{"id":25575,"date":"2015-09-24T12:41:00","date_gmt":"2015-09-24T12:41:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/09\/24\/luomo-per-nicolai-hartmann-e-posto-fra-due-mondi-quello-delle-cose-e-quello-dei-valori\/"},"modified":"2015-09-24T12:41:00","modified_gmt":"2015-09-24T12:41:00","slug":"luomo-per-nicolai-hartmann-e-posto-fra-due-mondi-quello-delle-cose-e-quello-dei-valori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/09\/24\/luomo-per-nicolai-hartmann-e-posto-fra-due-mondi-quello-delle-cose-e-quello-dei-valori\/","title":{"rendered":"L\u2019uomo, per Nicolai Hartmann, \u00e8 posto fra due mondi: quello delle cose e quello dei valori"},"content":{"rendered":"<p>Nicolai Hartmann (Riga, 1882-Gottinga, 1950) si \u00e8 posto il problema di come superare, nell&#8217;atto conoscitivo, e, poi, nell&#8217;azione etica, il dualismo fra persona e mondo, fra la cosa in me e la cosa in s\u00e9. Il filosofo esistenzialista Enzo Paci ha cos\u00ec riassunto questo aspetto del suo pensiero, rispetto al quale, senza dubbio, pur nelle evidenti differenze, doveva cogliere elementi comuni con il proprio, o almeno consonanti con esso, e verso il quale, dunque, era portato a volgersi con istintiva simpatia (da: E. Paci, \u00abLa filosofia contemporanea\u00bb, Milano, Garzanti, 1957, pp. 199-203):<\/p>\n<p>\u00abNella conoscenza, gi\u00e0 nei &quot;Principi&quot;, il soggetto \u00e8 in una situazione problematica, metafisica. Per conoscere deve usciere da se stesso, trascendersi. Come giustamente ha osservato il Gurvitch (&quot;Le tendenze attuali della filosofia tedesca&quot;, 1930), il soggetto non pu\u00f2 essere coscienza di ci\u00f2 che coglie &quot;senza ritornare su se stesso&quot;. Questo ritorno fa s\u00ec che il soggetto, nel momento stesso nel quale si trascende e acquista coscienza, riconosca come oggetti i fatti che lo hanno precedentemente condizionato. &quot;L&#8217;aver coscienza &#8212; scrive spesso Hartmann &#8212; \u00e8 condizionato dall&#8217;inconscio&quot;: l&#8217;inconscio mi condiziona anche se non ne ho coscienza. Acquistando coscienza io mi apro oltre me stesso ma nello stesso tempo ho coscienza del passato: mi apro al futuro ma nello stesso tempo posso illuminare, almeno in parte, il passato che mi condiziona: ne posso fare la storia. Tutto ci\u00f2 conduce Hartmann a porre un processo temporale alla base del conoscere ed alla base del rapporto tra metafisica ed ontologia. Questo rapporto, in sede conoscitiva riconosce il condizionamento, il reale come tale, ma lo riconosce soltanto trascendendosi come visione. L&#8217;ontologia viene necessariamente dopo la metafisica anche se nel processo che va dall&#8217;una all&#8217;altra io divento cosciente della metafisica come un insieme di dati, di realt\u00e0, concretamente determinate. La dimensione metafisica mi appare non soltanto <em>ontologica<\/em> ma reale al di l\u00e0 del logos dell&#8217;essere (al di l\u00e0 e &quot;prima dell&#8217;ontologico&quot;), per cui si pu\u00f2 dire che la struttura metafisica \u00e8 <em>ontica<\/em>. In questa struttura si pongono gli &quot;strati dell&#8217;essere&quot; che possono essere studiati secondo le varie categorie che li costituiscono. Qui le categorie sono visioni che si sono riempite, nel processo, di realt\u00e0 esistenziale, e ci\u00f2 anche se la realt\u00e0 esistenziale non \u00e8 mai esaurita dalle categorie, perch\u00e9 \u00e8 metafisica e pone sempre nuovi problemi, richiede nuove visioni e nuove categorie.<\/p>\n<p>Poich\u00e9 la relazione tra metafisica ed ontologia \u00e8 processuale e si attua, quindi, nel tempo, la relazione fra strato e strato \u00e8 tale che anche se non \u00e8 riconosciuta <em>non pu\u00f2 essere reversibile<\/em>: lo strato inferiore conduce a quello superiore ma non viceversa. Lo strato inferiore condiziona quello superiore, e quello superiore, in relativa autonomia, emerge dall&#8217;inferiore. Lo strato superiore ritorna all&#8217;inferiore, nel senso che ne acquista coscienza, ma esso ha un orizzonte categoriale nuovo, o emergente, rispetto a quello inferiore. &quot;Questo \u00e8 ci\u00f2 che viene espresso &#8212; scrive Hartmann, nella &quot;Costruzione del mondo reale&quot; (1940) -, nella duplice legalit\u00e0 del <em>ritorno<\/em> e del <em>novum<\/em>. Nell&#8217;importante capitolo 52 della stessa opera Hartmann chiarisce &quot;il senso ontologico dell&#8217;irreversibilit\u00e0&quot; che \u00e8 costituito dal fatto che, anche se la coscienza \u00e8 ritorno al passato di cui si acquista coscienza, la direzione dallo strato inferiore verso quello superiore nel processo temporale \u00e8 <em>irreversibile. questa irreversibilit\u00e0 determina il reale come tale<\/em>, lo riconosce come necessario presupposto e come condizionamento. La stessa persona umana, pur libera nelle sue iniziative per il futuro, \u00e8 inevitabilmente condizionata. Come scrive Remo Cantoni in &quot;Mito e storia&quot; (1953, ma il saggio su Hartmann \u00e8 del 1943), &quot;la descrizione che Hartmann ci d\u00e0 della persona \u00e8 quella di un essere in lotta con una realt\u00e0 obbiettiva, dura, fatale, irrevocabile&quot;. E nota giustamente il Cantoni che per Hartmann l&#8217;uomo &quot;non pu\u00f2 retrocedere perch\u00e9 non pu\u00f2 rendere incompiuto ci\u00f2 che si \u00e8 realmente attuato&quot;.<\/p>\n<p>Anche quando, nell&#8217;&quot;Etica&quot;, le essenze si pongono come valori materiali, (nel senso di Scheler e l&#8217;&quot;Etica&quot; di Hartmann dipende da Scheler), la stessa libert\u00e0 di visione dei valori, dovuti all&#8217;intenzionalit\u00e0 emozionale che li pone come trascendenti, non annulla l&#8217;irreversibilit\u00e0 del processo temporale o reale. &quot;Gli atti emozionali trascendenti&quot;, scrive sempre il Cantoni, &quot;rivelano, con maggiore pregnanza e immediatezza, il peso e la durezza della realt\u00e0, la sua irrevocabile esistenza&quot;. <em>l&#8217;irrevocabilit\u00e0, o l&#8217;irreversibilit\u00e0 temporale dell&#8217;esistenza, deve essere considerata la scoperta filosofica fondamentale di Hartmann<\/em>. &quot;L&#8217;uomo &#8212; si legge nell&#8217;&quot;Etica&quot; &#8212; vive situazioni, subisce il proprio destino, deve sopportarlo. Questo sperimentare, vivere, subire, sopportare, costituisce veramente la sua forma d&#8217;essere dentro la corrente degli eventi. Ma egli esperimenta gli eventi in modo diverso dal conoscere: li esperimenta nella loro irrevocabilit\u00e0.&quot; La realt\u00e0 irrevocabile, nota ancora il Cantoni, commentando il passo dell&#8217;&quot;Etica&quot; che abbiamo ripreso, fa s\u00ec che per l&#8217;uomo il lavoro sia necessario: &quot;a questo modo Hartmann pone al giusto posto nella vita spirituale il lavoro, la tecnica, l&#8217;industria e l&#8217;operosit\u00e0 umana, e pone le fondamenta di una concezione sociale dello spirito: il rispetto per l&#8217;esistenza, la realt\u00e0, la struttura immutabile del mondo, non annullano l&#8217;ammirazione per l&#8217;operato libero ed audace, per l&#8217;iniziativa dell&#8217;uomo capace di trasformare secondo i propri fini il mondo. L&#8217;uomo \u00e8 l&#8217;essere collocato tra due mondi: il mondo delle cose, della realt\u00e0, e il mondo delle idee, dei fini, dei valori&quot;.\u00bb<\/p>\n<p>Ecco: il mondo, per Hartmann, \u00e8 un dato oggettivo, massiccio, quasi incombente, secondo la prospettiva di una ontologia robustamente realistica e anti-idealista; l&#8217;uomo, di fronte ad esso, rappresenta la dimensione della libert\u00e0 e della spiritualit\u00e0, secondo la lezione del personalismo e dell&#8217;etica dei valori di Max Scheler (cfr. i nostri precedente articoli: \u00abNon si d\u00e0, per l&#8217;etica di Max Scheler, amore del bene, ma solo amore della persona\u00bb e \u00abL&#8217;oggettualit\u00e0 del mondo e il ruolo della persona nel &quot;realismo critico&quot; di Nicolai Hartmann\u00bb, pubblicati sul sito di Arianna Editrice, rispettivamente in data in data 05\/06\/2008 e 06\/06\/2008).<\/p>\n<p>Per Hartmann, noi non produciamo il mondo attraverso la conoscenza: ci limitiamo a scoprirlo, a conoscerlo, appunto. Il mondo non \u00e8 opera nostra, le cose non sono create da noi: sono fuori di noi, indipendentemente da noi: sono dati oggettivi, irrefutabili, coi quali bisogna fare i conti: noi non possiamo farle apparire o scomparire con un colpo di bacchetta magica. D&#8217;altra parte, non \u00e8 chi non veda come questa impostazione rigidamente realistica finisca per condurre ad un dualismo inconciliabile, quasi ad una schizofrenia: se davvero il mondo e la persona sono due realt\u00e0 completamente distinte e separate, come \u00e8 possibile il processo della conoscenza? Come fa l&#8217;uomo a conoscere qualcosa che non ha niente a che fare con lui, qualcosa che \u00e8 altro da lui e che gli si pone di fronte esclusivamente come un oggetto?<\/p>\n<p>La difficolt\u00e0 appare ancora pi\u00f9 grande se si riflette che l&#8217;uomo, per Hartmann, non appartiene interamente n\u00e9 all&#8217;uno, n\u00e9 al&#8217;altro piano del reale: egli \u00e8, per usare la sua espressione, a cavallo di entrambi. In lui vi \u00e8 l&#8217;essere, l&#8217;essere oggettivo, determinato dal suo esserci, dal suo trovarsi posto in situazione, anteriormente a qualsiasi scelta o decisione che egli possa aver preso; ma vi \u00e8 anche il divenire, la libert\u00e0, la scelta: insomma, il mondo dei valori. In quanto persona, l&#8217;uomo \u00e8 una essenza spirituale, ma una essenza spirituale incarnata, determinata, fissata ad una certa situazione storica, ambientale e perfino ereditaria: una parte di lui sfugge alla autodeterminazione, poich\u00e9 egli la trova gi\u00e0 data, la riceve, la subisce.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo, pertanto, \u00e8 un essere anfibio; \u00e8 un essere che si trova in equilibrio, pi\u00f9 o meno precario, fra due piani di realt\u00e0 diversi e separati. Pertanto, lo squilibrio, la divaricazione, al limite la schizofrenia, del conoscere, sono anche squilibrio, divaricazione, schizofrenia dell&#8217;essere. L&#8217;uomo \u00e8 quell&#8217;essere che \u00e8 diviso in se stesso. Ma se \u00e8 un essere diviso, e precariamente diviso, come potr\u00e0 auto-determinarsi mediante l&#8217;assunzione di valori e di atti morali? Si noti che, per Scheler &#8212; da cui deriva l&#8217;etica di Hartmann &#8212; l&#8217;uomo non fa il bene per amore del bene, ma per amore della persona: cio\u00e8, per amare, ha bisogno di essere posto in situazione, di fronte all&#8217;oggetto concreto del suo amore. Non sa amare in assoluto, non sa amare l&#8217;amore; sa amare solo ci\u00f2 che egli, individualmente, \u00e8 e conosce: la persona umana. Ma come \u00e8 possibile che possa davvero amare l&#8217;altro, colui che \u00e8 diviso in se stesso, contraddittorio in se stesso, impossibilitato ad abbracciare e comprendere, sino in fiondo, se stesso?<\/p>\n<p>E non basta. L&#8217;uomo, per Hartmann, vive esclusivamente in situazione: di conseguenza, la sua vita diventa un destino, un destino che egli \u00e8 costretto a subire. Egli, allora, \u00e8 tanto meno libero, quanto pi\u00f9 si vede immerso in situazione, quanto pi\u00f9 \u00e8 storicamente determinato. Somiglia ad Atlante, che deve portare il mondo sulle proprie spalle; anzi, somiglia al Cireneo, che deve prendere su di s\u00e9 una croce altrui, un destino che gli \u00e8 imposto dall&#8217;esterno. Come potr\u00e0 determinarsi in quanto soggetto morale, se il destino che si trova a vivere non \u00e8 deciso da lui, ma \u00e8 ricevuto, addirittura subito? Se l&#8217;uomo \u00e8 un essere passivo, esposto e gettato nel mondo, come potr\u00e0 raccogliersi in se stesso e trovare in s\u00e9 le risorse per esercitare delle scelte realmente libere, e, quindi, realmente etiche?<\/p>\n<p>Di pi\u00f9. L&#8217;uomo, per Hartmann, non conosce le cose dall&#8217;esterno, ma sempre e solo in situazione: cio\u00e8 le conosce vivendole, ricevendole, assumendole. Forse vorrebbe farne a meno, vorrebbe scrollarsele di dosso, vorrebbe liberarsene; ma non pu\u00f2, ci\u00f2 non dipende da lui, egli pu\u00f2 solamente riceverle. Questo ricorda Giobbe, l&#8217;uomo dei dolori: subisce, patisce, sopporta. Vi \u00e8 del coraggio, persino dell&#8217;eroismo nel suo sopportare; vi sono la forza, la tenacia, una volont\u00e0 ammirevole: ma vi \u00e8 anche un senso di fatalit\u00e0, di rassegnazione, di oppressione. L&#8217;uomo di Hartmann sembra un mulo che deve girare la macina del mulino: non \u00e8 libero di niente, se non di reggersi sulle zampe, con fatica, e seguire le stanghe cui \u00e8 legato, oggi, domani e sempre, in una serie di cerchi che ritornano ognora al punto di partenza. Suscita la nostra simpatia, ma fa soprattutto pena: \u00e8 una vittima, paziente ed eroica, ma comunque una vittima.<\/p>\n<p>Davanti a lui, la realt\u00e0 del mondo oggettuale: una realt\u00e0 netta, potente, irrevocabile. Il tempo \u00e8 irrevocabile, il passato \u00e8 irrevocabile, il destino \u00e8 irrevocabile. Vi \u00e8 ancora spazio per la libert\u00e0, in questa prospettiva? Se la vita etica discende dalla possibilit\u00e0 di scegliere fra il bene e il male, e se il mondo ci \u00e8 dato cos\u00ec com&#8217;\u00e8, prendere o lasciare, senza sfumature, senza mediazioni: che senso ha parlare di scelte e di valori? E se perfino nella conoscenza noi non agiamo, ma subiamo; se perfino nel conoscere noi non siamo parte attiva, ma passiva, come potremo conoscere qualcosa che ci dischiuda le porte dell&#8217;assoluto, la dimensione dell&#8217;essere, e come potremo vedere il cielo dei valori, di quei valori ai quali vorremmo ispirare le nostre scelte? I valori non discendono forse dall&#8217;assoluto, cio\u00e8 dall&#8217;essere? Il bene non \u00e8 forse bene in se stesso, e il male non \u00e8 forse male in se stesso? Oppure sono relativi, e dipendono anch&#8217;essi dalle situazioni? Ma le situazioni sono mutevoli: dovremo, allora, modificare continuamente anche la nostra scala di valori?<\/p>\n<p>Pare, secondo Hartmann, che l&#8217;essere si inscriva nel fluire delle cose; o, almeno, che vi si ponga l&#8217;essere dell&#8217;uomo, l&#8217;essere della persona. Di qui l&#8217;esaltazione del lavoro, visto come la risposta dell&#8217;uomo alla sfida del mondo: l&#8217;uomo reagisce alla datit\u00e0 del mondo e al rischio di subire passivamente la vita, prendendo l&#8217;iniziativa di modificare il reale, di intervenire su di esso con la sua intelligenza, con la sua progettualit\u00e0. Benissimo. Ma \u00e8 una cosa possibile, questa, dopo aver posto il mondo come un dato irrevocabile, che l&#8217;uomo \u00e8 costretto a subire? Allora: lo subisce, o non lo subisce? Se lo subisce, come mai pu\u00f2 lavorare, ossia agire liberamente per trasformare e modificare le situazioni date? Se non lo subisce, se invece lo trasforma, e, trasformandolo, lo ri-crea, non viene negato l&#8217;assunto di partenza, ossia che l&#8217;uomo non crea il mondo, ma se lo trova innanzi bello e fatto, e pu\u00f2 solamente accettarlo (o rifiutarlo)?<\/p>\n<p>Hartmann vede il pericolo e vi risponde affermando che l&#8217;uomo non conosce il mondo cos\u00ec come appare, ma cos\u00ec come \u00e8: non il fenomeno, ma il noumeno; e che vi giunge non per mezzo della conoscenza ordinaria, n\u00e9 per mezzo dell&#8217;intuizione (come per Scheler), ma sfogliando, per cos\u00ec dire, gli strati dell&#8217;essere, uno dopo l&#8217;altro, dall&#8217;inferiore al superiore: passando dalla cosa in me alla cosa in s\u00e9, da ci\u00f2 che appare a ci\u00f2 che \u00e8. Mediante la conoscenza, il soggetto trascende se stesso e giunge ad afferrare il fenomeno; mediante l&#8217;inferenza, da questo passa al noumeno, in un movimento ascendente. Nella coscienza, dunque, si trova qualcosa che la trascende: l&#8217;essere della metafisica&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nicolai Hartmann (Riga, 1882-Gottinga, 1950) si \u00e8 posto il problema di come superare, nell&#8217;atto conoscitivo, e, poi, nell&#8217;azione etica, il dualismo fra persona e mondo, fra<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[199],"class_list":["post-25575","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-metafisica"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25575","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25575"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25575\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25575"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25575"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25575"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}