{"id":25599,"date":"2007-05-08T06:32:00","date_gmt":"2007-05-08T06:32:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/05\/08\/herve-bazin-e-il-mito-delleden-perduto\/"},"modified":"2007-05-08T06:32:00","modified_gmt":"2007-05-08T06:32:00","slug":"herve-bazin-e-il-mito-delleden-perduto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/05\/08\/herve-bazin-e-il-mito-delleden-perduto\/","title":{"rendered":"Herv\u00e9 Bazin e il mito dell&#8217;Eden perduto"},"content":{"rendered":"<p>HERV\u00c9 BAZIN E &quot;I BEATI DELLA DESOLAZIONE&quot;.<\/p>\n<p>\u00c8 uno scrittore strano, Herv\u00e9 Bazin. Atipico. Il suo successo letterario, improvviso, \u00e8 stato in sostanza un successo di scandalo; ma poi i favori del pubblico non lo hanno pi\u00f9 abbandonato, segno che lo scandalo non era tutto. Ha portato sulle pagine ei suoi libri la sua adolescenza frustrata e rabbiosa, i suoi furori, la sua rivolta, ed \u00e8 riuscito a spostare questo magma incandescente e tutto personale sul piano di una scrittura limpida e intrigante, sul piano dell&#8217;arte; cosa non da poco. Come artista, lo si potrebbe paragonare, a nostro avviso, al pittore Maurice Utrillo, il malinconico poeta delle dolenti periferie parigine, dei cortili abbandonati, dei vecchi edifici dai muri sbiaditi, degli orti che profumano a loro modo di campagna lontana.<\/p>\n<p>J. Rudafe ne traccia un profilo incisivo ed efficacissimo. <em>&quot;Herv\u00e9 Bazin (1911) si \u00e8 fatto conoscere col successo clamoroso, nel 1948, di<\/em> Vip\u00e8re au poing, <em>che narra con una<\/em> verve <em>corrosiva la lotta di un figlio ribelle e di una madre snaturata. La stessa violenza anima<\/em> La t\u00eate contre le <em>murs (1948), storia di un giovane alle prese con la societ\u00e0. Se opere come<\/em> La mort du petit cheval <em>(1950) possono segnare un&#8217;attenuazione di questa violenza polemica, l&#8217;autore la ritrova in<\/em> Le matrimoine <em>(1967) e<\/em> Au nom du p\u00e8re. <em>Ogni suo libro \u00e8 un regolamento di conti con il mondo e con la vita. Nelle sue Poesie e nei suoi romanzi.&quot;<\/em> (1)<\/p>\n<p>Da parte sua, carla Columba Bernardi, dopo aver osservato che Herv\u00e9 Bazin <em>&quot;educato in un chiuso ambiente tradizionalista, mostr\u00f2 fin da fanciullo il suo forte carattere ribellandosi alle imposizioni della madre autoritaria e severa ch&#8217;egli odiava e adorava a un tempo&quot;,<\/em> ne delinea questo ritratto: <em>&quot;Nei romanzi autobiografici<\/em> Vip\u00e8re au poing <em>(1948;<\/em> Vipera in pugno, <em>Milano, 1951),<\/em> La mort du petit cheval <em>(<\/em>La morte del piccolo cavallo<em>, 1950) e<\/em> Le cri de la chouette <em>(<\/em>Il grido della civetta, <em>1972) troviamo descritte con straordinaria vivezza le tappe della sua ribellione. Il primo romanzo dipinge un ambiente familiare di provincia entro cui si agitano &#8211; intorno a una figura dispotica di madre &#8211; le passioni e gli odi feroci dei figli che giungono perfino a desiderarne la morte. Nel secondo \u00e8 descritta l&#8217;evasione di un figlio che, ribellandosi alla cerchia familiare, riesce lentamente a costruirsi una sua vita serena.<\/em> La t\u00eate contre les murs <em>(<\/em>La testa contro i muri<em>, 1949) \u00e8 una lucida analisi delle reazioni di un pazzo criminale &#8211; cresciuto in una famiglia rigida e severa &#8211; chiuso fra le pareti di un manicomio. In<\/em> L\u00e9ve toi et marche <em>(<\/em>Alzati e cammina, <em>1952) Bazin abbandona la descrizione di cuoi ambienti familiari per narrare, con suggestivo contrasto tra immobilit\u00e0 fisica ed energia spirituale, l&#8217;amara vicenda di una giovane donna paralitica.<\/em> L&#8217;huile sur le feu <em>(<\/em>L&#8217;olio sul fuoco, <em>1954) presenta il caso paradossale di un pompiere incendiari;<\/em> Qui j&#8217;ose aimer <em>(1956:<\/em> Colui che ho osato amare<em>, Milano 1960) descrive la colpevole passione tra un patrigno e la figliastra che si svolge sotto gli occhi inconsapevoli della madre di questa, gravemente inferma, la cui morte giunger\u00e0 ad aggravare il rimorso degli amanti. La nemesi morale \u00e8 rappresentata dalla vecchia e autoritaria serva di casa che, con inflessibile crudelt\u00e0, scaccia l&#8217;intruso impedendo alla coppia di legalizzare la propria situazione.<\/em> Au nom du fils <em>(1958;<\/em> In nome del figlio, <em>ivi 1963) \u00e8 la storia dell&#8217;evoluzione di un bimbo dalla fanciullezza all&#8217;adolescenza narrata dal patrigno.<\/em> Un feu d\u00e9vore un autre feu<em>(<\/em>un fuoco divora un altro fuoco, <em>1978) \u00e8 centrato sull&#8217;amore tra due personaggi socialmente impegnati , su posizioni socialiste l&#8217;uno, cattoliche l&#8217;altra, in un paese sconvolto dalla controrivoluzione che ha messo fine ad una esperienza di governo progressista.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Gran Premio Letterario di Monaco (1959), Bazin \u00e8 anche poeta:<\/em> Jour <em>(<\/em>Giorno<em>; premio Apollinarire, 1947),<\/em> Humeurs <em>(<\/em>Umori, <em>1951), e novelliere:<\/em> Le bureau des mariages <em>(<\/em>L&#8217;ufficio dei matrimoni, <em>1951);<\/em> Traits <em>(<\/em>Tratti, <em>1976).<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Nel 1973 \u00e8 stato eletto presidente dell&#8217;Acad\u00e9mie Goncourt; nel 1980 ha ricevuto il Premio Lenin per la Pace.&quot;<\/em> (2)<\/p>\n<p>Ma al Bazin arrabbiato e ribelle dei primi romanzi, succede poi uno scrittore pi\u00f9 pacato e propositivo in quelli successivi; e questo secondo aspetto dell&#8217;opera letteraria del Nostro, meno appariscente ma non meno importante, \u00e8 stato giustamente sottolineato da Gabriella Bosco: <em>&quot;Alla veemenza impulsiva di<\/em> Vip\u00e8re au poing <em>e di<\/em> La t\u00eate contre les murs <em>(1949, lucida analisi delle reazioni di un individuo che, proveniente da una famiglia fortemente rigida nel suo tradizionalismo, impazzisce e viene chiuso tra le pareti di un manicomio), in cui Bazin denuncia i misfatti della societ\u00e0 borghese e del modello familiare da essa proposto e imposto, succede una scrittura pi\u00f9 misurata, in cui personaggi addolciti propongono una morale sostitutiva fatta di pace e fraternit\u00e0. E a questa seconda ispirazione si rifanno opere come<\/em> La mort du petit cheval <em>(1960), storia dell&#8217;evasione di un giovane che, ribellatosi in violenza alla soffocante cerchia dei parenti, vince il proprio istinto alla rivolta costruendosi una vita indipendente e divenendo tenero padre;<\/em> L\u00e9ve toi et marche <em>(1952), triste vicenda di una giovane donna paralitica;<\/em> Qui j&#8217;ose aimer <em>(1956) e<\/em> Ce que je crois <em>(1977), testi scritti in anni di attiva partecipazione dell&#8217;autore a iniziative in difesa dei diseredati e degli oppressi. Maestro nel creare personaggi incisivi e nel dipingere quadri sociali naturalisticamente modellati sulla realt\u00e0 contemporanea, Bazin riesce a rinverdire all&#8217;uscita di ogni suo libro il successo che un folto pubblico non esita a tributargli.&quot;<\/em> (3)<\/p>\n<p>Noi qui volgiamo fermare la nostra attenzione su un romanzo considerato minore nella produzione di Herv\u00e9Bazin, apparso nel 1970 nelle Editions du Seuil e tradotto in Italia l&#8217;anno seguente: <em>Les Bienheureux de la D\u00e9solation<\/em> (<em>I beati della Desolazione<\/em>). Il libro \u00e8 ispirato a un vero fatto di cronaca, e si colloca a met\u00e0 strada fra il romanzo psicologico e l&#8217;inchiesta antropologico-sociale, pertanto si presenta come un&#8217;opera anomala nel contesto della produzione letteraria del Nostro. Il fatto \u00e8 il ritorno in attivit\u00e0, dopo secoli di quiescenza, del vulcano dell&#8217;isola di Tristan da Cunha, fra il 9 e il 10 ottobre 1961, che costringe i 264 abitanti dell&#8217;unico insediamento dell&#8217;isola (e dell&#8217;arcipelago) a lasciare precipitosamente le loro case sotto l&#8217;incalzare della lava. Due navi adibite al rasporto delle aragoste, il <em>Tristan<\/em> e il <em>Frances Repetto,<\/em> li trasportano precipitosamente sul vicino isolotto, disabitato, di Nightingale, donde la nave olandese <em>Tijsadane<\/em> li trasporta a Citt\u00e0 del Capo e, di l\u00ec, le autorit\u00e0 britanniche ne decidono il trasferimento nell&#8217;antica madrepatria. Le notizie provenienti da Tristan, infatti, confermano l&#8217;impossibilit\u00e0 di riportarvi gli abitanti: ha inizio cos\u00ec la moderna Odissea di quegli isolani, che si vedono sballottati da un ambiente naturale incontaminato e da un posizione geografica remotissima, in piena realt\u00e0 industriale del tardo XX secolo. Un caso da manuale di trauma sociologico, come tanti ne sono accaduti davanti alle forze scatenate della natura (che, direbbero Lucrezio e Leopardi, non \u00e8 certo fatta a misura della specie umana); ma, questa volta, nel clima della modernit\u00e0 e sotto i riflettori, per cos\u00ec dire, dei mezzi di comunicazione di massa.<\/p>\n<p><em>&quot;Il 3 novembre, al termine di un penoso viaggio verso l&#8217;esilio &#8211; quale essi, nonostante le premure dell&#8217;amministratore governativo e la solidariet\u00e0 e le attenzioni loro riservate dal governo e dal popolo britannici, sarebbe realmente apparso quel forzato, improvviso trapianto in una terra tanto lontana dalla patria e in un mondo cos\u00ec diverso da quello sempre conosciuto &#8211; i profughi avevano preso terra a Southampton e con otto grossi automezzi a ci\u00f2 predisposti dall&#8217;organizzazione dei soccorsi erano stati trasportati al campo di raccolta di Pendell, nel Surrey.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Una serie di pi\u00f9 confortevoli abitazioni prefabbricate li avrebbe di poi accolti nella sede definitiva di Calshot, un villaggio dello Hampshire, sulla costa della Manica, dove la vicinanza el mare avrebbe potuto anche agevolarne la riorganizzazione economica sulle basi tradizionali.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;L&#8217;evacuazione di Tristan da Cunha e il trapianto della colonia esule in Gran Bretagna parvero allora aver posto termine a uno dei pi\u00f9 interessanti episodi di colonizzazione lontana che per circa un secolo e mezzo aveva qualificato quella sperduta isoletta sudatlantica come uno degli estremi capisaldi meridionali dell&#8217;ecumene. In effetti, per\u00f2, \u00e8 durato neppure un anno lo spopolamento di Tristan e anche meno la convinzione che la frontiera australe del mondo abitato fosse definitivamente retrocessa, dell&#8217;ambito dell&#8217;Atlantico meridionale, fino all&#8217;isola di Sant&#8217;Elena, situata 2.500 km. pi\u00f9 a nord, a poco pi\u00f9 di 16\u00b0 di latitudine dall&#8217;equatore.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Presi dalla nostalgia del luogo natio, abbandonato in cos\u00ec drammatiche circostanze, e decisi, per una crescente insofferenza perle novit\u00e0 e la complessit\u00e0 dell&#8217;esistenza nell&#8217;Inghilterra del XX secolo, unita a insuperate difficolt\u00e0 di acclimazione e di inserimento attivo nella pi\u00f9 vasta comunit\u00e0 nazionale, a farvisi ricondurre a onta dei rischi connessi con la presenza del vulcano, gli esuli non tardarono infatti a pretendere di essere rimpatriati. Dopo una prima petizione in questo senso rivolta dal capo riconosciuto della comunit\u00e0 profuga al governo inglese &#8211; petizione che aveva provocato l&#8217;invio di una missione ufficiale a Tristan e da parte di questa un giudizio nettamente sfavorevole circa le sue condizioni di abitabilit\u00e0, dopo i dissesti apportativi dal terremoto e dall&#8217;eruzione vulcanica &#8211; essi ottennero, nondimeno, insistendo sulla prima richiesta, di effettuarvi accertamenti diretti, inviando nell&#8217;isola un loro drappello di esploratori.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Sotto la guida di Johnny Repetto, fratello pi\u00f9 giovane del capo dei profughi, un gruppo di sei esuli anziani accompagnati da un rappresentante governativo, certo Gerald Stableford, ha potuto cos\u00ec rimetter piede, nel settembre del 1962, sull&#8217;isoletta evacuata un anno avanti e, una volta in patria, decidere a ragion veduta di ristabilire la propria residenza nel villaggio semidistrutto dall&#8217;eruzione. In un messaggio alle famiglie e ai compagni rimasti a Calshot, affidato allo Stablefort che, dopo due settimane di permanenza a Tristan, ne ripartiva per riferire al governo sui risultati della ricognizione, i sei reduci ne sollecitavano il ritorno, avvertendoli che non solo la cessazione dell&#8217;attivit\u00e0 vulcanica aveva arrestato a met\u00e0 la sua opera devastatrice ma che durante quella lunga pausa di sfruttamento etano straordinariamente aumentate nell&#8217;isola le risorse naturali, specie in riguardo alla selvaggina e alla pesca.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Di fronte agli entusiasmi suscitati dal messaggio in seno alla comunit\u00e0 profuga nonch\u00e9 alle informazioni rese dallo Stableford e al parere espresso dagli esperti circa la improbabilit\u00e0 di una ripresa dell&#8217;attivit\u00e0 eruttiva erano cadute le ultime resistenze del governo britannico, il quale, verificata anche sui risultati di un referendum la quasi unanime volont\u00e0 degli esuli di fra ritorno a Tristan, ne disponeva il rimpatrio in due scaglioni: il primo dei quali, composto di una cinquantina di profughi, avrebbe lasciato l&#8217;Inghilterra nel febbraio del 1963, col compito di provvedere, valendosi dell&#8217;assistenza di tecnici governativi, alle indispensabili riparazioni materiali e alla rimessa in efficienza degli strumenti di lavoro e delle attivit\u00e0 produttive; il secondo circa quattro volte pi\u00f9 numeroso del primo e comprendente la grande maggioranza delle donne e dei ragazzi nel mese successivo, all&#8217;inizio della buona stagione.<\/em>(4)<\/p>\n<p>L&#8217;isola di Tristan da Cunha sorge dalle acque dell&#8217;Atlantico meridionale, a 37\u00b0 di lat. Sud e a 12\u00b0 di long. Ovest, ed \u00e8 stata scoperta nel 1506 dall&#8217;ammiraglio portoghese che le diede il suo nome. (5) Ha una forma ellittica ed \u00e8 dominata dalla mole di un cono vulcanico che spinge la sua vetta a 3.239 metri d&#8217;altezza s.l.m, e che, prima dell&#8217;eruzione del 1961, era creduto estinto. Le coste sono rocciose e strapiombano in mare da diverse centinaia di metri d&#8217;altezza, con la sola eccezione della costa nord-occidentale, ove sorge l&#8217;unico villaggio con case di pietra lavica e tetti di paglia, chiamato Edimburgo. Anche le altre isole dell&#8217;arcipelago: Inaccessible, Nightingale e Gough, sono rocciose e dirupate. Nonostante la latitudine elevata, il clima \u00e8 di tipo oceanico temperato-fresco con temperature relativamente costanti (media attorno ai 17\u00b0), con fortissimi venti occidentali e giornate tempestose. Le numerose colonie di pinguini rafforzano l&#8217;impressione che si tratta di una terra sub-antartica; sono presenti anche numerose specie di uccelli, tra le quali alcuni passeracei sono esclusivi dell&#8217;isola. Popolata stabilmente solo dal 1816 (in coincidenza con la prigionia di Napoleone a Sant&#8217;Elena), Tristan viene formalmente annessa alla Gran Bretagna solo nel 1876, dopo che il suo <em>status<\/em> giuridico \u00e8 rimasto a lungo incerto. Non esistono collegamenti regolari con il mondo esterno e una importante risorsa economica \u00e8 la pesca delle aragoste, specie dopo l&#8217;installazione &#8211; nel 1942 &#8211; di uno stabilimento sudafricano per la loro lavorazione, distrutto poi dall&#8217;eruzione. Si praticano inoltre l&#8217;agricoltura &#8211; patate, grano, orticoltura &#8211; e l&#8217;allevamento di ovini e suini. I primi naviganti che la vistitarono l&#8217;avevano chiamata Isola della Desolazione, forse per il suo clima severo e gi\u00e0 quasi sub-antartico, forse per i numerosi naufragi verificatisi nelle sue acque pericolose, infestate da orche e squali: la <em>Julia,<\/em> nel 1817, la <em>Emily<\/em> nel 1835, la <em>Joseph Somes<\/em> nel 1836, la <em>Ralph Abercrombie<\/em> nel 1968, la <em>Czarina<\/em> nel 1872, la <em>Mabel Clark<\/em> nel 1879, la <em>Edward Victory<\/em> nel 1880, la <em>Henry Paul<\/em> nel 1882, l&#8217;<em>Italia<\/em> nel 1890, la <em>Allan Scaw<\/em> nel 1893, la <em>Glen Huntley<\/em> nel 1898 e la <em>Kobenhavn<\/em> nel 1928.<\/p>\n<p>Ma vale la pena di soffermarsi sulle condizioni di vita degli isolani prima che il tragici fati del 1961 li scaraventassero a contatto con il mondo tecnologico. Si tenga presente che i cognomi idsolanoi sono solo sette e che tutta la popolazione \u00e8 strettamente imparentata, poich\u00e9 gli apporti dal mondo esterno, dopo il XIX secolo, sono stati rarissimi.<\/p>\n<p><em>&quot;Nella vita tranquilla degli abitanti di Tristan da Cunha vi fu una frattura quando l&#8217;eruzione dell&#8217;autunno 1961 li costrinse a lasciare la loro isola e a trasferirsi in Inghilterra, da cui rientrarono alle loro abitazioni solo otto mesi pi\u00f9 tardi, cessato il pericolo. Perla quasi totalit\u00e0 degli abitanti questo fu il primo contatto con le grandi citt\u00e0 e la loro vita tumultuosa, che essi comunque hanno rifiutato per ritirarsi nuovamente nella loro patriarcale esistenza, pressoch\u00e9 immutata da quando, circa un secolo e mezzo fa<\/em> [queste note sono del 1971]<em>, le prime famiglie si installarono nell&#8217;isola.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Fra i giovani per\u00f2 la non breve parentesi ha lasciato tracce: dischi e registratori li hanno seguiti nella loro piccola patria insieme a un abbigliamento alla moda, ben diverso da quello semplice e trascurato con cui l&#8217;avevano lasciata. \u00c8 presumibile quindi chela vita della piccola comunit\u00e0 non abbia ritrovato facilmente il ritmo abituale nelle piccole case di pietra, dall&#8217;aspetto molto simile alle case coloniche scozzesi delle Western Isles, con il tetto coperto da fasci di erbe (lino della Nuova Zelanda), che crescono alte e fitte nei giardini, delimitati e riparati da muretti di sassi a secco. [&#8230;] La semplicit\u00e0 dell&#8217;esistenza comporta a sua volta l&#8217;austerit\u00e0 dei costumi, impregnati di una religiosit\u00e0 che tocca la sostanza delle cose: a Tristan nessuno si \u00e8 mai reso colpevole di crimini e non vi \u00e8 mai stato bisogno di prigione.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Fino all&#8217;esodo del 1961 gli abitanti dell&#8217;isola conoscevano la televisione e le automobili solo attraverso fotografie. L&#8217;unico veicolo a Tristan da Cunha era un trattore, in appoggio ai cari a buoi dalle piccole, solide ruote piene, che servono al trasporto lungo le brevi strade in terra che collegano i due punti di sbarco, accessibili in alternativa secondo la stagione, e il villaggio coni campi di patate, che costituiscono il nutrimento base degli abitanti, insieme al pesce e agli uccelli marini, di cui soprattutto vengono raccolte le uova. La pesca, fruttuosa quando il mare \u00e8 calmo, costituisce anche uno dei pochi svaghi, in aggiunta alle partite di biliardo e alle danze del sabato sera, in cui i giovani, dopo l&#8217;esperienza inglese, hanno portato una ventata di modernit\u00e0, che non mancher\u00e0 certo di estendersi alla mentalit\u00e0 e alle esigenze di questo piccolo, felice, ma chiuso mondo isolano.&quot;<\/em> (6)<\/p>\n<p>Ad ogni modo, gli aspetti pi\u00f9 interessanti della societ\u00e0 di Tristan da Cunha sono il tendenziale egualitarismo socio-economico, dato che il reddito degli abitanti pi\u00f9 o meno \u00e8 uniforme, e il rifiuto esplicito di ogni forma di autorit\u00e0 imposta dall&#8217;esterno, tanto da far parlare di un vero anarchismo pratico alquanto pronunciato. Prima di passare al romanzo di Herv\u00e9 Bazin, cediamo la parola a uno studiosi francese, X. De Crespigny, autore di una interessante monografia sugli abitanti di questa che si pu\u00f2 considerare come la comunit\u00e0 umana pi\u00f9 isolata del mondo:<\/p>\n<p><em>&quot;Gli abitanti di Tristan sono famosi per la loro abilit\u00e0 nel costruire barche e per il modo, pi\u00f9 cooperativistico che autoritario,. Co il quale il gruppo lavora insieme. Costruire le barche \u00e8 uno sforzo collettivo che viene intrapreso con delicatezza e abilit\u00e0. Consumati maestri di quest&#8217;arte sono i Lavarello &#8211; il primo lavarello era un ingegnoso costruttore. Solo lo scheletro della barca \u00e8 di legno, data la scarsit\u00e0 di questo materiale. Il resto della barca \u00e8 fatto di pelle di foca, tela o persino con i vecchi sacchi della posta, tesi accuratamente sull&#8217;intelaiatura. La prima barca costruita da lavarello fu ingrandita con l&#8217;ingrandirsi della famiglia. La barca fu quasi totalmente ricostruita sfruttando i pezzi principali della barca precedente.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;I barcaioli di Tristan da Cunha sono emotivamente legati alle loro barche. Sulle imbarcazioni non esiste comandante, gli ordini sono rari, e impartiti con calma. Senza istruttori e senza una gerarchia ogni rematore semplicemente capisce il compito che deve svolgere, e lo esegue. I marinai forestieri, abituati alla disciplina e ai comandi energici si stupirono di fronte all&#8217;apparentemente facile padronanza degli abitanti di Tristan da Cunha nei confronti del mare capriccioso e spesso maligno che circonda la loro isola rocciosa.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Gli avvenimenti pi\u00f9 traboccanti di vita dell&#8217;anno, ai quali partecipa quasi ogni abitante dell&#8217;isola, sono il &#8216;viaggio delle mele&#8217;, quando gli abitanti di Tristan da Cunha vanno a raccogliere le mele nei frutteti dall&#8217;altra parte dell&#8217;isola, e la traversata annuale conosciuta come &#8216;la raccolta del grasso&#8217;, in marzo o aprile. Tra grandi scherzi e risate, gli abitanti di Tristan da Cunha remano per circa 25 miglia fino all&#8217;isola Nightingale dove si accampano di notte e vanno a caccia di petrelli ricchi di grasso durante il giorno. Fanno ritorno dopo due settimane con le barche cariche di olio e di grasso. La &#8216;raccolta del grasso&#8217; \u00e8 come una vacanza, quasi un avvenimento religioso. \u00c8 inconcepibile per un abitante di Tristan da Cunha di restarne estraneo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;A partire dal 1948 le autorit\u00e0 britanniche hanno autorizzato l&#8217;amministrazione locale a programmare delle riforme e a trasformare l&#8217;economia di Tristan da Cunha dal suo stato di precaria sussistenza in un assetto pi\u00f9 redditizio. \u00c8 stata costruita una fabbrica per l&#8217;inscatolamento dei gamberi, nella quale gli isolani lavorano molte ore per un piccolo compenso in denaro.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Un anno e mezzo in Inghilterra non ha mancato di modificare gli abitanti dell&#8217;isola, i giovani in particolare. Radio e giradischi sono diventati simboli di stato sociale e i fertilizzanti ora si acquistano mentre prima si scalavano le pericolose pareti della montagna per raccogliere lo sterco di vacca. Ma la mentalit\u00e0 affaristica dell&#8217;Europa preoccupa gli abitanti dell&#8217;isola, anche se li mette in grado di comprare beni superflui. Lavorare sotto un padrone li inasprisce, e odiano l&#8217;idea di un contratto: sembrava loro naturale prendersi pochi giorni di vacanza per curare le patate o curare un amico a rifare il tetto; se un giorno non ci si sente di lavorare, sicuramente ci si pu\u00f2 far sostituire da un figlio o un fratello; niente infine pu\u00f2 far rinviare la &#8216;raccolta del grasso&#8217;.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Il modo di vivere degli abitanti entr\u00f2 drammaticamente in urto con il nuovo stato di cose creato dagli inglesi nel 1969, quando ai dipendenti della fabbrica di gamberi in scatola non fu permesso di assentarsi dal lavoro per partecipare alla &#8216;raccolta del grasso&#8217;. Gli abitanti dell&#8217;isola entrarono in sciopero. La loro societ\u00e0 costruita su basi egualitarie li rendeva ostili alla gerarchia e i nuovi regolamenti, le nuove restrizioni urtavano contro i loro principi fondamentalmente anarchici. Ma a Tristan da Cunha anarchia non significa mai disordine o agire in disprezzo di ogni legge e l&#8217;unico poliziotto &#8211; una novit\u00e0 introdotta dall&#8217;Inghilterra &#8211; non sembra essere necessario in un&#8217;isola che non ha mai visto, in tutta la sua storia, neppure una rissa. Molti ricordano i diciotto mesi passati in Inghilterra, in seguito all&#8217;eruzione del vulcano, come un&#8217;epoca di &#8216;corruzione&#8217;. La violenza vista nelle strade di alcune citt\u00e0 inglesi era qualcosa che non potevano capire.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Le autorit\u00e0 si sono infine rese conto che gli abitanti di Tristan da Cunha avrebbero conservato i loro ideali di eguaglianza e di anarchia. Ora i contratti dei lavoratori della fabbrica di pesce sono flessibili. L&#8217;amministrazione della fabbrica indice assemblee, ma gli abitanti dell&#8217;isola non hanno cambiato il loro comportamento, e al momento del voto solo con molta cautela le mani seguono una mano gi\u00e0 alzata. Senza dubbio alcuni giovani vorranno andarsene dall&#8217;isola, ma ci\u00f2 \u00e8 gi\u00e0 avvenuto in tutto il corso della storia di Tristan da Cunha. \u00c8 probabile che un battagliero comitato di abitanti rimarr\u00e0 sull&#8217;isola e conserver\u00e0 le tradizioni.&quot;<\/em> (7)<\/p>\n<p>Tale, dunque, lo scenario e tale il canovaccio del libro di Herv\u00e9 Bazin: uno scenario e un canovaccio che sembrano uscire direttamente dalla letterarura pre-romantica di fine 1700 e inizi 1800, da <em>Paul et Virginie<\/em> di Bernardin de Saint-Pierre ad <em>Atala<\/em> di Chateaubriand, incentrata sul contrasto fra natura e civilt\u00e0 ed elaborata sul mito rousseiano che l&#8217;uomo \u00e8 tanto pi\u00f9 innocente, virtuoso e felice quanto pi\u00f9 \u00e8 lontano dalla seconda e vicino alla prima. Il romanzo incomincia con la prima scossa, al principio di agosto 1961, preavvertita dal bestiame, che giunge a sconvolgere la vita tranquilla degli isolani, un miscuglio di Inglesi, Italiani, Danesi, Americani e Ottentotti, discendenti delle numerose navi che hanno fatto naufragio in quelle acque nel corso dell&#8217;Ottocento. Poi, ai primi di ottobre, l&#8217;eruzione del vulcano Reine Mary e la drammatica fuga degli abitanti sul vicino isolotto disabitato di Nightinghale, ove esistono &#8211; per fortuna &#8211; dei capanni costruiti in precedenza per la dimora temporanea dei pescatori di Tristan.<\/p>\n<p><em>&quot;\u00c8 finita. Ci sono voluti due mesi per capire di cosa si trattava, sono bastate ventiquattr&#8217;ore per tirare le somme.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;All&#8217;alba, stupito di aver potuto dormire con la testa su una cassetta, indolenzito, terrorizzato all&#8217;idea che le pile del radiotelefono si fossero scaricate, Don prova a mettersi in contatto con il<\/em> Tristania.<\/p>\n<p><em>&quot;- Ho appena ricevuto Freetown &#8211; dice Lash, senza alcuna intenzione di far dello spirito. &#8211; Parlavano dell&#8217;eruzione. Stanotte, accidenti a tutta la vostra banda di ghiri, visto che non riuscivo a parlarvi, ho dato l&#8217;annuncio a Citt\u00e0 del Capo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Imbarcare dalla costa occidentale, dove le correnti formano sulla scogliera a picco una continua risacca, non \u00e8 stato possibile. Un tentativo, punito con un immediato ribaltamento del canotto, ha terrorizzato i responsabili che hanno dovuto decidere di riattraversare l&#8217;isola e imbarcarsi alla spiaggia piccola, vicino allo Stanziamento. Di qui una nuova lunga marcia, rallentata dai ritardatari. Arrivati vicino al villaggio il fumo, che sommergeva la met\u00e0 delle case, ha fatto esitare la colonna. Bisognava passare a qualsiasi costo, e pi\u00f9 della met\u00e0 sono passati di corsa. Alcuni, correndo il rischio di finire arrostiti, hanno avuto il coraggio di rientrare in casa a prendere viveri, con la scusa che a Nightingale sarebbe mancato il cibo fino all&#8217;arrivo della Regia marina. Ma il brontol\u00eco del vulcano ha scoraggiato i refrattari, che parlavano di rimanere a loro rischio e pericolo. Per fortuna a est il mare era praticabile e quattro scialuppe, cariche ai primi viaggi di donne e bambini, son potute scivolare fino alle sciabiche, senza altri incidenti oltre qualche valigia perduta e un po&#8217; di docce gratis. Infine, dopo un paio d&#8217;ore , \u00e8 venuto il turno degli uomini. Ultimo si \u00e8 imbarcato il medico, dopo aver preso le sue foto storiche.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- In ogni modo, il mio periodo era finito &#8211; ha detto.- Dovevo partire in questi giorni e, potete credermi, non vedevo l&#8217;ora. Ebbene, stavolta potete anche non credermi, pur di non vedere questo spettacolo fare un&#8217;altra firma.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;nessuno ribatt\u00e9. I vogatori avevano l&#8217;occhio asciutto, il braccio fermo sul remo; e fra di loro c&#8217;era Tony, che il venticinque non avrebbe sposato Blanch. Tutti guardavano di fronte a s\u00e9 il cratere in formazione la cui bocca vomitava nero eruttando boli di lava che colavano rosseggiando viscosi. Sotto, sul mare, una schiera di canotti vuoti, uniti in fila indiana, aspettavano i pescatori. I cani abbandonati abbaiavano sulla spiaggia. Alcuni albatri volteggiavano fuori di portata lanciando gridi acuti. Don finalmente \u00e8 esploso:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- \u00c8 il colmo! Della gente che per un secolo \u00e8 stata priva di tutto, che cominciava a bastare a se stessa, e proprio a questo punto quello che sta lass\u00f9&#8230; insomma, proprio a questo punto decide di cacciarli via dalle loro case.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Trenta colpi di remo, in cadenza perfetta. Poi si sente l&#8217;agronomo che a voce bassa dice:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Comunque, tanto di cappello! In qualunque altro posto, sai che panico avremmo visto?<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Walter si concede un sorriso. Poi tutti sono rimasti in silenzio fino alle sciabiche che dondolavano, gi\u00e0 stivate, e donde i marinai lanciavano i cavi per ormeggiare le scialuppe.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00c8 finita. Nightingale che porta, non si sa perch\u00e9, il nome dell&#8217;usignolo e invece assomiglia piuttosto alla gobba di un cammello, Nightingale, verso la quale ogni anno i ragazzi gareggiavano in una corsa che in qualche modo era divenuta la loro patente di coraggio, \u00e8 apparsa, con le sue tavole di roccia liscia sulla quale si dondolano gli sfenisci e si appiattiscono le foche, con i suoi prati colmi di nidi. Le donne sono rimaste a dormire a bordo, alla rinfusa, dove hanno potuto. Gli uomini, ripresi i remi, sono andati a passare la notte nelle capanne di fortuna dove, di solito, si ammucchiano i puzzolenti sacchi di guano; niente allegri, certo, ma un po&#8217; distesi dopo l&#8217;annuncio di lash, lanciato all&#8217;ultimo momento dall&#8217;alto del barcarizzo:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Via radio a Citt\u00e0 del Capo. La<\/em> Tijsadane <em>ha superato il<\/em> L\u00e9opard <em>e sar\u00e0 qui domani.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E il giorno dopo, effettivamente, la<\/em> Tijsadane <em>si \u00e8 trovata puntuale all&#8217;appuntamento, ha imbarcato tutti, compresi Simon e una ventina d&#8217;uomini, ai quali si \u00e8 dovuto proibire di restare &#8216;per far la spola e andare a curare le bestie e i campi fra una calmata e l&#8217;altra&#8217;.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Avete perduto tutto &#8211; ripeteva Don &#8211; ma dovete rallegrarvi di essere vivi.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Frattanto il piroscafo inghiottiva i bagagli, comprese le scialuppe di tela, divenute dei portafortuna, e ripartiva subito, solcando quel mare che i marinai di Tristan &#8211; i pi\u00f9 audaci del mondo &#8211; non avevano mai visto tanto dall&#8217;alto e cos\u00ec sottomesso a una macchina umana.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La<\/em> Tijsadane <em>fila, mentre, sgombrati i saloni di questo piroscafo di linea di novemila tonnellate, il cui modesto lusso sembra loro esagerato, stupefatti di esserci, inebetiti, i nuovi passeggeri si affacciano al bastingaggio. Il capitano e l&#8217;equipaggio olandese sono stati pi\u00f9 che amichevoli. Ma alcuni argentini impomatati, alcuni camerieri sudafricani aggrottano le sopracciglia. Tre damigelle di Bloemfontein coi loro sederini sculettanti sbirciano questi semiselvaggi dall&#8217;incarnato scuro, dai calzerotti di lana cruda che si dice filata in casa dalle comari in scialletto,con il fazzolettone e vestiti e maniche in eccedenza. Ma che importa? Gli isolani, senza degnare di uno sguardo le gambe inguainate di seta delle tre ragazze, non volgono loro pi\u00f9 della schiena.&quot;<\/em> (8)<\/p>\n<p>Questo brano ci permette di apprezzare le qualit\u00e0 letterarie di Herv\u00e9 Bazin: uno stile sciolto e naturale, un lessico semplice, un&#8217;istintiva avversione per i toni ad effetto. La scena, di per s\u00e9 estremamente drammatica, di una comunit\u00e0 isolana che deve abbandonare a precipizio la sua terra natale sotto l&#8217;incalzare di una natura infuriata si trasforma in un quadro pacato e a tratti perfino ironico, con quelle ragazze sudafricane sculettanti e smorfiose che guardano gli isolani di Tristan come fossero scimmie allo zoo. Eppure si tratta di una partenza, forse definitiva, di una intera comunit\u00e0; di una comunit\u00e0 arcaica verso l&#8217;ignoto del mondo moderno; di uomini e donne che, di una vita di lavoro, han potuto salvare appena qualche valigia, e anzi ne hanno perse alcune in mare. Se qualche lacrima spunta sulle loro ciglia, noi non la vediamo; se qualche fazzoletto viene agitato verso l&#8217;isola che si allontana all&#8217;orizzonte, non ne rimane traccia sulla pagina di Bazin, tersa e nitida come uno specchio. Per la partenza di Lucia, Agnese e Renzo sul lago di Como, Manzoni ha scritto una pagina di poesia in prosa (<em>&quot;Addio, monti sorgenti dall&#8217;acqua, ecc.<\/em>); per la partenza di quasi trecento persone che non sanno neanche se la loro isola &#8211; non diciamo le loro case &#8211; rester\u00e0 in superficie o se scomparir\u00e0, sprofondando nel mare, lo scrittore francese suggerisce una pena contenuta di cui ha quasi pudore, e che lascia trasparire solo da indizi quasi evanescenti.<\/p>\n<p>Uno dei capitoli pi\u00f9 interessanti del libro \u00e8 quello in cui Bazin mette a confronto il dramma dell&#8217;evacuazione di Tristan da Cunha con le reazioni della stampa e della televisione nel mondo &quot;civile&quot;; e lo fa con la tipica ironia del moralista, intendendo per &#8216;moralista&#8217; quel particolare tipo di saggista, met\u00e0 filosofo e met\u00e0 letterato, saggio e al tempo stesso venato di bonario pessimismo, cos\u00ec caratteristico della cultura francese, da Montaigne a Pascal, su su fino ad Eric Rohmer e ad \u00c9mile Cioran. L&#8217;ironia di Bazin, comunque, non \u00e8 rivolta verso gli isolani di Tristan, il cui dramma intimo \u00e8 anzi seguito con uno straordinario senso di pudore, ma verso la presunzione, l&#8217;autocompiacimento e l&#8217;ipocrisia del mondo &#8216;civilizzato&#8217;, che in essi si specchia facendo la ruota come un pavone, per cercare nel loro smarrimento temporaneo un improbabile attestato di validit\u00e0 dei suoi riti e miti basati sulla ragione utilitaria e strumentale. Tra l&#8217;altro, nel seguente brano si comprende il significato el titolo del libro: gli isolani di Tristan da Cunha sono definiti &quot;i beati della Desolazione&quot; non perch\u00e9, roussoianamente, essi siano l&#8217;equivalente, nel secolo XX, el mito settecentesco del &#8216;buon selvaggio&#8217;, bens\u00ec perch\u00e9 un presuntuoso giornalista inglese definisce &quot;beata disgrazia&quot; la loro forzata evacuazione dall&#8217;isola nat\u00eca, scommettendo inoltre che, entro sei mesi, saranno loro medesimi a definirla tale. Insomma una versione laica e scientista del concetto manzoniano (e cristiano) di &quot;provvida sventura&quot;: certo, l&#8217;eruzione del vulcano e la fuga i massa sono eventi dolorosi; ma vedrete, ne nascer\u00e0 un gran bene: anche questi negletti figli della civilt\u00e0 potranno apprezzare le meraviglie della tecnica e della societ\u00e0 del benessere, spreco e criminalit\u00e0 compresi; e tutti vivranno felici e contenti. L&#8217;ironia di Bazin nei confronti delle <em>magnifiche sorti e progressive<\/em> \u00e8 graffiante e nemmeno tanto dissimulata.<\/p>\n<p><em>&quot;Per questo pianeta &#8216;infestato d&#8217;uomini&#8217;, migliaia dei quali muoiono ogni giorno di fame in Africa, di incidenti sulle strade d&#8217;Europa, di malattie tropicali, di vaiolo, di bombe al napalm in Asia, la fine di un&#8217;isola sperduta, dalla quale tuttavia hanno trovato scampo sani e salvi i neanche trecento abitanti, non \u00e8 niente. Sul posto non c&#8217;era la televisione, per ricavarne un film impressionante. La stampa di tutto il mondo \u00e8 sommersa da tragedie ben pi\u00f9 poetiche. Addio, Tristan, e che ora i pinguini se la sbrighino da soli.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Per gli inglesi, che giocano ai quattro cantoni per il mondo, la cosa \u00e8 naturalmente el tutto diversa. Province, paesi interi, nel grane riflusso della marea bianca che tira in secco i mesi pi\u00f9 lontani dell&#8217;Impero, ne perdono tutti i giorni. Ma un&#8217;isola, sulla quale \u00e8 issato l&#8217;Union Jack e sventola nei vapori dello zolfo&#8230; O mito, risvegliati! Ilvecchio sangue, allungato con l&#8217;acqua di mare, nelle vene del gentleman armato d&#8217;ombrello ha fatto appena un giro. La B. B. C. e la I. T. V. concedono a Tristan l&#8217;onore dei loro programmi almeno una vlta al giorno. I giornali di Cardiff vogliono notizie di padre Klemp, che \u00e8 gallese. Quelli dell&#8217;Ulster si preoccupano per la famiglia Isley, originaria di Belfast. I giornali di Edimburgo usano di questi titoli: &#8216;L&#8217;agonia della nostra piccola sorella&#8217;. La Societ\u00e0 perla propagazione della fede \u00e8 assediata da telefonate, lettere, proposte. Mobilita il &#8216;buon cuore&#8217;, esaltato da questa edificante dichiarazione, trasmessa da un corrispondente di Citt\u00e0 del Capo:, e rilasciata da Agatha Loness, leader delle donne e vessillifera:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- In tutto questo io vedo la mano di Dio. Lui ha voluto che lasciassimo l&#8217;isola. Lui veglier\u00e0 su di noi.-<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Le associazioni femminili fungeranno da complici della provvidenza. Il tono della stampa aumenta di temperatura; si direbbe che si tratti dell&#8217;esodo degli Ebrei dall&#8217;Egitto, diretti alla terra promessa. Nelle scuole fanno componimenti su Tristan. Il governo stanzia dei crediti: fortuna insperata. Si scatena uno di quegli slanci di carit\u00e0 collettiva che, passando dall&#8217;indifferenza per milioni di diseredati, si riversa improvvisamente su pochi sfortunati.<\/em><\/p>\n<p><em>Gli articoli, i notiziari radio si susseguono. &#8216;Essi&#8217; sono a bordo di una nave olandese. Tristi ma rassegnati, &#8216;pieni di gratitudine verso la Madre Patria&#8217;, sono arrivati a Citt\u00e0 del Capo, dove hanno scoperto le automobili, gli aerei, le biciclette, i grattacieli, le poste e i telegrafi, i semafori, le insegne al neon; tutto un mondo sconosciuto, pieno d&#8217;incanti. Logicamente, si preoccupano di spiegare, avevano sentito parlare di tutto questo: ricevevano delle riviste, sulle quali fantasticavano, ma nello stesso modo nel quale noi leggendo un romanzo di fantascienza sogniamo gli abitanti di un altro pianeta. Essi se lo figuravano con qualche reticenza, questo universo mitico e strano. I rotocalchi si compiacciono di eventi terrificanti; i funghi atomici, le rivolte, i delitti, i disastri aerei, le guerriglie, le catastrofi di tutti i generi e la potenza stessa di questo mondo infernale &#8211; poderoso, forse, proprio perch\u00e9 infernale &#8211; li allontanavano da noi. Ora essi vedono, toccano; si accorgono anche che, nonostante tutto, &#8216;fuori&#8217; esistono la gioia, i fiori, la bont\u00e0 e le bambine che sorridono. Questo, forse, \u00e8 proprio ci\u00f2 che li stupisce di pi\u00f9, insieme a un certo numero di istituzioni che a noi sono familiari e delle quali essi non sospettavano n\u00e9 l&#8217;esistenza n\u00e9 le funzioni: la dogana, ad esempio, o la polizia. Ma \u00e8 la folla delle grandi strade che ha strappato a un vecchio l&#8217;esclamazione pi\u00f9 sorprendente.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Non sapevamo di essere cos\u00ec in pochi! &#8211;<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Walter, via telefono, \u00e8 apparso improvvisamente da tutte le parti; cos\u00ec come la foto di due cuccioli sottratti al massacro dei cani; massacro d&#8217;altronde parziale, perch\u00e9 molti si sono salvati. Sono stati i marinai del<\/em> L\u00e9opard <em>che (rispettando i gatti, grazie a Dio) hanno auto l&#8217;incarico di compiere il massacro per proteggere gli animali da cortile e il bestiame, quando . il venerd\u00ec 13 &#8211; sono sbarcati sull&#8217;isola deserta con la missione di strappare alla lava, nell&#8217;ambito del possibile, gli oggetti di valore, fra i quali l&#8217;armonium della regina, reclamato dai suoi fedeli sudditi. Anche il vulcano fa la sua comparsa sui giornali; questa orrenda cosa (ma che ha il pregio di essere l&#8217;unico vulcano britannico in attivit\u00e0) \u00e8 stata fotografata con tutte le angolazioni dall&#8217;ufficiale che non ha avuto paura di affrontare da vicino il turbine violento di una terza eruzione. Il personaggio di primo piano \u00e8 la piccola Margaret, l&#8217;ultima bimba nata sull&#8217;isola, che si pu\u00f2 vedere dappertutto fra le braccia di sua madre, Cecily Grower, e che sembra sussurri le sette parole della leggenda: &#8211; Ora io vi affido il mio avvenire.-<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Il pi\u00f9 elle volte Margaret ha per corrispettivo il cocco di Kate Isley, anche lui presentato in grembo alla madre, la quale dichiara, intenerita: &#8211; Durante il terremoto si \u00e8 divertito un mondo. Batteva le manine e gridava: &#8211; Ancora! &#8211;<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;naturalmente le benedizioni e gli elogi elargiti alle autorit\u00e0 per il loro sangue freddo e quelli prodigati agli isolani per il loro coraggio sono stati resi piccanti con qualche critica. \u00c8 difficile trovare un responsabile da accusare di negligenza, quando la causa della catastrofe \u00e8 un vulcano. Quindi l&#8217;infamia \u00e8 riservata ai sismologi. A Hyde Park, dall&#8217;alto di un panchetto, un libero pensatore ha avuto il coraggio di proclamare:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- L&#8217;aver riunito i superstiti nella cattedrale di Citt\u00e0 del Capo, l&#8217;indomani del loro arrivo, per ringraziare il Signore di averli &#8216;risparmiati&#8217;, \u00e8 stata una sinistra commedia. &#8211;<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Un cronista, profondendosi in attestazioni di stima per il ministro sudafricano degli Interni, che non ha avuto paura di infrangere alcune disposizioni dell&#8217;apartheid per concedere i permessi provvisori di soggiorno, stigmatizza l&#8217;attegiamento di molti suoi concittadini che si sono affrettati a ricordare che &#8216;questa gente non \u00e8 interamente bianca&#8217; e che li hanno subito soprannominati i &#8216;Bourbon-White&#8217;.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Altri si chiedono se l&#8217;Inghilterra era il posto migliore per riambientare questi liberi figli della natura. Perch\u00e9 non li hanno portati invece alle Falkland? Perch\u00e9 non a Sant&#8217;Elena, dalla quale teoricamente dipendevano?<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ma in ogni caso quelli che saranno i reali problemi dei &#8216;rimpatriati&#8217;, ribaltati da un secolo all&#8217;altro, non turbano i penpensanti.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Invece il<\/em> Southern Post <em>&#8211; per il quale Hugh questa volta \u00e8 stato sostituito dal capo in persona, trattandosi di un&#8217;occasione degna di far scomodare quest&#8217;ultimo &#8211; riassume bene la situazione. Dopo aver annunciato una grande conferenza su Tristan, che si sarebbe tenuta il sabato seguente al museo geologico di Southampton, con la proiezione di diapositive prese al mare e spedite per via aerea, dopo aver ricordato che un grande ricevimento civico \u00e8 previsto per il 3 novembre nel salone stesso della nave all&#8217;arrivo degli isolani, partiti il giorno venti da Citt\u00e0 del Capo in classe turistica (cosrto del viaggio, si precisa, centocinquantotto sterline a testa), sullo<\/em> Stirling Castle<em>, Philip Hackett conclude soddisfatto:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot; &#8211; Certamente sbarcheranno in preda alla nostalgia e molto disorientati per ci\u00f2 che sta loro succedendo. Ma quando si pensa a quella che era stata la loro vita e alla vita che li aspetta qui, si \u00e8 tentati di dir loro:beata disgrazia! In questo momento non ne sarebbero certo convinti, ma sono disposto a scommetterci_0E1A85FDE8&quot;<\/em>(9)<\/p>\n<p>Invece non \u00e8 cos\u00ec; anzi gli isolani, con pochissime eccezioni, decidono di rientrare non appena possibile sul loro scoglio sperduto nell&#8217;Atlantico meridionale, a mezza via tra l&#8217;estuario del Rio de La Plata e il Capo di Buona Speranza. Solo quattordici decidono di restare in Inghilterra, pi\u00f9 altri otto che, essendo morti durante l&#8217;esilio, vi resteranno per sempre; per\u00f2 nel frattempo sono nati alcuni bambini, sicch\u00e9 la popolazione dell&#8217;isola torner\u00e0 ad essere circa quella di prima. \u00c8 una decisione sofferta, quella del ritorno a Tristan, eppure presa serenamente e in piena consapevolezza,: non dettata semplicemente dalla nostalgia per la vecchia societ\u00e0 patriarcale ed anarchica, o dalla paura per la tremenda complessit\u00e0 di quella tecnologica. Alcune usanze del mondo &#8216;moderno&#8217; seguiranno i rimpatriati fin laggi\u00f9: ma, nel complesso, hanno avuto modo di fare i debiti raffronti e hanno concluso che vale la pena di scegliere la vita semplice e spartana a contato con la natura, piuttosto che quella &#8211; pur seducente, almeno per taluni aspetti &#8211; dell&#8217;Europa del tardo XX secolo. Ed \u00e8 con questo spirito di semplicit\u00e0 e di fiducia in se stessi, pur con qualche ombra di perplessit\u00e0 e di sofferenza, che avviene il ritorno all&#8217;isola amata; e in un clima festoso, ma senza trionfalismi, un po&#8217; come gli Ebrei al ritorno dall&#8217;esilio babilonese:<\/p>\n<p><em>&quot;Monti e colline vi acclameranno<\/em><\/p>\n<p><em>e tutti gli alberi dei campi vi batteranno le mani.&quot;<\/em> (10)<\/p>\n<p>Anzi, perfino un giornalista londinese, Hugh, vinto dal fascino strana che emana da quegli uomini e da quelle donne coraggiosi, decide di seguirli a Tristan, percorrendo all&#8217;inverso il percorso, fisico e spirituale, che essi hanno dovuto effettuare dopo il drammatico sfollamento dell&#8217;ottobre 1961.<\/p>\n<p><em>&quot;Altrettanto improvvisamente il cielo s&#8217;era aperto. Il bollettino meteorologico, d&#8217;accordo con i vecchi, prevedeva una bella settimana. Hugh era sempre con tanto d&#8217;occhi, entusiasta di trovare una elle ultime basterne sballottata su un campo da una coppia di buoi e carica di concime, e contemporaneamente un po&#8217; pi\u00f9 lontano un trattore arancione, col tubo di scappamento fumante, che trascinava una tonnellata di pietre. Le patate in fiore, le zucche che stavano spuntando, di un giallo ancora verdastro, le cipolle e i cavoli si offrivano alle zappette elle sarchiatrici. C&#8217;erano ancora alcuni asini, col pelo folto e la banda nera sul dorso, una fascina caricata sul basto; sui vecchi tetti di stoppia si arrampicava qua e l\u00e0 barba di Giove dai lunghi fiori e nelle case cos\u00ec incappucciate erano ancora all&#8217;opera alcune cardatrici e le filatrici indugiavano sui filatoi. L&#8217;obice-gong, dipinto di rosso, era ancora al solito posto; al solito posto le donne e i vecchi, che conoscevano i punti migliori per buttare la lenza a piombi, quella che si tiene in mano per un capo, e il cui filo, vibrando, dice se il &#8216;cinque dita&#8217;<\/em> [una variet\u00e0 di pesce dell&#8217;isola; nota nostra] <em>che vi mangerete a pranzo \u00e8 rimasto preso all&#8217;amo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La domenica prima c&#8217;era stata alla chiesa di Saint mary la solita adunanza, un&#8217;ottantina di persone, delle quali circa una met\u00e0 bambini, riuniti nella corale. La mattina del luned\u00ec le donne, alcune in motoretta, erano andate all&#8217;opificio; le barche a motore erano uscite, ognuna portandosi una fila di canotti, una per ogni pescatore, per andare a buttare le reti a bilancia nei giusti fondali e tornare, un&#8217;ora prima del tramonto, per travasare il bottino nelle casse di ghiaccio sollevate energicamente dalla gru di Priestman. Hugh era perplesso. Quei pochi chilometri quadrati attorno al vulcano, quel paese di Lilliput, cos\u00ec piccolo che con dieci passi lo si poteva percorrere tutto, cos\u00ec faticoso da penetrare che i preti di una volta dopo tre anni di permanenza lo lasciavano spesso alzando le spalle, che cosa era veramente? Una speranza? Una presa in giro? Un modello in miniatura? O solamente il frutto del caso, o un&#8217;esperienza nell&#8217;impossibile, condannata a finire in un tempo pi\u00f9 o meno breve, come quella dei Vichinghi del Vinland o degli sconosciuti sepolti sotto il mistero africano dei muri di Zimbabwe? Il medico era probabilmente di questo parere. Pieno di amicizia per i suoi assistiti, si confessava pi\u00f9 commosso che irritato dalla loro cortesia stile giovane esploratore, dal miscuglio di avveniristico e di antiquato, ma poi diceva, con il formalismo del medico:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Sono dei sottosviluppati, tra i quali l&#8217;introduzione dello zucchero e delle marmellate ha prodotto lo steso effetto che ha prodotto presso gli eschimesi. Provi un po&#8217; ad aprire la bocca di uno di questi isolani, e gli guardi i denti: sono o falsi o guasti. Londra gli ha mandato un odontoiatra e un dietologo, affascinati dalla possibilit\u00e0, rarissima, di mettere in atto una terapia su un gruppo. In omaggio alla scienza, alla quale vuole in tal modo dimostrare la sua gratitudine, l&#8217;isola si metter\u00e0 a dieta, razioner\u00e0 i glucidi, sperimenter\u00e0 dei medicinali. Il risultato, nessuno lo pu\u00f2 prevedere. Ma ci sono aspetti pi\u00f9 gravi. Un eugenista ha dichiarato che per ogni generazione sar\u00e0 necessario un apporto di sangue nuovo nella misura del dieci per cento. Immigranti non ce ne sono: il vulcano fa paura. E non ci sono pi\u00f9 i naufraghi, che assicuravano un minimo di esogamia. Tiri lei le conclusioni. Se non si fa per gli uomini quello che si \u00e8 dovuto fare per il bestiame, non posso garantire quello che sar\u00e0 questa razza fra cinquant&#8217;anni.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Che rimane di tutto questo pessimismo, il marted\u00ec, di fronte alla festa? Simon, interrogato, ha risposto: &#8211; Beh! Abbiamo sempre risolto i nostri problemi. Il disastro del millenovecentosessantuno si \u00e8 trasformato in un vantaggio. Vedr\u00e0 che, per evitare la minacia della quale parla il dottore, il sud sar\u00e0 colonizzato. Forse anche le isole.- I ragazzi vanno a Nightingale, come hanno sempre fatto: i settembre a raccogliere le uova, in gennaio per il guano e i pulcini, in marzo per l&#8217;olio, e per dare la caccia agli uccelli grassi prima dell&#8217;invernata e della migrazione verso il nord.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La bandiera, che serve anche da manica, si stira nella direzione buona, tesa da un venticello che schiaccia la maretta contro la riva e rinfresca il mare percorso da refoli. Il gong risuona in continuazione. Tutto il villaggio \u00e8 un&#8217;altra volta sulla diga, ogni famiglia a fare il tifo per i suoi. Nessuno si degna neanche di guardar e le barche a motore, tirate nelle rimesse, e che non faran parte della spedizione, organizzata un tempo per raccogliere cibo e divenuta ormai pretesto per una giostra. Sono sei le grandi scialuppe, antico orgoglio, emblema, capolavoro degli isolani, sei scafi coperti di tela, con gli alberi alti, che si dondolano sull&#8217;acqua, tutti ridipinti di fresco, comprese le fasce rosse, e che, cadendo in mare dallo scivolo, fan risuonare co i pesanti calcagnuoli di poppa il telaio a giorno del boccaporto. Paul, che tutti guardano, \u00e8 a bordo dell&#8217;<\/em>Elizabeth, <em>e sta facendo i controlli. Il berretto a righe, opera di Thea, lo mette in risalto; il torace gonfia il maglioncino con le maniche corte. Homer Ragan, i figli e il genero Tony, sulla<\/em> Flora II, <em>stanno aspettando l&#8217;ultimo uomo dell&#8217;equipaggio. Ned Glad, Ralph e Bill e quattro ragazzi fra i quali Neil, stanno prendendo il via e i remi sollevati danno alla loro<\/em> Paula <em>quell&#8217;andatura di granchio che cammina all&#8217;indietro che hanno tutte le scialuppe prima di aver preso la cadenza. Arriva Joss, seguito da suo padre e dal cugino Samuel, il sessantenne tornato dall&#8217;esilio. Matthew, che lo aspettava, dice a Joss in un orecchio:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Samuel non ha pi\u00f9 il polso.-<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- E allora? -, risponde Joss, a voce bassa. &#8211; Ti hanno messo al remo quando non ne sapeviu niente. Rifiutare un uomo \u00e8 come dirgli che \u00e8 morto. E poi non \u00e8 mica il campionato.-<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Zio, cosa pensi del vento?-<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Troppo a ovest &#8211; risponde Samuel. &#8211; Tirer\u00e0 sull&#8217;isola. &#8211; Anche se riusciamo a schivarlo, dovremo spingere. &#8211;<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Joss si accorge di Hugh, che \u00e8 accanto a Simon. Si avvicina, gli tende la mano callosa: &#8211;<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Mi dispiace doverla salutare, signor Folkes. Quando torneremo, fra quindici giorni, lei sar\u00e0 gi\u00e0 partito .Avrei dovuto spiegarle, l&#8217;altra sera, che&#8230;-<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Non stia a perdercisi, &#8211; dice Hugh. &#8211; Ho capito: se vi concedete qualcosa di superfluo, \u00e8 quest&#8217;impresa.-<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Grazie per la definizione.-<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Joss salta in barca. Hugh si allarga il nodo della cravatta, come per sentirsi meno soffocato dalla simpatia che gli ispira quel ragazzo che vive cos\u00ec bene e che non vedr\u00e0 pi\u00f9. A una a una le scialuppe escono dal porto e vanno a riunirsi oltre le boe.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- La motovedetta non li accompagna? -, chiede Hugh.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Evidentemente no ,- risponde Simon.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Hanno almeno una radio, in caso dovesse mettersi male?<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Questo &#8211; gli risponde una voce vicina &#8211; non sono mai riuscito a imporglielo. Eppure \u00e8 dal milleottocentottantacinque che sanno quello che pu\u00f2 costargli un&#8217;impresa di questo genere.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Hugh riconosce l&#8217;impiegato delle poste.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- ma cosa credete? &#8211; esclama Simon. &#8211; Regata, passeggiata alle isole, vecchio rito, vacanza, nella spedizione c&#8217;\u00e8 un po&#8217; di tutto questo. Ma soprattutto l&#8217;impresa \u00e8 la loro parte di avventura, e non vogliono farci entrare il trucco. La sicurezza, sapete parlare soltanto di sicurezza. Ma un uomo pu\u00f2 sentirsi uomo, se \u00e8 protetto da tutto? Ho prlato con un navigatore solitario che \u00e8 passato di qui. Mi ha detto: &#8211; Mi espongo per salvarmi dalla sicurezza. Senza rischio, non c&#8217;\u00e8 carattere. Ed \u00e8 il carattere, la mia difesa.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Beffardo e ispirato, con un dito nell&#8217;orecchio e l&#8217;occhio che segue le scialuppe, , l&#8217;ultima delle quali ha gi\u00e0 passato il molo, Simon parla e si ascolta.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Sono contento che abbia visto anche questa, Hugh. Noi non abbiamo problemi con i nostri giovani. Diventano responsabili mentre si fanno i muscoli, e ci\u00f2 rende insensibile il passaggio d&#8217;et\u00e0. Hanno la fortuna di rinnovare tutto, e anche quella che noi, insieme ai loro diritti, sappiamo difendere i nostri. Ma \u00e8 ancora pi\u00f9 importante che prima di tutto debbano misurarsi con il clima, , con il mare, le rocce, i tori. Tutta una violenza che basta a esaurire la loro e a far s\u00ec che stimino quelli che si sono misurati prima di loro.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Hugh non riesce a trattenere un sorriso.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Sembro un avvocato, eh?, &#8211; riprende Simon. &#8211; Mi vede un po&#8217; ridicolo.-<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Ridicolo non \u00e8 la parola giusta, &#8211; dice Hugh. &#8211; Per\u00f2 l&#8217;eccezione sembra sempre un po&#8217; uno scherzo. Non basta che una societ\u00e0 creda in se stessa perch\u00e8 sia un fatto serio; bisogna anche che sia numerosa.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- \u00c8 giusto &#8211; ribatte Simon. &#8211; Ma tutte le societ\u00e0 sono alla fine dei conti delle isole, e nessuna costringe le altre a vivere come vive lei.-<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Con tutte le vele aperte, un po&#8217; bianche, un po&#8217; azzurre, alcune di dacron, la flottiglia si lascia portare verso oriente. Tuttavia, senza forzare, non riuscirebbe ad andare molto pi\u00f9 in l\u00e0. Quindi vira e, come previsto, dopo il colpo di timone che le ha coricate, le vele drizzandosi sbattono. Si levano i remi poi affondano nella corrente, pi\u00f9 piatta, che porta verso mezzogiorno. La folla che camminando sulla riva segue con gli occhi per il maggior tempo possibile quella cinquantina d&#8217;uomini che sono la sua forza e il suo futuro, esposti a un rischio gratuito, porta con s\u00e9 il gruppo ei funzionari armati di binocolo: il prete, il medico, l&#8217;Amministratore, ai quali si \u00e8 appena accompagnato Walter.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Questo \u00e8 il prezzo che devono pagare -, spiega Simon. &#8211; Devono mettercela tutta per quattro miglia, fino a Punta Stony, prima di avere il vento dalla loro.-<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Tutto ci\u00f2 per arrivare sfiniti -, commenta l&#8217;impiegato postale &#8211; e dormire sulla nuda terra, mangiare cibo freddo, perdere due settimane di lavoro e tornare indietro con un po&#8217; di guano e un po&#8217; di grasso, che non varranno n\u00e9 il fertilizzante n\u00e9 lo strutto dello spaccio.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- non vorr\u00e0 che le rifaccia tutto il discorso -, protesta Simon, che intanto riprende l&#8217;aire. &#8211; nel cielo laggi\u00f9 ci saranno due milioni di berte. Quando ci si avvicina, sembra che l&#8217;isola fumi. Nella stagione che depongono le uova, sembra che siano piovute, tante ce ne sono. Le foche pullulano. Ci sono tanti albatri che per potersi posare sulle rupi, tutte segnate agli artigli, che gli servono da piste di decollo, devono aspettare il turno. Intorno c&#8217;\u00e8 il mare, e solo il mare.-<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Nulla che cambi -, mormora Hugh.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Forse -, sospira Simon.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Simon \u00e8 troppo vecchio, non torner\u00e0 mai pi\u00f9 in quella terra promessa della vita selvaggia, dove sotto la pietra pi\u00f9 piccola puoi trovare dei granchiolini grossi quanto un pollice, dove il bamb\u00f9 marino divora le spiagge segnate da milioni di impronte, dove l&#8217;esuberante natalit\u00e0 delle acque e delle arie fredde conserva l&#8217;aspetto di un mondo che altrove l&#8217;uomo distrugge, sovrappopolandolo ella sua specie. Mai pi\u00f9 l&#8217;uomo ci andr\u00e0. Ma sa perfettamente il vantaggio che hanno ancora i suoi isolani sui disperati migratori dei quali i mesi d&#8217;agosto fanno scempio sulle strade o che si affannano sui pedali, nell&#8217;assurda speranza di trovare in qualche posto un lembo di natura da sporcare di cartacce.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Fra quattro ore saranno l\u00e0 -, mormora, incamminandosi.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Sono arrivati tutti all&#8217;estremit\u00e0 della colata, nel punto in cui risale, , piena di bolle e di incertezze, verso il fianco del cratere. Alcuni bambini, richiamati dalle madri, si arrampicano sulle scorie fra le quali s&#8217;intrufola l&#8217;erba. Le scialuppe sono ormai uccelli lontani, cullati sull&#8217;onda lunga.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Che strana storia! -, commenta Hugh. &#8211; Vi siete ritirati fuori dal mondo, dal quale dipendete per quello che ve ne viene. Vivete nell&#8217;aria pura, nella tranquillit\u00e0, nella libert\u00e0, ma a condizione che altri uomini, che fabbricano i motori dei quali voi vi servite, stiano ad affumicarsi negli stabilimenti. Tutte le leggende hanno un limite, e la vostra ha ricevuto un fiero colpo. E tuttavia rimane una favola con tanto di morale, e che oltre a tutto ha il pregio di essere vera.-<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Come siamo retorici! -, lo rimbecca Simon. &#8211; Per noi, \u00e8 solo vicenda quotidiana.-<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Simon sbuffa. Hugh gli prende il braccio, discende con lui verso le case dove s&#8217;infornano gruppi di gonnelle assediate dai bimbi. Hugh \u00e8 perplesso. Gli restano solo due giorni. Prender\u00e0 una landrover per andare a fare il giro della pianura? O cercher\u00e0 di salire da solo sull&#8217;altopiano, prima di andare a pranzo a casa del medico? Ned gli ha detto: &#8211; La nostra cartolina pi\u00f9 bella vale bene una camminata di un&#8217;ora sopra Big-Hump. &#8211; Sono arrivati alla casetta del vecchio maestro, che vive solo da quando \u00e8 morta sua madre. Hugh lascia il braccio di Simon, si gira a guardare il tumulo nero dagli approdi bagnati di giallo che si fa pi\u00f9 piccolo alle sue spalle.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- E se ricominciasse? -, chiese.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Un&#8217;aggiunta di trentacinque ettari, ecco tutto che \u00e8 riuscito a farci! -, risponde Simon, schivando la domanda. Per gentilezza, non c&#8217;\u00e8 dubbio. Ma si pente subito, scuote il capo ed esclama:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- E a voi la bomba atomica, non vi fa spavento? Almeno, del vulcano non siamo responsabili noi. &#8211;<\/em>(11)<\/p>\n<p>Il libro si conclude cos\u00ec, con questa nota agrodolce che se ci ricorda, da un lato, la non ripetibilit\u00e0 dell&#8217;esperimento di Tristan &#8211; infatti la sua edenicit\u00e0 \u00e8 resa possibile proprio dall&#8217;esistenza, fuori, di quel mondo moderno che giustamente gli isolani hanno rifiutato &#8211; dall&#8217;altro ci rammenta l&#8217;enorme responsabilit\u00e0 di una scienza senza coscienza che ha creato le condizioni per una ecatombe dell&#8217;intera umanit\u00e0. Chi \u00e8 pi\u00f9 realista, dunque: l&#8217;uomo &#8216;civilizzato&#8217; che convive con le forze demoniache da lui stesso evocate, e che in qualunque momento possono distruggere il pianeta, o l&#8217;uomo &#8216;primitivo&#8217; che mette a repentaglio la vita nella traversata annua e all&#8217;isola degli uccelli, solo per provare a s\u00e9 stesso di essere ancora vivo? &quot;<em>Ma un uomo pu\u00f2 sentirsi uomo &#8211;<\/em> chiede infatti Simon al suo incredulo interlocutore &#8211; <em>se \u00e8 protetto da tutto? -.<\/em><\/p>\n<p>Cos\u00ec, pi\u00f9 che un romanzo <em>I beati ella desolazione<\/em> sembra un apologo, una favola moderna, &quot;che. In pi\u00f9 &#8211; osserva argutamente Bazin &#8211; ha il pregio di essere anche vere.&quot; Indubbiamente siamo nel solco della rande tradizione rousseiana, ma alla luce del disincanto di un uomo del tardo XX secolo che ha visto crollare un mito dopo l&#8217;altro e che pure ai miti vorrebbe ancora credere: ma a quelli buoni, non a quelli distruttivi evocati dagli apprendisti stregoni della modernit\u00e0 e culminati nell&#8217;apocalisse del fungo atomico. Di qui il tono di leggerezza che caratterizza questo libro anomalo di Herv\u00e9 Bazin, come sospeso sulla linea sottile che separa i sogni dalla realt\u00e0. Ma esiste poi, una tale linea? O non si dovrebbe parlare piuttosto di una regione intermedia, ove il concetto di realt\u00e0 diventa sfumato e multidimensionale; dove il possibile diventa impossibile ma dove avviene anche il movimento opposto, dall&#8217;impossibile verso il possibile?<\/p>\n<p><em>&quot;Il motivo dominante dell&#8217;opera di Rousseau &#8211;<\/em> scrivono Abbagnano e Fornero &#8211; <em>\u00e8 il contrasto tra l&#8217;uomo naturale e l&#8217;uomo artificiale. &#8211; Tutto \u00e8 bene &#8211; egli dice al principio dell&#8217;<\/em>Emilio <em>&#8211; quando esce dalle mani dell&#8217;Autore di tutte le cose; tutto degenera fra le mani dell&#8217;uomo. &#8211; Di questa degenerazione, Rousseau fa un&#8217;analisi amara e spietata, che richiama quella di Pascal. I beni che l&#8217;umanit\u00e0 crede di aver acquistati, i tesori del sapere, dell&#8217;arte, della vita raffinata non hanno contribuito alla felicit\u00e0 e alla virt\u00f9 dell&#8217;uomo, ma lo hanno allontanato dalla sua origine ed estraniato dalla sua natura. Le scienze e le arti devono la loro nascita ai nostri vizi e hanno contribuito a rinforzarli. &#8216;L&#8217;astronomia \u00e8 nata dalla superstizione; l&#8217;eloquenza dall&#8217;ambizione, dall&#8217;odio, dall&#8217;adulazione, dalla menzogna; la geometria dall&#8217;avarizia; la fisica da una vana curiosit\u00e0; tutte, e la morale stessa, dall&#8217;orgoglio umano&#8217; (<\/em>Discours sur les sciences, II<em>). Esse hanno inoltre contribuito a stabilire l&#8217;ineguaglianza fra gli uomini, ineguaglianza dalla quale nascono tutti i mali sociali. Il lustro che la civilt\u00e0 ha dato all&#8217;uomo \u00e8 soltanto apparenza e vanit\u00e0. L&#8217;uomo si illude, rifugiandosi nel mondo, di sfuggire alla sua povert\u00e0 interiore; perci\u00f2 ha paura del riposo e non tollera di essere con se stesso. L&#8217;egoismo, la vanit\u00e0 e il bisogno di dominio governano i rapporti fra gli uomini, sicch\u00e9 la stessa vita sociale si regge sui vizi pi\u00f9 che sulle virt\u00f9.&quot;<\/em> (12) Una analisi molto simile a quella del Mandeville de <em>La favola delle api,<\/em> che attribuiva il progresso e il benessere all&#8217;incremento e i vizi umani; ma rovesciandone la prospettiva e le conclusioni, perch\u00e9 quanto allo scrittore inglese appare come positivo, per il ginevrino non \u00e8 che corruzione e decadenza.<\/p>\n<p>Esiste una via d&#8217;uscita dalla strettoia fra civilt\u00e0 e decadenza morale, secondo Herv\u00e9 Bazin? Probabilmente no; ma, se esiste, passa attraverso un ripudio dell&#8217;autocompiacimento della &#8216;civilt\u00e0&#8217; e specialmente di quella materialista, scientista e tecnologica e in un riconoscimento che esiste un <em>altro<\/em> modo di costruire il posto dell&#8217;uomo nel mondo.<\/p>\n<p><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n<p>1)  RUDAFE, J, <em>Il romanzo tra il 1939 e il 1975,<\/em> in <em>Storia della letteratura francese<\/em> (diretta da P. Abraham e R. Desn\u00e9, Milano, Garzanti, 1985, vol. III, p. 464.<\/p>\n<p>2)  BERNARDI, C. C., voce <em>H. B.<\/em> in <em>Grande Dizionario Enciclopedico UTET,<\/em>1992, vol. 3, p. 91. Ved. anche SCHIROSI, F., _3Cem>Herv\u00e9 Bazin, la vita e l&#8217;opera,<\/em> Bari, 1972; MOUSTIERS, P<em>., Herv\u00e9 Bazin, ou le romance en mouvement,<\/em> Parigi, 1973.<\/p>\n<p>3)  BOSCO, G., voce <em>H. B.<\/em> in <em>Dizionario Bompiani degli Autori di tutti i tempi e di tutte le letterature,<\/em> Milano, Bompiani, 1987, vol. 1, p. 201.<\/p>\n<p>4)  SPANO Benito, <em>Il ripopolamento di Tristan da Cunha e la fluttuazione recente del limite australe dell&#8217;ecumene,<\/em> in <em>L&#8217;Universo,<\/em> 1963, n. 4, pp. 765-766.<\/p>\n<p>5)  Cfr. CALEGARI, A., _3Cem>Tristan da Cunha<\/em>, in <em>Le vie del mondo,<\/em> maggio 1943, pp. 309-314.<\/p>\n<p>6)  GUALCO, Giorgio, <em>Tristan da Cunha, il dramma di una piccola societ\u00e0 patriarcale,<\/em> in encicl. <em>Il Milione,<\/em> Novara, ist. Geogr. De Agostini, 1971, vol. XII, p. 232.<\/p>\n<p>7)  DE CRESPIGNY, Xavier, <em>Gli abitanti di Tristan da Cunha,<\/em> in <em>Isole dell&#8217;Atlantico,<\/em> vol. 4, pp. 117-119, dell&#8217;enc. <em>I popoli della Terra,<\/em> Milano, Mondadori, 1973.<\/p>\n<p>8)  BAZIN, Herv\u00e9, <em>I beati della Desolazione,<\/em> Milano, Bompiani, 1971 (trad. dal francese di Giorgio Taborelli), pp. 59-62.<\/p>\n<p>9)  <em>Ibidem,<\/em> pp.67-71.<\/p>\n<p>10) ISAIA, 55, 12.<\/p>\n<p>11) BAZIN, Herv\u00e9, <em>Cit.,<\/em> pp. 273-280.<\/p>\n<p>12) ABBAGNANO, Nicola- FORNERO, Giovanni, <em>Filosofi e filosofie nella storia,<\/em> Torino, Paravia, 1992, p. 385.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>HERV\u00c9 BAZIN E &quot;I BEATI DELLA DESOLAZIONE&quot;. \u00c8 uno scrittore strano, Herv\u00e9 Bazin. Atipico. 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