{"id":25648,"date":"2009-06-07T01:22:00","date_gmt":"2009-06-07T01:22:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/06\/07\/un-film-al-giorno-i-magliari-di-francesco-rosi-1959\/"},"modified":"2009-06-07T01:22:00","modified_gmt":"2009-06-07T01:22:00","slug":"un-film-al-giorno-i-magliari-di-francesco-rosi-1959","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/06\/07\/un-film-al-giorno-i-magliari-di-francesco-rosi-1959\/","title":{"rendered":"Un film al giorno: \u00abI magliari\u00bb, di Francesco Rosi (1959)"},"content":{"rendered":"<p>Che cosa ci fa un Mario Balducci da Grosseto in quel di Hannover, negli anni del miracolo economico tedesco (e anche italiano), senza una qualifica di specializzazione, senza nemmeno conoscere la lingua?<\/p>\n<p>Niente; e infatti questa \u00e8 l&#8217;ultima notte che trascorre in Germania: domani rientrer\u00e0 in Italia, povero come era arrivato, senza aver trovato un lavoro e senza aver guadagnato un soldo. Il destino vuole che, per quell&#8217;ultima sera, egli pensi di concedersi una cena decente, in un buon ristorante italiano; e non sa che di l\u00ec inizier\u00e0 un nuovo capitolo della sua vita, breve e promettente, anche se, alla fine, terribilmente amaro.<\/p>\n<p>Nel ristorante fa la conoscenza con il romano Tot\u00f2, chiamato Totonno, e di un gruppo di emigrati napoletani, tutti lavoratori nel settore dei tessuti. Totonno \u00e8 il classico individuo dalle vaste ambizioni e dai pochissimi scrupoli, intraprendente, fantasioso, cialtrone: grazie alla sua inesauribile parlantina e alla sua astuzia, si \u00e8 fatto un nome nell&#8217;ambiente dei connazionali che la camorra controlla con sapiente discrezione.<\/p>\n<p>Una delle sue tecniche di vendita preferite \u00e8 quella di introdursi in una casa in cui vi sia stato un lutto recente, e fingere di aver ricevuto dal morto una ordinazione di vestiti confezionati, per chiedere ai parenti di versare la somma stabilita, dietro consegna della merce; tecnica pressoch\u00e9 infallibile, visto che i poveretti non sono nello stato d&#8217;animo di obiettare e, inoltre, se lo facessero, sembrerebbe loro di non rispettare la volont\u00e0 del caro estinto.<\/p>\n<p>In breve, tra i due sembra nascere un&#8217;amicizia, e il romano prende con s\u00e9 l&#8217;ingenuo toscano e se lo porta dietro in una serie di loschi affari di seconda categoria, sempre sfruttando il suo candore e la sua sostanziale onest\u00e0 (\u00abIo qui sono venuto per lavorare; se volevo fare l&#8217;imbroglione, me ne restavo al paese mio\u00bb, sbotter\u00e0 Mario a un certo punto).<\/p>\n<p>I magliari napoletani lavorano per conto di un certo don Raffaele, che, restando nell&#8217;ombra, controlla il monopolio sul commercio dei tessuti e che, a sua volta, \u00e8 in societ\u00e0 con un ricco industriale tedesco, Mayer, che si serve del \u00ablavoro nero\u00bb per aumentare le sue gi\u00e0 pingui entrate, dietro una facciata di falsa rispettabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Il caso vuole che Mayer abbia una moglie giovane e bella, molto sensuale, tanto irrequieta quanto delusa della vita che conduce, pur apprezzandone le comodit\u00e0 ed il lusso, lei che \u00e8 di umili origini e che un matrimonio fortunato ha tirato fuori, una volta per tutte, dalla miseria. Tra Mario e la bella signora nasce una simpatia, poi si accende una vera e propria passione; i due diventano amanti, ma di nascosto: Mayer non deve sapere, perch\u00e9 lei non intende rinunciare ai vantaggi della posizione raggiunta.<\/p>\n<p>Quel furbacchione di Tot\u00f2 intuisce che quella relazione gli pu\u00f2 tornare utile, e la incoraggia. Frattanto decide di mettersi in proprio, trasferendosi ad Amburgo e portando con s\u00e9 il gruppetto dei napoletani. Qui, per\u00f2, incominciano le difficolt\u00e0: perch\u00e9 coloro che controllavano il monopolio locale dei tessuti, ossia un gruppo di emigrati polacchi, incominciano a condurre una tenace e sempre pi\u00f9 molesta azione di intimidazione, dapprima tagliando le gomme alle automobili dei rivali, infine scatenando un gigantesco pestaggio, interrotto solo dall&#8217;arrivo della polizia a sirene spiegate.<\/p>\n<p>I napoletani sono irritati con Tot\u00f2, che li ha messi nei pasticci e non possiede la stoffa del capo, per cui non li sa proteggere dalle minacce dei polacchi: sentendosi in pericolo, essi decidono di metterlo alle strette e gli pongono l&#8217;aut-aut: o ci penser\u00e0 lui a sistemare le cose, o ritorneranno a lavorare per don Raffaele.<\/p>\n<p>Tot\u00f2, ormai con l&#8217;acqua alla gola, tenta di servirsi di Mario per imbastire un ricatto ai danni della signora Mayer: o la \u00abgrana\u00bb per comprare la tregua coi Polacchi, o raccontare della tresca al marito di lei. Ma la donna \u00e8 furba, intuisce subito quel che bolle in pentola e sventa la manovra: Mayer si mette d&#8217;accordo con don Raffaele, il quale si ripresenta ai napoletani, li \u00abperdona\u00bb per la loro infedelt\u00e0 e li riprende al proprio servizio, cacciando ignominiosamente Tot\u00f2, che perde la faccia davanti a tutti.<\/p>\n<p>Il solo Mario, per uno scrupolo di lealt\u00e0, segue l&#8217;amico e gli confida il suo dramma interiore; ma Tot\u00f2 lo respinge in malo modo, accusandolo d&#8217;ingratitudine, e si allontana in automobile, meditando infaticabilmente nuovi piccoli imbrogli per risalire la china e conservare l&#8217;alto tenore di vita cui, ormai, si \u00e8 abituato.<\/p>\n<p>Resta ancora una partita da chiarire, quella fra Mario e la sua bella amante. Il sentimento che li lega \u00e8 di quelli veri, ma non pu\u00f2 reggere alle tensioni della situazione che si \u00e8 venuta a creare. La donna vorrebbe rimanere con Mario, ma non \u00e8 disposta a lasciare Mayer e a rinunciare a tutto; l&#8217;italiano, dal canto suo, \u00e8 ben deciso a ritrovare il rispetto di se stesso e non intende fare il mantenuto. Perci\u00f2 non resta loro che lasciarsi, sia pure con profondo rammarico.<\/p>\n<p>La scena finale, in cui la signora Mayer si allontana con la sua pelliccia e Mario cammina lentamente lungo la banchina del porto, sotto un cielo carico di pioggia, in attesa del treno che lo riporter\u00e0 &#8211; e, questa volta, definitivamente &#8211; a casa, \u00e8 degna di un film di alta qualit\u00e0; anzi, \u00e8 veramente una scena da antologia.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la trama del film di Francesco Rosi \u00abI magliari\u00bb, il secondo del bravo regista napoletano, girato interamente in bianco e nero e distribuito dalla Titanus nel 1959. Le tre parti principali sono affidate rispettivamente a Renato Salvatori (Mario), Albero Sordi (Tot\u00f2) e Belinda Lee (la signora Mayer), un terzetto efficiente, ma non bene assortito, a causa della incontenibile tendenza di Sordi a debordare, snaturando la coerenza interna del film e spingendolo costantemente lungo il versante della commedia all&#8217;italiana, mentre la sostanza della vicenda sarebbe drammatica.<\/p>\n<p>Renato Salvatori \u00e8 un immigrato credibile nella sua evidente ingenuit\u00e0, e forse \u00e8 proprio questo aspetto del suo carattere che fa scoccare la scintilla fra lui e la moglie di Mayer, abituata alle squallide figure di arrivisti che bazzicano intorno a uomini come Tot\u00f2 e don Raffaele; e che &#8211; mantenuta di lusso &#8211; ha sposato il marito solo per levarsi dal quartiere popolare di Amburgo in cui \u00e8 nata e cresciuta.<\/p>\n<p>La notoriet\u00e0 di Salvatori era esplosa nel 1956, con \u00abPoveri ma belli\u00bb di Dino Risi, accanto a Marisa Allasio e Maurizio Arena, ove aveva sfruttato le potenzialit\u00e0 del suo fisico atletico e del suo fascino virile; ma in seguito, sottoponendosi a seri studi di recitazione, era riuscito a dimostrarsi attore versatile e convincente, sottraendosi al clich\u00e9 del \u00abpovero ma bello\u00bb che rischiava di soffocarlo definitivamente.<\/p>\n<p>Belinda Lee &#8211; il viso angoloso, la bocca grande, lo sguardo sornione e provocante &#8211; interpreta felicemente il suo ruolo, uscendo &#8211; anch&#8217;ella &#8211; dal solito copione della maggiorata fisica, ma con poco cervello, che tante volte \u00e8 stata costretta a interpretare nella sua carriera ricca di alti e bassi. La penultima scena del film, in cui si svolge l&#8217;ultimo colloquio tra Mario e la signora Mayer &#8211; la quale, pur essendo innamorata dell&#8217;uomo, rifiuta di abbandonare le proprie comodit\u00e0 per seguirlo in Italia &#8211; \u00e8 ben recitata dalla Lee: pi\u00f9 con gli occhi e con la mimica facciale del suo volto mobilissimo, che con la voce. \u00c8 una delle cose migliori del film.<\/p>\n<p>Appena due anni dopo, nel 1961, sarebbe terminata la vita di questa attrice che \u00e8 stata forse un po&#8217; sottovalutata a livello internazionale, e troppo presto dimenticata; ma nel cui sorriso luminoso e malinconico pare quasi di cogliere un presentimento di quella fine improvvisa (era nata nel 1935 e aveva, dunque, appena ventiquattro anni quando recitava ne \u00abI magliari\u00bb).<\/p>\n<p>Il gruppetto dei magliari napoletani, tra i quali si nota Aldo Giuffr\u00e9, desta nello spettatore sensazioni contrastanti: a momenti appare un convincente spaccato di quella dolente umanit\u00e0 \u00absommersa\u00bb che lavora in nero; altre volte fa venire alla mente, quasi irresistibilmente, il gruppo dei simpatici e grotteschi sbandati de \u00abI soliti ignoti\u00bb.<\/p>\n<p>Anche qui, dunque, si oscilla fra due generi cinematografici diversi e fra due linee narrative assolutamente eterogenee e inconciliabili; perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 poco da fare: o si parla del dramma degli emigrati sfruttati dalla camorra, o si ride sulla \u00abbanda del buco\u00bb: tertium non datur.<\/p>\n<p>Alberto Sordi &#8211; come al solito &#8211; non si limita a fare, ma vuole strafare. Gigioneggia in modo insopportabile dal principio alla fine e si esibisce in alcuni veri e propri pezzi di bravura: come quello in cui, in una delle ultime scene del film, parla tra s\u00e9 e s\u00e9 al volante dell&#8217;automobile, dopo che Don Raffaele lo ha umiliato davanti a tutti e scacciato dal nuovo \u00abgiro\u00bb di Amburgo; ma, nel complesso, appare del tutto fuori parte.<\/p>\n<p>Il pur bravo regista non riesce a tenerlo sufficientemente a freno, non riesce a fargli capire che il film non \u00e8 l&#8217;ennesima occasione perch\u00e9 lui possa esibirsi senza freni e fare il mattatore, ma una storia molto pi\u00f9 complessa e, nell&#8217;insieme, drammatica.<\/p>\n<p>Senonch\u00e9, proprio qui emerge la debolezza fondamentale de \u00abI magliari\u00bb: film irrisolto e in bilico fra almeno tre generi diversi: la denuncia di stampo neorealista, la commedia all&#8217;italiana ed il &quot;noir&quot; stile \u00abD\u00e9d\u00e9e d&#8217;Anvers\u00bb di Yves All\u00e9gret, del 1948, cui forse sono ispirati i begli esterni del porto di Amburgo, con le banchine umide di pioggia e le navi in movimento, mentre una folla di marinai e prostitute si muove avanti e indietro, senza pace, come formiche in un formicaio.<\/p>\n<p>Rosi, cosceneggiatore insieme Suso Cecchi d&#8217;Amico e Giuseppe Patroni Griffi, oscilla per tutti i 107 minuti della pellicola fra la denuncia sociale, il genere a lui pi\u00f9 congeniale (come avrebbe mostrato con \u00abSalvatore Giuliano\u00bb, del 1961, \u00abLe mani sulla citt\u00e0\u00bb, 1963, \u00abUomini contro\u00bb, 1970, e \u00abIl caso Mattei\u00bb, 1972), la storia sentimentale a sfondo drammatico, e, appunto, la commedia all&#8217;italiana, che qui appare incongrua e decisamente fuori luogo.<\/p>\n<p>La linea naturale di sviluppo del film avrebbe voluto che al centro rimanesse la vicenda degli emigranti sfruttati dalla malavita, e sia pure in forme paternalistiche; e, su questo tema centrale, si sarebbe dovuta innestare la storia d&#8217;amore &#8211; impossibile fin dall&#8217;inzio, e perci\u00f2 profondamente malinconica &#8211; fra l&#8217;italiano povero ma onesto e la tedesca ricca e insoddisfatta.<\/p>\n<p>Il narcisismo di Sordi, incapace di adattarsi a fare da comprimario e avido di avere le telecamere tutte per s\u00e9, ha stravolto questo copione, assolutamente coerente e lineare, innestandovi i temi e gli umori del genere commedia, che stridono con l&#8217;insieme della vicenda; e stridono ancor di pi\u00f9 le intemperanze recitative dell&#8217;Albertone nazionale, sempre a caccia di primi e primissimi piani, per sfoggiare la sua inesauribile mimica e la sua \u00abverve\u00bb da avanspettacolo, senza pudori e senza alcun senso del limite.<\/p>\n<p>Che dire, perci\u00f2, di questo film piuttosto lungo, che alterna momenti di commovente sincerit\u00e0 ad altri di puro intrattenimento; e che fino all&#8217;ultimo non si riesce a capire dove voglia andare a parare, se sul versante serio e impegnato o su quello della facile risata (come nella scena in cui, per vendere dei tappeti, Tot\u00f2 lusinga e quasi seduce una matura e pienotta cameriera tedesca, dopo aver finto di essere stato vittima di uno strappo muscolare alla schiena)?<\/p>\n<p>La bravura del regista e soprattutto degli interpreti, la sobriet\u00e0 della fotografia e il ritmo quasi documentaristico del montaggio (che ricorda i successivi film di Rosi, particolarmente il memorabile \u00abLe mani sulla citt\u00e0\u00bb, interpretato dal bravissimo Rod Steiger) sono tutti elementi a favore di questa pellicola, di cui poco si \u00e8 parlato dopo il primo momento, e che oggi sembra un po&#8217; caduta nel dimenticatoio, o meglio, nel Limbo dei cineforum e dei circuiti riservati a pochi intenditori.<\/p>\n<p>Il fatto della difettosa coerenza interna, per le ragioni che abbiamo cercato di esporre, non spiega tutto. Molto concorre, indubbiamente, il vizio nostrano di sottovalutare la nostra produzione cinematografica, per correre sempre dietro alle ultime novit\u00e0 di Hollywood, siano pure prodotti ridicolmente commerciali.<\/p>\n<p>Un altro vizio tipicamente italiano \u00e8 quello di sopravvalutare il ruolo degli attori, per cui un film come \u00abI magliari\u00bb rischia di essere ricordato dal pubblico soprattutto per l&#8217;interpretazione di Sordi, ossia proprio per ci\u00f2 che costituisce il suo principale elemento di debolezza; destino capitato anche ad altri lungometraggi, se nel cast degli attori figurano dei beniamini delle platee, come Sofia Loren o Nino Manfredi.<\/p>\n<p>Prima di emettere una valutazione, pertanto, bisognerebbe chiarirsi un po&#8217; tutti le idee &#8211; critica e pubblico &#8211; su che cosa debba essere un film e su quali caratteristiche debba possedere, per potersi dire pienamente riuscito.<\/p>\n<p>Con buona pace dei fanatici del neorealismo, non \u00e8 scritto su alcuna tavola della Legge che un film, per essere valido e artisticamente apprezzabile, debba fare della denuncia sociale e mostrare le iniquit\u00e0 e le bassezze del mondo borghese; che, insomma, debba essere esplicitamente \u00abimpegnato\u00bb in senso ideologico (e di quale colore, \u00e8 inutile dirlo).<\/p>\n<p>Per\u00f2, \u00e8 certo che un film &#8211; cos\u00ec come un quadro, una poesia, un romanzo o un brano musicale &#8211; deve possedere una coerenza interna e un equilibrio, una proporzione fra le varie parti che concorrono a realizzarlo: \u00e8 un bel film se vi riesce; non lo \u00e8 se non vi riesce.<\/p>\n<p>Se un film incomincia con la denuncia sociale &#8211; come \u00abI magliari\u00bb, con la scena iniziale di Mario che viene arrestato dalla polizia al posto di Tot\u00f2, che gli ha sottratto il passaporto proprio per sfuggire alla cattura &#8211; e poi, invece, si lascia prendere la mano dagli \u00aba solo\u00bb dell&#8217;ineffabile Albertone, per poi ondeggiare tutto il tempo fra le due cose, bisogna riconoscere che \u00e8 un film mancato: n\u00e9 carne, n\u00e9 pesce.<\/p>\n<p>Peccato, perch\u00e9 aveva tutte le carte in regola per essere un gran bel film.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che cosa ci fa un Mario Balducci da Grosseto in quel di Hannover, negli anni del miracolo economico tedesco (e anche italiano), senza una qualifica di<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30143,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[14,26],"tags":[92],"class_list":["post-25648","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-un-film-al-giorno","category-cinema","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-cinema.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25648","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25648"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25648\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30143"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25648"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25648"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25648"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}