{"id":25581,"date":"2021-07-20T11:45:00","date_gmt":"2021-07-20T11:45:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/07\/20\/hegel-o-tutto-e-relativo-nel-progresso-che-continua\/"},"modified":"2021-07-20T11:45:00","modified_gmt":"2021-07-20T11:45:00","slug":"hegel-o-tutto-e-relativo-nel-progresso-che-continua","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/07\/20\/hegel-o-tutto-e-relativo-nel-progresso-che-continua\/","title":{"rendered":"Hegel, o tutto \u00e8 relativo nel progresso che continua"},"content":{"rendered":"<p>Tutto, per Hegel, \u00e8 giustificato in se stesso, perch\u00e9 ogni cosa fa parte di un processo dialettico ininterrotto, nel quale la tesi si scontra con l&#8217;antitesi ed entrambe generano, misteriosamente, la sintesi, distillato alchemico equivalente alla pietra filosofale: <em>tutto ci\u00f2 che \u00e8 razionale \u00e8 reale e tutto che \u00e8 reale \u00e8 razionale.<\/em> Magnifica prospettiva che consente di giustificare tutto, di assumere tutto, anzi di &quot;porre&quot; ogni cosa, per usare una tipica espressione hegeliana: senza scartare nulla, senza dover distinguere nulla, senza che sia necessario operare una scelta irrevocabile. Il bello della filosofia hegeliana, si fa per dire, \u00e8 che non occorre prendere posizione, neppure fra la verit\u00e0 e la menzogna, perch\u00e9 ogni cosa fa parte del divenire dialettico e ogni cosa ha la sua ragion d&#8217;essere, legittimata con il crisma di un&#8217;intrinseca razionalit\u00e0.<\/p>\n<p>L&#8217;impressione diffusa d&#8217;imbonimento, se non di vera e propria ciarlataneria, del sistema hegeliano, che sia Kierkegaard, sia Schopenhauer avevano ben visto e denunciato, deriva proprio dalla sua pretesa indimostrabile, e perci\u00f2 inconfutabile, di potere e di voler spiegare tutto, grazie alla logica del &quot;superamento&quot; dialettico. \u00c8 come se Hegel &#8212; l&#8217;osservazione \u00e8 di Kierkegaard &#8212; pretendesse dal lettore una fede incondizionata nella bont\u00e0 della conclusione: abbiate pazienza, dice mentre seguita a snocciolare un discorso dopo l&#8217;altra, alla fine capirete tutto, perch\u00e9 la conclusione spiegher\u00e0 ogni cosa. Insomma la spiegazione \u00e8 sempre rimandata: aspettate a sollevare delle obiezioni, abbiate pazienza e alla fine si chiarir\u00e0 tutto. Ma quando poi si arriva alla fine, con la testa piena di confusione per l&#8217;impressionante gioco pirotecnico delle fumisterie hegeliane, ci si accorge che la promessa non \u00e8 stata mantenuta; al che Hegel vi risponder\u00e0 che il suo sistema \u00e8 sempre in divenire, perch\u00e9 la realt\u00e0 \u00e8 sempre in movimento, non ci sono un principio e una fine, tutto scorre e tutto si &quot;oltrepassa&quot;, e insomma la risposta viene rimandata di giorno in giorno, di secolo in secolo, anche se dubitiamo fortemente che arriver\u00e0 mai la fortunata generazione meritevole di vedere sciolto l&#8217;arcano. Fra mille anni, pertanto, o fra duemila, i lettori e i discepoli di Hegel saranno ancora e sempre nella nostra stessa situazione; anche ad essi verr\u00e0 detto: abbiate un po&#8217; di pazienza, e alla fine capirete; oggi non si forniscono spiegazioni definitive, ma domani s\u00ec. E questo domani sempre rinviato al giorno successivo, non arriva mai.<\/p>\n<p>Questo aspetto di esasperante presa in giro dell&#8217;idealismo hegeliano viene messo bene a fuoco da S\u00f8ren Kierkegaard, con eleganza e una dose di sottile umorismo, nella <em>Postilla conclusiva non scientifica alle &quot;Briciole di filosofia&quot;<\/em>(I, 1, 2.; in: S. Kierkegaard, <em>Opere<\/em>, a cura di Cornelio Fabro, Firenze, Sansoni, 1993, p. 277 n):<\/p>\n<p><em>\u00c8 cos\u00ec che anche si deve comprenderlo scetticismo della filosofia hegeliana, tanto sbandierata per la sua positivit\u00e0. Secondo Hegel la verit\u00e0 \u00e8 il processo storico mondiale continuato. Ogni generazione, ogni stadio \u00e8 giustificato e non \u00e8 quindi che un momento nella verit\u00e0. Se qui non c&#8217;entra un pizzico di ciarlataneria che ci spinga a credere che la generazione in cui viveva il prof. Hegel, o quella che ora dopo di lui ha l&#8217;&quot;imprimatur&quot;, che questa generazione \u00e8 l&#8217;ultima e che la storia mondiale \u00e8 passata: allora noi tutti siamo impegolati nello scetticismo. La questione appassionata della verit\u00e0 non pu\u00f2 neppure sorgere, perch\u00e9 la filosofia \u00e8 riuscita prima a rincitrullire gli individui facendoli diventare oggettivi. La verit\u00e0 positiva hegeliana \u00e8 altrettanto fallace come la felicit\u00e0 nel paganesimo. Anzitutto si riesce soltanto in modo retrospettivo a sapere se si \u00e8 stati felici, e cos\u00ec la generazione seguente riesce a sapere ci\u00f2 che di vero c&#8217;era nella generazione morta. Il grande segreto del sistema (ma questo resti fra noi, come il segreto fra gli hegeliani!) \u00e8 qualcosa di molto simile al sofisma di Protagora : &quot;tutto \u00e8 relativo&quot;, se non che qui tutto \u00e8 relativo nel progresso che continua. Con ci\u00f2 tuttavia colui che vive non ha vantaggio alcuno e se per caso egli conoscesse un aneddoto di Plutarco (nei &quot;Moralia&quot;) del lacedemone chiamato Eudamida, se ne sarebbe senz&#8217;altro ricordato. Vedendo Eudamida nell&#8217;Accademia il vecchio Senocrate cercare la verit\u00e0 con i suoi discepoli, chiese: chi \u00e8 quel vecchio? E poich\u00e9 gli si rispose ch&#8217;era un uomo saggio, uno di coloro che vanno in cerca della virt\u00f9 &#8212; egli grid\u00f2: \u00abMa quando allora se ne servir\u00e0?\u00bb. Probabilmente \u00e8 cosiffatto anche il processo che si continua e che ha prodotto il malinteso che sia necessario essere un asso della speculazione per poter svincolarsi dall&#8217;hegelismo. Tutt&#8217;altro! Per riuscire basta una intelligenza umana, sana, il senso del comico, con un po&#8217; di atarassia greca. Fuori della &quot;Logica&quot;, e in parte anche in essa, in una luce ambigua che Hegel non \u00e8 riuscito a schivare, Hegel e l&#8217;hegelismo sono una ricerca nell&#8217;ambito del comico. Il beato Hegel ha probabilmente gi\u00e0 trovato il suo maestro nel defunto Socrate, che senza dubbio ha trovato qualcosa da ridere, mentre invece Hegel \u00e8 rimasto impassibile. S\u00ec, Socrate l\u00ec ha trovato un uomo con cui valeva la pena di parlare, e specialmente di chiedere socraticamente (ci\u00f2 che Socrate aveva cura di fare con tutti i morti): se egli sapeva qualcosa o se non lo sapeva [vedasi nel &quot;Diario&quot; il gustoso dialogo fra Socrate e Hegel nell&#8217;oltretomba (&quot;Papirer&quot; 1845, VI A 145), nota del curatore]. Bisognerebbe dire che Socrate \u00e8 ben cambiato, se contrariamente alla propria indole, se ne \u00e8 stato tranquillo a subire quando Hegel ha cominciato a declamate paragrafi a tutto spiano, promettendo che tutto sarebbe diventato chiaro nella conclusione. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p>Per smontare i sofismi di Hegel non \u00e8 affatto necessaria, come taluni ritengono, un&#8217;intelligenza eccezionale, capace di chi sa quali sottigliezze dialettiche; basta, dice Kierkegaard, un&#8217;intelligenza normalissima, per\u00f2 sana, e il senso del comico, pi\u00f9 un pizzico di sovrano distacco. Un&#8217;intelligenza sana, perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 qualcosa di malato, di patologico, nel sistema hegeliano, e in generale in tutto il modo di ragionare idealistico. E tuttavia quei sofismi sono meno innocui di quel che si potrebbe immaginare. Non si tratta solo del vaneggiare di una mente che capovolge tutti i principi della logica, dal principio d&#8217;identit\u00e0 a quello di non contraddizione, e pretende di far scaturire l&#8217;essere dal pensiero, anzich\u00e9 il pensiero dall&#8217;essere; c&#8217;\u00e8 dell&#8217;altro e di peggio: c&#8217;\u00e8 un fondo tenebroso che deriva, da una parte, dal massonico e alchimistico <em>solve et coagula<\/em>, e dall&#8217;altro dalla Cabala ebraica: l&#8217;elisione degli opposti in vista di una loro sintesi, il che presuppone la negazione del bene e del male, del vero e del falso, del bello e del brutto. Le cose non sono assolutamente vere o false, buone o cattive, belle o brutte, ma si compenetrano e si trasformano l&#8217;una con l&#8217;altra, l&#8217;una nell&#8217;altra. Dio e il diavolo, il paradiso e l&#8217;inferno, la grazie e il peccato, sono solo momenti dialettici. <em>Tutto<\/em> \u00e8 solo un momento dialettico, tutto \u00e8 solo una fase preparatoria allo stadio successivo, come un edificio che cresce incessantemente, un piano dopo l&#8217;altro, smisuratamente, follemente, come la Torre di Babele; e non si ferma mai, perch\u00e9 gli architetti sono convinti, convintissimi, che solo gli sviluppi successivi potranno rendere ragione delle fasi precedenti. Perci\u00f2 la parola d&#8217;ordine \u00e8 andare avanti, avanti sempre, non importa dove, non si sa fino a quando, andare avanti senza fare domande, perch\u00e9 tanto <em>tutto ci\u00f2 che \u00e8 razionale \u00e8 reale e tutto ci\u00f2 che \u00e8 reale \u00e8 razionale<\/em>, tanto ti basti sapere <em>e pi\u00f9 non dimandare<\/em>.<\/p>\n<p>\u00c8 terribile questo perenne andare avanti senza sapere verso che cosa, sospinti ciecamente dalle azioni precedenti, come se qualunque errore, qualsiasi colpa (ma ci sono colpe ed errori nel sistema hegeliano, relativistico per eccellenza e per necessit\u00e0?) potesse e dovesse trovare giustificazione proprio in quel movimento, per cui tutto pu\u00f2 essere scelto e tutto pu\u00f2 essere fatto, anche le cose peggiori, perch\u00e9 in ogni caso la spiegazione la giustificazione stanno in qualcosa di ordine superiore, che noi qui, oggi, non posiamo vedere n\u00e9 capire, ma che, alla fine (domani!) apparir\u00e0 chiaro, non si sa quando, non si sa soprattutto a chi, probabilmente non a noi che saremo gi\u00e0 stati &quot;oltrepassati&quot; da un pezzo dal movimento della storia. Ma che importa? Queste sono quisquilie; che importanza ha il desiderio di capire del singolo individuo, in un sistema cos\u00ec possente, cos\u00ec ciclopico, cos\u00ec universale, come quello di Hegel, dove le piccole unit\u00e0 di misura non contano niente, perch\u00e9 la storia si fa con i secoli e i millenni e lui solo, il beato Hegel, potr\u00e0 assidersi al culmine della sua creazione e contemplarla soddisfatto da quelle sublimi altezze? Per noi, comuni mortali, la razionalit\u00e0 del reale ha previsto un altro copione; a noi non \u00e8 dato comprendere, ma \u00e8 richiesto solo di aver fede. Consolati dalla certezza che ogni istante, ogni granello infinitesimale della nostra vita cos\u00ec come i millenni della storia, hanno la loro ragion d&#8217;essere nel reciproco e incessante superamento dialettico, possiamo ben accettare un cos\u00ec lieve sacrificio. Via, i piccoli uomini non devono essere egoisti, n\u00e9 aggrapparsi alle quisquilie e pretendere chiarezza circa le loro minuscole esistenze individuali: dove si andrebbe a finire, se ciascuna formichina pretendesse di sapere quale sia la ragion d&#8217;essere del formicaio? Infine, quella ragione la sanno, o quantomeno dicono di saperla i professori di filosofia che occupano le cattedre pi\u00f9 prestigiose e tengono i corsi universitari pi\u00f9 affollati: possibile che non basti?<\/p>\n<p>A ben considerare, l&#8217;hegelismo \u00e8 la filosofia perfetta per questi nostri tempi meravigliosi della globalizzazione e del Nuovo Ordine Mondiale, che stiamo vivendo. Prendiamo il sabba infernale di Astana, nel quale i rappresentati di tutte le religioni s&#8217;incontrano per celebrare e adorare non si sa quale dio del cielo, o quale diavolo dell&#8217;inferno: \u00e8 una conseguenza naturale della dialettica hegeliana. Perch\u00e9, nella visione di Hegel, Dio e il diavolo sono due momenti dialettici che vanno entrambi superati; e si superano nella sintesi, che sar\u00e0 un qualcosa che ha in s\u00e9 elementi divini ed elementi diabolici. Tutto ci\u00f2 \u00e8 tipicamente esoterico, occultistico e cabalistico: e infatti il pensiero di Hegel non viene dalla logica, impeccabile, razionale tradizione di Aristotele e san Tommaso d&#8217;Aquino; non viene dalla <em>philosophia perennis<\/em>, perch\u00e9 ignora la metafisica, o meglio la identifica con la storia, e quindi fonde le due cose in una sorta di panteismo assoluto; viene piuttosto dalla Cabala, come quello di molti altri filosofi moderni che ne condividono l&#8217;orizzonte di fondo: l&#8217;indistinto e l&#8217;indifferenziato, e soprattutto l&#8217;ambizione di &quot;oltrepassare&quot; l&#8217;esistente per far nascere un nuovo aspetto del reale.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 che Hegel \u00e8 un mente grossa: una di quelle pesanti, ottuse menti tedesche (e quanto le prendeva in giro il buon vecchio Nietzsche, lui s\u00ec, un tedesco <em>sui generis<\/em>!); e come Lutero, altra mente grossa tipicamente germanica, non aveva alcuna sensibilit\u00e0 per le sfumature del pensiero, ma tagliava i concetti con la mannaia, per il solo piacere di ricomporli secondo un disegno di suo gusto. Il che gli costava tanta fatica da indurlo ad ammettere, in un raro slancio di sincerit\u00e0, che lui stesso talvolta non capiva pi\u00f9, dopo aver posato la penna, il senso di ci\u00f2 che aveva appena scritto sul foglio. Nella sua mente il pensiero cabalistico, che ha una sua perversa raffinatezza, un suo fascino indubbio, bench\u00e9 sulfureo, diventa la piatta, noiosissima, fluviale lezione cattedratica di un pedate professore tedesco. Ed ecco il buon Hegel sbizzarrirsi a cercare ovunque applicazioni concrete al suo principio triadico della tesi, sintesi e antitesi, per esempio nella configurazione dei continenti, asserendo che la forma tozza e massiccia dell&#8217;Africa \u00e8 indizio sicuro del carattere tardo e grossolano dei suoi abitanti e dell&#8217;arretratezza della loro civilt\u00e0. C&#8217;\u00e8 tuttavia un problema: che i continenti, sulla scala della storia (non della geologia) restano sempre gli stessi, mentre l&#8217;evoluzione umana va sempre avanti, grazie al movimento dialettico. E allora come mai la forma dell&#8217;Africa rester\u00e0 immutata nei prossimi diecimila anni, quando la civilt\u00e0 dei suoi abitanti sar\u00e0 stata stimolata dall&#8217;antitesi dell&#8217;incontro\/scontro coi popoli non africani? Se tutto si supera, se tutto si oltrepassa, come potrebbe qualcosa restar fermo, e come si potrebbe parlare dei caratteri di un popolo o di una cultura? Ma non crediate d&#8217;averlo colto in flagrante contraddizione, Hegel avrebbe una risposta per tale obiezione, come per qualsiasi altra: non ci sono contraddizioni nel sistema di Hegel perch\u00e9 tutto incessantemente diviene. L&#8217;uomo diviene, la realt\u00e0 diviene, Dio diviene. Perci\u00f2 non si pu\u00f2 mai dire: eccoti, t&#8217;ho preso! Hegel in questo senso \u00e8 il pensatore moderno per eccellenza: \u00e8 moderno perch\u00e9 \u00e8 sempre proteso in avanti, \u00e8 sempre perfino davanti a se stesso. Essere in contraddizione \u00e8 la stessa cosa che essere in ritardo, ma Hegel \u00e8 sempre in anticipo: ha una tale fede nel progresso universale, nel progresso come principio cosmico onnisciente e onnipossente, che gli basta salire sul treno del progresso per essere certo che nessuno mai lo trover\u00e0 in ritardo. Anche per questo \u00e8 il filosofo pi\u00f9 adatto a questi nostri tempi: in lui salutiamo con riverenza il profeta dell&#8217;infallibilit\u00e0 del progresso, della marcia trionfale della ragione. Una ragione che aderisce cos\u00ec bene alle cose, che a rigore non dovrebbe essere chiamata pi\u00f9 ragione, perch\u00e9 la ragione \u00e8 il pensiero delle cose, distinto e separato da esse. Ma anche questa, vedete, \u00e8 una critica retrograda, che si spunta contro la perenne modernit\u00e0 e la perenne freschezza e giovinezza di Hegel. Chi potrebbe competere con lui? \u00c8 il filosofo che pi\u00f9 d&#8217;ogni altro si trova a suo agio in ogni tempo e luogo, per l&#8217;ottima ragione che li ha gi\u00e0 <em>oltrepassati<\/em>&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tutto, per Hegel, \u00e8 giustificato in se stesso, perch\u00e9 ogni cosa fa parte di un processo dialettico ininterrotto, nel quale la tesi si scontra con l&#8217;antitesi<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30158,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[39],"tags":[141,153,253,263],"class_list":["post-25581","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-filosofie-moderne","tag-filosofia","tag-georg-wilhelm-friedrich-hegel","tag-soren-kierkegaard","tag-verita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-filosofie-moderne.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25581","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25581"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25581\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30158"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25581"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25581"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25581"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}