{"id":25561,"date":"2009-09-10T07:21:00","date_gmt":"2009-09-10T07:21:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/09\/10\/tu-hai-fatto-bene-ogni-cosa-il-sole-la-luna-e-il-cielo-stellato\/"},"modified":"2023-09-15T20:15:41","modified_gmt":"2023-09-15T20:15:41","slug":"tu-hai-fatto-bene-ogni-cosa-il-sole-la-luna-e-il-cielo-stellato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/09\/10\/tu-hai-fatto-bene-ogni-cosa-il-sole-la-luna-e-il-cielo-stellato\/","title":{"rendered":"\u00abTu hai fatto bene ogni cosa, il Sole, la Luna e il cielo stellato\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;uomo delle societ\u00e0 moderne ha dimenticato un elemento essenziale della propria filosofia di vita: la gratitudine nei confronti dell&#8217;Essere.<\/p>\n<p>Se si esaminano i canti e le preghiere delle societ\u00e0 pre-moderne, si rimane colpiti dal rilievo che tale elemento occupa nel contesto della loro generale visione del mondo: si pu\u00f2 dire che, per essi, era inconcepibile guardare allo spettacolo del mondo, senza sciogliere un inno di lode e di ringraziamento alla sua bellezza e, al tempo stesso, alla Sapienza cui esso deve la propria origine e il proprio splendore.<\/p>\n<p>Si rimane colpiti, ad esempio, dal confronto tra il sentire degli Indiani d&#8217;America, cos\u00ec intimamente impregnato di spiritualit\u00e0 e di consapevolezza olistica, cos\u00ec profondamente religioso, cos\u00ec sensibile ai valori della bont\u00e0 e perfezione del mondo di cui siamo parte, cos\u00ec rispettoso della terra e di tutte le sue creature, e quello dell&#8217;uomo che si autodefinisce civilizzato, e che ha condotto una implacabile guerra di sterminio contro i legittimi abitanti di quel continente: un sentire rozzo, materialista, che esalta le pulsioni pi\u00f9 basse dell&#8217;ego e si compiace di ogni genere di violenza, raggiro e furberia, pur di accumulare ricchezza.<\/p>\n<p>\u00abLa tua creazione \u00e8 bella, o Wataineuwa\u00bb, cantilenavano gli Yamana della Terra del Fuoco; anche se poi soggiungevano, pensosamente: \u00abMa perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 la morte?\u00bb (cfr. il nostro precedente articolo \u00abLa fede in Dio era il fondamento dell&#8217;educazione presso gli Yamana della Terra del Fuoco\u00bb, inserito in data 18\/0\/2008 sul sito di Arianna Editrice). N\u00e9 la consapevolezza della mortalit\u00e0 dell&#8217;uomo toglieva loro la capacit\u00e0 di vedere e apprezzare le meraviglie della natura e la dolcezza della vita: proprio a loro che, spinti dalle successive ondate migratorie nell&#8217;angolo pi\u00f9 remoto e inospitale del continente americano, dovevano lottare duramente contro il clima e ogni sorta di difficolt\u00e0, per conquistarsi la sopravvivenza quotidiana.<\/p>\n<p>Ecco: la rifondazione spirituale dell&#8217;uomo contemporaneo dovrebbe partire da qui: dalla capacit\u00e0 di godere l&#8217;incomparabile splendore del mondo e la dolcezza struggente della vita; e, al tempo stesso, dalla disponibilit\u00e0 a renderne gloria e lode a quella forza cosmica che, come dice Dante, muove il sole e l&#8217;altre stelle; a quell&#8217;Essere che ha tratto ogni cosa dal nulla e le ha conferito il dono impareggiabile dell&#8217;esistenza.<\/p>\n<p>La cultura moderna, e ancor pi\u00f9 quella post-moderna, sono imbevute di pessimismo e di nichilismo: ovunque esse scorgono il male di vivere, la sofferenza, l&#8217;angoscia, la morte come fine totale e come supremo annullamento dell&#8217;essere. Non c&#8217;\u00e8 da meravigliarsi che i giovani, ormai, crescano con una visione tanto negativa della vita, e che non siano pi\u00f9 nemmeno sfiorati da un pensiero di ringraziamento verso quest&#8217;ultima; tanto pi\u00f9, se si aggiunge al quadro il grossolano edonismo e il miope utilitarismo con i quali sembra che l&#8217;uomo del terzo millennio voglia esorcizzare le proprie paure, e mettere a tacere la propria ansia d&#8217;infinito e di eterno.<\/p>\n<p>Il sentimento della gioia, della lode e del ringraziamento \u00e8 stato magnificamente espresso nel Salmo 103 della Bibbia, che costituisce un autentico capolavoro di fede e di poesia da parte di quella umanit\u00e0 che, ancora tecnologicamente sprovveduta e ignara di sottigliezze dialettiche, sentiva tuttavia con forza il proprio legame originario con l&#8217;Essere.<\/p>\n<p>Lo riportiamo qui di seguito, in latino: lingua solenne e suggestiva, che maggiormente ne esprime il mistico afflato e ne riflette l&#8217;estatica sensazione di stupore e di bellezza.<\/p>\n<p>PSALMUS 103<\/p>\n<p>Benedic, anima mea, Diomino: Domine, Fdeus meus, magnificatus es vehementer.<\/p>\n<p>Confessionem, et decorem induisti: amicitus lumine sicut vestimento.<\/p>\n<p>Extendens caelum sicut pellem: qui tegis aquis superiora ejus.<\/p>\n<p>Qui ponis nubem ascensum tuum: qui ambulas supoer pennas ventorum.<\/p>\n<p>Qui facis angelos tuos, spiritus: et ministros tuos ignem urentem.<\/p>\n<p>Qui fundasti terram super stabilitatem suam: non inclinabitur in saeculum saeculi.<\/p>\n<p>Abyssus, sicut vestimentum, amictus ejus: super montes stabunt aquae.<\/p>\n<p>Ab increpatione tua fugient: a voce tornitrui tui formidabunt.<\/p>\n<p>Ascendunt montes: et descendunt campi in locum, quem fundasti eis.<\/p>\n<p>Terminum posuisti, quem non transgredientur: neque convertentur operire terram.<\/p>\n<p>Qui emittis fontes in convallibus: inter medium montium pertransibunt aquae.<\/p>\n<p>Portabunt omnes bestiae agri: expectabunt onagri in siti sua.<\/p>\n<p>Super ea volucres caeli habitabunt: de medio petrarum dabunt voces.<\/p>\n<p>Rigans montes de superioribus suis: de fructu operum tuorum satiabitur terra.<\/p>\n<p>Producens foenum jumentis, et herbam servituti hominum.<\/p>\n<p>Ut educas panem de terra: et vinum laetificet cor hominis.<\/p>\n<p>Ut exhilaret faciem in oleo: et panis cor hominis confirmet.<\/p>\n<p>Saturabuntur ligna campi, et cedri Libani, quas plantavit: illic passeres nidificabunt.<\/p>\n<p>Herodii domus dux est eorum: montes excelsi cervis: petra refugium herinaciis.<\/p>\n<p>Fecit lunam in tempora: sol cognovit occasum suum.<\/p>\n<p>Posuisti tenebras, et facta est nox: in ipsa pertransibunt omnes bestiae silvae.<\/p>\n<p>Catuli leonum rugientes, ut rapiant, et quaerant a Deo escam sibi.<\/p>\n<p>Ortus est sol, et congregati sunt: et in cubilibus suis collocabuntur.<\/p>\n<p>Exibit homo ad opus suum: et ad operationem suam usque ad vesperum.<\/p>\n<p>Quam magnificata sunt opera tua, Domine! Omnia in sapientia fecisti: impleta est terra possessione tua.<\/p>\n<p>Hoc mare magnum, et spatiosum manibus: illic reptilia, quorum non est numerus.<\/p>\n<p>Animalia pusilla cium magnis: illic naves pertransibunt.<\/p>\n<p>Draco iste, quem formasti ad illudendum ei: omnia a te exspectant ut des illis escam in tempore.<\/p>\n<p>Dante te illis, colligent. Aperiente te manum tuam, omnia implebuntur bonitate.<\/p>\n<p>Avertente autem te faciem, turbabuntur: auferes spiritum eorum, et deficient, et in pulverem suum revertentur.<\/p>\n<p>Emittes spiritum tuum, et creabuntur: et renovabis faciem terrae.<\/p>\n<p>Sit gloria Domini in saeculum: laetabitur Dominus in operibus suis:<\/p>\n<p>Qui respicit terram, et facit eam tremere: qui tangit montes et fumigant.<\/p>\n<p>Cantabo Domino in vita mea: psallam Deo meo, quamdiu sum.<\/p>\n<p>Jucundum sit ei eloquium meum: ego vero delectabor in Domino.<\/p>\n<p>Deficiant peccatores a terra, et iniqui ita ut non sint: benedic, anima mea, Domino.<\/p>\n<p>Confessionem et decorem induit, amictus lumine sicut vestimento.<\/p>\n<p>Magna est gloria ejus in salutari tuo. Gloriam et magnum decorem impones super eum.<\/p>\n<p>L&#8217;ultima delle societ\u00e0 pre-moderne che ha preceduto l&#8217;et\u00e0 del Grande Disincanto, ossia la societ\u00e0 contadina occidentale, serbava ancora una sia pur debole traccia di questo originario legame con l&#8217;Essere, fatto di disponibilit\u00e0 alla lode e al ringraziamento.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 traspariva anche nei semplici gesti quotidiani: come quello di benedire il pane prima di mettersi a tavola e di recitare una breve preghiera, per riconoscere che il cibo non viene solamente dal lavoro dell&#8217;uomo, ma, prima ancora, da una Fonte sovrabbondante e generosissima, alla quale l&#8217;uomo attinge per le sue necessit\u00e0, ma che non sta in suo potere evocare o allontanare, cos\u00ec come non sta in suo potere sostituirsi ad essa e farne le veci.<\/p>\n<p>Lo spirito incredulo e nichilista, proprio della modernit\u00e0, si domanda di che cosa l&#8217;uomo dovrebbe ringraziare, dal momento che la vita \u00e8 insidiata da ogni sorta di pericoli e di sofferenze, e, da ultimo, dall&#8217;appuntamento senza scampo con la morte.<\/p>\n<p>Il solo fatto che tanta gente, oggi, si ponga una tale domanda, la dice lunga su quanto ci siamo allontanati da un rapporto spontaneo e fiducioso con l&#8217;Essere: abituati, dai progressi di una tecnoscienza puramente quantitativa, ad allontanare ogni pietra d&#8217;inciampo dal nostro cammino, e a considerare come inutile o dannoso tutto ci\u00f2 che rallenta ed ostacola la nostra marcia verso la realizzazione di un Ego sempre pi\u00f9 avido e ipertrofico, abbiamo smarrito ogni senso del limite e pretendiamo sempre di pi\u00f9, come un nostro diritto acquisito.<\/p>\n<p>Anche sconfiggere la morte ci sembra un diritto: per cui, invece di vedere in essa la necessaria pietra del paragone del nostro modo di vivere, inseguiamo il sogno di impossibili rivincite contro di essa e calunniamo l&#8217;intera creazione, perch\u00e9 un giorno dovremo lasciare i beni materiali e i piaceri effimeri, sui quali abbiamo costruito tutta la nostra esistenza.<\/p>\n<p>La nostra scontentezza e la nostra attitudine a recriminare nascono da un totale fraintendimento del rapporto essenziale fra noi e la realt\u00e0. Simili a bambini viziati, pensiamo che la realt\u00e0 sia buona se ci riserva solo gioie e successi; e che sia cattiva, se ci pone a tu per tu con lo scacco e l&#8217;impotenza. Ma questo \u00e8 un errore di prospettiva, che nasce dalla nostra profonda ignoranza.<\/p>\n<p>L&#8217;esperienza dello scacco e dell&#8217;impotenza &#8211; negli affetti, nella salute, nell&#8217;ambito professionale &#8211; non ha il potere il diminuire il nostro essere, ma semmai di accrescerlo e fortificarlo: dipende solo da noi e dal nostro modo di porci di fronte ad essa. Nessuna esperienza negativa potr\u00e0 mai renderci peggiori, se noi non vi acconsentiamo; e nessuna esperienza positiva potr\u00e0 mai renderci migliori, se non sappiamo viverla con consapevolezza e senso della misura.<\/p>\n<p>Pertanto, se compiamo almeno uno sforzo per metterci in una tale prospettiva, ecco che la nostra percezione del rapporto fra noi e la realt\u00e0 subir\u00e0 un autentico salto qualitativo: e capiremo che non sono le cose a fare di noi quello che siamo, nel bene o nel male: ma che ci\u00f2 dipende dalla nostra maniera di viverle, e dalla maturit\u00e0 con la quale ci presentiamo all&#8217;appuntamento con esse. Tanto \u00e8 vero, che nessuna esperienza felice potr\u00e0 mai renderci felici, se noi non siamo capaci di riconoscerla ed apprezzarla al suo giusto valore; e che nessuna esperienza dolorosa potr\u00e0 mai renderci infelici, se noi la sapremo elaborare e trasformare in occasione di crescita e di perfezionamento.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 chiaro che, per poter intraprendere un simile percorso, dobbiamo reimparare il sentimento della gratitudine esistenziale; e, a monte di esso, dobbiamo riscoprire la freschezza e l&#8217;incanto del mondo, come il bambino che lo vede per la prima volta, quasi fosse appena uscito, rorido di rugiada, dalla mano di Dio.<\/p>\n<p>Quando impareremo a non dire sempre e solo: \u00abIo, Io\u00bb, ma a dire: \u00abTu\u00bb; quando impareremo a non chiuderci, ma ad aprirci; a non guardare il mondo con l&#8217;occhio calcolante e con la volont\u00e0 di manipolazione delle cose, ma con spassionata, disinteressata capacit\u00e0 di contemplazione: allora torneremo a stupirci e a gioire per la nobile imponenza delle montagne, per l&#8217;amenit\u00e0 delle colline, per il verde variegato dei prati, dei boschi e dei campi coltivati, per l&#8217;aroma di salsedine sulla riva del mare, per il senso d&#8217;infinito delle onde che si frangono nella notte, per la pace grandiosa del cielo stellato.<\/p>\n<p>Diventeremo persone migliori: persone con un cuore di carne, che sente, che ama, che sa cosa sia la riconoscenza; smetteremo di dare tutto per scontato, le comodit\u00e0 superflue il benessere drogato della societ\u00e0 dei consumi. Forse capiremo che si pu\u00f2 avere l&#8217;anima serena anche senza tenere lontano il caldo dell&#8217;estate con il condizionatore, e il freddo dell&#8217;inverno con un ricorso esagerato al riscaldamento; anche senza ubriacarci di televisione e di Internet.<\/p>\n<p>Ritorneremo all&#8217;essenziale.<\/p>\n<p>L&#8217;essenziale \u00e8 il nostro legame con l&#8217;Essere: perch\u00e9 con esso, riprendendo la similitudine evangelica, siamo simili a dei tralci uniti alla vite, che portano molto frutto; ma senza di esso, siamo dei tralci secchi ed inutili, buoni soltanto ad essere gettati nel fuoco.<\/p>\n<p>Per dare frutto, dobbiamo rimanere radicati nell&#8217;Essere.<\/p>\n<p>E capire che noi stessi siamo una scintilla dell&#8217;Essere: eterna, meravigliosa, indistruttibile.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;uomo delle societ\u00e0 moderne ha dimenticato un elemento essenziale della propria filosofia di vita: la gratitudine nei confronti dell&#8217;Essere. 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