em>Ci si proponevano cos\u00ec grandi cose: \u00a0un accordo tra le dottrine rigoristiche della Chiesa e il sistema costituzionale uscito dai moti del secolo, un accordo tra l&#8217;altissima autorit\u00e0 della Chiesa ed i bisogni dei diversi paesi. Nella stampa francese, e soprattutto nelle riviste che avevano rapporti col governo, si colsero atteggiamenti analoghi, che andavamo assai pi\u00f9 oltre. Si sosteneva che il concilio non era pi\u00f9 libero: una minoranza, che era per\u00f2 maggioranza se si teneva conto dell&#8217;ampiezza delle diocesi, era tiranneggiata da una maggioranza che, sotto lo stesso rispetto, era minoranza,, e che era ciecamente devota ai capi ultramontani. Ma il concetto di assemblea conciliare implica che questa sia libera nei suoi lavori; \u00e8 necessario che essa sia convocata dal papa, ma deve anche poter scegliere liberamente gi argomenti su cui deliberare e anche la forma della discussione. Il concilio doveva avere come compito esclusivo la ricerca di una mediazione tra le dottrine ecclesiastiche e le esigenze della vita dello Stato, e di accordarle; doveva respingere e dichiarare non vincolante il Sillabo, anche se il papa aveva convocato il concilio per averne conferma. Si disse che bisognava appellarsi, contro il concilio non libero, ad un autentico concilio libero, guidato dallo Spirito Santo, e sospendere i lavori del concilio vaticano&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Giungiamo cos\u00ec alla verosimile ipotesi che quanti vollero il Concilio Vaticano II intesero riprendere l&#8217;opera abortita dei vescovi tedeschi e francesi del 1870, vale a dire respingere il <em>Sillabo<\/em> e indurre il papa a recedere dalle sue posizioni intransigenti, per accettare qualche forma di compromesso con il liberalismo e una parte delle altre manifestazioni della societ\u00e0 moderna; inoltre che vollero prendere una sorta di rivincita sul dogma dell&#8217;infallibilit\u00e0 papale, affermando una preminenza dell&#8217;assemblea conciliare rispetto all&#8217;autorit\u00e0 del papa e, pi\u00f9 precisamente, una preminenza del &quot;vero&quot; concilio, il loro, animato dal soffio dello Spirito Santo, rispetto a quello di Pio IX, che per loro esprimeva un atteggiamento retrogrado verso la realt\u00e0 del mondo moderno. \u00c8 significativa la frase di Leopold von Ranke: <em>bisognava appellarsi, contro il concilio non libero, ad un autentico concilio libero, guidato dallo Spirito Santo<\/em>. Secondo i vescovi tedeschi e francesi, nel 1870 si sarebbe dovuto sospendere il concilio; secondo quelli del 1962, bisognava celebrarne uno nuovo, per disfare le conclusioni di quello; e per prima cosa, era necessario respingere gli schemi preparatori, per portare i lavori dove volevano loro e, nello stesso tempo, per una prova muscolare, cio\u00e8 per far vedere che la loro volont\u00e0 era pi\u00f9 forte di quella del papa. Certo che si trattava di una esibizione preordinata, se, per caso, il papa era sostanzialmente d&#8217;accordo col partito dei progressisti e non aspettava altro che vedersi rifiutare gli schemi preparatori. Se davvero le cose andarono in questo modo, allora bisogna pensare che tutto il lavoro preparatorio fu fatto solo per gettare fumo negli occhi e per tranquillizzare i &quot;conservatori&quot;, dando loro l&#8217;illusoria impressione che ogni cosa fosse perfettamente sotto controllo e che il Concilio si sarebbe risolto in una semplice operazione d&#8217;immagine, tanto per dare un contentino ai progressisti.<\/p>\n<p>\u00c8 infine interessante osservare come entrambi i concili, il Vaticano I e il II, produssero un piccolo ma significativo scisma. Nel primo caso, a separarsi da Roma furono i cosiddetti Vecchi Cattolici; nel secondo, furono i seguaci di monsignor Lefebvre. Tuttavia, va notato che in entrambi i casi &#8211; notevole analogia &#8212; i gruppi separati dichiararono di restare fedeli alla Chiesa di sempre e che, al contrario, era la Chiesa ad essersi allontanata dal proprio insegnamento. C&#8217;\u00e8 qualcosa di vero, in questo. La proclamazione solenne dell&#8217;infallibilit\u00e0 papale fu, senza dubbio, una forzatura, oltretutto molto pericolosa, perch\u00e9, se forze anticattoliche dovessero riuscire a controllare l&#8217;elezione del pontefice, quel dogma potrebbe essere usato, fino a un certo punto, per colpire la Chiesa stessa. Quanto ai lefebvriani, \u00e8 chiaro che essi non si resero responsabili di alcuna eresia: la loro &quot;eresia&quot;, se cos\u00ec vogliamo dire, fu quella di voler restare fedeli alla Chiesa di sempre, mentre la Chiesa si stava allontanando da se stessa&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando si parla del Concilio Vaticano I, la mente della maggior parte delle persone corre al dogma dell&#8217;infallibilit\u00e0 papale, per cui si tende a identificare il<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30144,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[83],"tags":[109,216,262],"class_list":["post-25683","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-concilio-vaticano-ii","tag-chiesa-cattolica","tag-papi","tag-vaticano-ii"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-concilio-vaticano-ii.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25683","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25683"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25683\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30144"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25683"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25683"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25683"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}