{"id":25585,"date":"2008-05-29T05:37:00","date_gmt":"2008-05-29T05:37:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/05\/29\/il-pensiero-della-fine-e-la-morte-di-dio-nella-filosofia-di-martin-heidegger\/"},"modified":"2008-05-29T05:37:00","modified_gmt":"2008-05-29T05:37:00","slug":"il-pensiero-della-fine-e-la-morte-di-dio-nella-filosofia-di-martin-heidegger","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/05\/29\/il-pensiero-della-fine-e-la-morte-di-dio-nella-filosofia-di-martin-heidegger\/","title":{"rendered":"Il pensiero della fine e la morte di Dio nella filosofia di Martin Heidegger"},"content":{"rendered":"<p>Per la filosofia di Martin Heidegger (1889-1976), la metafisica \u00e8 l&#8217;essere-per-la-fine dell&#8217;essere, dunque la forma tipica del nichilismo (idee ampiamente riprese da Emanuele Severino e altri), e il pensiero che si insedia nel destino dell&#8217;essere non pu\u00f2 vedere la fine della metafisica se non come una metafisica della fine.<\/p>\n<p>Si pone, quindi, il problema del \u00absuperamento\u00bb della metafisica; ma il limite, verso cui il pensiero si spinge, lo respinge implacabilmente anche nel suo tentativo di superamento. Il concetto stesso di \u00absuperamento\u00bb, infatti, presuppone l&#8217;idea del limite, di ci\u00f2 che Ernest J\u00fcnger designava con l&#8217;espressione <em>la linea<\/em>. Di conseguenza, Heidegger \u00e8 stato indotto a occuparsi in primo luogo del problema della fine, poi di quello del superamento.<\/p>\n<p>Ora, la questione della \u00abfine\u00bb, della fine della metafisica e anche della teologia, \u00e8 stata posta da Nietzsche, nello <em>Zarathustra<\/em>, con la \u00abmorte di Dio\u00bb. Osserva giustamente Filippo Costa che, se fosse possibile superare direttamente la metafisica, non vi sarebbe una autentica morte di Dio, ma semplicemente il tramonto di un falso pensare intorno a Dio; un po&#8217; come molti filosofi (Hegel <em>in primis<\/em>, aggiungiamo noi) hanno ritenuto di poter \u00absuperare\u00bb la categoria della religione in quella, ad essa superiore, della filosofia.<\/p>\n<p>In una raccolta di sei saggi del 1950 (ma che riprende alcune lezioni del 1943), intitolata <em>Sentieri interrotti<\/em> (<em>Holzwege<\/em>), Heidegger si propone, fra l&#8217;altro, di riflettere sul senso dell&#8217;annuncio nietzschiano della \u00abmorte di Dio\u00bb in quanto suscettibile di chiarire il significato di due millenni di storia occidentale.<\/p>\n<p>Heidegger comincia con l&#8217;affermare che solo l&#8217;opera d&#8217;arte pu\u00f2 far emergere il senso d&#8217;essere che si trova nella domanda sul perch\u00e9 esista qualche cosa invece del niente, poich\u00e9 in essa avviene l&#8217;apertura dell&#8217;ente nel suo essere, il farsi evento della sua verit\u00e0. Non si tratta, tuttavia, di un filosofare astratto: quel che \u00e8 i gioco, \u00e8 (splenglerianamente) la storia futura e, in ultima analisi, il destino del mondo moderno.<\/p>\n<p>La storia futura \u00e8 la realizzazione della compiuta essenza del mondo moderno e, per ora, sta in mezzo tra l&#8217;ente e l&#8217;essere. Dunque, il \u00absuperamento\u00bb non sar\u00e0 altro che il venire in luce dell&#8217;essenza della fine; e sar\u00e0 il superamento tanto della metafisica e della stessa fine, quanto del nichilismo e della tecnica. Quanto alla metafisica, la fine, per essa, \u00e8 annunziata dalla \u00abmorte di Dio\u00bb, ossia da una teologia che prende atto dell&#8217;ultima realt\u00e0 dell&#8217;essere dell&#8217;ente. Cos\u00ec come l&#8217;esistenza (autentica) dell&#8217;uomo \u00e8 un essere-per-la.-morte, allo stesso modo la teologia cristiana \u00e8 un essere-per-la-Croce, ossia per la morte di Dio.<\/p>\n<p>Qui, veramente, il pensiero di Heidegger manifesta la tendenza a scivolare insensibilmente nel sofisma. Per la teologia cristiana, infatti, il concetto della morte di Dio (sulla croce) si lega inseparabilmente al concetto della resurrezione di Dio (dal sepolcro); pertanto, tutta la sua interpretazione dell&#8217;essere-per-la-Croce giuoca un po&#8217; sul senso delle parole, forzandole e piegandole ai fini delle sue esigenze speculative.<\/p>\n<p>In ogni caso, il senso dell&#8217;annuncio di Zarathustra: \u00abDio \u00e8 morto\u00bb, non significa, per Heidegger, se non che il mondo sovrasensibile non possiede pi\u00f9 forza efficiente e che, pertanto, la metafisica \u00e8 giunta inevitabilmente alla fine. Ecco perch\u00e9 la frase: \u00abDio \u00e8 morto\u00bb svela, secondo il filosofo di Messkirch, l&#8217;essenza dell&#8217;Occidente e il vero senso della nostra storia (il che equivale a dire, la sua mancanza di senso).<\/p>\n<p>Ma, giustamente, Heidegger osserva che, per una umanit\u00e0 senza Dio, il concetto della morte di Dio \u00e8 semplicemente privo di senso; per una umanit\u00e0 atea, infatti, non si pu\u00f2 parlare, nel senso pi\u00f9 autentico, di nichilismo. Il nichilismo \u00e8 l&#8217;essenza dell&#8217;Occidente, perch\u00e9 l&#8217;umanit\u00e0 occidentale, dopo aver creduto in Dio, \u00e8 giunta all&#8217;annunzio della sua morte. Dunque, per essa, tutto ci\u00f2 che poteva avere un senso nella vita, beninteso un senso che venisse dall&#8217;altro, trascendente, ora \u00e8 scomparso; la luce si \u00e8 spenta e la morte di Dio \u00e8 la fine, meglio: l&#8217;essere-per-la-fine.<\/p>\n<p>Apriamo una breve parentesi per osservare che l&#8217;idea della morte di Dio non \u00e8, in realt\u00e0, quell&#8217;evento unico nella storia occidentale, che Heidegger mostra di credere. Dio \u00e8 morto ogni volta che \u00e8 tramontata una religione: \u00e8 accaduto con il paganesimo greco-romano, con il paganesimo germanico, con quello degli Slavi, dei Lituani, e cos\u00ec via. Chiunque abbia letto Plutarco, certo ricorder\u00e0 con qualche emozione il famoso brano in cui si narra di come, al tempo di Tiberio, i marinai di una nave romana udirono, nei pressi di un&#8217;isola del Mare Egeo, il vento cadere improvvisamente e una voce misteriosa gridare: \u00abIl grande Pan \u00e8 morto!\u00bb; e, poi, levarsi dall&#8217;isola pianti, lamenti e singhiozzi, senza che alcuno ne potesse comprendere l&#8217;origine. L&#8217;episodio \u00e8 sempre stato messo in relazione con la nascita di Cristo e con l&#8217;avvento del cristianesimo, e cos\u00ec sembra interpretarlo anche il notevole filosofo e poeta romeno Lucian Blaga nel suo poemetto <em>La morte di Pan.<\/em><\/p>\n<p>Certo, in tutti i casi che abbiamo citato, si trattava della morte di determinate divinit\u00e0 e dell&#8217;avvento di altre; mente lo Zarathustra di Nietzsche non annunzia la morte di questo o quel dio, ma del Dio unico e \u00abdefinitivo\u00bb del cristianesimo, ossia del tramonto della categoria del religioso. Non del sacro, per\u00f2: e sappiamo bene che cosa l&#8217;umanit\u00e0 occidentale abbia eretto alla categoria del sacro, in luogo del Dio cristiano: la tecnica.<\/p>\n<p>\u00c8, questa, l&#8217;era dei titani di cui parlava J\u00fcnger; e, in un certo senso, anche la teologia cristiana contemporanea, specialmente quella protestante, ha rielaborato a suo modo l&#8217;annuncio di Zarathustra, per esempio con la cosiddetta <em>teologia negativa<\/em> e con il concetto di un Dio che si nasconde, che tace, che vuol vedere come sanno cavarsela gli uomini senza di Lui. Ma questa, ovviamente, \u00e8 la scomparsa del &quot;dio tappabuchi&quot; troppo sfruttato dalla teologia classica (cfr. Bonhoeffer), e non la presa d&#8217;atto di una vera e propria morte di Dio.<\/p>\n<p>Che cosa significa, del resto, affermare che Dio \u00e8 morto? Evidentemente, l&#8217;unico possibile significato \u00e8 che l&#8217;umanit\u00e0 occidentale si \u00e8 alienata lungo tutta la sua storia, proiettando la sua aspirazione all&#8217;immortalit\u00e0 in un Essere inesistente, sulla base di una amplificazione paranoica dell&#8217;idea freudiana del padre; e ora, finalmente, si \u00e8 resa conto del proprio errore, e sta facendo i conti con l&#8217;inesistenza di quell&#8217;Essere tanto amato e temuto, che dava un senso (trascendente) al nostro essere-per-la.-morte.<\/p>\n<p>Tornando a Heidegger, sappiamo che, per lui, la metafisica non \u00e8 soltanto un errore teoretico e linguistico (che ha indotto a identificare l&#8217;essere con l&#8217;ente, dimenticando la differenza ontologica), ma anche il destino dell&#8217;Occidente, per cui l&#8217;Essere, paradossalmente, si rivela proprio nascondendosi: processo che \u00e8 iniziato gi\u00e0 con la filosofia greca. Ora, se la storia della metafisica \u00e8 il destino dell&#8217;Occidente, il predominio della tecnica ne \u00e8 il logico sviluppo; e il compito del pensare sar\u00e0 appunto quello di destrutturare tanto la metafisica che il suo linguaggio, in modo da liberare uno spazio per un pensiero che non sia pi\u00f9 metafisico e che \u00absuperi\u00bb l&#8217;oblio dell&#8217;Essere. Da ci\u00f2 si vede, per inciso, come Severino non abbia fatto altro che riprendere, con pochissima originalit\u00e0, questa esigenza della seconda fase del pensiero hedeggeriano, ossia quella successiva ad <em>Essere e tempo.<\/em><\/p>\n<p>Dunque, in <em>Sentieri interrotti<\/em> Heidegger si pone il problema di cosa significhi, nel destino dell&#8217;Occidente, il concetto della \u00abmorte di Dio\u00bb e come si debba interpretare, ed eventualmente sviluppare, il concetto nietzschiano del \u00absuperamento\u00bb del nichilismo.<\/p>\n<p>Scrive Filippo Costa nel suo bel volume <em>Heidegger e la teologia<\/em> (Ravenna, A. Longo Editore, 1974, pp. 356-364):<\/p>\n<p><em>Heidegger deve dimostrare come questa &#8216;morte di Dio&#8217; si debba pensare contenuta o anticipata nell&#8217;essenza storica dell&#8217;umanit\u00e0 occidentale, cio\u00e8 in che modo dire &#8216;storia&#8217; implichi il pensiero del nihilismo come sua essenza. Ci\u00f2 che si dovrebbe approfondire a questo punto \u00e8 l&#8217;idea stessa della storia Comunemente essa vale come qualcosa di ovvio; la difficolt\u00e0 di stabilire il &quot;che&quot; e il &quot;come&quot; della storia , l&#8217;ostacolo che ci si frappone allorch\u00e9 siamo necessitati a trovare nella e della storia uj &quot;senso&quot;, non impediscono di ritenere che la storia &quot;ci sia&quot; di per s\u00e9, cio\u00e8 che il mondo cammini, vada in certo modo avanti, che &quot;tutto scorra&quot; eccetera. Non riusciamo cos\u00ec a credere che alcuni popoli non abbiamo &quot;storia&quot;. Tutti gli uomini che agiscono o solamente<\/em> vivono, <em>&quot;fanno storia&quot;, pr quanto insensibili possano essere i loro progressi o insignificanti le loro azioni. Ma secoli di &quot;filosofia della storia&quot; ci hanno reso consapevoli del fatto che parlare di &quot;storia&quot; al di qua di ogni interpretazione filosofico-teologica, \u00e8 insensato; il concetto di storia \u00e8 altrettanto vuoto del concetto di essere. Esso comincia a valere come una forma di interpretazione, per quanto implicita possa essere. Dunque non c&#8217;\u00e8 &quot;la&quot; storia, ma la storia d&#8217;occidente intesa secondo il senso che essa stessa si arroga e che pur conosce la sua &quot;storia&quot;. Il modello della pura e semplice successione di eventi, comunque determinati da antecedenti e da mire finali, \u00e8 una interpretazione tra le altre. Sappiamo per\u00f2 come la necessit\u00e0<\/em> problematica <em>di un senso, connesso all&#8217;inevitabile interpretazione, scivoli di continuo nella attribuzione di sensi come prodotti necessari della storia stessa e si producano perci\u00f2 i tentativi di pensare la totalit\u00e0 compiuta della storia come costituzione di un suo senso-totale. La difficolt\u00e0 complessiva del pensiero intorno alla storia consiste nel dovere evitare l&#8217;ovviet\u00e0 della successione che sia gi\u00e0 senso della storia, da un canto, e la metafisica della totalit\u00e0 che ipotizza sensi compiuti e finalit\u00e0 operanti nell&#8217;effettivo svolgimento dei fatti, dall&#8217;altro.<\/em><\/p>\n<p><em>Il ripensamento heideggeriano del \u00absuperamento\u00bb nietzschiano del nihilismo si colloca in questo difficile territorio intermedio. Il nihilismo, la morte di Dio, la fine della storia, secondo un concetto ontologico e non ontico, la fine del mondo, essa pure ontologicamente intesa, non sono accidenti, ma indicano quanto di essenziale si pu\u00f2 pensare nell&#8217;essere storico o nella storia dell&#8217;essere. Questo implica che non si debba prima concepire l&#8217;essenza della storia e poi attribuirle la morte di Dio, ma che questa morte<\/em> sia <em>la storia stessa.<\/em><\/p>\n<p><em>Per comprendere questa posizione decisiva del filosofare heideggeriano procediamo per tentativi. Dobbiamo guardarci dal fare precipitare il nostro pensiero verso la decisione di un senso ultimo e, allo stesso tempo, di far cadere nell&#8217;inessenziale la storia stessa ponendola come esecuzione di qualche progetto iniziale. Allo stesso tempo presupponiamo una esigenza di senso come ci\u00f2 che ci sta intuitivamente presente allorch\u00e9 avvertiamo che noi stessi, per tanto che<\/em> esistiamo<em>, siamo legati all&#8217;essere del destino che vige nella storia. Ora, se la morte di Dio \u00e8 il crollo del sovrasensibile, possiamo gi\u00e0 domandarci: che ne sarebbe della nostra esistenza se in essa non fosse iscritto l&#8217;essere-stato (<\/em>das Gewesen<em>) del &quot;platonismo&quot;? Che ne sarebbe allora se il nostro vivere non avesse il senso di darsi senso mediante la posizione di fini, idee, ideali e valori? Ma il punto decisivo dell&#8217;interpretazione heideggeriana del nihilismo si pu\u00f2 cos\u00ec esprimere: che ne sarebbe dell&#8217;autenticit\u00e0 della nostra esistenza se il platonismo non avesse trovato la sua &quot;verit\u00e0&quot; nel rovesciamento che il nihilismo ne compie?<\/em><\/p>\n<p><em>La svolta dal primo punto al secondo, dal platonismo al nihilismo \u00e8 in fondo, per Heidegger, la sola vera e attuale &quot;necessit\u00e0&quot;. Il luogo in cui questa avviene \u00e8 la metafisica. Infatti costituire una storia come dotata di senso altro non vuol dire, in origine, che sovrapporre al sensibile un mondo di &quot;sensi&quot; come separato dal sensibile sesso. Ma \u00e8 proprio tale separazione, che \u00e8 il<\/em> fatto <em>della metafisica, a ridurre all&#8217;esaurimento ogni sovrasensibile, a consumare la morte di Dio. Quindi \u00abla metafisica \u00e8 lo spazio storico in cui si attua il destino che il mondo sovrasensibile, le idee, Dio, la legge morale, l&#8217;autorit\u00e0 della ragione, il progresso, la felicit\u00e0 della maggioranza, la cultura, la civilt\u00e0 perdano la loro forza costruttiva e si annullino\u00bb (Holzwege). L&#8217;insieme di questi &quot;valori&quot; pu\u00f2 essere anche visto come la conseguenza della morte biblica di Dio, al quale s tenta di sostituire qualche analogo del sovrasensibile (compresi gli &quot;ideali&quot; o le &quot;ideologie&quot; che in ogni tempo risorgono).<\/em><\/p>\n<p><em>Heidegger, come abbiamo gi\u00e0 visto, segue il tentativo nietzschiano di pensare il nihilismo come &quot;logica interna&quot; della storia, vede nel &quot;capovolgimento&quot; una restaurazione del &quot;valore&quot;. Avendo ricondotto il valore a &quot;punto di vista&quot;, Nietzsche rientra nella metafisica poich\u00e9 con ci\u00f2 non fa che cogliere l&#8217;essenza di ogni ente, che \u00e8 impulso ad essere secondo una determinata direzione o prospettiva. Nietzsche, in altri termini, risolve il voluto capovolgimento nel raggio indicativo e a suo modo &quot;intenzionale&quot;, come possiamo dire, che parte dall&#8217;ente e lo esplica come<\/em> nisus essendi<em>. Per l&#8217;ente essere \u00e8 tendere-mirando. Il capovolgimento dei valori \u00e8 la restaurazione del valore nella sua essenza originaria di punto di vista in favore dell&#8217;eterno ritorno in s\u00e9 della volont\u00e0 di potenza. Essere, per &#8216;ente in generale, \u00e8 dunque volere del volere; l&#8217;ente \u00e8 in quanto si conserva e si accresce in virt\u00f9 dell&#8217;essenza &quot;valutante&quot; della volont\u00e0 di potenza. Il valore supremo, come sappiamo, \u00e8 l&#8217;arte come \u00abvalore che determina ogni potenza di accrescimento\u00bb. Essa, conclude a questo punto Heidegger, \u00ab\u00e8 la realt\u00e0 effettiva (<\/em>Wirklichkeit<em>) del reale (<\/em>Wirkliches<em>)&#8230; o l&#8217;essere dell&#8217;ente\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>In<\/em> Holzwege <em>ricompaiono i temi del<\/em> Nietzsche <em>ma ripensati in un modo nuovo nel quale il pensiero di Heidegger giunge ad una fondamentale risoluzione. Questa pu\u00f2 essere vista nel doppio concetto di verit\u00e0<\/em> della <em>metafisica, per il quale il nihilismo vien fatto assurgere alla storia dell&#8217;essere e quindi l&#8217;essere-per-la-fine, la korte di Dio (l&#8217;essere-per-la-Croce, come qui diciamo) assumono il senso ontologico ultimo. In questa riduzione ontologica la metafisica, il nihilismo Nietzsche non hanno pi\u00f9 nulla a che fare con una<\/em> Weltanschauung.<\/p>\n<p><em>La metafisica enuncia le sue &quot;verit\u00e0&quot; sotto forma di giudizi di valore. Ma la sua verit\u00e0 generale \u00e8 nell&#8217;affermazione della volont\u00e0 di potenza come essenza dell&#8217;ente. Ora tra la metafisica e la volont\u00e0 non esiste un mero rapporto di pensiero e realt\u00e0, quasi la metafisica altro non fosse che discorso intorno alla realt\u00e0 chiamata volont\u00e0 di potenza. Essa invece \u00e8 contenuta nella volont\u00e0 stessa come sua esigenza prima. Per dirla in termini tradizionali, l&#8217;oggetto genera qui la conoscenza dell&#8217;oggetto. La volont\u00e0, infatti, si produce &quot;rappresentandosi&quot;<\/em> cio\u00e8 <em>ponendosi nell&#8217;aperto del non-occultamento. Essa \u00e8 dunque &quot;verit\u00e0&quot; in quanto costituisce l&#8217;essere dell&#8217;ente, ed \u00e8 la &quot;verit\u00e0&quot; che consiste in un esplicarsi secondo il modo di portare alla luce, rappresentare, dis-occultare. L&#8217;aspetto enunciativo di questa doppia (epur fondamentalmente unica) verit\u00e0 \u00e8 secondario rispetto a quello ontologico. La volont\u00e0 di potenza<\/em> \u00e8 <em>infatti (prima che enunci) l&#8217;essere dell&#8217;ente. Gli enunciati metafisici sono atti o momenti della volont\u00e0 di potenza che non ha altro modo d&#8217;essere (ossia non costituisce altro essere dell&#8217;ente in generale) che quello dell&#8217;autorappresentazione secondo &quot;verit\u00e0&quot; e valori. La metafisica non \u00e8 dunque vera nel senso che determina l&#8217;essere dell&#8217;ente secondo una certa prospettiva o un ceto progetto, ma innanzitutto in quanto \u00e8 reale e storica manifestazione in cui la volont\u00e0 di potenza si fa essere, presenzia, \u00e8. \u00abLa verit\u00e0 di cui pra si fa questione, afferma Heidegger, non \u00e8 perci\u00f2 quella che la volont\u00e0 di potenza pone come condizione necessaria dell&#8217;ente, ma quella in cui gi\u00e0 presenzia la volont\u00e0 di potenza stessa che-pone-condizioni\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Le tappe della metafisica si possono cos\u00ec concepire in base all&#8217;essenza ontologica della metafisica stessa; Heidegger pu\u00f2 spiegare il soggettivismo, la concezione della verit\u00e0 come certezza e come giustificazione, il prodursi della &quot;giustizia&quot; come supremo valore, l&#8217;arte, la scienza e quante altre forme possano mai rintracciarsi nella storia della cultura occidentale. E nella metafisica, come il<\/em> Wesen <em>della volont\u00e0 di potenza, rientra il nihilismo nell&#8217;interpretazione nietzschiana di una &quot;morte di Dio&quot; ove naufraga ogni valore singolo e stabilito perch\u00e9 riemerga il fondamento di tutti i valori che \u00e8 l&#8217;incarnazione umana della volont\u00e0 di potenza. L&#8217;uomo affermato da Nietzsche ha come sua essenza l&#8217;essere al di l\u00e0 di se stesso sicch\u00e9 in questo (necessario) &quot;al di l\u00e0&quot; non incontri<\/em> valori<em>, non trovi una morale precostituita, o l&#8217;imperiosa presenza di un Dio, ma soltanto<\/em> se stesso.<\/p>\n<p><em>A questo punto Heidegger tenta la sua riduzione ontologica del superamento\u00bb nietzschiano. Questo deve corrispondere alla volont\u00e0 di potenza che \u00e8 l&#8217;essenza dell&#8217;ente, cio\u00e8 alla &quot;pretesa dell&#8217;essere&quot;. Nell&#8217;essere \u00abVige la necessit\u00e0 che l&#8217;uomo vada oltre a ci\u00f2 che egli \u00e8 stato finora, non in vista di un mero piacere o per puro arbitrio, ma unicamente in ragione (<\/em>umwiillen<em>) dell&#8217;essere\u00bb. Il passaggio dall&#8217;<\/em>esercizio <em>della volont\u00e0 di potenza come assoggettamento dell&#8217;ente che travolge ogni valore, alla<\/em> comprensione responsabile <em>dell&#8217;essere costituisce il compito dell&#8217;uomo all&#8217;estremo della metafisica, la sola possibilit\u00e0 di superamento autentico. Ed \u00e8 questo il luogo problematico della morte di Dio. Essa \u00e8 l&#8217;alienazione dell&#8217;essere, come potremmo dire, in favore della volont\u00e0 di potenza che crea valori per poterli poi distruggere e riaffermare puramente se stessa. La morte di Dio \u00e8 l&#8217;insediamento dell&#8217;uomo nel modo di essere della tecnica. \u00abDio, afferma Heidegger, non \u00e8 ancora un dio vivente se continuiamo a cercare il modo in cui padroneggiare il reale, senza prima prendere sul serio e porre in questione la sua realt\u00e0 effettiva (<\/em>Wirklichkeit<em>), senza pensare se l&#8217;uomo sia maturo per quell&#8217;essenza cui egli \u00e8 assegnato a partire dall&#8217;essere, sicch\u00e9 possa sopportare questo destino mediante la sua essenza e non con l&#8217;ausilio ingannevole di meri espedienti\u00bb. La volont\u00e0 di potenza esige la morte di Dio affinch\u00e9 possa affermare se stessa; l&#8217;uomo esige il Dio vivente affinch\u00e9 possa corrispondere alla esigenza della propria autenticit\u00e0. La riduzione ontologica del superuomo \u00e8 l&#8217;apertura della morte di Dio alla possibilit\u00e0 di superare il nihilismo, \u00e8 la suprema ambiguit\u00e0 storico-metafisica della fine, la quale pu\u00f2 essere il nihilismo in cui si afferma la volont\u00e0 di potenza,<\/em> oppure <em>la riconduzione dell&#8217;uomo al destino che parte dall&#8217;essere. Il Dio-morto della metafisica \u00e8 cos\u00ec inteso come il Dio non-ancora-vivente.<\/em><\/p>\n<p><em>Heiddegger approfondisce l&#8217;ambiguit\u00e0. La metafisica prepara il luogo del divino mediante il vuoto creato dalla morte di &quot;tutti gli dei&quot;, del dio dell&#8217;onto-teologia. \u00abLa posizione, egli dice, che pensata metafisicamente \u00e8 propria di Dio, \u00e8 il luogo dell&#8217;efficienza causativa e della conservazione dell&#8217;ente come creato. Questo luogo di Dio pu\u00f2 restare vuoto\u00bb. Il superuomo si insedia in<\/em> altro <em>luogo, quello della soggettivit\u00e0, e cos\u00ec lascia libero il vuoto per Dio. In tal modo la volont\u00e0 di potenza si assimila la morte di Dio la quale incombe sulla soggettivit\u00e0 ristabilita come l&#8217;essere-per-la-fine che domina e destina l&#8217;et\u00e0 moderna. \u00abCon l&#8217;inizio della lotta per il dominio della terra, l&#8217;epoca della soggettivit\u00e0 \u00e8 spinta verso il suo compimento\u00bb, sentenzia Heidegger. La soggettivit\u00e0 ha in s\u00e9 essenza di fine che la morte di Dio pone in atto. Infatti \u00abquando l&#8217;essere dell&#8217;ente \u00e8 bollato siccome il valore e la sua essenza \u00e8 sottoposta a tale sigillo, allora all&#8217;interno di questa metafisica, cio\u00e8 della verit\u00e0 dell&#8217;ente come tale durante quest&#8217;epoca, \u00e8 smarrita ogni di accesso all&#8217;esperienza dell&#8217;essere stesso\u00bb. La &quot;verit\u00e0&quot; della filosofia dei valori \u00e8 l&#8217;occultamento dell&#8217;essere; ma che \u00e8 allora la morte di Dio, in cui si assommano e rappresentano tutti i valori, se non la disposizione iniziale a quella &quot;esperienza dell&#8217;essere&quot;, a partire dalla quale soltanto<\/em> potr\u00e0 <em>aver senso l&#8217;incontro con il divino?<\/em><\/p>\n<p><em>La stessa cosa accade quando, addirittura, Dio sesso \u00e8 innalzato a valore supremo. Nel momento stesso in cui si tocca la vetta pi\u00f9 alta del sovrasensibile, si uccide Dio. \u00abL&#8217;ultimo colpo contro Dio, scrive Heidegger, e contro il mondo sovrasensibile sta nel fatto che Dio, l&#8217;ente dell&#8217;ente, viene degradato a valore supremo\u00bb cio\u00e8 dalla metafisica teologica. In tal modo Dio assume una realt\u00e0 ambigua; da un canto \u00e8 il limite estremo della assiologia, dall&#8217;altro canto \u00e8 il naufragio dell&#8217;assiologia medesima. Si pu\u00f2 dire allora che &quot;Dio&quot; non \u00e8 un termine per designare il sovrasensibile assiologico ma il punto di maturazione in cui la metafisica si inverte nel proprio<\/em> Unwesen<em>, si &quot;nihilizza&quot;. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>La morte di Dio non \u00e8 un &quot;modo di dire&quot;, ma l&#8217;evento in cui consiste la metafisica e, tramite essa, la storia. Dio \u00e8 morto, nella rappresentazione nietzschiana, perch\u00e9 gli uomini l&#8217;hanno ucciso. Che vuol dire questa uccisione? Per Heidegger tre cose: dopo aver riposto l&#8217;essere dell&#8217;ente nel sovrasensibile,<\/em> gli uomini <em>sopprimono il sovrasensibile e fanno naufragare l&#8217;ente stesso; questa soppressione fa essere &quot;altro&quot; l&#8217;ente, ossia lo snatura in un utilizzabile, ma per ci\u00f2 stesso l&#8217;uomo tradisce la sua destinazione originaria e &quot;si aliena&quot; erigendosi a soggetto che lascia all&#8217;ente la sola essenza di &quot;oggetto&quot;; l&#8217;autoalienazione dell&#8217;uomo ha luogo sotto il dominio della volont\u00e0 di potenza, che esige un mondo di oggettivit\u00e0 sicura e rassicurante. In sintesi: \u00abLa posizione di valori ha sottoposto a s\u00e9 ogni ente, trasformandone il suo esser-per-s\u00e9, uccidendolo. Quest&#8217;ultimo colpo alla morte di Dio \u00e8 inferto dalla metafisica che come metafisica e la volont\u00e0 di potenza porta a compimento il pensiero nel senso di un pensare-valori\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;uccisione di Dio avviene proprio nella \u00abuccisione dell&#8217;ente in quanto ente\u00bb. La fuga metafisica dal mondo la perdita del senso di creaturalit\u00e0, l&#8217;incapacit\u00e0 d vedere nelle cose la &quot;benedizione&quot; divina, la mancanza di &quot;amore &quot;eccetera, come si pu\u00f2 dire usando linguaggi diversi, \u00e8 proprio ci\u00f2 che caratterizza la metafisica come celebrazione della morte inespressa di Dio, occultamento di Dio<\/em> mediante <em>l&#8217;occultamento dell&#8217;essere nel valore. Le possibilit\u00e0 &quot;teologiche&quot; del pensiero heideggeriano sono cos\u00ec connesse alla sua riabilitazione &quot;poetica&quot; del<\/em> dingen<em>, del mondo come Quadrato, dell&#8217;ente come<\/em> Ge-stell <em>pensato nel suo fondamento e in ci\u00f2 che vi si connette nei diversi tentativi heideggeriani da noi gi\u00e0 esaminati.<\/em><\/p>\n<p><em>Nei valori intemporali e astorici, nella loro<\/em> Machtanspruch <em>sull&#8217;essere, nella riduzione assiologica ci\u00f2 che viene dimenticato \u00e8 l&#8217;ente come ente ed in questa dimenticanza operata dalla metafisica si compie assieme la<\/em> Seinsvergessenheit <em>e la morte di Dio. La metafisica \u00e8 nihilismo naufragio della sua &quot;verit\u00e0&quot;, poich\u00e9 essa non tende ad altro che a catturare l&#8217;essere dell&#8217;ente mentre non ha altro esito che il totale sacrificio dell&#8217;ente. Il mondo in cui viviamo \u00e8 quindi solo in apparenza dominato all&#8217;imporsi delle &quot;cose&quot;, dal &quot;materialismo&quot;; in verit\u00e0 nel circuito del predominio tecnico ci\u00f2 che cade per noi nella pi\u00f9 completa indifferenza \u00e8 la cosalit\u00e0 della cosa. L&#8217;essere-per-la-fine, tale naufragio come la Croce dell&#8217;essere, \u00e8 l&#8217;essenza metafisica della storia e del nostro destino di uomini occidentali, votati al &quot;tramonto&quot;. Il valore \u00e8 l&#8217;ostacolo assoluto all&#8217;avvento dell&#8217;essere. Prova ne \u00e8 che Nietzsche, restaurando il valore supremo al di sopra dei valori distrutti, non ha mai l&#8217;esperienza dell&#8217;essere.<\/em><\/p>\n<p><em>Se usiamo ora l&#8217;espressione &quot;contesto teologico&quot; per indicare la riflessione heideggeriana sulla &quot;nietzschiana&quot; morte di Dio e teniamo conto della insostituibilit\u00e0 dell&#8217;idea di Dio in tale contesto, potremo allora affermare che il mancato senso dell&#8217;essere trova proprio e solo nel contesto teologico la condizione del suo sbloccarsi e riproporsi con una &quot;positivit\u00e0&quot; che soltanto la fenomenologia heideggeriana della &quot;cosa&quot; e della storia rendono originariamente possibile. Qui il nihilismo non appare pi\u00f9 come un accidente estraneo alla metafisica, n\u00e9 come il suo mero esaurimento, ma come la morte di Dio sotto la forma del necessario occultamento dell&#8217;essere, perpetrato dalla metafisica che aliena assieme essere ed ente nei valori intemporali. \u00abLa metafisica, ribadisce Heidegger, \u00e8 nihilismo nella sua essenza\u00bb; la sua &quot;verit\u00e0&quot; appartiene alla storia dell&#8217;essere che \u00absi sottrae ritraendosi nella propria verit\u00e0&#8230; In questo nascondente custodimento della propria essenza da parte dell&#8217;essere s intravede forse l&#8217;essenza del mistero in cui presenzia la verit\u00e0 dell&#8217;essere\u00bb. Perci\u00f2 la &quot;verit\u00e0&quot; della metafisica \u00e8 il suo \u00absuperamento\u00bb nella comprensione fondamentale di essa come \u00abepoca della storia dell&#8217;essere\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>La riduzione ontologica assume a questo unto un senso profetico. Il futuro che qui si apre \u00e8 quello della ricerca di Dio che vive nella esclamazione dell&#8217;uomo folle rappresentato nel n. 125 della nietzschiana<\/em> gaia scienza<em>, il futuro in cui si attuer\u00e0 la autentica comprensione non riduttiva del nihilismo. L&#8217;uomo folle invoca Dio gridando; \u00abil grido, conclude Heidegger, continuer\u00e0 a non essere udito finch\u00e9 non si comincer\u00e0 a pensare. Il pensare inizia solo quando noi abbiamo esperito che la ragione glorificata da secoli \u00e8 la pi\u00f9 ostinata nemica del pensare\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Ci scusiamo per la lunghezza della citazione, ma era necessaria affinch\u00e9 non andasse perduto, a causa dell&#8217;omissione di qualche passaggio, il senso complessivo della meditazione heideggeriana sul pensiero della fine e sulla morte di Dio, sviluppata nel saggio intitolato <em>La sentenza di Nietzsche \u00abDio \u00e8 morto\u00bb<\/em> e sintetizzata nella pregevole esposizione di Filippo Costa. Altrettanto necessarie erano le frequenti citazioni dal testo di Heidegger, sia per seguire la concatenazione della riflessione del filosofo a partire dalla nietzschiana morte di Dio, sia per dare un&#8217;idea, a coloro che non abbiano esperienza diretta della <em>lettura<\/em> dei testi di questo importante pensatore del Novecento, del suo particolare modo di argomentare, fatto in parte di una logica stringente e quasi esasperata, in parte di bruschi lampeggiamenti intuitivi e di voli poetici.<\/p>\n<p>Non ci \u00e8 ora possibile, d&#8217;altra parte, analizzare l&#8217;intera sequenza della esposizione di Filippo Costa, trattandosi di una autentica miniera di spunti che, se affrontata nella sua interezza, richiederebbe u testo forse altrettanto corposo (circa 450 pagine) di quello dell&#8217;autore, <em>Heidegger e la teologia<\/em>. Pertanto ci limiteremo a concentrare la nostra attenzione su pochi passaggi chiave, a nostro parere essenziali per una comprensione della problematica complessiva qui affrontata e per le significative implicazioni di essa quanto al nostro &quot;destino&quot; (per usare un&#8217;espressione cara ad Heidegger, e ancor pi\u00f9 a Severino, ma, forse, non troppo filosofica nel senso rigoroso della parola).<\/p>\n<p>Nei <em>Sentieri interrotti<\/em>, rielaborando i testi delle lezioni da lui tenute all&#8217;Universit\u00e0 di Friburgo poco prima e poco dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale, Heidegger si pone il problema ermeneutico di chiarire lo \u00abstadio finale della metafisica\u00bb, stadio in cui il soprasensibile si presenta come l&#8217;inconsistente prodotto del sensibile; ci\u00f2 che \u00e8 in relazione diretta con quella che egli chiama \u00abl&#8217;essenza del nichilismo\u00bb.<\/p>\n<p>Ora, abbiamo visto che la sentenza nietzschiana sulla morte di Dio non fa che esprimere, mediante il &quot;rovesciamento&quot; di tutti i valori, un rovesciamento della metafisica, perch\u00e9 svela il carattere nichilistico della risposta metafisica alla domanda sull&#8217;Essere. Il che ci fa capire perch\u00e9, per Heidegger, la &quot;salvezza&quot;, ossia la riscoperta del sacro, possa venire in primo luogo non dai filosofi, ma dai poeti: nella poesia, infatti, viene obliata la differenza tra essere ed ente e si fa l&#8217;esperienza dell&#8217;esser-presente, cio\u00e8 l&#8217;esperienza dell&#8217;Essere, mediante un discorso che \u00e8 sempre \u00abper via\u00bb, mai rigidamente definito e concluso.<\/p>\n<p>Ricordiamo che, per Heidegger, l&#8217;Essere non corrisponde n\u00e9 al concetto aristotelico del Motore Immobile divino, intelletto puro e perfetto in se stesso, n\u00e9 a quello del Dio cristiano che, dopo aver creato il mondo, lo governa mediante la provvidenza e lo redime dal male e dal peccato; e neppure a quello della Sostanza di Spinoza o dello Spirito Assoluto di Hegel. L&#8217;Essere, per lui,<\/p>\n<p><em>\u00ab\u00e8 radicalmente legato al nulla e<\/em> ha <em>un destino, una storia connessa alla &quot;differenza ontologica&quot;, ossia alla differenza ineliminabile tra l&#8217;Essere e gli enti (le cose finite e transeunti), continuamente minacciati di annientamento e quindi condizionati dall&#8217;unit\u00e0 originaria di Essere e nulla\u00bb<\/em> (V. Verra, in: Adorno-Gregory-Verra, <em>Storia della filosofia<\/em>, Laterza, Bari, 1985, vol. 3, p. 487).<\/p>\n<p>Molto acuta ci sembra l&#8217;osservazione di Heidegger, secondo il quale se la tecnica \u00e8 il punto culminante del nichilismo della metafisica, non bisogna per\u00f2 fermarsi alla superficie delle cose e giudicare il &quot;materialismo&quot; dell&#8217;Occidente come una vera e propria esaltazione della materia. Il materialismo moderno, infatti, dice Heidegger, non esalta affatto la cosalit\u00e0 della cosa, ma, al contrario, <em>\u00abnel circuito del predominio tecnico ci\u00f2 che cade per noi nella pi\u00f9 completa indifferenza \u00e8<\/em> [appunto] <em>la cosalit\u00e0 della cosa\u00bb<\/em>.<\/p>\n<p>Verissimo: le cose che noi adoriamo, che produciamo, vendiamo e comperiamo senza fine, in una spirale nevrotica e fine a se stessa, non sono le cose in s\u00e9, le cose in quanto cose, gli enti in quanto enti. No: noi siamo ossessionati dal <em>desiderio<\/em> delle cose e degli enti; noi inseguiamo il possesso delle cose, perch\u00e9 inseguiamo l&#8217;immagine (fantastica) di dominio che le cose recano con s\u00e9, ossia una sorta di alone metafisico delle cose stesse. Tanto \u00e8 vero che noi non godiamo delle cose, ma dell&#8217;idea che di esse ci siamo fatti: e la moda ne \u00e8 un tipico esempio. Nel mondo della tecnica, ad aver valore non sono gli oggetti, ma l&#8217;immagine simbolica che essi recano indissolubilmente; e, se tale immagine simbolica viene meno, l&#8217;oggetto tanto agognato e inseguito perde di colpo, ai nostri occhi, ogni bellezza e ogni appetibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Questo atteggiamento mentale va di pari passo, per Heidegger, con la volont\u00e0 di dominio che \u00e8 propria del pensiero nella sua fase &quot;tecnica&quot;. La volont\u00e0 di dominio sulle cose equivale a un oblio della loro coseit\u00e0: come se la nostra rappresentazione del reale, basata su un&#8217;idea di dominio, si fosse sostituita alla realt\u00e0 stessa, in quanto dato oggettivo. Scomparsa dell&#8217;oggetto e oblio dell&#8217;essere sono, dunque, le due facce di una stessa medaglia; e la realt\u00e0, per noi (da Kant in avanti) tende sempre pi\u00f9 a coincidere con lo spazio del nostro pensiero, ad essere una mera rappresentazione che si sostituisce alla presenza dell&#8217;Essere.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 verissimo quel che Heidegger dice della fede nella tecnica come fede nella volont\u00e0 di dominio, la quale non tende pi\u00f9 ad alcun fine specifico, ma diviene fine a se stessa. Ne consegue che la tecnica non \u00e8, n\u00e9 non potr\u00e0 mai essere qualche cosa di neutrale, suscettibile di essere usata per il bene o per il male; perch\u00e9 essa, al contrario, tende automaticamente a porsi come fine a se medesima e a sottomettere al proprio disegno egemonico la stessa volont\u00e0 dell&#8217;uomo.<\/p>\n<p>\u00c8 in questo contesto che si pu\u00f2 comprendere pienamente la critica di Heidegger a Nietzsche. Quest&#8217;ultimo ha criticato bens\u00ec il corso della civilt\u00e0 occidentale e, in particolare, l&#8217;illusione razionalistica di potersi servire della tecnica per realizzare un dominio sul mondo in nome della libert\u00e0; ma, dopo aver smascherato e ripudiato tutti i valori, ne ha proclamato il puro e semplice &quot;rovesciamento&quot;, ricadendo cos\u00ec, in pieno, nella metafisica. Prigioniero del concetto platonico di &quot;valore&quot;, invece di distruggerlo, lo ha capovolto: e al posto dei vecchi valori, egli ne ha annunziati di nuovi. Cos\u00ec, l&#8217;impianto metafisico \u00e8 rimasto intatto; e la stessa &quot;volont\u00e0 di potenza&quot; propria del superuomo, che dovrebbe esprimere il mondo dei &quot;valori nuovi&quot;, non \u00e8 altro che l&#8217;ennesima maschera assunta dalla metafisica &#8211; e, perci\u00f2, dal nichilismo.<\/p>\n<p>Nietzsche, quindi, non \u00e8 stato abbastanza radicale: dopo essersi presentato come colui che intende emancipare gli uomini dalle vecchie tavole della legge, non ha potuto fare a meno di darne loro delle nuove.<\/p>\n<p>Ripetiamo, a questo proposito, l&#8217;osservazione di Filippo Costa:<\/p>\n<p><em>Il passaggio dall&#8217;<\/em>esercizio <em>della volont\u00e0 di potenza come assoggettamento dell&#8217;ente che travolge ogni valore, alla<\/em> comprensione responsabile <em>dell&#8217;essere costituisce il compito dell&#8217;uomo all&#8217;estremo della metafisica, la sola possibilit\u00e0 di superamento autentico.<\/em><\/p>\n<p>In questo passaggio, ci sembra, risiede uno dei pregi pi\u00f9 significativi del pensare heideggeriano. La comprensione responsabile dell&#8217;essere si lega al concetto di verit\u00e0 (<em>aletheia<\/em>) come <em>dis-velamento<\/em> dell&#8217;essere; mentre, per il filosofo tedesco, sull&#8217;intera cultura occidentale \u00e8 pesato, come un &quot;destino&quot;, il concetto platonico della verit\u00e0 come <em>esattezza<\/em>, ossia come un senso interno al giudizio o alla proposizione.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 questo l&#8217;Heidegger che pi\u00f9 ci piace, che sentiamo come un compagno di viaggio e come un &quot;cavaliere errante&quot; alla ricerca della verit\u00e0: l&#8217;apertura verso l&#8217;Essere, la volont\u00e0 di superare gli schemi chiusi della filosofia e il coraggioso (e doveroso) riconoscimento che <em>\u00abil pensare inizia solo quando noi abbiamo esperito che la ragione glorificata da secoli \u00e8 la pi\u00f9 ostinata nemica del pensare\u00bb<\/em> stesso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per la filosofia di Martin Heidegger (1889-1976), la metafisica \u00e8 l&#8217;essere-per-la-fine dell&#8217;essere, dunque la forma tipica del nichilismo (idee ampiamente riprese da Emanuele Severino e altri),<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[141,194,199],"class_list":["post-25585","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-filosofia","tag-martin-heidegger","tag-metafisica"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25585","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25585"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25585\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25585"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25585"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25585"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}