{"id":25668,"date":"2020-01-20T05:30:00","date_gmt":"2020-01-20T05:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/01\/20\/i-veri-termini-della-liberta-del-pensare\/"},"modified":"2020-01-20T05:30:00","modified_gmt":"2020-01-20T05:30:00","slug":"i-veri-termini-della-liberta-del-pensare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/01\/20\/i-veri-termini-della-liberta-del-pensare\/","title":{"rendered":"I veri termini della libert\u00e0 del pensare"},"content":{"rendered":"<p>La cultura dominante ha steso una coltre cos\u00ec fitta di luoghi comuni sul concetto della libert\u00e0 di pensiero, che non solo le persone comuni, ma anche i cosiddetti specialisti, i filosofi in primo luogo, raramente ne mettono a fuoco la vera essenza, ma si limitano a rimasticare quel che \u00e8 previsto (e consentito) dal Pensiero Unico, in termini sempre e solo politicamente corretti. Che significa, infatti, l&#8217;espressione libert\u00e0 di pensiero? Subito la mene corre all&#8217;<em>\u00c9nciclop\u00e9die<\/em>, all&#8217;illuminismo, alla tolleranza di Voltaire, alla Rivoluzione francese, alla Dichiarazione universale dei diritti dell&#8217;uomo e del cittadino, ecc. ecc. Insomma, la libert\u00e0 di pensiero si identifica, nell&#8217;immaginario collettivo, con la libert\u00e0 di esprimere qualsiasi opinione, di sostenere qualunque tesi, alla luce di una ragione libera e spregiudicata e quindi sciolta ed emancipata dalle superstizioni, dal principio di autorit\u00e0, da ogni schema precostituito. Tranne, appunto, lo schema fondamentale dell&#8217;illuminismo: tu sei libero di pensare quel che vuoi, purch\u00e9 non vada contro ci\u00f2 che l&#8217;ideologia del progresso ha ufficialmente canonizzato, stabilendolo una volta per tutte: per cui ci\u00f2 che non si adatta a tale ideologia viene bollato come &quot;superstizione&quot; e proscritto dal consorzio della societ\u00e0 civile, con le buone o, se necessario, anche con le cattive o le cattivissime. Pare che a questi signori illuministi di ieri e di oggi non sia mai venuto in mente che la vera libert\u00e0 di pensiero presuppone la vera libert\u00e0 del pensare; e che l&#8217;atto del pensare non sar\u00e0 mai libero se il pensiero stesso non viene posto sulle sue autentiche basi, che sono quelle spirituali e non quelle della materia fisica. Ma la concezione illuminista del reale \u00e8 apertamente o implicitamente materialista: pertanto, l&#8217;atto del pensare, per quei signori, resta sempre legato alla catena di una idea fuorviante del pensiero stesso, come se si trattasse di una manifestazione secondaria, un epifenomeno della materia. La materia produce il cervello, il cervello produce la mente e la mente produce il pensiero: questa \u00e8 la concatenazione logica da essi postulata; qualunque altra ipotesi di lavoro \u00e8, dal loro punto di vista, &quot;superstizione&quot;, un ritorno al &quot;buio Medioevo&quot;, quando, per parafrasare Kant, gli uomini vivevano in uno stato auto-indotto di perenne minorit\u00e0 perch\u00e9, invischiati nei loro vaneggiamenti metafisici, non sapevano usare adeguatamente lo strumento della ragione. Per principio, essi non hanno mai considerato la possibilit\u00e0 che il materiale sia un epifenomeno dello spirituale e perci\u00f2 che la mente non sia una funzione del cervello, ma che il cervello sia il semplice supporto fisico e temporaneo di una funzione che pu\u00f2 esistere anche <em>senza<\/em> di esso, e che infatti continuer\u00e0 ad esistere anche <em>dopo<\/em> di esso, come afferma, fra l&#8217;altro, la filosofia del cristianesimo.<\/p>\n<p>Ecco allora che la domanda: <em>che cos&#8217;\u00e8 la libert\u00e0 di pensiero?<\/em>, deve essere corretta in quella, molto pi\u00f9 precisa: <em>che cos&#8217;\u00e8 la libert\u00e0 del pensare?<\/em>, perch\u00e9 il pensiero \u00e8 una conseguenza del pensare e non un&#8217;entit\u00e0 preesistente ad esso. Ironia di tutti i progressisti: la metafisica, che essi hanno cacciato dalla porta, rientra immancabilmente dalla finestra, sotto la forma di principi apodittici, tanto indimostrabili quanto le vecchie e deprecate &quot;superstizioni&quot;. Parlare di libert\u00e0 di pensiero postula un pensiero che gi\u00e0 sussiste e che presuppone il pensare; invece \u00e8 dal pensare che si genera il pensiero, perch\u00e9 il pensiero non \u00e8 una facolt\u00e0 auto-sussistente, ma \u00e8 il frutto dell&#8217;attivit\u00e0 della mente che pensa. La mente, per sua natura, non pu\u00f2 fare a meno di pensare; il pensiero \u00e8 il concreto svolgersi dell&#8217;attivit\u00e0 pensante. In altre parole, non si pensa qualcosa prima di pensare: prima del pensare non c&#8217;\u00e8 nulla, o, per esprimersi pi\u00f9 esattamente, nulla di cui si possa parlare. Per la mente, esiste solo ci\u00f2 che essa percepisce: <em>esse est percipi<\/em>, come diceva Berkeley, l&#8217;essere \u00e8 l&#8217;essere percepito. Il che non vieta, anzi, a nostro giudizio presuppone (e anche a giudizio del filosofo inglese), una mente superiore che pensa tutta la realt\u00e0, e quindi anche il nostro pensare; tuttavia, limitandoci al punto di vista individuale, noi non abbiamo conoscenza di alcun&#8217;altra realt\u00e0 al di fuori del nostro percepirla, quindi dell&#8217;attivit\u00e0 della nostra mente. Pertanto, alla domanda: <em>che cos&#8217;\u00e8 la libert\u00e0 del pensare?<\/em>, dobbiamo rispondere: \u00e8 la libert\u00e0 di vedere le cose cos\u00ec come sono realmente; \u00e8 la corrispondenza fra il giudizio e il reale, <em>adaequatio rei et intellectus<\/em>, come dicevano i filosofi tomisti. Dunque non \u00e8 la libert\u00e0 di volere o non volee una certa cosa, ma la libert\u00e0 di conoscere le cose per ci\u00f2 che esse sono e quindi poterle pensare correttamente. <em>Questa \u00e8 una mela<\/em> &#8212; diceva san Tommaso d&#8217;Aquino ai suoi studenti; <em>se qualcuno non \u00e8 d&#8217;accordo, pu\u00f2 andarsene<\/em>. Il sano realismo non \u00e8 in contrasto con l&#8217;idealismo soggettivo, ma si integra felicemente con esso: noi non possiamo parlare se non di ci\u00f2 che la nostra mente percepisce; ma la nostra mente non crea le cose, dunque deve esserci una realt\u00e0 pi\u00f9 grande che sovrasta la nostra mente e che le presenta gli oggetti della sua percezione. Il principio della mente che coglie soggettivamente la realt\u00e0 non pu\u00f2 essere in contrasto con il principio di realt\u00e0, il quale ci dice chiaramente che la mente percepisce gli oggetti, ma non li crea dal nulla, se li trova davanti e li <em>interpreta<\/em>.<\/p>\n<p>Dunque la libert\u00e0 del pensare non ha nulla a che fare con la libert\u00e0 nel senso corrente della parola, cio\u00e8 con la libert\u00e0 del volere. Il volere \u00e8 <em>sempre<\/em> libero, perch\u00e9 altrimenti non esisterebbe la volont\u00e0, che \u00e8 la possibilit\u00e0 di assentire o rifiutare un determinato oggetto. Ora, questa libert\u00e0 esiste, perch\u00e9 noi tutti ne facciamo l&#8217;esperienza quotidiana; pertanto, se la volont\u00e0 \u00e8 libera,e tuttavia noi non siamo sempre liberi, ci\u00f2 deve dipendere dal pensare e non dal volere. Noi non siamo liberi quando non pensiamo liberamente; e non pensiamo liberamente non quando, come vogliono gli illuministi di ieri e di oggi, sottomettiamo il pensiero alle &quot;superstizioni&quot;, ma quando partiamo da un errato giudizio sulla realt\u00e0, il che provoca inevitabilmente gli errori e le storture del pensare. Precisiamo qui, una volta per tutte, che il pensare non comprende solo l&#8217;attivit\u00e0 della mente logico-razionale, che \u00e8 solo una parte di esso; ma comprende anche tutte le operazioni che hanno a che fare con la memoria, l&#8217;attenzione, l&#8217;immaginazione e il sentimento. Che altro \u00e8 il sentimento, infatti, se non un&#8217;operazione della mente? La mente non \u00e8 sinonimo di <em>ragione<\/em>, semmai di pensiero, Logos, nel senso di <em>parola<\/em>, <em>discorso<\/em>, come l&#8217;intendevamo i greci. \u00c8 dunque evidente che la contrapposizione di ragione e sentimento \u00e8 una invenzione degli illuministi e dei romantici; di fatto, \u00e8 impossibile che la ragione e il sentimento non s&#8217;intreccino per mille fili e che non scaturiscano dalla stessa fonte, che \u00e8 la mente. Dopo aver precisato questo, si comprende meglio perch\u00e9 la libert\u00e0 sia anzitutto la libert\u00e0 del pensare: escluso che la mancanza di libert\u00e0 appartenga al volere, perch\u00e9 il volere \u00e8 sempre libero (anche se non di una libert\u00e0 assoluta), resta tutto ci\u00f2 che non \u00e8 volont\u00e0, ossia la ragione, il sentimento, l&#8217;immaginazione, il ricordo, ecc., vale a dire l&#8217;insieme degli stati mentali. La volont\u00e0 non \u00e8 uno stato mentale, \u00e8 l&#8217;esercizio della facolt\u00e0 di scelta nella sfera della vita pratica; mentre pensare \u00e8 il corretto esercizio dell&#8217;attivit\u00e0 mentale nella sfera della vita speculativa, emozionale e affettiva, cio\u00e8 della vita spirituale. Ecco dunque un primo punto fermo; pensare \u00e8 un&#8217;attivit\u00e0 di tipo spirituale, che afferisce alla dimensione spirituale e che influenza, a sua volta, l&#8217;azione pratica, ossia la sfera della volont\u00e0. Da un retto pensare discende un retto agire, e non viceversa: perch\u00e9 \u00e8 lo spirituale che esercita il suo dominio sul materiale e non il materiale sullo spirituale. Questo \u00e8 ci\u00f2 che la buona filosofia ha sempre saputo e la buona teologia ha sempre insegnato. Poi \u00e8 arrivata la modernit\u00e0, e con la modernit\u00e0 il razionalismo esasperato (col suo inseparabile fratello gemello, il sentimentalismo), il materialismo, l&#8217;utilitarismo, il pragmatismo, l&#8217;efficientismo, lo storicismo, il relativismo, la psicanalisi, e la giusta prospettiva sul reale \u00e8 stata letteralmente capovolta: ora la cultura insegna che non \u00e8 lo spirituale a organizzare e presiedere al materiale, ma il materiale che impone la sua signoria sullo spirituale. Al punto che la stessa parola <em>spirituale<\/em> \u00e8 passata di moda e, se qualcuno si ostina ad usarla, ci\u00f2 solleva immediatamente delle diffidenze, delle perplessit\u00e0; non parliamo poi della parola <em>anima<\/em>, vista come un patetico residuo di un paradigma ormai estinto, quello antecedente alla modernit\u00e0.<\/p>\n<p>Ci piace riportare, a questo punto, una pagina di Massimo Scaligero (1906-1980), un importante pensatore ed esoterista italiano che la cultura dominante ha rimosso, dopo averlo sempre emarginato ed ignorato quand&#8217;era in vita, mentre le sue opere andrebbero rilette e meditate, perch\u00e9 ricchissime di spunti altamente stimolanti (da: M. Scaligero, <em>L&#8217;immaginazione creatrice<\/em>, Roma, Manilo Basaia Editore, 1985, pp. 51-53):<\/p>\n<p><em>Il problema della libert\u00e0 non riguarda il volere, bens\u00ec il pensare.<\/em><\/p>\n<p><em>Non ha senso parlare di volont\u00e0 libera. Il volere \u00e8 sempre libero, e opera come se l&#8217;uomo fosse autonomo e responsabile. Si vuole qualche cosa proprio per il fatto che non si \u00e8 impediti nel volerla. Ogni uomo in tal senso \u00e8 libero: \u00e8 libero di volere.<\/em><\/p>\n<p><em>Malgrado ci\u00f2, il volere non attua la libert\u00e0, perch\u00e9 il pensiero da cui muove \u00e8 bens\u00ec libero, ma non \u00e8 liberato. \u00c8 libero entro la sua prigione: mediante l&#8217;organo cerebrale: \u00e8 vincolato alla natura, e tale vincolo esso proietta nel corpo eterico.<\/em><\/p>\n<p><em>Il vincolo fisico del pensiero opera come una condizione del corpo eterico: mediante il quale si esplicano il sentire e il volere: costretti a manifestarsi secondo la soggezione del pensare al sensibile e perci\u00f2 ad alterare la propria natura.<\/em><\/p>\n<p><em>Soltanto il pensiero che si liberi dal supporto fisico pu\u00f2 operare secondo lo spirito nel corpo eterico e usare giustamente l&#8217;essere libero della volont\u00e0. L&#8217;essere libero della volont\u00e0, che operi senza la liberazione del pensiero, \u00e8 l&#8217;arbitrio: \u00e8 la libert\u00e0 usata dalla natura. L&#8217;opposto della libert\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>Un pensatore deve poter comprendere come il problema della libert\u00e0 si ponga solo per il pensiero, non si ponga per il volere: \u00e8 problema del pensiero, non in quanto dialettica, ma in quanto processo ideale mediato, nella fase cosciente ed espressiva, da processi fisiologici. Tale mediazione viene bens\u00ec disimpegnata dall&#8217;organismo fisico, ma per via di una distruzione della sua sostanza vitale, relativa all&#8217;uso pi\u00f9 o meno intenso dell&#8217;aspetto razionale-astratto del pensiero.<\/em><\/p>\n<p><em>La dipendenza del pensiero dalla cerebralit\u00e0, epper\u00f2 la necessit\u00e0 della distruzione dei processi vitali, riguarda il momento dialettico del pensiero, o momento cosciente. Il problema della libert\u00e0 riguarda il pensiero, perch\u00e9 la mediazione cerebrale, pur risolvendosi in un processo distruttivo, condiziona la manifestazione del pensiero formandola egoicamente. Il pensiero, per essere un fatto della coscienza, necessita ogni volta di tale mediazione, senza avvertirlo: onde il realista ingenuo scambia la mediazione per il fondamento.<\/em><\/p>\n<p><em>Il pensare che si libero, in sostanza si libera dalla mediazione cerebrale: manifesta perci\u00f2 la sua vera forza. Vive nel corpo eterico per virt\u00f9 di un potere che lo trascende: attua come libert\u00e0 la sua penetrazione eterica del sensibile. Rivela il suo essere universale nell&#8217;anima individuale.<\/em><\/p>\n<p>Detto in parole semplici, il pensare ordinario, e cio\u00e8 non libero, ma condizionato, \u00e8 legato alla mediazione cerebrale; ma tale mediazione pu\u00f2 essere saltata, e allora il pensiero diviene realmente libero. Non esiste libert\u00e0 di pensiero, n\u00e9 pensiero libero, se il pensiero non viene liberato dai suoi condizionamenti e dalle sue limitazioni. L&#8217;esoterismo persegue pertanto delle tecniche atte a liberare il pensare dal condizionamento che lo tiene avvinto alla coscienza limitata del corpo eterico: la filosofia della libert\u00e0 non pu\u00f2 essere concepita se non in funzione di un pensiero che si sia <em>gi\u00e0 liberato<\/em> dalle sue pastoie. <em>Libero<\/em> e <em>liberato<\/em> non sono la stessa cosa: il pensiero pu\u00f2 anche essere libero nella sua fera, quella del Logos logico-razionale, ma si tratta pur sempre di una libert\u00e0 assai relativa, perch\u00e9 essa non \u00e8 in grado di abbracciare l&#8217;intero spettro del reale. Eppure, si dir\u00e0, questo non pu\u00f2 essere abbracciato dal pensiero individuale. Ma appunto l&#8217;esoterismo afferma che il pensiero in quanto tale non \u00e8 puramente individuale, ma universale; e la capacit\u00e0 di sciogliersi dal condizionamento egoico dischiude appunto la relazione col pensiero universale. Quando il pensare si libera dal pensiero di essere solo il pensiero legato a quel corpo, a quel cervello, a quella mente, allora gli si schiude la consapevolezza che la coscienza cosmica \u00e8 una cosa sola, che si manifesta nei singoli individui, ma della quale essi non hanno ordinariamente la consapevolezza. In altre parole, come insegnano anche alcune filosofie orientali, fra le quali lo Yoga, si tratta di dissipare l&#8217;illusione dell&#8217;io e aprire gli orizzonti sconfinati del Tutto, nel quale ogni ente \u00e8 immerso. Ci\u00f2 non significa svalutare il pensiero logico ma semplicemente attribuirgli la giusta funzione nel complesso della coscienza. Noi non conosciamo la realt\u00e0 solo per il suo tramite, anche se \u00e8 uno strumento formidabile, purch\u00e9 non pretenda di azzerare le altre forme del conoscere. Si noti che l&#8217;insufficienza del procedere dialettico denunciata da Scaligero ricorda la polemica antihegeliana di Kierkegaard. Anche per il filosofo danese non si pu\u00f2 giungere all&#8217;essenza del reale con la dialettica puramente logica, che procede per sintesi, questo <em>e<\/em> quello; bens\u00ec con un atto radicale di scelta: questo <em>o<\/em> quello&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La cultura dominante ha steso una coltre cos\u00ec fitta di luoghi comuni sul concetto della libert\u00e0 di pensiero, che non solo le persone comuni, ma anche<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30150,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[35],"tags":[241],"class_list":["post-25668","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-epistemologia","tag-san-tommaso-daquino"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-epistemologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25668","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25668"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25668\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30150"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25668"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25668"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25668"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}