{"id":25591,"date":"2007-06-12T02:28:00","date_gmt":"2007-06-12T02:28:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/06\/12\/henri-crouzat-e-lisola-in-capo-al-mondo\/"},"modified":"2007-06-12T02:28:00","modified_gmt":"2007-06-12T02:28:00","slug":"henri-crouzat-e-lisola-in-capo-al-mondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/06\/12\/henri-crouzat-e-lisola-in-capo-al-mondo\/","title":{"rendered":"Henri Crouzat e \u00abL&#8217;isola in capo al mondo\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>Con una battuta un po&#8217; crudele, si potrebbe definire quello di Henri Crouzat il classico caso di uno scrittore che ha avuto un grane futuro dietro le spalle. Infatti, solo pochi anni dopo l&#8217;uscita nelle librerie francesi del suo primo romanzo, il cinema si impossessa del soggetto e lancia un film piuttosto ambizioso che ne riprende fedelmente anche il titolo: <em>L&#8217;\u00eele du bout du monde<\/em> (<em>l&#8217;isola in capo al mondo<\/em>), nel 1959. La vicenda raccontata \u00e8 un misto di esotismo e di dramma psicologico, che si pu\u00f2 riassumere cos\u00ec: <em>&quot;Su un&#8217;isola deserta si rifugiano quattro naufraghi: tre donne e un uomo. Le violente passioni che si scatenano eliminano una alla volta le tre donne. Soltanto l&#8217;uomo si salver\u00e0.&quot;<\/em> (1) Forte di un cast internazionale che comprende <em>star<\/em> come Christian Marquand (il protagonista maschile), Rossana Podest\u00e0, Dawn Addams e Magali No\u00ebl (le tre protagoniste femminili; o forse sarebbe meglio dire le deuteragoniste) e di una certa larghezza di mezzi economici, il regista Edmond T. Gr\u00e9ville &#8211; che si \u00e8 gi\u00e0 fatto notare nel 1948 con <em>Nodo scorsoio,<\/em> una produzione britannica sul mondo della droga e della prostituzione nel quartiere londinese di Soho, ma che da una decina d&#8217;anni non ha fatto pi\u00f9 parlare di s\u00e9 &#8211; ritenta la carta del successo con questo film altamente drammatico, alla cui sceneggiatura ha collaborato l&#8217;autore del romanzo. (2) Marquand ha gi\u00e0 recitato in <em>Lucrezia Borgia<\/em> (1953), <em>Attila<\/em> (1954), <em>Piace a troppi<\/em> (1956), <em>Un colpo da due miliardi<\/em> (1957) e <em>Teste calde<\/em> (1958); la Podest\u00e0, che qualcuno ha definito <em>&quot;&#8230;<\/em>fresca, giovane e seducente, rara fusione d innocenza e sensualit\u00e0&quot; (3), che si \u00e8 rivelata nel 1951 con <em>Domani \u00e8 un altro giorno,<\/em> sembra lanciata verso i vertici della popolarit\u00e0 dopo aver interpretato &#8211; fra l&#8217;altro &#8211; <em>Le ragazze di San Frediano<\/em> nel 1954 ed <em>Elena di Troia<\/em> nel 1955; la Addams viene dai trionfi di <em>Un re a New York<\/em> di Charlie Chaplin (1957) e Magali No\u00ebl aveva fatto sensazione uscendo nuda dall&#8217;acqua (ma in controluce, sicch\u00e9 il nudo si era solo intravisto) in <em>Teste calde<\/em> (1958). Paiono esservi, dunque, tutte le premesse per un buon successo della pellicola; invece &#8211; nonostante il <em>bis<\/em> della No\u00ebl sirena al bagno, l&#8217;accoglienza \u00e8 inferiore alle aspettative&#8230;<\/p>\n<p>La critica, a dire il vero, non lo recensisce in maniera del tutto sfavorevole; scive Paolo Mereghetti:<\/p>\n<p><em>&quot;Scampati al naufragio di una nave ospedale, un giornalista francese (Marquand), un&#8217;infermiera italiana (Podest\u00e0) e una inglese (Addams) e una segretaria canadese (No\u00ebl) si ritrovano su di un&#8217;isola deserta del Pacifico: le gelosie femminili e la lotta per la sopravvivenza scatenano l&#8217;inevitabile competizione. Poteva essere un pretesto per scavare nella psicologia e nell&#8217;erotismo degli esseri umani, ma finisce per scivolare in un voyeurismo continuamente censurato (solo nell&#8217;edizione francese si vede, fugacemente, la No\u00ebl che nuota nuda). Anche se la regia di Gr\u00e9ville sa tenere sempre viva la tensione. Ispirato al romanzo di Henri Crouzat, che collabora anche alla sceneggiatura di Louis A. Pascal e del regista.&quot;<\/em> (4)<\/p>\n<p>Ma chi \u00e8 Crouzat, e che libro \u00e8 quello che lo ha proiettato improvvisamente nel firmamento della prouzione cinematografica internazionale? Come scrittore, la sua vocazione \u00e8 stata piuttosto tardiva. Nato ad Albi, in Provenza, nel 1912, ha compiuto diversi viaggi fra Europa ed Africa, formandosi una mentalit\u00e0 internazionale. Combattuto fra la passione per la marina da guerra e quella per la carriera diplomatica, ha preso parte alla seconda guerra mondiale. Esordisce nella letteratura con <em>L&#8217;\u00eele au bout du monde<\/em>, che appare in libreria nel 1954 per i tipi delle \u00c9ditions du Seuil di Parigi. L&#8217;editore ha fiutato un successo, e cos\u00ec \u00e8; il libro piace al pubblico e viene tradotto in diverse lingue. In Italia \u00e8 tradotto dalla Rizzoli, nella importante collana di narrativa <em>Sidera<\/em>, nell&#8217;aprile dello stesso anno, con la traduzione di Maria Gallone e illustrazione di copertina di Tabet; nel 1963 \u00e8 gi\u00e0 arrivata al <em>record<\/em> della sesta edizione: merito anche del film (con una nota attrice italiana) che nel frattempo \u00e8 stato distribuito nelle sale cinematografiche.<\/p>\n<p>La vicenda del romanzo non \u00e8 ambientata in un&#8217;isola del Pacifico (come nel film), ma nella parte meridionale dell&#8217;Oceano Indiano; e non \u00e8 un&#8217;isola immaginaria e standardizzata, ma ha una precisa identificazione geografica: \u00e8 Amsterdam o (secondo altra denominazione) Nuova Amsterdam, e fa parte delle Terre Australi e Antartiche Francesi (T. A. A. F.). <em>&quot;Sono circa 395.500 chilomertri quadrati suddivisi in tre distretti dell&#8217;Oceano Indiano, formati dagli arcipelaghi delle Kerguelen e di Crozet e dalle isole di Sain-Paul e di Amsterdam e da un distretto, quello della Terra Adelia, nel continente antartico.&quot;<\/em> (5) E che non si tratti di un&#8217;ambientazione fittizia \u00e8 confermato dalla presenza, nel volume, di una preziosa carta geografica di grande formato, corredata da alcuni profili dell&#8217;isola, riproduzione della carta nautica francese n. 5769, che conserva il sapore delle antiche stampe ottocentesche; e infatti \u00e8 la medesima che illustra la <em>Nouvelle G\u00e9ographie Universelle<\/em> di Elis\u00e9e R\u00e9clus, il grande geografico e teorico dell&#8217;anarchismo. (6)<\/p>\n<p>Veramente si potrebbe obiettare che l&#8217;isola Amsterdam, trovandosi alla latitudine di 37\u00b0 nell&#8217;emisfero Sud, non pu\u00f2 considerarsi sub-antartica n\u00e9, tano meno, antartica, in senso stretto; tuttavia la sua posizione isolatissima, la violenza dei venti dell&#8217;Ovest (i famigerati &quot;quaranta ruggenti&quot;, tanto temuto al tempo della navigazione a vela) e la mancanza di qualsiasi terra fra essa e l&#8217;Antartide, a parte la sua vicina Saint-Paul (meno di 100 km. a sud) ne rendono il clima di tipo temperato freddo e quasi sub-antartico; impressione rafforzata dall&#8217;estrema povert\u00e0 della vegetazione arborea. (7) Ecco come la descrive una giornalista francese, che l&#8217;ha visitata una ventina d&#8217;anni fa:<\/p>\n<p><em>&quot;A meno di cento chilometri pi\u00f9 a nord si fa scalo all&#8217;isola di Amsterdam, anch&#8217;essa, come Saint-Paul, risultato dell&#8217;emersione di un vulcano sottomarino. Qui opera la stazione permanente Martin de Vivi\u00e8s, creata nel 1949-&#8217;50 per le esigenze del Servizio meteorologico francese. I suoi abitanti, una trentina in tutto, hanno la fortuna di poter ammirare, sul lato orientale della costa, l&#8217;unica specie d&#8217;albero delle Terre Australi: la<\/em> Phylica nitida<em>, sorta di pino marittimo i cui rami, piegati dai venti, si distendono orizzontalmente.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00c8 qui inoltre che si pu\u00f2 osservare l&#8217;uccello pi\u00f9 raro del mondo, l&#8217;albatro d&#8217;Amsterdam, per lungo tempo confuso con l&#8217;albatro urlatore. La sua popolazione non supera i cinquanta esemplari e la specie \u00e8 oggetto di attenti studi da parte degli zoologi della base. Un&#8217;altra curiosit\u00e0 di Amsterdam \u00e8 rappresentata da una graziosa specie di otaria, riconoscibile per il muso e il petto macchiati di giallo. Pressoch\u00e9 sterminate in poche decine di anni dai cacciatori di foche che facevano commercio delle loro pelli, le otarie hanno da poco ricolonizzato l&#8217;isola e ve ne sono ormai migliaia sparse sulle nude rocce battute dai venti. Sulle alture si pu\u00f2 osservare una mandria di un migliaio di buoi ormai inselvatichiti, conseguenza dello sbarco, avvenuto pi\u00f9 di un secolo fa, di un contadino che port\u00f2 con s\u00e9 alcuni capi di bestiame. Nonostante che questi bovini costituiscano un vero flagello per la gi\u00e0 scarsa vegetazione locale, non si ha il coraggio di sterminarli dato che rappresentano l&#8217;unica riserva di carne fresca per gli abitanti delle basi.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;L&#8217;isola di Amsterdam \u00e8 l&#8217;ultima tappa del nostro gelido itinerario, ma alla gioia del ritorno si mescola un&#8217;insidiosa nostalgia che i &#8216;vecchi&#8217; del T. A. A. F. conoscono bene&#8230;&quot;<\/em> (8)<\/p>\n<p>Scoperte dalla spedizione di Magellano che tornava verso l&#8217;Europa dopo la morte dell&#8217;ammiraglio, nel 1522, Saint-Paul e Amsterdam giacciono, dunque, sul margine della fascia dei grandi venti occidentali e sono soggette a continui, bruschi cambiamenti meteorologici. (9) Hanno dovuto inoltre molto soffrire, nel corso del XIX secolo, per le distruzioni ambientali e specialmente floristiche, provocate direttamente o indirettamente dall&#8217;uomo. Ad esempio, gli albatros dell&#8217;isola Amsterdam sono stati quasi condotti all&#8217;estinzione solo perch\u00e9 fra i marinai europei si era diffusa la &quot;moda&quot; di applicare alle loro pipe un cannello ricavato da un osso di quell&#8217;uccello.<\/p>\n<p>Osserva U. Scaioni: <em>&quot;Lo sterminio delle foche e dei pinguini obbed\u00ec a ragioni economiche: quello degli albatros serv\u00ec soltanto a riempire il tempo libero dei cacciatori. Un altro flagello si abbatt\u00e9 su queste isole: moltitudini di topi seguirono gli sbarchi degli uomini e si lanciarono all&#8217;assalto dei nidi degli uccelli marini, facendone una vera razzia. La natura non aveva provveduto a creare in quei luoghi i naturali nemici dei topi che potessero limitarne i danni. I topi poterono cos\u00ec compiere indisturbati le loro scorribande ai danni degli uccelli, e a nulla valse la presenza di gatti, pure sbarcati dalle navi, perch\u00e9 questi preferirono dedicarsi anch&#8217;essi ai gustosi nidi di uccelli, piuttosto che alle loro tradizionali vittime. Se l&#8217;introduzione dei topi in quelle terre fu accidentale, del tutto volontario fu invece lo sbarco di maiali, ovini e bovini, che rifornivano i cacciatori di carne fresca. I maiali diventarono veri e propri specialisti in procellarie, un piccolo passeraceo del quale scoperchiavano col grugno i nidi sotterranei, distruggendo uova e pulcini. Pecore e mucche invece si diedero da fare con la vegetazione locale che annoverava poche specie, assai abbondanti e adatte al clima ma assolutamente &#8216;impreparate&#8217; a svolgere il ruolo di pascolo per erbivori, dato che queste specie di animali non erano mai state presenti in quelle isole. Come risultato, i territori prima ricoperti da folta vegetazione furono ridotti a steppe semidesertiche, specialmente a Nuova Amsterdam. Per completare l&#8217;opera, questa stessa isola fu devastata nel 1950 e nel 1959 da giganteschi incendi, scoppiati per l&#8217;incuria di qualche occasionale visitatore.&quot;<\/em> (10)<\/p>\n<p>Abbiamo detto che, nel romanzo di Crouzat, l&#8217;isola \u00e8 ben caratterizzata in senso geografico e naturalistico, tanto che si pu\u00f2 affermare che essa non \u00e8 un semplice sfondo della vicenda, un elemento paesaggistico di contorno, ma costituisce il cuore della storia, anzi ne \u00e8 essa stessa, a ben guardare, la vera protagonista. Ci \u00e8 sembrato giusto, pertanto, riservare al romanzo di Crouzat un posto nella nostra panoramica storica sulla presenza dei temi polari nella letteratura occidentale, a dispetto della sua posizione geografica e climatica che solo in senso generico si pu\u00f2 considerare sub-antartica.<\/p>\n<p><em>&quot;Un uomo e tre donne &#8211;<\/em> scrive M. Gallone &#8211; <em>sono i personaggi di questo romanzo; un uomo giovane, abbastanza ingenuo perch\u00e9 le donne si divertano a prendersi giuoco di lui, ma abbastanza forte perch\u00e9 se ne innamorino, naufraga, durante l&#8217;ultima guerra, con tre bellissime infermiere inglesi<\/em> [mentre nel film, come abbiamo visto, sono una italiana, una inglese e una canadese; e solo le prime due sono infermiere]<em>; e i quattro superstiti approdano sulla classica isola deserta. L&#8217;isola esiste veramente, il libro ne riporta perfino la carta topografica. E l&#8217;isola \u00e8 veramente la protagonista della vicenda, la divinit\u00e0 impassibile che assiste al dramma di queste creature. Liberate dalle convenzioni sociali e dai freni della civilt\u00e0, immerse in un mondo selvaggio nel quale le esigenze primordiali giganteggiano sovrane, esse si abbandonano a poco a poco alla violenza scatenata degli istinti, che culmina nella catastrofe finale. La gioia, il dolore, l&#8217;amore e l&#8217;odio appaiono qui allo stato puoe, non raddolciti da alcuna sfumatura; ed ogni pagina porta in s\u00e9 il fuoco selvaggio che brucia e sconvolge i sentimenti e le passioni stesse che l&#8217;hanno acceso. Ma una vera e profonda significazione morale nasce dal libro, che pure potrebbe sembrare soltanto un inno pagano alle forze oscure che agitano l&#8217;uomo; ed \u00e8 la necessit\u00e0 di mantenere sempre accesa, a qualunque costo, la fiammella dell&#8217;amore puro, della pace delle anime in una terra desolata; senza di essa, tutto \u00e8 bassezza e rovina. E un&#8217;altra idea \u00e8 adombrata nel romanzo: l&#8217;inestinguibile nostalgia d&#8217;ogni creatura per un&#8217;isola lontana e irraggiungibile, un&#8217;isola che in realt\u00e0 vive soltanto nell&#8217;illusione del nostro cuore.&quot;<\/em> (11)<\/p>\n<p>Il fatto che tutta la storia si svolga entro la breve circonferenza di un&#8217; isola oceanica piccola e disabitata e che i personaggi siano quattro all&#8217;inizio e uno solo alla fine (perch\u00e9 le tre donna muoiono una dopo l&#8217;altra) conferisce alla struttura narrativa un caratttere particolarissimo, quasi claustrofobico, a dispetto degli orizzonti marini sconfinati e dei vasti cieli nuvolosi. In effetti, la situazione complessiva e lo stesso ritmo narrativo ricalcano piuttosto l&#8217;atmosfera e gli schemi dell&#8217;opera teatrale, del dramma. L&#8217;azione \u00e8 ridotta al minimo: non vi sono elementi estranei che possano turbare il groviglio delle passioni che legano in una spirale distruttiva gli abitanti provvisori dell&#8217;isola, scampati a un naufragio. Solo la prima parte del romanzo, delle cinque in cui \u00e8 suddiviso (rispettivamente <em>Patrizio, L&#8217;isola, Katleen, Vittoria, Joan<\/em>) si svolge su una scena pi\u00f9 ampia: narra le vicende del protagonista maschile, un giovane ufficiale dell&#8217;esercito francese che, con il suo reparto, si trova coinvolto nella rotta del maggio 1940 e s&#8217;imbarca a Dunkerque per l&#8217;Inghilterra. Un anno dopo, pilota d&#8217;aviazione, viene ferito sui cieli della Germania e trasferito in marina, ove s&#8217;imbarca sul <em>Timberley Castle,<\/em> una nave-ospedale che deve recarsi in Oriente via Capo di Buona Speranza. Giunta in pieno Oceano Indiano, essa viene silurata da un sommergibile tedesco che poi infierisce con raffiche di mitragliatrice sui naufraghi. Unici superstiti sono Patrizio e tre infermiere inglesi, tutte molto graziose, ma ciascuna dotata di un diverso tipo di fascino: un po&#8217; come le tre donne della <em>Gerusalemme Liberata<\/em> di Torquato Tasso &#8211; Clorinda, Erminia e Armida &#8211; rappresentano in effetti tre diverse sfaccettature di uno stesso mistero femminile. Gi\u00e0 sulla scialuppa, fin dalle prime ore, si manifestano i primi attriti: le ragazze vorrebbero fare rotta verso l&#8217;Africa, lontanissima; ma Patrizio si impone e approda all&#8217;isola Amsterdam che, bench\u00e9 disabitata, \u00e8 a breve distanza dalla loro posizione.<\/p>\n<p>Sull&#8217;isola si scatenano i giochi delle attrazioni, delle repulsioni, dell&#8217;istinto sessuale e del desiderio (Julien Greene direbbe: <em>della fame<\/em> <em>dell&#8217;altro<\/em>). Lontani dai condizionamenti e dai freni della civilt\u00e0, i quattro personaggi paiono regredire al livello dell&#8217;umanit\u00e0 primitiva, pur conservando una certa apparenza di persone civili. \u00c8 come se le pulsioni dell&#8217;inconscio, represse nella vita ordinaria, avessero trovato un varco in quella situazione eccezionale per venire a galla; e la competizione fra le tre donne, a confronto delle quali Patrizio non appare che un ingenuo, si scatena senza esclusione di colpi. Vengono in mente le pagine famose de <em>Lord of the flies<\/em> (<em>Il signore delle mosche<\/em>) di William Golding &#8211; che \u00e8 del 1954, dunque contemporaneo al romanzo di Crouzat &#8211; in cui un gruppo di ragazzini, scampati a un disastro aereo su un&#8217;isola selvaggia, si imbarbariscono fino ai livelli estremi della ferocia sanguinaria. Ma se quella di Golding \u00e8 una classica utopia negativa, come lo \u00e8 l&#8217;ancor pi\u00f9 celebre <em>1984<\/em> di George Orwell, <em>L&#8217;isola in capo al mondo<\/em> non si spinge fino agli estremi del pessimismo esistenziale perch\u00e8, nonostante l&#8217;egoismo e l&#8217;avidit\u00e0 dei personaggi tendano a prevalere, in essi restano pur sempre un residuo di solidariet\u00e0 e una capacit\u00e0 d&#8217;amare che, se pur stravolti dalle condizioni di ossessivo isolamento, a tratti riscattano la crudezza degli appetiti nella darwiniana <em>strenght for life.<\/em><\/p>\n<p>I tre caratteri femminili sono disegnati con abilit\u00e0 non convenzionale. Joan \u00e8 sensuale, intelligente, estremamente decisa, dotata di una ferrea volont\u00e0 dietro un&#8217;apparenza di fragilit\u00e0 fisica; quando vuole qualcosa non conosce ostacoli perch\u00e9, in fondo, \u00e8 una passionale. Kathleen \u00e8 dolce, affettiva, generosa, leale, trasparente ma insicura; si sente inadeguata e par quasi ignorare i tesori di sensibilit\u00e0 che il suo animo racchiude. Vittoria, infine, \u00e8 altera e sdegnosa, un tipo di bellezza aristocratica che disdegna i suoi occasionali compagni di avventura; eppure Patrizio, che da subito ne \u00e8 attratto, intuisce il suo segreto: che sotto quel ghiaccio vi \u00e8 un cuore capace di slanci ardenti. Il dramma finale si prepara e si consuma lentamente in questo ribollire di giochi incorciati, dove tutti sospettano di tutti e nessuno \u00e8 quel che appare esteriormente. Quanto a Patrizio, egli passa dalle braccia dell&#8217;una a quelle dell&#8217;altra convinto di avere il controllo della situazione, e non si rende conto che, ogni volta, non \u00e8 che un giocattolo nei disegni complessi e tortuosi delle sue compagne. Alla fine Joan, personaggio quasi satanico nella sua egoica linearit\u00e0, uccide Kathleen con la scure, facendo poi credere che \u00e8 stata assalita da un toro selvaggio (sull&#8217;isola vi sono alcune mandrie di bovini rinselvatichiti); indi elimina Vittoria, che per un periodo \u00e8 stata la sua amante, e che ora aspetta un figlio dall&#8217;uomo: e di entrambi i delitti riesce ad apparire innocente. L&#8217;arrivo di una nave (dopo oltre un anno dallo sbarco dei naufraghi, mentre nel film i tempi sono brevissimi) segna per\u00f2 la fine dei piani di Joan: la quale, comprendendo che il ritorno alla civilt\u00e0 segnerebbe la fine del suo dominio su Patrizio, decide di farla finita, non senza prima essersi presa il piacere di narrargli per filo e per segno &#8211; stando sull&#8217;orlo di un precipizio &#8211; i retroscena ch&#8217;egli ignora completamente.<\/p>\n<p><em>&quot;Finalmente sull&#8217;isola eravamo rimasti noi due soli. &#8211;<\/em> dice Joan all&#8217;uomo. &#8211; <em>Naturalmente bisognava ancora che io prevenissi un tuo timido tentativo di suicidio, non troppo violento, del resto, perch\u00e9 in findo tu ti ami troppo per farti sul serio del male; e ancora una volta bisognava che pazientassi, lasciassi agire il tempo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Dunque il mio regno, il mio regno assoluto, quello che aspettavo dal giorno del nostro sbarco sull&#8217;isola, era finalmente giunto. Ti ho avuto per me sola e come io ho voluto. Mai ho avuto l&#8217;impressione di essere tanto forte. Dominavo ogni cosa, e per dimostrarlo a me stessa, non potendo creare, mi compiacqui di distruggere. Con ebbrezza ho demolito tutto ci\u00f2 che tu avevi costruito con pazienza e con amore. Ogni tua nuova disfatta rafforzava il mio potere, ogni tuo regresso ribadiva la mia autorit\u00e0. Perch\u00e9 adesso ero io sola a comandare. Tu credevi di agire a tua guisa? No, ero io che ti guidavo e mi divertiva abbassare il sentimentale che tu sei al rango di creatura bruta.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Come ho approfittato di quei momenti, Patrizio! Tu non sai la gioia che mi hai data&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Un giorno ho avuto una grande paura&#8230; davanti alla nostra grotta arrancava una nave da guerra, come quella di stamane. Subito ti ho trascinato dalla parte opposta, e, poich\u00e9 il tempo era cattivo, dovettero giudicare l&#8217;isola deserta e se ne andarono senza neppur tentare una ricognizione.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ma adesso quest&#8217;altra tu l&#8217;hai veduta, e gli uomini stanno per arrivare. Non voglio vederli. Come potrei tornare tra la folla dopo questa vita che ho avuta?&quot;<\/em> [&#8230;]<\/p>\n<p><em>&quot;Tra qualche istante saranno arrivati. Quando li scorger\u00f2 da lontano mi butter\u00f2. Non sar\u00e0 neppure necessario che tu segnali la mia presenza sull&#8217;isola. Tutti mi credono morta nel naufragio, e non ho famiglia. Non ho nessuno che ma ami. Patrizio, nessuno&#8230;capisci che cosa significa questo? Nessuno! La mia \u00e8 stata una vita vuota, tutti mi hanno sempre trattata come una cagna&#8230; forse se tu mi avessi amata avrei cercato di vivere! Ma tu porti disgrazia, Patrizio mio, e fai tanto male senza saperlo, tanto, tanto male&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Quando morr\u00f2 voglio che tu mi guardi, voglio che tu non stacchi lo sguardo da me, che tu segua il mio corpo mentre cadr\u00e0 e che tu vi appoggi sopra tutta la forza del tuo sguardo per farlo caderte pi\u00f9 in fretta.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Patrizio, ti ho amato sino a morirne e a uccidere, ma non sopporterei pi\u00f9 di perderti. Io sar\u00f2 la tua terza vittima. Arrivano, Patrizio, arrivano! Guardami bene, amore mio, guardami diritto negli occhi, non mi lasciare&#8230; addio, Patrizio, quanto ti ho amato&#8230;-.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ella barcoll\u00f2 per un attimo, come ebbra, le mani giunte sul petto, fragile e minuta nel gran vento del largo: quindi il suo corpo s&#8217;inclin\u00f2, e lentamente, gli occhi fissi nei miei, ella cadde. Le sue labbra erano dischiuse in un sorriso incantevole e purissimo, un sorriso che non le avevo mai veduto. Sembrava giovanissima&#8230; parve per un attimo aleggiare per l&#8217;aria, poi il suo corpo rimbalz\u00f2 su una sporgenza rocciosa. Intesi un urlo decrescente: &#8211; Patri&#8230;zio &#8211; e, fantoccio smembrato cadente nel vuoto, ella disparve ai miei occhi dietro una roccia a strapiombo.&quot;<\/em> (12)<\/p>\n<p>Nel finale, specialmente in quella richiesta di Joan di essere accompagnata dall&#8217;odio dell&#8217;uomo nel suo volo mortale, v\u00ec \u00e8 un&#8217;atmosfera che ricorda la conclusione de <em>L&#8217;\u00e9tranger<\/em> (<em>Lo straniero<\/em>) di Albert Camus, pubblicato nel 1942: <em>&quot;Perch\u00e9 tutto sia consumato, perch\u00e9 io sia meno solo, non mi resta da augurarmi che ci siano molti spettatori il giorno della mia esecuzione e che mi accolgano con grida di odio&quot;.<\/em> (13)<\/p>\n<p>Dicevamo, tuttavia, che il vero protagonista della vicenda \u00e8 l&#8217;isola, con la sua natura selvaggia ed aliena, che assiste impassibile all&#8217;affannoso agitarsi delle passioni dei personaggi: ed \u00e8 questa la ragione per cui abbiamo inserito questo romanzo nella panoramica della letteratura di soggetto polare. Vale la pena di citare la descrizione iniziale che il Crouzat fa di quel luogo remoto e inospitale, che ha qualcosa del documentario naturalistico ma anche, fra le righe, di quel particolare clima esistenzialista che si respira lungo tutte le pagine del libro. Non vi traspare alcun amore per la natura; la fauna dell&#8217;isola \u00e8 guardata con l&#8217;occhio superficiale e sprezzante di chi ritiene che il mondo sia privo di senso e che, semmai, vada guardato col metro esclusivo dell&#8217;utile umano. Quella spiaggia brulicante d&#8217;innumerevoli pinguini, quel cielo quasi oscurato da una moltitudine di uccelli dallo strid\u00eco assordante dipingono un quadro certamente suggestivo; ma la fretta giornalistica porta l&#8217;autore a cadere in un vero infortunio zoologico. Poich\u00e9 tra gli abitanti dell&#8217;isola egli confonde le otarie (o, magari, gli elefanti di mare), con i trichechi i quali, invece, si trovano solo nel Mar Glaciale Artico.(14)<\/p>\n<p><em>&quot;L&#8217;isola si presentava come una immensa scogliera di basalto nero, striata a tratti di rosso, incredibilmente alta. Sapevo che misurava pi\u00f9 di ottocento metri di altezza e che sulla vetta si stendeva un vasto pianoro che era impossibile scorgere.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Gi\u00e0 da diverso tempo ci stava circondando un vero nugolo di uccelli di tutte le specie che si erano uniti ai nostri compagni e facevano ora un baccano infernale. L&#8217;immensa scogliera nera pareva fremere davanti a noi del movimento delle loro ali, ed era come percorsa da un lungo brivido quando un gruppo compatto si levava in volo. Sapevo che la parete sud-orientale era inaccessibile, ma che il lato opposto offriva una possibilit\u00e0 di sbarco. Costeggiai con il canotto le rive scoscese dell&#8217;isola, cercando con lo sguardo il punto di sbarco che avevo veduto segnato sulle carte, e che mi pareva situato a nord-ovest; ma avevo un bel seguitare a costeggiare la scogliera, non vedevo nulla all&#8217;infurori di quella gigantesca muraglia assolutamente inaccessibile, sulla quale cresceva una vera foresta di giunchi.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Pi\u00f9 lontano la cintura di scogli si abbass\u00f2 finalmente, sembrando riprendere il livello del mare. Curvo sui remi, spingevo il canotto, sempre circondato da una nuvola di uccelli, verso il punto agognato.&quot;<\/em> [&#8230;]<\/p>\n<p><em>&quot;Soltanto lo sbalordimento del primo viaggiatore che sbarcasse sulla luna si potrebbe paragonare a quello che provai io allorch\u00e9 presi contatto col suolo dell&#8217;isola di Nuova Amsterdam, con la sola differenza che la luna, come affermano gli astronomi, \u00e8 priva di abitanti.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Intorno a noi, invece, la vita brulicava, eravamo circondati da migliaia e migliaia di pinguini, stretti in file serrate. Era un vero miracolo che si scostassero per lasciarmi passare. Alti un metro circa, avevano il dorso rivestito di un sontuoso mantello di corte dai riflessi corvini, e sul ventre, faceva bella mostra di s\u00e9 uno sparato di un candore cos\u00ec abbagliante che avrebbe potuto benissimo servire per la propaganda pubblicitaria di una celebre marca di sapone. Su ciascun lato, e sulla testa, erano adorni di una bizzarra e inattesa macchia arancione che faceva pensare alle cuffie da notte delle nostre nonne. Il loro aspetto era quello grave, compassato e dignitoso di un presidente di tribunale nel pieno esercizio delle proprie funzioni. Il lungo becco appuntito levato in aria, sembrava che mi studiassero curiosamente, che mi squadrassero come farebbe un maggiore medico durante una visita di controllo. A conti fatti non mi dovettero trovare di loro gradimento perch\u00e9 un certo numero di loro, pi\u00f9 sussiegosi che mai, dondolandosi sulle corte e grosse zampe, il ventre obeso tutto portato in avanti, i moncherini delle ali allargati in segno di disperazione o di disgusto, prefer\u00ec tornare in acqua. Gli altri, una volta soddisfatta la curiosit\u00e0, non si curarono pi\u00f9 di noi, e ci volsero decisamente la schiena, non senza aver prima manifestato con energici &#8216;urr, urr, urr&#8217; tutta l&#8217;indignazione suscitata in loro dalla nostra presenza.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Dal largo la corta spiaggia mi era parsa disseminata di numerose rocce. Ora di rocce ve n&#8217;era s\u00ec qualcuna, ma vi erano pure quelli che io avevo scambiati per massi, e cio\u00e8 enormi, maestosi, giganteschi trichechi. Bench\u00e8 sapessi del loro temperamento pacifico, il loro aspetto mi caus\u00f2 a tutta prima un vero terrore. Immaginate dei corpacci di varie tonnellate, dall&#8217;aria tutt&#8217;altro che rassicurante, che vi guardano incolleriti e manifestano la loro disapprovazione per la vostra visita inopportuna con la stessa acredine che pu\u00f2 avere una giovane sposa per il vecchio zio che venga ad augurarle la buonanotte in camera la sera delle nozze&#8230; Per giunta erano francamente brutti. I loro occhi neri e completamente tondi, come tracciati col compasso, erano privi di palpebre e riflettevano unicamente un&#8217;intensa ma rassicurante stupidit\u00e0. Sono sempre stato convinto che tutta l&#8217;esistenza interiore di una creatura, la sua cattiveria e la sua bont\u00e0, sia concentrata negli occhi: negli occhi di quei trichechi non vi era se non un vuoto assoluto, una idiozia totale, una passivit\u00e0 beata. Il pi\u00f9 piccolo serpentello dallo sguardo crudele mi avrebbe fatto arretrare; ma, una volta valutato l&#8217;avversario, quei poveri mucchi di carne oleosa mi fecero soltanto ridere. Eseguivano, tuttavia, come se stessero sul palcoscenico, tutto quello di cui erano capaci per intimidirci: sbandieravano all&#8217;aria una ridicola proboscide da elefante nano che gonfiavano emettendo ruggiti sincopati, sfortunatamente intramezzati da sternuti ridicoli che facevano spalancare le loro vaste gole rosa dalle quali sporgevano enormi canini appuntiti, i quali, in altri animali, avrebbero ispirato il pi\u00f9 profondo rispetto: drizzavano i baffi come condottieri del Rinascimento e ancheggiavano goffamente alla maniera dei fidanzati di campagna quando si recano a chiedere ufficialmente la mano della promessa sposa. Quando ci avvicinammo, quelle comiche montagne di carne se la diedero a gambe, fuggendo ventre a terra, tardi, nobili e grotteschi insieme.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ci\u00f2 che tuttavia sussisteva di loro e s&#8217;imponeva alla nostra attenzione era un lezzo di olio rancido e di putridume che emanava da tutta quella massa di animali accalcati entro uno spazio ristretto e che ammorbava l&#8217;atmosfera.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Eravamo circondati da una immensa folla di uccelli. Non ero in grado di riconoscerli tutti, e francamente sarei stato incapace di raccapezzarmi se non mi avessero soccorso le letture recenti unite alle mie cognizioni di storia naturale. Quei piccioncini bianchi dal becco chiuso in una buffa guaina nera erano chioni, e megalestri si chiamavano quei grandi gabbiani scuri dall&#8217;aria feroce. Gli enormi uccelli bianchi intenti alla cova sulle alture erano sicuramente albatri di una specie diversa da quella cui erano appartenuti i nostri compagni di viaggio, e quegli altri, dal collo lungo e dal becco largo, erano smerghi.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ma che folla, che folla, per l&#8217;amor del cielo! E io che avevo creduto l&#8217;isola deserta!&quot;<\/em>(15)<\/p>\n<p>Naturalmente, \u00e8 possibile interpretare tutta la vicenda del romanzo anche in chiave simbolica e filosofica. L&#8217;isola in capo al mondo sarebbe, in questo caso, una metafora della vita, un po&#8217; come il teatro di Pirandello vuol essere un tentativo di rappresentazione del teatro della vita umana. Nel corso di una conversazione con il filosofo russo P. D. Ouspensky, avvenuta nella casa di cura ove si era ricoverata alla ricerca di un&#8217;impossibile guarigione dalla tubercolosi giunta all&#8217;ultimo stadio, la scrittrice neozelandese Katherine Mansfield disse, poche settimane prima di morire: <em>&quot;Ho compreso che questo \u00e8 vero, e che non vi \u00e8 altra verit\u00e0. Voi sapete che da lungo tempo ho considerato tutti noi, senza eccezione alcuna, come naufraghi perduti su di un&#8217;isola deserta, ma che non lo sanno ancora. Ebbene, quelli che sono qui lo sanno. Gli altri, l\u00e0, nella vita, pensano ancora che una nave arriver\u00e0 domani e che tutto ricomincer\u00e0 come ai bei tempi. Ma coloro che sono qui sanno gi\u00e0 che non ci saranno &#8216;bei tempi&#8217;. Sono molto felice di essere qui.&quot;<\/em> (16) Forse Patrizio e le tre donne approdati sulla desolata isola Amsterdam non sono che una metafora della condizione umana, caratterizzata &#8211; secondo l&#8217;autore &#8211; da solitudine, angoscia, famelico bisogno di aggrapparsi all&#8217;altro per cercare un sostegno alla propria fragilit\u00e0 e finitezza. E anche questa chiave di lettura ci riporta, come altri elementi gi\u00e0 notati, in pieno clima esistenzialistico.<\/p>\n<p>Un&#8217;ultima cosa ci rimane da dire a proposito di questo scrittore che, per un momento, ha sfiorato la celebrit\u00e0, ma poi \u00e8 stato rapidamente dimenticato, tanto che invano il lettore ne cercherebbe il nome sul <em>Le Robert<\/em> o nella <em>Storia della letteratura francese<\/em> di P. Abraham e R. Desn\u00e9, abituali strumenti di consultazione del Francese di media cultura. Nel 1959, a quarantasette anni, per la seconda volta Crouzat giunge a un passo dal successo vero con un secondo romanzo, <em>Aziza de Niamkoko<\/em>, in cui pu\u00f2 mettere a frutto le sue esperienze di viaggio nell&#8217;Africa Nera. Sono gli anni in cui l&#8217;impero coloniale francese (e non solo quello francese) sta incominciando a sgretolarsi; l&#8217;Algeria \u00e8 in piena guerra d&#8217;indipendenza e il Vietminh, a Dien Bien Phu, nel 1954 ha inflitto una decisiva sconfitta all&#8217;armata d&#8217;Indocina. In questo clima un po&#8217; crepuscolare, venato di nostalgie esotiche, furoreggiano romanzi di facile lettura, come <em>Il sole nel ventre<\/em> di Jean Hougron; e anche l&#8217;Africa evocata da <em>Aziza de Niamkoko,<\/em> con la sua vicenda sentimentale, incontra un certo favore di pubblico. Questa volta, per\u00f2, non si tratta di un successo internazionale; il libro non viene tradotto in Italia e, dopo qualche anno, sparisce anche dalle librerie francesi. Passano ben ventisette anni e, nel 1986, \u00e8 la televisione ad interessarsene, intuendo &#8211; in ritardo &#8211; le possibilit\u00e0 di adattamento al linguaggio del piccolo schermo; e cos\u00ec ne ricava un telefilm dal titolo <em>Azizah, la fille du fleuve<\/em> (<em>Aziza, la figlia del fiume<\/em>), per la regia di Patrick Jamain e interpretato da Julien Guiomar, Patrice-Flora Praxo, Jean-Fran\u00e7ois Garreaud e Patricia Cartier.<\/p>\n<p>In conclusione, si pu\u00f2 parlare di un &quot;caso Creuzat&quot; come si pu\u00f2 parlare di un &quot;caso Charri\u00e9re&quot; (l&#8217;autore del romanzo <em>Papillon<\/em> che, nel 1969, raggiunse &#8211; come e pi\u00f9 de <em>L&#8217;isola in capo al mondo<\/em> &#8211; una enorme celebrit\u00e0 grazie alla trasposizione cinematografica). Henri Crouzat \u00e8 stato uno di quei personaggi estrosi e inquieti che, nel clima febbrile degli anni Cinquanta, dominati dagli esistenzialisti e dalle figure possenti di Sartre e di Camus, hanno saputo cogliere e interpretare il malessere di una intera generazione, quella che aveva fatto la seconda guerra mondiale e ne era uscita svuotata e ansiosa al tempo stesso. Ma solo per un momento.<\/p>\n<p>NOTE<\/p>\n<p>1)  <em>Dizionario dei Film. Tutto il cinema di tutti i paesi<\/em> (a cura di P. Farinotti), Milano, Rusconi, 1980, vol. 2, p. 812.<\/p>\n<p>2)  Gr\u00e9ville ritenter\u00e0 di sfondare una terza (e ultima) volta nel 1960 con <em>Le mani dell&#8217;altro<\/em>, adattamento del romanzo di Maurice Renard, in cui un pianista (Mel Ferrer), in seguito a un incidente, si sottopone a un intervento di trapianto delle mani che, per\u00f2, sembrano essere quelle di un assassino giustiziato lo stesso giorno, e che lo spingono a uccidere.<\/p>\n<p>3)  KAUFMAN, Hank-LERNER, Gene, <em>Hollywood sul Tevere,<\/em> Milano, Sperling&amp; Kupfer, 1982, p. 76.<\/p>\n<p>4)  MEREGHETTI, P., _3Cem>Il Mereghetti. Dizionario dei film 2004,<\/em> Milano, Baldini Castoldi Dalai ed., p. 1.210.<\/p>\n<p>5)  AUCANTE, Maryse, <em>Le isole dove regnano pinguini e albatri<\/em>, su <em>Atlante<\/em>, marzo 1985, p.32.<\/p>\n<p>6)  LAMENDOLA, Francesco, <em>Eliseo Reclus, un geografo per l&#8217;anarchia,<\/em> su <em>Umanit\u00e0 Nova<\/em> del 12 giugno 1988.<\/p>\n<p>7)  LAMENDOLA, Francesco, <em>Il limite antartico della vegetazione arborea,<\/em> su <em>Il Polo,<\/em>nr. 3 del 1986, pp.; Id., _3Cem>La flora sub-antartica di Mas a Fuera,<\/em> su <em>Il Polo,<\/em> nr. 1 del 1989.<\/p>\n<p>8)  AUCANTE, Maryse, <em>op. cit<\/em>., p. 38.<\/p>\n<p>9)  AUBERT DE LA RUE, E., _3Cem>Les Terres Australes,<\/em> Paris, Que sais-je?, 1967, pp. 209-238.<\/p>\n<p>10) SCAIONI, Ugo, <em>La rivoluzione industriale,<\/em> vol. 16 dell&#8217;enc. <em>Il pianeta dell&#8217;uomo<\/em>, Milano, Mondadori, 1976, pp. 95-96.<\/p>\n<p>11) GALLONE, Maria, <em>Presentazione<\/em> all&#8217;ed. ital. de <em>L&#8217;isola in capo al mondo,<\/em> cit.<\/p>\n<p>12) CROUZAT, Henri, <em>L&#8217;isola in capo al mondo,<\/em> Milano, Rizzoli, 1963, pp. 351-353.<\/p>\n<p>13) CAMUS, Albert, <em>Lo straniero,<\/em> Milano, Bompiani, 1984, p. 150.<\/p>\n<p>14) PASQUINI-Pasquale-GHIGI, Alessandro, <em>La vita degli animali,<\/em> Torino, U.T.E..T., 1974, vol. 1, pp. 972.973.<\/p>\n<p>15) CROUZAT, Henri, <em>cit.,<\/em> pp. 56-57; 59-61.<\/p>\n<p>16) OUSPENSKY, Piotr Demianovich, <em>Frammenti di un insegnamento sconosciuto<\/em>, Roma, Astrolabio, 1976, p. 425.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con una battuta un po&#8217; crudele, si potrebbe definire quello di Henri Crouzat il classico caso di uno scrittore che ha avuto un grane futuro dietro<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[92],"class_list":["post-25591","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25591","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25591"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25591\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25591"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25591"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25591"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}