{"id":25642,"date":"2019-06-19T12:51:00","date_gmt":"2019-06-19T12:51:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/06\/19\/i-fantasmi-di-preziosi-erano-veramente-tali\/"},"modified":"2019-06-19T12:51:00","modified_gmt":"2019-06-19T12:51:00","slug":"i-fantasmi-di-preziosi-erano-veramente-tali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/06\/19\/i-fantasmi-di-preziosi-erano-veramente-tali\/","title":{"rendered":"I &#8220;fantasmi&#8221; di Preziosi erano veramente tali?"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 noto che Giovanni Preziosi, a detta non solo dei suoi nemici, ma anche dei (pochissimi) amici, era letteralmente ossessionato dall&#8217;esistenza di due pericoli occulti: massoneria ed ebraismo internazionale, contro i quali, a partire dal 1920-22 e fino all&#8217;ultimo giorno della sua vita, condusse una battaglia diuturna, frenetica, rispetto alla quale i suoi svariati e molteplici interessi, sociali, politici, culturali, e le sue numerose altre polemiche e contese, non di rado finite nelle aule di giustizia con esito alterno, devono considerarsi del tutto secondarie. Della sua convinzione che il giudaismo, non in senso religioso ma in senso politico, rappresentasse un gravissimo pericolo per la civilt\u00e0 europea e per l&#8217;Italia fascista, specialmente dopo la scoppio della Seconda guerra mondiale, che egli addoss\u00f2 proprio al complotto giudaico mondiale, qualcosa abbiamo gi\u00e0 detto in un precedente articolo (cfr. <em>Una pagina al giorno: La Palestina sar\u00e0 una terra di sangue, di Giovanni Preziosi<\/em>, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 25\/08\/2009 e ripubblicato sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 18\/01\/18). In questa sede vogliamo invece spendere qualche parola sull&#8217;altro corno della sua &quot;ossessione&quot;, la massoneria, anche se i due complotti, per lui, si riducevano in sostanza a uno solo, essendo le due facce d&#8217;una stessa centrale operativa, che si serviva tanto della plutocrazia anglosassone, quanto del bolscevismo russo per stringere l&#8217;umanit\u00e0 nelle sue spire e perseguire la distruzione della sola forza organizzata capace di opporsi al suo disegno, il fascismo. E ci ha colpito il fatto che di Preziosi &#8212; caso non certamente unico, peraltro, nel clima ultra-conformista, per non dir peggio, della cultura uscita dalla &quot;gloriosa&quot; Liberazione, democratica e antifascista &#8212; si sono occupati, a suggello della sua totale <em>damnatio memoriae<\/em>, solo i nemici politici delle idee che egli rappresent\u00f2 e per le quali, sebbene fossero e siano discutibili, sacrific\u00f2 l&#8217;intera sua vita, fino ala tragica morte nell&#8217;aprile del 1945; sicch\u00e9 l&#8217;ultima parola sul controverso e sfortunato giornalista e scrittore, non privo di doti intellettuali e d&#8217;intraprendenza in svariati ambiti sociali (si prodig\u00f2 da giovane, quand&#8217;era ancora prete, per l&#8217;assistenza ai nostri emigranti negli Stai Uniti e in Germania), ma quanto mai irrequieto, spigoloso, sgradevole, \u00e8 stata scritta da chi non aveva, e non ha, il minimo interesse a compiere uno sforzo d&#8217;imparzialit\u00e0 e obiettivit\u00e0 nei suoi confronti.<\/p>\n<p>Prendiamo il caso di ci\u00f2 che dice di lui il saggista Aldo Alessandro Mola nel suo grosso volume <em>Storia della Massoneria italiana dall&#8217;Unit\u00e0 alla Repubblica<\/em> (Milano, Bompiani, 1976, pp. 579-81):<\/p>\n<p><em>Nel 1944, dunque, egli pubblicava il suo &quot;Syllabus&quot;: &quot;Giudaismo, bolscevismo, plutocrazia, massoneria, una miscellanea di scritti sparsi in vent&#8217;anni di battaglia pubblicistica, che costituiva la &#8216;summa&#8217; delle &quot;prove dell&#8217;infamia massonica&quot;. Pochi mesi prima Preziosi aveva aggiunto un altro grano alla sua corona: la definitiva condanna del Risorgimento nazionale in quanto operazione monarchico-massonico-giudaica: con buona pace di Gentile, Volpe e quant&#8217;altri avevano cercato nella tradizione risorgimentale l&#8217;annuncio del&#8217;Italia moderna fascista. Una tesi, questa, che gi\u00e0 l&#8217;aveva sospinto a contrapporsi, sin dal 1922, al nazionalista Federzoni, piuttosto lontana e per certi aspetti persino opposta al pensiero del carloalbertino Alessandro Luzio, ma che tuttavia metteva bene in evidenza quale fosse il punto d&#8217;arrivo della sostituzione del fanatismo al criticismo storico. In &quot;La Massoneria&quot; di F. Gaeta, &quot;scoperto&quot; e prefato da Preziosi, come negli scritti centrali della citata miscellanea, il discorso ritornava sulla &quot;rivelazione&quot; che tutte le Logge del mondo fanno capo alla &quot;massoneria superiore ebraica&quot;, i cui corpi (Scudo di Abramo, Scudo di David, Fratelli del Patto, Fratelli della Fede&#8230;) erano altrettanti gradini che conducevamo al vertice della &quot;Bnai Berith&quot;: Figli del Patto, la superloggia che &#8212; annidata tra i bolscevichi (come sosteneva il Louis Ternac di &quot;La libre parole&quot;) e ramificata nel mondo capitalistico &#8212; abbracciava nei suoi tentacoli l&#8217;intera societ\u00e0 mondiale dominando come un solo cervello economia, istituzioni politiche e ogni altra cosa. Il dualismo monoteleutico, applicato alla lotta contro la Massoneria, suscitava in Preziosi quella sfrenata megalomania che acutamente Norman Cohn ha individuato nell&#8217;antisemitismo demonologico: SOLO sulla rupe della storia, EGLI affrontava il MOSTRO e a una a una ne avrebbe reciso le teste restituendo agli uomini l&#8217;originaria serenit\u00e0, la purezza, la &quot;ingenua&quot; felicit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>Come sorgevano difficolt\u00e0 alla pubblicazione della nuova serie repubblichina di &quot;La Vita Italiana&quot; &#8212; ora per via delle ristrettezze imposte dalla guerra, ora per ragioni tipografico-editoriali, ora perch\u00e9 il ministro della Cultura popolare, Mezzasoma, ne faceva sequestrare i fascicoli, giudicandoli controproducenti per la pi\u00f9 ampia strategia del regime &#8212; EGLI si rivolgeva direttamente a Mussolini per spiegare per filo e per segno come tutti gli intoppi a suo danno rimontavano a una Causa che infine non poteva avere che un nome: MASSONERIA. Senonch\u00e9, beffardamente, avvoltolato tra i funzionari della Casa Editrice che avrebbe dovuto fare alle stampe le decisive opere di Preziosi, il Serpente Verde si rigirava a piacere tra le squamose mani il Minculpop (che andava infatti nominando ebrei e massoni in posizioni chiave, gridava Preziosi) e nuovamente avvinghiava gli ambienti pi\u00f9 vicini allo stesso &quot;duce&quot;: al quale, il 6 febbraio 1945, inviandogli il primo esemplare della seconda edizione del &quot;pamphlet&quot; di Gaeta (&quot;nessun libro sul pericolo massonico \u00e8 pi\u00f9 preciso e convincente di questo in ogni sua pagina&quot;) ricordava, a mo&#8217; di rimprovero, che le copie della prima edizione erano state tolte dalla circolazione.<\/em><\/p>\n<p><em>Chiamato a render conto, F. Mezzasoma, ministro della Cultura popolare, scriveva senza indugi a Mussolini che &quot;il direttore de &#8216;La Vita Italiana&#8217; deve essere evidentemente vittima di una allucinazione quando non sa vedere che boicottaggio e sabotaggio proprio in quegli organi che gli hanno dato la possibilit\u00e0 di fare quel pochissimo che ha fatto e di cui tanto ha parlato e Vi ha parlato&quot; (30 gennaio 1945). Tre giorni prima, a Giorgio Almirante, da tempo ben noto ai lettori del mensile &quot;La difesa della razza&quot; e fidatissimo braccio destro di Preziosi, il dott. Corrado Marchi, dell&#8217;Editrice implicata nell&#8217;attivit\u00e0 pubblicistica dell&#8217;Ispettore per la Razza [cio\u00e8 lo stesso Preziosi], affermava &quot;in maniera categorica che la sua coscienza di fascista, non ebreo n\u00e9 massone [qualit\u00e0 di cui era stato tacciato, n.d.t.], e di editore, era perfettamente tranquilla: pi\u00f9 di quanto si \u00e8 fatto e si fa, non \u00e8 possibile fare&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Non pi\u00f9 di libri, ormai, aveva bisogno la pluridecennale invettiva antimassonica, n\u00e9 di nuove dotte disquisizioni, n\u00e9 d&#8217;altre chiose: tutto ciarpame necessario alle ostiche dottrine, alle tesi perdenti, non gi\u00e0 alla smania d&#8217;azione e di distruzione in cui sprofondava la RSI. Avevano ragione &quot;Camicia Nera&quot;, &quot;Avanguardista&quot;, i fogli, insomma, che non badavano a mezze misure nel caricar la dose di documenti usciti dalle cucine economiche delle redazioni federali repubblichine: i quali, come sarcasticamente faceva rilevare &quot;Leonessa&quot;, giornale della Brigata Nera di Brescia, proprio per la violenta sbrigativit\u00e0 di cui facevan uso, avevan certo pi\u00f9 efficacia dei 367 fascicoli sino ad allora usciti di &quot;La Vita Italiana&quot;<\/em>.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 essere che noi siamo ipersensibili o inguaribilmente malati di donchisciottismo, ma non ci piace questa maniera, spocchiosa e sprezzante, di parlare del nemico sconfitto; specie quando si sa di aver le spalle coperte da tutto l&#8217;<em>establishment<\/em> del politicamente corretto, il che offre il vantaggio di poter sparare a zero senza doversi sobbarcare la fatica di sostenere un contraddittorio ad armi pari. E non ci piace il vezzo di citare i propri amici a sostegno delle proprie tesi, gratificandoli di acume psicologico, solo perch\u00e9 buttano l\u00ec due frasi fatte sulla megalomania altrui; ci ricorda troppo i salotti televisivi di Corrado Augias, dove sono invitati &#8212; ma a spese di tutti i contribuenti italiani &#8211; solo quelli che la pensano come il conduttore o che, in ogni modo, portano acqua al suo mulino, e coi quali \u00e8 tutto un cerimoniale ossequioso, in stile quasi rococ\u00f2. Gi\u00e0 il fatto che a celebrare il processo ideologico del caduto sia un suo nemico dichiarato, ci sembra che offra ben poche garanzie di seriet\u00e0 e imparzialit\u00e0. Non \u00e8 bello quando i vincitori mettono il vinto, ormai defunto, alla berlina: non \u00e8 bello Carlo Emilio Gadda che infierisce sul cadavere di Mussolini e non \u00e8 bello Eugenio Garin che si accanisce contro la memoria di Francesco Orestano (cfr. i nostri articoli: <em>Nausea dell&#8217;esistenza e bassezza morale di un falso &quot;grande&quot; della letteratura: Carlo Emilio Gadda<\/em>, e <em>Quando i vincitori scrivono la storia della filosofia<\/em>: il caso di Francesco Orestano, pubblicati rispettivamente sul sito di Arianna Editrice il 12\/05\/10 e il 13\/01\/11, e su quello dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 21\/10\/17 e il 29\/11\/17). L&#8217;Autore di questa pagina, da parte sua, dimostra di non essere uno storico, ma un polemista; del resto, le oltre 800 pagine della sua <em>Storia della Massoneria<\/em> dovrebbero intitolarsi, piuttosto, <em>Apologia della Massoneria<\/em>, dal momento che \u00e8 scritta tutta in tono d&#8217;iperbolico elogio, oltretutto ingenuamente manicheo: guarda caso, sono tutti nobili idealisti i massoni, e tutti energumeni svitati gli anti-massoni, come in questo caso. Oltre a scoccare parecchie frecciate di dubbio gusto contro Preziosi, il Mola vorrebbe ridurre le tesi di quest&#8217;ultimo, frutto di una vita di ricerche e fonte, a loro volta, di una massa imponente di scritti, all&#8217;ossessione paranoica di uno squilibrato; e pensa d&#8217;aver fornito la prova delle prove quando riporta la convinzione di Preziosi che tutto il Risorgimento sia stato viziato dalla componente massonica, monarchica e giudaica. Dopo di che, trionfante, sottolinea come una simile interpretazione collida frontalmente, secondo lui, con quella di Gentile e di Volpe e quindi si ponga come insostenibile anche sul versante fascista, che considera il Risorgimento come la premessa del fascismo stesso. Questo \u00e8 solo un esempio del modo di ragionare, o meglio di semplificare, del Nostro. Le due interpretazioni del Risorgimento, quella di Preziosi e quella di Gentile, non sono affatto incompatibili, ma possono integrarsi benissimo a vicenda: si pu\u00f2 vedere nel Risorgimento la presenza delle forze che cita Preziosi, e tuttavia \u00e8 possibile vedervi <em>anche<\/em> il significato ideale evocato da Gentile; con la non secondaria precisazione che Gentile vedeva il fascismo come la prosecuzione e il completamento dell&#8217;opera interrotta e incompleta del Risorgimento, e non viceversa, il Risorgimento come preludio del fascismo. Anzi proprio perch\u00e9 il Risorgimento \u00e8 stato una rivoluzione incompleta e interrotta, il ragionamento di Gentile non fa una grinza; e, nello stesso tempo, lascia aperta la domanda sul perch\u00e9 sia stata una rivoluzione incompleta e interrotta: al che si pu\u00f2 rispondere che ci\u00f2 \u00e8 accaduto per essere stato egemonizzato, a partire da un certo momento, dalle forze sotterranee evocate da Preziosi, e con ci\u00f2 sottratto a una vera e sentita partecipazione popolare, la quale non poteva prescindere dal coinvolgimento delle masse cattoliche. Invece, come \u00e8 noto, il Risorgimento fu fatto soprattutto da un piccolo gruppo di massoni, in odio ai sentimenti religiosi della stragrande maggioranza della popolazione: fattore di debolezza non certo lieve per il futuro Regno d&#8217;Italia, sorto da un&#8217;iniziativa di pochi, in contrasto col sentimento dei pi\u00f9. Ma su ci\u00f2 il Mola sorvola bellamente, perch\u00e9, altrimenti, dovrebbe affrontare un tema sgradito alla sua tesi: l&#8217;assoluta mancanza di basi popolari della massoneria e quindi l&#8217;essere un fenomeno non solo ambiguo, ma anche lontanissimo dalla cultura e dai bisogni pi\u00f9 autentici del popolo italiano. E del resto, che grado di obiettivit\u00e0 storiografica si pu\u00f2 attribuire a uno studioso che chiama <em>repubblichini<\/em> i fascisti della Repubblica Sociale? Essi furono fascisti <em>repubblicani<\/em>; chiamarli &quot;repubblichini&quot; rivela un atteggiamento di sprezzo che \u00e8 quello dei partigiani al tempo della guerra civile, ma che, in un&#8217;opera pubblicata oltre trent&#8217;anni dopo quei fatti, lascia alquanto perplessi.<\/p>\n<p>Non sappiamo, n\u00e9 vogliamo sapere, se il Mola sia massone. Uno dei vantaggi di affiliarsi a una societ\u00e0 segreta, e non dei minori, \u00e8 proprio quello di poter tener nascosta la propria appartenenza e quindi di potersi muovere su un doppio binario, pubblico e segreto, a seconda delle circostanze. Quel che \u00e8 certo \u00e8 che egli non fa il minimo sforzo per nascondere la sua incondizionata simpatia per la massoneria, il che ne fa uno storico alquanto insipido. Un giornalista, nel corso di un&#8217;intervista, si \u00e8 visto costretto a chiedergli se volesse muovere almeno una critica alla massoneria; al che la risposta \u00e8 stata un ulteriore elogio e non una critica, a conferma di quanto detto sopra. I vincitori, quando si muovono in regime di monopolio, possono permettersi di calpestare l&#8217;abc del corretto modo di procedere di fronte a una questione storiografica; tanto, sanno di giocare sempre in casa e di non doversi preoccupare di nulla. E allora, <em>d\u00e0lli all&#8217;untore<\/em>; com&#8217;\u00e8 facile sparare sulla memoria di Preziosi, il grande maledetto: nessuno si lever\u00e0 a balbettare una sola parola in sua difesa. Questo, peraltro, non \u00e8 un caso eccezionale, al contrario \u00e8 paradigmatico. Da settant&#8217;anni la cultura dominante italiana procede in questo modo: fa tutto da sola, se la canta e se la suona, si fa il processo (qualora ne abbia voglia) e si auto-assolve, e condanna all&#8217;inferno tutti i suoi nemici. Per gente cos\u00ec la massoneria, se non ci fosse, si dovrebbe inventarla: altrimenti, come farebbero strada?<\/p>\n<p>Quanto alla tesi di Preziosi, che vede il B&#8217;nai B&#8217;rith al centro d&#8217;un vasto complotto: e se fosse vera?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 noto che Giovanni Preziosi, a detta non solo dei suoi nemici, ma anche dei (pochissimi) amici, era letteralmente ossessionato dall&#8217;esistenza di due pericoli occulti: massoneria<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[120,196,248],"class_list":["post-25642","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-ebraismo-e-giudaismo","tag-massoneria","tag-seconda-guerra-mondiale"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25642","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25642"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25642\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25642"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25642"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25642"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}