{"id":25649,"date":"2022-01-28T11:52:00","date_gmt":"2022-01-28T11:52:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/01\/28\/i-migliori-non-si-piegano-perche-hanno-una-parola-sola\/"},"modified":"2022-01-28T11:52:00","modified_gmt":"2022-01-28T11:52:00","slug":"i-migliori-non-si-piegano-perche-hanno-una-parola-sola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/01\/28\/i-migliori-non-si-piegano-perche-hanno-una-parola-sola\/","title":{"rendered":"I migliori non si piegano perch\u00e9 hanno una parola sola"},"content":{"rendered":"<p>Quando un uomo viene sottoposto a pressioni, minacce, intimidazioni, affinch\u00e9 si pieghi alla volont\u00e0 altrui, si vede ci\u00f2 che non traspare in tempi ordinari, quando tali cose non avvengono, o comunque non avvengono in maniera aperta ed esplicita: si vede di che pasta \u00e8 fatta quella tale persona; se conserva la schiena dritta oppure la piega; se ha una parola sola, quella data quando le cose andavano per il verso giusto, o ne ha una seconda e una terza, le parole di riserva, da pronunciare quando le cose vanno male e si tratta di tutelarsi, di proteggersi, anche a costo di rimangiarsi promesse e giuramenti. Lo si vede anche nella vita collettiva, vita di societ\u00e0, di popoli: nel caso del popolo italiano, pesa su di lui la macchia dell&#8217;8 settembre 1943, e continuer\u00f2 a pesare fino a quando esso non dimostrer\u00e0 di essere un popolo degno di questo nome, capace di seguire la strada prefissata nella buona come nella cattiva fortuna, senza inchinarsi davanti ai nemici e senza pugnalare alla schiena gli amici. Lo stiamo vedendo anche oggi, quando un governo infame impone col ricatto e con mille pressioni illegittime al&#8217;intera popolazione una vaccinazione di massa che pure non osa imporre per legge, sapendo benissimo che non di vaccinazione si tratta, n\u00e9 di tutelare la salute pubblica, ma di schedare e sottomettere i cittadini e trasformarli in sudditi docili e terrorizzati, ai quali si chiede qualunque sacrificio, anche quello delle libert\u00e0 fondamentali, anche quello della solidariet\u00e0 familiare, anche quello di non poter dare l&#8217;estremo saluto ai propri cari con delle esequie decenti, purch\u00e9 lo si spaventi al punto giusto e gli si faccia intravedere una possibile via di salvezza, a patto che faccia il bravo e obbedisca ciecamente a qualsiasi follia e prepotenza gli vengano imposte dall&#8217;alto.<\/p>\n<p>Un momento privilegiato per vedere di che pasta sono fatte le persone ed \u00e8 fatto un popolo \u00e8 la guerra; e il luogo forse pi\u00f9 idoneo sono i campi di prigionia. I prigionieri di guerra rivelano, nel loro contegno, sia la forza d&#8217;animo, la coerenza e la fierezza dei singoli individui, sia il senso della patria che c&#8217;\u00e8 o non c&#8217;\u00e8 nel loro animo: cose dalle quali il nemico, che li ha sconfitti ma sta continuando a combattere su altri fronti, approfitta per chiarirsi le idee circa le future strategie da adottare. Se il nemico arguisce che quel popolo non \u00e8 coeso, che quegli uomini non hanno sufficiente dignit\u00e0 e fierezza, seguiter\u00e0 la guerra ricorrendo a ogni astuzia e ad ogni basso stratagemma, a che quello di allearsi con la mafia, come avvenne con lo sbarco angloamericano in Sicilia nel luglio del 1943, per favorirne la resa nella maniera pi\u00f9 rapida, anche se disonorevole, ovviamente cercando anzitutto di mettersi d&#8217;accordo con i capi, con i pezzi grossi, nei quali probabilmente vi sono meno fierezza e meno amor di patria e maggiore disponibilit\u00e0 a lasciarsi sedurre, o corrompere (ciascuno scelga il vocabolo che gli sembra pi\u00f9 adatto) di quanta ve ne siano nell&#8217;umile fante, nel semplice marinaio o nell&#8217;aviatore che fanno il proprio dovere e sfidano la morte ogni giorno, magari lottando ad armi impari contro forze soverchianti.<\/p>\n<p>Valga per tutti l&#8217;esempio di vita vissuta che viene testimoniato da un prigioniero di guerra italiano catturato dai britannici in Africa Orientale, durante la Seconda guerra mondiale (da: Costantino Demuru, <em>Alla fine dell&#8217;Impero. Dall&#8217;Abissinia ai lager inglesi, diario africano di un soldato di Dualchi<\/em>, La Nuova Sardegna, 2014, pp. 154; 155-156):<\/p>\n<p><em>Il campo era ancora molto unito [cio\u00e8 il campo di prigionia britannico POW 351, presso Nairobi; \u00e8 il gennaio del 1943]. Nulla sembrava potesse incrinare l&#8217;incrollabile fede nella nostra patria, anzi il patriottismo sempre vivo nei nostri cuori alimentava continuamente la speranza di un&#8217;alba nuova e i sogni di una rivincita da tempo sospirata. Il fatto che gran parte dei prigionieri era impegnata nei lavori all&#8217;esterno riduceva enormemente i tempi di attrito ed eliminava sul nascere i possibili screzi di una massa cos\u00ec diversa costretta in cattivit\u00e0. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Fu all&#8217;incirca in quel periodo che al campo venne annunciata la visita del generale Nasi, l&#8217;eroe di Gondar, l&#8217;ultimo baluardo dell&#8217;Impero contro gli inglesi, l&#8217;erede morale del Duca d&#8217;Aosta. La sua visita faceva parte di un vasto piano che interessava tutti i campi di prigionia del Kenya, dove erano rinchiusi i prigionieri italiani, ed aveva soprattutto lo scopo di porre fine a una questione che per noi prigionieri era di primaria importanza: se cio\u00e8 fosse giusto o meno lavorare alle dipendenze dei britannici.<\/em><\/p>\n<p><em>Questo tipo di lavoro veniva risolutamente osteggiato da una parte ancora prevalente di prigionieri, provenienti dall&#8217;ala pi\u00f9 fanatica e intransigente dei fascisti, per i quali Mussolini era sempre il loro Capo supremo e la fiducia nella vittoria finale incrollabile. Frasi del tipo: \u00abColui che in terra britannica fa nascere anche una sola spiga di grano, tradisce il Duce e l&#8217;Italia\u00bb, correvano veloci da un capo all&#8217;altro del Kenya.<\/em><\/p>\n<p><em>Il compito di Nasi era quello di illustrare a noi prigionieri i contenuti del cosiddetto Accordo di Eldoret, che si riferiva all&#8217;impiego dei prigionieri in una serie di attivit\u00e0 lavorative che non avessero alcun rapporto con le attivit\u00e0 di guerra.<\/em><\/p>\n<p><em>Il nostro campo era per lo pi\u00f9 costituito da &quot;lavoratori&quot;, cio\u00e8 da prigionieri che gi\u00e0 svolgevamo questa attivit\u00e0 all&#8217;esterno, e che solo apparentemente sembrava produrre qualche ben edificio a favore del nemico. All&#8217;interno dei campi di detenzione il problema era stato esaminato e discusso e la convivenza fra i due gruppi di prigionieri, finch\u00e9 rimasi in quel campo, non era stata intaccata. Il fatto stesso che al suono della campana, che annunciava il loro rientro nel campo, ci precipitavamo all&#8217;ingresso per accoglierli e intrattenerci con loro in lunghe discussioni sulle notizie che riportavano, dimostrava che non c&#8217;era fra noi alcun problema di convivenza. Io steso annoveravo molti amici e vecchie conoscenze in entrambe le squadre.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;ingresso del generale venne salutato da tutti i prigionieri schierati nell&#8217;ampio spazio centrale, e qui ascoltammo in silenzio il suo discorso. Il suo pensiero, tendente a giustificare con nobili sentimenti la legittimit\u00e0 di alcuni tipi di lavoro non direttamente connessi con lo sforzo bellico, trov\u00f2 ampi consensi nel nostro campo e riusc\u00ec a strappare un applauso convinto che pose fine a qualsiasi dubbio in merito a questo problema. In onore dell&#8217;ospite si svolsero giochi sportivi e spettacoli teatrali che, insieme alla musica e i canti, resero bella e memorabile quella giornata.<\/em><\/p>\n<p><em>Personalmente, per\u00f2, nonostante la profonda ammirazione che nutrivo per l&#8217;uomo e per il soldato, rimasi fermo nella mia idea: nessuna collaborazione con l&#8217;odiato nemico inglese. Col senno di poi posso affermare che questa scelta caus\u00f2 il mio trasferimento a Naivasha e di conseguenza dett\u00f2, peggiorandolo, il mio futuro di prigioniero. Nairobi era in effetti un &quot;campo lavoratori&quot; e gli inglesi volevano che rimanesse tale a tutti gli effetti, allontanando coloro che rifiutavano di collaborare.<\/em><\/p>\n<p>Questa \u00e8 una testimonianza preziosa, che ci mostra una cosa taciuta dai libri di scuola e in genere dai libri della cultura dominante: che molti soldato italiani fatti prigionieri conservarono sia la loro fierezza personale, sia quel patriottismo che li induceva a non dubitare della vittoria finale, il che ci d\u00e0 un&#8217;immagine alquanto diversa da quella che abbiamo introiettato dopo settant&#8217;anni di sistematica falsificazione del passato e d&#8217;indottrinamento ideologico. Secondo la vulgata resistenziale e democratica gli italiani non aspettavano che il momento di scuotersi di dosso il giogo della dittatura, che in cuor loro non avevano mai accettato: il che \u00e8 falso Ed \u00e8 una menzogna che \u00e8 stata costruita per la semplice ragione di rendere pi\u00f9 accettabile, o se si vuole meno ripugnante, il desolante spettacolo del voltafaccia di Badoglio, il quale ancora alla vigilia dell&#8217;armistizio aveva giurato e spergiurato, sulla propria parola di soldato, parlando col generale Kesslring, che il governo da lui gridato sarebbe rimasto fedele all&#8217;alleato e l&#8217;Italia non avrebbe mai tradito la parola data. Questa narrazione falsificata della nostra storia recente era necessaria alla classe dirigente per attenuare le proprie responsabilit\u00e0: prima nell&#8217;aver sostanzialmente accettato la tanto deprecata dittatura, poi per averla abbandonata quando le cose volsero al peggio, senza minimamente preoccuparsi del fatto che, quando \u00e8 in corso una guerra totale per la vita e per la morte, la Patria e il suo governo formano una cosa sola; e che il vero patriottismo non consiste nell&#8217;unirsi agli invasori che stanno calpestando, a suon di stupri di massa e di criminali bombardamenti aerei, il suolo della Patria, neppure in nome di una astratta libert\u00e0: perch\u00e9 la libert\u00e0 che concederanno i vincitori sar\u00e0 pur sempre la libert\u00e0 limitata del cagnolino tenuto al guinzaglio dal suo padrone, al quale solo spetta decidere dove andare e cosa fare.<\/p>\n<p>Un primo momento della verit\u00e0, nei campi di prigionia, si ebbe quando il nemico propose ai prigionieri di lavorare nelle piantagioni, nelle segherie, nei cantieri edili, nella riattivazione di strade e ponti, ecc.: e quelli che rifiutavano venivamo trasferirti in campi &quot;punitivi&quot;, dove il cibo era pi\u00f9 scarso, la disciplina pi\u00f9 dura e il trattamento complessivo assai peggiore. Come si \u00e8 visto, nonostante ci\u00f2, molti rifiutarono di collaborare col nemico (la guerra era tuttora in corsa e il suo esito non era scontato); e, anche non volendo assolutizzare la situazione di quel campo, che poteva anche essere dovuta a circostanze particolari, resta il fatto che se dei prigionieri rifiutano un trattamento di favore per non sostenere, sia pure indirettamente, lo sforzo bellico del nemico e quindi la sua vittoria, e con ci\u00f2 la sconfitta della propria Patria, vuol dire che il senso del dovere ce l&#8217;hanno ben chiaro, e sono disposti ad assumersi sacrifici aggiuntivi, che potrebbero, volendo, risparmiarsi, proprio per non venir meno ad esso. E ci\u00f2 con buona pace dei tranquillizzanti discorsi del generale Nasi e di altri come lui, i quali, forse con il desiderio di alleviare la condizione di quei poveri soldati, prospettarono loro la via pi\u00f9 facile, ma non la pi\u00f9 onorevole, di fronte all&#8217;alternativa posta dal nemico.<\/p>\n<p>Un secondo momento della verit\u00e0 si present\u00f2 all&#8217;indomani dell&#8217;8 settembre, allorch\u00e9 gli anglo-americani posero i prigionieri italiani di fronte all&#8217;alternativa tra seguire il governo &quot;legittimo&quot; del loro Paese, che aveva firmato l&#8217;armistizio di Cassibile e che, poi, aveva anche dichiarato guerra alla Germania, e la fedelt\u00e0 a quella Patria ideale che non coincideva certo con il misero Regno di Vittorio Emanuele III e di Badoglio, ma che ardeva nel profondo dei loro cuori, perch\u00e9 vi era stata coltivata da generazioni, e adesso li faceva inorridiva all&#8217;idea di farsi complici di un voltafaccia cos\u00ec vergognoso. Per quanti nutrivano un siffatto amor di Patria, inteso nel senso pi\u00f9 ampio e pi\u00f9 vero della parola (mentre il Regno del Sud rispondeva solo formalmente alla continuit\u00e0 ideale con l&#8217;Italia di prima dell&#8217;8 settembre), la fedelt\u00e0 a Mussolini e alla Germania poteva entrare nel conto, ma poteva anche non entrarci. E, di fatto, la maggior parte dei &quot;fascisti&quot; che si schierarono, in Patria, per la Repubblica Sociale, oltretutto ormai sapendo che la guerra era persa e che avrebbero dovuto pagare un alto prezzo di persona, e farlo pagare anche ai loro familiari, non erano mai stati fascisti, anche per ragioni anagrafiche; non avevano fatto la marcia su Roma e non amavano il fascismo come si ama un valore irrinunciabile; per\u00f2 non sopportavano l&#8217;idea di sputare sui tanti sacrifici affrontati, d&#8217;infangare la memoria dei camerati morti sul campo dell&#8217;onore, di vanificare le sofferenze dei parenti e degli amici rimasti in Patria sotto le bombe dei &quot;liberatori&quot; che mietevano inutilmente migliaia di vittime, poich\u00e9 tali bombardamenti non avevano alcuna ragione strategica e il loro vero scopo era quello di terrorizzare la popolazione. Ed eco che tutto torna e ogni cosa risulta chiara, nella storia, se si trova il filo rosso che lega gli eventi. L&#8217;essenziale, per il potere, \u00e8 tenere le popolazioni schiave della paura: la paura fa fare tante cose brutte e sciocche; spinge anche la gente ad agire contro se stessa, contro il proprio bene, e a calpestare la propria dignit\u00e0 e libert\u00e0. Una testimonianza di ci\u00f2 che accade dopo l&#8217;8 settembre, quando gli alleati chiesero ai prigionieri italiani di optare per il re e quindi per la cooperazione con loro, gli ex nemici divenuti, chi sa come, alleati, e addirittura amici e liberatori, \u00e8 stata quella dello scrittore Giuseppe Berto, il quale la visse nel famigerato campo di concentramento di Hereford, nel Texas (sissignori, anche quelli degli alleati si chiamavano campi di concentramento; costruirli non era una prerogativa esclusiva dei tedeschi), e opt\u00f2 per la <em>non cooperazione<\/em>, insieme a numerosi suoi camerati. I carcerieri si trasformarono allora in aguzzini spietati e sottoposero i &quot;fascisti&quot; ad ogni sorta di soprusi e maltrattamenti, in barba alle convenzioni internazionali: proprio loro che facevano la guerra, a parole, per ripristinare l&#8217;ordine e la legalit\u00e0 internazionali violati dalle dittature del Tripartito.<\/p>\n<p>La guerra \u00e8 una cosa bruttissima, ma \u00e8 rivelatrice. Anche quella che stiamo vivendo ora, l&#8217;anno di grazia 2022, \u00e8 una guerra: non l&#8217;hanno dichiarata, per\u00f2 la stanno facendo. Contro di noi, contro la nostra umanit\u00e0. Questa pertanto \u00e8 l&#8217;ora di mostrare chi ha la schiena dritta e il rispetto di se stesso&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando un uomo viene sottoposto a pressioni, minacce, intimidazioni, affinch\u00e9 si pieghi alla volont\u00e0 altrui, si vede ci\u00f2 che non traspare in tempi ordinari, quando tali<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[102],"class_list":["post-25649","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-benito-mussolini"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25649","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25649"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25649\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25649"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25649"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25649"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}