{"id":25560,"date":"2015-07-28T07:28:00","date_gmt":"2015-07-28T07:28:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/ha-sete-di-dio-lanima-mia\/"},"modified":"2023-09-15T20:15:41","modified_gmt":"2023-09-15T20:15:41","slug":"ha-sete-di-dio-lanima-mia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/ha-sete-di-dio-lanima-mia\/","title":{"rendered":"\u00abHa sete di Dio l&#8217;anima mia!\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>\u00abCome la cerva assetata anela ai rivi delle acque, cos\u00ec l&#8217;anima mia anela a te, o Dio. Ha sete di Te l&#8217;anima mia; ha sete del Dio vivente\u00bb: cos\u00ec inizia il famosissimo Salmo 41, che ha offerto lo spunto a innumerevoli rappresentazioni pittoriche, musive, scultoree nelle chiese cristiane e specialmente presso le fonti battesimali; una delle pi\u00f9 conosciute \u00e8 quella che si pu\u00f2 ammirare sul soffitto del battistero di Galla Placidia, a Ravenna, risalente alla met\u00e0 del V secolo.<\/p>\n<p>Veramente, il testo masoretico (ebraico) non parla di una cerva, ma di un cervo, animale che viene volto al femminile nella versione greca dei LXX, probabilmente sulla base del fatto che il verbo \u00e8, chi sa perch\u00e9, al femminile Bisogna tuttavia ammettere che il traduttore che si \u00e8 preso questa piccola libert\u00e0, si \u00e8 dimostrato molto abile nel modificare un particolare che aggiunge drammaticit\u00e0 e patetismo al quadro, gi\u00e0 potentemente pittorico, dell&#8217;animale stremato dalla sete, che avanza incerto nel deserto, sulle zampe sempre pi\u00f9 stanche, alla affannosa ricerca di una fonte o di un ruscello che possa spegnerla; e, per analogia, dell&#8217;anima umana (altro sostantivo di genere femminile) che, torturata dal silenzio di Dio nello sterile deserto della vita, vaga alla ostinata, indomita ricerca di Quello che solo potrebbe colmare la sua solitudine, placare la sua angoscia, restituire speranza ai suoi giorni.<\/p>\n<p>Nella Bibbia ebraica i Salmi 41 e 42 compaiono come due composizione distinte; tuttavia si tratta, con ogni evidenza, di un unico testo, che \u00e8 stato poi suddiviso per ragioni estrinseche. Lo dimostra, fra l&#8217;altro, il ritornello che conclude le tre parti di cui il salmo \u00e8 costituito, e che si trova, attualmente, a met\u00e0 e alla fine del Salmo 41 e, di uovo, a conclusione del Salmo 42: \u00abPerch\u00e9 dunque stai desolata, anima mia? \/ e gemi su di me? \/ Spera in Dio! Di nuovo render\u00f2 grazie: \/ egli \u00e8 il mio salvatore e il mio Dio!\u00bb<\/p>\n<p>Molto belle le riflessioni svolte dal biblista No\u00ebl Quesson nel suo libro \u00abIl messaggio dei Salmi\u00bb (titolo originale: \u00ab50 psaumes pour tous les jours\u00bb, Droguet, Ardant, Limoges; traduzione dal francese di Lorenzo Bacchiarello, Roma, Edizioni Borla, 1980, vol. 2, pp. 61-3:<\/p>\n<p>\u00ab&#8230;Tema della preghiera \u00e8 il &quot;desiderio di vedere Dio&quot;, incontrarlo nel suo Tempio&quot;. E per drammatizzare il tema Israele si dipinge come un levita, servo del Tempio, esiliato lontano dalla Casa di Dio, privato delle belle cerimonie del passato, sommerso dai flutti della disperazione, circondato dai nemici pagani che lo irridono dicendogli: &quot;Dov&#8217;\u00e8 il tuo Dio?&quot;.<\/p>\n<p>Dev&#8217;essere un&#8217;epoca ben difficile, l&#8217;ateismo dev&#8217;essere trionfante se si \u00e8 potuto arrivare a un tale &quot;rovesciamento&quot;, a una simile domanda, da togliere il fiato. Eppure l&#8217;uomo (il popolo) che qui prega coraggiosamente si raddrizza,m pur sotto il dubbio che lo amareggia: in fondo \u00e8 una specie di volont\u00e0 di reagire ci\u00f2 che tutto domina e in modo particolare vien fuori nel ritornello: &quot;Perch\u00e9 dunque gemi, anima mia? Spera in Dio! Di nuovo render\u00f2 grazie.&quot;. [&#8230;]<\/p>\n<p>&quot;Come un cervo assetato anela all&#8217;acqua viva&#8230; cos\u00ec ha sete di Dio l&#8217;anima mia&#8230; &quot;. Ges\u00f9 si \u00e8 esplicitamente presentato come colui che veniva a calmare quella sete. &quot;In piedi nel Tempio,m Ges\u00f9 cominci\u00f2 a proclamare a piena voce: &#8216;Se qualcuno ha sete venga a me e beva chi crede in me. Come dice la Scrittura: Fiumi d&#8217;ACQUA VIVA scorreranno dal suo seno. Indicava cos\u00ec lo SPIRITO che avrebbero ricevuto quanti avessero creduto in lui; lo Spirito infatti non era ancora stato dato, perch\u00e9 Ges\u00f9 non ancora era stato glorificato&quot; (Gv 7, 37-39).<\/p>\n<p>Il desiderio ardente di &quot;ritrovare la Casa di Dio&quot;, la &quot;nostalgia della Presenza&quot;, la &quot;sofferenza dell&#8217;esilio&#8230;&quot; Ges\u00f9 ha intensamente vissuto tutti questi sentimenti, osando esprimerli in pubblico ai suoi apostoli: &quot;Generazione incredula e perversa, fino a quando rester\u00f2 con voi? Fino a quando potr\u00f2 sopportarvi?&quot; (Mt 17, 17). Questo salmo ci aiuta a comprendere che Ges\u00f9, innamorato del Padre, ha dovuto veramente soffrire d&#8217;essere &quot;lontano da Lui&quot;, &quot;circondato da increduli&quot;. Addirittura questo significato d\u00e0 alla propria morte: &quot;Se mi amaste sareste contenti perch\u00e9 torno al Padre&quot; (Gv 14, 28).<\/p>\n<p>I primi commentatori cristiani, i Padri della Chiesa, applicarono questo salmo a Ges\u00f9 perseguitato perch\u00e9 si proclamava &quot;Figlio di Dio&quot;. &quot;Oltraggiato dai miei avversari, sono straziato fino all&#8217;osso, io che ogni giorno sento dire: dov&#8217;\u00e8 il tuo Dio?&quot;Co queste parole i suoi nemici schernivano Ges\u00f9 in croce: &quot;Se Dio lo ama, lo salvi Lui!&quot; (Mt27, 43).<\/p>\n<p>Una volta di pi\u00f9, il miglior modo di pregare questo salmo \u00e8 pregarlo &quot;con Ges\u00f9&quot;. [&#8230;]<\/p>\n<p>&quot;Dov&#8217;\u00e8 il vostro Dio?&quot;. Quanto \u00e8 moderno questo interrogativo. Qualsiasi credente d&#8217;oggi si trova attorno persone che non credono. Nella maggior parte degli ambienti scolastici i giovani che credono in Dio sono una minoranza, spiritualmente isolati. Lo stesso avviene in gran parte degli ambienti di lavoro. Padre Low nel suo libro &quot;Testimoni dell&#8217;invisibile&quot; descrive questo deserto spirituale in cui siamo tutti costretti a vivere: &quot;Tutto viene pensato, organizzato fuori di Dio, il socialmente assente. Non si tratta poi neanche di anticlericalismo, ma di indifferenza cortese e fredda: &quot;Dio? Cosa volete che me ne faccia?&quot; Perch\u00e9 Dio \u00e8 diventato come quelle lettere che la posta restituisce con la dicitura: &quot;sconosciuto, trasferito. S\u00ec, chi crede veramente in Dio non pu\u00f2 non venire ferito nel suo amore nel vederlo continuamente sbeffeggiato, relegato nel magazzino degli accessori inutili, dimenticato&#8230; catalogato come un ricordo ei tempi andati!&quot;. In un contesto del genere, l&#8217;uomo che prega veramente appare come una specie di originale. [&#8230;]<\/p>\n<p>&quot;Essere preso da Dio, in una generazione che non conosce Dio&quot;. &quot;Per secoli gli uomini hanno tratto motivo di stupore dalla presenza di questo o quello spirito caparbio il quale osava affermare che &#8216;Dio non gli diceva niente&#8217;. Oggi invece ci si stupisce che esistano persone inesplicabilmente prese dalla passione di Dio. Se una societ\u00e0 che si definiva credente disprezzava i primi, l&#8217;odierna societ\u00e0 non credente tratta con commiserazione gli altri&#8230; Se sei uno di loro, non la finirai pi\u00f9 di dover spiegare perch\u00e9 a te &quot;Dio dice qualcosa&quot;. Dirai magari: \u00e8 cos\u00ec, se non hai voglia di difenderti&#8230; se la sua presenza non cessa di importisi giorno e notte&#8230; se ti senti intimamente costretto a dire: eppure c&#8217;\u00e8, ed \u00e8 il mio Amore&#8230; Saprai che porti un segreto che non \u00e8 cosa tua soltanto, ma dalle dimensioni pi\u00f9 vaste dell&#8217;universo&#8230; gli altri se ne accorgano o no! Saprai che sei l&#8217;infimo obiettante che per la sua sola esistenza, per la sua preghiera, impedisce alle filosofie, alle scienze, alle societ\u00e0 di chiudere una volta per sempre il loro sistema&quot; (A. M. Besnard, &quot;Propos intempestifs sur la pri\u00e8re&quot;).<\/p>\n<p>Dov\u00e8 il tuo Dio? Io non posso fartelo vedere, ma ti do appuntamento per il giorno della manifestazione gloriosa del Signore&#8230; Quando anche tu Lo vedrai. Nell&#8217;attesa, per me \u00e8 cos\u00ec: sapessi quanto sono felice di conoscerlo, e amarlo di gi\u00e0!<\/p>\n<p>&quot;Di nuovo render\u00f2 grazie! A Dio, che \u00e8 tutta la mia gioia!&quot; &quot;La mia gioia nessuno pu\u00f2 rapirmela&quot;, diceva Ges\u00f9. E lo diceva quel gioved\u00ec, vigilia della sua morte, annunciando il dono del &quot;suo Spirito&quot;.\u00bb<\/p>\n<p>Per l&#8217;uomo senza Dio, senza fede nella bellezza e nell&#8217;armonia del mondo, senza senso del mistero n\u00e9 senso del limite, la vita si riduce, realmente, ad un vagare affannoso, spossante, disperato, nelle sterili lande d&#8217;un deserto senza fine. I nostri antenati avevano ben chiara questa verit\u00e0 e stentavano a credere che qualcuno potesse essere cos\u00ec pazzo da volersi privare, con le sue stesse mani, del bene prezioso, insostituibile, della fede in Dio. I peccatori c&#8217;erano, eccome; ci sono sempre stati e sempre ci saranno: ma un conto \u00e8 allontanarsi da Dio, un altro conto \u00e8 negare che Dio esista, smettere di cercarlo, smettere di sentirne la presenza &#8212; e, con ci\u00f2, negare anche la realt\u00e0 del peccato.<\/p>\n<p>Poi \u00e8 venuta la stagione del razionalismo: prima i libertini, poi gli illuministi, hanno proclamato che credere in Dio \u00e8 solo una forma di debolezza, e che non di Dio ha sete l&#8217;anima umana, ma di piaceri; anzi, hanno proclamato che l&#8217;anima non esiste, che esistono solo i sensi e la felicit\u00e0 coincide con la soddisfazione dei desideri sensibili. Loro, gli uomini forti, hanno trovato nell&#8217;uso libero e spregiudicato della ragione uno scopo pi\u00f9 che valido per la vita umana, bandendo ogni forma di metafisica e ogni credenza nel soprannaturale. Hanno lasciato queste cose alle plebi e alle vecchine e si sono inorgogliti di poter bastare a se stessi.<\/p>\n<p>A dare man forte a costoro, dopo un paio di secoli di razionalismo edonista e relativista, si sono aggiunti, buoni ultimo, ma sempre in tempo per coprirsi di ridicolo, quei sedicenti teologi che han proclamato la necessit\u00e0 e quasi il dovere, per l&#8217;uomo, di fare come se Dio non esistesse; hanno affermato che Dio vuole che l&#8217;uomo diventi adulto e che la smetta di ricorrere a lui come ad un &quot;tappabuchi&quot;; insomma, che l&#8217;uomo deve sbrigarsela perfettamente da solo, con le sue forze, senza aspettarsi alcunch\u00e9 da Lui.<\/p>\n<p>Che cosa rimanga da fare, a un Dio siffatto, non \u00e8 ben chiaro; sarebbe press&#8217;a poco come dire che il bravo genitore \u00e8 quello che vuol rendere autonomi i suoi figli &#8212; e questo va benissimo; e che, per raggiungere un tale obiettivo, scompare, si nasconde, si rende introvabile, costi quello che costi, accada quel che deve accadere: anche se il bambino stesse per precipitare nel pozzo, quel padre non correrebbe in suo aiuto, perch\u00e9, se lo facesse, non lo aiuterebbe a diventare adulto, ma si comporterebbe da padre invadente e iper-protettivo. I figli, insomma, \u00e8 meglio vederseli morire davanti agli occhi, piuttosto che accettare lo scorno di non riuscire a vederli diventare autonomi e bastanti a se stessi.<\/p>\n<p>Bella pedagogia, non c&#8217;\u00e8 che dire: non fa una grinza. E bellissima teologia: l&#8217;hanno chiamata, questi luminari del pensiero, &quot;teologia negativa&quot;, come se l&#8217;ossimoro potesse far passare in ombra il fatto che si tratta di una pura e semplice assurdit\u00e0. Parlare di teologia negativa \u00e8, pi\u00f9 o meno, la stessa cosa che parlare delle calende greche, o dell&#8217;ottavo giorno della settimana: il fatto che si tratti di un&#8217;espressione ingegnosa non toglie il fatto che sia sommamente ridicola. Ma tant&#8217;\u00e8: in una societ\u00e0 dove tutti vogliono fare a gara per mostrarsi sempre e comunque &quot;moderni&quot;, qualunque cosa ci\u00f2 voglia dire (in genere, significa in linea con l&#8217;ultimo grido del progresso), i teologi non hanno voluto essere da meno. Dimenticandosi, o facendo finta di non vedere, che se Dio si nasconde, non \u00e8 perch\u00e9 gli uomini non lo trovino, ma perch\u00e9 lo trovino, dopo averlo cercato con tutte le loro forze. Altrimenti, che senso ha dirsi &quot;teologo&quot;? Tanto varrebbe che un siffatto teologo si chiamasse, molto pi\u00f9 onestamente, &quot;illusionista&quot;: spacciatore di quello che non c&#8217;\u00e8.<\/p>\n<p>Ma torniamo alla cerva che anela ai rivi delle acque. L&#8217;abbiamo paragonata all&#8217;anima umana che si trascina in un deserto, alla ricerca di ci\u00f2 che pu\u00f2 spegnare la sua sete; anche Ges\u00f9, nell&#8217;episodio della Samaritana, ricorre a una metafora del genere: la parola di Dio \u00e8 simile all&#8217;acqua viva, che spegne per sempre la sete ardente dell&#8217;anima. L&#8217;acqua fresca, zampillante, l&#8217;acqua che scorre, \u00e8, da sempre, simbolo di vita: simbolo potente, immediato, tanto pi\u00f9 in un ambiente geografico segnato dall&#8217;aridit\u00e0, come l&#8217;antica Giudea; simbolo che ricorre nella liturgia sacramentale del Battesimo, indicando la nascita dell&#8217;anima dall&#8217;amore vivificante di Dio. Ges\u00f9 stesso si fece battezzare nell&#8217;acqua del Giordano, un fiume dal corso placido, ma che trae la sua origine dalle nevi del poderoso Monte Hermon, che alimentano numerosi ruscelli e torrenti.<\/p>\n<p>La cerva ha un sesto senso, che la guida nel deserto assolato alla ricerca dell&#8217;acqua; anche l&#8217;anima possiede un senso interno, misterioso, preziosissimo, che la guida nella ricerca di Dio. Bisogna imparare ad ascoltarlo, a servirsene, a fidarsene: la ragione non basta, occorre &#8212; a un certo punto &#8212; qualche cosa di pi\u00f9 grande, di pi\u00f9 ampio: la fede; ma la fede non viene, se non \u00e8 concessa dall&#8217;alto, mediante la Grazia: occorre chiederla e chiederla, senza stancarsi mai; bussare e bussare, come il visitatore molesto, che vuole farsi aprire in qualunque momento, fosse pure nel cuore della notte. Perch\u00e9 \u00e8 stato detto che la porta verr\u00e0 aperta a chi non si stanca di bussare, e che chi non si stanca di cercare, trover\u00e0 quello che cerca. Questo \u00e8 ci\u00f2 che hanno sempre saputo, e fermamente creduto, le persone semplici, i bambini, le vecchiette; cos\u00ec hanno saputo e creduto anche alcuni dei pi\u00f9 grandi spiriti di ogni tempo, alcune delle intelligenze pi\u00f9 raffinate, alcuni degli ingegni pi\u00f9 eletti. Gli uni e gli altri hanno trovato di che spegnere la loro sete, cercando Dio con cuore umile e mansueto: perch\u00e9 nella ricerca di Dio non \u00e8 favorito chi ha letto pi\u00f9 libri o fatto ragionamenti pi\u00f9 sottili. Davanti al mistero di Dio, anche i ragionamenti pi\u00f9 sottili si riducono a poco pi\u00f9 del balbettio d&#8217;un bimbo di pochi mesi.<\/p>\n<p>Dio \u00e8 un mistero d&#8217;amore, che si nega ai cuori orgogliosi e alle menti superbe. Chi non \u00e8 capace di farsi piccolo e docile, non lo trover\u00e0; n\u00e9 lo trover\u00e0 chi vorrebbe avere tutto e subito, senza sforzo, senza attesa, n\u00e9 sacrificio. Per\u00f2 chi ha sete non si stanchi di cercare, non si scoraggi, non s&#8217;arrenda&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abCome la cerva assetata anela ai rivi delle acque, cos\u00ec l&#8217;anima mia anela a te, o Dio. 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