{"id":25588,"date":"2015-10-06T03:36:00","date_gmt":"2015-10-06T03:36:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/10\/06\/la-vittoria-di-tia-hellebaut-su-blanka-vlasic-e-stata-il-trionfo-della-grazia-discreta-e-dello-stile\/"},"modified":"2015-10-06T03:36:00","modified_gmt":"2015-10-06T03:36:00","slug":"la-vittoria-di-tia-hellebaut-su-blanka-vlasic-e-stata-il-trionfo-della-grazia-discreta-e-dello-stile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/10\/06\/la-vittoria-di-tia-hellebaut-su-blanka-vlasic-e-stata-il-trionfo-della-grazia-discreta-e-dello-stile\/","title":{"rendered":"La vittoria di Tia Hellebaut su Blanka Vlasic \u00e8 stata il trionfo della grazia discreta e dello stile"},"content":{"rendered":"<p>Pechino, Olimpiadi 2008: il 23 agosto si disputa la finale del salto in alto femminile.<\/p>\n<p>Due sono le atlete che si apprestano a contendersi la medaglia d&#8217;oro: la croata Blanka Vlasic e la belga Tia Hellebaut.<\/p>\n<p>La Vlasic, ventiquattrenne, \u00e8 amatissima dal pubblico del suo Paese e assai popolare non solo per la sua bravura sportiva, ma anche per ragioni che con lo sport hanno poco o nulla a che fare: vale a dire per la bellezza sensuale e spavalda che ella ostenta volentieri, dall&#8217;alto della sua statura imponente (193 centimetri), concedendosi volentieri all&#8217;obiettivo del fotografo e abbandonandosi a un vero e proprio balletto, sotto gli occhi di tutti e davanti alle telecamere, ogni volta che riporta una vittoria o che mette a segno una prestazione atletica importante.<\/p>\n<p>In tali occasioni, ancheggiando e alzando il braccio in maniera provocante &#8211; complici le magliette sempre pi\u00f9 ridotte e i pantaloncini sempre pi\u00f9 minuscoli, che ormai contraddistinguono lo sport femminile, quasi come si trattasse di prestazioni da calendario hard &#8211; ella non si perita di sfoggiare tutto il proprio narcisismo. I suoi tifosi la idolatrano e, a forza di sentirsi dire che \u00e8 bella (anche se di una bellezza, diciamolo senza cattiveria, non particolarmente raffinata), senza dubbio ha finito per dimenticarsi che la sua presenza negli stadi dovrebbe avere un significato esclusivamente sportivo, come per qualsiasi altra, e si comporta come la reginetta di un concorso di bellezza. Ovviamente con l&#8217;immancabile perlina incastonata nell&#8217;ombelico.<\/p>\n<p>Un tempo (intendiamo dire, fino a non molti anni or sono) la giuria avrebbe trovato sconvenienti queste passerelle sexy, insistite e prolungate, e avrebbe richiamato all&#8217;ordine la disinibita fanciulla, minacciandole sanzioni e finanche l&#8217;allontanamento. Ma ormai tutte le istituzioni sono diventate di bocca buona: e, cos\u00ec come i presidi nelle scuole o i preti nelle chiese tollerano, da parte degli studenti e dei fedeli, un abbigliamento non certo consono a dei luoghi di studio o, meno ancora, a dei luoghi di culto, allo stesso modo la severa etica sportiva ha ceduto il passo alla smania di stare al passo con i tempi in fatto di volgarit\u00e0, e, con la scusante &#8211; del tutto demagogica &#8211; di non voler reprimere la &quot;spontaneit\u00e0&quot; delle atlete, i giudici di gara e gli organizzatori delle competizioni sportive chiudono tutti e due gli occhi o, addirittura, si compiacciono di questi discutibili fuori programma, che, se non altro, fanno lievitare l&#8217;interesse del pubblico.<\/p>\n<p>La Hellebuat, invece&#8230; be&#8217;, lei \u00e8 tutta un&#8217;altra cosa. Trent&#8217;anni compiuti, quindi quasi &quot;vecchia&quot; per lo sport professionistico, sembra tutto tranne che una diva da passerella. Alta, ma non fuori misura (183 cm.), magra e col viso affilato, quasi senza seno, non solo non possiede le curve prorompenti della pi\u00f9 giovane rivale, ma si ostina a portare &#8211; caso pressoch\u00e9 unico tra i suoi colleghi &#8211; gli occhiali da vista invece delle lenti a contatto e con quelli si cimenta anche nelle gare, come se fosse la cosa pi\u00f9 naturale del mondo. Insomma, con quell&#8217;aria ingenua e pulita da maestrina d&#8217;altri tempi, la si direbbe proprio, per parafrasare Louise May Alcott, &quot;una ragazza fuori moda&quot;, tanto pi\u00f9 stonata in questo universo sportivo femminile del terzo millennio, dove sembra che sia quasi pi\u00f9 importate dei risultati atletici il fatto di esibire la propria sensualit\u00e0 ed elettrizzare, non precisamente per motivi del tutto consoni alla situazione, il pubblico maschile.<\/p>\n<p>Diciamo che la Hellebaut non \u00e8 bella, se per bella si intende sinuosa e provocante. Guido Gozzano la avrebbe definita, come la Signorina Felicita, \u00abquasi brutta\u00bb, ma per farne poi emergere, attraverso alcuni particolari poco appariscenti e tuttavia significativi, un tipo di belt\u00e0 (guarda caso) \u00abquasi fiamminga\u00bb, che non sfugge a quanti sanno vedere il fascino femminile non solo in termini di centimetri, di curve e di et\u00e0, ma anche e soprattutto di grazia, compostezza e stile.<\/p>\n<p>Ed ora due parole sulle rispettive carriere atletiche.<\/p>\n<p>La Vlasic, nata a Spalato l&#8217;8 novembre 1983 (uno Scorpione, dunque), ha gi\u00e0 gareggiato sia alle Olimpiadi di Sydney del 2000, sia a quelle di Atene del 2004, ma senza mettersi in mostra con risultati di rilievo. Invece ha vinto il titolo mondiale del salto in alto a Osaka, il 2 settembre 2007, con un salto di 2,05 metri e lo vincer\u00e0 di nuovo a Berlino, il 20 agosto 2009, con uno di 2,04; il suo record personale sar\u00e0 tuttavia di m. 2,08, registrato il 31 agosto 2009 a Zagabria, che sar\u00e0 anche il record nazionale croato e il secondo risultato assoluto di tutti i tempi.<\/p>\n<p>\u00c8 giunta a Pechino in grandissima forma, avendo riportato, nella prima met\u00e0 dell&#8217;anno, la bellezza di trentaquattro vittorie consecutive: \u00e8 la favorita assoluta, la beniamina del pubblico: insomma, tutti danno per scontato che sar\u00e0 lei a salire sul gradino pi\u00f9 alto del podio e a fregiarsi della medaglia d&#8217;oro, in un delirio di folla.<\/p>\n<p>La forma smagliante di cui gode pare confermata dal fatto che, per tutta la durata della gara, \u00e8 l&#8217;unica a non commettere mai un errore, saltando l&#8217;asta senza mai farla cadere, fino all&#8217;altezza di 2,05 metri; per\u00f2, l\u00ec giunta, anche lei fa uno sbaglio e butta gi\u00f9 l&#8217;asticella. \u00c8 a questo punto che si fa avanti la Hellebaut e, dopo essersi concentrata, si avvicina con passi precisi al millimetro e salta l&#8217;ostacolo al primo tentativo.<\/p>\n<p>Ma chi \u00e8 questa belga secca secca, occhialuta e per niente &quot;fatale&quot;, che sta ora contendendo la vittoria alla croata, che gi\u00e0 credeva di stringerla in pugno? Nata ad Anversa il 16 febbraio 1978 (perci\u00f2 in Acquario), si \u00e8 specializzata nell&#8217;eptathlon e nel pentathlon, di cui detiene i record nazionali del Belgio; e solo in un secondo momento \u00e8 passata al salto in alto.<\/p>\n<p>Si \u00e8 classificata prima nei Campionati europei di atletica leggera del 2006, saltando la misura di m. 2,03; arrivando poi a quella di m. 2,05 nei Campionati europei di atletica leggera indoor del 2007. L&#8217;anno dopo, infine, ha anche conquistato il suo primo ed unico titolo mondiale nel pentathlon indoor a Valencia.<\/p>\n<p>Ora, a Pechino, in questo caldo giorno di fine agosto, tutto dipende da lei: e lei salta l&#8217;asticella a m. 2,05 al primo tentativo. La Vlasic riprova e questa volta riesce, ma ormai al secondo tentativo. Decisa a non lasciarsi sfuggire l&#8217;oro, non le resta che cercare di eguagliare il suo primato personale di m. 2,07; ma \u00e8 sempre pi\u00f9 nervosa, visibilmente nervosa. Come una bambina un po&#8217; viziata e capricciosa, si innervosisce perfino quando le mandano a dire che ha ancora del tempo a sua disposizione prima di eseguire un nuovo salto.<\/p>\n<p>E cos\u00ec, uno dopo l&#8217;altro, finisce per sbagliare in tutti e tre i tentativi, mandando a terra ogni volta quell&#8217;asticella che, ormai, sembra stregata, come se rappresentasse, per lei, la barriera invalicabile dei sogni.<\/p>\n<p>\u00c8 fatta: la Hellebaut ha vinto l&#8217;oro e, drappeggiandosi nella bandiera belga, raggiante di gioia e quasi incredula ella stessa di quanto \u00e8 successo, si appresta a salire sul podio pi\u00f9 alto; alla Vlasic non resta che accontentarsi dell&#8217;argento, che pure le d\u00e0 la (scarsa) soddisfazione di essere la prima atleta croata a vincere una medaglia olimpica nell&#8217;atletica leggera.<\/p>\n<p>Si rifar\u00e0 l&#8217;anno dopo, ai Campionati del mondo di atletica leggera di Berlino, dove vincer\u00e0 la medaglia d&#8217;oro, saltando per\u00f2 &quot;solo&quot; 2,04 metri.<\/p>\n<p>Ma intanto la Hellebaut, il 5 dicembre 2008, ha annunciato il proprio ritiro dall&#8217;attivit\u00e0 agonistica, perch\u00e9 sta aspettando una bambina: per lei, \u00e8 arrivato il tempo di godersi le gioie della maternit\u00e0 e la soddisfazione di aver lasciato lo sport professionistico con il titolo di campionessa mondiale in carica, alla non pi\u00f9 giovane et\u00e0 di trentun anni (recentemente \u00e8 tornata alle gare, per la gioia dei suoi vecchi e nuovi tifosi, belgi e non solo).<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 una morale da ricavare dallo storico &quot;duello&quot; fra le due atlete alle Olimpiadi di Pechino, una morale che vada magari al di l\u00e0 del dato puramente tecnico e agonistico? Forse s\u00ec; e lo diciamo in tono sommesso, senza alcuna petulanza o facile moralismo.<\/p>\n<p>La sobriet\u00e0, la professionalit\u00e0, lo stile, pagano; non sempre pagano l&#8217;eccessiva sicurezza in se stessi, l&#8217;acclamazione incondizionata degli altri egli esibizionismi di dubbio gusto.<\/p>\n<p>Almeno in questo caso, i facili pronostici della vigilia sono stati completamente sovvertiti e lo sport puro si \u00e8 preso una bella rivincita sullo sport spettacolo un po&#8217; sguaiato, un po&#8217; sopra le righe, impartendo una quanto mai opportuna lezione di modestia a chi ne aveva, forse, un certo bisogno e riconoscendo invece i meriti di chi, nell&#8217;ombra, ma con tenacia, ha saputo coltivare al massimo il proprio talento naturale.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 una foto emblematica di questa vicenda: ed \u00e8 quella che ritrae le due atlete subito dopo che si sono sportivamente abbracciate. La Vlasic si allontana tristemente, con l&#8217;aria affranta e quasi incredula, forse trattenendo a stento le lacrime; mentre la Hellebaut si drappeggia nella propria bandiera nazionale e sfodera un sorriso acqua e sapone quasi commovente, che la fa rassomigliare davvero a una maestrina dalla penna rossa. I loro volti, i loro atteggiamenti sono pi\u00f9 eloquenti di qualsiasi discorso: potenza del linguaggio non verbale. China e mortificata \u00e8 la prima, con le spalle curve e il viso contratto, mentre esce di scena; raggiante di felicit\u00e0, ma non sguaiata e, anzi, singolarmente misurata e composta appare la seconda, che sembra sfiorare il terreno con passo di danza.<\/p>\n<p>Non lo si pu\u00f2 negare: fa piacere che le cose siano andate cos\u00ec.<\/p>\n<p>Si ha la sensazione che sia stata rispettata un&#8217;intima giustizia inerente alla verit\u00e0 profonda delle cose, anche se apparentemente in contrasto con i pronostici razionali e, magari, anche con ci\u00f2 che gli spiriti superficiali avrebbero desiderato: di vedere premiata, cio\u00e8, ancora una volta, una mentalit\u00e0 egocentrica che si serve dei valori &#8211; e lo sport \u00e8 uno di essi &#8211; per mettere la propria vanit\u00e0 sotto i riflettori, solo perch\u00e9 nell&#8217;era delle veline e delle bellone a un tanto il chilo sembra che a questo tipo di donne sia concesso tutto e, come cantavano gli Abba in una loro bella canzone, \u00abthe winners takes it all\u00bb, ossia \u00abi vincitori pigliano tutto\u00bb, e agli altri non restano che le briciole del loro banchetto.<\/p>\n<p>Dicevamo che lo sport \u00e8 un valore: e lo \u00e8 certamente, se praticato nella maniera giusta, vale a dire per servirlo e non per servirsene. Ed \u00e8 anche una palestra di vita, dal momento che, nella vita, la prima cosa che bisogna imparare \u00e8 che non si viene al mondo per essere serviti, ma per servire e per cercare, attraverso il servizio, la propria armonia e la propria felicit\u00e0. Ma l&#8217;armonia e la felicit\u00e0 non risiedono nell&#8217;approvazione degli altri: tanto meno nell&#8217;approvazione impropria, cio\u00e8 in quella che ci viene tributata non per i nostri meriti reali, ma per la nostra capacit\u00e0 di apparire in un certo modo, indipendentemente dal nostro vero essere.<\/p>\n<p>Certo, nello sport professionistico vi sono molte, troppe cose che contrastano con questa etica rigorosa, che presuppone il perseguimento puro e disinteressato della propria vocazione: dall&#8217;enfasi spettacolare voluta dagli sponsor, vale a dire dai potenti interessi economici in gioco, fono all&#8217;uso e all&#8217;abuso di sostanze anabolizzanti, motivati dalla cattiva filosofia secondo cui ci\u00f2 che conta \u00e8 solo e unicamente il risultato, senza badare ai mezzi impiegati per conseguirlo.<\/p>\n<p>Culto dell&#8217;esteriorit\u00e0 e pragmatismo efficientistico, spinto fino al cinismo: ecco i due grandi mali di una pratica sportiva che, troppo spesso, finisce per cedere e per piegarsi a delle esigenze di pubblicit\u00e0 e di mercato, le quali non hanno nulla a che fare con lo sport.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 bisogno di ricordare che gli atleti greci gareggiavano alle Olimpiadi in vista soltanto della gloria e di una corona d&#8217;alloro, poich\u00e9 non vincevano nemmeno un quattrino? In compenso, essi venivano considerati come dei veri e propri eroi e la soddisfazione morale era cos\u00ec grande, da costituire un incentivo pi\u00f9 che adeguato ad affrontare tutti i sacrifici richiesti dalla lunga e faticosa preparazione atletica.<\/p>\n<p>A quello spirito dovremmo tornare, nello sport e in tutti gli altri ambiti ove siano in gioco non dei nudi interessi, ma degli autentici valori. E, pi\u00f9 in generale, dovremmo recuperare la convinzione che \u00e8 la tensione spirituale verso il mondo dei valori a rendere unita la societ\u00e0 e a conferirle armonia e speranza nel futuro, non la tecnica o il possesso dei beni materiali.<\/p>\n<p>Alla luce di queste considerazioni, fa piacere che la Hellebaut abbia vinto sulla Vlasic: perch\u00e9 \u00e8 stato un segno, un segno di cui forse avevano bisogno tanti giovani che si accostano alla pratica sportiva nelle pi\u00f9 diverse specialit\u00e0.<\/p>\n<p>E, forse, un segno di cui avevano bisogno anche tante donne non pi\u00f9 giovanissime e mai state bellissime, in un mondo che sembra inchinarsi solo a un modello di femminilit\u00e0 ostentato e gridato: mentre ci sarebbero tante cose che esse avrebbero da dire, sussurrandole, a quanti sono capaci di fare silenzio per ascoltarle.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pechino, Olimpiadi 2008: il 23 agosto si disputa la finale del salto in alto femminile. 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