{"id":25596,"date":"2015-07-28T09:20:00","date_gmt":"2015-07-28T09:20:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/altro-che-voce-del-sesso-liberato-henry-miller-e-limplacabile-accusatore-dellinferno-americano\/"},"modified":"2015-07-28T09:20:00","modified_gmt":"2015-07-28T09:20:00","slug":"altro-che-voce-del-sesso-liberato-henry-miller-e-limplacabile-accusatore-dellinferno-americano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/altro-che-voce-del-sesso-liberato-henry-miller-e-limplacabile-accusatore-dellinferno-americano\/","title":{"rendered":"Altro che voce del sesso \u201cliberato\u201d: Henry Miller \u00e8 l\u2019implacabile accusatore dell\u2019Inferno americano"},"content":{"rendered":"<p>Che grande, immenso, sciocco equivoco.<\/p>\n<p>Per la maggior parte dei lettori, specialmente europei, Henry Miller (New York, 1891-Pacific Palisades, 1980) \u00e8 il cantore del sesso &quot;liberato&quot;: una specie di profeta della rivoluzione sessuale, un po&#8217; in anticipo sui tempi del &#8217;68; una bandiera &quot;ante litteram&quot; della sessualit\u00e0 scatenata, anarcoide, oltre la stessa pornografia. Roba buona per un pubblico pruriginoso, piuttosto frustrato anzich\u00e9 no, ma con velleit\u00e0 progressiste a tutto campo, dunque anche in ambito sessuale.<\/p>\n<p>Povero Henry Miller e poveri i suoi romanzi \u00abTropic of Cancer\u00bb (1934) e \u00abTropic of Capricorn\u00bb (1939): lui si star\u00e0 rivoltando nella tomba, quelli si continua a leggerli nella maniera pi\u00f9 banale e conformista, come da copione, con la sempre pi\u00f9 stanca benedizione delle case editrici, pi\u00f9 che paghe di poter sfruttare all&#8217;infinito la gallina dalle uova d&#8217;oro. In fondo, bisogna capirle: non capita tutti i giorni di avere per le mani un Eldorado che non si esaurisce mai.<\/p>\n<p>Peccato che Henry Miller &#8212; che, sia detto fra parentesi, \u00e8 stato uno scrittore intellettualmente onesto, ma tutt&#8217;altro che un grande artista, e meno ancora un pensatore: sempre infinitamente meglio, peraltro, dei suoi miserevoli epigoni, a cominciare dalla sua sedicente erede femminile, Erica Jong &#8212; non sia stato affatto quel tipo di scrittore. Il sesso, s\u00ec, lo interessava, e specialmente quello libero e sregolato; ma rinchiuderlo entro un simile clich\u00e9 significa fargli un torto immeritato.<\/p>\n<p>Nossignori, bisogna farsene una ragione: Henry Miller \u00e8 stato &#8212; con pochi altri, fra i quali spicca, a distanza siderali, il poeta Ezra Pound &#8212; un americano che aveva scelto l&#8217;Europa perch\u00e9 aveva visto e compreso, con la massima lucidit\u00e0 e chiarezza possibili, che la sua patria, gli Stati Uniti, aveva prodotto un tipo di societ\u00e0 e un modo di vita che erano quanto di pi\u00f9 simile all&#8217;Inferno sia dato immaginare ad una mente umana.<\/p>\n<p>L&#8217;Europa, e specialmente Parigi, rappresentavano per Miller non solo la cultura, ma la bellezza, la gioia di vivere, l&#8217;amore per tutto ci\u00f2 che rende bella e desiderabile la vita; mentre gli Stati Uniti erano diventati il luogo di una cultura di morte, fondata sulla bruttezza, frutto avvelenato di un utilitarismo sfrenato e di un economicismo senz&#8217;anima, disumano: un luogo orribile, invivibile, tragicamente assurdo. Egli era un uomo in fuga per salvarsi la vita, n\u00e9 pi\u00f9, n\u00e9 meno: esattamente il contrario di un gaudente o di un libertino. E, quanto al sesso, non possedeva la decima parte della sensualit\u00e0 di D. H. Lawrence, la cui \u00abAmante di Lady Chatterley\u00bb, oltre ad anticipare il discorso sul sesso come liberazione (infatti \u00e8 del 1928), \u00e8 molto pi\u00f9 vivo psicologicamente e delinea un ritratto femminile molto pi\u00f9 intenso e convincente delle donne descritte da Miller.<\/p>\n<p>Per aver fatto un discorso simile, ma con molta pi\u00f9 finezza, cultura e poesia, Pound \u00e8 stato messo letteralmente in gabbia, come un criminale, e poi rinchiuso in manicomio; mentre Poe, l&#8217;altro grande accusatore dell&#8217;avanzare di un&#8217;America deforme, irriconoscibile, alienata, \u00e8 morto &#8212; sconosciuto &#8211; in un letto d&#8217;ospedale, vittima del &quot;delirium tremens&quot;, povero corpo squassato dalle convulsioni e povera anima negletta, incompresa, abbandonata a se stessa e ai suoi atroci fantasmi di tenebra, di angoscia e di morte. Gli Stati Uniti non sopportano che qualcuno metta a nudo il deserto della loro civilt\u00e0, specialmente se questo qualcuno \u00e8 un loro concittadino.<\/p>\n<p>Rileggere Henry Miller pu\u00f2 essere utile, se non altro, in questo senso: aiuta a capire fino a che punto il concetto di &quot;Occidente&quot; sia una grossolana mistificazione, una espressione senza contenuto, perch\u00e9 la civilt\u00e0 americana, anche se discende &#8212; storicamente &#8212; da quella europea, ha imboccato, per\u00f2, e quasi fin dall&#8217;inizio, una strada totalmente diversa, tutta sua, accentuando a dismisura l&#8217;aspetto faustiano e demoniaco gi\u00e0 presente in quella, e discostandosi sempre pi\u00f9, sino a perderlo di vista, da quel che essa aveva di pi\u00f9 vivo e di migliore. Culturalmente, socialmente, politicamente, spiritualmente, intellettualmente, religiosamente, economicamente, finanziariamente, militarmente, psicologicamente, artisticamente, tecnologicamente, gli Stati Uniti non sono n\u00e9 i continuatori, n\u00e9 i legittimi eredi dell&#8217;Europa: ne sono la brutale contraffazione e la radicale negazione. Un Europeo intelligente, conscio e fiero di essere quel che \u00e8, non pu\u00f2 che arrossire nel vedersi equiparato, in tante parti del mondo, a un Nordamericano: la sua visione del mondo, il suo senso della vita e della morte, il suo rapporto con se stesso e con i propri simili, il suo modo di porsi verso la natura e verso Dio, verso la storia, l&#8217;arte, la scienza, il diritto, la legge, la morale, il commercio, l&#8217;industria, l&#8217;urbanistica, la scuola, l&#8217;universit\u00e0, l&#8217;alimentazione, l&#8217;abbigliamento, il tempo libero, lo sport, il cinema, la televisione, la musica, il teatro, il passato, il presente, il futuro, la terra, il cielo, la Luna, le stelle: \u00e8 tutto completamente diverso sulle due opposte rive dell&#8217;Atlantico settentrionale. Non c&#8217;\u00e8 nessuna parentela, assolutamente nessuna.<\/p>\n<p>Ora, \u00e8 ben vero che la cosiddetta civilt\u00e0 americana sta assimilando a se stessa l&#8217;Europa (e, nel suo appetito formidabile, anche il resto del mondo): ma non \u00e8 ancora detto che il boccone non le resti in gola e non la soffochi. L&#8217;Europa non \u00e8 una preda inerme: essa ha la Grecia e Roma; il cristianesimo e la teologia; Francesco e Dante; Michelangelo e D\u00fcrer; Monteverdi e Bach; Cervantes e Shakespeare; ha millenni di storia, di civilt\u00e0, di pensiero, di arte, di scienza, di sentimento religioso, di misticismo, di spiritualit\u00e0; l&#8217;Europa \u00e8 un piccolo continente &#8211; anzi, una modesta appendice dell&#8217;Asia &#8211; che ha dato all&#8217;umanit\u00e0 alcune cose pessime, molte cose utili e sensate, e una quantit\u00e0 incredibile di cose ammirevoli, stupefacenti, bellissime. Gli Stati Uniti, a parte la schiavit\u00f9 dei neri e il genocidio degli indiani, e a parte la distruzione di una delle regioni naturali pi\u00f9 belle del mondo, per fare spazio ad una cerealicoltura estensiva che ha messo in ginocchio il resto della produzione agricola mondiale, e ad una industria della bistecca che, dopo avere sterminato decine di milioni di bisonti, sacrifica ogni anno decine di milioni di bovini e di suini, a parte tutto questo, non hanno prodotto quasi nulla che non sia meramente quantitativo, che non abbia un prezzo e non dia un profitto materiale: dai viaggi nello spazio alla manipolazione genetica.<\/p>\n<p>Ma torniamo a Henry Miller e al suo fin troppo celebre \u00abTropico del Cancro\u00bb, che ebbe, come \u00abI fiori del male\u00bb di Baudelaire e come \u00abMadame Bovary\u00bb di Flaubert, l&#8217;onore &#8212; e la pubblicit\u00e0 &#8212; di una causa penale, intentata da un giudice tropo stupido o troppo zelante, o entrambe le cose insieme: cosa tanto pi\u00f9 assurda, in quanto si verific\u00f2 circa trent&#8217;anni dopo l&#8217;uscita del romanzo, e quindi in un momento storico che faceva apparire quel romanzo come un libro per scolarette e collegiali, o quasi, vista l&#8217;ondata di libert\u00e0 &#8212; e di promiscuit\u00e0 &#8211; sessuale che stava attraversando allora, e squassando, gli Stati Uniti d&#8217;America.<\/p>\n<p>Ha scritto il critico letterario Guido Davico Bonino nel suo saggio introduttivo a \u00abTropico del Cancro\u00bb, nella traduzione italiana di Luciano Bianciardi (Milano, Feltrinelli, 1984, pp. IX-XII):<\/p>\n<p>\u00abDa dove nasce questo &quot;scandalo&quot;? Per capirlo, bisogna spostarsi dalla Parigi degli anni Trenta agli Stati Uniti degli anni Sessanta, anzi a San Francisco sul finire del 1961. Miller, che ha ormai settant&#8217;anni, e ha scritto nel frattempo qualcosa come venti libri, se ne abita a Big Sur, in California (&quot;la mia prima vera casa in America&quot;). Un editore di punta americano, Barney Rosset di Grove Press, ha appena pubblicato a New York &quot;Tropico del Cancro&quot; in una doppia edizione, rilegata e tascabile (sin&#8217;allora di questo romanzo esisteva, infatti, soltanto l&#8217;edizione originale, ad opera di un altro editore preveggente, Jack Kahane di Obelisk Press di Parigi). L&#8217;edizione di Grove non fa in tempo ad arrivare in libreria che un giudice zelante, Patrick Garety, procuratore distrettuale della contea di Marin (&quot;a San Rafael, venti chilometri a nord di San Francisco), passato il Golden Gate) intenta contro il &quot;Tropico del Cancro&quot;, &quot;a nome del popolo della California&quot; un processo per oscenit\u00e0, sostenendo che esso conduce i lettori &quot;ad un tour, speculativo ed osceno, attraverso tutti i bordelli, le bettole, le latrine e i rigagnoli di Parigi, in compagnia di ninfomani, libertini, lesbiche, psicopatici e mascalzoni tout-court&quot;. \u00c8 l&#8217;inizio di una colossale campagna di stampa pro o contro il romanzo, ma anche di una disseminazione a raggiera di processi, che l&#8217;anno dopo, soltanto negli Stati Uniti, sono una cinquantina, e tutti con la stessa accusa: oscenit\u00e0. Se Miller non sembra dare la minima importanza a questi strascichi giudiziari (&quot;Proprio quell&#8217;anno ho fatto un bellissimo viaggio in Europa e in Italia ho chiesto a Marino Marini di scolpire la mia testa in bronzo&quot;), il suo editore italiano, Feltrinelli, deve pubblicare il &quot;Tropico del Cancro&quot; (e il suo seguito, il &quot;Tropico del Capricorno&quot;) in Svizzera per mettersi al riparo da analoghe persecuzioni, visto che il suo collega in lingua ebraica ha patito il sequestro, in tutto Israele, dei due volumi.<\/p>\n<p>Ma proprio la persecuzione del &quot;Tropico&quot;, assurda ed ingiusta, vale a farci penetrare il segreto di questo romanzo, un indubbio capolavoro del Novecento americano. &quot;Quando noi americani facciamo il processo a Miller, in realt\u00e0 lo facciamo anche a noi stessi: anzi, a quelle che dentro di noi sono le creature della paura, del pregiudizio, della vergogna, del desiderio insoddisfatto&quot;, ha scritto all&#8217;epoca un giornalista di classe, Donovan Bess del &quot;San Francisco Chronicle&quot;.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, Miller concepiva l&#8217;universo americano (quello che noi ora siamo soliti chiamare il mondo tecnologico-industriale) come l&#8217;universo della Morte (cos\u00ec si intitola un saggio, coevo al &quot;Tropico&quot; su Proust e Joyce): &quot;La vita, su questo tipo di terra, sar\u00e0 sempre un inferno: e l&#8217;antidoto non consiste in un Aldil\u00e0 chiamato Cielo, ma in una vita nuova scaturita da un&#8217;accettazione totale della vita&quot;. Egli sentiva, in altre parole, l&#8217;urgenza imperiosa di uscire dal lungo &quot;incubo ad aria condizionata&quot; (n altro titolo, un&#8217;altra formula a lui cara) dell&#8217;alienazione e della massificazione contemporanea attraverso una riappropriazione ed una nuova esaltazione della pienezza dell&#8217;esistenza del singolo. Totalmente scettico nei confronti delle filosofie (&quot;L&#8217;assurdo vero si maschera dotto nomi altisonanti: scienza, religione, filosofia, storia, civilt\u00e0, cultura, eccetera eccetera&quot;), Miller era, invece, sostanzialmente ottimista sulle possibilit\u00e0 libertarie e &quot;rivoluzionarie&quot; (in senso non politico, s&#8217;intende) dell&#8217;individuo, come lo erano stati, ognuno in un&#8217;accezione diversa, i suoi &quot;maestri&quot; indiretti l&#8217;anarchica Goldman, gli utopisti Fourier e Proudhon, il supero mista Nietzsche. L&#8217;uomo doveva trovare in s\u00e9, nella propria indipendenza ribelle, nella propria vitalit\u00e0 gioiosa, la forza per sottrarsi alla stretta mortale della socialit\u00e0. Questa socialit\u00e0, la socialit\u00e0 borghese, esaltava i propri miti come valori ben saldi della spiritualit\u00e0: occorreva opporre a questa pretesa e vana spiritualit\u00e0 la riaffermazione, perentoria e polemica, della propri sessualit\u00e0, come il codice comportamentale pi\u00f9 libero secondo cui l&#8217;uomo potesse ancora sublimarsi.<\/p>\n<p>Ecco allora nascere, articolarsi, proliferare, il &quot;Tropico del Cancro&quot; come un grande, fluviale poema della libert\u00e0 nella sessualit\u00e0 (in questa idea di romanzo-poema e di romanzo-fiume ben pi\u00f9 saldamente ancorato alla tradizione letteraria americana, da Melville a Whitman, di quanto non sembri. Eccolo allora dipanarsi, secondo quel particolarissimo &quot;ductus&quot; della scrittura milleriana, per pause inattese e improvvise divagazioni i un allegro e incompiuto disordine, non alieno da ripetizioni e cesure: una scrittura a gomitolo, la cui intenzione ultima, la cui tonalit\u00e0 pi\u00f9 segreta \u00e8 poi quella francamente comica).<\/p>\n<p>Nonostante che l&#8217;ostinazione dei giudici avesse contribuito a mantenere a lungo Miller tra gli scrittori di &quot;\u00e9lite&quot;(ci volle un presidente cattolico, John Fitzgerald Kennedy, per sbloccare clamorosamente la situazione). Miller scrisse infatti &quot;Tropico del Capricorno&quot; nel particolare stile di cui s&#8217;\u00e8 detto perch\u00e9 ambiva proporsi come uno scrittore &quot;popolare&quot; e &quot;comico&quot;: &quot;popolare&quot; non nel senso di ingenuo o istintivo (quella prosa in apparente disordine \u00e8 sempre sotto il controllo della sua penna), ma nel senso di chi si rivolge a larghi tratti della collettivit\u00e0 (&quot;al cinquanta per cento della popolazione degli Stati Uniti&quot; &#8212; ha scritto anni fa un eccellente critico, Kenneth Rexroth &#8212; &quot;ch non vuole essere preso in mezzo in una societ\u00e0 organizzata&quot;) e sceglie come personaggio ideale del proprio racconto un &quot;eroe&quot; popolare, nel caso specifico uno &quot;spiv&quot;, un tipo qualunque, che campa di espedienti, ma possiede appieno il geloso tesoro della propria libert\u00e0; &quot;comico&quot; nel senso che la sua visione della realt\u00e0 \u00e8 come scossa a tratti da un&#8217;agghiacciante risata: &quot;Non sono molti i ti come Miller nella letteratura di tutti i tempi. Gli unici che mi vengono in mente sono Petronio, Casanova e Restif de la Bretonne. Tentarono tutti e tre di essere assolutamente onesti. I loro libri danno un soffocante senso di verit\u00e0 &#8211;, \u00e8 sempre Rexroth che scrive &#8212; &quot;di essere nient&#8217;altro che la realt\u00e0 cruda. Tutti e tre furono scrittori intensamente maschili. Sono tutti e tre grandi scrittori comici. Comunicano tutti, e tutti con molta forza, un costante senso della profonda tragicit\u00e0 della vita.\u00bb<\/p>\n<p>Ma forse, dopotutto, quel giudice californiano che volle far mettere sotto accusa \u00abTropico del Cancro\u00bb non era poi cos\u00ec stupido; forse aveva compreso, o almeno intuito, che quel romanzo, pi\u00f9 che esaltare il sesso senza freni, era un tremendo atto d&#8217;accusa contro il modo di vivere americano, contro la societ\u00e0 americana e contro i cosiddetti valori americani.<\/p>\n<p>Non siano sicuri che si possa dire la stessa cosa dell&#8217;intelligenza &#8212; pur tanto magnificata dal nostro Bonino &#8212; di Kenneth Rexroth: il quale, dopo aver visto il senso tragico della vita che si nasconde dietro l&#8217;apparente pornografia di Miller, non ha poi saputo far di meglio che mettere lo scrittore americano in compagnia del veneziano Casanova e del francese Restif de la Bretonne, entrambi del XVIII secolo, coi quali possiede solo delle somiglianze esteriori, e proprio nel senso, banalissimo, del libertinismo.<\/p>\n<p>Quanto al fatto che uno scrittore con ambizioni popolari si rivolga alla met\u00e0 dei propri concittadini, a noi pare una contraddizione in termini: uno scrittore autenticamente popolare si rivolge alla totalit\u00e0 dei propri concittadini, non al cinquanta per cento. Che ne faremo, dunque, di quell&#8217;altra met\u00e0? Li cacceremo tutti nell&#8217;inferno dell&#8217;oscurantismo e della superstizione, sempre in nome del progresso, magari a colpi di baionetta e di ghigliottina? Un populista timido diviene sempre, per forza di cose, un giacobino.<\/p>\n<p>Infine, i contenuti. Secondo Bonino, Henry Miller rifiuta l&#8217;inferno della modernit\u00e0, \u00abl&#8217;incubo ad aria condizionata\u00bb, ma anche il ritorno alla \u00abfalsa spiritualit\u00e0 borghese\u00bb, in nome di un ritorno nietzschiano alla pienezza esistenziale, ad una accettazione integrale della vita. Eppure non esiste una spiritualit\u00e0 &quot;borghese&quot;. \u00c8 una contraddizione in termini; e l&#8217;accettazione integrale della vita era gi\u00e0 roba vecchia e sepolta quando il giudice Patrick Garety lanciava la sua crociata contro il \u00abTropico del Cancro\u00bb.<\/p>\n<p>Henry Miller, dunque, se \u00e8 stato un profeta, lo \u00e8 stato a met\u00e0 &#8212; come \u00e8 giusto per uno che si rivolge alla met\u00e0 dei suoi simili. Ha previsto la sregolatezza sessuale, ma non ha saputo indicare nessuna alternativa alla cultura di morte statunitense, ossia alla cultura di morte della modernit\u00e0. Non basta rifugiarsi a Montmartre per fermare la marcia dei barbari: bisogna avere delle idee. Qualcosa di pi\u00f9 che una galleria di posizioni sessuali copiate da un Kamasutra popolaresco.<\/p>\n<p>In fondo, a ben guardare, Henry Miller, pi\u00f9 che il Casanova, \u00e8 stato il Pietro Aretino del Novecento: il lucido testimone di una gravissima crisi morale, culturale, spirituale, crisi sulla quale ha costruito la propria carriera e il proprio successo di scandalo. Ma di idee, di idee sode e corpose, per indicare una alternativa, neanche l&#8217;ombra. Anche il suo disprezzo per la filosofia era molto, fin troppo moderno: tutte le epoche di decadenza hanno conosciuto la moda dell&#8217;anti-intellettualismo. Ma la verit\u00e0 \u00e8 che, quando i barbari battono alle porte della citt\u00e0, ci vuole qualcosa di serio e di sostanzioso da opporre al modello di vita che essi rappresentano, altrimenti la citt\u00e0 \u00e8 destinata a cadere.<\/p>\n<p>E uomini come Henry Miller hanno poco o niente da offrire, oltre al grido d&#8217;allarme che non si stancano di ripetere: un grido forse sincero, ma perfettamente inutile, visto che sono, essi per primi, i coerenti prodotti della crisi che incombe.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che grande, immenso, sciocco equivoco. 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