{"id":25553,"date":"2020-03-27T01:20:00","date_gmt":"2020-03-27T01:20:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/03\/27\/gustavo-camerini-un-eroe-del-nostro-tempo\/"},"modified":"2020-03-27T01:20:00","modified_gmt":"2020-03-27T01:20:00","slug":"gustavo-camerini-un-eroe-del-nostro-tempo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/03\/27\/gustavo-camerini-un-eroe-del-nostro-tempo\/","title":{"rendered":"Gustavo Camerini, un eroe del nostro tempo"},"content":{"rendered":"<p><em>Un eroe del nostro tempo<\/em> \u00e8 il titolo di un intenso, straziante romanzo dello scrittore romantico russo Michail Jur&#8217;evic Lermontov dl 1839: storia di un&#8217;anima persa che, inizialmente buona e ingenua, finisce per inasprirsi e incattivirsi sotto i colpi della vita e per albergare in s\u00e9 una cieca sete di vendetta contro il mondo (<em>quando si capisce cos&#8217;\u00e8 la vita, si sogna la vendetta<\/em>, pare che abbia parafrasato, mezzo secolo dopo, il pittore francese Paul Gauguin, che, da parte sua, si vendic\u00f2 lasciando per sempre il suo mondo e andando a &quot;perdersi&quot; nei paradisi esotici). \u00c8 anche il titolo di un assai pi\u00f9 modesto romanzo di Vasco Pratolini, cantore della Firenze popolana e proletaria e scrittore quanto mai sopravvalutato, come tutti i suoi consimili, ad esempio Italo Calvino, a motivo della ricostruzione faziosa e manichea della recente storia italiana, senza nemmeno l&#8217;ombra di quel necrologio onesto del fascismo che auspicava uno scrittore, quello s\u00ec grande (e perci\u00f2 sottovalutato) come Giuseppe Prezzolini. Anche in <em>Un eroe del nostro tempo<\/em>, come ne <em>Lo scialo<\/em> o nelle <em>Cronache di poveri amanti<\/em> (oppure, nel campo del cinema, come nel tanto osannato <em>Novecento<\/em> di Bernardo Bertolucci) il bene e il male sono nettamente divisi: il male \u00e8 il fascismo, il bene \u00e8 l&#8217;antifascismo. Tale \u00e8 la sottocultura che ci \u00e8 stata rifilata per settant&#8217;anni e che tuttora i signorini della sinistra color fucsia, divenuti amici del capitalismo e dei poteri forti internazionali, vogliono seguitare a rifilarci, imperterriti e inossidabili, anche attraverso programmi televisivi come <em>Che tempo che fa<\/em> di Fabio Fazio. Ignorando il fatto storico che i fascisti, a Firenze, dopo che i tedeschi si erano ritirati, ritardarono di due settimane l&#8217;avanzata angloamericana nell&#8217;agosto del 1944, lottando strenuamente e guadagnandosi la stima del generale Alexander (<em>gli italiani che preferisco sono quelli di Firenze, perch\u00e9 ci hanno accolti sparandoci addosso<\/em>), fatto che la vulgata resistenziale si guarda bene dal ricordare agli studenti, perch\u00e9 attesta che i fascisti non erano quei quattro gatti vigliacchi e disperati che si vuol far credere ancor oggi, la Firenze rievocata da Pratolini \u00e8 tutta libert\u00e0 e antifascismo e perci\u00f2 tutta bene e niente male, tranne poche mele marce. In un romanzo di Calvino, <em>Il sentiero dei nidi di ragno<\/em>, si era affacciata, a un certo punto, la scomoda domanda se esiste realmente una differenza morale tra fascisti e partigiani, visto che anche questi sono capaci di macchiarsi di azioni esecrabili, proprio come i loro nemici; e la risposta, rassicurante e super politicamente corretta, era stata pronta e certa: la differenza c&#8217;\u00e8, e a indicarla \u00e8 il corso della storia. L\u00e0 dove va la storia, l\u00ec c&#8217;\u00e8 anche il bene; e pertanto le azioni malvagie compiute in none del bene sono comunque giustificate; quelle compiute da chi va contro la storia, no. \u00c8 la classica spiegazione hegeliana e marxiana, che altro non \u00e8 se non la traduzione volgare di un famoso aforisma di Napoleone: <em>Dio sta dalla parte dei grossi battaglioni<\/em>. Con parole ancor pi\u00f9 chiare, ma politicamente non troppo corrette, potremmo a nostra volta precisare: la storia viene scritta dai vincitori, dunque chi vince stabilisce chi \u00e8 stato buono e chi cattivo.<\/p>\n<p>In <em>Un eroe del nostro tempo<\/em>, dunque, Pratolini delinea la figura di Sandrino, un sedicenne figlio di fascisti, che dopo la guerra prende naturalmente la strada della delinquenza e della cieca violenza, proprio perch\u00e9 in lui c&#8217;\u00e8 un DNA fascista, e il fascismo conduce fatalmente al male, anzi \u00e8 l&#8217;espressione, la quintessenza del male, cos\u00ec come l&#8217;antifascismo \u00e8 espressione e quintessenza del bene. Povero Lermontov e povero Grigorij Alexandrovic Pe\u010dorin, il protagonista del suo romanzo: davanti a tanta stupidit\u00e0, si saranno rivoltati entrambi nella tomba. Di vero, nell&#8217;espressione <em>un eroe del nostro tempo<\/em>, c&#8217;\u00e8 questo: che ogni epoca ha una sua idea dell&#8217;eroismo, e quindi ogni epoca coltiva la memoria dei suoi eroi, delle figure ideali, cio\u00e8, che le si addicono e che pi\u00f9 le rappresentano. Stiamo per\u00f2 attenti a non cadere in un vieto relativismo. Ogni epoca ha i suoi eroi, ma le epoche non sono tutte uguali: perci\u00f2 un&#8217;epoca mediocre, o ipocrita, o vuota, innalza al rango di eroi quei personaggi che le si addicono. Ci\u00f2 non significa che l&#8217;eroismo sia un concetto meramente soggettivo, ma che soggettivo <em>pu\u00f2 essere<\/em> il giudizio su di esso; e lo \u00e8 tanto pi\u00f9 nelle societ\u00e0 fragili e decadenti, dove le certezze sono solo apparenti, perch\u00e9 costruite su fondamenta di sabbia. In un mondo di pazzi, il pi\u00f9 folle di tutti diverr\u00e0 un eroe, mentre i pochi ancora savi saranno considerati alla stregua di pericolosi sovversivi, se non di veri e propri delinquenti che attentano all&#8217;ordine stabilito.<\/p>\n<p>Questa premessa era necessaria per passare all&#8217;argomento di cui vogliamo parlare, e vorremmo farlo <em>sine ira et<\/em> studio, ma oggettivamente e, per quanto possibile, spassionatamente. Per puro caso ci siamo imbattuti nella figura di un avvocato antifascista, Gustavo Camerini (Alessandria d&#8217;Egitto, 1\u00b0 settembre 1907-Varese, 26 settembre 2001), la cui memoria gode di un certo nome &#8212; l&#8217;ignoranza era tutta nostra &#8212; nella storia della lotta contro il fascismo, essendosi prodigato in tal senso su parecchi fronti e su ben tre continenti, dalla Spagna al Nord Africa, e dal Medio Oriente alla stessa Italia. Ci siamo imbattuti in lui leggendo l&#8217;interessante saggio di Sandro Rinauro <em>Il cammino della speranza. L&#8217;emigrazione clandestina degli italiani nel secondo dopoguerra<\/em>, che, fra le altre cose, ricostruisce con dovizia di dati come le autorit\u00e0 golliste fin dal 1940, e poi il governo francese, fino agli anni &#8217;50 inoltrati, hanno attinto largamente alla massa degli italiani pi\u00f9 poveri per rastrellarli e servirsene sia come lavoratori clandestini, dei quali aveva bisogno la loro economia, e soprattutto la loro agricoltura, sia come soldati nella Legione Straniera, dei quali avevano assoluta necessit\u00e0 per rimpolpare le loro esigue forze armate nelle ultime fasi della Seconda guerra mondiale e, poi, nelle disgraziatissime campagne coloniali in Indocina e in Algeria. Quante persone di media cultura sanno che a Dien Bien Phu combatterono, e caddero, numerosi italiani inquadrati nella Legione, fra i quali c&#8217;erano ignari emigrati clandestini che credevano di trovare un posto di lavoro, e anche non pochi ex fascisti che avevano scelto quella via per sottrarsi a un pericoloso rientro in Italia e a un problematico reinserimento nella societ\u00e0 civile, divenuta rigorosamente democratica e antifascista? Ebbene, ecco cosa abbiamo trovato a un certo punto (op. cit., Torino, Einaudi, p. 368):<\/p>\n<p><em>L&#8217;esilio antifascista, la sconfitta dei fuorusciti alla guerra di Spagna e l&#8217;arruolamento pi\u00f9 o meno volontario in Legione di circa 15.000 immigrati italiani allo scoppio della Seconda guerra mondiale aumentarono ulteriormente la presenza italiana nel corpo militare transalpino, anche grazie al decreto del 12 aprile 1939 che impose agli stranieri che godevano del diritto d&#8217;asilo l&#8217;obbligo del servizio militare nell&#8217;esercito francese. Di alcuni degli emigranti o esuli italiani che si arruolarono in Legione tra le due guerre mondiali restano testimonianze e memorie significative, come quella di Giovanni Mezzadri, classe 1913, che, emigrato in Francia negli anni Trenta sia per ragioni economiche sia per la sua militanza comunista, si arruol\u00f2 in Legione Straniera nel 1939, rimpatri\u00f2 nel &#8217;42, combatt\u00e9 nell&#8217;esercito italiano e prese infine parte alla Resistenza, o come quella dell&#8217;avvocato antifascista Gustavo Camerini che, espatriato in Francia, si arruol\u00f2 anch&#8217;egli allo scoppio della guerra, nel 1940 si un\u00ec a Londra ai volontari di De Gaulle e nei ranghi della Legione Straniera combatt\u00e9 contro l&#8217;Asse in Norvegia, in Siria, a El Alamein e nella campagna d&#8217;Italia, per congedarsi infine nel 1945 insignito dell&#8217;Ordre de la Lib\u00e9ration, del titolo di capitano della Legion d&#8217;Honneur, di Compagnon de la Lib\u00e9ration, della Croix de guerre 1939-45 e di alcune decorazioni norvegesi.<\/em><\/p>\n<p>Come, come? Arrivati a questo punto, siano tornati indietro per rileggere le ultime righe: credevamo di aver visto male. No, c&#8217;\u00e8 scritto proprio cos\u00ec: <em>combatt\u00e9 a El Alamein<\/em>. Ma la battaglia di El Alamein non \u00e8 quella che vide il massimo sforzo militare italiano, le pagine di eroismo pi\u00f9 sublimi (uomini a piedi armati di bottiglie incendiarie contro i giganteschi carri armati britannici) e il massimo tributo in termini di caduti e prigionieri? Non \u00e8 quella che segn\u00f2 la nostra decisiva, anche se immeritata, sconfitta in Africa settentrionale e che apr\u00ec la strada all&#8217;invasione della nostra Patria, preceduta dai devastanti bombardamento aerei, che partivano appunti dalle basi della sponda sud del Mediterraneo? E aver combattuto a El Alamein <em>contro l&#8217;Italia<\/em>, contro l&#8217;esercito italiano, contro quanti diedero la vita per tener lontana la suprema sciagura dalle frontiere della Patria, oltretutto indossando un&#8217;uniforme straniera, costituirebbe per caso un motivo di vanto e un segno di eroismo (eccoci arrivati al tema dell&#8217;eroismo)? Secondo la vulgata antifascista imperante in Italia dalla fine della Seconda guerra mondiale fino ai nostri giorni, s\u00ec: perch\u00e9 lo sbarco degli eserciti alleati in Italia non fu un&#8217;invasione, ma una liberazione. Eppure, se le date non sono un&#8217;opinione, il fascismo \u00e8 caduto il 25 luglio del 1943, e fino all&#8217;8 settembre l&#8217;Italia era regolarmente in guerra contro gli Alleati e al fianco della Germania: questa \u00e8 storia, non un&#8217;opinione personale. Lo sbarco in Sicilia ebbe inizio il 9 luglio, cio\u00e8 prima della caduta del fascismo e prima dell&#8217;armistizio di Badoglio; e la battaglia di El Alamein si era combattuta dal 23 ottobre al 5 novembre 1942. Pertanto, aver preso le armi contro l&#8217;Italia mesi prima della caduta del fascismo e prima dell&#8217;armistizio con gli Alleati equivale, se non andiamo errati, a un atto di alto tradimento pi\u00f9 che di eroismo. Ed \u00e8 proprio per &quot;sanare&quot; situazioni di questo genere che gli Alleati, alla firma del Trattato di pace di Parigi, nel 1947, imposero all&#8217;Italia vinta l&#8217;infame articolo 16 che impegnava il nostro Paese a non perseguire quanti avevano combattuto contro di esso fin dal 10 giugno del 1940, cio\u00e8 dal principio della guerra. E va bene. Ma di quei a farne degli eroi&#8230; Saranno stati degli eroi per le nazioni alleate, in questo caso per la Francia, che appunt\u00f2 sul petto di Gustavo Camerini, come si \u00e8 visto, un bel po&#8217; di medaglie. Certo non furono eroi per quelle migliaia di donne italiane che vennero violentate dai soldati marocchini portati dal corpo di spedizione francese durante la campagna d&#8217;Italia. E lo stesso dicasi per quegli alti ufficiali e quegli ammiragli italiani che hanno ricevuto medaglie e prestigiosi riconoscimenti dalle forze armate britanniche e statunitensi: saranno stati degni di tali onori dal punto di vista di questi ultimi, ad esempio per la resa ingloriosa della flotta italiana a Malta, non certo dal nostro punto di vista. Stesso discorso per quei militanti comunisti che si addestrarono all&#8217;estero e poi si infiltrarono in Etiopia per agevolare l&#8217;invasione nemica e la sconfitta del nostro esercito coloniale (ne abbiamo gi\u00e0 parlato negli articoli <em>Fino a che punto tradire il proprio Paese pu\u00f2 essere considerato una forma di Resistenza?<\/em>, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 26\/05\/09 e ripubblicato sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 31\/12\/17; e <em>Si pu\u00f2 tradire la patria in guerra per amor di libert\u00e0?<\/em>, sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 14 luglio 2019). E a maggior ragione ci si pu\u00f2 chiedere che valore abbiamo i riconoscimenti del maresciallo Tito ai partigiani comunisti italiani della divisione <em>Garibaldi<\/em> i quali si misero alle dipendenze del IX Korpus sloveno e accettarono di andare a combattere contro i tedeschi nell&#8217;interno della Jugoslavia, lasciando ai titini campo libero per invadere la Venezia Giulia, occupare Trieste e Gorizia ed infoibare migliaia di civili italiani.<\/p>\n<p>Ma torniamo al caso Camerini. Leggiamo su <em>Wikipedia<\/em> che<\/p>\n<p><em>Di\u00a0religione ebraica, nel 1938 emigr\u00f2\u00a0in\u00a0Francia per sfuggire alle\u00a0leggi razziali\u00a0e nel settembre\u00a01939, a Parigi, con lo scoppio della\u00a0seconda guerra mondiale, si arruol\u00f2 nella\u00a0Legione straniera.<\/em><\/p>\n<p><em>Il 1\u00ba marzo del\u00a01940\u00a0fu promosso\u00a0sottotenente\u00a0e distaccato alla 13\u00aa Demi Brigade della legione straniera (13\u00aa DBLE)\u00a0con la quale combatt\u00e9, a partire dal 4 maggio, durante la\u00a0campagna di Norvegia.\u00a0All&#8217;atto dell&#8217;evacuazione del corpo di spedizione\u00a0alleato\u00a0(Operazione Alphabet) rientr\u00f2 in Francia, sbarcando a\u00a0Brest\u00a0il 10 giugno. Poco prima della firma dell&#8217;armistizio\u00a0rispose al proclama lanciato dal generale\u00a0Charles de Gaulle e il 18 giugno si trasfer\u00ec in\u00a0Gran Bretagna entrando a far parte delle Forze francesi libere, la\u00a0Francia libera, con lo pseudonimo di Clarence.<\/em><\/p>\n<p><em>Nel settembre\u00a01940\u00a0partecip\u00f2 alla spedizione a\u00a0Dakar, venendo promosso tenente il 25 febbraio 1941. Prese poi parte alla fase finale delle operazioni in\u00a0Africa Orientale Italiana distinguendosi in\u00a0Eritrea, dove rimase ferito durante l&#8217;occupazione di Massaua l&#8217;8 aprile 1941. Partecip\u00f2 poi alle operazioni militari per l&#8217;occupazione della Siria e del\u00a0Libano\u00a0(Operazione Exporter), e a partire dal mese di giugno a quelle in\u00a0Africa settentrionale. Si distinse nella\u00a0battaglia di Bir Hakeim\u00a0(maggio-giugno 1942), nella\u00a0battaglia di El Alamein\u00a0e nella campagna di Tunisia.<\/em><\/p>\n<p><em>Durante la\u00a0campagna d&#8217;Italia\u00a0fu ferito l&#8217;8 maggio\u00a01944\u00a0a\u00a0Pontecorvo\u00a0e a\u00a0Radicofani. Promosso capitano per merito di guerra, fu distaccato presso l&#8217;ambasciata francese a Roma, ma il 12 ottobre\u00a01945, a Parigi, fu congedato. Ritornato in Italia riprese l&#8217;attivit\u00e0 di avvocato di diritto internazionale presso la\u00a0Corte d&#8217;appello\u00a0di Milano e poi presso la Suprema\u00a0Corte di Cassazione\u00a0di Roma. Fu anche membro del consiglio del Consolato di Francia di Milano.<\/em><\/p>\n<p><em>Fu tra le 1.038 personalit\u00e0 insignite della prestigiosa onorificenza dell&#8217;Ordine della Liberazione, istituita nel\u00a01940\u00a0a\u00a0Brazzaville\u00a0da\u00a0Charles De Gaulle. Inoltre \u00e8 stato decorato di Commendatore della\u00a0Legion d&#8217;onore, Compagno della Liberazione,\u00a0Croce di guerra 1939-1945\u00a0(Francia), Medaglia coloniale, Medaglia dei feriti, Medaglia del levante, Ordine di Sant&#8217;Olaf (Norvegia) e Croce di guerra (Norvegia).\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Dunque egli non prese le armi contro l&#8217;esercito italiano solo ad El Alamein ma anche a Bir Hakeim, nel maggio-giugno 1942, e prima ancora in Africa Orientale, partecipando all&#8217;espugnazione di Massaua: e ci\u00f2 mentre 12.500 soldati italiani e ascari si sacrificavano eroicamente disputando al nemico il passo di Cheren, in Eritrea. Si era al principio del 1941 e mancavano ancora due anni e mezzo alla caduta di Mussolini e all&#8217;armistizio dell&#8217;8 settembre 1943. Come si pu\u00f2 allora sostenere che egli, indossando una uniforme straniera e combattendo contro i nostri soldati, abbia ben meritato dalla Patria? Quale Patria? La Patria francese, senza dubbio; ma quella italiana? Durante la campagna d&#8217;Italia combatt\u00e9 valorosamente e venne ferito: benissimo. Ma qui non stiamo parlando del coraggio fisico personale: il coraggio \u00e8 una cosa, la causa per cui ci si batte \u00e8 un&#8217;altra cosa. Coraggiosi sul piano fisico, senza dubbio, furono anche i comunisti Giuseppe Di Vittorio e Ilio Barontini, i quali, con l&#8217;aiuto dei servizi segreti francesi e britannici, penetrarono in Etiopia e vi predisposero il terreno per l&#8217;offensiva nemica che sarebbe culminata nella resa del vicer\u00e9 Amedeo d&#8217;Aosta sull&#8217;Amba Alagi. Ma qui non stiamo parlando del coraggio, stiamo parlando della lealt\u00e0 verso la Patria. E tuttavia, si dice, Camerini, essendo ebreo, era espatriato in Francia per non dover sottostare alle leggi razziali del 1938. Benissimo. Ma di qui ad arruolarsi in un esercito straniero per combattere contro la propria patria, il passo \u00e8 lungo. La storiografia ufficiale, quella dei vincitori, lo fa sembrare corto, cortissimo, argomentando che combattere contro il fascismo equivaleva a combattere per la libert\u00e0 <em>e dunque<\/em> per il bene dell&#8217;Italia. Ma questo lo pensano e lo dicono, appunto, i vincitori. In qualsiasi altro Paese al mondo, combattere contro la propria patria, qualunque sia il governo esistente, \u00e8 alto tradimento e merita la fucilazione nella schiena, non le medaglie e la stima generale. Camerini era figlio di un banchiere, dunque veniva da una famiglia molto ricca e aveva fatto ottimi studi: possibile che non avesse imparato questa elementare verit\u00e0: che nessun eventuale torto subito autorizza a prendere le armi contro la propria Patria? Si tratta di uno dei fondamenti della civilt\u00e0 europea e lo troviamo vigorosamente attestato gi\u00e0 nella cultura greca antica. Si pensi al mito di Eteocle e Polinice, i due figli di Edipo che si uccisero a vicenda, combattendo sotto le mura di Tebe: indipendentemente dalle ragioni e dai torti soggettivi, al cadavere di Eteocle, che aveva difeso la patria, vennero tributati gli onori solenni, mentre quello di Polinice, che aveva preso le armi contro di essa, fu lasciato insepolto, per ordine del re Creonte&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un eroe del nostro tempo \u00e8 il titolo di un intenso, straziante romanzo dello scrittore romantico russo Michail Jur&#8217;evic Lermontov dl 1839: storia di un&#8217;anima persa<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[137],"class_list":["post-25553","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-fascismo"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25553","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25553"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25553\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25553"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25553"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25553"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}