{"id":25675,"date":"2013-04-02T10:29:00","date_gmt":"2013-04-02T10:29:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2013\/04\/02\/la-storia-di-sicilia-di-ignazio-scaturro-piccolo-gioiello-dimenticato\/"},"modified":"2013-04-02T10:29:00","modified_gmt":"2013-04-02T10:29:00","slug":"la-storia-di-sicilia-di-ignazio-scaturro-piccolo-gioiello-dimenticato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2013\/04\/02\/la-storia-di-sicilia-di-ignazio-scaturro-piccolo-gioiello-dimenticato\/","title":{"rendered":"La \u00abStoria di Sicilia\u00bb di Ignazio Scaturro, piccolo gioiello dimenticato"},"content":{"rendered":"<p>Quella di Ignazio Scaturro \u00e8 una figura d&#8217;intellettuale pressoch\u00e9 sconosciuta nell&#8217;Italia odierna e assai poco conosciuta anche nella sua Sicilia, a dispetto del fatto che un istituto scolastico, nella sua citt\u00e0 natale (un istituto comprensivo, istituito nel 2000, che consta di due scuole d&#8217;infanzia, di una scuola elementare e una scuola media), porti tuttora il suo nome.<\/p>\n<p>Chi \u00e8, dunque, questo Carneade di casa nostra?<\/p>\n<p>Nato a Sciacca, in provincia di Agrigento, l&#8217;8 maggio del 1882, si \u00e8 laureato in Giurisprudenza all&#8217;Universit\u00e0 di Palermo ed \u00e8 morto a Roma il 28 settembre 1956. Uomo di vasta cultura e dagli interessi poliedrici, ha lasciato una notevole massa di opere che abbracciano gli studi di legge, la creazione letteraria e, soprattutto, la ricerca storica. Alla prima categoria appartengono \u00abI casi di collisione giuridica\u00bb (1909); alla seconda, l&#8217;autobiografia satirica \u00abIo, vero impiegato\u00bb; alla terza, \u00abDove nacque Agatocle\u00bb, \u00abLa contessa normanna Giulietta di Sciacca\u00bb, \u00abDel Vescovado Triocalitano Croniense\u00bb (tutti pubblicati nell&#8217;\u00abArchivio storico siciliano\u00bb), \u00abStoria della citt\u00e0 di Sciacca\u00bb (Napoli, 1925) e una incompiuta \u00abStoria di Sicilia\u00bb (Roma, 1950).<\/p>\n<p>I suoi interessi storici, dunque, partendo da una base locale, si sono ampliati fino ad abbracciare tutta la Sicilia nel corso della sua lunga vicenda, dal periodo greco fino al Medioevo; la morte, per\u00f2, ha impedito all&#8217;Autore di proseguire nel suo lavoro, che avrebbe dovuto spingersi fino ai tempi moderni, s\u00ec da delineare un quadro completo ed esaustivo della storia dell&#8217;isola, intrecciata in maniera indissolubile &#8212; e ci\u00f2 emerge chiaramente dal suo lavoro &#8212; con la pi\u00f9 ampia storia d&#8217;Italia, del Mediterraneo e dell&#8217;Europa.<\/p>\n<p>La \u00abStoria di Sicilia\u00bb, cos\u00ec come ci \u00e8 pervenuta, comprende il periodo che va dal 264 a. C., ossia dalla prima guerra punica, al IX secolo dopo Cristo; \u00e8 dedicata ad Adolfo Omodeo e non si limita alle vicende politiche e militari, ma spazia dalla storia religiosa, alla cultura, alla letteratura, all&#8217;arte, riallacciandosi continuamente alla storia della civilt\u00e0 nel senso pi\u00f9 ampio. Gli eventi, i personaggi e le condizioni siciliani sono visti costantemente sullo sfondo del panorama storico mediterraneo ed europeo e rivelano non l&#8217;erudizione, ma la viva e poderosa cultura dell&#8217;Autore.<\/p>\n<p>Le vicende che condussero alla fine dell&#8217;Impero Romano d&#8217;Occidente ci sembrano particolarmente adatte per illustrare questo particolare &quot;taglio&quot; storiografico, per cui ne riportiamo una pagina (da: I. Scaturro, \u00abStoria di Sicilia\u00bb, Roma, Editrice Raggio, 1950, pp. 271-74):<\/p>\n<p>\u00abIl fallimento della spedizione [contro Genserico, nel 468] e l&#8217;assassinio di Marcellino acuirono la discordia, gi\u00e0 esistente, fra Antemio e Ricimero; mentre Leone, insediato dalle trame di corte, si piegava a far pace con Genserico (470); inizio del pacifico dominio vandalico dell&#8217;isola. Ricimero si ritrasse minaccioso a Milano. A nulla valse la fugace conciliazione ottenuta nel 471 per opera di Epifanio, vescovo di Pavia, incaricato di mediazione dalla assemblea provinciale della Liguria. Alla testa di un esercito, quello l&#8217;anno seguente corse a Roma , l&#8217;assedi\u00f2 e dalle sue truppe fece acclamare imperatore Olibrio, che Leone riconobbe. Trionfava la politica di Genserico. Dopo cinque mesi la citt\u00e0 fu espugnata, saccheggiata e incendiata: la terza volta in 62 anni. Antemio preso e trucidato (11 luglio 472). Un mese dopo moriva Ricimero; nell&#8217;ottobre dello stesso anno Olibrio. Era l&#8217;agonia dell&#8217;Impero di Occidente. E con essa gli ambiziosi sogni del re dei Vandali furono a forza spenti dalla barbara energia di Odoacre, che depose l&#8217;ultimo imperatore, Romolo Augustolo (settembre 476), ed ai suoi Eruli, con Alani e Rugi e Sciri e Turcilingi, diede l&#8217;Italia come stabile patria e regno. Nell&#8217;anno 476 avevano l&#8217;Augustolo e Genserico concluso un trattato: il primo gli riconosceva il possesso della Sicilia, l&#8217;altro prometteva di astenersi dal correre le coste d&#8217;Italia. Ma poich\u00e9 quel possesso in mano ai Vandali era per l&#8217;Italia la perdita del suo granaio e una perenne minaccia, subito Odoacre, verso la fine dello stesso anno 476, riprese le trattative, e si accord\u00f2 a questi patti: riceveva l&#8217;isola in concessione da Genserico, tranne l&#8217;angolo di Lilibeo, obbligandosi a pagargli un annuo tributo. Cos\u00ec il vandalo evitava la guerra con la nuova potenza, e conservava sulla Sicilia il diritto eminente. Poco dopo egli moriva (25 gennaio 477). Il regno, da lui lasciato, comprendeva l&#8217;Africa, dalle Colonne d&#8217;Ercole alla Grande Sirte, le Baleari, le isole del Tirreno, Corsica, Sardegna e Malta. Ma, scorso un decennio, quando le interne lotte cominciarono a lacerarlo e svigorirlo, tra il 485 e il 486, Odoacre occup\u00f2 anche Lilibeo (G. Romano).<\/p>\n<p>Odoacre riconobbe l&#8217;imperatore d&#8217;Oriente, Zenone, come unico imperatore romano, prese il titolo di patrizio, e govern\u00f2 come vicario imperiale. Ma Zenone, vedendolo condursi a suo arbitrio nelle cose d&#8217;Italia e nelle guerre, per liberarsene gli spinse contro un altro popolo germanico, vicino e molesto, gli Ostrogoti. Pattu\u00ec con Teodorico, loro re, la conquista d&#8217;Italia in nome dell&#8217;Impero, promettendo in compenso ai Goti terre, a lui il vicariato. Odoacre fu vinto all&#8217;Isonzo, a Verona, all&#8217;Adda (489-90), assediato e costretto alla resa in Ravenna, e quindi ucciso (493).<\/p>\n<p>Teodorico dal re dei Vandali, Gontramondo, ostile ad Odoacre per l&#8217;occupazione di Lilibeo, fu appena giunto in Italia riconosciuto. Ma poich\u00e9 quelli non cessavano dalle scorrerie sulle coste della Sicilia, egli l&#8217;acquist\u00f2 nel 491, allorch\u00e9 inflisse loro tale sconfitta, che li costrinse a chiedere pace e a rinunciare al tributo. Tuttavia gli animi dei siciliani, greco-romani e cattolici, come erano stati avversi ai Vandali e agli Eruli, lo erano pure ai Goti, barbari anch&#8217;essi, e ariani, seguaci cio\u00e8 d&#8217;un cristianesimo semplificato, pi\u00f9 atto alle loro menti e libero dalla dipendenza del papa, meno a contatto coi Rimani e pi\u00f9 docile alla volont\u00e0 regia. Fu merito di Cassiodoro, gi\u00e0 consolare nel 489 sotto Odoacre e padre del senatore Aurelio, averli con la persuasione rimossi da quel pericoloso atteggiamento.<\/p>\n<p>Ma Teodorico non lasci\u00f2 i Vandali offesi della violenta conquista. Vagheggiando di congiungere gli stati barbarici di Occidente in uno stabile sistema politico sotto il predominio dei Goti, strinse leghe e parentele. E con quelli volle rendere perpetua la pace mediante le nozze del loro re Trasamondo, salito al trono nel settembre 496, con sua sorella Amalafreda, cui diede in dote Lilibeo. Mille nobili goti l&#8217;accompagnarono, la scortarono 5 mila armati. Una iscrizione in marsala attesta che il confine era a quattro miglia dalla citt\u00e0.<\/p>\n<p>Fu Teodorico il pi\u00f9 grande dei re barbari del suo tempo. La sua potenza domin\u00f2 su d&#8217;una lunga zona dalle Alpi alle Colonne d&#8217;Ercole, e dai Pirenei al Danubio, fino alla confluenza della Sava. Sogn\u00f2 l&#8217;egemonia ostrogota su una confederazione barbarica, la romanizzazione dei Goti, la loro pacifica convivenza coi Romani, la tolleranza religiosa, la devozione al suo governo degli uomini colti. Ma fu deluso. I Franchi, nuova potenza, conquistarono quasi tutta la Gallia; il suo governo del pari odioso a Goti e a Romani, cattolici e ariani inconciliabili; avversi gli intellettuali, e fra costoro vittima massima il poeta filosofo Boezio. L&#8217;accresciuto fervore religioso verso la fine del suo regno gener\u00f2 frequenti tumulti contro il re eretico. Anche la Sicilia, sempre romana e grata all&#8217;Impero d&#8217;Oriente della continua protezione contro le incursioni vandaliche e fervida di monaci cattolici greci, detti &quot;calogeri&quot;, ne fu sconvolta; s\u00ec che, non bastando il presidio locale, venne a sedarli l&#8217;esercito di Ravenna.<\/p>\n<p>Era la resistenza in nome di Roma, L&#8217;amor patrio locale, che permise all&#8217;Africa, alla Spagna, alla Gallia di staccarsi all&#8217;Impero, lo vietava all&#8217;Italia, sua sede venerata. Come Odoacre, anche il dominio dei Goti ne sar\u00e0 abbattuto; n\u00e9 poi sar\u00e0 duraturo quello dei Longobardi.<\/p>\n<p>Triste e stanco mor\u00ec Teodorico il 30 agosto 526. I Germani lo vantarono come eroe nazionale. L&#8217;odio romano invece diffuse la leggenda, narrata da papa Gregorio Magno, che un santo Calogero di Lipari vide la anima di lui nuda e scalza con le mani cariche di catene, trascinata per le&#8217;etere dalle ombre irate di papa Giovanni e del patrizio Simmaco, e, per vendetta delle subite offese, scagliata entro il vicino cratere di Vulcano. \u00bb<\/p>\n<p>Oltre che un buon esempio della prosa di Scaturro &#8211; sobria, essenziale, aliena da svolazzi retorici- questa pagina ci offre alcune delle pi\u00f9 caratteristiche qualit\u00e0 dello storico, prima fra tutte la capacit\u00e0 di cogliere in pochi tratti il nocciolo di una questione, di andare dritto al cuore dei problemi; e inoltre, come dicemmo, la capacit\u00e0 di leggere in filigrana, nella storia della sua Sicilia, la storia del pi\u00f9 vasto scenario mediterraneo ed europeo.<\/p>\n<p>Nella disfatta di Antemio e nella proclamazione di Olibrio ad opera di Ricimero, egli vede il trionfo della politica del re vandalo Genserico, mirante a porre sul trono dell&#8217;Occidente un uomo a lui gradito; e nell&#8217;avvicendarsi di Odoacre a Romolo Augustolo vede non solo la fine &quot;ufficiale&quot; dell&#8217;Impero (cosa, in s\u00e9, di scarsa rilevanza giuridica, perch\u00e9 gi\u00e0 superata dai fatti) e l&#8217;avvento dei regno romano-barbarici in Italia, ma anche e soprattutto la necessit\u00e0, per chi regna in Italia, di assicurarsi il controllo della Sicilia, senza la quale- come avevano ben compreso i Romani sin dalla prima guerra punica, sette secoli prima &#8212; il possesso dell&#8217;Italia stessa non sar\u00e0 mai sicuro, la pace non sar\u00e0 mai assicurata. Cos\u00ec, al debole Romolo Augustolo, che cede la Sicilia ai Vandali, succede il vigoroso Odoacre, che la recupera prontamente, sia pure al prezzo di pagare a Genserico un tributo e di lasciargli il presidio strategico di Lilibeo. Quest&#8217;ultima fortezza, peraltro, Odoacre la occupa non appena le circostanze interne del regno vandalo gli consentono di eseguire questa mossa senza esporsi ai rischi di una guerra logorante e dall&#8217;esito incerto.<\/p>\n<p>Teodorico, da tale punto di vista, prosegue con energia anche maggiore l&#8217;opera di Odoacre, per poi spingersi molto al di l\u00e0 di essa, quanto a vastit\u00e0 e audacia di concezione strategica e &#8212; se ci si consente l&#8217;espressione, tipicamente moderna &#8211; geopolitica. Innanzitutto, Teodorico non si accontenta di avere la Sicilia in feudo, ma la vuole come possedimento pieno; inoltre, non vuole che i rapporti di forza rimangano ambigui, n\u00e9 tollera che i Vandali proseguano imperterriti nelle loro micidiali incursioni navali sulle coste italiane; e, venuto alle armi con essi, assesta loro una formidabile sconfitta. Subito dopo, per\u00f2, da statista di larghe vedute, non si irrigidisce nella sua vittoria, ma porge la mano al nemico vinto e allaccia una alleanza con esso, mediante il matrimonio tra sua sorella e il nuovo re Trasamondo, cui restituisce di fatto &#8212; sotto la forma di dote della sposa &#8212; la fortezza di Lilibeo. Teodorico, infatti, guarda lontano: non vuole sfruttare il pi\u00f9 possibile il vantaggio temporaneo d&#8217;una vittoria militare, come farebbe un politico qualsiasi, ma, da vero statista, desidera ricostruire un quadro di relazioni diplomatiche che assicuri la supremazia al suo regno in tutto l&#8217;Occidente e che rafforzi, nel medesimo tempo, un certo qual sentimento di collaborazione, se non proprio di collaborazione, tra i diversi regni romano-barbarici.<\/p>\n<p>Sul piano interno, poi, Teodorico si dimostra ancor pi\u00f9 grande: vagheggia un regno in cui il suo popolo gradualmente si romanizzi, Romani e Goti vivano in armonia, cattolici e ariani si tollerino a vicenda e l&#8217;intellighenzia latina collabori lealmente con la corte di Ravenna. La confederazione romano-barbarica che dovrebbe andare dalle Colonne d&#8217;Ercole alla Sava potrebbe diventare, veramente, una resurrezione dell&#8217;Impero Romano d&#8217;Occidente, ma su nuove basi, rinvigorito e rivitalizzato dall&#8217;immissione della fresca energia dei popoli germanici.<\/p>\n<p>Cos\u00ec non avviene, e Teodorico assiste al disfacimento del suo sogno: la contrapposizione fra Goti e Romani incrudelisce, come pure quella fra ariani e cattolici; gli intellettuali gli si rivoltano contro, specie dopo il drammatico processo a Boezio; gli altri re barbarici non capiscono, vedono solo i propri egoismi dinastici e nazionali; i Franchi invadono quasi tutta la Gallia, a danno di Burgundi e Visigoti; e l&#8217;Impero d&#8217;Oriente si prepara, col pretesto della difesa dei cattolici, a riconquistare le perdute province occidentali. Resta, per Scaturro, il giudizio positivo sul re Teodorico: un sovrano che ha saputo guardare molto avanti; troppo avanti, forse, per l&#8217;et\u00e0 sua, rispetto alle condizioni storiche date (la &quot;verit\u00e0 effettuale&quot; di machiavelliana memoria).<\/p>\n<p>Il procedere della ricostruzione storica \u00e8 ponderato, sintetico, consequenziale; i giudizi poggiano solidamente sui fatti, dai quali sono dedotti, talvolta in maniera esplicita, talvolta in maniera appena accennata e quasi implicita. Il lettore non \u00e8 appesantito da ripetizioni e ridondanze concettuali: le cose sono dette una sola volta, con mirabile densit\u00e0; ma il quadro d&#8217;insieme \u00e8 completo, convincente, anche per merito di una quantit\u00e0 di riferimenti ulteriori: filosofici, religiosi, letterari, artistici (e ci\u00f2 ben risulta in altri capitoli dell&#8217;opera). Non opera erudita, quindi, ma di vera cultura&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quella di Ignazio Scaturro \u00e8 una figura d&#8217;intellettuale pressoch\u00e9 sconosciuta nell&#8217;Italia odierna e assai poco conosciuta anche nella sua Sicilia, a dispetto del fatto che un<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30185,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[64],"tags":[178,234],"class_list":["post-25675","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-medievale","tag-italia","tag-roma"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-medievale.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25675","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25675"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25675\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30185"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25675"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25675"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25675"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}