{"id":25615,"date":"2014-02-20T09:27:00","date_gmt":"2014-02-20T09:27:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/02\/20\/hortus-eystettensis-meraviglioso-padre-di-tutti-gli-erbari-moderni\/"},"modified":"2014-02-20T09:27:00","modified_gmt":"2014-02-20T09:27:00","slug":"hortus-eystettensis-meraviglioso-padre-di-tutti-gli-erbari-moderni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/02\/20\/hortus-eystettensis-meraviglioso-padre-di-tutti-gli-erbari-moderni\/","title":{"rendered":"\u00abHortus Eystettensis\u00bb, meraviglioso padre di tutti gli erbari moderni"},"content":{"rendered":"<p>Abbiamo gi\u00e0 avuto modo di osservare il particolare interesse che la civilt\u00e0 barocca ha riservato alla cultura delle piante, agli erbari, agli orti botanici, nella prospettiva della sua particolare sensibilit\u00e0 estetica e dei suoi specifici orientamenti intellettuali (cfr. l&#8217;articolo \u00abBotanica e barocco: il caso di Giovan Battista Ferrari, gesuita\u00bb, apparso sul sito di Arianna Editrice in data 01\/12\/2011). Dobbiamo precisare ora che il fenomeno non riguard\u00f2 soltanto l&#8217;Italia, ma anche i Paesi transalpini e particolarmente la Germania, l&#8217;Olanda e l&#8217;Inghilterra.<\/p>\n<p>Un caso particolarissimo \u00e8 rappresentato dalla pubblicazione, in Baviera, nel 1613, di un&#8217;opera editoriale mastodontica, il cosiddetto \u00abHortus Eystettensis\u00bb, che si pu\u00f2 considerare come il padre di tutti gli erbari moderni: un&#8217;opera nata dalla ardente passione botanica di due uomini, il principe-vescovo di Eichst\u00e4tt e un farmacista di Norimberga; che richiese ben sedici anni di lavoro e che coinvolse una quantit\u00e0 di ricercatori, di studiosi, di giardinieri, di disegnatori, di incisori, di tipografi; che cost\u00f2, infine, una enorme somma di denaro: ma che consegn\u00f2 all&#8217;Europa un testo fondamentale, una pietra miliare nel cammino della botanica verso lo statuto di scienza rinnovata e completa.<\/p>\n<p>Niente a che vedere con gli erbari medievali, concepiti soprattutto in funzione delle piante medicinali e delle loro virt\u00f9 terapeutiche: lo scopo dell&#8217;erbario tedesco, l&#8217;\u00abHortus Eystettensis\u00bb, era essenzialmente di carattere scientifico, descrittivo e sistematico: fornire una panoramica esaustiva, per quanto possibile, di tutte le piante presenti nell&#8217;orto botanico di Eichst\u00e4tt, comprese le numerose specie provenienti da altre regioni d&#8217;Europa e perfino extra-europee, ciascuna fedelmente riprodotta mediante splendide illustrazioni dipinte a mano, ad acquerello, e poi incise su rame per la stampa, raffiguranti il loro aspetto nel corso delle diverse stagioni; e ciascuna corredata da una descrizione scientifica, condotta secondo criteri quanto mai rigorosi (e questo oltre un secolo che Carlo Linneo, nel 1735, mettesse a punto il suo celebre modello di classificazione degli esseri viventi secondo la nomenclatura binomiale).<\/p>\n<p>L&#8217;erbario pi\u00f9 antico di cui possediamo il manoscritto \u00e8 quello di Dioscoride, un medico greco vissuto nel I secolo avanti Cristo, che venne a Roma e vi pubblic\u00f2 il \u00abDe materia medica\u00bb; la copia pervenutaci \u00e8 stata redatta nel 515 come dono per la nobile Anicia Giuliana, figlia di Anicio Olibrio, &#8211; che nel 472 era stato, anche se per soli quattro mesi, imperatore romano di Occidente &#8211; quale ringraziamento per l&#8217;edificazione di una chiesa dedicata al culto mariano. Opera di straordinaria bellezza (oggi conservata a Vienna), ricopiata in numerosi esemplari, non solo in latino, ma anche in greco e in arabo, per secoli e secoli, essa rappresenta il capostipite degli erbari medievali; che per\u00f2, come detto, erano incentrati sulle virt\u00f9 curative delle piante e non ambivano a rappresentare e descrivere tutte le piante, comprese quelle di nessun valore dal punto di vista medicinale.<\/p>\n<p>Cos\u00ec riassume la complessa vicenda redazionale dell&#8217;\u00abHortus Eystettensis\u00bb la scrittrice e giornalista Ivana Malabarba (sulla rivista \u00abGardenia\u00bb, Milano, n. 247, novembre 2004, pp. 22-24):<\/p>\n<p>\u00abEichst\u00e4tt \u00e8 una meravigliosa cittadina universitaria nel cuore della Baviera. Adagiata sulle rive del fiume Altm\u00fchl e dominata dalla fortezza del Willibaldsburg, riserva molte piacevoli sorprese ai visitatori, non ultime alcune splendide chiese e numerosi edifici barocchi di notevole eleganza. Il suo nome per\u00f2 resta indissolubilmente legato a una straordinaria impresa editoriale, passata alla storia con il none di &quot;Hortus Eystettensis&quot;, il pi\u00f9 grande florilegio conosciuto, pubblicato nel 1613. Protagonisti dell&#8217;impresa sono il principe-vescovo della citt\u00e0 e un farmacista di Norimberga, Basil Besler, entrambi appassionati di piante e fiori.<\/p>\n<p>Quando assume la carica di principe-vescovo di Eichst\u00e4tt, nel 1595, Johann Konrad von Gemmingen ha 34 anni. \u00c8 un collezionista raffinato e molto ricco, che ha viaggiato in Europa e ammira l&#8217;arte italiana. Insediatosi al Willisbaldsburg, decide di modificare il preesistente edificio, che risale al XIV secolo, trasformandolo in uno splendido &quot;palazzo d&#8217;estate&quot; tardo-rinascimentale, Chiama maestranze italiane (si parla di circa 200 operai) a lavorare al castello, convoca Joachim Camerarius il Giovane (1534-1598), medico ufficiale della citt\u00e0 di Norimberga e botanico, figura di spicco nella comunit\u00e0 scientifica dell&#8217;epoca, per affidargli il progetto di rinnovamento del giardino: vuole che diventi il pi\u00f9 bello a nord delle Alpi. Non \u00e8 tanto motivato dall&#8217;interesse medicinale o alimentare delle piante quanto dal piacere che gli deriva dall&#8217;ammirare specie rare o sconosciute provenienti dai Paesi pi\u00f9 lontani.<\/p>\n<p>Philipp Hainofer, un giovane aristocratico e mercante d&#8217;arte di Augusta che ebbe modo di visitare la residenza nel 1611, lasci\u00f2 la vivida descrizione di un luogo di delizie costituito da otto giardini &quot;tutti sistemati in modo differente con aiuole e fiori, specialmente rose, gigli, tulipani bellissimi [&#8230;] alcuni dei quali arricchiti da stanze dipinte e padiglioni&quot;. Forse \u00e8 lo stesso Camerarius, che a Norimberga ha istituito un orto botanico ormai famoso e incaricato alcuni artisti di ritrarne le piante, a suggerire a Gemmingen di immortalare i suoi giardini in un&#8217;opera che li tramandi alla posterit\u00e0. Ma Camerarius muore nel 1598 e il principe-vescovo \u00e8 costretto a passare ad altri l&#8217;incarico. La scelta cade su Basil Besler (1561-1629), che combina conoscenze botaniche &#8212; e buone relazioni con i botanici dell&#8217;epoca, come Clusio &#8212; con fine senso artistico e grandi capacit\u00e0 organizzative. Un impresario che non si risparmia di fronte alle difficolt\u00e0. Oltre a occuparsi dei giardini procurandosi piante da appassionati orticultori e dai commercianti di molte citt\u00e0 dei Paesi Bassi, si dedica con entusiasmo alla realizzazione dell&#8217;&quot;Hortus Eystettensis&quot;.<\/p>\n<p>In un&#8217;epoca di mezzi elettronici come la nostra, \u00e8 difficile, senza molta immaginazione, cogliere l&#8217;audacia e la nobilt\u00e0 dell&#8217;impresa. Un&#8217;impresa che dur\u00f2 anni, a partire dal 1606. Si trattava di ritrarre tutte le piante acquisite e coltivate nei giardini del principe-vescovo nelle differenti epoche della fioritura, di tradurre gli acquerelli in incisioni su rame (la grande novit\u00e0 del Seicento), di portare le incisioni alla stampa. Di stendere testi descrittivi a commento e di stamparli, di rilegare i fogli stampati in volume. Occorrevano artisti, incisori, redattori scientifici, stampatori, e anche coloritori, perch\u00e9, oltre a una edizioni commerciale, dove il recto di una pagina era occupato da una illustrazione in bianco e nero e il verso da un testo di commento, era prevista una costosissima edizione &quot;de luxe&quot; dove le immagini colorate a mano erano stampate su un foglio il cui retro era bianco. Besler raccolse la sfida. A Norimberga e ad Augusta trov\u00f2 illustratori, incisori, stampatori, coloritori, e mentre emissari del principe-vescovo raggiungevano tutte le settimane la citt\u00e0 &quot;portando una o due ceste di fiori da copiare&quot;, lui dal canto suo provvedeva a coltivare le stesse specie nel suo giardino per avere esemplari pi\u00f9 freschi da far ritrarre.<\/p>\n<p>Il risultato \u00e8 impressionante. Un&#8217;opera in tre volumi di complessive 584 pagine, di cui 373 sono tavole di grandi dimensioni (57&#215;46 cm). Occorreva una carriola per trasportare un volume, come ebbe a commentare argutamente lo studioso inglese Arthur Harry Church. Il primo volume (tav. 1-134) \u00e8 dedicato alla primavera, il secondo (tav. 135-261) all&#8217;estate, il terzo (262-367) alla tarda estate, all&#8217;autunno e all&#8217;inverno. Vi sono rappresentate 1.084 piante coltivate nei giardini del principe: pi\u00f9 della met\u00e0 erano allora gi\u00e0 naturalizzate in Germania, un terzo proveniva dalla regione mediterranea, circa il 10 per cento dell&#8217;Asia, soprattutto dal Medio Oriente e dall&#8217;India, e almeno cinque dalle Americhe e pochissimo dall&#8217;Africa. Ogni pagina \u00e8 concepita come un0opera d&#8217;arte: le piante, pi\u00f9 di una per pagina, sono rappresentate a grandezza naturale nello splendore della fioritura; piccole piante spontanee vengono messe a contorno, &quot;come servi o lacch\u00e8&quot;, per riempire gli spazi. Grande importanza viene data all&#8217;uso del colore, cos\u00ec che le piante pi\u00f9 piccole inserite nelle tavole si intonano sempre a quelle pi\u00f9 grandi.<\/p>\n<p>Konrad von Gemmingen, che con tanto impeto ed entusiasmo aveva avviato e sostenuto l&#8217;opera di Besler, non visse a lungo per coronare il suo sogno: vedere il volume pubblicato. Mor\u00ec il 7 novembre 1612. Tocc\u00f2 a Besler portare a termine l&#8217;opera. Il 23 agosto 1613 il farmacista di Norimberga dedicava un&#8217;edizione senza testo al successore del principe-vescovo. L&#8217;&quot;Hortus Eystettensis&quot; iniziava il suo viaggio nella storia.\u00bb<\/p>\n<p>Sfogliare le pagine e ammirare le tavole illustrate di questo straordinario erbario seicentesco, composto mentre la Germania era in un momento di grande fioritura culturale e prima che si scatenasse la disastrosa Guerra dei Trent&#8217;Anni, che l&#8217;avrebbe immiserita e riportata indietro di decenni, rappresenta una emozione dal sapore speciale: \u00e8 come immergersi nella verde e trasognata atmosfera di un grande vivaio e passeggiare lungamente sotto le volte delle serre e lungo le file ordinate e simmetriche di piante in vaso. La sensazione \u00e8 ancor pi\u00f9 rafforzata dalle dimensioni straordinarie delle tavole e dal fatto che moltissime specie di fiori, piante e verdure sono riprodotte a grandezza pressoch\u00e9 naturale<\/p>\n<p>L&#8217;eleganza delle illustrazioni, ma anche la loro precisione e accuratezza, la cura con cui sono stati accostati i colori delle diverse specie, in modo da formare un insieme armonioso e sempre gradevole alla vista, evitando stacchi bruschi di colore, ci ricorda che siamo in presenza di un&#8217;opera pensata e realizzata anche per il piacere dello sguardo, oltre che per fornire al lettore le informazioni pi\u00f9 dettagliate e precise circa le diverse specie vegetali; un&#8217;opera, inoltre, che nasce da un&#8217;esperienza viva e non da uno studio freddo e distaccato: cio\u00e8 dalla messa a dimora, nel giardino botanico del principe-vescovo, di decine e centinaia di fiori e piante, sapientemente selezionati e amorevolmente curati da personale esperto, sotto la supervisione attenta e competente di autentici esperti in materia.<\/p>\n<p>L&#8217;edizione in bianco e nero costava trentacinque fiorini; quella di lusso, con le tavole ridipinte a mano, costava la cifra astronomica di cinquecento fiorini: abbastanza per consentire a Besler di acquistare una casa in un quartiere elegante di Norimberga e di godersi il meritato riposo dopo gli strapazzi del lavoro redazionale. La casa, fra parentesi, gli era costata quanto cinque sole copie dell&#8217;edizione di lusso del suo erbario, ovvero duemilacinquecento fiorini. Raramente si era vista una impresa editoriale condotta con maggiore tenacia, con minore riguardo alle spese, e con una pi\u00f9 ricca partecipazione di studiosi ed esperti. Fra gli artisti che vi collaborarono meritano di essere ricordati il pittore Sebastian Schedel e l&#8217;incisore Wolfgang Kilian (prima della morte del vescovo Gemmingen), in seguito gli incisori Johannes Leypold, Georg G\u00e4rtner, Levin e Friedrich van Hulsen, Peter Isselbug, Heinrich Ulrich, Dominicus Custos e Servatius Raeven.<\/p>\n<p>\u00c8 un libro che lascia sbalorditi, attoniti, ammirati, specie se si riflette alla mole immensa di lavoro che fu necessaria per realizzarlo e a quanta profusione di entusiasmo, intelligenza e coraggio esso richiese ai suoi ideatori e finanziatori. Riflessione che si tinge di malinconia, oggi, nell&#8217;era dei libri elettronici, quando basta un telefonino cellulare per fotografare qualunque oggetto, dunque anche le piante di un orto botanico, e trasmetterne le immagini a qualunque destinatario, in qualunque parte del mondo, in tempo reale. Ai tempi del buon principe-vescovo, invece, come abbiamo visto, era necessaria una carretta per portare in giro gli enormi, pesantissimi volumi della edizione di lusso, dipinta a mano; e ci voleva un braccio assai muscoloso per riuscire a distenderli sul leggio o sopra un tavolo da lavoro.<\/p>\n<p>Eppure, considerazioni democratiche a parte, crediamo che la scienza botanica divulgativa non abbia realizzato chiss\u00e0 quali progressi e che il fatto di disporre, oggi, di strumenti di diffusione tanto pi\u00f9 economici e di pronto uso, come gli atlanti botanici fotografici, non abbia segnato chiss\u00e0 quali passi avanti nella diffusione delle conoscenze o nella loro precisione. Sono passati esattamente quattro secoli (nel 2013 ricorre, infatti, il quattrocentesimo anniversario della pubblicazione dell&#8217;\u00abHortus Eystettensis\u00bb), ma le splendide tavole incise e dipinte dell&#8217;erbario tedesco possono ben reggere il confronto con le migliori riproduzioni fotografiche. I sostenitori degli atlanti illustrati mediante disegni e quelli degli atlanti che utilizzano le fotografie a colori potranno discutere e litigare tra loro all&#8217;infinito; rimane il fatto che il disegno, se ben fatto, non sacrifica nulla alla dimensione scientifica e offre l&#8217;indiscutibile vantaggio di isolare meglio l&#8217;immagine e di evidenziare in maniera pi\u00f9 efficace e didattica le caratteristiche specifiche della pianta o del fiore.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Abbiamo gi\u00e0 avuto modo di osservare il particolare interesse che la civilt\u00e0 barocca ha riservato alla cultura delle piante, agli erbari, agli orti botanici, nella prospettiva<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[92],"class_list":["post-25615","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25615","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25615"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25615\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25615"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25615"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25615"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}