{"id":25653,"date":"2022-02-13T10:15:00","date_gmt":"2022-02-13T10:15:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/02\/13\/i-nostri-meriti-sono-doni-di-dio\/"},"modified":"2022-02-13T10:15:00","modified_gmt":"2022-02-13T10:15:00","slug":"i-nostri-meriti-sono-doni-di-dio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/02\/13\/i-nostri-meriti-sono-doni-di-dio\/","title":{"rendered":"I nostri meriti sono doni di Dio"},"content":{"rendered":"<p>Sono merito nostro, i nostri meriti? Quando noi possediamo e adoperiamo la bont\u00e0, la dolcezza, la compassione, la pazienza, il coraggio, la perseveranza, la continenza, il discernimento, l&#8217;umilt\u00e0, la giustizia, la prudenza, \u00e8 merito nostro? Vengono da noi tali virt\u00f9 morali, siamo noi che possiamo ascrivere a nostro merito il fatto di averle? Evidentemente non vengono da noi; non ce le siamo date da soli: nel migliore dei casi, le abbiamo coltivate, e il nostro merito \u00e8 tutto qui, come l&#8217;uomo sano che ha il merito di aver custodito la propria salute evitando di dissiparla in stili di vita dannosi: ma la salute in se stessa non \u00e8 merito suo, semmai della sua buona costituzione fisica. Ebbene, con le qualit\u00e0 morali \u00e8 esattamene la stessa cosa: non ce le diamo sa soli, dunque non provengono da noi; provengono dalla nostra natura spirituale E chi ce l&#8217;ha data, se non Dio? E chi ci aiuta a conservarla sana ed integra, se non Lui, col sostegno invisibile e ineffabile della sua grazia, della sua sollecitudine paterna? Perci\u00f2, se qualcosa di buono riusciamo a fare, il merito non \u00e8 mai nostro; vantarci di qualcosa che facciamo per merito altrui, sarebbe disonesto e biasimevole. Pertanto non dovremmo mai menare vanto delle nostre qualit\u00e0 morali, posto che ne possediamo; ma rendere grazie e lode a Colui che ce le ha date, o che ha fatto in modo che le ricevessimo da qualcuno, ad esempio attraverso l&#8217;esempio quotidiano dei nostri genitori e di altre anime buone: ma il merito, in ultima analisi, \u00e8 sempre e solo Suo, perch\u00e9 \u00e8 Lui che ispira e che muove anche quelle persone. Dio, che \u00e8 il sommo Bene, agisce in tutto ci\u00f2 che \u00e8 suscettibile di bene, lo ispira, lo consiglia, lo guida, lo incoraggia, lo fortifica, lo sostiene nelle prove pi\u00f9 dure.<\/p>\n<p>Dio fornisce a ciascun essere umano i mezzi per fare il bene e per meritare quel bene supremo che \u00e8 contemplare eternamente la Sua gloria; al tempo stesso, Egli ha dotato ciascun essere umano del bene inestimabile del libero arbitrio, affinch\u00e9 questi possa desiderare il bene e meritare la salvezza, e non essere solo un burattino che fa il bene perch\u00e9 non saprebbe fare altro, come una scimmia ammaestrata. Il dono del libero arbitrio contiene per\u00f2 in se stesso una tremenda possibilit\u00e0: che l&#8217;uomo ne faccia un cattivo uso. In quel caso non si potr\u00e0 mai dire che \u00e8 stato Dio a provocare la rovina di quell&#8217;anima, ch\u00e9, anzi, Egli senza dubbio le d\u00e0 numerose occasioni per ravvedersi e per rientrare nella strada del bene: non \u00e8 colpa Sua se le anime traviate e indurite nel peccato non vogliono vedere, non vogliono udire, non vogliono cambiare il loro modo di vivere. Ed \u00e8 pertanto giusto dire che i cattivi pensieri e le cattive azioni sono &quot;merito&quot; esclusivo dell&#8217;uomo. Vi \u00e8 una perfetta simmetria fra l&#8217;affermazione che i nostri meriti sono, in realt\u00e0, meriti di Dio e quella secondo cui i nostri peccati sono nostri e solamente nostri: perch\u00e9 il centro dell&#8217;universo (checch\u00e9 ne dicano i teologastri della cosiddetta &quot;svolta antropologica&quot;) non \u00e8 l&#8217;uomo, ma Dio: tutto parte da Lui, sia il bene che gli uomini possono fare, sia la libert\u00e0 che, a causa della concupiscenza, essi possono usare anche per concepire e per fare il male. Il destino dell&#8217;uomo \u00e8 la libert\u00e0, non la schiavit\u00f9; ma il prezzo della libert\u00e0 \u00e8 la terribile possibilit\u00e0 di scegliere il male invece del bene, ripagando la generosit\u00e0 di Dio con la massima ingratitudine. Ecco perch\u00e9 il peccato \u00e8 innanzitutto un&#8217;offesa fatta a Dio, poi un&#8217;offesa fatta agli altri (o a se stessi): peccando, cio\u00e8 scegliendo il male invece del bene, l&#8217;uomo disprezza i doni ricevuti, infrange la legge morale e calpesta il patto stretto con Dio (in modo implicito tutti gli uomini, in modo esplicito i battezzati, perch\u00e9 il battesimo consiste precisamente nel rifiuto di Satana e della sue seduzioni, e nella libera scelta della filiazione divina).<\/p>\n<p>Dunque, ribadiamo il concetto: non \u00e8 l&#8217;uomo che fa il bene e che ha dei meriti; \u00e8 Dio che attraverso l&#8217;uomo opera il bene, come \u00e8 nella natura dell&#8217;universo da Lui creato; mentre il male non \u00e8 nell&#8217;ordine della creazione, non \u00e8 nei suoi fini, e tanto meno nella sua intenzione: il male \u00e8 un disordine che si rivolge contro la creazione e che si ribella all&#8217;Amore di Dio, preferendo il caos all&#8217;ordine, e le tenebre alla luce. Come si legge in <em>Gv<\/em> 3,19-22:<\/p>\n<p><em>19\u00a0E il giudizio \u00e8 questo: la luce \u00e8 venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perch\u00e9 le loro opere erano malvagie.\u00a020\u00a0Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perch\u00e9 non siano svelate le sue opere.\u00a021\u00a0Ma chi opera la verit\u00e0 viene alla luce, perch\u00e9 appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio.<\/em><\/p>\n<p>Scrive sant&#8217;Agostino nel <em>De gratia et libero arbitrio<\/em>, 6, 14-15 (da: San&#8217;Agostino, <em>Il Maestro interiore,<\/em> a cura di padre Agostino Trap\u00e8, Milano, Edizioni Paoline, 1987, pp.170-171):<\/p>\n<p><em>A chi il giudice giusto renderebbe la corona, se il Padre misericordioso non avesse donato la grazia? E come ci sarebbe questa corona della giustizia, se non ci fosse la grazia che giustifica l&#8217;empio?In qual modo si renderebbe come dovuta la corona se prima la grazia non fosse stata donata come gratuita? Ma i pelagiani dicono che la sola grazia non concessa secondo i nostri meriti \u00e8 quella per la quale si assolvono all&#8217;uomo i peccati; invece quella che data alla fine, cio\u00e8 la vita eterna, \u00e8 concessa in base ai nostri meriti precedenti. Rispondiamo dunque a costoro. Se infatti essi concepissero i nostri meriti riconoscendo che anche questi stessi sono doni di Dio, il loro concetto non sarebbe da respingere; ma poich\u00e9 esaltano i meriti umani a tal punto da sostenere che l&#8217;uomo li possiede di per se stesso, senz&#8217;altro con piena ragione risponde l&#8217;Apostolo: \u00abChi infatti ti distingue? Che cosa possiedi che non abbia ricevuto? E se l&#8217;hai ricevuto, perch\u00e9 ti vanti come se non lo avessi ricevuto?\u00bb (1 Cor 4,7). A chi pensa cos\u00ec, con la massima verit\u00e0 si pu\u00f2 rispondere: Dio corona non i tuoi meriti, ma i suoi doni, se i tuoi doni ti provengono da re steso e non da lui. Se questi infatti provengono da te sono nel male e Dio non li corona; ma se sono nel bene sono doni di Dio, perch\u00e9, come dice l&#8217;apostolo Giacomo: \u00abOgni concessione ottima e ogni dono perfetto viene dall&#8217;alto, discendendo dal Padre della luce\u00bb (Iac 1,17). Per questo dice anche Giovanni, precursore di Ges\u00f9: \u00abL&#8217;uomo non pu\u00f2 ricevere alcunch\u00e9, se non gli viene dato dal cielo\u00bb (Io 3,27): s\u00ec, dal cielo, da cui venne anche lo Spirito Santo, quando Ges\u00f9 \u00abascese in alto, cattur\u00f2 la cattivit\u00e0, dette doni agli uomini\u00bb (Eph 4,8). Se dunque i tuoi meriti nel bene sono doni di Dio, Dio non corona i tuoi meriti come tuoi meriti, ma come suoi doni.<\/em><\/p>\n<p>E ancora, nel <em>De peccatorum meritis et remissione<\/em> (2,13-18); <em>Il maestro interiore<\/em>, cit., p. 172):<\/p>\n<p><em>Esistono sulla terra uomini giusti, grandi, forti, prudenti, continenti, pazienti, pii, misericordiosi, capaci di sopportare con calma per la giustizia tutti i mali temporali. Ma se \u00e8 vero, anzi perch\u00e9 \u00e8 vero, che \u00abse diciamo che siamo senza peccato, inganniamo noi stessi\u00bb (1 Io 1,8) e che \u00abnessun vivente davanti a te \u00e8 giusto\u00bb (Ps 142,2), costoro non sono senza peccato e nessuno di essi vaneggi\u00f2 tanto per superbia da credere di non aver bisogno dell&#8217;orazione domenicale per i suoi peccati, quali che siano<\/em>.<\/p>\n<p>E infine nel <em>De natura et gratia<\/em> (36,42; <em>Il maestro interiore<\/em>, cit., p. 172):<\/p>\n<p><em>Escludiamo la santa vergine Maria, nei riguardi della quale per l&#8217;onore del Signore non voglio si faccia questione alcuna di peccato. Infatti da che sappiamo noi quanto pi\u00f9 di grazia, per vincere il peccato sotto ogni aspetto, sia stato concesso alla Donna che merit\u00f2 di concepire e partorire colui che certissimamente non ebbe alcun peccato? Eccettuata dunque questa Vergine, se avessimo potuto riunire tutti quei santi e quelle sante durante la loro vita terrena e interrogarli se fossero senza peccato, quale pensiamo sarebbe stata la loro risposta? \u00abSe dicessimo di essere senza peccato, inganneremmo noi stesi e la verit\u00e0 non sarebbe in noi\u00bb (1 Io 1,8).<\/em><\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 poi un altro aspetto della questione da tener presente. Il bene e il male che facciamo personalmente non restano limitati alla nostra sfera individuale e alle persone con le quali interagiamo direttamente: si estendono in maniera esponenziale, amplissima, pressoch\u00e9 illimitata, sia nello spazio che nel tempo. Esiste la comunione dei Santi, per cui ogni azione di grazia di riflette e si ripercuote su tutto il corpo mistico di Cristo, che \u00e8 la Chiesa, formata da tutte le anime dei credenti, quelli ancora fisicamente vivi e quelli che vivono nell&#8217;eternit\u00e0; e la stessa cosa avviene per le azioni malvagie e i pensieri cattivi, poich\u00e9 anche per il regno del male esiste una dimensione cosmica, che si espande al di l\u00e0 delle barriere dello spazio e del tempo. Perci\u00f2 soccorrere un bisognoso, consigliare un dubbioso, consolare un sofferente, ammonire un peccatore, sono azioni che non restano confinate all&#8217;ambito di chi le fa e di chi le riceve in prima persona. Le riceve il mondo intero, in una maniera misteriosa, che tuttavia \u00e8 efficace, e reca sollievo ovunque, e non solo nel presente, ma anche nel pi\u00f9 lontano futuro. Lo stesso, purtroppo, accade per le azioni malvagie: una calunnia, un&#8217;ingiustizia, un furto, un omicidio, si propagano con i loro effetti perversi e si dilatano a dismisura, come i cerchi sulla superficie dell&#8217;acqua; e diffondono dolore, angoscia, sospetto, odio, invidia, gelosia, discordia.<\/p>\n<p>Questo aspetto \u00e8 stato mirabilmente tratteggiato, nel suo stile visionario e immaginoso, quasi barocco, dal grande scrittore cattolico L\u00e9on Bloy (da: <em>Il disperato<\/em>; titolo originale: <em>Le d\u00e9sesper\u00e9<\/em>, Mercure de France, 1887; traduzione dal francese di Gennaro Auletta, Vicenza, Edizioni Paoline, 1959, pp. 110-111):<\/p>\n<p><em>Rinunciando [i religiosi] generosamente alla vita mondana ognuno di essi porta al fondo al monastero un immenso bagaglio d&#8217;interessi sovrannaturali di cui, per vocazione, egli diventa il ragioniere davanti a Dio e l&#8217;ispettore degli esattori senza giustizia. Interessi di edificazione per il prossimo, interessi di gloria per Dio, interessi di confusione per il Nemico degli uomini: tutto questo su sala non meno vasta della stessa Redenzione che va dalle origini alla fine dei tempi.<\/em><\/p>\n<p><em>La nostra libert\u00e0 \u00e8 solidale dell&#8217;equilibrio del mondo, ed \u00e8 questo che bisogna capire per non meravigliarsi del profondo Mistero della Reversibilit\u00e0, che \u00e8 il nome filosofico del grande domma della Comunione dei Santi. Ogni uomo che fa un atto libero proietta la sua personalit\u00e0 nell&#8217;infinito. Se d\u00e0 di malanimo un soldo a un povero, questo soldo trafora la mano del povero, cade, trafora la terra, fende i pianeti, attraversa il firmamento e compromette l&#8217;universo. Se fa un atto impuro, oscura forse milioni di cuori a lui ignoti, che corrispondono misteriosamente con lui e hanno bisogno che sia puro, come un viaggiatore morente di sete ha bisogno del bicchier d&#8217;acqua del Vangelo.<\/em><\/p>\n<p><em>Un atto caritatevole, un sentimento di vera piet\u00e0 canta per lui le lodi divine, da Adamo fino alla fine dei secoli; guarisce i malati, consola i disperati calme le tempeste; riscatta i prigionieri, converte gli infedeli e protegge il genere umano.<\/em><\/p>\n<p><em>Tutta la filosofia cristiana consiste nella importanza inesprimibile dell&#8217;atto libero, e nella nozione di una coinvolgente e indistruttibile solidariet\u00e0. Se Dio, in un attimo eterno della sua potenza, volesse fare quel che non ha mai fatto, annientare cio\u00e8 un sol uomo, \u00e8 probabile che la creazione se ne andrebbe in frantumi. Ma ci\u00f2 che Dio non PU\u00d2 fare nella rigorosa pienezza della sua giustizia, essendo volontariamente LEGATO dalla sua misericordia, i deboli uomini lo possono fare per i loro fratelli, in virt\u00f9 della loro libert\u00e0 e nei limiti d&#8217;una giusta soddisfazione. Morire al mondo, morire a se stesso, morire, per cos\u00ec dire, al Dio terribile, annientandosi davanti a lui nella spaventosa irradiazione solare della sua giustizia, ecco quello che possono fare i cristiani quando la vecchia macchina terrestre scricchiola nei cieli spaventati e non ha quasi pi\u00f9 la forza di sopportare i peccatori; quando cio\u00e8 questa terra, che il vento della misericordia trascina come granello di polvere, diventa l&#8217;orribile creazione non di Dio ma dell&#8217;uomo soltanto, diventa il suo tradimento enorme, il cattivo frutto della sua libert\u00e0, tutto un arcobaleno di colori infernali sul luminoso vortice della bellezza divina.<\/em><\/p>\n<p>Ah, se le ultime generazioni avessero letto scrittori come L\u00e9on Bloy, Nicola Lisi, Gertrud von Le Fort o G. K. Chesterton; e meno come J. P. Sartre, Alberto Moravia, Elfriede Jelinek o Patrick S\u00fcskind, tanto ingiustamente celebri quanto nichilisti, angosciosi e angoscianti. Non \u00e8 di nichilismo che ha bisogno l&#8217;uomo oggi, e angosciato lo \u00e8 abbastanza; ma ha bisogno di fede, speranza e carit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono merito nostro, i nostri meriti? 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