{"id":25593,"date":"2007-07-24T06:16:00","date_gmt":"2007-07-24T06:16:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/07\/24\/dallabisso-delluomo-allabisso-di-dio-nel-pensiero-di-henri-de-lubac\/"},"modified":"2007-07-24T06:16:00","modified_gmt":"2007-07-24T06:16:00","slug":"dallabisso-delluomo-allabisso-di-dio-nel-pensiero-di-henri-de-lubac","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/07\/24\/dallabisso-delluomo-allabisso-di-dio-nel-pensiero-di-henri-de-lubac\/","title":{"rendered":"Dall&#8217;abisso dell&#8217;uomo all&#8217;abisso di Dio nel pensiero di Henri de Lubac"},"content":{"rendered":"<p>Vogliamo svolgere alcune riflessioni in margine a un&#8217;opera del grande teologo cattolico Henri de Lubac (Cambrai, 1896-parigi, 1991), <em>Sur les chemins de Dieu<\/em> (Paris, Edition Montaigne, 1956; tr.it. di M.Morganti, <em>Sulle vie di Dio,<\/em> Alba, Edizioni Paoline, 1959). Si tratta della terza edizione di una piccola opera precedente, <em>De la conaissance de Dieu<\/em>, apparsa nelle <em>Editions du t\u00e9moignage chr\u00e9tien<\/em> (1945 e 1948). Gli anni in cui fu composta, con un&#8217;Europa che usciva dalla bufera della seconda guerra mondiale e tentava di ricostruire le proprie macerie morali e materiali, pu\u00f2 dire molto circa il contesto storico e il clima spirituale in cui essa vide la luce. Da questo punto di vista la si pu\u00f2 utilizzare con altre opere di altri teologi cattolici, ad esempio con le riflessioni che Romano Guardini, nell&#8217;area tedesca, andava svolgendo su <em>Il potere<\/em> (<em>Die Macht<\/em>), opera della quale ci siamo specificamente occupati. Tuttavia, non si dovrebbe mai dimenticare che l&#8217;afflato di Henri de Lubac non \u00e8 solo teologico, ma anche mistico; e, in tal senso, il suo libro trascende il piano dell&#8217;immediatezza storica e si fa testimonianza viva e sofferta dell&#8217;eterno anelito dell&#8217;anima umana verso Dio. <em>\u00abInquietum estcor nostrum, donec requiescat in Te, Domine\u00bb,<\/em>potremmo ripetere con S. Agostino.<\/p>\n<p>Come ha scritto J. Defever in <em>Nouvelle revue th\u00e9ologique<\/em> (1956, pp. 979-980),<\/p>\n<p><em>&quot;l&#8217;Autore di questo libro(&#8230;) \u00e8 mosso dalla fervida convinzione della Presenza,nel cuore stesso dell&#8217;abisso che \u00e8 l&#8217;uomo, di Colui la cui abissale ricchezza riempie senza mai saziare le aspirazioni di quanti Lo cercano. Egli vuole mettere i lettori &#8211; credenti e non credenti con preferenza per gl&#8217;intellettuali &#8211; sulle vie che conducono a Lui, per aiutarli a scoprire Dio nell&#8217;affermazione spontanea che costituisce il fondo e la forza viva dello spirito umano. Per questo moltiplica e varia i punti di vista e gli aspetti (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Tuttavia egli mira costantemente a presentarci la stessa verit\u00e0 dell&#8217;Assoluto inconcepibile e ineffabile e a provocare sempre la medesima risposta all&#8217;iniziativa divina. Pi\u00f9 che alle istanze dello specialista, de Lubac cede a quelle dell&#8217;apostolo, preferendo il suggerimento alla dimostrazione ,anteponendo alla dissertazione l&#8217;invito pressante alla riflessione e al dono di s\u00e9\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>L&#8217;opera \u00e8 suddivisa in sette capitoli, che sono, nell&#8217;ordine: 1. Origine dell&#8217;idea di Dio; 2, L&#8217;affermazione di Dio; 3, La prova di Dio; 4, la Conoscenza di Dio; 5, La ineffabilit\u00e0 di Dio; 6, La ricerca di Dio; 7,L&#8217;attualit\u00e0 di Dio; e un&#8217;introduzione, intitolata <em>Abyssus abyssum invocat<\/em>, che inizia con una domanda perentoria:<\/p>\n<p><em>&quot;Ha ragione Mos\u00e9 o Senofane? Dio ha fatto l&#8217;uomo a sua immagine, o non \u00e8 piuttosto l&#8217;uomo che fa Dio a immagine propria? Tutte le apparenze stanno per Senofane, e tuttavia \u00e8 Mos\u00e9 che dice il vero. E, in fondo, Senofane ne conviene. Poich\u00e9 egli non parla del medesimo Dio ,n\u00e9 della medesima immagine, ed \u00e8 per questo che la disputa pare sempre aperta .L&#8217;intenzione di Senofane ,tuttavia, non \u00e8 di negare la divinit\u00e0, ma, al contrario, di richiamarvi l&#8217;uomo, che si smarrisce tra gli dei che si \u00e8 creati. Un cristiano in questo non pu\u00f2 che approvarlo. Egli deve annoverare questo &#8216;intellettuale rivoluzionario&#8217; nel numero di coloro che &#8216;schiuso la via&#8217; alla verit\u00e0. Il suo disprezzo per gli dei antropomorfi riveste un significato eminentemente positivo, e in realt\u00e0 la sua voce risveglia nell&#8217;uomo una complicit\u00e0 segreta. Essa vi suscita una forza, prima mal definita, che lo condurr\u00e0 molto oltr ela negazione dei suoi dei.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Cos\u00ec, fin dalle prime righe, de Lubac ci scaraventa <em>in medias res<\/em>: e subitoci si presenta con quel suo piglio vivace e ponderato al tempo stesso, frutto di intense meditazioni ma anche di una naturale simpatia umana verso tutto ci\u00f2 che \u00e8 vita; e quell&#8217;entusiasmo senza precipitazione, quella sicurezza sgombra di arroganza, quella trasparenza di pensiero che permette di guardare sino al fondo delle cose, senza per questo perdere la visione d&#8217;insieme. Infine, e pi\u00f9 importante di tutto, in quel parallelo fra Mos\u00e9 e Senofane, in quel giudizio lusinghiero verso il filosofo pagano, noi percepiamo quel vivo calore umano, quella capacit\u00e0 di valorizzare l&#8217;altro, il diverso, quella straordinaria disponibilit\u00e0 a cogliere tutto ci\u00f2 che unisce e a tralasciare, per quanto possibile, gli scogli delle differenze di forma, ma non di sostanza: il tutto in uno spirito precorritore rispetto alle istanze del Concilio Vaticano II, dell&#8217;ecumenismo, dell&#8217;apertura alle sfide del mondo moderno.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo, dice de Lubac, creato ad immagine di Dio, anela a ricongiungersi a Lui, a comprenderne il mistero, a profondere i tesori della sua ragione per cercare di colmare l&#8217;abisso che lo separa dal suo Creatore. Ma \u00e8 Dio stesso che si fa incontro all&#8217;uomo, che gli si rivela nella sua infinita sollecitudine e amorevolezza.<\/p>\n<p><em>&quot;Abbia dunque l&#8217;uomo l&#8217;audacia della sua ragione! Non disprezzi il potere che \u00e8 in lui, ma non se ne inorgoglisca! Nel pi\u00f9 alto uso della sua facolt\u00e0 di conoscere non si mostri n\u00e9 esitante n\u00e9 sacrilego! Qualunque siano i meandri del suo pensiero, sappia egli infine risalire alla Sorgente, sappia raggiungere il Focolare!<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Prima di tutto (&#8230;) Dio si rivela incessantemente all&#8217;uomo, imprimendo di continuo in lui la propria immagine. \u00c8 questa operazione divina che costituisce l&#8217;uomo nel suo centro. \u00c8 essa che lo fa spirito, essa che lo fa ragionevole. Ne deriva che, a rigore, non vi sarebbe necessit\u00e0 per l&#8217;uomo di un&#8217;altra rivelazione per conoscere il suo Dio: fuori di ogni intervento soprannaturale, questa &#8216;rivelazione naturale&#8217; sarebbe sufficiente. Diremo, per non esagerare, che vi basta per principio. Il peccato non l&#8217;ha soffocata completamente, poich\u00e9, se l&#8217;anima umana non si conosce oggi d&#8217;una conoscenza attuale e afferrabile che attraverso gli atti posti da essa, ha tuttavia di se medesima una certa &#8216;conoscenza abituale&#8217; , reale sebbene oscura e involuta, costante sebbene sempre fuggitiva, che le viene dal fatto ch&#8217;ella \u00e8 sempre presente a s\u00e9 stessa. Presenza dell&#8217;anima a se stessa, grazie a cui potr\u00e0 manifestarsi, come in uno specchio, la presenza di Dio all&#8217;anima.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Eccesso di ottimismo antropologico? Semipelagianesimo? Smodata fiducia nella capacit\u00e0 dell&#8217;uomo di salvarsi da solo o, comunque, di giungere da solo alla Rivelazione? Niente affatto; piuttosto, gioiosa consapevolezza che Dio \u00e8 <em>sempre<\/em> presente nel mistero dell&#8217;anima: e, dunque, quando l&#8217;anima \u00e8 presente a s\u00e9 stessa, l\u00ec essa incontra Dio. L&#8217;abisso misterioso dell&#8217;anima diviene, cos\u00ec, la porta attraverso cui ci si apre dinanzi l&#8217;abisso &#8211; di per s\u00e9 incommensurabile &#8211; della presenza divina: <em>abyssus abyssum invocat.<\/em><\/p>\n<ol>\n<li><em>ORIGINE DELL&#8217;IDEA DI DIO.<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p><em>&quot;Le teorie sull&#8217;origine dell&#8217;Idea di Dio sono numerose. Da un secolo si sono moltiplicate. La maggior parte di esse non spiega nulla, o fanno svanire, senza neppure avvedersene, quello stesso che vogliono spiegare. Vi sono confuse le discipline pi\u00f9 diverse, e l&#8217;apriorismo che le comanda presuppone che si tratti di un&#8217;illusione. l&#8217;ateismo \u00e8 al punto di partenza, e domina tutta la trattazione: come stupirsi quindi che si trovi al punto di arrivo? La conclusione abituale, formulata pi\u00f9 o meno esplicitamente, \u00e8, in realt\u00e0, che ogni idea di Dio va respinta, perch\u00e9 ormai si sa \u00abper mezzo di quale meccanismo l&#8217;umanit\u00e0 abbia fabbricato questa idea, e come questo meccanismo sia un inganno\u00bb. Ma c&#8217;\u00e8 qui una pura petizione di principio.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;uomo, si dice ad esempio, ha divinizzato il cielo. E sia. Ma dove ha preso l&#8217;idea del divino, per applicarla proprio al cielo? Perch\u00e9 \u00e8 osservabile dappertutto questo movimento spontaneo della nostra specie? Perch\u00e9 quest&#8217;impresa di divinizzazione, sia che si tratti del cielo o di qualsiasi altra cosa? La parola stessa &#8216;Dio&#8217;, si dice pure, appellandosi alla filologia, non significa altro che &#8216;il cielo luminoso di giorno&#8217;. E va bene. Ma perch\u00e9 proprio questo &#8216;cielo luminoso di giorno&#8217; \u00e8 divenuto un dio per gli uomini? molti neppure s&#8217;accorgono che in ci\u00f2 vi \u00e8 un problema. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;se l&#8217;idea di Dio \u00e8 reale nell&#8217;uomo, nessun fatto accessibile alla storia, alla psicologia, alla sociologia o a qualche altra disciplina scientifica, \u00e8 realmente la sua causa generatrice&#8230;&quot;.<\/em><\/p>\n<p>Insomma gli storici, gli etnologi e gli psicologi possono tentare di spiegarci <em>come<\/em> sia sorta nelle menti umane del divino, ma non <em>perch\u00e9<\/em>: il suo sbocciare nella coscienza rimane un elemento misterioso e irriducibile, e un dato strutturale che nessuna scienza pu\u00f2 spiegare adeguatamente. Ora, questa idea pu\u00f2 essere fondata anche mediante il pensiero. \u00c8 fuorviante, comunque, la discussione se ci\u00f2 debba avvenire mediante il pensiero &#8216;logico&#8217; o mediante quello &#8216;mitico&#8217; perch\u00e9, in effetti, le due cose non si escludono a vicenda.<\/p>\n<p><em>&quot;In realt\u00e0 l&#8217;affermazione autentica di Dio- che \u00e8 molto pi\u00f9 di un&#8217;affermazione deriva anzitutto dalla operazione profonda del pensiero, che non \u00e8 &#8216;mitico&#8217; n\u00e9 puramente &#8216;logico&#8217;, bench\u00e9 esso debba normalmente valersi delle vie della logica per formularsi, e utilizzi pure le forze dell&#8217;immaginazione per darsi un corpo, in modo che le sue costruzioni spontanee mostrano una struttura analoga a quella dei miti. Forse, per tener conto di tutti questi elementi, si potrebbe chiamarla meglio (&#8230;) un&#8217;affermazione &#8216;simbolica&#8217; , o anche, con un altro vecchio vocabolo amato dai padri, &#8216;anagogica&#8217;.&quot;<\/em><\/p>\n<p><em>Istinto mitico? Istinto logico? Il primo non darebbe che una divinit\u00e0 illusoria; il secondo, a supporlo solo, non d\u00e0, se cos\u00ec si pu\u00f2 dire, che un Dio profano. L&#8217;uno e l&#8217;altro, tuttavia, sono all&#8217;opera. L&#8217;uno e l&#8217;altro collaborano, in una sinergia misteriosa, sotto la direzione d&#8217;un istinto divino.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Esistono due forme di deviazione della mente umana dalla giusta idea di Dio. La prima, naturale, nasce dal fatto che la ragione umana, emancipandosi dallo stato di necessit\u00e0 in cui l&#8217;uomo inizialmente si trova, tende a proseguire perla sua strada come se fosse autosufficiente; la seconda, perversa, deriva da una deviazione morale che si \u00e8 verificata sin dalle origini (peccato originale). Entrambe le tendenze portano a una vera ostruzione della vita spirituale e tendono a identificare Dio con la sua creazione, generando magia e superstizione. Liberandosi dalla superstizione, l&#8217;umanit\u00e0 cade nell&#8217;ateismo; salvo ricadere ancora nella superstizione, e cos\u00ec via. Sarebbe impossibile spezzare il cerchio se Dio stesso, rompendo il circolo vizioso, non si scegliesse un confidente , con lo scopo di annunziarLo ai fratelli.<\/p>\n<p>Esistono, nella storia occidentale, due specie di monoteismo. Il primo nasce dalla progressiva concentrazione delle divinit\u00e0 del politeismo e rappresenta, spesso, un progresso per la politica, la civilt\u00e0 e il pensiero; per\u00f2 i vari dei, pur concentrandosi, non riescono a generare veramente Dio, quindi non vi \u00e8 alcun progresso religioso. La seconda specie \u00e8 diversa: nasce dalla consapevolezza che Dio \u00e8 l&#8217;<em>Altro,<\/em> radicalmente uno, e che per raggiungerLo bisogna prima spezzare gli idoli.<\/p>\n<p><em>&quot;Solo questo secondo monoteismo \u00e8 carico di forza esplosiva. Solo esso porta il progresso religioso, essendo all&#8217;origine di una trasformazione radicale nelle concezioni e nella vita religiosa. Soltanto esso, inoltre, \u00e8 atto ad assumere, quando non lo promuove da se stesso, il progresso morale e il progresso sociale. Solo il Dio di questo monoteismo pu\u00f2 essere, nel senso primo della parola, l&#8217;oggetto di una fede. Quando egli incontra il primo monoteismo non si aggrega ad esso: deve anzitutto trionfare anche di esso.&quot;<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 significativo il fatto che il secondo tipo di monoteismo, quello veramente religioso, non compare negli Stati al culmine della loro potenza, negli Imperi universali, ilche smentisce la teoria marxista e quella razionalista, secondo le quali l&#8217;idea di un unico Dio sarebbe ricalcata sul modello dei monarchi imperiali dell&#8217;Antico Oriente, dai re di Babilonia e dai faraoni d&#8217;Egitto su su, fino agli imperatori romani del tardo Impero. Ad esempio,<\/p>\n<p><em>&quot;la religione di Zoroastro, \u00abla meno pagana delle religioni pagane\u00bb, le cui potenze divine sono, pi\u00f9 che dei, \u00abattributi dell&#8217;unica divinit\u00e0\u00bb,nacque in un remoto angolo dell&#8217;Iran, lontano da quel focolare di cultura ch&#8217;era allora Babilonia, e prima dell&#8217;era del sincretismo, aperto in Babilonia stessa dalle conquiste di Ciro. Il Giudaismo e l&#8217;Islam smentiscono ancor di pi\u00f9 ogni teoria dello sviluppo religioso, che ricorre ai soliti fattori estranei alla religione. Israele era un piccolo popolo, dal pensiero frusto, dall&#8217;economia rudimentale, dalla civilt\u00e0 assai meno brillante di quella dei suoi grandi vicini, che a turno lo schiacciavano&#8230;&quot;.<\/em><\/p>\n<p>La conclusione \u00e8 semplice: lo Spirito soffia dove vuole. La verit\u00e0 \u00e8 che l&#8217;idea di Dio nasca da un processo di evoluzione religiosa; altri, che si riveli all&#8217;umanit\u00e0 mediante una rivoluzione religiosa. Per Henri de Lubac, hanno torto entrambi. L&#8217;idea del Dio unico sorge nelle profondit\u00e0 della coscienza e, nel caso pi\u00f9 chiaro, Dio vi si rivela, facendo scomparire gli idoli. All&#8217;origine vi \u00e8 dunque un contatto, un incontro <em>personale<\/em> fra Dio e l&#8217;uomo: Abramo che lascia la sua terra per seguire la promessa divina, Mos\u00e9 che riceve la Legge sul Monte Sinai&#8230;Si penda il caso di Abramo: egli non si \u00e8 rivolto all&#8217;unico Dio per la nausea degli dei, anzi ha dovuto lottare duramente in se stesso per emanciparsi da quest&#8217;ultima. Nel Cristianesimo, Dio non si rivela attraverso il disprezzo per il mondo e i suoi idoli, ma, al contrario, \u00ab<em>Egli annunzia il Regno dei Cieli dove respira gi\u00e0 la sua anima\u00bb.<\/em><\/p>\n<ol start=\"2\">\n<li><em>L&#8217;AFFERMAZIONE DI DIO.<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p><em>&quot;Se, con Sant&#8217;Agostino, si riserva il nome di credenza agli atti con cui lo spirito aderisce a verit\u00e0 che sorpassano i sensi e che l&#8217;intelligenza non riesce ancora a penetrare, si potr\u00e0 dire che l&#8217;affermazione di Dio \u00e8 sempre il risultato di una credenza. Ma si dovr\u00e0 allora subito precisare che nessuna affermazione \u00e8 paragonabile, in certezza, a quella credenza. Poich\u00e9 prima ancora che essa fosse formulata, prima che Dio fosse nominato, era gi\u00e0 essa che fondava tutte le altre. \u00c8 ad essa, come Descartes ha ben visto ,anche se l&#8217;ha spiegato male, che si riallaccia ogni affermazione, ed \u00e8 in essa che ogni certezza ha le sue basi. \u00abIn qualunque modo ce se ne interessi, diceva Leibniz, nn si pu\u00f2 fare a meno della esistenza divina\u00bb. Alla loro maniera &#8211; e non tocca qui a noi criticarla &#8211; questi filosofi riprendevano l&#8217;assioma enunciato da San Tommaso d&#8217;Aquino: \u00abOgni conoscente conosce implicitamente Dio in ogni conosciuto\u00bb. Ogni atto umano &#8211; conoscenza o volere che sia &#8211; attribuendo al reale, su cui si esercita, una solidit\u00e0 e un senso, si appoggia segretamente su Dio. Dio \u00e8 l&#8217;Assoluto; e non si pu\u00f2 pensare nulla senza porre l&#8217;Assoluto riallacciandolo a questo Assoluto; non si pu\u00f2 voler nulla senza tendere all&#8217;Assoluto, n\u00e9 stimar nulla senza pesarlo al peso dell&#8217;Assoluto.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Non \u00e8 dunque solo negli atti detti di religione n\u00e9 secondo un&#8217;accezione grossolanamente pragmatista che<\/em> God is used<em>, come suona una nota espressione. Servirsi di Dio per dominare il flusso dell&#8217;esistenza immediata, organizzare il caos, decidere, giudicare, scegliere, fare, in una parola, un atto dello spirito, e non affondare a ogni passo nella contraddizione, ma contemporaneamente rifiutare di riconoscerLo; scartare con il pensiero Colui senza il quale il pensiero non sarebbe che psichismo; appoggiarsi su Lui nell&#8217;atto stesso con cui Lo si nega: questa \u00e8 la contraddizione suprema. Tale giudizio, in realt\u00e0, si nega da se stesso e si distrugge, non semplicemente nel suo contenuto, ma come tale, spezzando la sua armatura e rifiutando la sua condizione. Contraddizione senza dubbio inavvertita, poich\u00e9 non interviene tra due affermazioni oggettive, ma tra l&#8217;affermazione oggettiva e l&#8217;affermazione trascendentale; tra l&#8217;asserzione emessa e l&#8217;asserzione vissuta con il pensiero. Di conseguenza contraddizione non particolare e puramente logica- ed \u00e8 per questo che essa \u00e8 sempre possibile &#8211; ma contraddizione totale, vitale e spirituale. Contraddizione nell&#8217;essere che pensa. Peccato dello spirito contro lo Spirito.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Cos\u00ec facevano quei pagani di Roma che, rifugiati nelle chiese per sfuggire ai colpi dei barbari, profittavano della sicurezza che loro concedeva il Dio dei cristiani, per bestemmiare contro di Lui. Per avere il diritto di negare Dio senza contraddirsi, bisognerebbe potere e, al tempo stesso, cessare di volere e di pensare. Bisognerebbe cessare di parlare.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Non si potrebbe, senza distruggere lo spirito stesso, troncare il suo perpetuo riferimento all&#8217;Assoluto; all&#8217;Assoluto pensato come reale. Non si pu\u00f2 sopprimere \u00abquesto primo rapporto con l&#8217;essere che le filosofie del progresso o della totalit\u00e0 trascurano sempre\u00bb. Non si pu\u00f2, senza chiudersi a ogni vera filosofia, disconoscere questa &#8216;esperienza fondamentale&#8217; che \u00e8 la presenza non concettuale dell&#8217;essere alla coscienza, comune al filosofo e a tutti gli esseri.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abNon avendo principio, Dio non potrebbe essere affermato in virt\u00f9 di un principio distinto da Lui\u00bb (P. Scheuer).&quot;<\/em><\/p>\n<p>Abbiamo riportato per esteso questa pagina per la sua estrema pregnanza e chiarezza concettuale: questo \u00e8 un esempio di rigore logico accompagnato da limpida consapevolezza del giusto rapporto che si deve instaurare fra uomo, Dio e mondo. Il lettore abbia la bont\u00e0 di rileggerla: si accorger\u00e0 che vi \u00e8, in germe, la risposta all&#8217;angoscia fondamentale del mondo moderno, ossia una nostalgia dell&#8217;essere accompagnata dalla sua costante, programmatica soppressione dal livello della coscienza e della volont\u00e0. La crisi del mondo moderno \u00e8 tutta qui: nella negazione o nella rimozione dell&#8217;essere, nel comportarsi <em>come se<\/em> si trattasse di un&#8217;esigenza storicamente superata, propria delle societ\u00e0 &quot;mitologiche&quot;, ma di cui l&#8217;<em>homo tecnologicus<\/em> non ha pi\u00f9 bisogno, anzi da cui <em>deve<\/em> emanciparsi per non restare un eterno bambino, per divenire adulto (Freud).<\/p>\n<p>Per de Lubac, la verit\u00e0 di Dio non \u00e8 una verit\u00e0 qualunque, una verit\u00e0 fra le altre. Essa \u00e8 <em>la<\/em> verit\u00e0 che fonda ogni altra verit\u00e0, e senza la quale ogni verit\u00e0 diventa una verit\u00e0 parziale e incoerente che, se ardisce elevarsi al livello del sapere oggettivo, si deforma in una immagine caricaturale e blasfema della verit\u00e0 <em>reale.<\/em> N\u00e9 il razionalismo n\u00e9 l&#8217;irrazionalismo possono darci una visione adeguata della realt\u00e0:<\/p>\n<p><em>&quot;Dio non \u00e8 un essere particolare, che tiene il suo posto tra gli altri, all&#8217;interno o all&#8217;inizio di una serie. Dio non \u00e8 il primo anello nella catena degli esseri. Contro ogni razionalismo, contro ogni disprezzo delle certezze razionali, dobbiamo riconoscere che Dio \u00e8 la realt\u00e0 che domina, avvolge e misura il nostro pensiero, e non il contrario. Egli \u00e8 la realt\u00e0 che rende il nostro pensiero cos\u00ec grande, sicuro di s\u00e9 e assoluto nel suo atto regale di giudicare, e, nello stesso tempo, cos\u00ec necessariamente sottomesso.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;In breve, bisogna prendere sul serio la realt\u00e0 di Dio. Bisogna riconoscere in tutto il suo valore la trascendenza di Dio.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Non si creda, per\u00f2, che Dio, una volta rivelatosi nella coscienza, vi si mantenga come u a qualsiasi altra verit\u00e0 di ordine razionale. Lo scandalo della fede \u00e8 appunto questo: un dover ogni volta disperare, ogni volta ricominciare; un vedersi sfuggire come vapore quella certezza che si credeva conquistata una volta per tutte.<\/p>\n<p><em>&quot;Perch\u00e9 lo spirito, quando ha trovato Dio, conserva ancora o scopre sempre il sentimento di non averlo trovato? Perch\u00e9 questo peso d&#8217;assenza, anche nella presenza pi\u00f9 intima? Perch\u00e9 questa invincibile oscurit\u00e0 di Colui che \u00e8 tutta luce? Perch\u00e9 questo muro o questo vuoto spalancato? Perch\u00e9 questo tradimento di tutte le cose, che subito dopo averci mostrato Dio, di nuovo ce Lo nascondono?<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;C&#8217;\u00e8 la tentazione di soccombere a questo scandalo, tanto pi\u00f9 disperato quanto pi\u00f9 si era creduto in un primo momento di aver trovato; tentazione di negare la luce, poich\u00e9 il velo ridiventa opaco o gli occhi accecati; tentazione di stanchezza, dopo lo sforzo di un cammino che riconduce sempre al punto di partenza&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Per altri c&#8217;\u00e8 la tentazione inversa che raggiunge quella di tutti i &#8216;mezzi sbrigativi&#8217;: l&#8217;illusione cio\u00e8 di chi si persuade che non vi sia pi\u00f9 che da lacerare un velo sottile perch\u00e9, alla fine, la Presenza appaia; che non abbia che rivolgere il suo sguardo all&#8217;interno, a fissare il punto luminoso che rischiara tutti i suoi pensieri, per godere della vista del suo Dio; che gli basti essrre perper possedere l&#8217;Essere&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00c8 una sottovalutazione dell&#8217;ostacolo, una serenit\u00e0 troppo presto acquisita, una confusione della pallida chiarezza dell&#8217;essere con la luce divina&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Perch\u00e9, Signore, tali ambiguit\u00e0? Perch\u00e9 sorgono nell&#8217;anima tali oscillazioni e tali dispute? Perch\u00e9 tanti slanci contraddittori e vani? \u00abPerch\u00e9 questo?\u00bb.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Questo \u00e8 l&#8217;aspetto &quot;esistenzialista&quot;, se cos\u00ec lo vogliamo chiamare, che rende l&#8217;opera di de Lubac cos\u00ec commovente e cos\u00ec vicina alla nostra sensibilit\u00e0 moderna. Dio \u00e8 il fondamento di ogni conoscenza e di ogni verit\u00e0, ma ci\u00f2 non significa che basti riconoscerLo per goderne il possesso definitivo. Dio si offre e si nega, ci viene incontro ma si sottrae quando crediamo d&#8217;averlo con noi per sempre: vuole sempre essere riconquistato, ci elude per metterci continuamente alla prova, come un amante appassionato, ma anche esigente. N\u00e9 potrebbe essere diversamente, datolo scarto ontologico fra Lui e le creature. L&#8217;unica cosa che di Lui possiamo avere costantemente \u00e8 il senso di vuoto e d&#8217;inadeguatezza, in definitiva la Sua assenza; la presenza \u00e8 un evento luminoso e confortante, ma mai definitivo. Per questo l&#8217;umanit\u00e0 \u00e8 e sar\u00e0 sempre in cammino, come i nomadi del deserto, come la cerva che anela ai rivi delle acque: assetata di Lui, della Sua pienezza, del Suo splendore, mai per\u00f2 del tutto appagata, anzi spesso turbata e confusa, incerta sulla strada da seguire, timorosa di cader vittima di qualche miraggio. L&#8217;essere che sentiamo arderci nel cuore e straziarlo con la nostalgia dell&#8217;Assoluto, non \u00e8 ancora l&#8217;Essere capace di placare ogni ansia, di spegnere ogni sete. Siamo tuttora in cammino, umanit\u00e0 pellegrinante che si affida alla guida di una Stella cometa che, spesso, si sottrae alla vista fra le nubi di un cielo mutevole.<\/p>\n<p>La filosofia \u00e8 lo sforzo del pensiero di risalire a quella sorgente perenne, a quel bene infinitamente prezioso verso cui ogni cosa tende. Ma, prima di articolare un qualunque ragionamento, essa muove da quel centro immobile che \u00e8 in fondo alla coscienza, a quell&#8217;idea di Dio che precede ogni altra nostra idea formulata concettualmente, compresa l&#8217;idea stessa del divino. Perci\u00f2 la nostra umanit\u00e0, per ritrovarsi nel suo senso pi\u00f9 profondo, deve preventivamente dire s\u00ec a quella scintilla divina che \u00e8 gi\u00e0 entro di essa; deve <em>affermare<\/em> Dio prima ancora di organizzare ed elaborare qualsiasi ragionamento sulla Sua esistenza.<\/p>\n<p><em>&quot;Soltanto dopo aver posto una prima affermazione di Dio &#8211; affermazione ancora implicita, insita in ciascuno dei nostri giudizi d&#8217;esistenza po di valore e per conseguenza coestensiva a ogni nostra attivit\u00e0 spirituale, congenita allo spirito &#8211; noi possiamo tentar di raggiungerla, nella nostra vita cosciente, facendo opera di logica per mezzo di un ragionamento. Soltanto dopo essere giunti al possesso dell&#8217;idea di Dio contenuta in questa affermazione implicita, noi possiamo cercare di rappresentare qualche cosa per la sola via che ci si offre: la via dei concetti. \u00c8 la fase prima e sotterranea ,inavvertita ma determinante, della vita dello spirito. Prima di ogni ragionamento esplicito come prima di ogni concetto oggettivo e per permettere al proprio soggetto il loro uso indispensabile, Dio deve essere gi\u00e0 presente allo spirito, nel quale va segretamente affermato e pensato. Prima di esservi &#8216;identificato&#8217; con qualche atto cosciente, deve esistere nello spirito una certa &#8216;abitudine di Dio&#8217;.&quot;<\/em><\/p>\n<ol start=\"3\">\n<li><em>LA PROVA DI DIO.<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p><em>&quot;Per molti Dio \u00e8 un&#8217;opinione, o, se si consente a parlare di certezza nei suoi riguardi, non si tratta -precisiamo quasi a maniera di scusa &#8211; che d&#8217;una certezza di sentimento, strettamente personale.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Per noi, egli \u00e8 oggetto di prova. Su questo punto, del resto, la Chiesa cattolica s&#8217;\u00e8 pronunziata pi\u00f9 d&#8217;una volta, aiutando la ragione di quelli che si fidano di essa a riprendere fiducia in s\u00e9, stimolandola contro il pericolo della &#8216;rinunzia metafisica&#8217;: l&#8217;insidia del nostro tempo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Il movimento che ci porta fino a Dio al di l\u00e0 della creazione &#8216;visibile&#8217; e &#8216;invisibile&#8217; appoggiandosi su di essa, non \u00e8 soltanto uno slancio del cuore, tutt&#8217;al pi\u00f9 ammantato da un&#8217;opinione intellettuale. Per quanto personale possa essere -e debba essere &#8211; in ciascuno di noi esso ha valore universale. Una<\/em> demonstratio <em>ne pu\u00f2 tracciare l&#8217;itinerario ,analizzarne il meccanismo essenziale, determinarne l&#8217;energia, distinguervi tappe, valevoli per tutti gli spiriti.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Per\u00f2, come ci sono diverse specie di oggetti, cos\u00ec ci sono diverse specie di prove.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Tutte le volte che una prova non si limita a sviluppare il contenuto racchiuso in un concetto, ogni volta ch&#8217;essa segna un progresso reale raggiungendo un oggetto del tutto nuovo, il dinamismo dell&#8217;intelligenza che elabora questa prova implica una finalit\u00e0. Lo spirito si trova allora &#8216;commisurato&#8217; all&#8217;oggetto in questione, dal quale gi\u00e0 in anticipo specificato. Il legame che unisce l&#8217;uno all&#8217;altro non ha nulla di accidentale. Ci\u00f2 significa che un tale oggetto, precisamente in cagione della novit\u00e0 di cui sar\u00e0 portatore, si trova gi\u00e0 presente allo spirito con una misteriosa presenza, come con una presenza in germe. Afferrarlo al termine del processo logico, captarlo per cos\u00ec dire in una rete di forme oggettive, sar\u00e0 dunque, in un certo senso, &#8216;riconoscerlo&#8217;. Dimostrare ,in questo caso, significa rendersi conto&#8217;, si &#8216;scopre&#8217; ci\u00f2 che era.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Quanto pi\u00f9 ci\u00f2 \u00e8 vero nel caso della prova di Dio! Il finalismo, essenziale all&#8217;intelligenza che penetra in un nuovo dominio, \u00e8 allora doppiamente unico. Infatti, in tutti gli altri casi, noi consideriamo ancora un oggetto del nostro mondo, del mondo della nostra esperienza, ancorch\u00e9 esso si trovi ancora al di l\u00e0 delle conquiste attuali della nostra esperienza. Al contrario, quando si tratta di Dio, a proposito del quale le parole stesse di oggetto e di esistenza assumono un significato trascendente, si tratta di quell&#8217;Essere che \u00e8 la sorgente del mio essere, \u00abpi\u00f9 me stesso di me\u00bb. Quanto pi\u00f9 alto di tutti gli altri, e quanto pi\u00f9 intimo!&quot;.<\/em><\/p>\n<p>Per de Lubac, non vi \u00e8 eterogeneit\u00e0 fra lo slancio mistico dell&#8217;anima verso Dio e la ricerca razionale del filosofo: entrambi tendono verso un centro fondamentale, un &quot;contenuto latente&quot; dell&#8217;anima che si ha quasi paura di turbare.<\/p>\n<p>In fatto di prove dell&#8217;esistenza di Dio, la migliore \u00e8 sempre quella classica: <em>Aliquid est, ergo Deus est.<\/em> E Dio non \u00e8 il primo anello di una catena, ma la ragione sufficiente di tutto l&#8217;esistente. Bellissime le riflessioni del Nostro sul concetto del <em>divenire<\/em> su quello di <em>progresso,<\/em> bandiera di una modernit\u00e0 che ha smarrito il senso dell&#8217;essere.<\/p>\n<p><em>&quot;Il Divenire, di per s\u00e9, non ha senso; scorre, svanisce senza realmente divenire. \u00c8 un altro nome dell&#8217;assurdo. Ora, senza una Trascendenza, cio\u00e8 un Assoluto presente, gi\u00e0 stabilito al centro della realt\u00e0 che diviene, non dipendente da essa, essendo questo Assoluto che la lavora, l&#8217;attira, la polarizza, la fa veramente avanzare, non vi pu\u00f2 essere indefinitamente che divenire, ameno che una catastrofe non venga a mettere una fine violenta a tutto, e che l&#8217;assurdo non ritrovi da ultimo, se cos\u00ec si pu\u00f2 dire, la verit\u00e0 del suo essere, divenendo senza equivoco il nulla&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ogni divenire \u00e8 causato dall&#8217;Essere. Ogni divenire \u00e8 orientato verso l&#8217;Essere. Il divenire non pu\u00f2 essere pensato che all&#8217;Essere.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;L&#8217;idea di Progresso, che magnifica il divenire e in qualche modo l&#8217;ipostatizza, \u00e8 una delle pi\u00f9 vane che gli uomini abbiano forgiato. Poich\u00e9 il progresso divinizzato non \u00e8 soltanto, come giustamente fu scritto, una &#8216;corsa senza timore&#8217; bens\u00ec \u00e8 una corsa senza meta, anzi una corsa che si svia senza neanche realmente correre. Sopprimere il termine \u00e8 sopprimere la direzione della corsa. \u00c8 far \u00abbalenare agli occhi dell&#8217;individuo straziato e asservito un di l\u00e0 astratto che gli sfugge a misura che egli crede di accostarvisi\u00bb. \u00c8 sopprimere il progresso.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abFar sparire la perfezione assoluta \u00e8 far sparire ogni idea di perfezionamento\u00bb.Nessun superamento reale senza asse n\u00e9 termine; nessun progresso reale senza &#8216;passaggio al limite&#8217;. &quot;<\/em><\/p>\n<p>Per de Lubac, se vi \u00e8 divenire, se vi \u00e8 progresso possibile, allora deve anche esserci compimento. Diceva il grande poeta Paul Claudel: <em>\u00abTogliete la fine del mondo (che ne \u00e8 pure il principio) e non v&#8217;\u00e8 pi\u00f9 s\u00e9guito nelle cose, ma solo il caos che vi getta nella disperazione e a cui il vecchio Tathagata preferiva il nulla\u00bb.<\/em> Contro la disperazione del Caos finale, del fallimento assoluto, vi \u00e8 un punto alfa che \u00e8 anche il punto omega, e quel punto \u00e8 Dio.<\/p>\n<p>Illuminanti anche le riflessioni dell&#8217;Autore sulla distorsione del razionalismo, laddove egli bene distingue fra le istanze della ragione, che sono legittime e naturali, e quelle, appunto, del razionalismo, che smarriscono completamente il senso iniziale della ricerca umana, che \u00e8 sempre, per essere veramente tale, ricerca dell&#8217;essere.<\/p>\n<p><em>&quot;Tutto il male viene dall&#8217;illusione iniziale, cio\u00e8 dalla persuasione, non vagliata dalla critica, che non vi sia che da progredire nella conoscenza del mondo cominciando dai suoi primi dati, senza ritorno riflessivo, che l&#8217;occhio dello spirito deve prolungare in qualche modo indefinitamente lo sguardo dei sensi, anche quando sembra, con la scienza, passarlo al vaglio ,per scoprire l&#8217;essere sotto la sua apparenza, che bisogna ammassare l&#8217;oggetto, confuso con l&#8217;essere, come un tesoro, scavarlo per trovarvi l&#8217;alimento, custodirlo per bearsene. In una parola, tutto il male viene dall&#8217;illusione che non vi \u00e8 mai altro se non sistemarsi meglio, se non ingolfarsi pi\u00f9 a fondo in questo mondo&#8230;&quot;<\/em><\/p>\n<p>Sia il Sapere assoluto, delirio di onnipotenza del razionalismo, sia l&#8217;Intuizione assoluta, vaneggiamento (secondo de Lubac) di un mondo che si dissolve da s\u00e9 medesimo, ripugnano alla retta via dello spirito. Ma allora, verso dove dobbiamo muovere i nostri passi, che cosa cercare, su che cosa fondarci?<\/p>\n<p><em>&quot;Lo spirito umano potrebbe assimilarsi a una pianta. Il fine della pianta \u00e8, assimilando gli elementi che attinge dal di fuori, quello di vivere, di divenire se stesso. Il fine dello spirito, facendosi autonomo intendimento per assimilare il sensibile, non \u00e8 di perdersi negli elementi che da ogni parte gli si offrono, n\u00e9 di costruire con esso l&#8217;edificio perfetto del sapere: \u00e8 di divenire se stesso, \u00e8 di vivere. E la sua vita \u00e8 il possesso di s\u00e9 -e di ogni cosa &#8211; nella luminosa dipendenza da Dio.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Dio, per de Lubac come per S. Tommaso, \u00e8 naturalmente conosciuto da tutti, ma non tutti lo riconoscono. Cos\u00ec, ad es., quando Pietro sta venendo verso di me, \u00e8 Pietro quell&#8217;essere che io mi vedo venire incontro, anche se ancora non so che \u00e8 lui. Ora, la meraviglia sta proprio nel fatto che, quando vedo Dio per la prima volta, io <em>lo riconosco.<\/em> Per es., quando conosco che \u00e8 Dio colui che pu\u00f2 rendere felice lamia anima, io conosco al tempo stesso che Dio coincide con quella felicit\u00e0 che sempre inseguo nella mia vita, riponendola per\u00f2 nel possesso di oggetti ingannevoli.<\/p>\n<p>Anche la prova ontologica di Anselmo d&#8217;Aosta presenta un limite intrinseco: l&#8217;esistenza non \u00e8 un predicato, non \u00e8 una perfezione dell&#8217;essenza. Da un punto di vista esclusivamente intellettuale, la &quot;prova&quot; di S. Anselmo non afferma altra cosa che la capacit\u00e0 del pensiero di affermare se stesso, come quella cosa che non pu\u00f2 essere sorpassata, il limite estremo oltre il quale il pensiero stesso non pu\u00f2 andare. Ma Dio non \u00e8 u oggetto come lo sono gli altri.<\/p>\n<p><em>&quot;Egli non pu\u00f2 essere, se \u00e8, che l&#8217;oggetto totale e la Verit\u00e0 totale, che investono tutto lo spirito. Ora, respingendo<\/em> una <em>verit\u00e0 particolare, si accoglie solamente<\/em> una <em>assurdit\u00e0, mentre respingendo la Verit\u00e0 totale s&#8217;introduce nel contempo in se stessi l&#8217;assurdit\u00e0&quot;<\/em><\/p>\n<p>Citando Maritain, l&#8217;Autore afferma che la conoscenza di Dio \u00e8 &quot;doppiamente naturale&quot;, frutto di una appercezione dell&#8217;essere, e decisamente pi\u00f9 profonda di ogni processo logico scientificamente sviluppato. Dopo aver passato velocemente in rassegna la posizione di alcuni filosofi moderni nei riguardi delle prove dell&#8217;esistenza di Dio, de Lubac conclude:<\/p>\n<p><em>&quot;Checch\u00e9 alcuni ne pensino, in tale questione su Dio non \u00e8 mai la prova che manca. Si tratta di gusto! Ha perduto, almeno in apparenza, il gusto di Dio: ecco la diagnosi pi\u00f9 triste e allarmante sulla nostra epoca. L&#8217;uomo a Dio preferisce se stesso, sviando il moto che lo conduce a Lui o, non potendolo, accanendosi a interpretarlo falsamente. S&#8217;immagina cos\u00ec di aver liquidato le prove; si affida alle critiche e non sa spingersi pi\u00f9 oltre. Si allontana da ci\u00f2 che rischierebbe di convincerlo. Se tornasse il gusto, siamo sicuri che le prove ricomparirebbero presto agli occhi di tutti pi\u00f9 chiare della luce del giorno, com&#8217;esse sono effettivamente se ben si guarda alla loro anima.<\/em><\/p>\n<p>E conclude citando una bella similitudine di Origene:<\/p>\n<p><em>&quot;Ogni terra possiede acque, ma il Filisteo, i cui gusti sono terrestri, non sapeva trovare acqua in tutta la terra. Egli non sa trovare in qualsiasi anima la ragione e l&#8217;immagine di Dio.&quot;<\/em><\/p>\n<ol start=\"4\">\n<li><em>LA CONOSCENZA DI DIO.<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p><em>&quot;il creato, attraverso il quale Dio si rivela, non \u00e8 solo la sua opera, ma \u00e8 la sua creatura; non \u00e8 solo una cosa che Dio ha tratto dal nulla, nella sua potenza, ma, proprio per questo, \u00e8 un essere che non \u00e8 e non vive se non della vita e dell&#8217;essere che riceve incessantemente dal suo Autore. O piuttosto (&#8230;) l&#8217;universo non vive e non esiste che in Dio.<\/em> In Eo vivimus et sumus.<\/p>\n<p><em>&quot;Dio, che \u00e8 &#8216;il suo proprio essere,&#8217; \u00e8 al tempo stesso &#8216;l&#8217;essere di tutti&#8217;. Incomprensibile, inaccessibile, egli \u00e8 nel contempo intimo e vicino. &#8216;Principio e radice di ogni creatura&#8217; \u00e8 l&#8217;Essere presente per eccellenza.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Dappertutto dunque, attraverso il mondo, Dio viene a noi, ed il suo Essere ci incalza. Noi dovremmo poterlo incontrare dappertutto e riconoscerlo ovunque; sia che consideriamo il &#8216;gran mondo&#8217; o il&#8217; piccolo mondo&#8217;, il cosmo che ci circonda o il nostro proprio spirito, tutto il reale che ci si offre \u00e8, per tutto se stesso e anzitutto per la sua sola esistenza, il simbolo o il segno di Dio.(&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Dio non \u00e8 mai venuto direttamente senza un segno; ma attraverso il mondo, sebbene oscuramente, Dio si manifesta dappertutto. Ogni creatura \u00e8, per se stessa, una teofania. Tutto \u00e8 pieno di tracce, di impronte, di vestigia, di enigmi. Da ogni parte escono i raggi della Divinit\u00e0. Tutto stilla dell&#8217;unica Presenza. \u00abPer un occhio puro e uno sguardo attento tutte le cose diventano trasparenti\u00bb (P. Claudel). &quot;<\/em><\/p>\n<p>ma allora, si potrebbe chiedere, come va che noi non riusciamo a vedere quella Presenza, oppure la scorgiamo cos\u00ec raramente e confusamente? Qui torniamo al tema affrontato nell&#8217;ultima parte del capitolo precedente: la modernit\u00e0 ha perduto il &quot;gusto di Dio&quot;, si \u00e8 autocentrata, disconoscendo il suo legame strutturale con il proprio Creatore. Si \u00e8 dotata di un sapere scientifico che, perfettamente lecito in s\u00e9, ha preteso di procedere di causa in causa, senza pi\u00f9 riconoscere la sua dipendenza ontologica dalla Causa prima, che rende possibili stesse operazioni del pensiero e che fonda ogni conoscenza certa. La scienza ha voluto sostituirsi alla contemplazione dell&#8217;Essere, col risultato che \u00e8 divenuta d&#8217;impaccio alla verit\u00e0 non meno dell&#8217;ignoranza. Nemesi terribile di una ragione che, inorgoglitasi di s\u00e9 stessa, e delle proprie conquiste, si \u00e8 accecata di fronte alla pi\u00f9 evidente delle verit\u00e0: la presenza del divino che permea e sostanzia tutto il nostro piano di realt\u00e0.<\/p>\n<p>&quot;<em>Se in noi la scienza fa torto alla contemplazione quanto l&#8217;ignoranza; se lo sguardo del nostro spirito si arresta alla scorza del mondo, se non vi scorge nulla di sacro o se al contrario vede il mondo &#8216;pieno di dei&#8217;, l&#8217;errore \u00e8 dovuto a qualche malattia del nostro sguardo. Infatti &#8211; e non \u00e8 che fin troppo vero &#8211; il mondo ci nasconde Dio molto pi\u00f9 di quanto non ce lo riveli. Tutte le cose sono per noi divenute opache. &quot;<\/em><\/p>\n<p>Dio, dunque, si rivela e al tempo stesso si vela attraverso le cose da Lui create: mistero struggente, che strappa a de Lubac una pagina che \u00e8, al tempo stesso di altissima poesia e di profonda meditazione filosofica:<\/p>\n<p><em>&quot;Se Dio si sottrae, \u00e8 proprio nella sua presenza. La sua trascendenza non ha alcun carattere di una relegazione fuori del mondo: essa \u00e8 tutto il contrario di un&#8217;assenza. Ogni creatura Lo rivela con l&#8217;essere stesso che prende a prestito da lui, gridando che essa non \u00e8 lui. \u00c8 il mistero che non cessa, nella sua oscurit\u00e0, di essere luce; il vuoto a cui esso obbliga \u00e8 la forma della sua Pienezza.(&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Il Dio nascosto, il Dio misterioso, non \u00e8 il Dio lontano, il Dio assente: \u00e8 sempre il Dio vicino.&quot;<\/em><\/p>\n<p>E ancora, citando H. Paissac, dal saggio <em>Le Dieu de Sartre<\/em> (1950):<\/p>\n<p><em>&quot;Le cose vogliono dire Dio, e non lo dicono; nessuno pu\u00f2 dirlo, se non Lkui stesso. Anche lo spirito vuol dire Dio e non vi giunge mai. Ma esso afferma la propria esistenza, come la presenza di un limite inafferrabile verso cui fugge incessantemente il mondo desideroso di esistere:, come un ostacolo meraviglioso che non si vede ancora, ma che un segnale previsto annunzia e disegna in anticipo. Lo spirito porta solamente nei recessi della sua struttura come un presentimento del fine, poich\u00e9 pur esso \u00e8 costruito e lanciato nel senso di Dio e pu\u00f2 prenderne coscienza. Ma questa coscienza non \u00e8 quasi nulla, se le cose del mondo non vengono a far segno.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Una prima maniera di conoscere Dio \u00e8 quella che si realizza nell&#8217;etica, anche indipendentemente dal sentimento legato ad una religione specifica. Quanto, per\u00f2, all<em>&#8216;imperativo categorico<\/em> di Kant, al <em>tu devi<\/em> come fondamento della legge morale, de Lubac osserva che, certo, il riconoscimento della legge morale \u00e8 una forma di religiosit\u00e0 anche se viene da un ateo, ma ad una condizione.<\/p>\n<p><em>&quot;Se, nella conoscenza del dovere, Dio \u00e8 gi\u00e0 in qualche modo conosciuto, anche da colui che non sapesse vederlo e che si credesse ateo, si pu\u00f2 dire, nell&#8217;adempimento di questo dovere, Egli \u00e8 gi\u00e0, in qualche modo, trovato e posseduto.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ci\u00f2 non si pu\u00f2 tuttavia dire che ad una condizione precisa. Vi sono infatti due modi di riconoscere il dovere e di conseguenza di adempierlo. Affinch\u00e9 la conoscenza e il possesso di Dio che comportano la conoscenza e l&#8217;adempimento del dovere non restino puramente implicite, bisogna che il dovere sia riconosciuto non come una legge puramente formale, alla maniera kantiana, ma come<\/em> l&#8217;esigenza del Bene. <em>Solo allora l&#8217;astrazione della &#8216;Legge naturale&#8217; \u00e8 superata e cede il posto al Dio reale, anche in chi non sa ancora nominarLo.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Eppure, per quanto sforzi faccia la mente umana per avvicinarsi all&#8217;idea di Dio, essa si vede sempre, continuamente respinta. Pu\u00f2 bens\u00ec formulare delle prove razionali, mai il dubbio torna a risorgere, insistente; perch\u00e9 la ragione non si accontenta delle dimostrazioni puramente formali; essa, e con lei tutto il nostro spirito, hanno sete di un certezza assoluta, radicale, ed anelano a una prova che non sia soltanto logica, ma esistenziale. In un passo di sapore quasi esistenzialista, e che sembra riecheggiare la polemica di Kierkegaard contro l&#8217;astrattezza del sistema hegeliano in nome dei diritti e delle esigenze della vita concreta, de Lubac rivendica la necessit\u00e0 di un possesso dell&#8217;idea di Dio che non soddisfi unicamente il pensiero logico, ma che recepisca il bisogno di concretezza della vita spirituale. Ma l&#8217;essere umano, con le proprie forze, non potr\u00e0 mai giungere a tanto: ed allora, nello scacco apparente dei suoi sforzi verso Dio, che Dio stesso muove in suo soccorso, e sopperisce alla sua limitatezza con generosit\u00e0 sovrabbondante. Egli allora offre all&#8217;uomo il dono dello Spirito, che \u00e8 accessibile a tutti e non solo, come accade sul piano della ricerca filosofica, ai sapienti<\/p>\n<p><em>&quot;Non sembra dunque che l&#8217;uomo debba oscillare incessantemente tra questi due poli, senza trovare mai un porto sicuro dove fissare la propria inquietudine? La ragione pu\u00f2 restare serena, con la sua prova intatta: ma l&#8217;uomo, l&#8217;uomo che ragiona, \u00e8 perplesso. Il problema teorico in linea di diritto ,pu\u00f2 venire risolto, le apparenze contrarie, sormontate: resta per\u00f2 un problema pratico, fondamentale, il problema dell&#8217;uso dell&#8217;idea di Dio nella vita spirituale.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Allora, o meraviglia!, interviene il Dono di Dio, secondo dono, perch\u00e9 il primo dono, la prima premura non era altro che lo spirito, l&#8217;affermazione stessa.(&#8230;) La sua azione appartiene ad un altro ordine, che viene ad assicurare allo spirito, senza togliergli lo slancio, il possesso tranquillo del suo oggetto. Viene a porre un termine al suo turbamento. Spiega senza sforzo una situazione che sembrava inestricabile, proprio perch\u00e9 esso \u00e8 \u00abdi un altro ordine, quello soprannaturale\u00bb Esso introduce in noi come una nuova dimensione la vita di carit\u00e0, facendoci partecipare alla vita stessa di Dio, fornisce per ci\u00f2 stesso come un contenuto spirituale alla nostra idea di Dio.(&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Anche dopo che la logica ci ha costretti ad affermare che Egli esiste, il suo mistero resta inviolato. La nostra ragione non penetra in Lui. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Spiriti creati, siamo uno slancio verso l&#8217;Assoluto! (&#8230;) E in questo stesso slancio, l&#8217;Assoluto ci si fa conoscere.&quot;<\/em><\/p>\n<ol start=\"5\">\n<li><em>LA INEFFABILITA&#8217; DI DIO.<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p><em>&quot;Ecco che cosa \u00e8 Dio: un infinito di intelligibilit\u00e0. L&#8217;incomprensibile \u00e8 il contrario dell&#8217;intelligibile. Pi\u00f9 si penetra nell&#8217;infinito e pi\u00f9 si comprende che esso ci sorpassa, e che non lo afferreremo mai.(&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;L&#8217;infinito non \u00e8 una somma di elementi finiti, e quello che ne comprendiamo non \u00e8 dunque un lembo sottratto, per cos\u00ec dire, a ci\u00f2 che resterebbe da comprendere. L&#8217;intelligenza dunque non distrugge e neanche intacca il mistero:, essa non lo diminuisce in nulla, non &#8216;ha mordente&#8217; su esso, ma lo approfondisce. Essa entra in lui, e lo scopre sempre meglio come tale.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Ed ecco una immagine plastica che rende, meglio di ogni ragionamento, per mezzo di una similitudine, la natura dello sforzo dello spirito umano, che si protende con tutte le sue forze verso la conoscenza di Dio:<\/p>\n<p><em>&quot;Lo spirito, che si sforza di &#8216;comprendere&#8217; Dio, non \u00e8 paragonabile all&#8217;<\/em>avaro<em>, che che ammucchia una quantit\u00e0 di oro &#8211; una somma di verit\u00e0 &#8211; sempre pi\u00f9 considerevole. E neppure rassomiglia all&#8217;<\/em>artista<em>, che riprende sempre da capo un abbozzo per renderlo ogni volta meno imperfetto e per riposarsi finalmente nel godimento estetico della sua opera. \u00c8 piuttosto come il<\/em> nuotatore<em>, che per tenersi sui flutti, avanza nell&#8217;oceano costretto a respingere una nuova onda a ogni bracciata. Esso scarta, incessantemente, le rappresentazioni che si riformano sempre, ben sapendo che lo portano, ma che arrestarsi significherebbe perire.&quot;<\/em><\/p>\n<p>In questo capitolo, de Lubac si cimenta veramente con uno dei temi filosoficamente pi\u00f9 difficili che si possano dare: tentare di esprimere l&#8217;ineffabilit\u00e0 di Dio, ossia una contraddizione in termini. Eppure, egli afferma, il fatto che Dio sia ineffabile non significa che di Lui non sia possibile affermare nulla: Dio, infatti, \u00e8 l&#8217;Ineffabile, non l&#8217;Inconoscibile. Ma i concetti umani, tutti i concetti umani, sono inadeguati a coglierne l&#8217;essenza e ancor pi\u00f9 ad esprimerla; per cui &#8211; con S.Alberto magno &#8211; <em>\u00abl&#8217;Innominabile \u00e8 il pi\u00f9 bello di tutti i suoi nomi, poich\u00e9 lo pone di colpo al di sopra di tutto ci\u00f2 che si potrebbe tentare di dire di Lui\u00bb.<\/em> Ora, se l&#8217;essere \u00e8, in quanto tale, indefinibile, anche il movimento con cui lo spirito cerca di coglierlo nel suo palpito segreto \u00e8 al di sopra (o al di sotto) di ogni processo logico analizzabile.<\/p>\n<p>E qui, citando mistici cristiani come Angela da Foligno e Mestro Eckhart, ma anche avvicinandosi (forse inconsapevolmente) a certe concezioni orientali e specialmente buddhiste, Henri de Lubac tenta di esprimere l&#8217;Ineffabile con un audace sforzo concettuale che ci porta, smarriti, fin sulle soglie di un abisso strano, impensato, ove ogni punto di riferimento abituale pare scomparso e la nostra mente vacilla davanti a intuizioni che sono troppo al di l\u00e0 sia del pensiero razionale che di quello immaginativo.<\/p>\n<p><em>&quot;In realt\u00e0, Colui che chiamiamo l&#8217;Essere e che altri, correggendosi per\u00f2 subito, non hanno temuto di chiamare paradossalmente il &#8216;Nulla assoluto&#8217;, il &#8216;Niente&#8217;, &#8216;il puro e nudo Nulla&#8217;, il &#8216;Nulla eterno&#8217;, non \u00e8 rappresentato, a rigor di termini, dal concetto di essere pi\u00f9 che da qualsiasi altro concetto. Si pu\u00f2 certamente dire &#8211; e talvolta si dovr\u00e0 anche dire per non svegliare l&#8217;errore in intelligenze non provvedute &#8211; che i nomi che diamo a Dio, e anzitutto il nome di &#8216;Essere&#8217; ce Lo rappresentano in qualche modo, sebbene assai imperfettamente. Ma se si vuole andare sino all&#8217;estremo dell&#8217;esattezza non si potr\u00e0<\/em> [<em>non<\/em>: nota nostra] aggiungere <em>che l&#8217;essenza divina non ha in noi una rappresentazione propriamente detta e che non vi \u00e8 un sol nome che, applicato a Dio, Lo possa significare &#8216;quidditivamente&#8217;<\/em><\/p>\n<p>Noi riceviamo, incessantemente &#8211; dice ancora de Lubac &#8211; una ragione superiore a noi; partecipiamo a una Luce che viene molto dall&#8217;alto. I nomi che tentiamo di dare a Dio, non sono che poveri balbettii della nostra ignoranza, ma Egli \u00e8 altra cosa da essi.<\/p>\n<p><em>&quot;Non si deve dire: Dio non \u00e8 buono; \u00e8 incomprensibile; ma bisogna piuttosto dire: Dio \u00e8 la Bont\u00e0 stessa, ed \u00e8 appunto tale Bont\u00e0 che io non posso comprendere. Non si deve dire: Dio non \u00e8 Padre, Egli \u00e8 Abisso; ma si deve dire. Egli \u00e8 un Abisso di Paternit\u00e0.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Le due formule fondamentali che si possono adoperare per tentare di esprimere l&#8217;Ineffabilit\u00e0 di Dio sono: <em>Egli \u00e8<\/em> (\u00e8 l&#8217;Esistere stesso); e <em>Egli \u00e8 colui che ama di essere<\/em>.<\/p>\n<ol start=\"6\">\n<li><em>LA RICERCA DI DIO.<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p>Questo capitolo verte sulla contraddizione fra l&#8217;umana sete di conoscenza di Dio e la sua strutturale impossibilit\u00e0 di soddisfarla. In particolare, de Lubac prende in considerazione il gigantesco sforzo speculativo profuso da S. Tommaso d&#8217;Aquino, la cui ricerca \u00e8 tutta una ricerca di Dio. Ora, da un lato S.Tommaso sostiene che <em>\u00abl&#8217;intelligenza desidera naturalmente di conoscere Dio in se stesso\u00bb,<\/em> dall&#8217;altro che <em>\u00abNoi non conosciamo Dio, ma solo il rapporto che ogni cosa ha con Lui\u00bb.<\/em> Sublime contraddizione, che scaturisce dal fatto che nello sforzo di S. Tommaso confluiscono le qualit\u00e0 del mistico e quelle del filosofo: due diverse maniere (ma provenienti dall&#8217;unit\u00e0 dello spirito!) per accostarsi al mistero di Dio.<\/p>\n<p>S. Tommaso si \u00e8 sforzato di stabilire il desiderio di &quot;vedere&quot; Dio per via del tutto razionale, argomentando che la ragione umana non \u00e8 soddisfatta allorch\u00e9 giunge a conoscere un fenomeno senza conoscerne la causa. Da qui un moto incessante, un&#8217;inquietudine perenne che la sospinge a risalire da una causa all&#8217;altra, fino alla Causa suprema da cui ogni cosa deriva e che spiega il tutto, unificandolo.<\/p>\n<p><em>&quot;Un tale ragionamento \u00e8 solido. Ma tuttavia pu\u00f2 provare<\/em> tutto <em>quello che doveva provare? Il suo fine \u00e8,<\/em> formalmente<em>, il fine che si voleva raggiungere? L&#8217;intelligenza, che vuol comprendere l&#8217;universo, non pu\u00f2 desistere dal cercare fino a quando non abbia incontrato la causa prima, e si pu\u00f2 dunque dire a buon diritto che in essa v&#8217;\u00e8 un desiderio congenito di conoscere questa causa. Ma da ci\u00f2 a dire, come effettivamente San Tommaso dice, che essa desidera di conoscerla, non pi\u00f9 solamente come causa degli effetti che aspira a comprendere &#8211; come il<\/em> propter quid <em>universale &#8211; ma nella sua essenza, in se stessa, senza pi\u00f9 considerarne gli effetti, indipendentemente dai rapporti che tutto il resto ha con Essa, non ci corre un abisso?<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Indubbiamente, lo slancio mistico supera questo abisso d&#8217;un balzo. Nell&#8217;Unificante c&#8217;\u00e8 l&#8217;Uno che egli discerne, e incontrando l&#8217;Unificante \u00e8 all&#8217;Uno che egli aderisce.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ma si pu\u00f2 dire che la sua forza gli venga dal principio che aveva messo in moto l&#8217;intelligenza alla ricerca della &#8216;causa delle cause&#8217;? Si pu\u00f2 dire che questo slancio mistico seguendo semplicemente il moto della ragione vada solo pi\u00f9 lontano nella medesima linea? Non conviene piuttosto riconoscere che, sotto il ragionamento del filosofo, si celi una dialettica anagogica il cui movente \u00e8 ben altro che il desiderio generale di sapere?<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;San Tommaso sembra cos\u00ec fallire nel suo tentativo di stabilire una continuit\u00e0 tra filosofia e mistica, cio\u00e8 tra il dinamismo dell&#8217;intelligenza e il desiderio dello spirito. La dottrina del &#8216;desiderio naturale di vedere Dio&#8217; \u00e8 centrale nel suo pensiero: egli non \u00e8 riuscito a unificarlo pienamente.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Nessun altro vi riuscirebbe. Infatti ,se lo si prende a rigor di termini, il tentativo \u00e8 senza dubbio impossibile. Lo slancio mistico non prolunga precisamente la ricerca metafisica, non la duplica e non la sostituisce, sebbene possa animarla e, per contrapposto, trovar in essa uno stimolante. Altra \u00e8 la sua radice, altro il suo fine e parimenti diverso \u00e8 il suo processo elementare. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Riconosciamo tuttavia che nella distinzione stabilita all&#8217;inizio entra qualche cosa di artificiale. Per quanto fondata, essa pone il &#8216;filosofo&#8217; e il &#8216;mistico&#8217; come due esseri di ragione, emette a parte due funzioni dello spirito. Ora, se \u00e8 vero che le funzioni dello spirito sono diverse, non possiamo nondimeno dimenticare che lo spirito \u00e8 un tutto unico.(&#8230;) La costruzione dell&#8217;oggetto intelligibile non va senza &#8216;nostalgia dell&#8217;Essere&#8217;. Averlo capito costituisce la grandezza di San Tommaso.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Ma se Dio \u00e8, nella sua essenza, inaccessibile allo spirito umano, noi qui sulla terra possiamo cogliere un fugace balenio della sua Luce sfolgorante: la presenza dei santi.<\/p>\n<p>La seconda parte del capitolo \u00e8 costituita da una serie di riflessioni brevi, intense, folgoranti, tendenti all&#8217;aforisma, talvolta di una bellezza scultorea, nella miglior tradizione di Montaigne, Pascal, perfino di Nietzsche (che viene citato). Ne scegliamo alcune, con l&#8217;intento di rendere il ritmo volutamente discontinuo, spezzato, quasi balbettante proprio di chi sa di tentare un&#8217;impresa impossibile: quella di dire l&#8217;Indicibile.<\/p>\n<p><em>&quot;Attraverso la muraglia pi\u00f9 spessa del carcere pi\u00f9 triste basta la stretta fessura d&#8217;una feritoia per attestare che c&#8217;\u00e8 il sole. Lo stesso \u00e8 de mondo ora opaco e pesante: basta l&#8217;incontro furtivo di un santo per attestare Dio.&quot;(&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Il santo non \u00e8 un ideale gi\u00e0 foggiato in noi che troviamo alla fine realizzato e vissuto, n\u00e9 la perfezione del tipo umano &#8211; o sovrumano &#8211; finalmente incarnato nell&#8217;uomo. La meraviglia \u00e8 di un altro ordine. \u00c8 una vita nuova, una sfera di esistenza che ci viene rivelata all&#8217;improvviso, non solo con profondit\u00e0 inaspettate, ma con risonanze insolite. \u00c8 come una nuova &#8216;patria&#8217; che sollecita il nostro cuore, una patria prima ignorata da noi, ma subito percepita come la pi\u00f9 antica e la pi\u00f9 vera. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Mentre il mistico solitario si crede identico al Principio dell&#8217;Essere, e cos\u00ec moltiplica all&#8217;infinito la sua solitudine, il credente si urta con l&#8217;Altro che lo rovescia e che, dopo la lotta, si unir\u00e0 a lui per amore. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Per alcuni Dio \u00e8 Colui che permette di dormire, \u00e8 la parola rassicuratrice che dispensa da ogni ricerca. Per altri Egli \u00e8 Colui che strappa dalla &#8216;falsa pace&#8217; in cui, secondo Pascal, il mondo viveva prima di Cristo.(&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;L&#8217;Inferno \u00e8 opera dell&#8217;uomo, dell&#8217;uomo che si rifiuta e si vincola e al quale l&#8217;Amore diviene intollerabile. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Lo slancio mistico non \u00e8 un lusso. Senza di esso la vita morale rischia di non essere altro che una rimozione, l&#8217;ascesa una aridit\u00e0, la docilit\u00e0 un sonno, la pratica della religione un&#8217;abitudine, un&#8217;ostentazione o una paura. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Il vero problema non \u00e8 di &#8216;cercare Dio&#8217;, poich\u00e9 vi sono maniere di cercarlo che sono provocazioni: ogni ricerca in cui l&#8217;uomo si attribuisce il primo piano non \u00e8 gi\u00e0 una provocazione? Il vero problema sta nel mettersi in disposizioni tali che si possa sperare di trovarLo, senza dover, per cos\u00ec dire, neanche cercarLo. Bisogna giungere a comprendere che queste disposizioni stesse non possono venire che da Lui. Infatti \u00e8 Lui che ci cerca e che, alla Sua ora, ci si manifester\u00e0. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Talvolta noi crediamo di cercare Dio. Invece \u00e8 sempre Dio che ci cerca, e spesso Egli si fa trovare da chi non lo cercava. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Attendere Dio \u00e8 possederlo.&quot;<\/em><\/p>\n<p>E ancora due citazioni, bellissime, la prima di un filosofo contemporaneo, la seconda di un grande mistico rinascimentale, come perle splendenti in una collana di squisita fattura:<\/p>\n<p><em>\u00abQuando sembra di toccare Dio, o quando ci si accorge che Egli \u00e8 passato in noi, attraverso le nostre chimere e le nostre miserie, si resta spaventati\u00bb (M. Blondel).<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abIl non poter raggiungerLo \u00e8 la nostra scoperta; il fallimento stesso il nostro successo\u00bb (M. Eckhart).<\/em><\/p>\n<ol start=\"7\">\n<li><em>L&#8217;ATTUALIT\u00c0 DI DIO.<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p>L&#8217;ultimo capitolo \u00e8 dedicato a una riflessione sul ruolo di Dio nella societ\u00e0 contemporanea, materialista e secolarizzata, che si crede emancipata da ogni residuo di trascendenza e pronta a edificare la propria autosufficienza, accettando in pieno la sfida dell&#8217;esistenza e deciso a bastare a s\u00e9 stesso, essere della Terra che guarda alla Terra.<\/p>\n<p>Anche in esso la scrittura procede per squarci e lampi, sempre pi\u00f9 disarticolati e scabri, sempre pi\u00f9 incalzanti. Sarebbe fatica vana, e tradirebbe &#8211; secondo noi &#8211; l&#8217;intenzione dell&#8217;Autore, quella di delinearne un sommario. \u00c8 molto meglio trascegliere le frasi pi\u00f9 intense, i brani pi\u00f9 illuminanti, anche per cercare di ricrearne l&#8217;atmosfera, palpitante e visionaria ma anche percorsa da un fremito di gioiosa gratitudine per l&#8217;inestirpabile presenza di Dio, che Egli stesso ci ha piantato in cuore &quot;come una ferita, quale segno della nostra grandezza&quot;.<\/p>\n<p><em>&quot;\u00abDio \u00e8 morto!\u00bb. Cos\u00ec ci sembra&#8230; ma presto\u00ab lo ritroveremo vivo\u00bballa prima svolta della via. Egli si imporr\u00e0 di nuovo, al di l\u00e0 di tutto ci\u00f2 che avremo lasciato lungo la strada, di tutto ci\u00f2 che non era che viatico per una tappa del nostro cammino, rifugio provvisorio prima di ripartire. E se abbiamo progredito davvero, lo ritroveremo cresciuto pure Lui. Ma sar\u00e0 il medesimo Dio.<\/em> Deus semper major. <em>E cammineremo di nuovo nella sua luce&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Dio non \u00e8 mai indietro, tra i sorpassati. In qualunque direzione i nostri passi ci portino, eccolo erigersi dinanzi a noi, ecco che ci chiama, eccolo che ci viene incontro&#8230;(&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Negli ultimi secoli abbiamo assistito a &#8216;l&#8217;evaporazione razionalista di Dio. Ma era il Dio dei razionalisti. Soffiate e dissipate questo vapore. Non ne saremo turbati, anzi respireremo meglio. Il Dio vero, quello che non cessiamo di adorare, \u00e8 altrove, \u00e8 dovunque credete di raggiungerlo, \u00e8 dovunque non lo raggiungete. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Orrore di un modo senza Dio, senza stabilit\u00e0 n\u00e9 mistero, che crede di esser chiaro a s\u00e9 stesso, e va inabissandosi in un divenire senza significato e senza via di uscita,<\/em> dum nil perenne cogitat! <em>Disperazione atroce di una societ\u00e0 sedotta dagli idoli temporali, e in cui muore soffocata la<\/em> mens avida aeternitatis!<\/p>\n<p><em>&quot;Io paragono Nietzsche a Ges\u00f9. Ges\u00f9 fu ucciso dagli uomini per aver annunciato loro il Padre che \u00e8 nei cieli. Nietzsche si \u00e8 ucciso da s\u00e9, la sua intelligenza si \u00e8 sommersa nella notte per aver proclamato, accettato, voluto la &#8216;morte di Dio&#8217;.<\/em><\/p>\n<p><em>Dal giorno di questa decisione, nonostante la sua persuasione volontaria di possedere la &#8216;Gaia Scienza&#8217;, l&#8217;uomo deve confessare, con Nietzsche, che questa &#8216;scienza&#8217; lo agghiaccia di terrore, e resta in preda a un &#8216;sacro spavento&#8217;.(&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Io so quel che ho visto, o almeno intravisto, quando ho incontrato un santo. Ed ecco ora quelli che dicono che ormai fanno a meno di Dio e si trovano meglio. Aspetto che essi mi mostrino un nuovo tipo di santo.(&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Nell&#8217;uomo vi \u00e8 una ferita, segno spesso segreto, ma che non si cancella, della sua grandezza.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Ancora una riflessione sulla eclisse di Dio nel mondo contemporaneo, annunziata orgogliosamente da Nietzsche e da Ivan Karamazov:<\/p>\n<p><em>&quot;Per la prima volta, nella nostra epoca, \u00e8 sorta la persuasione collettiva, potente come un maremoto, che l&#8217;ora dell&#8217;uomo \u00e8 infine suonata, l&#8217;ora dell&#8217;essere finito che basta a se stesso nella sua immanenza e nella sua finitezza, e che, nella sua immanenza e nella sua finitezza, si arroga tutte le prerogative di Dio. Follia di Kirilov, follia di Zarathustra, e follia di Feuerbach! Follia dell&#8217;\u00abumanista\u00bb e follia del \u00absuperuomo\u00bb. L&#8217;uomo, \u00e8 vero, eccelle nel trasformare in ogni specie di sogni le condizioni attuali della sua miseria fisiologica o sociale. Vi \u00e8 certamente molto di vero nelle psicanalisi opposte di un Marx o d&#8217;un Freud, per non citare che questi due grandi esempi paralleli. Ve n&#8217;\u00e8 pure nell&#8217;idea del Comte di una prima et\u00e0 &#8216;teologica&#8217; e in tante riflessioni analoghe dei nostri filosofi e storici. Uno dei segni della maturit\u00e0 di spirito \u00e8 certamente quello di rinunciare alle false trascendenze, a tutte le vegetazioni parassite che esauriscono la linfa senza dare frutto sostanzioso.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Per\u00f2 attenzione, avverte de Lubac:la critica di Comte, Feuerbach, Marx e Freud pu\u00f2 anche essere tranquillamente rovesciata.<\/p>\n<p><em>&quot;Infatti vi \u00e8 pure un&#8217;illusione dell&#8217;assoluto, ma vi \u00e8 ugualmente un&#8217;illusione del relativo; vi \u00e8 un&#8217;illusione dell&#8217;eterno, ma vi \u00e8 ugualmente un&#8217;illusione di ci\u00f2 che \u00e8 storico; un&#8217;illusione della trascendenza, ma pure un&#8217;illusione dell&#8217;immanenza; un&#8217;illusione mistica, ma anche un&#8217;illusione positiva. Significa che, da un lato, misconoscendo il relativo o ci\u00f2 che \u00e8 storico, \u00e8 vero che non si ottiene che uno pseudo-assoluto, uno pseudo-eterno, una liberazione in sogno; ma, d&#8217;0altraparte, e non meno indubbiamente, la misconoscenza dell&#8217;eterno e dell&#8217;eterno non lascia in mano che uno pseudo-storico, uno pseudo-temporale, una via che non conduce alla liberazione. In breve la &#8216;mistificazione&#8217; non \u00e8 a senso unico.(&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;L&#8217;idea di Dio \u00e8 inestirpabile, perch\u00e9 in fondo \u00e8 la presenza stessa di Dio nell&#8217;uomo. Sbarazzarsi di questa presenza non \u00e8 possibile. L&#8217;ateo non \u00e8 colui che vi sarebbe riuscito. \u00c8 sicuramente l&#8217;idolatra che, come diceva Origene, \u00abriferisce a qualsiasi cosa piuttosto che a Dio la sua nozione indistruttibile di Dio\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Se le civilt\u00e0 industriali sono naturalmente atee le civilt\u00e0 agricole sono pure naturalmente pagane. La fede nel vero Dio \u00e8 sempre una vittoria.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Divenendo ognor pi\u00f9 profane, le nostre civilt\u00e0 moderne ci espongono a perdere Dio. Forse ci permetteranno di ritrovarLo a maggiore profondit\u00e0, e tale riscoperta potrebbe preparare sintesi nuove, senza che debbano mai pi\u00f9 risorgere le confusioni primitive.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Vogliamo concludere questa riflessione sulla ricerca di Dio in Henri de Lubac riportando una sua magnifica intuizione, tanto pi\u00f9 di attualit\u00e0 oggi che &#8211; a quasi vent&#8217;anni dalla morte del grande gesuita &#8211; sempre pi\u00f9 vediamo gli idoli di un consumismo senza freni n\u00e9 pudore e di uno scientismo ubriacato dai suoi successi, reali o apparenti, ergersi con arroganza sui troni ormai abbandonati dalle vecchie divinit\u00e0. Essi vogliono imporci delle forme di tirannia che, per il fatto di essere sottilmente mascherate e abbellite, non per questo risultano meno gravose e umilianti da parte dell&#8217;uomo, questo novello Prometeo che credeva di essersi affrancato, con le sue sole forze, da ogni forma di sottomissione e da ogni sudditanza nei confronti di ci\u00f2 che sta al fuori di lui e che la sua ragione non pu\u00f2 comprendere n\u00e9 la sua volont\u00e0 \u00e8 disposta a riconoscere.<\/p>\n<p><em>&quot;Vi sono divinit\u00e0 tiranne. Vi \u00e8 un Dio liberatore.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Oggi, gli dei tiranni generalmente non assumono pi\u00f9 il nome di divinit\u00e0. Preferiscono pseudonimi, ma la loro tirannia non \u00e8 minore.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Respingere la fede in Dio, come una &#8216;teocrazia&#8217; intollerabile? Ma ogni giorno che passa \u00e8 una prova che ci\u00f2 \u00e8 a vantaggio di una &#8216;mitocrazia&#8217; temibile. Ecco salire verso il cielo, che voi avete svuotato, l&#8217;armata dei miti: miti pi\u00f9 costrittivi della fame, pi\u00f9 dispotici di qualsiasi despota&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;<\/em>Non habebis deos alienos coram Me. <em>Questo \u00e8 per sempre il &#8216;precetto della libert\u00e0&#8217;. Questi dei stranieri, falsi, mitici, sono dei alienatori mostri divoratori come le passioni umane, di cui tutti sono ipostasi.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Voi avete fatto del vero Dio un loro simile, e avete creduto di respingerli tutti ugualmente, con un medesimo gesto. Ma questo gesto superbo derivava da un controsenso. E non avete visto che invece tra essi e Lui bisognava scegliere. Le divinit\u00e0 oscure, che il Sole di Giustizia metteva in fuga, alla sua aurora, e che teneva a distanza, tornano subito sotto altri nomi.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Nomi antichi o nomi nuovi, nomi di divinit\u00e0 o pseudonimi, sotto essi si nasconde sempre qualche tratto dell&#8217;uomo che in essi si adora e che si rende cos\u00ec suo proprio schiavo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Fin dove bisogner\u00e0 discendere in questa schiavit\u00f9, perch\u00e9 alla fine l&#8217;umanit\u00e0 intera gridi con una sola voce: \u00abIo tendo le braccia al mio Liberatore\u00bb!&quot;<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vogliamo svolgere alcune riflessioni in margine a un&#8217;opera del grande teologo cattolico Henri de Lubac (Cambrai, 1896-parigi, 1991), Sur les chemins de Dieu (Paris, Edition Montaigne,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30170,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[69],"tags":[117,203],"class_list":["post-25593","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-morale-e-spiritualita","tag-dio","tag-mose"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-morale-e-spiritualita.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25593","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25593"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25593\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30170"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25593"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25593"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25593"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}