{"id":25576,"date":"2010-03-29T12:17:00","date_gmt":"2010-03-29T12:17:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/03\/29\/la-geopolitica-di-karl-haushofer-ha-ancora-qualcosa-da-insegnare-al-mondo-attuale\/"},"modified":"2010-03-29T12:17:00","modified_gmt":"2010-03-29T12:17:00","slug":"la-geopolitica-di-karl-haushofer-ha-ancora-qualcosa-da-insegnare-al-mondo-attuale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/03\/29\/la-geopolitica-di-karl-haushofer-ha-ancora-qualcosa-da-insegnare-al-mondo-attuale\/","title":{"rendered":"La geopolitica di Karl Haushofer ha ancora qualcosa da insegnare al mondo attuale?"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 giusto buttare via il bambino insieme all&#8217;acqua sporca?<\/p>\n<p>Dal momento che la geopolitica ha un&#8217;origine in gran parte tedesca, e poich\u00e9 \u00e8 servita a razionalizzare, in parte, gli obiettivi di guerra della Germania nelle due guerre mondiali, la cultura liberaldemocratica oggi dominante l&#8217;ha sdegnosamente rigettata, insieme ai vecchi e lugubri armamentari del nazismo.<\/p>\n<p>Tuttavia, a parte il fatto che le potenze liberaldemocratiche &#8211; Stati Uniti e Gran Bretagna in testa &#8211; perseguono, con altri nomi e sotto alte maschere, un obiettivo strategico globale molto simile a quello che la geopolitica, tedesca e non, indicava come proprio oggetto di studi, ci sembra che molta confusione ipocrita e molta voluta ambiguit\u00e0 siano alla radice di questa operazione di rifiuto e di radicale rimozione dal salotto buono della cultura odierna.<\/p>\n<p>Fra parentesi, osserviamo che si tratta della stessa confusione ipocrita e della stessa voluta ambiguit\u00e0 che hanno presieduto all&#8217;abbandono degli studi geopolitici in Italia, dopo che essi avevano ricevuto un impulso originale fra il 1939 e il 1942, ad opera della omonima rivista e degli studiosi Giorgio Roletto ed Ernesto Massi dell&#8217;Universit\u00e0 di Trieste. Caduto il fascismo, anche la geopolitica italiana \u00e8 stata gettata nel cestino della storia, come un lontano cugino impresentabile, di cui doversi vergognare tra la gente &quot;per bene&quot;.<\/p>\n<p>Dunque: in primo luogo, la geopolitica non \u00e8 solo di origine tedesca, ma anche inglese e americana; anzi, a fondarla \u00e8 stato uno studioso svedese, Rudolf Kjellen, nel 1904. E la sua idea fondamentale, ossia la contesa naturale ed incessante fra le potenze marittime o talassocratiche e quelle continentali, deriva dal libro di uno studioso inglese, Sir Halford Mackinder, \u00abThe Geographical Pivot of History\u00bb.<\/p>\n<p>In secondo luogo, anche la geopolitica tedesca non \u00e8 affatto un prodotto del nazismo e la si pu\u00f2 benissimo immaginare anche senza Hitler. Il terreno \u00e8 stato preparato dalla geografia politica di Friedrich Ratzel (1844-1904) e il suo massimo esponente \u00e8 stato Karl Haushofer (1869-1946) che non era nazista, anzi che ebbe un figlio giustiziati dai nazisti, ma era piuttosto un militare conservatore della vecchia scuola, le cui idee fondamentali si concretizzarono fra due eventi che precedettero entrambi l&#8217;avvento del nazismo: da un lato il &quot;Drang nach Osten&quot;, la &quot;marcia verso Oriente&quot; della Germania guglielmina, che sembr\u00f2 concretizzarsi con la costruzione della ferrovia Berlino-Baghdad; dall&#8217;altro la sconfitta tedesca nella prima guerra mondiale e il fortissimo sentimento di frustrazione nazionale che si impadron\u00ec allora della Germania, sotto il peso del punitivo trattato di Versailles.<\/p>\n<p>La Germania \u00e8 una potenza continentale e sempre i suoi governi hanno ragionato in termini di politica continentale. La corsa all&#8217;accaparramento delle colonie, nel 1884, fu una eccezione alla regola, concessa da Bismarck per dare un contentino agli ambienti della Marina e a taluni settori industriali e finanziari; ma la rivendicazione delle colonie perdute non sarebbe stato che un elemento del tutto secondario nel disegno rivendicazionista di Hitler.<\/p>\n<p>Viceversa, la Gran Bretagna \u00e8 sempre stata una potenza marittima il cui obiettivo \u00e8 quello di impedire che, sul continente europeo, si affermi una potenza egemone, ci\u00f2 che metterebbe in forse i suoi interessi commerciali e strategici; per questo essa ha sempre profuso grandi somme di denaro per armare delle coalizioni contro la potenza egemone del momento, che fosse la Francia di Luigi XIV o di Napoleone, oppure la Germania di Guglielmo II e, poi, di Hitler.<\/p>\n<p>Altrettanto evidente che, per Mackinder, il potere talassocratico fosse di segno positivo, mentre per Haushofer era quello continentale a rappresentare il &quot;bene&quot;: ciascuno vede la verit\u00e0 secondo il proprio specifico angolo visuale. Le potenze marittime sono isole e arcipelaghi (Gran Bretagna, Giappone) o penisole (Italia); quelle continentali sono al centro dei continenti (Germania) o, spingendosi da una costa all&#8217;altra, appaiono in grado di unificarli (Russia, poi Unione Sovietica; Stati Uniti; e, oggi, anche la Cina).<\/p>\n<p>Per questo la Gran Bretagna non voleva n\u00e9 poteva rinunciare a Gibilterra, a Suez, ad Aden, a Singapore e Hong Kong, a Citt\u00e0 del Capo e alle Isole Falkland: perch\u00e9 solo per mezzo di quelle basi strategiche avrebbe potuto stringere in una morsa le potenze continentali. E per questo la Germania, in entrambe le guerre mondiali, ha puntato a est, al grano dell&#8217;Ucraina, al petrolio della Romania e poi del Caucaso, al ferro della Svezia, alle immense steppe dell&#8217;Asia centrale: perch\u00e9 solo cos\u00ec avrebbe potuto spezzare l&#8217;accerchiamento marittimo e l&#8217;inevitabile strangolamento economico cui, con il dominio inglese dei mari, era inevitabilmente esposta.<\/p>\n<p>Ma una cosa \u00e8 certa: che, mentre per la Gran Bretagna la posta in gioco era la conservazione dell&#8217;impero coloniale e, quindi, del benessere legato allo sfruttamento di immense risorse mondiali e alla penetrazione commerciale nei pi\u00f9 lontani mercati, per la Germania invece (o, prima di essa, per la Francia e, dopo di essa, per l&#8217;Unione Sovietica) la posta in gioco era, in un certo senso, la pura e semplice sopravvivenza. Perci\u00f2, a dispetto di tutte la apparenze, le guerre di Napoleone contro le varie coalizioni finanziate dall&#8217;Inghilterra erano essenzialmente difensive, come lo furono quelle di Hitler, ivi compreso l&#8217;attacco all&#8217;Unione Sovietica, spada continentale dei banchieri della City Londinese (e di Wall Street); mentre le guerre condotte e soprattutto finanziate dalla Gran Bretagna, nel corso di oltre due secoli, contro la potenza continentale di turno, a partire dalla Guerra dei Sette anni (1756-63), furono guerre prettamente offensive.<\/p>\n<p>Entrambe le guerre mondiali possono essere considerate come un gigantesco scontro geopolitico fra le potenze talassocratiche e quelle continentali.<\/p>\n<p>Nella prima, la potenza marittima egemone (Gran Bretagna), alleata con due potenze continentali marginali dell&#8217;area euroasiatica (Francia e Russia) e con due potenze extraeuropee, una continentale ed una marittima (Stati Uniti e Giappone), nonch\u00e9 con una potenza marittima europea (Italia), ha avuto la meglio sulle due potenze continentali europee (Germania e Austria-Ungheria) e su una potenza continentale marginale (Impero Ottomano).<\/p>\n<p>Nella seconda, una potenza continentale e due potenze marittime dell&#8217;area euroasiatica (Germania, Italia e Giappone) hanno tentato, fallendo, di spezzare l&#8217;accerchiamento del maggiore potenziale integrato, marittimo e terrestre, che esistesse a livello mondiale (Gran Bretagna e Stati Uniti), alleato &#8211; per l&#8217;occasione &#8211; con l&#8217;altra potenza continentale (Unione Sovietica; la Francia essendo stata eliminata gi\u00e0 nelle primissime fasi del conflitto).<\/p>\n<p>Insomma, si arriva sempre alla medesima conclusione: che il dominio dei mari, alla lunga, assicura la vittoria, perch\u00e9 consente lo sfruttamento delle maggiori fonti di ricchezza mondiali; ma che le potenze marittime, per strappare la decisione finale, devono o allearsi con delle potenze terrestri, di cui si servono come di altrettante spade continentali, oppure devono trasformarsi esse stesse anche in potenze continentali: come \u00e8 stato il caso della Gran Bretagna, che, attraverso colonie-continenti come l&#8217;Australia, ha decentrato i propri gangli vitali; tanto che \u00e8 stato osservato come neppure l&#8217;invasione tedesca dell&#8217;Inghilterra, nel 1940, l&#8217;avrebbe costretta alla resa, poich\u00e9 essa avrebbe potuto benissimo continuare la lotta trasferendo il proprio governo nel Canada e potendo contare sull&#8217;appoggio sempre pi\u00f9 deciso degli Stati Uniti.<\/p>\n<p>Infine potremmo dire che, negli ultimi decenni, la superpotenza americana (continentale, ma divenuta anche marittima per le necessit\u00e0 della sua politica imperiale), dopo aver avuto la meglio sulla superpotenza sovietica (anch&#8217;essa continentale, e anzi bicontinentale, improvvisatasi marittima per ragioni strategiche globali), deve ora fronteggiare l&#8217;ascesa irresistibile di una potenza squisitamente continentale, la Cina &#8211; e, in prospettiva, anche l&#8217;India &#8211; divenuta erede dello slogan panasiatico lanciato dai Giapponesi durante la guerra del Pacifico.<\/p>\n<p>Ma sar\u00e0 bene delineare, adesso, un rapido profilo della figura e dell&#8217;opera del controverso &quot;padre&quot; della geopolitica, Karl Haushofer, servendoci della penna di un valente studioso italiano.<\/p>\n<p>Ha scritto Alessandro Corneli, esperto di relazioni internazionali e strategia, nel suo volume \u00abGeopolitica \u00e8. Leggere il mondo per disegnare scenari futuri\u00bb (Fondazione Achille e Giulia Boroli, 2006, pp. 123-27):<\/p>\n<p>\u00abKarl Haushofer (1869-1946) \u00e8 il pensatore geopolitico tedesco per eccellenza, ma il suo nome \u00e8 Anche legato alla parabola nazista. Ufficiale di carriera senza particolari meriti, in missione diplomatica in Estremo Oriente Giappone e Manciuria, scrive le sue impressioni, restando particolarmente colpito dalla corsa alla modernizzazione dell&#8217;Impero del Sol Levante. Durante la partecipazione alla prima guerra mondiale legge &quot;Lo Stato come organismo&quot; dello svedese Kjell\u00e9n e apprende il significato della geopolitica: scienza dello Stato in quanto organismo geografico, cos\u00ec come si manifesta nello spazio; lo Stato inteso come Paese, come territorio, e come impero. Convinto che la guerra in corso sia una guerra di annientamento della Germania, vuole che il suo paese sia una potenza mondiale. Cos\u00ec, all&#8217;indomani della sconfitta, ormai cinquantenne, fa il professore , il conferenziere, e d\u00e0 vita alla &quot;Rivista di geopolitica&quot;, imponendosi come un&#8217;autorit\u00e0 intellettuale.<\/p>\n<p>Nel 1919 aveva conosciuto il giovane Rudolf Hess (1894-1987). Hess, volontario nella prima guerra mondiale, si era arruolato nel reggimento List, in cui combatteva anche un ancora oscuro caporale di origine austriaca, Adolf Hitler, che lo convinse a entrare in politica, nel 1920, abbandonando l&#8217;universit\u00e0 di Monaco dove stava per laurearsi in filosofia. Stretta amicizia con Hermann G\u00f6ring (1893-1946, che durante la guerra aveva acquistato fama di grande aviatore e fu poi il creatore della&#8217;armata aerea tedesca, anche se fall\u00ec l&#8217;impresa contro la Royal Air Force inglese nella Battaglia d&#8217;Inghilterra), Hess partecip\u00f2 al fallito putsch nazista di Monaco nel 1923, e fu arrestato insieme a Hitler. In carcere, Hess aiut\u00f2 il futuro F\u00fchrer a scrivere il &quot;Mein Kampf&quot; (&quot;La mia battaglia&quot;), opera destinata a diventare il testo sacro del nazismo. Da quel momento egli divenne uno dei pi\u00f9 stretti collaboratori di Hitler, tanto da esserne considerato il suo delfino (che in gergo politico indica il successore alla guida di un partito). Hess, ma non era il solo, coltivava studi esoterici. Per il tramite di Hess, Haushofer incontr\u00f2 Hitler almeno una dozzina di volte tra il 1922 e il 1938, ma non ne resta traccia documentaria. E soprattutto nasce il suo rapporto ambiguo con il nazismo. Dapprima, almeno fino al 1939, lo studioso riconosce al F\u00fchrer il merito di avere ristabilito l&#8217;ordine, di avere unificato tutti i tedeschi in un solo Stato (Reich), di avere rimediato alle ingiustizie che il trattato di Versailles aveva imposto alla Germania vinta, considerata anche colpevole di avere scatenato la guerra. Ma la sua natura d&#8217;intellettuale un po&#8217; distaccato dalla realt\u00e0, in difficolt\u00e0 a capire i politici e i loro giochi tortuosi, di strenuo difensore della coerenza delle sue teorie, non gli permise di integrarsi nel sistema, tanto \u00e8 vero che non ebbe mai la tessera del partito. In fiondo, egli era rimasto un nazionalista conservatore, un esponente della societ\u00e0 tedesca guglielmina, aristocratica e gerarchica, , di cui erano espressione le alte cariche dell&#8217;esercito, diffidente nei confronti dei &quot;parvenus&quot; un po&#8217; plebei che affollavano il mondo nazista. Nel 1939 ci fu anche uno screzio profondo: nel libro &quot;Le frontiere &quot; aveva sollevato la questione della popolazione tedesca del Tirolo meridionale, annesso all&#8217;Italia nel 1919, e la cosa doveva turbare i rapporti tra Hitler e il suo principale alleato, Benito Mussolini,.<\/p>\n<p>L&#8217;inizio della guerra fece registrare un progressivo isolamento di Haushofer. La moglie, di discendenza non ariana, era stata salvata per amicizia politica; uno dei figli, Albrecht, si trov\u00f2 implicato, nell&#8217;aprile 1941q, in un complotto per arrivare a una pace separata; il 10 maggio dello stesso anno, il suo amico e protettore, Hess, comp\u00ec il misterioso volo in Inghilterra e venne catturato dagli inglesi; la &quot;Rivista di geopolitica&quot; si dibatteva tra molte difficolt\u00e0, tra la necessit\u00e0 di giustificare la politica hitleriana e il pensiero del suo fondatore, che nell&#8217;ottobre 1945 dichiarer\u00e0 che dopo il 1933, cio\u00e8 dopo l&#8217;ascesa di Hitler al potere, la rivista stessa era sempre stata &quot;sotto pressione&quot;. Dopo l&#8217;attentato a Hitler del 20 luglio 1944, Haushofer venne sospettato e incarcerato: il figlio Albrecht era stato gi\u00e0 giustiziato in aprile. Arrestato dagli americani dopo la resa della Germania (8 maggio 1945), Haushofer fu ascoltato come testimone durante il processo di Norimberga: messo a confronto con Hess, questi dichiar\u00f2 di non conoscerlo. Il 10 maggio 1946 Haushofer e la moglie si suicidarono.<\/p>\n<p>Affrontiamo adesso gli elementi fondamentali del suo pensiero geopolitico, dicendo anzitutto che \u00e8 figlio della sconfitta tedesca nella prima guerra mondiale: il problema era a quel punto di andare oltre la conoscenza di s\u00e9, chiesta da Ratzel, e di fondare un progetto politico ricavandolo dalla geopolitici, perch\u00e9 la geopolitica, come affermava Haushofer, rappresenta il ponte tra il sapere e il potere, una specie di autocoscienza che conduce alla decisione.<\/p>\n<p>Il lavoro dei precedenti studiosi viene utilizzato a fondo. Anzitutto la nozione di spazio vitale aggravato dalle ingiustizie del trattato di Versailles. In secondo luogo, e questo \u00e8 un suo contributo originale, l&#8217;insistenza sulle idee globali o &quot;pan-idee&quot;, come il pangermanesimo, il panslavismo o il panasiatismo. Sono queste idee in grado di costruire vasti consensi, al di l\u00e0 di quelli che si possono costruire intorno a un piccolo stato, e anzi sono, rispetto ai confini statali, transfrontaliere, disegnando grandi complessi continentali. L&#8217;Impero Britannico, secondo Haushofer, \u00e8 destinato a essere stritolato da queste pan-idee: l&#8217;India, per esempio, non si riconoscer\u00e0 in un pan-britannismo. L&#8217;Unione Sovietica, invece, potr\u00e0 far leva, data la sua estensione su due continenti, sulle idee panasiatica ed euroasiatica; gli Stati Uniti, a loro volta, sulle idee panamericana e pan pacifica.<\/p>\n<p>Bisogna riconoscere a Haushofer una fantasia non priva d&#8217;illuminazioni anticipatrici, , anche se egli generalizza l&#8217;dea di alcuni fatti concreti, quali l&#8217;idea di &quot;sfera di coprosperit\u00e0 asiatica&quot; con cui il Giappone giustificava il proprio espansionismo o addirittura l&#8217;idea di una Comunit\u00e0 Economica Europea lanciata, tra il 1940 e il 1944, dal ministero dell&#8217;economia e presidente della Reichsbank e sostenuta dal mondo industriale tedesco: una comunit\u00e0, beninteso, di cui la Germania sarebbe stata il fulcro. Ma non \u00e8 ci\u00f2 che sta accadendo adesso per via pacifica?<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che i geopolitici tedeschi aborrivano sopra ogni altra cosa era il modello imperiale britannico e, accanto a coloro che sostenevano la possibilit\u00e0 di distruggerlo con una guerra vittoriosa, c&#8217;erano altri che pensavano di aggirarlo e in qualche modo disgregarlo. La seconda strada, per esempio, era alla base del progetto della ferrovia che, iniziata nel 1903, avrebbe dovuto collegare Berlino con Baghdad passando per Istanbul e che doveva coronare il sogno orientale di Guglielmo II, protagonista di un celebre viaggio a Gerusalemme e di un incontro con il gran muft\u00ec., al quale l&#8217;imperatore aveva promesso tutto il suo appoggio contro il sionismo, considerato lo strumento di penetrazione della Gran Bretagna in Medio oriente. Se il disegno fosse riuscito, analogamente alla spedizione di Napoleone in Egitto, , sarebbe stato spezzato l&#8217;accerchiamento britannico che andava dall&#8217;Africa (Gibilterra) all&#8217;Asia del sud-est (Singapore, Hong Kong).<\/p>\n<p>Molte di queste idee sono proliferate dopo la seconda guerra mondiale. A patte la linea antisionista, antiamericana e antiamericana ben radicata in tutto il mondo islamico, specie nel Medio Oriente, idee come &quot;l&#8217;Asia agli asiatici&quot; o &quot;l&#8217;Africa agli africani&quot;, e lo stesso movimento dei &quot;non allineati&quot; o terzomondisti, e recentemente l&#8217;opposizione alla globalizzazione, considerata il nuovo strumento di dominio mondiale da parte degli anglo-americani, trovano molti spunti nell&#8217;opera dei geopolitici tedeschi e in particolare di Haushofer.<\/p>\n<p>Quando la Germania di Hitler e l&#8217;Unione Sovietica di Stalin firmarono il patto Molotov Ribbentrop (23 agosto 1939), che prevedeva la spartizione della Polonia e quindi l&#8217;inizio della guerra tedesca per la conquista a est della spazio vitale, Hashofer vide che l&#8217;incubo di Mackinder, cio\u00e8 la concentrazione dell&#8217;Heartland a spese delle potenze marittime, si era realizzato e defin\u00ec quel&#8217;evento il pi\u00f9 grande e importante cambiamento nella politica mondiale. Entusiasmo prematuro, non solo perch\u00e9 il Giappone non condivideva l&#8217;alleanza russo-tedesca, mirando a erodere la presenza russa in Asia, ma soprattutto perch\u00e9 a meno di due anni da quella firma la Germania attacc\u00f2 l&#8217;Unione Sovietica.<\/p>\n<p>Un Paese inoltre Haushofer sottovalut\u00f2, come del resto Hitler: gli Stati Uniti, , considerati come una potenza che si era chiusa nell&#8217;isolazionismo, gelosa del proprio benessere (nonostante la crisi devastante del 1929), soprattutto una societ\u00e0 cos\u00ec impregnata di individualismo che non sarebbe stata in gradi di esprimere una forte volont\u00e0. Secondo Hitler una plutocrazia giudeizzata, concentrata sugli affari, priva di virt\u00f9 guerriere, non era portata per la guerra. Un abbaglio reso possibile dai pregiudizi, come spesso accade. Eppure, proprio gli Stati Uniti avevano a loro vantaggio, a guerra scoppiata, fattori determinanti: la sicurezza del loro territorio, una straordinaria capacit\u00e0 industriale, produttiva e organizzativa, e poi due alleati all&#8217;interno dello stesso Heartland che la Germania aveva pensato di avere posto sotto il proprio controllo: la Gran Bretagna e l&#8217;Unione Sovietica.\u00bb<\/p>\n<p>L&#8217;obiezione pi\u00f9 forte che i moderni studiosi di tendenza liberaldemocratica muovono all&#8217;idea stessa della geopolitica \u00e8 che, nelle condizioni proprie seguite alla seconda guerra mondiale e alla fine della &quot;guerra fredda&quot;, \u00e8 anacronistico pensare ancora la politica come lotta per l&#8217;espansione territoriale, dato che i sistemi democratici non punterebbero all&#8217;ingrandimento del proprio territorio, ma all&#8217;espansione di pacifiche relazioni commerciali e alla libert\u00e0 dei mari.<\/p>\n<p>Tutte queste buone intenzioni sono state compendiate nella cosiddetta Carta Atlantica, sottoscritta dal capo del governo inglese Churchill e dal presidente statunitense Roosevelt nel 1941 (quando, si noti, gli Stati Uniti d&#8217;America e i governi dell&#8217;Asse non erano ancora formalmente in stato di guerra gli uni contro gli altri).<\/p>\n<p>Tuttavia, vi sono pochi dubbi sul fatto che dietro quelle formule si celava, da un lato, la tenace, rancorosa volont\u00e0 di Churchill di punire la Germania e l&#8217;Italia e di conservare a ogni costo l&#8217;Impero britannico, l&#8217;India specialmente (anche se, poi, le cose sono andate altrimenti); e, dall&#8217;altro lato, la determinazione americana di rilanciare la propria economia &#8211; mai uscita dalla crisi del 1929, nonostante l&#8217;apparato propagandistico del New Deal &#8211; ed anche il proprio ruolo politico mondiale, mediante la colonizzazione finanziaria del mondo intero.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8, poi, bisogno di notare che molte idee, e persino molti uomini, della geopolitica nazista, sono passati, quatti quatti, proprio nei meccanismi strategici del Pentagono dopo il 1945, tanto che si pu\u00f2 parlare di una autentica ripresa di quei temi e di quelle concezioni in chiave liberaldemocratica? Ne abbiamo gi\u00e0 parlato in un precedente articolo, su questo stesso sito (intitolato \u00abDa Hitler a Bush, ovvero come si passa dal Terzo al Quarto Reich\u00bb, pubblicato in data 01\/02\/2008), per cui rimandiamo il lettore a quelle riflessioni.<\/p>\n<p>\u00c8 davvero insopportabile l&#8217;ipocrisia del totalitarismo democratico: il quale, mentre respinge con orrore tutto ci\u00f2 che la cultura politica tedesca (e italiana) ha prodotto negli anni del fascismo, contemporaneamente si serve di gran parte del suo armamentario ideologico, rivisto e riverniciato, per perseguire sempre pi\u00f9 spregiudicatamente i propri disegni di dominio mondiale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 giusto buttare via il bambino insieme all&#8217;acqua sporca? 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