{"id":25635,"date":"2019-08-19T12:58:00","date_gmt":"2019-08-19T12:58:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/08\/19\/i-conservatori-sono-per-forza-di-cose-gente-piccola\/"},"modified":"2019-08-19T12:58:00","modified_gmt":"2019-08-19T12:58:00","slug":"i-conservatori-sono-per-forza-di-cose-gente-piccola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/08\/19\/i-conservatori-sono-per-forza-di-cose-gente-piccola\/","title":{"rendered":"I conservatori sono per forza di cose gente &#8216;piccola&#8217;?"},"content":{"rendered":"<p>I conservatori sono per forza gente &quot;piccola&quot;, dalle idee piccole, meschine, limitate,? E, viceversa, i soli uomini che abbiano la possibilit\u00e0 di essere veramente dei &quot;grandi&quot; provengono dal campo progressista? In altre parole: \u00e8 un destino, inscritto nel loro statuto ontologico, che i grandi siano tutti dei progressisti, mentre i conservatori devono contentarsi, al massimo, del riconoscimento di alcune qualit\u00e0, infallibilmente per\u00f2 di seconda scelta o di corto respiro? Questo \u00e8, di fatto, quel che dice la cultura odierna, il pensiero <em>mainstream<\/em> e <em>politically correct<\/em>; e lo insegna, direttamente o indirettamente, dai banchi di scuola, dagli schermi del cinema, dai piccoli schermi televisivi, dai romanzi, dalle poesie, dai saggi, perfino dalle pagine di cronaca dei giornali e dai discorsi, ufficiali o ufficiosi, dei politici e degli amministratori pubblici; per non parlare dei sermoni quotidiani di quella speciale categoria di persone, i sedicenti intellettuali, che sono tutti, per definizione, progressisti (titolo che si danno da se stessi), sicch\u00e9 le due parole, intellettuale e progressista, sono diventate senz&#8217;altro dei sinonimi. Ma non \u00e8 proprio questa la spia del fatto che siamo in presenza di un circolo vizioso? Se i progressisti, dopo aver occupato pressoch\u00e9 tutti gli spazi della cultura, dell&#8217;informazione, dell&#8217;educazione pubblica, distribuiscono i diplomi di &quot;grandezza&quot; e &quot;piccolezza&quot; a seconda della loro rispondenza all&#8217;ideologia progressista, evidentemente c&#8217;\u00e8 qualcosa che non fila. Il giudice non pu\u00f2 essere anche avvocato, e l&#8217;arbitro non pu\u00f2 mettersi a tirare in porta al fianco di una squadra e contro l&#8217;altra.<\/p>\n<p>Ad ogni modo, l&#8217;incongruenza di questo circolo vizioso \u00e8 stata ignorata e anzi il circolo \u00e8 stato promosso a criterio di verit\u00e0 infallibile e indiscutibile: ne deriva che basta vedere se un certo personaggio \u00e8 stato progressista o conservatore, per dedurne se sia stato un grande o un piccolo, e se le sue idee siano state, come lui, grandi o piccole. Ci\u00f2 vale, naturalmente, anche per la storia ecclesiastica, tanto pi\u00f9 che nella Chiesa cattolica, a partire dal Concilio Vaticano II, i progressisti hanno preso gradualmente e implacabilmente il sopravvento in una istituzione che era considerata tipicamente conservatrice, per cui il suddetto criterio &quot;storico&quot; \u00e8 stato applicato, retroattivamente, a tutti i papi, ai personaggi significativi nella storia del cattolicesimo, e perfino ai santi e ai beati &#8212; per non parlare del Vangelo stesso e perci\u00f2 della figura e della missione di Ges\u00f9 Cristo in Persona. Ed ecco spiegato perch\u00e9, specialmente sotto l&#8217;attuale (falso) pontificato, si sente parlare sempre, dagli esponenti del clero pi\u00f9 in vista, di don Milani, di padre Turoldo, di monsignor Tonino Bello, di don Andrea Gallo, del cardinale Martini, tutti immancabilmente presentati come precursori o continuatori dello &quot;spirito&quot; (?) del Concilio, mentre non si sente pi\u00f9 parlare, o quasi, di santi come suor Lucia dos Santos, Leopoldo Mandic, padre Pio da Pietrelcina, Faustina Kowalska, Massimiliano Kolbe. Non che questi ultimi fossero tutti, necessariamente, in politica (se pure avevano opinioni propriamente politiche) qualificabili come conservatori; ma erano uomini e donne profondamente spirituali, dei mistici, quindi l&#8217;opposto, secondo il giudizio dei cattolici progressisti, del tipo di religioso che essi apprezzano in maniera esclusiva: il prete di strada, la suora anticonformista, il vescovo amico di atei, massoni e anticlericali. E tanto basta a squalificarli automaticamente dal paradiso dei &quot;grandi&quot; e ad espellerli dall&#8217;Olimpo delle figure che un buon cattolico deve prendere a modello della propria vita. Sempre in omaggio alla &quot;chiesa degli ultimi&quot; (intesi solo in senso socio-economico) e alla pastorale del fare, intesa come prevalente rispetto alla dottrina e alla verit\u00e0, come insegna, ereticamente e indegnamente, il signore argentino che si spaccia abusivamente per papa.<\/p>\n<p>Esemplare, in questo senso, \u00e8 la riflessione candidamente svolta da Carlo Falconi (1915-1998), giornalista, vaticanista, sacerdote dal 1938 al 1949, allorch\u00e9 lasci\u00f2 la Chiesa cattolica, a proposito del pontificato di Pio X, ma da lui stesso estesa ai conservatori in generale (da: C. Falconi, <em>I Papi del ventesimo secolo<\/em>, Milano, Feltrinelli, 1967, pp. 87-88):<\/p>\n<p><em>Lasciandosi caratterizzare soprattutto dalla reazione antimodernistica, il pontificato di Pio X fin\u00ec inoltre per essere travolto esso stesso, in gran parte, sotto le rovine accumulate. Di una cosa, infatti, non c&#8217;\u00e8 il minimo dubbio: dell&#8217;aspetto di incompiutezza, e come di sospensione, di fermo inatteso che a un tratto lo paralizz\u00f2 lasciando in abbandono tutte o quasi le iniziative in programma. Non c&#8217;\u00e8 che da constatare la cronologia delle varie riforme intraprese dal Sarto: tutte, senza eccezione, risalgono al primo quinquennio del suo pontificato e solo qualcuna ha avuto parziale prosecuzione o compimento in seguito. Ebbene, questo non \u00e8 senz&#8217;altro avvenuto per un improvviso cedimento delle forze fisiche del pontefice, non essendovene traccia. E solo in parte per l&#8217;esaurimento del modesto bagaglio d&#8217;idee portate dal buon parroco campagnolo. Per modeste che fossero, infatti, tali idee, Pio X aveva appena incominciato ad attuarle: come mai allora furono portate avanti fino a un certo grado di sviluppo e poi lasciate in tronco? La risposta \u00e8 tutt&#8217;altro che enigmatica: ed \u00e8 fornita appunto dalla massiccia reazione antimodernistica a cui fu data precedenza assoluta e immediata su ogni altra attivit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>Certo il pontificato di Pio X difficilmente sarebbe stato un grande pontificato. Per fare la grande storia occorrono le grandi idee, e Pio X non ne aveva che di modeste e in quantit\u00e0 limitata. L&#8217;angustia della sua mentalit\u00e0 \u00e8 persino evidente nel settore che gli era pi\u00f9 affine, quello dell&#8217;attivit\u00e0 pastorale. Il fatto che da parroco, a Salzano, egli avesse avuto l&#8217;iniziativa d&#8217;accaparrarsi persino la ghiaia per il comune o il posto di direttore didattico delle scuole elementari, prova pi\u00f9 che altro la sua industriosit\u00e0 nel far fronte ai debiti contratti dalla sua carit\u00e0 e non certo una larghezza di vedute nei metodi di apostolato. Egli non pens\u00f2, come don Bosco, agli oratori per la giovent\u00f9, o, come altri suoi confratelli, alle mutue per i contadini. \u00c8 il destino dei conservatori di non aprire mai nuove vie verso il futuro e di non poter essere veramente grandi. Richard, a Parigi [Fran\u00e7ois-Marie-Benjamin Richard de la Vergne, arcivescovo di Parigi dal 1886 al 1908], nonostante il suo zelo, si rifiut\u00f2 ad esempio di costruire nuove chiese nella &quot;banlieue&quot; di cui pure ammetteva la crescente scristianizzazione. Ma c&#8217;\u00e8 ancora di peggio per i conservatori: che quasi mai avvertono la bont\u00e0 delle nuove iniziative, anche quand&#8217;\u00e8 patente.<\/em><\/p>\n<p>Questa pagina p un perfetto esempio di come i progressisti, laici o cattolici, fanno la storia e, pi\u00f9 in generale, di come ragionano a proposito di qualsiasi cosa, fatto o persona. Certo, caro Falcioni non \u00e8 un vero storico e perci\u00f2 si possono addebitare alla sua sciatteria giornalistica certi passaggi, certi ragionamenti che ben poco hanno di rigoroso o anche soltanto di coerente. E tuttavia, il suo modo di raccontare il passato \u00e8 lo stesso che si riscontra anche negli storici di professione e in genere in tutti gli intellettuali dell&#8217;area progressista; possiede, perci\u00f2, un valore paradigmatico, ed \u00e8 per questo motivo che intendiamo soffermarci un po&#8217; su di esso. In particolare, essi danno per scontato che le loro pregiudiziali, per non dire i loro pregiudizi, di matrice prettamente ideologica, siano delle leggi storiche dalla validit\u00e0 universalmente riconosciuta, per cui non si danno la pena di dimostrare certe loro affermazioni, le quali, per essi, sono talmente evidenti, da non aver bisogno di alcuna ulteriore spiegazione.<\/p>\n<p>Chi lo dice, tanto per cominciare, che <em>il pontificato di Pio X<\/em> si lascia <em>caratterizzare soprattutto dalla reazione antimodernistica<\/em>? Se studiosi come Falconi non vedono altro, nel pontificato di Pio X, che la reazione antimodernista, o poco pi\u00f9 di quello, forse il problema loro; e nasce da un loro nervo scoperto, non da un elemento oggettivo. Certo, \u00e8 verissimo che Pio X dedic\u00f2 moltissime energie a contrastare quella che giudicava, e a ragione, come la discarica di tutte le eresie; ma sarebbe ingeneroso e poco obiettivo non vedere gli altri aspetti del suo pontificato, quelli di segno positivo e costruttivo e non meramente repressivo. Basterebbero le riforme liturgiche e, in particolare, quella della musica sacra, del canto sacro e della catechesi ai fanciulli &#8212; sopravvissuta fino al Concilio Vaticano II &#8212; per fare di lui un papa riformatore. Ma questo, uno storico progressista non lo pu\u00f2 ammettere, per la semplice ragione che la sua mente non arriverebbe neppure a comprenderlo. Abituato a ragionare in termini strettamente e rigidamente manichei, il progressista fa l&#8217;equazione automatica fra conservatorismo e contrariet\u00e0 a qualsiasi riforma, per cui l&#8217;idea che un papa possa essere sia un conservatore, sia, allo stesso tempo, un riformatore (non un riformista, che \u00e8 un&#8217;altra cosa) non gli sfiora neppure la mente. Poi, Falconi osserva che tutte le riforme di Pio X &#8212; dunque, ne fece e ne fece pi\u00f9 d&#8217;una &#8212; hanno qualcosa d&#8217;incompiuto e tutte risalgono alla prima fase del suo pontificato, perch\u00e9 poi la sua preoccupazione antimodernista prese il sopravvento su ogni altra cosa e fece s\u00ec che egli si concentrasse quasi solo in tale azione. E anche in questo caso, ma lo stesso discorso vale per tutti gli studiosi cattolici di parte progressista, non lo sfiora la mente che, per poter giudicare in maniera obiettiva una certa azione di governo, compreso il governo della Chiesa cattolica, \u00e8 necessario fare una proporzione tra il fine che si persegue e i mezzi atti a realizzarlo. Ora, per giudicare se l&#8217;azione antimodernista di Pio X fu tale da assorbirlo <em>in maniera sproporzionata<\/em> rispetto a tutto il resto, bisogna cercar di stabilire se il modernismo fu, oppure no, una gravissima eresia e se pertanto rappresent\u00f2, oppure no, un pericolo mortale per la Chiesa cattolica e per la fede cattolica. Quasi tutte le storie della Chiesa moderna e contemporanea di parte cattolica, per non parlare di quelle laiche, tendono a far credere che il modernismo sia stato, pi\u00f9 o meno, un pericolo immaginario; che non fosse neppure una vera eresia, ma tutt&#8217;al pi\u00f9 un eccesso di zelo apostolico; che, addirittura, a crearlo sia stato Pio X, dandone una definizione molto precisa e articolata nell&#8217;enciclica <em>Pascendi Dominci Gregis<\/em>, nel senso che egli attribu\u00ec erroneamente un carattere unitario a ci\u00f2 che, in effetti, era solo un insieme, slegarto e disorganico, di tendenze, idee e personaggi che poco o niente avevano in comune. Ora, se le cose stessero effettivamente cos\u00ec, se cio\u00e8 Pio X avesse sostanzialmente frainteso la vera natura di quello che \u00e8 stato chiamato modernismo, e, di conseguenza, se avesse anche enormemente ingigantito il pericolo che esso rappresentava per la vita della Chiesa e per la fede del popolo, l&#8217;accusa di essersi lasciato sopraffare dalla sua ossessione sarebbe pertinente, e cos\u00ec quella di aver trascurato il resto, e di aver lasciato incompiute le riforme gi\u00e0 avviate. Ma se, al contrario, il modernismo fu tutt&#8217;altro che una invenzione o un&#8217;esagerazione di papa Sarto; se esso fu realmente una minaccia gravissima per la Chiesa e per la fede cattolica, allora fu cosa giusta e necessaria che egli concentrasse la sua azione allo scopo di reprimerlo, anche, eventualmente, al prezzo di trascurare altri aspetti della sua azione di governo. Se la casa sta bruciando, ci si concentra sullo spegnimento dell&#8217;incendio; per altre iniziative di stabilit\u00e0 o miglioramento della casa, si aspettano tempi migliori. Una cosa, crediamo, non \u00e8 giusta, n\u00e9 storicamente corretta: presentare Pio X come un visionario, ossessionato da pericoli immaginari e fossilizzato in un atteggiamento difensivo rispetto al mondo. Ma comprendiamo che c&#8217;\u00e8 una precisa ragione per presentare le cose a questo modo: quel modernismo, che egli tanto energicamente volle combattere, fermentando nelle cantine e ingrossandosi con l&#8217;apporto di nuove tendenze ereticali &#8211; dal semi-panteismo evoluzionistico di Teilhard de Chardin, alla <em>nouvelle th\u00e9ologie<\/em>, alla svolta antropologica di Kar Rahner, alla teologia della liberazione &#8211; non solo \u00e8 riemerso in piena luce, ma, addirittura, ha preso il timone della Chiesa cattolica. Logico, dunque, che ora si voglia minimizzare la sua dimensione ereticale, allorch\u00e9 Pio X la vide e lanci\u00f2 l&#8217;allarme: si tratta di far passare come normali, legittime e anzi veramente &quot;cattoliche&quot;, una serie di riforme, avviate a partire dal Vaticano II, che cattoliche in realt\u00e0 non lo sono, per cui vi \u00e8 necessit\u00e0 di tener celato alla gente il fatto che dal Concilio, grazie all&#8217;eredit\u00e0 del modernismo, \u00e8 emersa una chiesa apostatica, una vera e propria contro-chiesa. Ma per carit\u00e0, non bisogna dirlo; bisogna, al contrario, far s\u00ec che tutto sembri come prima! Ed ecco spiegata anche la meschinit\u00e0 del giudizio complessivo sulla figura stessa di Pio X, specie sulla sua supposta limitatezza culturale: vedi il <em>modesto bagaglio d&#8217;idee portate dal buon parroco campagnolo.<\/em> \u00c8 quasi la stessa espressione di Ernesto Buonaiuti, il quale lamentava, nelle <em>Lettere di un prete modernista<\/em>, di aver a che fare con un papa cos\u00ec ignorante e contadino! S\u00ec: papa Sarto era un parroco di estrazione contadina: e questo \u00e8, per noi, un elogio; mentre i progressisti, in casi come questo, non riescono a celare la maledetta puzza sotto al naso che hanno di fronte al popolo, del quale tuttavia si proclamano i soli paladini autorizzati. Insomma, Pio X non fu, n\u00e9 poteva mai essere, un grande papa, perch\u00e9 non aveva grandi idee? Si vede che <em>instaurare omnia in Christo<\/em>, per Falconi, \u00e8 un&#8217;idea piccola. Anche per Begoglio, per Paglia, per Galantino, per Kasper ed Enzo Bianchi \u00e8 un&#8217;idea piccola. Essi, che sono uomini dalle grandi idee, pensano che parlare troppo di Cristo sia meschino e provinciale; e specie ricordare che Cristo \u00e8 Dio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I conservatori sono per forza gente &quot;piccola&quot;, dalle idee piccole, meschine, limitate,? 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