{"id":25610,"date":"2020-01-18T06:35:00","date_gmt":"2020-01-18T06:35:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/01\/18\/hitler-caro-amico-ti-scrivo-firmato-gandhi\/"},"modified":"2020-01-18T06:35:00","modified_gmt":"2020-01-18T06:35:00","slug":"hitler-caro-amico-ti-scrivo-firmato-gandhi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/01\/18\/hitler-caro-amico-ti-scrivo-firmato-gandhi\/","title":{"rendered":"Hitler, caro amico ti scrivo, firmato Gandhi"},"content":{"rendered":"<p>Il 24 dicembre 1941, alla vigilia di Natale, mentre si combatte la decisiva battaglia di Mosca fra tedeschi e sovietici, e dopo che i giapponesi hanno sferrato l&#8217;attacco contro la flotta americana a Pearl Harbor, il <em>Mahatma<\/em> Gandhi prende carta e penna e scrive una lettera &#8212; che non sar\u00e0 resa pubblica &#8211; ad Adolf Hitler, incominciandola cos\u00ec: <em>caro amico<\/em>&#8230; Non era neppure la prima volta: ne aveva gi\u00e0 scritta un&#8217;altra, due anni prima, nel 1939, subito dopo l&#8217;inizio della Seconda guerra mondiale, chiedendo al F\u00fchrer germanico di sospendere l&#8217;invasione della Polonia e di ispirarsi piuttosto, nella sua azione politica, alla non collaborazione basata sulla non violenza: la <em>Sathyagraha<\/em>, traducibile come &quot;resistenza passiva&quot; o, pi\u00f9 letteralmente, &quot;insistenza per la verit\u00e0&quot;. Ma la lettera del dicembre 1941, anche se in linea con la prima, mostra fra le righe dei caratteri meno utopistici e delle finalit\u00e0 pi\u00f9 politiche, o, quanto meno pi\u00f9 pratiche. A quell&#8217;epoca la guerra si \u00e8 estesa al mondo intero: tutti e cinque i continenti sono in fiamme, e cos\u00ec i tre oceani; tutte le maggiori potenze, nessuna esclusa, vi sono coinvolte con ogni loro risorsa, materiale e morale, e la bilancia appare in bilico, per l&#8217;ultima volta: coi tedeschi alle porte di Mosca e i giapponesi davanti a Singapore, e presto davanti alle frontiere dell&#8217;India stessa, si pone seriamente la questione di quale atteggiamento debbano tenere i nazionalisti dei vari popoli coloniali, poich\u00e9 il Tripartito potrebbe anche vincere la partita e in questo caso il dominio delle vecchie potenze europee, Gran Bretagna, Francia, Belgio, Olanda, cadrebbe miseramente ed essi potrebbero approfittare della buona occasione per realizzare le loro aspirazioni all&#8217;indipendenza.<\/p>\n<p>\u00c8 un momento assai drammatico e quasi di sospensione: in attesa di vedere da che parte peseranno i piatti della bilancia, i nazionalisti africani e asiatici si interrogano e fanno le prime mosse per tenere aperta la strada alla realizzazione delle loro aspirazioni nazionali. \u00c8 una questione che si pone, e con urgenza, per i popoli arabi, quando l&#8217;armata italo-tedesca si affaccia alle frontiere dell&#8217;Egitto, e i nazionalisti egiziani si preparano ad accoglierla a braccia aperte, come la liberatrice dal giogo britannico (cfr. i nostri articoli: <em>Quando Hitler voleva assegnare l&#8217;Egitto all&#8217;Italia<\/em>, pubblicato sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 18\/09\/19; e <em>Quando Sadat attendeva Rommel con<\/em> impazienza, il 01\/10\/19). E la questione si pone anche per i patrioti marocchini, algerini, tunisini, siriani, libanesi, iracheni, birmani, malesi, indonesiani, indocinesi, filippini. Le opzioni possibili fondamentalmente sono tre: appoggiare le rispettive potenze coloniali, sperando di riceverne in premio, al termine della guerra, l&#8217;indipendenza, o almeno un forte grado di autonomia; schierarsi con le potenze del Tripartito, offrendosi di collaborare con esse in vista del medesimo obiettivo; rimanere in attesa di vedere quale piega prenderanno gli eventi e prepararsi a sfruttare ogni eventualit\u00e0 favorevole. In pratica, le cose non sono sempre cos\u00ec ben definite ed esistono anche delle opzioni subordinate: ad esempio i leader nazionalisti algerini non si fanno molte illusioni sulla disponibilit\u00e0 dei francesi a concedere loro l&#8217;indipendenza, senza contare che esistono due governi francesi contrapposti, quello di Vichy e quello di De Gaulle; per\u00f2 ripongono molte speranze nel governo americano, dopo l&#8217;ingresso degli Stati Uniti nel conflitto. I patrioti vietnamiti, invece, o almeno quelli inquadrati nel partito comunista di Ho-Chi-Minh, ripongono le loro speranze nell&#8217;Unione Sovietica, oltre che nei loro colleghi comunisti cinesi, mentre temono l&#8217;espansionismo del governo di Chiang-Kai-Shek. I leader nazionalisti indiani si trovano alle prese con lo stesso problema: di chi fidarsi, su quale cavallo puntare? Gandhi, Nehru e Chandra Bose hanno lo stesso obiettivo: l&#8217;India indipendente; differiscono nei metodi e nelle scelte tattiche, non nell&#8217;idea di fondo. I britannici, dal canto loro, si sentono in una situazione simile a quella fronteggiata in Irlanda durante la Prima guerra mondiale: temono un&#8217;insurrezione che coglierebbe alle spalle, proprio mentre i giapponesi si avvicinano alla frontiera della Birmania e gli italo-tedeschi sono a meno di 100 km. da Alessandria d&#8217;Egitto e il Delta del Nilo, di dove potranno facilmente raggiungere e superare il Canale di Suez, mentre la armate tedesche dal sud-est della Russia, lungo la valle del Volga, sembrano capaci di spingersi verso il Caucaso ed oltre, fino al Medio Oriente. Giudicano quindi che qualsiasi agitazione degli indiani in un simile momento sarebbe una specie di tradimento e non vogliono sentir parlare di riforme di alcun genere, se non, eventualmente, a guerra finita; ma n\u00e9 Gandhi n\u00e9 gli altri leader del Congresso s&#8217;ingannano sulle loro reali intenzioni, di non lasciare mai il loro Impero indiano se non vi siano in qualche modo costretti. Gandhi pensa di poterveli costringere con la non collaborazione; Bose. pi\u00f9 impaziente, va in Giappone a bordo d&#8217;un sommergibile tedesco e poi organizza coi prigionieri indiani alcune divisioni che andranno a combattere contro i britannici, una addirittura di SS che sar\u00e0 impiegata dai tedeschi in Europa e in Africa, mentre lui proclama, da Singapore prima, indi da Port Blair, nelle Isole Andamane, un governo indiano indipendente, nei giorni in cui gli inglesi sono cos\u00ec stupidi da arrestare Gandhi e da farne un martire della libert\u00e0 del suo Paese.<\/p>\n<p>Queste cose tuttavia accadranno fra il 1942 e il 1943; nel dicembre del 1941, le sorti della guerra sono in bilico, Gandhi non ha lanciato ancora il suo invito ai padroni coloniali ad andarsene (<em>Quit India<\/em>, 13 aprile 1942), non \u00e8 stato ancora arrestato e quindi gode di una relativa libert\u00e0 d&#8217;azione. Egli si rende conto che i britannici mirano a guadagnare tempo, creando divisioni nel Partito del Congresso e facendo leva sui contrasti fra ind\u00f9 e musulmani; d&#8217;altra parte, non pu\u00f2 escludere del tutto, anche se lui personalmente ci crede poco, che il Tripartito vinca la guerra, nel qual caso bisogna che i possibili vincitori siano informati di quale sia la linea che terranno gli indiani nei loro confronti. La decisione di scrivere direttamente a Hitler, possibile anche se non probabile vincitore della guerra, nasce da questa necessit\u00e0. Gandhi afferma inoltre che avrebbe voluto scrivere simultaneamente anche a Mussolini, da lui personalmente incontrato il 9 luglio 1930 a Palazzo Venezia, e per il quale nutre sentimenti di stima (ne fa fede la sua lettera a Romain Rolland, nella quale esprime un giudizio sostanzialmente positivo sulle riforme sociali del fascismo, pur con qualche riserva sull&#8217;uso della forza), ma poi decide di rivolgersi al solo Hitler, chiedendogli per\u00f2 di farsi latore del medesimo messaggio presso il suo alleato italiano. Ed ecco il testo della lettera (da: Robert Payne, <em>Gandhi<\/em>, Paris, Seuil, 1972, pp 312-313; cit. in Marc Ferro, <em>La Seconda guerra mondiale. Problemi aperti<\/em>; titolo originale: <em>Questions sur la Seconde guerre mondiale<\/em>, Paris, Casterman, 1993; trad. dal francese di Giovanni Campari, Firenze, Giunti, 1997, pp. 136-137):<\/p>\n<p><em>Caro amico,<\/em><\/p>\n<p><em>Se vi chiamo amico, non \u00e8 per formalismo. Io non ho nemici. Il lavoro della mia vita da pi\u00f9 di trentacinque anni \u00e8 stata quella di assicurarmi l&#8217;amicizia di tutta l&#8217;umanit\u00e0, senza distinzione di razza, di colore o di credo. Spero che avrete il tempo e la voglia di sapere come una parte importante dell&#8217;umanit\u00e0 che vive sotto l&#8217;influenza di questa dottrina di amicizia universale considera le vostre azioni. Non dubitiamo della vostra bravura e dell&#8217;amore che nutrite per la vostra patria e non crediamo che siate il mostro descritto dai vostri avversari. Ma i vostri scritti e le vostre dichiarazioni, come quelli dei vostri amici e ammiratori, non permettono di dubitare che molti dei vostri atti siano mostruosi e che attentino alla dignit\u00e0 umana, soprattutto nel giudizio di chi, come me, crede all&#8217;amicizia universale. \u00c8 stato cos\u00ec con la vostra umiliazione della Cecoslovacchia, col rapimento [sic] della Polonia e l&#8217;assorbimento della Danimarca. Sono consapevole del fatto che, secondo la vostra concezione della vita, quelle spoliazioni sono atti lodevoli. Ma noi abbiamo imparato sin dall&#8217;infanzia a considerarli come atti che degradano l&#8217;umanit\u00e0. In tal modo non possiamo augurarci il successo delle vostre armi.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma la nostra posizione \u00e8 unica. Noi resistiamo all&#8217;imperialismo britannico, quanto al nazismo. Se vi \u00e8 una differenza, \u00e8 una differenza di grado. Un quinto della razza umana \u00e8 stato posto sotto lo stivale britannico con metodi inaccettabili. La nostra resistenza a questa oppressione non significa che noi vogliamo de male al popolo britannico. Noi cerchiamo di convertirlo, non di batterlo sul campo di battaglia. La nostra rivolta contro il dominio britannico \u00e8 fatta senza armi. Ma che noi si riesca a convertire o no i britannici, siamo comunque decisi a rendere il loro dominio impossibile con la non cooperazione non violenta. Si tratta di un metodo invincibile per sua natura. Si basa sul fatto che nessuno sfruttatore potr\u00e0 mai raggiunge il suo scopo senza un minimo di collaborazione, volontaria o forzata, da parte della vittima. I nostri padroni possono possedere le nostre terre e i nostri corpi, ma non le nostre anime. Essi non possono possedere queste ultime che sterminando tutti gli indiani, uomini, donne e bambini. \u00c8 vero che tutti non possono elevarsi a tale gradi di eroismo e che la forza pu\u00f2 disperdere la rivolta, ma non \u00e8 questa la questione Perch\u00e9 se sar\u00e0 possibile trovare in India un numero di uomini e di donne pronti, senza alcuna animosit\u00e0, verso gli sfruttatori, a sacrificare la loro vita piuttosto che piegare il ginocchio di fronte a loro, queste persone avranno mostrato il cammino che porta alla liberazione dalla tirannia violenta. Vi prego di creder i quando affermo che in India trovereste un numero inaspettato di uomini e donne simili. Essi hanno ricevuto questa formazione da pi\u00f9 di vent&#8217;anni.<\/em><\/p>\n<p><em>Con la tecnica della non violenza, come ho detto, la sconfitta non esiste. Si tratta di un &quot;agire o morire&quot; senza uccidere n\u00e9 ferire. Essa pu\u00f2 essere utilizzata praticamente senza denaro e senza l&#8217;aiuto di quella scienza della distruzione che voi avete portato a un tale grado di perfezione. Io sono stupito da fatto che voi non vediate come questa non sia monopolio di nessuno. Se non saranno i britannici, sar\u00e0 qualche altra potenza a migliorare il vostro metodo e a battervi con le vostre stesse armi. Non lascerete al vostro popolo un&#8217;eredit\u00e0 di cui potr\u00e0 andare fiero. Non potr\u00e0 andare orgoglioso raccontando atti crudeli, anche se abilmente preparati. Vi chiedo dunque in nome dell&#8217;umanit\u00e0 di cessare la guerra.<\/em><\/p>\n<p><em>In questa stagione in cui i cuori dei popoli d&#8217;Europa implorano la pace, noi abbiano sospeso anche la nostra stessa lotta pacifica. Non \u00e8 troppo chiedervi di fare uno sforzo per la pace in un momento che forse in significher\u00e0 nulla per voi, ma che deve significare molto per i milioni di europei di cui io sento il muto clamore per la pace, perch\u00e9 le mie orecchie sono abituate a sentire le masse silenziose. Avevo intenzione d&#8217;indirizzare un appello congiunto a voi e al signor Mussolini, che ho avuto l&#8217;onore d&#8217;incontrare dall&#8217;epoca del mio viaggio in Inghilterra come delegato alla Conferenza della tavola rotonda. Spero che egli vorr\u00e0 considerare questo come se gli fosse stato indirizzato, con i necessari mutamenti.<\/em><\/p>\n<p>Il modo in cui \u00e8 stata raccontata la Seconda guerra mondiale fa s\u00ec che pochi sappiano che questa lettera \u00e8 mai stata scritta, e che quei pochi ne restino sconcertati, se non turbati. I vincitori hanno raccontato quella vicenda come un gigantesco scontro tra le forze del Bene e del Male, e quindi il pubblico si aspetta che i Buoni non abbaino avuto mai nulla a che fare coi Cattivi, neanche per tentare di distoglierli dai loro piani o per giungere a una qualche forma di reciproca comprensione. Lo stesso Gandhi, del resto, quando invita Hitler a fare la pace al pi\u00f9 presto, sembra non rendersi conto che la Germania aveva gi\u00e0 fatto, fin dall&#8217;estate del 1940, delle concrete offerte di pace alla Gran Bretagna, e che a non voler negoziare in alcun modo un armistizio, alla fine del 1941 erano soprattutto gli Alleati, decisi a porre come scopo di guerra la resa delle potenze nemiche <em>senza condizioni<\/em>. E sar\u00e0 proprio questa clausola, che verr\u00e0 resa esplicita alla Conferenza angloamericana di Casablanca del gennaio del 1943, dopo gli sbarchi statunitensi sulle coste del Nord Africa francese, ma che era gi\u00e0 palese alla fine del 1941, a spingere le nazioni del Tripartito a una resistenza militarmente insensata, che terminer\u00e0 solo con la distruzione di Berlino, Tokyo e delle principali citt\u00e0 tedesche e giapponesi (anche le citt\u00e0 italiane subirono terribili devastazioni dal cielo, tuttavia meno gravi, a causa dell&#8217;armistizio dell&#8217;8 settembre 1943 e della cobelligeranza del goveri Badoglio; cosa che non risparmi\u00f2 ai centri del Nord il trattamento riservato ai nemici). Tornando alla lettera di Gandhi a Hitler, abbiamo detto che essa denota, fra le righe, una finalit\u00e0 pi\u00f9 concreta di quella, assai velleitaria e irrealistica, dell&#8217;estate 1939. Infatti, mentre la prima si limitava a una generica esortazione alla pace, allo sgombero dei territori occupati e ad una improbabile adozione della pratica della non violenza da parte dei nazisti, la seconda lascia intravedere la ragione di fondo di quell&#8217;iniziativa: far sapere a Hitler che gli indiani e i tedeschi hanno, s\u00ec, lo stesso nemico, la Gran Bretagna; per\u00f2, nello stesso tempo, che i nazisti non devono contrare sugli indiani come pedine del loro gioco. In altre parole: comunque finir\u00e0 la guerra, patti chiari e amicizia lunga. Gli indiani non hanno alcuna voglia di cambiare il dominio britannico con quello tedesco (o giapponese), proprio come gli egiziani daranno il benvenuto a Rommel, purch\u00e9 sia chiaro che l&#8217;Egitto \u00e8 degli egiziani&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 24 dicembre 1941, alla vigilia di Natale, mentre si combatte la decisiva battaglia di Mosca fra tedeschi e sovietici, e dopo che i giapponesi hanno<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[92],"class_list":["post-25610","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25610","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25610"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25610\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25610"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25610"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25610"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}