{"id":25577,"date":"2015-11-25T06:34:00","date_gmt":"2015-11-25T06:34:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/11\/25\/hedda-gabler-la-donna-che-non-puo-amare-perche-sa-solo-invidiare-e-distruggere\/"},"modified":"2015-11-25T06:34:00","modified_gmt":"2015-11-25T06:34:00","slug":"hedda-gabler-la-donna-che-non-puo-amare-perche-sa-solo-invidiare-e-distruggere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/11\/25\/hedda-gabler-la-donna-che-non-puo-amare-perche-sa-solo-invidiare-e-distruggere\/","title":{"rendered":"Hedda Gabler, la donna che non pu\u00f2 amare perch\u00e9 sa solo invidiare e distruggere"},"content":{"rendered":"<p>La modernit\u00e0 ha visto affacciarsi alla ribalta un nuovo tipo di donna, prima assai raro, che gli psicologi di tendenza freudiana definiscono &quot;fallica&quot;, ma che si potrebbe semplicemente definire frigida: costituzionalmente incapace di amare, tutta incentrata su se stessa, tutta presa da se stessa, rivale dell&#8217;uomo pi\u00f9 che sua potenziale collaboratrice e compagna; una donna che non ha nulla da dare al &quot;tu&quot;, perch\u00e9 vive solamente nel cerchio stregato del proprio &quot;io&quot;, e che nutre invidia e rancore verso i successi del maschio, per cui non le resta che ostacolarlo, combatterlo e compiacersi se lo vede cadere.<\/p>\n<p>Questo nuovo tipo femminile \u00e8 stato magistralmente rappresentato da Henrik Ibsen nel 1890, attraverso la figura inquietante della protagonista del dramma \u00abHedda Gabler\u00bb. Hedda \u00e8 una donna di quasi trent&#8217;anni che ha sposato, senza amore, J\u00f6rgen Tesman, solo per continuare a fare la signora, dopo la morte del padre, un generale di carriera. Tesman \u00e8 un mediocre che aspira a una cattedra universitaria e sta per ottenerla, quando si fa vivo un antico amore di Hedda, Ejlert L\u00f6vborg, il quale ha portato a termine un libro dal quale spera di ottenere quella stessa cattedra. \u00c8 il libro che Hedda non ha saputo ispirargli, ma ora glielo ha ispirato un&#8217;altra donna, Thea Elvested, che si \u00e8 innamorata di lui e lo ha incoraggiato nel suo lavoro. Metaforicamente, L\u00f6vborg ha partorito quel figlio che Hedda non ha saputo o voluto dargli, quasi certamente perch\u00e9, nemica della propria femminilit\u00e0, non ha voluto &quot;sottomettersi&quot; a lui, rendendolo padre (e divenendo madre). Adesso, per\u00f2, che un&#8217;altra lo ha reso padre, la gelosia di Hedda si somma alla paura che suo marito non ottenga pi\u00f9 la cattedra universitaria, per cui ella si rivolge con odio contro quel figlio dell&#8217;altra, il manoscritto, che, in stato di ubriachezza, L\u00f6vborg smarrisce. A ritrovarlo \u00e8 proprio J\u00f6rgen, che lo porta a casa, e ci\u00f2 permette a Hedda di impadronirsene: lo legge, si rende conto che \u00e8 un lavoro eccellente e che la commissione non esiter\u00e0 a premiare il suo autore, affidandogli la cattedra. A L\u00f6vborg, che, disperato, va alla sua ricerca, ella si guarda bene dal dire che lo ha trovato; non solo: allorch\u00e9 l&#8217;uomo manifesta il proposito di uccidersi, Hedda lo incoraggia a farlo, e arriva al punto di offrirgli l&#8217;arma con cui portare a compimento l&#8217;insano gesto. Poco pi\u00f9 tardi viene a sapere che L\u00f6vborg, effettivamente, si \u00e8 ucciso, anche se non nella maniera eroica e &quot;nibelungica&quot; che, nella sua mente esaltata, aveva immaginato: l&#8217;uomo \u00e8 morto in un bordello, si \u00e8 sparato al ventre e non alla testa, e, per giunta, probabilmente il colpo \u00e8 partito accidentalmente, per cui non si \u00e8 trattato neppure di un suicidio. Comunque, ora che L\u00f6vborg \u00e8 morto, a Edda non resta che distruggere il pericoloso manoscritto, il &quot;figlio dell&#8217;altra&quot;, gettandolo nel fuoco, per rendere il suo delitto perfetto. Ma perfetto non \u00e8 stato, dal momento che il giudice Brack sospetta la verit\u00e0, avendo appurato che la pistola con cui L\u00f6vborg si \u00e8 dato la morte apparteneva a Hedda: e adesso minaccia di valersi di questa informazione, se ella non gli si conceder\u00e0. Come se non bastasse, l&#8217;onesto J\u00f6rgen e l&#8217;afflitta Thea si stanno dando da fare per ricostruire il manoscritto perduto, materializzando lo spettro di una resurrezione del &quot;figlio&quot; di L\u00f6vborg. Ce n&#8217;\u00e8 abbastanza perch\u00e9 Hedda, spinta ormai nell&#8217;angolo, decida di uccidersi.<\/p>\n<p>Hedda \u00e8 il prototipo della donna moderna, molto pi\u00f9 di Nora, la protagonista (troppo celebrata dalla cultura femminista, e completamente fraintesa) di \u00abCasa di bambola\u00bb, non solo per la sua frigidit\u00e0, per l&#8217;odio della propria femminilit\u00e0, per l&#8217;assoluta incapacit\u00e0 di darsi, di donarsi, di aprirsi all&#8217;amore, all&#8217;amicizia e alla collaborazione con l&#8217;uomo; ma anche, e soprattutto, per la sua sterile gelosia postuma, in questo caso nei confronti di Thea e del suo &quot;bambino&quot;, il manoscritto di L\u00f6vborg; per il suo rancore implacabile, che la rode e la rende maligna e distruttiva; per la sua totale chiusura al bene, alla speranza, anche nei confronti della propria vita: per cui, dopo aver distrutto l&#8217;esistenza altrui, passa a distruggere la propria, seminando ovunque, tutto intorno a s\u00e9, desolazione, frustrazione e morte. A Hedda, che insegue un sogno impossibile di auto-affermazione &#8212; impossibile, perch\u00e9 non ha nulla da affermare, non avendo compreso che l&#8217;unica maniera di affermarsi \u00e8 quella di donare se stessi a qualcuno o a qualcosa, un&#8217;idea, un progetto, una speranza -, non resta altro da fare che impegnarsi con tutte le sue forze per distruggere i sogni altrui, le altrui speranze; e, in particolare, per dirigere il proprio rancore viscerale contro la figura del maschio, al quale non ha saputo donarsi (L\u00f6vborg) e nel quale non sa vedere niente di buono (J\u00f6rgen): \u00e8 simile a Emma Bovary quanto al disprezzo del proprio marito, e, nello stesso tempo, \u00e8 come una Anna Karenina che, non avendo saputo decidersi per l&#8217;amore di Vronskij, tenta di risarcire se stessa nel disegno di provocare la rovina di lui. Insomma, Hedda non \u00e8 pi\u00f9 una donna, una persona, ma \u00e8 diventata un demone della distruzione e della morte: che, quando non ha pi\u00f9 nessuno cui fare del male, nessuno da annientare, si riduce ad annientare se stessa, come lo scorpione che inoculi il proprio veleno nel suo stesso corpo.<\/p>\n<p>Ci sembrano molto pertinenti, a questo proposito, le osservazioni sviluppate da Karl Stern (1906-1975), gi\u00e0 professore di psichiatria al&#8217;universit\u00e0 di Ottawa, un ebreo tedesco di indirizzo freudiano che si era convertito al cattolicesimo (da: K. Stern, \u00abFuga dalla donna\u00bb; titolo originale: \u00abThe flight from woman\u00bb, New York, 1965; traduzione dall&#8217;inglese di Marilinda Machina, Edizioni Paoline, Roma, 1970, pp.170-173):<\/p>\n<p><em>\u00ab&#8230; Streghe e sirene, arpie e gorgoni, Scilla e la Sfinge erano abbastanza malvagie. Ma la loro malvagit\u00e0 era nulla in confronto a quella di Hedda Gabler, la figlia del generale, che conservava le sue pistole sempre perfettamente cariche in quel salotto borghese in uii, fino a poco prima, la buona, vecchia zia Tesman non aveva fatto che ricamare pantofole per il nipote. A differenza di quei personaggi mitici, Hedda era &quot;la cosa reale&quot;. Una nuova epoca era iniziata. E, se sprechiamo tanto spazio [&#8230;] per analizzare il carattere dell&#8217;eroina di Ibsen in &quot;Hedda Gabler&quot;, \u00e8 soltanto perch\u00e9 ella rappresenta tutte le altre &quot;Hedda di cui abbonda la scena della vita. Hedda \u00e8 un &quot;tipo&quot; e, dal suo debutto ad oggi, ha raggiunto una validit\u00e0 classica. Ibsen, come tutti i grandi psicologi, \u00e8 un moralista. E, sebbene il drammaturgo, per l&#8217;integrit\u00e0, si trattenga da una morale esplicita, per noi spettatori questa morale \u00e8 implicita.<\/em><\/p>\n<p><em>Soltanto la complementariet\u00e0 pu\u00f2 renderci disinteressati. L&#8217;io pu\u00f2 perdersi soltanto in un &quot;altro&quot;, in qualcosa che lo nega. \u00c8 la complementariet\u00e0 che mobilita la nostra generosit\u00e0. Di conseguenza, la donna fallica che rinnega l&#8217;altrui personalit\u00e0 non pu\u00f2 amare. Tutto quanto pu\u00f2 fare competere, ma anche questo \u00e8 spesso soltanto illusorio. Se il compagno \u00e8 pi\u00f9 debole di lei, le cose non funzionano &quot;perch\u00e9&quot; \u00e8 pi\u00f9 debole. Se invece \u00e8 pi\u00f9 forte di lei, le cose non funzionano perch\u00e9 \u00e8 pi\u00f9 forte. Nessuno dei due \u00e8 in gradi di vincere. Nel primo caso \u00e8 il disprezzo che impedisce a questa donna di amare, nel secondo caso \u00e8 l&#8217;invidia. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Questo tipo di donna non \u00e8 capace di collaborare. Avendo letto gran parte della letteratura femminista, mi affretto ad aggiungere che la parola &quot;collaborare&quot; non implica affatto un senso di schiavit\u00f9. Non \u00e8 intesa come un termine androcentrico. \u00c8 soltanto una bella espressione, che si riferisce ugualmente all&#8217;uomo e alla donna. Infatti, come la donna, nel suo supremo atto creativo, ha bisogno di concepire attraverso il maschio, cos\u00ec l&#8217;uomo, nella sua attivit\u00e0 creativa, ha bisogno di un misterioso &quot;concepimento&quot; da parte della donna. &quot;Misterioso&quot; perch\u00e9 non si tratta di un processo cellulare. Altrimenti, il parallelo \u00e8 esatto. La funzione \u00e8 similmente catalitica. Ci si stupisce di apprendere come fosse fugace l&#8217;incontro di Dante con Beatrice, ma pare che per questa &quot;procreazione&quot; del figlio dell&#8217;uomo da parte della donna basti la semplice &quot;presenza&quot;, una presenza catalitica, senza specificazione quantitativa. Dev&#8217;esserci, in un modo o nell&#8217;altro, una donna perch\u00e9 accada qualche cosa: avevano ragione gli antichi quando parlavano d&#8217;una Musa.<\/em><\/p>\n<p><em>Questa forma di concezione stranamente invertita sembra rintracciabile, con un po&#8217; di fortuna, in ogni atto creativo. Io non so fino a che punto si possa sostenere quest&#8217;analogia. Ma quella generosit\u00e0 che chiamiamo paternit\u00e0, e che consiste nel dedicarsi all&#8217;essere che la compagna ha generato, nell&#8217;accettarlo come proprio nonostante si sia stati cos\u00ec poco implicati nel processo creativo, quella stessa generosit\u00e0 viene manifestata da una donna normale nei confronti del lavoro del marito. Pertanto, la parola &quot;collaborazione&quot; non ha un significato derogatorio, n\u00e9 androcentrico. Il padre \u00e8 &quot;l&#8217;ispiratore&quot; ed il collaboratore della maternit\u00e0 cos\u00ec come la donna \u00e8 &quot;l&#8217;ispiratrice&quot; e la collaboratrice della creativit\u00e0 maschile.<\/em><\/p>\n<p><em>Ora, la donna che non accetta la propria femminilit\u00e0 rifiuta questo ruolo.<\/em><\/p>\n<p><em>Quando Hedda brucia il manoscritto di L\u00f6vborg, ella dice: &quot;Ora brucio il tuo bambino, Thea&#8230; testolina ricciuta!&#8230; Il bambino di Thea e di Ejlert L\u00f6vborg&#8230; Ecco, lo brucio, lo brucio, il bambino!&quot;. Questo spiega quanto ho appena detto. \u00c8 L\u00f6vborg che ha generato e Thea Elvsted, la rivale di Hedda, ha nutrito la sua creatura. Per chi studi attentamente il dramma di Ibsen, la rivalit\u00e0 di Hedda verso Thea non \u00e8 che un tratto accidentale. Ella non \u00e8 tanto la rivale di un&#8217;altra donna, quanto la rivale dello stesso L\u00f6vborg. Hedda Gabler doveva uccidere il &quot;bambino&quot; di L\u00f6vborg, in un modo o nell&#8217;altro. Un tempo, molto prima dell&#8217;inizio del dramma, ella ha tentato di essere la Musa di L\u00f6vborg, ma non \u00e8 riuscita a donarsi a lui, n\u00e9 in questo senso n\u00e9 sessualmente. Dall&#8217;esperienza clinica di situazioni simili direi che non ne fu capace perch\u00e9 egli era troppo forte. Per lei, questo tipo di &quot;donazione&quot; avrebbe significato il proprio annientamento.\u00bb<\/em><\/p>\n<p>Discorso chiarissimo, ma probabilmente troppo duro da accettare per le sensibili orecchie della cultura femminista oggi imperante e imperversante. L&#8217;uomo e la donna si realizzano, nell&#8217;amore come nella vita, se sono capaci di collaborare e disposti a farlo: altrimenti falliscono. Il compito dell&#8217;uomo \u00e8 collaborare con la donna per farle avere dei figli, e poi sostenerla e prendersi cura della prole; il compito della donna \u00e8 collaborare con l&#8217;uomo per aiutarlo a partorire i suoi &quot;figli&quot;, cio\u00e8 le sue opere dell&#8217;ingegno, del lavoro, dell&#8217;arte, e poi sostenerlo nello sforzo di coltivarle e nutrirle. Sembrerebbe semplicissimo e chiarissimo: ma ecco che le femministe e i loro amici intellettuali &quot;progressisti&quot; di sesso maschile, prontamente insorgono: \u00abMa come! Forse che noi donne dobbiamo accontentarci di mettere al mondo solo dei bambini, mentre l&#8217;uomo si prende la parte migliore, e mette al mondo delle opere d&#8217;arte, delle imprese economiche, delle gesta eroiche? Non sia mai; anche noi vogliamo e possiamo creare delle grandi opere, delle opere immortali: il nostro destino non \u00e8, non deve essere, quello di dedicarci solo ai pannolini da cambiare, all&#8217;educazione dei bambini, ad accudire i figli e il marito e a vivere di una vita riflessa!\u00bb.<\/p>\n<p>Ora, a parte il fatto che vedere la maternit\u00e0 come un destino di serie B, rispetto alla carriera professionale o alla creazione artistica o alla ricerca scientifica e filosofica, la dice gi\u00e0 lunga sulla deformazione mentale di questo nuovo tipo di donna, che rifiuta la maternit\u00e0 perch\u00e9, in fondo (anche sen non osa ammetterlo), odia se stessa; resta il fatto che quasi in nessun campo, a parit\u00e0 di condizioni &#8212; dalla letteratura al pensiero, dallo sport alla scienza &#8212; la donna \u00e8 in grado di superare l&#8217;uomo. Lo supera, eventualmente &#8212; ma \u00e8 proprio necessario concepire il rapporto uomo\/donna come una competizione incessante? &#8212; l\u00e0 dove prevalgono la sensibilit\u00e0, la grazia, la delicatezza: nella musica (in parte), nella danza, nella recitazione. Il fatto \u00e8 che il progetto sociale &#8212; dalla piccola societ\u00e0 familiare, alla grande societ\u00e0 nazionale e internazionale &#8212; si regge sulla collaborazione fra uomo e donna, in ci\u00f2 che essi hanno di migliore, in ci\u00f2 per cui sono naturalmente portati, in ci\u00f2 che sanno fare meglio. \u00c8 chiaro che una donna, eccezionalmente, pu\u00f2 anche fare la camionista o la paracadutista, meglio di certi uomini: ma non sar\u00e0 in quegli ambiti che la donna, in quanto donna, potr\u00e0 mai dare il meglio di se stessa.<\/p>\n<p>Il dramma \u00e8 che la modernit\u00e0, con l&#8217;ausilio della tecnica, e con l&#8217;edonismo sotteso allo stile di vita consumista, mette tutto alla portata di tutti: alla portata di una sessantenne, la maternit\u00e0; alla portata di una coppia di omosessuali maschi, l&#8217;adozione di un bambino. Lo abbiamo chiamato progresso, ma \u00e8 il peggiore dei regressi: un delitto e un tradimento nei confronti della natura. Con quale diritto affermiamo una cosa del genere? Con il diritto che deriva dall&#8217;osservazione della realt\u00e0. Le persone, uomini e donne, che hanno intrapreso la via di questo tipo di progresso, appaiono pi\u00f9 realizzate, pi\u00f9 felici, pi\u00f9 in pace con se stesse? Brilla, nei loro occhi, la consapevolezza di una vita bene spesa&#8230;?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La modernit\u00e0 ha visto affacciarsi alla ribalta un nuovo tipo di donna, prima assai raro, che gli psicologi di tendenza freudiana definiscono &quot;fallica&quot;, ma che si<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[92],"class_list":["post-25577","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25577","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25577"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25577\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25577"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25577"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25577"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}