{"id":25602,"date":"2009-06-23T10:06:00","date_gmt":"2009-06-23T10:06:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/06\/23\/perche-hitler-odiava-gli-ebrei-quattro-passi-nel-delirio-di-una-pseudoscienza-la-sociopsicanalisi\/"},"modified":"2009-06-23T10:06:00","modified_gmt":"2009-06-23T10:06:00","slug":"perche-hitler-odiava-gli-ebrei-quattro-passi-nel-delirio-di-una-pseudoscienza-la-sociopsicanalisi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/06\/23\/perche-hitler-odiava-gli-ebrei-quattro-passi-nel-delirio-di-una-pseudoscienza-la-sociopsicanalisi\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 Hitler odiava gli Ebrei? Quattro passi nel delirio di una pseudoscienza: la sociopsicanalisi"},"content":{"rendered":"<p>Hitler odiava gli Ebrei perch\u00e9 odiava suo padre e desiderava, e temeva al tempo stesso, di essere trattato da lui come una donna? Perch\u00e9 invidiava il suo pene e desiderava appropriarsene, per poter possedere il fantasma della madre?<\/p>\n<p>Detta cos\u00ec, potrebbe sembrare una semplice battuta di spirito; e neanche tanto spiritosa, per dire la verit\u00e0. Eppure, per i santoni della psicanalisi, la storia del mondo pu\u00f2 essere spiegata precisamente in questo modo: non c&#8217;\u00e8 guerra, rivoluzione o genocidio che non si possa spiegare, in misura determinante, con il complesso di Edipo e con le nevrosi pregenitali di questo o quel personaggio, con il suo timore della castrazione, con le sue pulsioni incestuose verso la madre, con la sua omosessualit\u00e0 latente, con il suo incoercibile bisogno di rivalsa, con i suoi sostituti fantasmatici dell&#8217;imago paterna quali oggetti da odiare, combattere e, possibilmente, distruggere. Insomma, tutto il classico armamentario della psicanalisi freudiana, con ipotesi e teorie, pi\u00f9 o meno bizzarre, pi\u00f9 o meno sforzate, a prendere bellamente il posto dei fatti e delle cose.<\/p>\n<p>\u00c8 chiaro che l&#8217;antisemitismo di Hitler non pu\u00f2 non costituire un richiamo quasi irresistibile per i seguaci di una dottrina come la psicanalisi, che pretende di spiegare tutto sulla base di pulsioni inconfessabili, che lei sola ha la chiave per decifrare e portare alla luce del sole.<\/p>\n<p>Il dittatore tedesco, infatti, si presenta come un caso paradigmatico di quella \u00abrivolta contro il padre\u00bb che, per Freud, sarebbe all&#8217;origine della civilt\u00e0, ma anche della nevrosi; e, dato che Freud era ebreo, l&#8217;antisemitismo di Hitler si presta ad essere letto come una rivolta contro la rivolta, ossia come una reazione \u00abdifensiva\u00bb &#8211; s&#8217;intende, in senso schizoide &#8211; contro il padre opprimente e castratore, simboleggiato dalla razza giudaica.<\/p>\n<p>Un supporto a tale interpretazione \u00e8 dato dal fatto che Hitler, fino all&#8217;ultimo, sostenne che la sua lotta contro gli Ebrei era stata una lotta difensiva; che erano essi, e non lui, gli aggressori: tanto \u00e8 vero che la \u00absoluzione finale\u00bb vera e propria ebbe inizio solo dopo il fallimento della campagna invernale contro l&#8217;Unione Sovietica, culminato nella battaglia di Mosca del dicembre 1941, quando ogni risorsa umana e industriale avrebbe dovuto essere, semmai, concentrata nella guerra contro i nemici esterni e non contro una minoranza interna ormai inerme.<\/p>\n<p>A tale scuola interpretativa appartiene G\u00e9rard Mendel (1930-2204), inventore niente di meno che di una nuova pretesa scienza: la sociopsicanalisi, che si propone, appunto, di interpretare e, in sostanza, di spiegare la storia, proprio sulle fondamenta del credo freudiano.<\/p>\n<p>Forse anche per il trauma vissuto nella prima adolescenza, allorch\u00e9 &#8211; nel 1942 &#8211; i poliziotti francesi, che pure lo conoscevano bene, vennero ad arrestare suo padre, un ebreo &#8211; Mendel ha concentrato i suoi studi sul fenomeno dell&#8217;antisemitismo e ha mostrato di considerare quest&#8217;ultimo come una forma di delirio da castrazione e come una rivolta edipica nel pi\u00f9 classico senso freudiano; senza accorgersi che le sue argomentazioni e la sua stessa impostazione &#8211; come, del resto, quella del suo maestro viennese &#8211; presenta essa stessa forti connotazioni deliranti, nella sua roboante ma inconsistente pretesa di scientificit\u00e0.<\/p>\n<p>Ha scritto G\u00e9rard Mendel nel suo voluminoso saggio \u00abLa rivolta contro il padre\u00bb (titolo originale: \u00abLa r\u00e9volte contre le p\u00e8re\u00bb, Paris, Payot, 1968; traduzione italiana di Rosanna Pel\u00e0, Firenze, Vallecchi Editore, 1973, pp. 227-241 <em>passim<\/em>):<\/p>\n<p>\u00abL&#8217;autore del &quot;Mein Kampf&quot; non \u00e8 sempre stato antisemita:<\/p>\n<p><em>&quot;A Linz c&#8217;erano pochi ebrei. Nel corso dei secoli il loro aspetto si era europeizzato, si era fatto umano; li consideravo perfino come dei tedeschi. L&#8217;ingenuit\u00e0 di una simile opinione non mi appariva chiara, dacch\u00e9 fino allora io non vedevo la loro diversit\u00e0 che appunto nella loro diversa confessione. E che essi fossero stati perseguitati a cagione di questa, come lo credevo, faceva s\u00ec che provavo fastidio di fronte a espressioni offensive nei loro riguardi. [&#8230;] Perci\u00f2 il tono della stampa antisemita di Vienna mi pareva indegno della cultura di un grande popolo. Pesava su di me il ricordo di certe situazioni del Medio Evo, che non avrei voluto si rinnovassero al d\u00ec d&#8217;oggi.&quot;<\/em> [M. L., pp. 55-56].<\/p>\n<p>\u00c8 opportuno tuttavia rilevare la tonalit\u00e0 affettiva e quasi passionale che caratterizza fin d&#8217;ora l&#8217;opinione di Hitler sulla questione ebraica: le intenzioni antisemitiche lo riempiono di &quot;fastidio&quot;, gli &quot;pesa&quot; il ricordo delle persecuzioni medioevali.<\/p>\n<p>Come abbiamo dimostrato, fin da giovanissimo Hitler era gi\u00e0 colmo di intensa aggressivit\u00e0. Un carattere paranoico non nasce dal nulla. Si pu\u00f2 pensare che queste pulsioni aggressive, per la loro stessa intensit\u00e0, fossero sentite come pericolose, per il rischio che sfuggissero al controllo dell&#8217;Io. In questo periodo a Hitler fa orrore, d\u00e0 ossessione, proprio la sua stessa aggressivit\u00e0, se non contro gli ebrei almeno contro certi oggetti. Aggressivit\u00e0 contro chi? Tutti gli elementi permettono di arguire che essa &#8211; almeno su un piano inconscio &#8212; era diretta contro il padre, dato che il conflitto edipico con lui si era protratto in forma acuta ben oltre l&#8217;et\u00e0 abituale. A poto o dieci anni, capobanda di ragazzi indisciplinati, Hitler, marinando la scuola, si oppone al padre funzionario, difensore dell&#8217;ordine costituito [&#8230;]<\/p>\n<p>A quel tempo la lotta col padre non \u00e8 ancora diventata aperta e violenta. Una certa sistemazione del conflitto edipico permette qualche possibilit\u00e0 di identificazione con l&#8217;immagine paterna.<\/p>\n<p>In particolare il filosemitismo del giovane Hitler ci sembra uno di questi elementi di identificazione nella misura in cui il padre riprovava ogni antisemitismo. \u00c8 d&#8217;altra parte interessante notare che quando la parola &quot;ebreo&quot; compare per la prima volta in &quot;Mein Kampf&quot;, \u00e8 associata all&#8217;immagine paterna. [&#8230;]<\/p>\n<p>In un&#8217;epoca in cui la rivalit\u00e0 edipica \u00e8 forte ma non ancora esasperata, il ragazzo di nome Adolfd Hitler ha potuto dunque identificarsi con suo padre su un certo numero di punti. Ma questa identificazione rimane precaria, minacciata dall&#8217;aggressivit\u00e0 latente. La tonalit\u00e0 affettiva dell&#8217;opinione del figlio sulla questione ebraica (l&#8217;orrore per i propositi antisemiti, l&#8217;ossessione per le antiche persecuzioni) riflette l&#8217;imminenza delle pulsioni aggressive: tramite l&#8217;orrore e l&#8217;ossessione, che sono formazioni razionali, Hitler mobilita le difese contro un possibile rovesciamento della propria opinione. Anche su molti altri punti che riguardano l&#8217;identificazione col padre si \u00e8 potuto produrre lo stesso fenomeno, ma evidentemente non ne \u00e8 rimasta traccia. Hitler ha paura che l&#8217;odio verso il padre superi l&#8217;amore. I propositi formulati, che sono in contrasto con le idee di suo padre, risvegliano e rafforzano in lui l&#8217;odio contro il padre. Quando una cosa fa orrore oppure ossessiona, vuol dire che per essa c&#8217;\u00e8 una forte attrazione, contro la quale l&#8217;Io si difende.<\/p>\n<p>L&#8217;antisemitismo di Hitler si afferm\u00f2 nel corso della grande crisi interiore da lui attraversata al tempo della morte del padre, della malattia della madre, dell&#8217;insuccesso alle Belle Arti, ma in una maniera che gli sembra &quot;penosa&quot;:<\/p>\n<p><em>&quot;La pi\u00f9 grave di siffatte evoluzioni fu naturalmente il cambiamento che subirono nel corso del tempo, le mie idee a proposito dell&#8217;antisemitismo.<\/em><\/p>\n<p><em>Essa mi cost\u00f2 i pi\u00f9 duri conflitti interiori: e fu solo dopo una lunga lotta tra ragione e sentimento che vinse in me il partito della ragione. Due anni pi\u00f9 tardi anche il sentimento segu\u00ec la ragione, per diventarne da allora il guardiano pi\u00f9 fedele. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>E ritornavo al punto di partenza, per settimane, a volte per mesi.<\/em><\/p>\n<p><em>La cosa mi sembrava cos\u00ec enorme, le accuse cos\u00ec smisurate, che io, tormentato dalla paura di commettere un&#8217;ingiustizia, tornavo pavido e malsicuro. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Era giunto cos\u00ec, per me, il tempo del mio grande rivolgimento, come non ne avevo ancora subito nel mio intimo.<\/em><\/p>\n<p><em>Da placido cosmopolita, era divenuto un fanatico antisemita.<\/em><\/p>\n<p><em>E una sola volta ancora, ma fu l&#8217;ultima, pensieri paurosi mi aduggiarono in un&#8217;atmosfera di profonda depressione.<\/em><\/p>\n<p><em>Mentre studiavo l&#8217;attivit\u00e0 del popolo ebraico in lunghi periodi della storia umana, mi si lev\u00f2 dentro la pavida domanda, se l&#8217;imperscrutabile destino non avesse deciso la vittoria finale di questo piccolo popolo; e ci\u00f2 per motivi che sfuggivano a noi piccoli uomini.&quot;<\/em> [M. L., p. 69].<\/p>\n<p>La risposta che Hitler si d\u00e0 \u00e8 che<\/p>\n<p><em>&quot;la dottrina semita del marxismo rifiuta il principio aristocratico della natura, e pone al posto dell&#8217;eterno diritto della forza e della potenza il numero, col suo morto peso.&quot;<\/em><\/p>\n<p><em>Violando l&#8217;ordine della natura, la vittoria ebraica porterebbe alla scomparsa degli uomini dalla faccia della terra, perch\u00e9<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;L&#8217;eterna natura si vendica spietatamente di ogni trasgressione alle sue leggi&quot;.<\/em> [M.L., p. 70]<\/p>\n<p>Questa lunga citazione mostra quanto divenisse cruciale per Hitler la questione ebraica, in una fase particolarmente critica della sua evoluzione psichica. Il lungo e tormentoso travaglio, di cui si parla nel brano citato, si spiega, a nostro avviso, con l&#8217;abbandono delle antiche posizioni nei confronti dell&#8217;immagine paterna e l&#8217;adozione di nuove difese. [&#8230;]<\/p>\n<p>Hitler si sente inconsciamente responsabile della morte improvvisa del padre, sopravvenuta nel pieno conflitto dichiarato fra padre e figlio, sorto a propositi della sua vocazione di pittore.<\/p>\n<p>L&#8217;immagine del padre vendicatore viene interiorizzata.<\/p>\n<p>La malattia e poi la morte della madre (che dopo la morte del padre era diventata l&#8217;alleata del figlio nel progetto di lui di fare il pittore) sono vissute come una vendetta sadica del padre.<\/p>\n<p>Hitler viene a trovarsi allora alle prese con le immagini di un padre sadico e di una madre vendicatrice (vendicatrice nei confronti del figlio responsabile della sua morte),. La sua posizione \u00e8 regressiva; egli ha di fronte i fantasmi pi\u00f9 arcaici della madre divoratrice e distruttrice.<\/p>\n<p>In questa situazione da suicidio, si scatena il seguente meccanismo difensivo: da una parte l&#8217;immagine materna pericolosa \u00e8 investita nell&#8217;immagine paterna; il parziale disinvestimento dell&#8217;immagine materna sembra permettere un cambiamento di senso nell&#8217;aggressivit\u00e0 materna, che non si dirige pi\u00f9 contro il figlio, ma contro il padre. La madre vendicatrice ridiventa alleata del figlio nella lotta senza quartiere, e quasi senza speranza, contro il padre (che nella realt\u00e0 per Hitler ha gi\u00e0 avuto la meglio).<\/p>\n<p>Castrare il padre, poi annientarlo; questo fine irraggiungibile former\u00e0 il nucleo delirante del sistema difensivo di Hitler: castrare e annientare il padre significherebbe negare la realt\u00e0, risuscitare la madre (ossia: risuscitare la razza ariana delle origini; mutare in vittoria la disfatta subita dalla madre-patria nel 1918; assicurare il trionfo della natura sulla razionalit\u00e0 umana.<\/p>\n<p>Questa interpretazione ci sembra costantemente convalidata dal testo, nonch\u00e9 dal susseguirsi degli avvenimenti storici.<\/p>\n<p>Vorremmo ora, per rafforzare le nostre argomentazioni, mostrare &#8211; verificare &#8211; sul testo ci\u00f2 che traspare dell&#8217;immagine paterna nel fantasma hitleriano relativo all&#8217;ebreo.<\/p>\n<p>Esaminiamo uno dopo l&#8217;altro gli elementi di questo fantasma:<\/p>\n<p>1. L&#8217;ebreo \u00e8 il &quot;grande&quot;, il padre, e Hitler &#8212; come la &quot;razza ariana&quot; con la quale egli si identifica &#8211; rimane il &quot;piccolo&quot;, il figlio.<\/p>\n<p>Se infatti nel corso dei secoli la razza ariana ha operato mescolanze di sangue che l&#8217;hanno imbastardita &#8211; contaminazione che potr\u00e0 essere riparata solo applicando rigorosi criteri di selezione &#8211; la &quot;razza&quot; ebraica ha mantenuto puro, invece, il proprio sangue:<\/p>\n<p><em>&quot;Ma la razza non consiste nella lingua, bens\u00ec nel sangue; cosa questa che nessuno sa meglio dell&#8217;ebreo, che se non accentua la conservazione del proprio linguaggio, si sforza in tutti i modi di preservare puro il proprio sangue&quot;.<\/em> [M. L., p. 339]<\/p>\n<p>La semplice lettura di &quot;Mein Kampf&quot; mostra con chiarezza come, sotto le minacce e gli insulti rivolti da Hitler agli ebrei, si celi un sentimento che, per quanto paradossale possa apparire, \u00e8 l&#8217;ammirazione:<\/p>\n<p><em>&quot;Dove \u00e8 il popolo che negli ultimi 2.000 anni ha subito meno cambiamenti delle sue caratteristiche profonde, del suo carattere, e cos\u00ec via? Quale popolo \u00e8 passato per pi\u00f9 terribili vicende &#8212; e ne \u00e8\u00e8 uscito sempre identico a se stesso? Quale ostinato e infinito esempio di volont\u00e0 di vita e di conservazione della specie non sorge da simili fatti!<\/em><\/p>\n<p><em>Le qualit\u00e0 intellettuali dell&#8217;ebreo sono venute mutandosi nel corso dei millenni.&quot;<\/em> [M. L., p. 326]<\/p>\n<p>E ancora:<\/p>\n<p><em>&quot;Carlo Marx in realt\u00e0 fu solo uno tra milioni che, nel pantano d&#8217;un mondo in putrefazione, riconobbe col sicuro sguardo del profeta i veleni essenziali, e li estrasse, per concentrarli, come un negromante, in una soluzione destinata ad annientare in fretta l&#8217;esistenza indipendente di libere nazioni sulla Terra.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma tutto ci\u00f2 egli fece al servizio della sua razza.&quot;<\/em> [M. K., p. 15]<\/p>\n<p>Sentimento di ammirazione che diventa facilmente comprensibile in base all&#8217;ipotesi che a quest&#8217;epoca (e fino alla sua morte) l&#8217;&quot;ebreo&quot; rappresenti per lui il padre. Anzi, proprio quel padre che &#8211; cos\u00ec sente Hitler &#8211; ha gi\u00e0 vinto definitivamente la battaglia contro il figlio. L&#8217;ideologia hitleriana \u00e8 una mera alternativa temporanea al suicidio, un tentativo delirante di negare ci\u00f2 che lui, soggettivamente, ha vissuto, la vittoria su di un padre sadico sul figlio e sulla madre alleata del figlio, la vendetta del padre contro l&#8217;incesto simbolicamente consumato.<\/p>\n<p>All&#8217;inizio &#8211; vale sa dire all&#8217;inizio della battaglia politica di Hitler &#8211; in questo delirio difensivo (diga per arginare il suicidio) l&#8217;ebreo \u00e8 il &quot;grande&quot;, colui che avendo mantenuta pura la propria razza \u00e8 rimasto forte, potente, e Hitler &#8211; la razza ariana &#8211; il &quot;piccolo&quot;, dal sangue contaminato. Ma, applicando norme rigorose, avr\u00e0 luogo il combattimento decisivo, come tra due campioni, e alla fine l&#8217;ebreo sar\u00e0 definitivamente eliminato.<\/p>\n<p><em>&quot;Senza saperlo, il mondo borghese era gi\u00e0 inficiato dallo spirito letale del mondo marxista. [&#8230;] Uno solo seppe combattere, durante tutti questi lunghi anni, con magnifica ostinazione: l&#8217;ebreo. La sua stella saliva all&#8217;orizzonte, quanto pi\u00f9 calava la volont\u00e0 di conservazione del nostro popolo.&quot;<\/em> [M- L., p. 356]<\/p>\n<p>In questo fantasma difensivo, quando il figlio sar\u00e0 cresciuto, portando le armi della madre &#8211; la svastica &#8211; s&#8217;opporr\u00e0 in singolar tenzone a quest&#8217;altro campione, cresciuto assai prima di lui e che porta la stella di David: il padre.<\/p>\n<p><em>&quot;Con gli ebrei non c&#8217;\u00e8 modo alcuno di patteggiare; ma soltanto un durissimo s\u00ec o no&quot;.<\/em> [M. L., p. 223]<\/p>\n<p>2. Non solo l&#8217;ebreo \u00e8 il &quot;grande&quot;, ma \u00e8 &#8211; proiezione del conflitto edipico col padre &#8211; il rivale che s&#8217;incontra dovunque-<\/p>\n<p>Egli \u00e8:<\/p>\n<p>a.  il seduttore della donna, ossia il rivale in rapporto alla madre (M-L., pp. 352-53);<\/p>\n<p>b.  il vero nemico durante la Grande Guerra (M. L., pp. 354-55);<\/p>\n<p>c.  il rivale in rapporto alle masse popolari (M. L., pp. 363);<\/p>\n<p>d.  colui che, come lo stesso Hitler, mira al dominio universale (M. L., p. 339);<\/p>\n<p>e.  infine \u00e8 colui che, secondo Hitler, ha un posto importante in tutti i possibili campi di attivit\u00e0: arte (M. L., p. 62), stampa, parlamento (M. L., p. 343).<\/p>\n<p>Chi esprime ammirazione per l&#8217;altro, chi esprime riconoscimento della potenza o della superiorit\u00e0 dell&#8217;altro, esprime anche il desiderio pi\u00f9 o meno cosciente, pi\u00f9 o meno gravato di senso di colpa, di diventare simile a lui, di identificarsi con lui. Questa identificazione \u00e8 correlativa alla captazione fantasmatica, inconscia, del fallo dell&#8217;altro. Tale captazione aggressiva \u00e8 possibile solo se la paura dell&#8217;altro &#8211; cio\u00e8 il rapporto di aggressivit\u00e0 verso di lui in un secondo tempo interiorizzato e mutato di segno, dato che l&#8217;aggredito diventa aggressore &#8211; non raggiunge un&#8217;intensit\u00e0 esagerata. Se invece \u00e8 cos\u00ec, il fallo rubato diventa oggetto tossico, pericoloso, distruttore.<\/p>\n<p>La battaglia che Hitler sostiene \u00e8 una lotta contro il suo desiderio di identificarsi col padre, con l&#8217;ebreo. [&#8230;]<\/p>\n<p>La posizione \u00e8 contemporaneamente pregenitale e edipica, insuperabile, invalicabile.<\/p>\n<p>La &quot;battaglia&quot; che d\u00e0 il titolo al libro (&quot;Mein Kampf&quot;) \u00e8 una lotta contro questo desiderio di essere trattato da donna dal padre, dall&#8217;ebreo. L&#8217;annientamento del padre, dell&#8217;ebreo, equivarrebbe all&#8217;estinzione del desiderio&#8230; o perlomeno, finch\u00e9 la lotta prosegue, si conserva una particella di vita, il massiccio rimbalzo dell&#8217;aggressivit\u00e0 sull&#8217;Io viene rinviato, viene differito il suicidio.<\/p>\n<p>Un&#8217;immagine di cui lo stesso Hitler si serve conferma la sua posizione disperata e delirante nel tentativo di dare una soluzione finale al conflitto edipico (cos\u00ec che non ci sia pi\u00f9 padre n\u00e9 ricordo interiore del padre, sotto forma di imago o di Super-io):<\/p>\n<p><em>&quot;Un malato di cancro, che in caso diverso \u00e8 sicuro di morire, non ha bisogno del cinquantun per cento di probabilit\u00e0 di successo per osare un&#8217;operazione. Se questa promette la guarigione con solo mezzo per cento di probabilit\u00e0, un uomo saggio la tenter\u00e0; in caso diverso non deve gemere perch\u00e9 muore.&quot;<\/em> [M. K., p. 60]<\/p>\n<p>4. In questa lotta condotta in nome della vita contro la ragione, Hitler ha un fantasmatico alleato: la natura, la crudele, spietata, impassibile.<\/p>\n<p>Conquistare le masse \u00e8 possibile, poich\u00e9 esse sono vissute da lui come una parte, ben poco autonoma, della natura:<\/p>\n<p>&quot;Le grandi masse sono in realt\u00e0 un pezzo di natura&quot; (M. L., p. 367). [&#8230;]<\/p>\n<p>La nostra tesi, secondo cui la battaglia di Hitler contro gli ebrei da lui perseguita adombra un&#8217;altra battaglia, quella contro il padre, ci pare solidamente fondata sugli argomenti da noi presentati. &quot;L&#8217;ebreo &#8211; cos\u00ec come egli lo chiama costantemente, assommando milioni d&#8217;individui in una persona sola &#8211; era, nell&#8217;inconscio di Hitler, suo padre.\u00bb<\/p>\n<p>La citazione \u00e8 piuttosto lunga, ma era necessaria per dare al lettore un&#8217;idea della metodologia e della prospettiva seguita da Mendel.<\/p>\n<p>Dietro una patina di sapore accademico e una terminologia di tipo scientifico, si accavallano l&#8217;uno sull&#8217;altro castelli in aria, fatti di illazioni opinabili, di discutibili accostamenti, di deduzioni quanto mai azzardate e improbabili. Si d\u00e0 per scontato praticamente tutto quel che sarebbe necessario dimostrare preliminarmente: dal complesso di castrazione a quello di Edipo, dall&#8217;odio verso il padre all&#8217;invidia del suo fallo: una montagna di concetti cervellotici, di elucubrazioni arrischiate, di labili supposizioni travestite da monolitiche certezze.<\/p>\n<p>Ma seguiamo per ordine le argomentazioni di Mendel.<\/p>\n<p>Egli si vanta di appoggiare le proprie deduzioni ai testi di Hitler medesimo: \u00abMein Kampf\u00bb e \u00abMein Leben\u00bb; per\u00f2 la lettura che ne fa \u00e8 sistematicamente pregiudiziale, come di chi abbia deciso di trovarvi, fin dall&#8217;inizio, quei determinati contenuti e non altri.<\/p>\n<p>Ad esempio, Mendel cita il passo de \u00abLa mia vita\u00bb in cui Hitler racconta dei suoi sentimenti giovanili verso la questione ebraica, sentimenti tutt&#8217;altro che ostili, anzi, ostili all&#8217;antisemitismo; e di come dovette lottare duramente contro se stesso per arrivare a convincersi della realt\u00e0 del \u00abcomplotto giudaico\u00bb e del fatto che gli Ebrei costituissero un reale pericolo per la Germania e per il resto del mondo.<\/p>\n<p>Tuttavia, e pur ammettendo che Hitler \u00abnon \u00e8 sempre stato un antisemita\u00bb, Mendel non si cura nemmeno per un istante di valutare la possibilit\u00e0 che le parole di Hitler siano sincere, oppure che rispecchino un atteggiamento psicologico razionale, per quanto disdicevole o confutabile; per lui \u00e8 scontato che le accuse rivolte agli Ebrei non solo da Hitler, ma da milioni di persone, in Germania e fuori, non avevano altra base che la malvagit\u00e0 pura, e, senza dubbio, un groviglio di complessi edipici irrisolti da parte di persone dall&#8217;infanzia infelice, caratterizzata da una presenza paterna opprimente.<\/p>\n<p>Dopo aver osservato che \u00abun carattere paranoico non nasce dal nulla\u00bb (di nuovo, postulando ci\u00f2 che dovrebbe dimostrare), Mendel riconosce nell&#8217;uso di parole come \u00aborrore\u00bb e \u00abossessione\u00bb del giovane Hitler, allora filosemita, le premesse del suo futuro antisemitismo, con l&#8217;argomentazione tipicamente psicanalitica che, quando si adoperano espressioni fortemente passionali, vuol dire che si \u00e8 segretamente attirati da ci\u00f2 che il Super-io respinge: in questo caso, le tesi e gli atteggiamenti degli antisemiti.<\/p>\n<p>\u00c8 quasi inutile ricordare, a questo proposito, la pertinente critica di Popper al marxismo, che qui \u00e8 possibile trasferire alla psicanalisi: se l&#8217;Inconscio desidera sempre il contrario di ci\u00f2 che vuole l&#8217;Io, e che il Super-Io giudica accettabile, e se tutto quello che da esso emerge pu\u00f2 essergli rivolto contro come un guanto rovesciato, allora \u00e8 impossibile falsificare la psicanalisi; il che \u00e8 tipico dei sistemi antiscientifici.<\/p>\n<p>Poi Mendel riporta un ricordo dell&#8217;adolescenza di Hitler, allorch\u00e9 marinava la scuola con alcuni compagni; e, naturalmente, ne fa una \u00abprova\u00bb dei suoi sentimenti di ribellione e di odio represso contro il padre (che, si badi, era tollerante verso gli Ebrei e favorevole al cosmopolitismo). Se questa interpretazione fosse giusta, allora bisognerebbe dedurne che praticamente tutti gli esseri umani sono stati segnati dalla rivolta e dall&#8217;odio nei confronti del proprio padre, dato che \u00e8 ben difficile trovarne qualcuno che non abbia mai marinato la scuola: e, in effetti, questa \u00e8 proprio l&#8217;idea centrale di Freud, che l&#8217;ha spinta alle estreme conseguenze, oltrepassando del tutto l&#8217;ambito della psicologia e sostenendo che tutte le religioni nascono dal senso di colpa verso la figura del padre che si vorrebbe uccidere, anzi, che l&#8217;\u00aborda primitiva\u00bb (altro concetto meramente mitologico) ha ucciso, per poi divinizzarlo.<\/p>\n<p>Ma qui si sta parlando di Hitler: e Hitler, si sa, era un individuo capace di qualsiasi cosa; dunque, doveva essere un bambino, e poi un adolescente, carico di aggressivit\u00e0, addirittura con pulsioni suicide, che aspettavano solo il modo di incanalarsi verso un soggetto destinato a fungere da capro espiatorio. Ecco, allora, che il suo marinare la scuola si colora di sfumature particolarmente cupe e minacciose, come se gi\u00e0 allora nella psiche del ragazzino austriaco fossero in incubazione i germi della tirannia e del pi\u00f9 fanatico razzismo.<\/p>\n<p>Il lettore si rassicuri: non stiamo cercando di svolgere la difesa d&#8217;ufficio di Hitler; lo storico non deve difendere o accusare nessuno. Lo storico deve sforzarsi di essere imparziale, e porsi in maniera aperta di fronte ai fatti o ai personaggi che studia: il suo scopo fondamentale \u00e8 quello di comprendere, non quello di giudicare. In verit\u00e0, anche lo psicanalista sostiene di voler fare la stessa cosa, ma con una forte componente di utilit\u00e0 pratica: il suo scopo \u00e8 quello di aiutare il paziente a comprendere le proprie pulsioni rimosse o represse, e a ritrovare un equilibrio pi\u00f9 autentico, dopo aver sconfitto i fantasmi dell&#8217;Inconscio che determinano la nevrosi.<\/p>\n<p>Ma torniamo a noi.<\/p>\n<p>Hitler racconta come, dopo un lungo periodo di agitazione interiore, che lo porta fino al limite della depressione, finisce per rendersi conto della realt\u00e0 della minaccia giudaica per l&#8217;esistenza della Germania; e Mendel, immediatamente, trasferisce questo racconto in una trasfigurazione del conflitto edipico col padre, che egli odiava ma anche, segretamente, ammirava; cos\u00ec come, segretamente, ammirava la compattezza e la capacit\u00e0 di preservare il sangue puro da parte della razza ebraica.<\/p>\n<p>A chi gli obiettasse che l&#8217;opposizione del padre al progetto di Hitler di iscriversi all&#8217;Accademia di Belle Arti e diventare un pittore, \u00e8 un po&#8217; poco per fare di quel padre l&#8217;immagine di una presenza implacabile e minacciosa, responsabile perfino (sadicamente) della morte della madre, AVVENUTA DOPO LA SUA, un cultore ortodosso della psicanalisi risponderebbe, probabilmente, che le radici delle nevrosi dell&#8217;et\u00e0 adulta affondano su un terreno infantile quasi nascosto alla vista; salvo aggiungere che appunto loro, gli psicanalisti, possiedono la chiave segreta per accedere a quel regno nascosto, cosa che i comuni profani non potrebbero fare.<\/p>\n<p>Ed eccoci giunti alla parte pi\u00f9 significativa della disamina di Mendel circa le origini edipiche dell&#8217;antisemitismo di Hitler.<\/p>\n<p>Dopo aver rilevato le esplicite espressioni di ammirazione hitleriana nei confronti delle capacit\u00e0 organizzative del popolo ebreo, Mendel prende in esame la convinzione di Hitler (allora largamente condivisa da milioni di Europei) che il marxismo altro non sia che il cavallo di Troia escogitato da un ebreo tedesco per distruggere la vita delle libere nazioni, mediante un distillato dei veleni di un mondo in putrefazione &#8211; quello borghese e liberale -, al servizio della razza ebraica.<\/p>\n<p>Mediante la lotta di classe, trionfa il numero col suo morto peso su tutti i valori aristocratici: c&#8217;\u00e8 bisogno di notare le assonanze di questa interpretazione del socialismo con quella di Nietzsche? Eppure Nietzsche non era antisemita. In altre parole, Mendel si astiene deliberatamente dal contestualizzare le idee di Hitler, le distacca dalla cultura e dalla societ\u00e0 del suo tempo, per meglio mettere in scena &#8211; isolandola &#8211; la sua rappresentazione favorita, anzi, unica ed estremamente monotona: la lotta fantasmatica contro il padre come origine di tutti i mali della storia, nazismo compreso.<\/p>\n<p>\u00c8 interessante osservare che Mendel, in altra parte del suo libro, riconosce che Stalin \u00e8 stato l&#8217;altro grande paranoico, la cui distorsione psichica ha causato danni immensi al genere umano; ma, forse a causa del fatto che Stalin non era antisemita, si limita a questo vago accenno, mentre dedica a Hitler ben quattro capitoli, per un totale di sessanta pagine. Di nuovo: dato che la psicanalisi \u00e8 una dottrina di origine ebraica, e dato che Hitler ha rappresentato la punta pi\u00f9 acuta e virulenta dell&#8217;antisemitismo moderno, chi meglio del dittatore tedesco si prestava per esemplificare, ad un tempo, l&#8217;origine schizoide, delirante dell&#8217;antisemitismo, e la cristallina esattezza dei metodi d&#8217;indagine psicanalitica, anche applicati alla storia dei popoli?<\/p>\n<p>Dunque, per Hitler, l&#8217;\u00abebreo\u00bb (al singolare: altra conferma che si tratterebbe di un riflesso della odiata\/amata immagine paterna) \u00e8 divenuto \u00abgrande\u00bb perch\u00e9 ha conservato puri i caratteri della razza, cosa che dovrebbero fare anche gli altri popoli, a cominciare da quello tedesco, per non essere pi\u00f9 \u00abpiccoli\u00bb &#8211; e, quindi, deboli &#8211; a causa della contaminazione del sangue.<\/p>\n<p>Non solo: l&#8217;ebreo \u00e8 l&#8217;eterno rivale per il possesso della donna\/madre (quindi della \u00abmadrepatria\u00bb: gli psicanalisti amano moltissimo questi giochetti di parole); il responsabile della sconfitta del 1918; il rivale nel dominio delle masse (anche la massa \u00e8 \u00abfemmina\u00bb, quindi oggetto del desiderio sessuale); rivale nella volont\u00e0 di dominio universale; rivale in quanto occupa posizioni chiave in tutti i principali settori dell&#8217;economia, della finanza e della cultura.<\/p>\n<p>Qui, veramente, Mendel viene meno alla sua stessa metodologia, perch\u00e9 mescola insieme, in maniera indifferenziata, spiegazioni psicanalitiche e spiegazioni storiche dell&#8217;antisemitismo hitleriano (ma non solo hitleriano). Come si fa a mettere sullo stesso piano la figura dell&#8217;ebreo come rivale per il possesso della madre, e come responsabile della sconfitta del 1918? \u00c8 chiaro che si tratta di due ordini di spiegazioni incommensurabili e che il loro accostamento, in una prospettiva unitaria, \u00e8 quanto di pi\u00f9 antiscientifico si possa immaginare.<\/p>\n<p>E perch\u00e9 non dire niente di niente circa la presenza ebraica nelle posizioni chiave della societ\u00e0 tedesca, fattore che &#8211; all&#8217;epoca &#8211; era percepito come anomalo, e potenzialmente pericoloso, da milioni e milioni di Tedeschi; presentandolo anzi, e di sfuggita, come uno dei tanti sintomi della sindrome schizoide di un solo individuo, Adolf Hitler? Perch\u00e9 le convinzioni del futuro dittatore in proposito possono ben essere state schizoidi, senza che per questo si debba far finta di non vedere che una questione del genere esisteva realmente, o era, comunque, vista in quei termini, da una larga maggioranza del popolo tedesco (e non solo tedesco).<\/p>\n<p>Mendel sostiene che, nel giovane Hitler, dopo la morte del padre e della madre e dopo essere stato rifiutato dall&#8217;Accademia delle Belle Arti, il conflitto edipico aveva toccato punte parossistiche di angoscia e disperazione; e che egli avrebbe finito per suicidarsi, se non avesse trovato il modo di trasferire i suoi fantasmi nella realt\u00e0 esterna, riversando sull&#8217;Ebreo\/padre tutta la sua aggressivit\u00e0, la sua paura e il suo odio incontrollato. Anzi, si spinge anche pi\u00f9 in l\u00e0, e presenta la sua successiva azione politica come una sorta di suicidio differito, che sarebbe culminato &#8211; appunto &#8211; nel Bunker sotto la Cancelleria di Berlino, nella primavera del 1945.<\/p>\n<p>Infine, Mendel sostiene che Hitler ha trovato un potente alleato al suo delirio antisemita nella concezione della natura come una entit\u00e0 spietata e invincibile, che nessuna scienza e nessuna tecnica potranno mai sottomettere; e che, darwinianamente, riserva la vittoria al pi\u00f9 forte: cio\u00e8, nella prospettiva nazista, a chi \u00e8 capace di preservare pura la propria razza.<\/p>\n<p>Quest&#8217;ultima osservazione, a dire il vero, non si lega molto con il resto, perch\u00e9 potrebbe servire ugualmente a \u00abspiegare\u00bb (nella particolare prospettiva psicanalitica) molti altri aspetti della concezione politica di Hitler; l&#8217;unico aggancio consiste nel fatto che, per Mendel, Hitler vede la natura come parte di quelle masse che vorrebbe dominare, ossia come un riflesso della madre che vorrebbe possedere incestuosamente.<\/p>\n<p>Ma tant&#8217;\u00e8: perch\u00e9 non aggiungere anche questo agli tasselli che dovrebbero rendere ragione dell&#8217;odio di Hitler verso gli Ebrei? La malvagit\u00e0 di Hitler \u00e8 cos\u00ec grande, che pochi fra gli studiosi che si sono occupati di lui, hanno saputo resistere alla tentazione di caricare ulteriormente il fardello delle sue colpe; un po&#8217; come fanno gli inquirenti che, dopo l&#8217;arresto di un serial-kiler, finiscono per attribuirgli anche il decimo delitto, non suo, aggiungendolo ai nove dei quali \u00e8 stato dimostrato colpevole. Tanto, essi pensano, uno in pi\u00f9 o in meno, che differenza pu\u00f2 fare? Un uomo capace di assassinare crudelmente nove persone, pu\u00f2 ben essere capace di ammazzare anche la decima. Peccato che questo modo di ragionare non abbia nulla a che fare con la icerca della verit\u00e0, e meno ancora con la giustizia.<\/p>\n<p>Concludendo, ci sembra che il modo proposto da Mendel per leggere la storia, la sociopsicanalisi, presenti tutte le aporie e le contraddizioni di quella forma di magia nera che \u00e8 la psicanalisi; con l&#8217;aggravante che essa pretende di applicarsi non alla mente dei singoli, ma alle vicende di popoli interi.<\/p>\n<p>Il risultato \u00e8 un pasticcio presuntuoso e delirante, dove si parla della pulsione ad impadronirsi del fallo del padre, ammirato e odiato, come di una evidenza scientifica e non come di una mera ipotesi psicologica, tutta da dimostrare. Mendel sembra non accorgersi affatto di quanto certe sue frasi assumano un tono grottescamente serioso, nella loro circolarit\u00e0 autoreferenziale; come questa, ad esempio: \u00ab[la] identificazione [con il padre] \u00e8 correlativa alla captazione fantasmatica, inconscia, del fallo dell&#8217;altro. Tale captazione aggressiva \u00e8 possibile solo se la paura dell&#8217;altro &#8211; cio\u00e8 il rapporto di aggressivit\u00e0 verso di lui in un secondo tempo interiorizzato e mutato di segno, dato che l&#8217;aggredito diventa aggressore &#8211; non raggiunge un&#8217;intensit\u00e0 esagerata. Se invece \u00e8 cos\u00ec, il fallo rubato diventa oggetto tossico, pericoloso, distruttore.\u00bb<\/p>\n<p>Nemmeno Aristofane, nella sua satira dei sofisti svolta nella commedia \u00abLe nuvole\u00bb, sarebbe riuscito a fare una simile parodia di un sapere borioso e al tempo stesso fumoso; con la significativa differenza che, qui, ci troviamo di fronte ad una autoparodia involontaria.<\/p>\n<p>Ci sembra che non sia questa la strada giusta per avvicinarsi al mistero di un&#8217;idea che ha avuto conseguenze storiche cos\u00ec funeste, come l&#8217;antisemitismo di Adolf Hitler.<\/p>\n<p>Saremo tremendamente all&#8217;antica, ma siamo ancora dell&#8217;opinione che ciascuno dovrebbe fare il proprio mestiere, purch\u00e9 si sforzi di farlo bene: lo storico dovrebbe fare lo storico e soltanto lo storico; lo psicologo, dovrebbe occuparsi di psicologia.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 non significa che lo storico debba negarsi ad un approccio interdisciplinare del proprio campo di studi; ma altro \u00e8 la sinergia delle discipline affini in un dato campo di ricerca, altro \u00e8 il pasticcio e lo scambio arbitrario dei ruoli.<\/p>\n<p>Sono due cose profondamente diverse; anche se &#8211; ormai &#8211; \u00e8 venuta di moda la pi\u00f9 disinvolta confusione dei ruoli, a tutti i livelli della societ\u00e0 e della cultura.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Hitler odiava gli Ebrei perch\u00e9 odiava suo padre e desiderava, e temeva al tempo stesso, di essere trattato da lui come una donna? Perch\u00e9 invidiava il<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30180,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[55],"tags":[86,120,229,250],"class_list":["post-25602","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia","tag-adolf-hitler","tag-ebraismo-e-giudaismo","tag-psicoanalisi","tag-sigmund-freud"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-psicologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25602","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25602"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25602\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30180"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25602"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25602"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25602"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}