{"id":25639,"date":"2019-09-13T01:18:00","date_gmt":"2019-09-13T01:18:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/09\/13\/i-diritti-umani-sono-diventati-un-credo-distruttivo\/"},"modified":"2019-09-13T01:18:00","modified_gmt":"2019-09-13T01:18:00","slug":"i-diritti-umani-sono-diventati-un-credo-distruttivo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/09\/13\/i-diritti-umani-sono-diventati-un-credo-distruttivo\/","title":{"rendered":"I diritti umani sono diventati un credo distruttivo"},"content":{"rendered":"<p>I diritti umani sono diventati una sorta di religione distruttiva, un credo indiscutibile, ma astratto e velleitario, capace d&#8217;inceppare gravemente il funzionamento della societ\u00e0 e di seminare a profusione il disordine, in luogo dell&#8217;ordine senza il quale non esiste vera civilt\u00e0? E, soprattutto, sono diventati, o stanno diventando, un&#8217;arma di cui si servono i nemici della societ\u00e0 per infliggerle ancora del male, oltre a quello che gi\u00e0 le infliggono i soggetti violenti, o strutturalmente parassitari, e incapaci d&#8217;una civile convivenza? \u00c8 possibile, in altre parole, che quanti violano consapevolmente la legge e quanti calpestano scientemente le regole della societ\u00e0, si servano poi dei diritti umani per minimizzare le proprie colpe, per attenuare le proprie responsabilit\u00e0 e sottrarsi al meritato castigo, offendendo in maniera grave il senso della giustizia nelle vittime e nei loro parenti?<\/p>\n<p>Uno dei massimi <em>guru<\/em> di questa nuova religione \u00e8 il filosofo americano Ronald Dworkin (1931-2013), autore di un&#8217;opera che i suoi ammiratori considerano fondamentale per la cultura contemporanea, <em>I diritti presi sul serio<\/em> (<em>Taking Rights Seriously<\/em>, Harvard University Press, 1977, tradotto in italiano dall&#8217;editore bolognese Il Mulino nel 1982). In un articolo concesso al quotidiano britannico <em>The Guardian<\/em>, egli cos\u00ec ribadiva la sua fede nei diritti umani e nella loro natura imprescrittibile (cit. in: A.A.V.V. <em>Agor\u00e0. Manuale di filosofia<\/em>, Milano, Edizioni Scolastiche Bruno Mondadori, 2007, vol. 2, <em>L&#8217;et\u00e0 moderna<\/em>, pp. 228-229):<\/p>\n<p><em>Quando invocano un equilibrio tra libert\u00e0 e sicurezza, i politici ricorrono a un mezzo irresponsabile. (&#8230;) Le persone accusate di terrorismo possono avere dei diritti, dice Blair [primo ministro inglese nel 2006], incluso il diritto di non essere detenuti indefinitamente senza processo e di non essere mandati in paesi dove verrebbero ammazzati. Ma anche il popolo inglese ha dei diritti e un nuovo equilibrio deve essere individuato tra i due gruppi di diritti. La metafora dell&#8217;equilibrio \u00e8 pericolosa perch\u00e9 non suggerisce alcuna base di principio per decidere quanta tortura dovremmo ammettere, o per quanti anni dovremo tenere in carcere delle persone sena processo. La metafora \u00e8 profondamente fuorviante perch\u00e9 implica che noi dovremmo decidere quali diritti umani riconoscere attraverso una sorta di analisi costi benefici, nel modo cio\u00e8 in cui decideremmo quali limiti di velocit\u00e0 adottare. Essa suggerisce che il criterio dovrebbe essere il bene del popolo inglese, come Blair ha dichiarato (&#8230;) affermando che &quot;le domande della maggiorana rispettosa della legge devono aver la precedenza&quot;. Questa stupefacente affermazione rappresenta una minaccia per l&#8217;idea stessa di riconoscere dei diritti umani:; essa equivale a dire che non esiste qualcosa come i diritti umani. La maggior parte delle decisioni politiche richiedono un bilanciamento dei costi e dei benefici, in cui gli svantaggi per alcuni siano compensato da maggiori vantaggi per l&#8217;interesse generale della comunit\u00e0. Costruire un nuovo aeroporto porta inevitabilmente degli svantaggi ad alcune persone, ma il danno \u00e8 giustificato se rappresenta la miglior scelta per la nazione. Tuttavia, alcune offese agli individui sono cos\u00ec pesanti che non possono esser giustificate dicendo che esse sono ci\u00f2 che la gente vuole. Una societ\u00e0 civilizzata riconosce i diritti precisamente per proteggere gli individui da questi gravi danni. Insistiamo su questi diritti, anche se la maggioranza sarebbe pi\u00f9 sicura e tranquilla se li ignorassimo. Naturalmente \u00e8 terribile quando (&#8230;) terroristi o criminali in attesa di giudizio uccidono persone innocenti. Ma l&#8217;aumento del rischio che ognuno di noi corre \u00e8 marginale e inferiore, se rafforziamo i diritti umani, piuttosto che se li abbandoniamo solo perch\u00e9 si sono mostrati scomodi. \u00c8 una delle pi\u00f9 onorevoli tradizioni della Gran Bretagna di accettare l&#8217;incremento marginale di rischio, come prezzo per il rispetto della dignit\u00e0 umana degli individui. (&#8230;) Le tirannie del XX secolo ci hanno insegnato che proteggere la dignit\u00e0 degli esseri umani, uno per uno, \u00e8 un valore nonostante la scomodit\u00e0 e il rischio che deriva al largo pubblico dal rispetto dei diritti umani.<\/em><\/p>\n<p>Ronald Dworkin imposta tutto il suo ragionamento partendo dall&#8217;assunto che i diritti umani esistano oggettivamente e quindi anteriormente allo sviluppo storico della societ\u00e0: proprio come facevano i giusnaturalisti del XVII secolo, i quali, in effetti, sono gli inventori del concetto dei diritti innati e imprescrittibili della persona umana. Ma quello dei diritti umani \u00e8 un concetto che scaturisce dall&#8217;idea, e poi da una pratica, sfocianti in una convenzione giuridica, la quale, nel corso del XIX e del XX secolo, per impulso della Rivoluzione francese, si \u00e8 estesa a livello internazionale. Tale convenzione prevede che ad ogni essere umano vadano riconosciuti dei diritti fondamentali e inalienabili, anche nel caso che violi la legge e anche nel caso che cada, come prigioniero di guerra o come sospetto di intelligenza col nemico, nelle mani di un&#8217;altra giurisdizione. In natura, non esiste nulla del genere, cos\u00ec come non esiste in molte societ\u00e0 primitive. Nelle societ\u00e0 evolute dell&#8217;antichit\u00e0 e nel medioevo non c&#8217;era l&#8217;idea dei diritti umani, ma c&#8217;erano delle convenzioni che fissavano i diritti degli stranieri, delle donne, dei servi, senza per\u00f2 che questi diritti potessero mai giungere a minacciare la sicurezza della societ\u00e0. Nel medioevo \u00e8 stata l&#8217;affermazione cristiana del concetto di persona, con i valori spirituali ad essa collegati, che ha fatto compiere un passo avanti nel trattamento pi\u00f9 umano dei soggetti deboli, degli stranieri, dei criminali e dei prigionieri di guerra, abolendo o moderando gli istituti pi\u00f9 crudeli, come la facolt\u00e0 paterna di sopprimere alla nascita i figli indesiderati, specialmente se portatori di malformazioni; ma, di nuovo, entro un confine ben preciso, e cio\u00e8 senza mai giungere a rompere l&#8217;equilibrio sociale in favore delle minoranze infide o solo parzialmente assimilate e a danno della maggioranza dei cittadini. Il caso degli ebrei, soggetti a limitazioni sia professionali, sia giuridiche, \u00e8 esemplare: essi erano tutelati dalla legge, ma in subordine all&#8217;esigenza di tutelare la maggioranza della popolazione, tanto sul paino economico (questione dell&#8217;usura) che su quello della sicurezza (questione della loro propensione a far fronte comune coi nemici della societ\u00e0 cristiana, ad esempio gli eserciti islamici e le flotte ottomane che premevano ai confini e minacciavamo continue invasioni), senza contare l&#8217;elemento religioso che, facendone una minoranza inassimilabile, automaticamente li rendeva un fattore di potenziale instabilit\u00e0, in un mondo che faceva della stabilit\u00e0 la sua norma essenziale. Negli ultimi due secoli, i secoli della societ\u00e0 post-cristiana, vi \u00e8 stata una continua estensione del concetto dei diritti umani a sempre nuove categorie e in sempre nuovi ambiti. Chi avrebbe potuto immaginare, anche solo venti anni fa, che l&#8217;essere omosessuale avrebbe comportato automaticamente uno statuto di tutela speciale, per cui se uno stranero si dichiara omosessuale e perseguitato in patria a causa del suo orientamento, gli viene riconosciuto lo status di rifugiato per ragioni umanitarie? Eppure, oggi la cosa pare semplice e naturale, anche se naturale non \u00e8. Non \u00e8 affatto naturale che uno stato si faccia carico dei diritti negati in un altro stato, ma questa \u00e8 la prassi innescata da quando, nel 1789, l&#8217;Assemblea nazionale costituente francese promulg\u00f2 solennemente la Dichiarazione dei diritti dell&#8217;uomo e del cittadino. Non \u00e8 difficile capire che, una volta passato questo principio, diventa giusto e naturale che un miliardo di africani, i quali si vedono negato o minacciato, in patria, il rispetto dei diritti umani, si presentino alle nostre frontiere per ottenere, insieme all&#8217;ospitalit\u00e0, anche il riconoscimento di quei diritti. Ragion per cui, continuando l&#8217;esempio precedente, l&#8217;Italia potrebbe diventare la mecca di tutti gli omosessuali africani e degli altri continenti, provenienti da quei Paesi nei quali l&#8217;omosessualit\u00e0 \u00e8 considerata un crimine e viene punita come tale. Con quali effetti, a lungo andare, sulla stabilit\u00e0 e sulla coesione della nostra societ\u00e0, anche questo non \u00e8 difficile da immaginare: eppure si direbbe proprio che ci\u00f2 non importi affatto ai paladini dei diritti umani unilaterali, cio\u00e8 dei diritti umani sciolti da ogni impegno e da ogni responsabilit\u00e0 nei confronti della societ\u00e0 che li garantisce a tutti, anche a soggetti provenienti dall&#8217;esterno.<\/p>\n<p>Dworkin si scandalizza all&#8217;idea che, quando si tratta di diritti umani, qualcuno osi ragionare in termini di costi e benefici, perch\u00e9 i diritti umani, secondo lui, hanno a che fare con un principio etico assoluto, mentre il rapporto costi e benefici riflette una mentalit\u00e0 di tipo economico. Ma la verit\u00e0 \u00e8 che qualsiasi decisione la societ\u00e0 prenda in materia di diritti, cos\u00ec come ogni altra decisione riguardante la sfera della vita associata, deve essere valutata <em>anche<\/em> dal punto di vista della sua realizzabilit\u00e0 e della sua convenienza rispetto all&#8217;insieme: non c&#8217;\u00e8 niente di vergognoso, niente di sordido in questo. Quando il capo di una scialuppa di salvataggio, gi\u00e0 sovraccarica di naufraghi, si trova a dover decidere se far salire a bordo altre persone aggrappate ai rottami galleggianti della nave, oppure no, non deve tener presente un principio astratto di umanit\u00e0, bens\u00ec una situazione concreta che riguarda la sicurezza di quanti sono gi\u00e0 a bordo, e quindi il bene generale: il quale pu\u00f2 anche, dolorosamente, prescindere dal bene dei singoli individui. Se far salire altri naufraghi significa provocare il capovolgimento della scialuppa e quindi la probabile morte di tutti, egli dovr\u00e0 prendere la scomoda decisione di non permettere ad alcuno di salire a bordo, e dovr\u00e0 allontanarsi, lasciando quei poveretti al loro destino. \u00c8 una situazione dura e non vorremmo mai trovarci nei panni di colui che la deve prendere: eppure, se vogliamo essere onesti, dobbiamo riconoscere che si tratterebbe di una decisione saggia e ragionevole. \u00c8 proprio di questo principio di realt\u00e0 e di ragionevolezza che Dworkin non accetta di farsi carico: per lui esiste un feticcio, quello dei diritti umani, che va adorato sempre e comunque, anche se il buon senso e la stessa sicurezza sociale, cio\u00e8 il bene comune, dicono che seguire sino in fondo quel principio, in ogni circostanza possibile e immaginabile \u00e8 irrealistico e soprattutto pericoloso. Questo \u00e8 un aspetto tipico della mentalit\u00e0 e, vorremmo dire, della psicologia dei progressisti di tutte le latitudini: amano talmente l&#8217;idea astratta dell&#8217;uomo, da calpestare sovente il bene degli uomini concreti. Fra l&#8217;altro, non si chiedono mai se, per una persona che non si adegua agli standard morali e giuridici della propria societ\u00e0, sia davvero un bene poter godere della protezione di un&#8217;altra societ\u00e0, che gli offre asilo proprio per quella circostanza: non si chiedono mai ci\u00f2 se sia davvero il bene di quella persona, oltre che della societ\u00e0 che lo accoglie. Ed \u00e8un fatto che, per esempio, ai volontari delle o,n.g. che pattugliano il Mediterraneo per &quot;salvare le vite&quot;, non importa cosa ne sar\u00e0 di quelle migliaia di sradicati che, grazie a loro, vengono fatti sbarcare in un Paese ad essi estraneo: se diverranno dei delinquenti, o degli sfruttati, costretti a raccogliere pomodori come moderni schiavi, o se impazziranno dalla nostalgia e dalla frustrazione: non \u00e8 un problema loro; loro li hanno salvati e la cosa, per quanto li riguarda, finisce l\u00ec. E che ne sar\u00e0 di quei vecchi genitori, di quei figli, di quelle mogli e fidanzate, di quei villaggi, di quelle ragioni e di quegli Stati dai quali partono tutti costoro? Siamo scuri che sia un bene, per essi, il fatto che i loro uomini validi partano e vengano accolti in Europa in nome dei diritti umani? Non ne siamo affatto convinti; ma i progressisti, infarciti di mentalit\u00e0 astrattamente e velleitariamente egualitaria, buonista e filantropica, non si pongono il problema. Credono di essere i campioni dell&#8217;apertura e dell&#8217;accoglienza, e non vedono che all&#8217;origine del loro atteggiamento c&#8217;\u00e8 un pregiudizio razzista: quello della superiorit\u00e0 delle proprie istituzioni e del proprio concetto del diritto. In Africa e in Asia quel concetto non c&#8217;\u00e8: ma questo \u00e8 sufficiente a trarre la conclusione che quelle culture devono imparare dalla nostra, porsi sulle nostre orme?<\/p>\n<p>In tutti i libri di storia dei licei si dice che l&#8217;idea di libert\u00e0 \u00e8 nata in Europa, e precisante in Olanda, nel XVII secolo; che l&#8217;Olanda, lottando contro l&#8217;assolutismo e il fanatismo cattolico della Spagna, \u00e8 stata un modello per l&#8217;Europa intera; che ha potuto avvalersi del contributo di migliaia di cittadini perseguitati nei loro Pesi d&#8217;origine, e attirati dal clima di tolleranza che regnava nei Paesi Bassi. Ebbene, se la bont\u00e0 di un modello si giudica dai risultati, andiamo a vere che cos&#8217;\u00e8 l&#8217;Olanda, oggi: una societ\u00e0 moribonda, se non morta e sepolta; il paradiso della droga, dell&#8217;eutanasia e dell&#8217;aborto; un Paese senza pi\u00f9 identit\u00e0, sommerso da una valanga d&#8217;immigrati, e preoccupato unicamente delle cose materiali, delle finanze in ordine (di cui va tanto fiero), dell&#8217;alto tenore di vita, del buon livello dei servizi sociali. Questa \u00e8 la fotografia dell&#8217;Europa dei nostri giorni: un continente moribondo o gi\u00e0 morto, distrutto moralmente da materialismo e consumismo, dai disordini sessuali e dalla mercificazione di ogni rapporto umano; il paradiso di tutti i deviati, i degenerati, i pervertiti, gli artisti falliti, i poetastri incomprensibili, i pittori senza talento, i filosofi senza idee, i preti senza vocazione, i figli senza rispetto dei padri. Non vogliamo dire che la colpa di tutto ci\u00f2 sia della cultura dei diritti umani; ma che questa, assolutizzata, estremizzata e portata oltre il limite del giusto e del ragionevole, \u00e8 una delle manifestazioni della malattia mortale che sta uccidendo l&#8217;Europa. Perfino il papa (facciamo finta che quel signore vestito di bianco lo sia) parla sempre e solo dei diritti umani; di Cristo non parla pi\u00f9. Che fare, allora? Forse dovremmo preoccuparci meno dei diritti umani e un po&#8217; pi\u00f9 delle situazioni concrete, puntando al bene comune e non al bene di pochi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I diritti umani sono diventati una sorta di religione distruttiva, un credo indiscutibile, ma astratto e velleitario, capace d&#8217;inceppare gravemente il funzionamento della societ\u00e0 e di<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[92],"class_list":["post-25639","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25639","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25639"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25639\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25639"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25639"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25639"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}