{"id":25592,"date":"2018-05-01T12:44:00","date_gmt":"2018-05-01T12:44:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/05\/01\/henri-michaux-i-cantori-del-nulla-e-i-loro-araldi\/"},"modified":"2018-05-01T12:44:00","modified_gmt":"2018-05-01T12:44:00","slug":"henri-michaux-i-cantori-del-nulla-e-i-loro-araldi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/05\/01\/henri-michaux-i-cantori-del-nulla-e-i-loro-araldi\/","title":{"rendered":"Henri Michaux: i cantori del nulla e i loro araldi"},"content":{"rendered":"<p>La cosa veramente preoccupante non \u00e8 che al modo vi sia un certo numero di pseudo intellettuali che non hanno assolutamente nulla da dire, se non demolire verit\u00e0 e certezze, insinuare dubbi e suggerire vaneggiamenti, ma sempre, si capisce, per il nostro bene, cio\u00e8 per aprire gli occhi a una umanit\u00e0 addormentata; e neppure che molti di costoro non siano, puramente e semplicemente, che dei parassiti perdigiorno, i quali non sanno, n\u00e9 saprebbero fare altro, se non inondare la societ\u00e0 con le loro opere deliranti e propagare le loro teorie malsane e inconcludenti, e che ci\u00f2 sia parte di una congiura mondiale per abbassare il livello della consapevolezza e per restringere gli orizzonti esistenziali degli uomini. No: la cosa davvero preoccupante \u00e8 che, per ciascuno di costoro, vi siano cinque, dieci, venti araldi che si prestano ad annunciare il loro vangelo nichilista; che vi siano dei volonterosi apostoli di tali nullit\u00e0, degli industriosi apologeti di personaggi tutto sommato cos\u00ec scialbi, oltre che inutili, i quali, quanto a se stessi, sparirebbero da soli, senza lasciare traccia, se non trovassero critici, giornalisti e case editrici, pronti a raccogliere e amplificare al massimo il loro (inesistente) &quot;messaggio&quot; all&#8217;umanit\u00e0. In questo modo, si crea un circolo perverso fra chi non ha nulla da dire, e spesso lo dice anche male, e chi non ha nulla da recensire, ma che \u00e8 ben deciso a spacciare la brodaglia pi\u00f9 indigeribile per una minestra di prima qualit\u00e0, ad ammannire sulla tavola anche i cibi pi\u00f9 scadenti e ammuffiti, facendoli passare per squisitezze e manicaretti appena usciti dalle mani di qualche superlativo maestro dei fornelli.<\/p>\n<p>Naturalmente, come sempre, ci vogliono i quattrini; e chi sar\u00e0 cos\u00ec pazzo, obietteranno i soliti ingenui, a sperperare il suo denaro in una impresa cos\u00ec bislacca, cos\u00ec totalmente e irremissibilmente sconclusionata? L&#8217;errore \u00e8 proprio qui: nel pensare che una piano, anche molto razionale, debba avere per forza una finalit\u00e0 ragionevole <em>dal punto di vista chi lo considera dall&#8217;esterno<\/em>. Ma proviamo a immaginare, come ipotesi di lavoro, che l&#8217;essenza del piano consista precisamente nello spegnere le facolt\u00e0 razionali altrui; diciamo, del numero pi\u00f9 grande possibile di persone; diciamo pure: della societ\u00e0 intera, se possibile, perfino a livello mondiale. In tal caso, il piano, pur restando perfettamente razionale, visto dall&#8217;esterno &#8212; ammesso e non concesso che qualcuno arrivi a vederlo, proprio per la sua mostruosa vastit\u00e0 e per la quasi impossibilit\u00e0 di essere smascherato o, almeno, come voleva il buon Karl Popper, &quot;falsificato&quot; &#8212; apparirebbe fatalmente come irrazionale, assurdo, del tutto inutile. E chi mai spender\u00e0 tempo, fatica e denaro per perseguire un piano perfettamente inutile, se non un pazzo? Accade cos\u00ec che chi potrebbe capire, o almeno intuire, quel che bolle in pentola, si rifiuta di giungere a certe, e pur logiche, conclusioni, perch\u00e9 non \u00e8 disposto ad ammettere che la mente di chi potrebbe aver concepito un tale piano funzioni come la sua, cio\u00e8 come quella della stragrande maggioranza delle persone normali. Ma forse il cervello di chi concepisse un piano di quel genere, ahim\u00e8, non funziona affatto come il nostro, di noi persone comuni e normali; forse funziona in un altro modo, in base ad altri principi e ponendosi in una prospettiva completamente diversa. Noi tendiamo a dimenticare troppo facilmente che la razionalit\u00e0 dei mezzi non si accorda necessariamente con la razionalit\u00e0 dei fini; e che una tale discordanza tra mezzi e fini \u00e8, anzi, la caratteristica delle societ\u00e0 iper-razionaliste, come lo \u00e8, in massimo grado, la civilt\u00e0 moderna, nella quale abbiamo avuto la sorte di nascere. In altre parole: pu\u00f2 darsi che voler assoggettare l&#8217;intera umanit\u00e0, senza, beninteso, che essa se ne renda conto, sia un progetto pazzesco, nel senso preciso della parola, cio\u00e8 un progetto che pu\u00f2 scaturire solo da una mente malata; ma non ne consegue che un tale malato di mente, o un tale gruppo di malati di mente, non possano perseguirlo con assoluta, perfetta razionalit\u00e0, con radicale coerenza, e senza arretrare davanti a nulla, neanche davanti alle mistificazioni pi\u00f9 mostruose, ai crimini pi\u00f9 orrendi.<\/p>\n<p>Tutto questo rappresenta la necessaria premessa a quel che ci apprestiamo a dire a proposito di un tipico intellettuale ed artista moderno, nel senso pi\u00f9 pieno e specifico della parola <em>moderno<\/em>, cio\u00e8 nel quale sono concentrati al massimo grado i tratti pi\u00f9 tipici della modernit\u00e0. Parliamo di un pittore, scrittore e poeta belga, naturalizzato francese, che \u00e8 stato sovente accostato al surrealismo, anche se non si lascia associare del tutto a quel movimento: Henri Michaux (Namur, 24 maggio 1899-Parigi, 19 ottobre 1984). Michaux, del quale non faremo qui uno studio approfondito, rappresenta, ai nostri occhi, il tipo quasi perfetto del moderno intellettuale nichilista, e, sociologicamente parlando, del parassita di cui dicevamo all&#8217;inizio; sotto il profilo psicologico, \u00e8 una personalit\u00e0 disturbata: troppo narcisista per tacere, ma troppo vuota per avere qualcosa da dire. Apriamo letteralmente a caso il suo libro <em>Brecce<\/em>, una sorta di antologia o di <em>summa<\/em> appositamente composta su richiesta dell&#8217;editore italiano (Milano, Adelphi, 1984, p. 142), e leggiamo:<\/p>\n<p><em>Pensieri parcellari e che lo resteranno, individuali, ingovernabili, inutilizzabili, intrattabili, impertinenti, pensieri-apparizioni, persi non appena apparsi, che non sussistono, che non preparano a niente, impossibili da pilotare, da riprendere, da situare altrove, da ritrovare, da sognarci su, impossibili da annotare nella loro selvaggia eiezione, a volte cattivi ma innocenti sempre, strategici mai, impudenti ma incredibilmente abbaglianti, chiarificanti, pensieri che finiscono in un quasi-niente sintattico, di cui si fa benissimo a meno&#8230; fino a che non si tenta di scrivere<\/em>.<\/p>\n<p>E avanti cos\u00ec, in prosa e in versi, per 300 pagine (come pittore, \u00e8 ancora peggio): 300 pagine per friggere e rifriggere sempre lo stesso piatto: <em>pensieri parcellari e che lo resteranno, individuali, ingovernabili, inutilizzabili, intrattabili, impertinenti, pensieri-apparizioni, persi non appena apparsi, che non sussistono, che non preparano a niente, impossibili da pilotare, da riprendere<\/em>; roba da far impallidire per l&#8217;invidia un Armando Verdiglione (qualcuno se lo ricorda?). Tuttavia, bisogna dire che Henri Michaux si sottovaluta: \u00e8 troppo modesto. Se davvero i suoi pensieri fossero, come si premura di dirci e di ripeterci, fino allo sfinimento, <em>parcellari, individuali, ingovernabili, inutilizzabili, intrattabili, impudenti<\/em>, come va che gli editori, non solo francesi (e parliamo di Gallimard), se li contendono, e gli fanno la corte per godere il privilegio di poter pubblicare queste sue perle di saggezza? Se davvero fossero cos\u00ec <em>impertinenti<\/em>, come lui dice, non darebbero fastidio a qualcuno? Se fossero <em>persi non appena apparsi<\/em> (giochi di parole degni di un comico da avanspettacolo), come mai una prestigiosa casa editrice da intellettuali di prima scelta, come la Adelphi, gliene commissiona un&#8217;antologia personale? E se \u00e8 vero <em>che non preparano a niente<\/em>, e se ne pu\u00f2 fare <em>benissimo a meno<\/em>, perch\u00e9 ce li rifila? In compenso, con poca modestia, lui stesso li qualifica come <em>innocenti sempre<\/em>, nonch\u00e9 <em>incredibilmente abbaglianti<\/em> e <em>chiarificanti.<\/em> Pare quasi di sentire Berlusconi che magnifica i suoi governi e la sua azione di governo.<\/p>\n<p>Ora, la domanda che vogliamo farci \u00e8 come mai una simile nullit\u00e0 intellettuale si trovi ad essere circondata dalla riverente ammirazione di tanti critici letterari e artistici, e come mai vada tanto per la maggiore nei salotti buoni della cultura nostrana, debitamente progressista e &quot;illuminata&quot;: quella che una volta si chiamava semplicemente di sinistra, ma che adesso non si sa cosa sia, visto che la sinistra \u00e8 diventata la parte politica sulla quale investono i loro piani, i loro soldi e le loro speranze i signori della globalizzazione, i miliardari delle banche e delle multinazionali. Il caso della Adelphi \u00e8 altamente emblematico: pur senza arrivare alle conclusioni estreme di Maurizio Blondet (si legga il suo ormai introvabile saggio <em>Gli Adelphi della dissoluzione<\/em>), l&#8217;impressione che essa ami pubblicare soprattutto autori nichilisti, o comunque suscettibili di veicolare una visione del mondo nichilista, relativista, post-moderna nel significato pi\u00f9 ambiguo e sfuggente della parola, dietro la quale pu\u00f2 starci benissimo un disegno culturale di vista portata e di matrice gnostica &#8212; la conoscenza delle cose ultime \u00e8 riservata a pochi &quot;illuminati&quot;, come pure la regia occulta della societ\u00e0; gli altri devono accontentarsi del contorno &#8212; \u00e8 piuttosto forte, scorrendo i titoli e gli autori del catalogo, cos\u00ec come sfogliando i singoli volumi. Come questo, appunto. Invano si cercherebbe, nella presentazione che fa di <em>Brecce<\/em> la curatrice Diana Grange Fiori una qualche plausibile ragione per cui un lettore italiano dovrebbe acquistare e mettersi a leggere un libro del genere; un libro che cade come pioggia sul bagnato, portando dosi industriali di nichilismo a una cultura che gi\u00e0 barcolla nel vuoto:<\/p>\n<p><em>Questa &quot;antologia personale&quot;, che attraversa gli scritti di Henri Michaux da &quot;Chi fui&quot; (1927) al &quot;Giardino esaltato&quot; (1983), \u00e8 stata composta dall&#8217;autore su richiesta dell&#8217;editore italiano. Per chi ancora non conosce Michaux, sar\u00e0 questa la perfetta guida alla sua opera; per chi non lo conosce, sar\u00e0 un libro nuovo, ricco di sottili rivelazioni, quello in cui Michaux ha voluto illuminare s\u00e9 a se stesso, e a tutti noi. Tutta l&#8217;opera di Michaux risponde a una domanda che non riusciamo a formulare, eppure sentiamo essenziale. Col tempo, i suoi critti si dimostrano sempre pi\u00f9 nettamente insituabili, come gi\u00e0 lo erano quando cominciarono ad apparire, nella Parigi degli anni venti. Possono presentarsi come racconti, poesie, riflessioni, esorcismi, dialoghi, aforismi visioni: ma ogni volta li sentiamo evadere dal quadro di una forma preesistente. Ed \u00e8 questa una peculiarit\u00e0 costante di questo scrittore, che ha con la &quot;letteratura&quot; rapporti di acuminata diffidenza. I suoi paesaggi sono sempre &quot;altrove&quot;, in un Tibet dell&#8217;anima. Ogni libro di Michaux \u00e8 il resoconto di un&#8217;esplorazione, che ama calarsi nelle &quot;infinitesime fluttuazioni&quot;, ma si azzarda anche a perdersi nella sterminata vastit\u00e0. Nelle sue pagine troviamo tracciati, con la precisione cerimoniale di un calligrafo cinese, innumerevoli &quot;movimenti dell&#8217;essere interiore&quot;, soprattutto quelli che non hanno pi\u00f9 un nome o non l&#8217;hanno mai avuto. Ciascuno di questi movimenti \u00e8 una breccia fra il visibile e l&#8217;invisibile. I testi sono le macerie di quelle brecce. Ogni racconto \u00e8 l&#8217;accenno di una metamorfosi. &quot;Sono gi\u00e0 stato di tutto, e tante volte&quot;, dice una voce di Michaux, e prosegue: &quot;Di rado vedo qualcosa senza provare quel sentimento cos\u00ec particolare&#8230; &quot;Ah, s\u00ec, sono stato QUESTO&#8230;&quot; Non me ne ricordo con esattezza, lo sento. Perci\u00f2 mi piacciono tanto le Enciclopedie Illustrate. Le sfoglio, le sfoglio e ho spesso qualche soddisfazione perch\u00e9 l\u00ec trovo le fotografie di parecchi esseri che non sono ancora stato. Questo mi riposa, \u00e8 delizioso, mi dico: &quot;Avrei potuto essere anche questo, e questo, e mi \u00e8 stato risparmiato&quot;. Ho un sospiro di sollievo. &quot;Ah! Il riposo!&quot;.<\/em><\/p>\n<p>Ci piacerebbe sapere perch\u00e9, dopo aver letto questa presentazione, a una persona dotata di senso comune e sufficiente rispetto per se stessa dovrebbe venire il desiderio di leggere il grosso volume di Michaux. Per trovare la risposta <em>a una domanda che non riusciamo a formulare, eppure sentiamo essenziale<\/em>? No, perch\u00e9 in questo libro non troveremo alcuna risposta; del resto, se una domanda non \u00e8 formulabile, come potrebbe avere risposta? Per trovare dei paesaggi, allora? Nemmeno, perch\u00e9 <em>i suoi paesaggi sono sempre &quot;altrove&quot;, in un Tibet dell&#8217;anima.<\/em> Per gustare il resoconto delle sue esplorazioni? Difficile, visto che tali esplorazioni si calano <em>nelle &quot;infinitesime fluttuazioni&quot;,<\/em> ma si azzardano <em>anche a perdersi nella sterminata vastit\u00e0.<\/em> Fluttuazioni infinitesime (e dunque invisibili), immensit\u00e0 nelle quali ci si perde: pi\u00f9 che esplorazioni, sono giravolte nel nulla. Ma no, ecco la parola magica: ci\u00f2 di cui Michaux fa dono ai lettori sono gli <em>innumerevoli &quot;movimenti dell&#8217;essere interiore&quot;<\/em>. Ah, be&#8217;, adesso \u00e8 pi\u00f9 chiaro. Ma quali movimenti, di grazia? <em>Soprattutto quelli che non hanno pi\u00f9 un nome o non l&#8217;hanno mai avuto<\/em>. Niente nome, niente identit\u00e0: sono definiti solo in via negativa, per sottrazione: <em>quelli che non<\/em>. \u00c8 sempre cos\u00ec, con questi intellettuali-anguille: sfuggono, guizzano, saltano via da ogni parte: \u00e8 impossibile afferrarli, ne sanno una pi\u00f9 del dio Proteo, che si trasformava incessantemente: <em>ogni volta li sentiamo evadere dal quadro di una forma preesistente.<\/em> Comodo: se non ci sono mai, se sono inafferrabili, non possono nemmeno essere esaminati, meno ancora criticati; al limite, non li si potrebbe dire. Pure, Michaux vuol dirli: contraddicendosi, vuol dire l&#8217;indicibile. Di pi\u00f9: vuole aprire delle brecce. Per dove? <em>Delle brecce fra il visibile e l&#8217;invisibile.<\/em> Per vedere l&#8217;invisibile, allora? Forse; ma l&#8217;invisibile \u00e8 come l&#8217;indicibile: non si pu\u00f2 parlarne che stando &quot;altrove&quot;. Insomma, \u00e8 come un negoziante che espone sulla porta il cartello: <em>Oggi non si fa credito, domani s\u00ec<\/em>. Ma il cartello \u00e8 l\u00ec anche domani, \u00e8 l\u00ec sempre. Una bella presa in giro: si promette qualcosa, ma il tempo giusto non arriva mai, resta solo una promessa. S\u00ec, lo sappiamo: non \u00e8 elegante, n\u00e9 carino esprimersi in modo cos\u00ec rozzo e brutale. Fra le altre cose, equivale a darsi da s\u00e9 dell&#8217;ignorante: come, non capire le profondit\u00e0 di Michaux, le sottigliezze d&#8217;un intellettuale d&#8217;avanguardia, inafferrabile perch\u00e9 la realt\u00e0 \u00e8 elusiva? Bisogna essere ottusi per non vedere che, se il mondo \u00e8 ambiguo, la colpa non \u00e8 di chi lo racconta. Eh, s\u00ec, davvero&#8230; Eppure, vuoi vedere che dietro tutto questo nulla c&#8217;\u00e8 un disegno preciso: fra Cabala, magia, gnosi e paganesimo?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La cosa veramente preoccupante non \u00e8 che al modo vi sia un certo numero di pseudo intellettuali che non hanno assolutamente nulla da dire, se non<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[202],"class_list":["post-25592","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-modernita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25592","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25592"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25592\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25592"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25592"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25592"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}