{"id":25552,"date":"2016-06-16T12:00:00","date_gmt":"2016-06-16T12:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/06\/16\/gustave-thibon-il-filosofo-contadino-che-indica-la-via-della-speranza\/"},"modified":"2016-06-16T12:00:00","modified_gmt":"2016-06-16T12:00:00","slug":"gustave-thibon-il-filosofo-contadino-che-indica-la-via-della-speranza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/06\/16\/gustave-thibon-il-filosofo-contadino-che-indica-la-via-della-speranza\/","title":{"rendered":"Gustave Thibon, il filosofo-contadino che indica la via della Speranza"},"content":{"rendered":"<p>Quello di Gustave Thibon (nato a Saint-Marcel-d&#8217;Ard\u00e8che, nella Occitania profonda, il 2 settembre 1903, e spentosi nel suo paese natio, il 19 gennaio 2001, alla bell&#8217;et\u00e0 di novantotto anni), conosciuto dai suoi conterranei e dai suoi estimatori come <em>le philosophe paysan<\/em>, &quot;il filosofo contadino&quot;, \u00e8 un nome che dice poco, fuori della Francia, e specialmente in Italia, bench\u00e9 faccia parte di quella schiera di spiriti eletti i quali, nelle tenebre della modernit\u00e0, hanno visto e riconosciuto con estrema lucidit\u00e0 gli errori, metafisici e pratici, che stanno allontanando gli uomini dalla via della virt\u00f9 e della felicit\u00e0; e bench\u00e9, nella sua giovinezza inquieta ed errabonda, prima di approdare definitivamente alla pace del cristianesimo, sia passato anche per il nostro Paese, proteso alla ricerca di quella verit\u00e0 superiore che conferisce un significato e trasfigura in un alone di luce anche gli aspetti oscuri o incomprensibili dell&#8217;esistenza umana. Il nome di Thibaut non si trova nella <em>Enciclopedia Garzanti di Filosofia<\/em>, che pure \u00e8, nel suo genere, una delle migliori opere di consultazione; proviamo allora a cercarlo, visto che le sue opere occupano un posto anche nella storia letteraria, sulla <em>Enciclopedia Garzanti di Letteratura<\/em>: ancora nulla. Proviamo allora a consultare la <em>Enciclopedia Biografica Universale<\/em> della Biblioteca Treccani: niente. Sempre pi\u00f9 perplessi e un poco scoraggiati, proviamo a sfogliare i grossi volumi della <em>Enciclopedia della Filosofia<\/em> di Nicola Abbagnano (Utet, 1993; De Agostini\/L&#8217;Espresso, 2006): troviamo solo due fuggevoli citazioni, in margine al capitolo dedicato a Simone Weil, ed entrambe velenosette: nella prima, si insinua che Thibon non ha pubblicato in maniera appropriata il manoscritto <em>La pesanteur et la grace<\/em> (<em>La pesantezza e la grazia<\/em>), che lei gli aveva affidato prima di morire di tubercolosi; nella seconda, si rimarca il fatto che non \u00e8 il caso di parlare di una conversione della Weil al cattolicesimo, anche se i suoi migliori amici degli ultimi anni sono stati due cattolici, il domenicano Joseph-Marie Perrin e il Nostro, appunto.<\/p>\n<p>Ora, senza a nulla voler togliere a Simone Weil come pensatrice, sommessamente ci permettiamo una domanda: non potrebbe darsi che il suo valore filosofico sia stato un tantino sopravvalutato, specialmente in grazia del fatto che ella <em>non<\/em> si convert\u00ec al cattolicesimo? Di pensatrici ebree convertite al cattolicesimo, ce n&#8217;\u00e8 gi\u00e0 stata una, e di non poco valore: Edith Stein, che si fece addirittura carmelitana scalza, prima di andare a morire nel campo di sterminio di Auschwitz; due, per certa cultura laicista e anticattolica, sarebbero un tantino troppe. E Thibon, viceversa, che fu amico della Weil fin dal 1941, quando la accolse a lavorare nella sua fattoria, potrebbe aver &quot;pagato&quot; alla cultura dominante una doppia penale: per essere stato apertamente cattolico e per aver &quot;quasi&quot; portato alla conversione l&#8217;amica. Ma lui, come pensatore, non \u00e8 stato &#8212; a nostro parere &#8212; meno grande di lei: e il silenzio assordante che circonda la sua figura e la sua opera puzza di <em>diktat<\/em> massonico. Infatti quest&#8217;uomo prodigioso, questo genio solitario, che fu anche una persona semplice, \u00e8 stato autore di una produzione saggistica e speculativa addirittura imponente: una trentina di libri, nei quali ha scandagliato, con acume estremamente penetrante, tutti i risvolti della crisi moderna, e ha indicato la possibile via d&#8217;uscita. Non si \u00e8 limitato all&#8217;analisi negativa, ha voluto e saputo portare ai suoi lettori anche una parola di Speranza (con la lettera maiuscola, cio\u00e8 come virt\u00f9 teologale e non come sentimento generico, che non costa nulla perch\u00e9 non \u00e8 fondato su niente di solido). E questo, per la cultura filosofica oggi dominante, non \u00e8 un titolo di merito, ma poco meno di una colpa: come si permette, questo filosofo contadino, che non ha occupato cattedre universitarie e non apparteneva al bel mondo parigino, n\u00e9 girava per i <em>boulevards<\/em> e per i <em>bistrots<\/em> con l&#8217;impermeabile spiegazzato e la sigaretta accesa stretta fra le labbra, come prescritto dalla moda esistenzialista, e come i paggetti di Sartre facevano, di rispolverare parole obsolete come Essere e Fondamento, che sanno di tomismo e di cattolicesimo, e perfino parole &quot;proibite&quot;, come Dio e la grazia? Non gliel&#8217;ha detto nessuno che i tempi della Verit\u00e0 assoluta sono finiti, e che si pu\u00f2 parlare solo di ci\u00f2 che \u00e8 vero soggettivamente, ossia di ci\u00f2 che <em>sembra<\/em> vero? E che non si pu\u00f2 avere la pretesa di parlare dell&#8217;ontologia, di parlare delle cose, degli enti, ma solo del linguaggio, perch\u00e9 quel che conta non \u00e8 il principio di realt\u00e0, ma la coerenza e la concatenazione logica delle parole? E queste, nella cornice culturale del secondo dopoguerra, sono pretese che si pagano care: con l&#8217;ostracismo e il silenzio tenace, in vita e dopo la morte. Bisogna cancellare simili presenze dall&#8217;orizzonte spirituale delle future generazioni: potrebbero offrire consolazione, e l&#8217;uomo moderno non vuole essere consolato. Perch\u00e9 ci\u00f2 gli ricorderebbe il suo bisogno di Dio.<\/p>\n<p>Thibon \u00e8 stato un filosofo veramente atipico: e, per prima cosa, un perfetto autodidatta. Da ragazzo andava a scuola malvolentieri, avrebbe preferito lavorare la terra; rimasto orfano di madre alla fine della Prima guerra mondiale, dopo aver vagabondato fra la Gran Bretagna, l&#8217;Italia e il Nord Africa, senza appoggi e facendo persino la fame, rientra in patria nel 1926 e ritrova, grazie alla lettura di L\u00e9on Bloy e di Jacques Maritain la perduta fede cristiana; su invito di quest&#8217;ultimo collabora, dal 1931, con la <em>Revue thomiste<\/em>. A partire dal 1933, inizia a pubblicare libri; l&#8217;elenco completo sarebbe troppo lungo, ci limitiamo a ricordare i pi\u00f9 significativi: <em>Diagnostics, essai de physiologie sociale<\/em> (1940), <em>Destin de l&#8217;homme: reflexions sur la situation presente de l&#8217;homme<\/em> (1941), <em>Retour au r\u00e9el: nouveaux diagnostics<\/em> (1943), <em>Nietzsche ou le d\u00e8clin de l&#8217;esprit<\/em> (1948), La crise moderne de l&#8217;amour (1953), <em>L&#8217;equilibre et l&#8217;harmonie<\/em> (1976), <em>Le voile et le masque<\/em> (1985), <em>L&#8217;illusion f\u00e8conde<\/em> (1995).<\/p>\n<p>Un efficace, sintetico schizzo della sua concezione filosofica \u00e8 tracciato in un articolo di Corrado Gnerre, <em>Gustave Thibon, filosofo della tradizione e della speranza<\/em>, pubblicato sulla rivista <em>Il Settimanale di Padre Pio<\/em>, delle Francescane dell&#8217;Immacolata (n. 41 del 18 \/10\/2015, pp. 30-32):<\/p>\n<p><em>Il Filosofo-contadino (cos\u00ec veniva chiamato) dice chiaramente che una delle caratteristiche della MODERNIT\u00c0 \u00e8 l&#8217;idolatria; che consiste non solo nell&#8217;innalzamento a fine di ci\u00f2 che \u00e8 particolare e creaturale, bens\u00ec nella negazione di tutto, cio\u00e8 del Fondamento. Scrive ne &quot;Il pane di ogni giorno&quot;: &quot;[&#8230;] l&#8217;idolo rappresenta la parte innalzata al tutto, ma soltanto distruggendo gli idoli si pu\u00f2 ricostruire l&#8217;unit\u00e0&quot;. Si tratta di un oblio del&#8217;essere e della Verit\u00e0; un oblio causato appunto dal trionfo dell&#8217;idolatria. Il nostro tempo, segnato dall&#8217;oblio dell&#8217;Essere e delle verit\u00e0 supreme, \u00e8 funestato dalla lotta feroce e senza quartiere tra gli idoli. Proprio perch\u00e9 segnata e organizzata sulla morte dell&#8217;Essere, la MODERNIT\u00c0 si propone su un palcoscenico di &quot;assenza&quot;, cio\u00e8 di smarrimento della dimensione valoriale. Se l&#8217;Essere non c&#8217;\u00e8 e non deve esistere, allora il Fondamento stesso viene smarrito e si nullifica. Ma questa &quot;assenza&quot; non elimina il desiderio umano di ritrovarsi in qualcosa. Ed ecco l&#8217;insorgere degli idoli come pseudo-sostituzione del Fondamento. L&#8217;idolo per\u00f2 &#8212; ci tiene a precisare Thibon &#8212; non pu\u00f2 che manifestarsi come menzogna e contraddizione: pretende l&#8217;assenso e l&#8217;adorazione, ma non pu\u00f2 ergersi, per il suo intrinseco limite, al di sopra di tutto&#8230; come il Tutto.<\/em><\/p>\n<p><em>Da qui un&#8217;altra importante convinzione di Thibon. La MODERNIT\u00c0 si sintetizza nel puro rapporto quantitativo. N\u00e9 pu\u00f2 essere diversamente se al Fondamento si sostituiscono gli idoli. Il riconoscimento di Dio come centro del reale e della vita fa divenire protagonista il mistero e il conseguente riconoscimento del limite. Invece, senza il Fondamento, il reale o si divinizza (\u00e8 il caso del monismo panteistico) o si &quot;cosifica&quot;. Thibon prende in considerazione questa seconda possibilit\u00e0, affermando che la societ\u00e0 moderna si \u00e8 trasformata in una sorta di &quot;megamacchina&quot; in cui gli uomini sono ridotti a meri organismi artificiali. Il regno degli idoli \u00e8 inevitabilmente il &quot;regno della quantit\u00e0&quot;, cio\u00e8 un regno in cui sparisce l&#8217;armonia tra il reale e il mistero, tra vita e Dio. Un regno in cui l&#8217;&quot;equilibrismo&quot; si \u00e8 sostituito all&#8217;&quot;armonia&quot;. Scrive Thibon: &quot;[&#8230;] l&#8217;equilibrismo ha fatto il suo tempo, non abbiamo che la scelta tra i due termini di questa alternativa: restaurare, mediante l&#8217;armonia, un ordine vivente o lasciarci imporre un ordine morto e mortale da una forza senz&#8217;anima che annichilir\u00e0 tutte le altre&quot;. E ancora: &quot;L&#8217;equilibrio concerne unicamente la quantit\u00e0, la pesantezza, i rapporti di forza. L&#8217;armonia implica la qualit\u00e0 e la convergenza di qualit\u00e0 verso un fine comune&quot;..<\/em><\/p>\n<p><em>Ma allora cosa bisogna fare? Thibon lo fa capire chiaramente: bisogna ritornare all&#8217;unit\u00e0, alla &quot;reductio ad unum&quot;. Scrive: &quot;Dio non ha creato che unendo&quot;. Il dramma dell&#8217;uomo moderno \u00e8 consistito nel separare ci\u00f2 che Dio ha unito: &quot;La metafisica della separazione \u00e8 la metafisica stessa del peccato&quot;. C&#8217;\u00e8 una frase bellissima di Thibon: i &quot;santi sono i visionari dei cieli e i prodigiosi operai sulla terra&quot;. I Santi sono i rappresentanti visibili dell&#8217;armonia di cui sopra. L&#8217;uomo moderno rincorre un patetico equilibrismo; il Santo no, il Santo realizza l&#8217;armonia, un&#8217;armonia tra terra e Cielo, dove ci\u00f2 che germoglia nella terra , fiorisce nel Cielo. Ne &quot;La scala di Giacobbe&quot; Thibon scrive: &quot;Le cose supreme non fioriscono che al di l\u00e0 della tomba. Ma esse cominciano quaggi\u00f9 e la loro fragile semenza \u00e8 nei nostri cuori, e niente fiorisce nel cielo, che non sia rima germogliato sulla terra&quot;.<\/em><\/p>\n<p>La grandezza del pensiero di Thibon, se ci si consente il paradosso, \u00e8 riconoscibile nella sua semplicit\u00e0: nella sua linearit\u00e0, nel rigore senza fronzoli della sua logica, nell&#8217;evidenza quasi plastica dei suoi ragionamenti. Certo non ha le sofisticate fumisterie di quello d&#8217;un Massimo Cacciari, n\u00e9 i raffinati sofismi di un Althusser, di un Derrida, di un Foucault, tutti maestri dal pensare difficile e compiaciuto di s\u00e9, instancabili ricercatori della originalit\u00e0 e del paradosso, pi\u00f9 che della verit\u00e0; desiderosi di mostrare quanto brillanti sono i loro ingegni, non di aiutare il lettore a trovare delle soluzioni ai problemi via via sollevati e messi in evidenza; tutti bravi nello scagliare le folgori delle loro accuse e della loro sacra indignazione contro la societ\u00e0, ma non altrettanto nel delineare credibili scenari di ricostruzione. E la cosa si spiega perfettamente: sono proprio loro i soldati dell&#8217;esercito che, distruggendo l&#8217;Essere, ha introdotto il caos. Il caos \u00e8 il risultato di tale distruzione: per cui dovrebbero prendersela con se stessi, non con la societ\u00e0. La societ\u00e0 moderna \u00e8 tale quale essi l&#8217;hanno voluta: e ci\u00f2 lo si vede in maniera sempre pi\u00f9 netta in questo inizio del terzo millennio, quando molte delle loro teorizzazioni stanno trovando una applicazione pratica, sulla base di un individualismo assoluto, di un edonismo esasperato, d&#8217;un relativismo radicale e del rifiuto pregiudiziale di qualsiasi forma di autorit\u00e0, di merito, di gerarchia, di spirito di sacrificio, di etica del dovere e non solo di quella dei diritti portati fino al limite estremo.<\/p>\n<p>La semplicit\u00e0 del pensiero di Thibon non va scambiata per semplicismo. Egli \u00e8 un pensatore che vede benissimo i problemi e vede anche la notevole complessit\u00e0 del reale, per\u00f2 non ne resta ipnotizzato, non ne subisce il fascino sinistro, paralizzante; \u00e8 uno spirito attivo e pieno di buona volont\u00e0, che, con il senso pratico di chi \u00e8 abituato a lavorare la terra con le sue mani, cerca soluzioni concrete, praticabili, e possibilmente migliorative. Non gli interessa il gioco del pensiero per il pensiero, per una brama narcisistica di mettersi in mostra, per un gusto un po&#8217; macabro di demolire tutto, senza avere la minima idea di come ricostruire. Inoltre, a differenza di Sartre, Heidegger e gli altri esistenzialisti, Thibon ama la vita; la ama senza retorica e senza sdolcinatezza; ma la ama di un amore caldo, affettuoso, virile. Egli ha visto una grande verit\u00e0, che sembra essere sfuggita a tanti pensatori moderni, da Kant ed Hegel in avanti: che, se volta le spalle a Dio, se nega Dio per farsi dio egli stesso, l&#8217;uomo perde il senso del limite, e, con ci\u00f2, introduce automaticamente nel mondo la contraddizione, la disarmonia, lo scompenso. Un mondo nel quale le creature vogliono farsi creatore \u00e8 un mondo alla deriva verso le spiagge della follia. Il finito non genera altro che idoli: e tentar di costruire qualcosa di saldo sul finito \u00e8 come voler innalzare una torre su delle fondamenta di sabbia o di argilla.<\/p>\n<p>Thibon ha visto la malattia e ha indicato anche la via della guarigione: quella del ritorno a Dio. Solo tornando a Dio, e ritrovando il senso del limite e il senso del mistero, l&#8217;uomo riuscir\u00e0 a ripristinare una societ\u00e0 armoniosa. Senza illudersi, per\u00f2, di poter realizzare il paradiso in terra, come hanno preteso di fare le tante, nefaste ideologie totalitarie della modernit\u00e0; ma accontentandosi di piantare un seme nella terra, destinato a germogliare non in questa vita, ma nella dimensione dell&#8217;eternit\u00e0. E Thibon non ha avuto paura di chiamare con il suo nome la virt\u00f9 mediante la quale, sola, possiamo sperare di salvarci: la santit\u00e0; anzi, la Santit\u00e0 con la &quot;s&quot; maiuscola, vocazione di tutti e di ciascuno&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quello di Gustave Thibon (nato a Saint-Marcel-d&#8217;Ard\u00e8che, nella Occitania profonda, il 2 settembre 1903, e spentosi nel suo paese natio, il 19 gennaio 2001, alla bell&#8217;et\u00e0<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[107,141,263],"class_list":["post-25552","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-cattolicesimo","tag-filosofia","tag-verita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25552","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25552"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25552\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25552"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25552"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25552"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}