{"id":25597,"date":"2014-03-03T08:33:00","date_gmt":"2014-03-03T08:33:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/03\/03\/per-j-g-herder-non-ce-alcun-peccato-originale-semmai-una-virtu-originale\/"},"modified":"2014-03-03T08:33:00","modified_gmt":"2014-03-03T08:33:00","slug":"per-j-g-herder-non-ce-alcun-peccato-originale-semmai-una-virtu-originale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/03\/03\/per-j-g-herder-non-ce-alcun-peccato-originale-semmai-una-virtu-originale\/","title":{"rendered":"Per J. G. Herder non c\u2019\u00e8 alcun peccato originale, semmai una virt\u00f9 originale"},"content":{"rendered":"<p>Nel contesto del dibattito settecentesco sull&#8217;origine del linguaggio, un posto particolare spetta alla posizione del filosofo Johann Gottfried Herder (nato a Mohrungen, in Prussia Orientale, nel 1744 e morto a Weimar nel 1803: &quot;allievo&quot; di Kant e &quot;maestro&quot; di Goethe).<\/p>\n<p>Tale posizione ci sembra di particolare interesse perch\u00e9 bene illustra la parabola del pensiero tedesco ed europeo, sullo scorcio fra XVIII e XIX secolo, in senso sempre pi\u00f9 spiccatamente naturalista, immanentista, panteista; e perch\u00e9 costituisce un importante anello logico di quella catena che, dal criticismo kantiano e dalla rinuncia alla metafisica, porta al delirio solipsistico del panlogismo hegeliano e, poi, al virulento ateismo e anticristianesimo nietzschiano.<\/p>\n<p>Diamo la parola a Chiara Colombo, nel suo saggio \u00abJohann Gottfried Herder. Alle origini del linguaggio\u00bb (in: \u00abOrigini del linguaggio\u00bb, a cura di Celestina Milani, Colognola ai Colli, Verona, Demetra Editrice, 1999, pp. 230-33):<\/p>\n<p>\u00abIl quesito messo a concorso dall&#8217;Accademia delle Scienze di Berlino nel 1769, che premier\u00e0 la risposta di Herder, \u00e8 l&#8217;ultimo atto di un gi\u00e0 prolungato interesse riguardo alle origini del linguaggio. Nel 1754, P.L.M. de Maupertuis, presidente dell&#8217;Accademia berlinese, aveva tenuto una &quot;Dissertazione sui differenti mezzi di cui gli uomini si sono serviti per esprimere le loro idee&quot;, in cui proponeva una conciliazione fra il sensualismo di Condillac e il convenzionalismo di tradizione aristotelica in un contesto storico evolutivo. J. P. S\u00fcssmilch, teologo e membro dell&#8217;Accademia,, nel 1756 sostiene in risposta l&#8217;origine soprannaturale del linguaggio nello scritto &quot;Saggio di una dimostrazione, che il primo linguaggio ha avuto origine non dall&#8217;uomo, ma dal creatore.&quot; La sua pubblicazione, nel 1766, riaccende la polemica intorno al problema, cui l&#8217;Accademia intende dare una soluzione di carattere immanentistico, in armonia con l&#8217;orientamento razionalistico francesizzante privilegiato da Federico II, come chiaramente risulta dalla formulazione del quesito: &quot;Supponendo gli uomini abbandonati alle loro facolt\u00e0 naturali, sono essi in grado di inventare il linguaggio? E con quali mezzi giungeranno da soli a questa invenzione?&quot;, cui seguiva un requisito metodologico: &quot;Si richiede un&#8217;ipotesi che spieghi la cosa con chiarezza e soddisfi tutte le difficolt\u00e0&quot;. Il genio di Herder non si manifesta nella proposta di una teoria totalmente nuova e rivoluzionaria, ma nella sua capacit\u00e0 di comporre in una sintesi originale &#8212; grazie a una immaginazione &quot;romanzesca&quot; &#8212; idee elaborate all&#8217;interno di varie filosofie, osservazioni e dati empirici che rientrano in svariate discipline scientifiche, giungendo a formulare una teoria del linguaggio e dell&#8217;umanit\u00e0 ancora attuale e accattivante, i cui princ\u00ecpi fondamentali hanno trovato conforto in svariati campi della ricerca contemporanea: antropologia, paleontologia, anatomia, psicologia, zoosemiotica, linguistica. Nel paragrafo conclusivo del &quot;Saggio&quot;, Herder mette in rilievo come, sconfinando dai dettami del quesito accademico, egli abbia volontariamente accompagnato all&#8217;evidenza e coerenza del ragionamento speculativo, volto a dimostrare con criteri di necessit\u00e0 la genesi umana del linguaggio, un forte aggancio con la realt\u00e0 storico evolutiva, filogenetica del fenomeno linguistico attraverso la comparazione e l&#8217;organizzazione di dati concreti gi\u00e0 acquisiti da altre scienze di tipo descrittivo. All&#8217;interno del variopinto panorama settecentesco delle teorie sul linguaggio, dovendo forzatamente schematizzare e semplificare, si delineano tre indirizzi principali &#8212; suscettibili di svariati sincretismi e contaminazioni &#8212; con cui Herder si confronta: la dottrina cristiana ortodossa dell&#8217;origine divina del linguaggio, concreato con l&#8217;uomo; la teoria dell&#8217;origine convenzionale del linguaggio di tradizione aristotelica; la teoria dell&#8217;evoluzione del linguaggio umano da quello animale. L&#8217;impostazione tipicamente herderiana delle origini del linguaggio risalta, &quot;in nuce&quot;, da una rilettura in chiave antropocentrica del terzo capitolo della &quot;Genesi&quot; &#8211; argomento non direttamente trattato nel &quot;Saggio&quot;, dove invece Herder fa riferimento a due altri capisaldi della tradizione biblica: l&#8217;imposizione dei nomi alle bestie da parte di Adamo (Gn 2) e la confusione delle lingue (Gn 11). &#8212; ma diffusamente discusso in una lettera all&#8217;amico Hamann dell&#8217;aprile 1768.<\/p>\n<p>Herder chiede polemicamente, in esplicita contrapposizione a Rousseau, come sia avvenuto il passaggio dallo stato edenico di natura (ove l&#8217;uomo \u00e8 &quot;creatura di Dio&quot;) allo stato corrotto della cultura (ove l&#8217;uomo \u00e8 &quot;creatura degli uomini&quot; in una condizione di &quot;male del mondo&quot;). Questo passaggio dell&#8217;uomo dall&#8217;innocenza alla colpa non \u00e8 (teo)logicamente giustificabile: &quot;se nella sua natura giaceva sigillato il tesoro di facolt\u00e0, di inclinazioni etc. che per la sua felicit\u00e0 avrebbe dovuto rimanere chiuso, perch\u00e9 mai Dio gli ha dato questo seme dell&#8217;errore? E come \u00e8 germogliato?&quot; Herder allora si propone di leggere il testo biblico rinunciando a una pre-comprensione &quot;nordica, cristiana, moderna e filosofica&quot; e considerandolo piuttosto nel suo carattere &quot;orientale, ebraico, antico, poetico&quot;. A questa interpretazione storico-filologica, l&#8217;albero della conoscenza del bene e del male risulta essere &quot;il rischio che l&#8217;uomo prese su di s\u00e9 di espandersi al di l\u00e0 dei propri limiti&quot;, di raccogliere esperienze, di assaggiare frutti sconosciuti, di imitare altre creature, di potenziare la ragione, con la volont\u00e0 di essere centro di convergenza di tutti gli istinti, di tutte le facolt\u00e0, di tutti i godimenti, di essere come Dio (e non pi\u00f9 una bestia) e acquisire conoscenza&quot;. In forza di questa premessa, Herder abbandona il terreno squisitamente teologico e filosofico con tutte le sue implicazioni di carattere etico e si pone sul piano immanente dell&#8217;evoluzione storica. Di fatto, subito segue la dimostrazione che lo stesso racconto biblico va letto in chiave evolutiva. I protagonisti di questa vicenda non sono Eva e Adamo, mai nominati nel testo originale, bens\u00ec un uomo e la sua donna: &quot;Il terzo capitolo palesemente non \u00e8 il proseguimento dei primi due [&#8230;]: \u00e8 un secondo documento, che il compilatore ha aggiunto al primo. La chiave di lettura antropologica viene quindi applicata alla narrazione delle conseguenze della trasgressione, anticipando gli assunti fondamentali sulla differenza tra specie umana e animale su cui sar\u00e0 costruita la teoria sulle origini del linguaggio: la consapevolezza della nudit\u00e0, la paura del tuono, la ricerca di un tetto sono manifestazioni del risveglio della ragione, che fa prendere coscienza all&#8217;uomo della sua debolezza fisica, della sua inferiorit\u00e0 all&#8217;interno del regno della natura e della necessit\u00e0 di costruirsi un regno della cultura per dominare il mondo con l&#8217;ausilio della ragione esercitata attraverso l&#8217;uso del linguaggio. Herder ha dunque reinterpretato il peccato originale come virt\u00f9 originale, creandosi un presupposto ontlogico e insieme antropologico che dimostrare con criteri filogenetici come il linguaggio verbale rappresenti lo strumento comunicativo specie-specifico dell&#8217;uomo, ovvero la materializzazione della ragione &#8212; facolt\u00e0 interiore spirituale &#8212; che lo differenzia da ogni altra specie animale e consente la progressiva consapevole evoluzione del genere umano, mentre il mondo animale \u00e8 costretto entro un ciclo vitale eternamente ripetitivo e incapace di progresso intenzionale.\u00bb<\/p>\n<p>Per Herder, dunque, il linguaggio non \u00e8 di origine divina, n\u00e9 animale: \u00e8 il segno della natura specifica dell&#8217;essere umano. Quest&#8217;ultimo si pu\u00f2 definire, infatti, come una &quot;creatura linguistica&quot;, nei due significati di creatore del linguaggio e di creatura del linguaggio. Il linguaggio, per lui, non deriva da strutture logiche preesistenti, ma \u00e8 esso a determinare tali strutture, grammatica compresa, ciascuna specifica di ciascuna lingua e di ciascun popolo. La stessa ragione \u00e8, in qualche modo, un prodotto dell&#8217;evoluzione storica del linguaggio, non qualcosa di contrapposto al sentimento, alla fantasia o alla creativit\u00e0.<\/p>\n<p>Si tratta, come si vede, di una quasi deificazione del linguaggio: dire che l&#8217;uomo \u00e8 anche creatura del linguaggio, infatti, significa ipostatizzare il linguaggio medesimo, un po&#8217; come Hegel ipostatizzer\u00e0 il pensiero, capovolgendo il normale rapporto fra soggetto e oggetto della riflessione filosofica, fra essere ed ente. D&#8217;altra parte, l&#8217;accento messo sulla natura originale e specifica di ciascun linguaggio umano contribu\u00ec alla popolarit\u00e0 del pensiero di Herder, specie nel particolare clima pre-romantico tedesco di fine Settecento, caratterizzato, sul piano politico-culturale, dalla reazione contro l&#8217;illuminismo francese e contro lo statalismo prussiano, ad esso ideologicamente funzionale.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 di quel che si pu\u00f2 pensare della teoria herderiana sull&#8217;origine del linguaggio, ci sembra che sia interessante una riflessione a parte sulla posizione del filosofo tedesco circa il peccato originale, dato che egli si muove su un terreno in cui linguistica e teologia sono pressoch\u00e9 inseparabili (e si ricordi che anche Dante, nel \u00abDe vulgari eloquentia\u00bb, afferma che la prima parola pronunciata da Adamo fu &quot;El&quot;, come invocazione al Creatore).<\/p>\n<p>Si noti, innanzitutto, come la formulazione del quesito proposto dall&#8217;Accademia delle Scienze di Berlino dia per assunto proprio ci\u00f2 che sarebbe da stabilire: &quot;Supponendo gli uomini abbandonati alle loro facolt\u00e0 naturali, sono essi in grado di inventare il linguaggio?&quot;; cosa che esprime perfettamente, da un lato il servilismo del mondo della cultura nei confronti degli indirizzi voluti da Federico II e dalla sua filosofia dei &quot;lumi&quot;, dall&#8217;altro quell&#8217;atmosfera chiusa, falsa, viziata, tipica delle sette massoniche allora imperversanti, e nelle quali sia Hamann, sia Herder, sia lo stesso Federico II si muovevano perfettamente a loro agio, animati da sacro zelo e da entusiastico slancio per la rigenerazione dell&#8217;umanit\u00e0; atmosfera nella quale venivano bens\u00ec curate le apparenze di un ampio e libero dibattito, svincolato da condizionamenti ideologici, ma in cui, viceversa, vigeva una rigorosa esclusione di ogni elemento politicamente scorretto.<\/p>\n<p>In tale atmosfera, non \u00e8 tanto significativo il fatto che Herder abbia vinto il concorso senza attenersi all&#8217;impostazione del quesito e senza sostenere l&#8217;indirizzo razionalistico caro al re di Prussia, quanto la sua complessiva impostazione antropocentrica, il suo velato spinozismo e naturalismo, la sua tendenza a fare dell&#8217;uomo il livello pi\u00f9 alto raggiunto dall&#8217;evoluzione storico-naturale e, dunque, a fare della Natura e della Storia le nuove divinit\u00e0 del Pantheon tardo-illuminista e pre-romantico, con l&#8217;uomo quale aspirante al ruolo di futura divinit\u00e0. Perch\u00e9, in una concezione evoluzionista ed esplicitamente immanentista come quella di Herder, Dio, se c&#8217;\u00e8, \u00e8 un Dio che viene e che diviene, e l&#8217;unico candidato a tale ruolo non pu\u00f2 essere che l&#8217;uomo stesso.<\/p>\n<p>\u00abSe Dio non esiste nel mondo &#8211; dice Herder &#8212; allora non esiste da nessuna parte\u00bb; e ancora, se il concetto non fosse sufficientemente chiaro: \u00abNon conosco alcun Dio extramondano\u00bb. Il deismo degli illuministi, nel pensiero del Nostro, diventa cos\u00ec un vero e proprio panteismo; laddove, al centro di tale panteismo, siede l&#8217;uomo, creatura prometeica e in costante divenire. Qui ci sono sia la conferma delle &quot;magnifiche sorti e progressive&quot;, garantite dalla filosofia dei lumi, sia le premesse per il definitivo accantonamento del concetto di Dio creatore e per l&#8217;auto-glorificazione dell&#8217;uomo e della &quot;sua&quot; vita, cos\u00ec come verranno sviluppate, un secolo dopo, da Nietzsche.<\/p>\n<p>La critica di Herder all&#8217;antropologia di Rousseau si inserisce in questa prospettiva e non va intesa come una critica radicale, quanto piuttosto come una critica dei suoi passaggi logici: non sono sbagliate le premesse, ma le conclusioni. Non \u00e8 affatto sbagliata l&#8217;idea della bont\u00e0 e perfezione originarie dell&#8217;uomo, ma l&#8217;idea che vi sia stata &quot;colpa&quot; nel suo voler portare al massimo le proprie potenzialit\u00e0. La rilettura del racconto biblico della Genesi \u00e8 il nocciolo di tale persuasione: se l&#8217;uomo possedeva, come un tesoro potenziale, il desiderio della conoscenza e dell&#8217;espansione del proprio essere, perch\u00e9 mai quel tesoro avrebbe dovuto rimanere nascosto? E se gli \u00e8 stato dato da Dio, perch\u00e9 mai avrebbe dovuto essere una cosa cattiva?<\/p>\n<p>Qui si vede tutta la superficialit\u00e0, tutta la povert\u00e0 del ragionamento di Herder (a dispetto del fatto che qualcuno lo trovi addirittura &quot;geniale&quot;). Mescolando piani di riflessione diversi, naturali e teologici, Herder si chiede enfaticamente perch\u00e9 il seme del desiderio di espandersi al di l\u00e0 dei propri limiti, presente nell&#8217;uomo, avrebbe dovuto essere una cosa cattiva e meritevole di punizione: e non si avvede, almeno apparentemente, che altro \u00e8 possedere una facolt\u00e0, altro \u00e8 utilizzarla a proprio arbitrio; una cosa \u00e8 considerarsi creatura e agire come tale, un&#8217;altra cosa \u00e8 considerarsi pi\u00f9 che creatura, sostituirsi a Dio, autoproclamarsi padrone del mondo. Si riflette qui, anticipato, l&#8217;atteggiamento mentale di tanti intellettuali dei nostri giorni e soprattutto di tanti scienziati: se l&#8217;uomo pu\u00f2 fare determinate cose, anche oltre i normali confini dell&#8217;etica, perch\u00e9 mai non dovrebbe farle? Se pu\u00f2 farsi signore della vita e della morte, del bene e del male, perch\u00e9 dovrebbe astenersene, perch\u00e9 dovrebbe auto-limitarsi?<\/p>\n<p>\u00c8 proprio la mancanza, o meglio, il rifiuto sistematico del senso del limite ci\u00f2 che caratterizza impostazioni culturali come quella di Herder. Potenziare la ragione, potenziare gli istinti, potenziare il godimento: questo vuole Herder, questo esige e pretende; vuole che l&#8217;uomo si faccia come Dio e non sia pi\u00f9 &quot;una bestia&quot;: \u00e8 il programma del Superuomo nietzschiano: una celebrazione assoluta e radicale dell&#8217;esistente, della vita, del qui ed ora.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 anche implicita la critica successiva all&#8217;idea di Dio: che ci sta a fare un Dio cos\u00ec, un Dio che limita, un Dio geloso dell&#8217;uomo? Che ci sta a fare, se non a intralciare i piani dell&#8217;uomo, a instillare nella sua mente e nel suo cuore malsani e ingiustificati sensi di colpa? Non baster\u00e0 dire che un tale Dio \u00e8 morto, come far\u00e0 Nietzsche; bisogner\u00e0 andare oltre, e dire, con Freud, che Dio non \u00e8 mai esistito, che &quot;Dio&quot; \u00e8 la vuota parola che gli uomini si sono inventati per esprimere, appunto, il loro senso di colpa, ma anche la loro segreta invidia e ammirazione verso la figura paterna, cos\u00ec prestigiosa e temuta, ma anche cos\u00ec sordidamente gelosa della crescente autonomia dell&#8217;uomo, della naturale tendenza del figlio a diventare adulto.<\/p>\n<p>Ma torniamo a Herder. Per poter interpretare l&#8217;Albero della Conoscenza del Bene e del Male come simbolo del rischio calcolato, da parte dell&#8217;uomo, di prendersi tutta intera la responsabilit\u00e0 di s\u00e9 stesso e del mondo, di essere cio\u00e8 signore del mondo, il Nostro non esita a rivoluzionare e rovesciare, come un guanto, secoli di lettura del testo biblico e ad affermare che dobbiamo spogliarci, per comprenderlo, della mentalit\u00e0 cristiana ed europea, fondamentalmente razionalista, e ritornare alla sua originaria dimensione semitica, mosaica, poetica. E tutto questo per spiegare le origini del linguaggio! Per spiegare le origini del linguaggio, Heder non esita a farsi biblista e teologo, e precisamente teologo naturalista e panteista: non c&#8217;\u00e8 alcun Dio fuori del mondo, perch\u00e9, se ci fosse, sarebbe il Diavolo: chi, se non il Diavolo, potrebbe dare all&#8217;uomo un dono cos\u00ec velenoso, come quello di una intelligenza che non pu\u00f2 usare, di una sensualit\u00e0 che non pu\u00f2 estrinsecare, di una volont\u00e0 che deve rimanere imbrigliata nei lacci di un divieto incomprensibile?<\/p>\n<p>E non \u00e8 finita. Per Herder, come abbiamo visto, \u00abla consapevolezza della nudit\u00e0, la paura del tuono, la ricerca di un tetto sono manifestazioni del risveglio della ragione, che fa prendere coscienza all&#8217;uomo della sua debolezza fisica, ecc.\u00bb. Ma chi lo dice? Chi lo dice che la paura del tuono, per esempio, \u00e8 una manifestazione del risveglio della ragione? Non si potrebbe dire, con pi\u00f9 buon senso, che \u00e8 una manifestazione dell&#8217;istinto, visibile peraltro in tutti gli animali? Che cosa vi \u00e8 di specificamente umano in essa? Il fatto \u00e8 che, per Heder, il linguaggio \u00e8 artefice della ragione; ma esso, a sua volta, da che cosa deriva? Se deriva da potenzialit\u00e0 organiche e naturali insite nell&#8217;uomo, se ne dovrebbe dedurre che l&#8217;uomo non \u00e8 mai stato simile alle bestie (fra le quali, per Heder, egli rischia di retrocedere, qualora non mangi dell&#8217;Albero della Conoscenza del Bene e del Male): e allora, dove va a finire il suo organicismo? I casi sono due: o l&#8217;uomo \u00e8 una creatura naturale, e allora anche il suo linguaggio lo \u00e8; oppure \u00e8 di origine soprannaturale (il che non significa che non possano esserlo anche tutte le altre creature), e allora anche il linguaggio, sia pure indirettamente, possiede una origine divina, cos\u00ec come la ragione che si articola in esso.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che Heder, pur non dicendolo, si propone di deificare l&#8217;uomo e soprattutto la sua pretesa di un dominio assoluto sulle cose: \u00e8 una ideologia &quot;imperialista&quot; quella che si propone di sostenere e di diffondere, e precisamente l&#8217;antropocentrismo. L&#8217;uomo come creatura superiore a tutte le altre, libero di disporre del mondo a proprio arbitrio. Ma, per evitare la spiacevole conseguenza di riconoscere Qualcuno al di sopra di s\u00e9, e dunque una Legge alla quale egli dovrebbe attenersi, l&#8217;uomo &quot;deve&quot; essere una creatura naturale: viene dalla Natura (non da un Dio soprannaturale), \u00e8 parte di un processo di evoluzione della Natura. Sopra di lui non c&#8217;\u00e8 niente e nessuno (perch\u00e9 non pu\u00f2 esistere un Dio che non sia del mondo), sotto di lui giace l&#8217;universo intero. \u00c8 l&#8217;ebbrezza narcisista del potere assoluto, il delirio del nano che si sente promosso alle dimensioni di un gigante incontrastabile, onnipotente. Che Dio ci scampi da una tale prospettiva: abbiamo visto dove porta. Non \u00e8 un sogno, ma un incubo dal quale l&#8217;uomo, se vuole salvarsi, deve risvegliarsi al pi\u00f9 presto&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel contesto del dibattito settecentesco sull&#8217;origine del linguaggio, un posto particolare spetta alla posizione del filosofo Johann Gottfried Herder (nato a Mohrungen, in Prussia Orientale, nel<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[92],"class_list":["post-25597","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25597","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25597"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25597\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25597"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25597"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25597"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}