{"id":25666,"date":"2022-12-10T08:14:00","date_gmt":"2022-12-10T08:14:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/12\/10\/i-valori-da-ricostruire-pietas-virtus-fides\/"},"modified":"2022-12-10T08:14:00","modified_gmt":"2022-12-10T08:14:00","slug":"i-valori-da-ricostruire-pietas-virtus-fides","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/12\/10\/i-valori-da-ricostruire-pietas-virtus-fides\/","title":{"rendered":"I valori da ricostruire: pietas, virtus, fides"},"content":{"rendered":"<p>Quali sono i valori morali senza i quali un societ\u00e0 non trova la forza di reggersi, n\u00e9 di far fronte a pericoli esterni? Noi, che siamo i discendenti diretti di una civilt\u00e0 tre volte millenaria, non abbiamo che da considerare l&#8217;indole dei nostri progenitori. Vedremo allora che la forza assimilatrice di Roma e la sua straordinaria capacit\u00e0 di adattamento, ereditata sul piano politico da Venezia e sul piano ideale e universale dalla civilt\u00e0 cristiana, si reggevano su queste sei colonne di straordinario spessore: <em>la Pietas<\/em>, la <em>Virtus<\/em>, la <em>Fides<\/em>, la <em>Pudicitia<\/em>, l&#8217;<em>Amiciti<\/em>a e l&#8217;<em>Amor<\/em>. Togliete una sola di queste colonne, e l&#8217;intero edificio cadr\u00e0 in rovina: come \u00e8 destinata ad andare in rovina qualunque societ\u00e0 ne sia sprovvista, o gravemente difettosa. La presenza simultanea e consistente di questi valori, non come norme astratte ma come sentimento vivo e operante nel cuore dei cittadini, presuppone che una societ\u00e0, simile in questo ad un organismo vivente, deve essere disposta a dare, per libera offerta dei suoi membri, qualcosa di pi\u00f9 di quanto essi abbiano ricevuto; infatti il principio dell&#8217;egoismo e del calcolo individualista \u00e8 la sua inevitabile tomba.<\/p>\n<p>Qualunque studente di liceo che abbia studiato un po&#8217; l<em>&#8216;Eneide<\/em> avr\u00e0 imparato cos&#8217;\u00e8 la <em>pietas<\/em>, una qualit\u00e0 che il duce troiano possedeva in grado eminente che \u00e8 un po&#8217; il concentrato della sensibilit\u00e0 e della spiritualit\u00e0 virgiliana: la devozione assoluta, il rispetto incondizionato ed il culto amorevole della Patria, della famiglia (intesa come l&#8217;insieme degli avi e non solo i parenti viventi) e degli d\u00e8i. Il primo comandamento era quello della <em>pietas: primum est pium esse<\/em>. Empio, <em>impius<\/em>, \u00e8 il carattere contrario: e per un romano antico una persona empia, in quanto indifferente o sprezzante verso tali valori, era automaticamente una persona scellerata, spietata e malvagia; una persona da tenere a debita distanza, del tutto inadatta a vivere nel contesto della societ\u00e0 civile. Una persona, inoltre, della quale \u00e8 impossibile fidarsi, perch\u00e9 non prova gli stessi sentimenti n\u00e9 avverte gli stessi obblighi che legano insieme i membri di un gruppo sociale, non rispetta patti n\u00e9 giuramenti, insomma \u00e8 simile a un animale rabbioso, pronto a scagliarsi contro chiunque. Nel poema virgiliano il tipico empio \u00e8 il re Mezenzio, che cade ucciso da Enea nel vano tentativo di vendicare la morte del figlio Lauso: il suo carattere \u00e8 definito dalle espressioni <em>contemptor divum<\/em> e <em>contemptor deum<\/em>, spregiatore degli dei (e degli uomini).<\/p>\n<p>La <em>virtus<\/em>, per Cicerone, \u00e8 la disposizione virtuosa del cittadino verso lo stato; deriva da &quot;vir&quot;, uomo, e accompagna i concetti di forza e valore: dapprima in senso fisico e militare, pi\u00f9 tardi anche, per estensione, come concetto complessivo di perfezionamento morale (cfr., qui e altrove, Clara Cardoni e Roberto Ricciardi, <em>Il volto di Roma. Gli autori latini per il biennio<\/em>, Torino, Paravia, 1990, p. 489). Dopo la conquista di Siracusa da parte di Archimede, nel corso delusa Seconda guerra pubblica, i romani, popolo dalle spiccate attitudini militari, innalzarono la <em>viruts<\/em> a vera e propria divinit\u00e0, con un culto specifico a lei riservato. Tale culto venne rinverdito e rinnovato da Caio Mario dopo le sue spettacolari vittorie sui Cimbri e i Teutoni lo rimise in auge, dedicandogli un secondo tempio con le spoglie dei vinti. Va notato che nel pensiero dei romani la <em>virtus<\/em> era legata inscindibilmente al concetto di <em>honor<\/em>, nel senso che, per essi, era inimmaginabile un valore guerriero disgiunto dal senso dell&#8217;onore.<\/p>\n<p>Quest&#8217;ultimo concetto ci aiuta a capire meglio cosa fosse per i romani la <em>fides<\/em> (ovvero, ma \u00e8 pleonastico precisarlo, la <em>bona fides<\/em>). Si tratta di una atteggiamento mentale e spirituale di rettitudine e onest\u00e0 nei confronti dell&#8217;altro, fosse pure il nemico, quando si tratta di contrarre un patto giurato e di sottoporsi a una norma di reciproca lealt\u00e0. Attilio Regolo che sceglie di tornare a Cartagine pur sapendo di andare incontro a un duro destino, perch\u00e9 non ha consigliato al senato di intavolare trattative di pace bens\u00ec di continuare a\u00ecla guerra, \u00e8 un personaggio che bene incarna il valore della <em>fides<\/em>. Viceversa, se volessimo indicare il personaggio (poetico, non storico) che incarna la radicale negazione della <em>fides<\/em>, lo troviamo ancora un volta nell<em>&#8216;Eneide<\/em> ed \u00e8 il greco Sinone, il quale, recitando un&#8217;abilissima ma ignobile commedia, muove a compassione i troiani fingendosi una vittima designata della loro malizia e ingiustizia, e ha un ruolo fondamentale nel convincerli che il cavallo di legno da essi abbandonato sulla riva \u00e8 un innocuo sacrificio agli d\u00e8i e pu\u00f2 essere introdotto in citt\u00e0 senza alcun pericolo.<\/p>\n<p><em>Pietas<\/em>, <em>virtus<\/em> e <em>fides<\/em> sono i tre valori fondamentali della societ\u00e0 romana antica, almeno fino alle guerre puniche e alla conquista dell&#8217;oriente, che provocarono grossi sconvolgimenti sociali e un indirizzo politico sempre pi\u00f9 imperialista e militarista, introducendo nella mentalit\u00e0 e nel costume romana anche mutamenti irreversibili (e non in senso positivo). Ad essi si possono associare, quasi altrettanto importanti (ma forse pi\u00f9 sul piano delle virt\u00f9 personali che pubbliche) la <em>pudiciti<\/em>a, l&#8217;<em>amicitia<\/em> e l<em>&#8216;amor<\/em>.<\/p>\n<p>La <em>pudicitia<\/em> \u00e8 un valore tipico delle societ\u00e0 patriarcali e perci\u00f2 riguarda direttamente pi\u00f9 la donna che l&#8217;uomo, la quale \u00e8 educata a posporre ogni altra cosa alla rigida difesa del proprio onore e della propria irreprensibilit\u00e0: tipico esempio, il personaggio descritto da Tito Livio di Lucrezia, che, disonorata con un misto di violenza e di astuzia da Sesto Tarquinio, prefer\u00ec ucciderei, davanti al padre e al marito, dopo aver denunciato lo stupro e aver protestato la propria completa innocenza. L&#8217;elogio della <em>pudicitia<\/em> femminile \u00e8 il <em>topos<\/em> che compare con maggiore frequenza nelle orazioni funebri e nelle iscrizioni votive. Fra i poeti, \u00e8 il mite e bucolico Tibullo quello che innalza il canto pi\u00f9 accorato alla virt\u00f9 della <em>pudicitia<\/em>. Per quanto riguarda la figura del maschio, il rispetto della <em>pudicitia<\/em> implicava la solerte vigilanza del <em>pater familias<\/em>, o comunque del capofamiglia, nel custodire l&#8217;onore di tutti i membri e specialmente quelli di sesso femminile. Sono tuttavia documentati dei casi nei quali anche gli uomini, specialmente i giovinetti e gli adolescenti, erano richiamati all&#8217;obbligo di conformare i loro costumi di vita alla virt\u00f9 della <em>pudicitia<\/em>. Per esempio, nell&#8217;orazione <em>Pro Caelio<\/em>, Cicerone deplora che un ragazzo di soli diciassette anni &#8212; Lucio Sempronio Atratino &#8212; si sia lasciato coinvolgere in un&#8217;accusa infamante contro un cittadino rispettabile, Celio Rufo, e scorge nel rossore delle sue guance un&#8217;ammissione indiretta della sua coscienza, al tempo stesso caricando le tinte contro la bella ma perversa Clodia, intendendo porre in contrasto il pudore istintivo del ragazzo con la sfrontata impudicizia della donna. Per chi fosse curioso di sapere come la cosa and\u00f2 a finire, Celio, che era anche un amico personale di Cicerone, venne assolto dall&#8217;accusa di veneficio; anche se a noi moderni resta il dubbio su quanto la formidabile capacit\u00e0 dialettica ciceroniana abbia pesato nei confronti della sentenza e rispecchiato la verit\u00e0 dei fatti.<\/p>\n<p>Infine <em>amicitia<\/em> e <em>amor<\/em>, che traggono origine da una stessa radice, non erano, per i romani, due sentimenti ben distinti, ma in un certo senso erano l&#8217;uno il prolungamento e l&#8217;approfondimento dell&#8217;altro, tanto \u00e8 che vero che una salda e fedele amicizia era considerata come un naturale modo di perfezionamento e d&#8217;innalzamento morale. del resto, \u00e8 sufficiente leggere con un minimo di partecipazione l&#8217;epistolario di Cicerone con i suoi amici per constatare quanto i due sentimenti &#8212; escluso l&#8217;aspetto sessuale &#8212; fossero strettamente e inseparabilmente legati nella mentalit\u00e0 romana, al punto che il vero amico non sa rassegnarsi a strare nemmeno pochi giorni senza ricevere notizie dall&#8217;altro, e trema e si preoccupa per qualsiasi circostanza possa minacciare il proprio caro nella salute, nei beni o negli affetti. In ogni casso, l&#8217;amore \u00e8 visto come una forza operosa, instancabile, invincibile: <em>omnia vincit amor et nos cedamus amori,<\/em> \u00abl&#8217;amore vince tutto, arrendiamoci anche noi all&#8217;amore\u00bb, canta Virgilio nelle <em>Bucoliche<\/em> (X,69).<\/p>\n<p>Arrivati a questo punto, ci sembra doveroso ritornare ai nostri casi presenti e paragonare lo stato morale della nostra societ\u00e0 con quello di una societ\u00e0 veramente coesa ed organica, come fu e seppe mostrare di essere quella dei nostri progenitori romani. Pur tenendo conto che esiste sempre uno iato, una qualche distanza fra i valori che uno societ\u00e0 professa ed onora a parole, e quelli che realmente i suoi membri mettono in pratica nelle circostanze concrete della loro vita pubblica e privata, e pur tenendo conto anche del fatto che i valori possono evolvere, non per\u00f2 rovesciarsi e capovolgere il proprio significato, perch\u00e9 in tal caso non si tratterebbe di una evoluzione, ma di un&#8217;auto-distruzione, il confronto appare impietoso da qualunque punto di vista, anzi addirittura improponibile.<\/p>\n<p>Poi \u00e8 arrivato il cristianesimo, \u00e8 nata la millenaria, gloriosa civilt\u00e0 cristiana. Tutti questi valori sono atti riorganizzati, per cos\u00ec ire, e inglobati nell&#8217;amore di Dio, misura di tutti gli altri: non l&#8217;amore dell&#8217;uomo per Dio, non la ricerca soggettiva dell&#8217;uomo di Dio, come \u00e8 venuto di moda fra i teologi a partire dal Concilio Vaticano II; ma l&#8217;amore di Dio per l&#8217;uomo, la chiamata di Dio, l&#8217;Incarnazione di Dio che si spinge fino a interrogare e ad impegnare il singolo uomo, ciascuno solo di fronte a se stesso e alla necessit\u00e0 di operare una scelta definitiva fra i due padroni, Dio e il mondo. Come scrive san Paolo in <em>Efesini<\/em>, 5,8-14:<\/p>\n<p><em>8\u00a0Se un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perci\u00f2 come i figli della luce;\u00a0<strong>9<\/strong>\u00a0il frutto della luce consiste in ogni bont\u00e0, giustizia e verit\u00e0.\u00a010\u00a0Cercate ci\u00f2 che \u00e8 gradito al Signore,\u00a011\u00a0e non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre, ma piuttosto condannatele apertamente,\u00a0<strong>12<\/strong>\u00a0poich\u00e9 di quanto viene fatto da costoro in segreto \u00e8 vergognoso perfino parlare.\u00a0<strong>13<\/strong>\u00a0Tutte queste cose che vengono apertamente condannate sono rivelate dalla luce, perch\u00e9 tutto quello che si manifesta \u00e8 luce.\u00a0<strong>14<\/strong>\u00a0Per questo sta scritto:<\/em><\/p>\n<p>\u00ab<em>Sv\u00e8gliati, o tu che dormi,<br \/>\nd\u00e9stati dai morti<br \/>\ne Cristo ti illuminer\u00e0<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, per esempio, nel valore della <em>pietas<\/em>, la devozione verso Dio \u00e8 divenuta prevalente e ha inglobato quella per i familiari e quella per la Patria: infatti il cristiano deve amare Ges\u00f9 Cristo pi\u00f9 dei propri genitori (cfr. <em>Lc<\/em>. 14,26) e la Paria Celeste pi\u00f9 di quella terrena (cfr. <em>Rom<\/em>. 122,2). Il concetto della <em>virtus<\/em> si \u00e8 modificato in senso spirituale: senza sparire del tutto sul piano della forza e dell&#8217;ardore guerresco (vedi lo spirito che animava i combattenti di Lepanto e quelli sotto le mura di Vienna), ha assunto prevalentemente l&#8217;aspetto di una qualit\u00e0 interiore, legata al coraggio e alla forza morale, come nel caso dei primi martiri o in quello dei missionari che si fanno uccidere al palo della tortura, imitando lo spirito di accettazione della volont\u00e0 divina mostrato da Ges\u00f9 Cristo al momento della sua Passione. La <em>bonfa fides<\/em> e la <em>pudicitia<\/em> si sono conservati pressoch\u00e9 intatti. L&#8217;<em>amicitia<\/em> si \u00e8 fortemente spiritualizzata (vedi il magnifico trattato <em>sull&#8217;Amicizia spirituale<\/em> di Aelredo di Rievaulx); l&#8217;amore, che per i romani era ancora un sentimento complesso ed eterogeneo, si \u00e8 definitivamente precisato nei tre aspetti dell&#8217;eros o amore passionale (anche in senso mistico), della <em>philia<\/em> o amore di amicizia, e dell&#8217;<em>agape<\/em> o <em>chiaritas<\/em>, onnicomprensivo e totalmente disinteressato, secondo il famoso elogio di san Paolo <em>(1 Cor.<\/em> 1-13):<\/p>\n<p><em>1\u00a0Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carit\u00e0, sarei un rame risonante o uno squillante cembalo.\u00a0<strong>2<\/strong>\u00a0Se avessi il dono di profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza e avessi tutta la fede in modo da spostare i monti, ma non avessi la carit\u00e0, non sarei nulla.\u00a03<strong>\u00a0<\/strong>Se distribuissi tutti i miei beni per nutrire i poveri, se dessi il mio corpo a essere arso, e non avessi la carit\u00e0, non mi gioverebbe a niente.<\/em><\/p>\n<p><em>4\u00a0La carit\u00e0 \u00e8 paziente, \u00e8 benevola; la carit\u00e0 non invidia; la carit\u00e0 non si vanta, non si gonfia,\u00a0<strong>5<\/strong>\u00a0non si comporta in modo sconveniente, non cerca il proprio interesse, non s&#8217;inasprisce, non addebita il male,\u00a0<strong>6<\/strong>\u00a0non gode dell&#8217;ingiustizia, ma gioisce con la verit\u00e0;\u00a0<strong>7<\/strong>\u00a0soffre ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa.<\/em><\/p>\n<p>*8\u00a0La carit\u00e0 non verr\u00e0 mai meno. Le profezie verranno abolite; le lingue cesseranno e la conoscenza verr\u00e0 abolita;\u00a09\u00a0poich\u00e9 noi conosciamo in parte, e in parte profetizziamo<strong>;<\/strong>\u00a0*<em>10<\/em>\u00a0ma quando la perfezione sar\u00e0 venuta, quello che \u00e8 solo in parte sar\u00e0 abolito.\u00a0<strong>11<\/strong>\u00a0Quando ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino; ma quando sono diventato uomo, ho smesso le cose da bambino.\u00a012<strong>\u00a0<\/strong>Poich\u00e9 ora vediamo come in uno specchio, in modo oscuro; ma allora vedremo faccia a faccia; ora conosco in parte; ma allora conoscer\u00f2 pienamente, come anche sono stato perfettamente conosciuto.*<\/p>\n<p><em>13\u00a0Ora dunque queste tre cose durano: fede, speranza, carit\u00e0; ma la pi\u00f9 grande di esse \u00e8 la carit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p>Questo, nei secoli della civilt\u00e0 cristiana.<\/p>\n<p>Ma essa \u00e8 tramontata da un pezzo: la civilt\u00e0 nella quale viviamo non \u00e8 solo post-crirstiana, \u00e8 violentemente anticristiana.<\/p>\n<p>Abbiamo smarrito sia i valori pagani, in ci\u00f2 ch&#8217;essi avevano di valido e di costruttivo, sia quelli cristiani; e non li abbiamo sostituiti con nulla. Ci troviamo al centro di un pauroso vuoto spirituale, come l&#8217;occhio del ciclone, e non ci diamo alcun pensiero della tempesta d&#8217;inaudita violenza che sta per abbattersi su di noi.<\/p>\n<p>Anche se il tempo \u00e8 breve, dobbiamo correre ai ripari; ricostruire, incoraggiare, rincuorare.<\/p>\n<p>Dobbiamo tener sempre a mentre le parole del Santo Padre Pio XII nel mezzo di uno dei peggiori cataclismi della storia, la vigilia del Santo natale del 1942:<\/p>\n<p><em>Non lamento, ma azione \u00e8 il precetto dell&#8217;ora; non lamento su ci\u00f2 che \u00e8 o che fu, ma ricostruzione di ci\u00f2 che sorger\u00e0 e deve sorgere a bene della societ\u00e0. Pervasi da un entusiasmo di crociati, ai migliori e pi\u00f9 eletti membri della cristianit\u00e0 spetta riunirsi\u00a0nello spirito di verit\u00e0, di giustizia e di amore al grido: Dio lo vuole! pronti a servire, a sacrificarsi, come gli antichi Crociati. Se allora trattavasi della liberazione della terra santificata dalla vita del Verbo di Dio incarnato, si tratta oggi, se possiamo cos\u00ec esprimerci, del nuovo tragitto, superando il mare degli errori del giorno e del tempo, per liberare la terra santa spirituale, destinata a essere il sostrato e il fondamento di norme e leggi immutabili per costruzioni sociali di interna solida consistenza.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quali sono i valori morali senza i quali un societ\u00e0 non trova la forza di reggersi, n\u00e9 di far fronte a pericoli esterni? 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