{"id":25551,"date":"2008-05-24T09:39:00","date_gmt":"2008-05-24T09:39:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/05\/24\/le-quattro-vie-per-limmortalita-nellinsegnamento-di-gurdjieff\/"},"modified":"2008-05-24T09:39:00","modified_gmt":"2008-05-24T09:39:00","slug":"le-quattro-vie-per-limmortalita-nellinsegnamento-di-gurdjieff","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/05\/24\/le-quattro-vie-per-limmortalita-nellinsegnamento-di-gurdjieff\/","title":{"rendered":"Le quattro vie per l&#8217;immortalit\u00e0 nell&#8217;insegnamento di Gurdjieff"},"content":{"rendered":"<p>Dopo gli articoli <em>L&#8217;uomo, secondo Gurdijeff, \u00e8 una pluralit\u00e0, e il suo nome \u00e8 legione<\/em> e <em>Nel pensiero di Gurdjieff la lotta dell&#8217;uomo per conquistare un centro di gravit\u00e0 permanente<\/em>, completiamo il trittico sul filosofo ed esoterista russo di origine greca con una riflessione sulla sua dottrina delle \u00abquattro vie\u00bb verso l&#8217;immortalit\u00e0.<\/p>\n<p>Egli era convinto &#8211; come lo era anche Julius Evola e, in genere, tutto il pensiero tradizionale &#8211; che l&#8217;uomo non possiede un&#8217;anima immortale, ma che &#8211; a certe condizioni, invero estremamente ardue &#8211; gli \u00e8 consentito di fabbricarsene una. Pertanto la sopravvivenza alla prova della morte dipende, in sostanza, dal cammino che l&#8217;essere umano ha fatto sulla via dell&#8217;autorealizzazione, sul sapere che ha acquisito, sulla volont\u00e0 che ha sviluppato: non si tratta di un dato, ma di una semplice <em>possibilit\u00e0<\/em>, che solo pochissimi riescono a tradurre in pratica.<\/p>\n<p>In accordo con alcune filosofie orientali, Gurdijeff paragonava l&#8217;uomo ad una casa di quattro stanze, tre delle quali, traboccanti di tesori, sono chiuse a chiave, mentre l&#8217;inquilino si \u00e8 adattato a vivere di stenti in una sola, la pi\u00f9 piccola e misera, e &#8211; di solito &#8211; non sospetta nemmeno l&#8217;esistenza delle ricchezze che si trovano nelle altre. Solo quando l&#8217;inquilino incomincia ad andare in cerca delle chiavi delle atre stanze, e specialmente della quarta, si pu\u00f2 dire che egli sta divenendo padrone della propria casa.<\/p>\n<p>Ebbene, le quattro stanze simboleggiano, nell&#8217;insegnamento di Gurdjieff, i quattro corpi dei quali \u00e8 composto l&#8217;essere umano. Il primo corpo \u00e8 il corpo carnale o corpo fisico; il secondo \u00e8 il corpo naturale, o astrale; il terzo \u00e8 il copro spirituale, o mentale; il quarto \u00e8 il corpo divino, o casuale. Solo chi riesce a realizzare in s\u00e9, pienamente, tutti e quattro i corpi, pu\u00f2 accedere all&#8217;immortalit\u00e0 (che, invero, non viene ben definita rispetto alla semplice sopravvivenza: in effetti, per lui ogni essere vivente \u00e8 mortale, Dio compreso, sia pure su una scala temporale lunghissima). Il primo corpo corrisponde al corpo fisico puro e semplice; il secondo, alla sfera dei desideri e dei sentimenti; il terzo, alla sfera del pensiero; e il quarto all&#8217;Io, alla coscienza e alla volont\u00e0. Infatti, come abbiamo visto in precedenza, l&#8217;uomo, inizialmente, non dispone di un Io, ma solo di tanti piccoli &#8216;io&#8217; mutevoli e sempre in contrasto gli uni con gli altri.<\/p>\n<p>Per illustrare la dottrina dei quattro corpi, Gurdjieff soleva servirsi anche della similitudine della carrozza. La carrozza \u00e8 utile se pu\u00f2 essere guidata dal padrone, l\u00e0 dove egli vuole; ma se la carrozza, il cavallo o il cocchiere sono inefficienti, oppure se non riescono a comunicare tra di loro e con il padrone stesso, allora si rivela un mezzo privo di valore. In questa similitudine, il primo corpo rappresenta la carrozza, il secondo corpo il cavallo, il terzo corpo il cocchiere ed il quarto corpo il Padrone della carrozza. Ora, \u00e8 evidente che se la carrozza non \u00e8 stata adeguatamente tenuta in efficienza; se il cavallo non viene attaccato ad essa mediante le stanghe; se il cocchiere non controlla il cavallo mediante le redini, e se il Padrone non pu\u00f2 essere compreso dal cocchiere, al quale deve dare gli ordini opportuni, la carrozza non serve a nulla. E tali sono anche i primi tre corpi, se non giunge il quarto a disciplinarli e guidarli sulla giusta via.<\/p>\n<p>Ma come \u00e8 possibile &quot;costruire&quot; il quarto corpo, ossia l&#8217;Io dotato di volont\u00e0 autonoma, onde poter sperare di conseguire l&#8217;immortalit\u00e0? Abbiamo visto che si tratta di un&#8217;impresa estremamente difficile, che solo pochissimi possono proporsi di intraprenderere: gli esseri umani, infatti, sono tutti inscritti nel Libro della Morte, e solo eccezionalmente possono sfuggire all&#8217;inevitabile destino.<\/p>\n<p>Per rispondere a questo interrogativo &#8211; sul quale, secondo Gurdjieff, si basano tutte le religioni e tutte le filosofie elaborate dall&#8217;umanit\u00e0 nel corso della sua storia, egli formula la dottrina delle \u00abquattro vie\u00bb. Le prime tre \u00abvie\u00bb sono quelle gi\u00e0 note alla sapienza dell&#8217;Asia: la via del fachiro, la via del monaco e la via dello yogi.<\/p>\n<p>La quarta via si pu\u00f2 anche definire \u00abla via dell&#8217;uomo astuto\u00bb, in quanto nasce da una scoperta che n\u00e9 il fachiro, n\u00e9 il monaco, n\u00e9 lo yogi hanno saputo fare: e cio\u00e8 che non \u00e8 indispensabile l&#8217;allontanamento radicale dal mondo per realizzare il quarto corpo, l&#8217;Io, e per aspirare all&#8217;immortalit\u00e0 individuale.<\/p>\n<p>Delle prime tre vie, Gurdijeff stimava la prima come la pi\u00f9 grossolana di tutte. Il fachiro basa la sua azione su un sapere puramente pratico e meccanico: pu\u00f2 impadronirsi, mediante una costante applicazione, di segreti sbalorditivi, ma in ultima analisi egli lavora alla cieca, senza sapere bene quale sia la natura dei poteri di cui dispone, e senza avere alcun chiaro progetto nella mente, alcuna consapevolezza della meta che si prefigge.<\/p>\n<p>La seconda via, quella del monaco, \u00e8 gi\u00e0 pi\u00f9 nobile ed elevata. Il monaco \u00e8 guidata dal sentimento religioso e, con lo slancio mistico e la piet\u00e0 che lo pervadono, pu\u00f2 pervenire in un tempo assai pi\u00f9 breve agli stessi risultati cui giunge il fachiro, dopo lunghissimi e spossanti esercizi. Ma, per quanto il monaco abbia gi\u00e0 una qualche consapevolezza di ci\u00f2 che sta cercando, ossia la perfezione spirituale e la salvezza, si inganna ancora sul significato ultimo dei sacrifici ai quali si sottopone, in quanto agisce credendo di far cosa gradita a Dio.<\/p>\n<p>La terza via, quella dello yogi, \u00e8 molto pi\u00f9 coerente e consapevole. Lo yogi sa molto bene quello che desidera e sa anche quali sono i mezzi necessari per raggiungerlo; mediante l&#8217;abitudine a una concentrazione mentale sempre pi\u00f9 intensa, egli pu\u00f2 realizzare quasi istantaneamente ci\u00f2 che al monaco e, a maggior ragione, al fachiro, richiede tempi assai lunghi. La conoscenza dello yogi \u00e8 pi\u00f9 esatta e perfetta di quella del monaco e del fachiro e si basa sulle propriet\u00e0 di certe sostanze, che egli sa come agiscono e che sa anche come procurarsi.<\/p>\n<p>Fin qui, si sar\u00e0 notato che esiste una chiara corrispondenza fra le prime tre vie che guidano l&#8217;uomo verso l&#8217;immortalit\u00e0 e le prime tre categorie dell&#8217;essere umano, cos\u00ec come sono esposte nella dottrina dei &quot;sette uomini&quot;, ossia delle sette categorie (non livelli, perch\u00e9 le prime tre sono immobili) sui quali <em>pu\u00f2<\/em> svilupparsi l&#8217;evoluzione interiore dell&#8217;uomo. Le prime tre categorie sono, infatti, l&#8217;uomo n. 1 o dell&#8217;istinto, l&#8217;uomo n. 2 o delle emozioni e l&#8217;uomo n. 3 o del pensiero soggettivo. Pertanto, il fachiro corrisponde all&#8217;uomo istintuale, il monaco all&#8217;uomo emozionale e lo yogi all&#8217;uomo raziocinante.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, cos\u00ec come l&#8217;uomo che voglia realizzare il proprio essere, ossia dotarsi di quel centro di gravit\u00e0 permanente che si chiama Io, deve fare un &quot;salto&quot; evolutivo (con l&#8217;aiuto di una Guida) per innalzarsi al di sopra di se stesso, lasciandosi alle spalle il falso sapere del livello di esistenza inferiore, allo stesso modo l&#8217;\u00abuomo astuto\u00bb pu\u00f2 accedere ai livelli superiori della coscienza e penetrare nella quarta stanza, la vera stanza del tesoro, solo realizzando un &quot;salto&quot; netto rispetto alle pratiche che sono caratteristiche delle prime tre vie.<\/p>\n<p>Per inciso, notiamo che Gurdjieff metteva in guardia i suoi allievi dall&#8217;idea di prendere delle scorciatoie verso la realizzazione dell&#8217;Io e il conseguimento dell&#8217;immortalit\u00e0, quali, ad esempio, le arti magiche o l&#8217;uso di appositi stupefacenti. Egli, infatti, li ammoniva che quand&#8217;anche fosse possibile penetrare sin dentro la quarta stanza, forzandone la porta con un grimaldello, ci\u00f2 risulterebbe comunque perfettamente inutile, poich\u00e9 la stanza, a quel punto, apparirebbe del tutto spoglia di tesori. E questo ammonimento era coerente con quanto egli aveva sempre insegnato circa il fatto che \u00e8 impossibile che un uomo, rimasto fermo alle categorie inferiori, possa fare buon uso di un sapere proveniente dalle categorie superiori, poich\u00e9 ad ogni stadio dell&#8217;evoluzione corrisponde una ben precisa possibilit\u00e0 di comprensione, e l&#8217;unico modo di utilizzare il sapere pi\u00f9 elevato \u00e8 quello di realizzare un essere altrettanto elevato.<\/p>\n<p>Scrive, dunque, l&#8217;eminente discepolo di Gurdjieff, il filosofo russo P. D. Ouspensky nel suo libro <em>Frammenti di un insegnamento sconosciuto<\/em> (titolo originale: <em>In Search of the Miraculous. Fragments of an Unknown Teaching<\/em>; traduzione italiana dall&#8217;edizione in lingua francese di Henry Thomasson, Roma, Casa Editrice Astrolabio, 1976, pp. 56-59).<\/p>\n<p><em>Sulla via dello yogi senza un maestro non si pu\u00f2 fare nulla e non d deve fare nulla. L&#8217;uomo che abbraccia questa via deve, all&#8217;inizio, imitare il suo maestro come il fachiro e credere in lui come il monaco. Ma in seguito diviene gradualmente il maestro di se stesso. Egli impara i metodi del suo maestro e si esercita gradualmente ad applicarli a se stesso.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma tutte le vie, la via del fachiro come la via del monaco e dello yogi, hanno un punto comune: tutte incominciano da ci\u00f2 che vi \u00e8 di pi\u00f9 difficile, un cambiamento di vita totale, una rinuncia a tutto ci\u00f2 che \u00e8 di questo mondo. Un uomo che ha una casa, una famiglia, deve abbandonarle, deve rinunciare a tutti i piaceri, attaccamenti e doveri della vita, e partire per il deserto, entrare in un monastero o in scuola di yogi. Fin dal primo giorno, dai primi passi sulla via egli deve morire al mondo; soltanto cos\u00ec egli pu\u00f2 sperare di raggiungere qualcosa su una di queste vie.<\/em><\/p>\n<p><em>Per cogliere l&#8217;essenza di questo insegnamento, \u00e8 indispensabile comprendere che le<\/em> vie <em>sono gli<\/em> unici <em>modi che possono garantire lo sviluppo delle possibilit\u00e0 nascoste dell&#8217;uomo. Ci\u00f2 mostra d&#8217;altronde come un tale sviluppo sia raro e difficile. Lo sviluppo di queste possibilit\u00e0 non \u00e8 una legge. La legge per l&#8217;uomo \u00e8 una esistenza nel cerchio delle influenze meccaniche, \u00e8 lo stato di &quot;uomo-macchina&quot;. La via dello sviluppo delle possibilit\u00e0 nascoste \u00e8 una via<\/em> contro la natura, contro Dio<em>. Ci\u00f2 spiega le difficolt\u00e0 e il carattere esclusivo delle vie. Esse sono ardue e strette. Ma al tempo stesso nulla potrebbe esser raggiunto senza di esse. Nell&#8217;oceano della vita ordinaria, e specialmente della vita moderna, le vie sono un fenomeno piccolo, appena percettibile, che, dal punto di vista della vita stessa, non ha la minima ragione d&#8217;essere. Ma questo piccolo fenomeno contiene in se stesso<\/em> tutto <em>ci\u00f2 di cui l&#8217;uomo pu\u00f2 disporre per lo sviluppo delle sue possibilit\u00e0 nascoste. Le vie si oppongono alla vita di tutti i giorni, basata su altri principi e assoggettata ad altre leggi. In ci\u00f2 consiste il loro potere e il loro significato. In una vita ordinaria, per quanto colma di interessi filosofici, scientifici, religiosi o sociali, non vi \u00e8 nulla e<\/em> non pu\u00f2 esservi nulla <em>che offra le possibilit\u00e0 contenute nelle vie. Infatti, esse conducono o potrebbero condurre l&#8217;uomo all&#8217;immortalit\u00e0. La vita mondana, anche la pi\u00f9 riuscita, conduce alla morte e non potrebbe condurre a nient&#8217;altro. L&#8217;idea delle vie non pu\u00f2 essere compresa, se si ammette la possibilit\u00e0 di un&#8217;evoluzione dell&#8217;uomo senza il loro aiuto.<\/em><\/p>\n<p><em>Come regola generale, \u00e8 duro per un uomo rassegnarsi a quest&#8217;idea; essa gli pare esagerata, ingiusta e assurda. Egli ha una povera comprensione del senso della parola &#8216;possibilit\u00e0&#8217;. Si immagina che, se vi sono delle possibilit\u00e0 in lui, debbano svilupparsi e che debbano pur esserci dei mezzi di sviluppo alla sua portata. Da un totale rifiuto di riconoscere in se stesso qualsiasi genere di possibilit\u00e0, l&#8217;uomo, in generale, passa immediatamente a un&#8217;esigenza imperiosa del loro sviluppo inevitabile. \u00c8 difficile per lui abbandonarsi all&#8217;idea che non soltanto le sue possibilit\u00e0 possono restare al loro stadio attuale di sottosviluppo, ma che esse possono atrofizzarsi definitivamente e che d&#8217;altra parte il loro sviluppo esige da lui sforzi prodigiosi e perseveranti. In generale, se noi consideriamo le persone che non sono n\u00e9 fachiri, n\u00e9 monaci, n\u00e9 yogi, e delle quali possiamo affermare con sicurezza che non lo saranno mai, siamo in grado di affermare con certezza assoluta che le loro possibilit\u00e0<\/em> non possono svilupparsi e non saranno mai sviluppate. <em>\u00c8 indispensabile persuadersene profondamente per comprendere ci\u00f2 che sto per dire.<\/em><\/p>\n<p><em>Nelle condizioni ordinarie della vita civilizzata, la situazione di un uomo, anche intelligente, che cerca la conoscenza, \u00e8 senza speranza, poich\u00e9 egli non ha la minima possibilit\u00e0 di trovare attorno a s\u00e9 qualcosa che somiglia a una scuola di fachiri o ad una scuola di yogi; quanto alle religioni dell&#8217;occidente, esse sono degenerate a tal punto che da molto tempo non vi \u00e8 pi\u00f9 nulla di vivente in esse. Infine dall&#8217;\u00aboccultismo\u00bb o dallo \u00abspiritismo\u00bb non c&#8217;\u00e8 altro da aspettarsi che qualche ingenua esperienza.<\/em><\/p>\n<p><em>E la situazione sarebbe veramente disperata se non esistesse un&#8217;altra possibilit\u00e0, quella di una<\/em> quarta via.<\/p>\n<p><em>La quarta via non richiede che ci si ritiri dal mondo, non esige la rinuncia a tutto ci\u00f2 che formava la nostra vita. Essa comincia molto pi\u00f9 lontano che non la via dello yogi. Ci\u00f2 significa che bisogna essere preparati per impegnarsi sulla quarta via e che questa preparazione deve essere acquisita nella vita ordinaria, essere molto seria e abbracciare parecchi aspetti differenti. Inoltre un uomo che vuole seguire la quarta via deve riunire nella sua vita condizioni favorevoli al lavoro, o che in ogni caso non lo rendano impossibile. Infatti, bisogna convincersi che sia nella vita esteriore che nella vita interiore di un uomo, certe condizioni possono costituire per la quarta via barriere insormontabili. Aggiungiamo che questa via, contrariamente a quella del fachiro, del monaco e dello yogi, non ha una forma definita. Prima di tutto essa<\/em> deve essere trovata. <em>\u00c8 la prima prova. Ed \u00e8 difficile, poich\u00e9 la quarta via \u00e8 ben lontana dall&#8217;essere conosciuta quanto le altre tre vie tradizionali. C&#8217;\u00e8 molta gente che non ne ha mai sentito parlare ed altri che negano semplicemente la sua esistenza o anche la sua possibilit\u00e0. Tuttavia, l&#8217;inizio della quarta via \u00e8 ben pi\u00f9 facile dell&#8217;inizio delle vie del fachiro, del monaco e dello yogi. \u00c8 possibile seguire la quarta via e lavorare su di essa rimanendo nelle condizioni abituali di vitae continuando il lavoro usuale, senza rompere le relazioni che si avevano con la gente, senza abbandonare nulla. Anzi, le condizioni di vita nelle quali un uomo si trova quando inizia il lavoro &#8211; dove il lavoro, per cos\u00ec dire, lo sorprende,<\/em> sono le miglior possibili <em>per lui, perlomeno all&#8217;inizio. Infatti, queste condizioni gli sono naturali.<\/em> Esse sono quell&#8217;uomo stesso<em>, poich\u00e9 la vita di un uomo e le sue condizioni corrispondono a ci\u00f2 che egli \u00e8. La cita le ha create sulla sua misura; di conseguenza ogni altra condizione sarebbe artificiale e il lavoro non potrebbe, in questo caso, toccare contemporaneamente tutti i lati del suo essere.<\/em><\/p>\n<p><em>Cos\u00ec, la quarta via tocca tutti i lati dell&#8217;essere umano simultaneamente. \u00c8 il lavoro<\/em> sulle tre camere contemporaneamente. <em>Il fachiro lavora sulla prima camera, il monaco sulla seconda, lo yogi sulla terza. Quando raggiungono la quarta camera, il fachiro, il monaco e lo yogi lasciano dietro di s\u00e9 molte cose incompiute e non possono fare uso di ci\u00f2 che hanno raggiunto, poich\u00e9 non sono padroni di tutte le loro funzioni. Il fachiro \u00e8 padrone del suo corpo, ma non delle emozioni n\u00e9 dei pensieri; il monaco \u00e8 padrone delle sue emozioni, ma non del corpo, n\u00e9 del pensiero; lo yogi \u00e8 padrone del suo pensiero, ma non del corpo, n\u00e9 delle emozioni.<\/em><\/p>\n<p><em>La quarta via differisce dunque dalle altre in quanto la sua principale richiesta \u00e8 una richiesta di comprensione. L&#8217;uomo non deve fare nulla senza comprendere &#8211; salvo a titolo di esperienza, sotto il controllo e la direzione del suo maestro. Pi\u00f9 un uomo comprender\u00e0 quello che fa, pi\u00f9 i risultati dei suoi sforzi saranno validi. \u00c8 un principio fondamentale della quarta via. I risultati ottenuti nel lavoro sono proporzionali ala coscienza che si ha di questo lavoro. La &#8216;fede&#8217; non \u00e8 richiesta su questa via; al contrario, la fede di qualsiasi tipo costituisce un ostacolo. Sulla quarta via un uomo deve assicurarsi da s\u00e9 delle verit\u00e0 di ci\u00f2 che gli viene detto. E fin quando non avr\u00e0 acquisito questa certezza, non deve fare nulla.<\/em><\/p>\n<p><em>Il metodo della quarta via \u00e8 il seguente: se si comincia un lavoro su una camera, un lavoro corrispondente deve essere intrapreso simultaneamente sulle altre due; ossia, mentre si lavora sul copro fisico, bisogna lavorare simultaneamente sul pensiero e sulle emozioni; lavorando sul pensiero, bisogna lavorare sul corpo fisico e sulle emozioni; mentre sin lavora sulle emozioni, occorre lavorare sul pensiero e sul corpo fisico. Ci\u00f2 che permette di riuscire \u00e8 la possibilit\u00e0, nella quarta via, di fare uso di un sapere particolare, inaccessibile nelle vie del fachiro, del monaco e dello yogi. Questo sapere rende possibile un lavoro simultaneo nelle tre dimensioni. Tutta una serie di esercizi paralleli sui tre piani: fisico, mentale ed emozionale, servono a questo scopo. Inoltre, nella quarta via \u00e8 possibile individualizzare il lavoro di ciascuno; vale a dire, ogni persona deve fare solo ci\u00f2 che gli \u00e8 necessario e nulla che gli sia<\/em> inutile per lui. <em>Infatti, la quarta via fa a meno di tutto il superfluo che si \u00e8 mantenuto per tradizione nelle altre vie.<\/em><\/p>\n<p><em>Cos\u00ec, allorch\u00e9 un uomo raggiunge la volont\u00e0 mediante la quarta via, egli pu\u00f2 servirsene, poich\u00e9 ha acquistato il controllo di tutte le sue funzioni fisiche, emozionali ed intellettuali. Egli ha risparmiato per giunta molto tempo con questo lavoro simultaneo e parallelo sui tre lati del suo essere.<\/em><\/p>\n<p>Con la dottrina della \u00abquarta via\u00bb, Gurdjieff esce dal solco delle tradizioni orientali codificate e introduce nel suo insegnamento un elemento innovativo e fortemente dinamico e volontaristico. Questa \u00e8 una delle ragioni per le quali non possiamo considerarlo come un semplice divulgatore di filosofie asiatiche, sebbene questo non sarebbe stato un merito da poco, per un uomo che era andato ad abbeverarsi direttamente &#8211; a differenza, ad es., di Helena Blavatskij &#8211; presso le fonti di quel sapere: le lamaserie del Turkestan orientale, i centri del sufismo persiano, Bukhara, il Monte Athos, i monasteri del Tibet. Il suo sapere, quindi, era un sapere di primissima scelta; ma egli non si limit\u00f2 a introdurre in Occidente delle conoscenze tradizionali &quot;pure&quot;, nel mare sempre pi\u00f9 torbido di conoscenze spurie spacciate per autentiche; bens\u00ec le rielabor\u00f2 nel segno di una potente sintesi personale e le rese accessibili a una societ\u00e0, come quella europea del XX secolo, che non possedeva n\u00e9 gli strumenti, n\u00e9 il retroterra culturale e psicologico per accogliere <em>sic et simpliciter<\/em> gli insegnamenti esoterici dell&#8217;Oriente.<\/p>\n<p>La dottrina della \u00abquarta via\u00bb, pertanto, si presenta come una felice risposta alle esigenze, pratiche e speculative, della societ\u00e0 occidentale moderna e alla sua ansia di spiritualit\u00e0 e di Assoluto, che \u00e8 il rovescio della medaglia del suo materialismo dilagante e dell&#8217;adorazione della tecnica e del profitto. Oggi, l&#8217;idea che un uomo possa coltivare la meditazione e un alto livello di consapevolezza interiore, pur continuando a vivere &quot;nel mondo&quot; e proseguendo il proprio lavoro di tutti i giorni, ci riesce abbastanza familiare e non desta particolare scandalo. Allora, per\u00f2, non era cos\u00ec; allora, sia la tradizione orientale, sia quella occidentale (o quel che di essa rimaneva, ad es. il monachesimo di matrice benedettina e cistercense) proclamavano senza mezze misure che l&#8217;<em>unica<\/em> via per la perfezione spirituale era quella del distacco netto e irreversibile dalla societ\u00e0, dal lavoro e dagli affetti privati.<\/p>\n<p>Non solo. La \u00abquarta via\u00bb di Gurdjieff non era, semplicemente, una proposta di perfezionamento spirituale, bens\u00ec una scelta radicale e tassativa per la realizzazione dell&#8217;Io, ossia, in ultima analisi, per la realizzazione dell&#8217;uomo-coscienza, dell&#8217;uomo padrone di se stesso. Di pi\u00f9: essa &#8211; insieme alle tre vie tradizionali &#8211; era, per lui, la sola porta di accesso alla <em>possibilit\u00e0<\/em> di raggiungere la dimensione immortale dell&#8217;esistenza. E tutto questo, egli lo presentava come qualche cosa di estremamente arduo, di estremamente selettivo, tanto da fargli dire che si trattava di una via <em>innaturale<\/em>: contro la natura e contro Dio stesso. Secondo le leggi di natura, infatti, l&#8217;uomo \u00e8 destinato a morire. E qui l&#8217;atteggiamento di Gurdjieff si avvicina pi\u00f9 a quello del mago, che vuol strappare con le sue sole forze l&#8217;immortalit\u00e0 a dispetto degli dei, che non al teurgo il quale invoca l&#8217;aiuto della divinit\u00e0 per realizzare il suo progetto di vita oltre la morte.<\/p>\n<p>L&#8217;espressione &quot;contro Dio&quot;, del resto, si pu\u00f2 prestare ad essere fraintesa. Senza pretendere di essere i legittimi interpreti del pensiero di Gurdjieff, a noi sembra che essa debba essere accostata a taluni episodi dell&#8217;Antico Testamento, come quello in cui Giacobbe lotta lungamente con l&#8217;Angelo, e riesce a tenergli testa (<em>Gen.<\/em>, 32, 25-33), sia pure al prezzo di riportare una infermit\u00e0 permanente alla gamba; ossia nel senso non di una sfida a Dio, ma di una audace volont\u00e0 di affermare la propria autonomia. Molti teologi, del resto, propendono a credere che, nel citato passo biblico, la figura dell&#8217;Angelo adombri quella di Dio stesso: tanto \u00e8 vero che Giacobbe, al termine della lotta spossante, esclama: <em>Ho veduto Dio a faccia a faccia e non sono morto!<\/em> Perci\u00f2 egli chiam\u00f2 quel luogo Penuel, che significa, appunto, &quot;a faccia a faccia con Dio&quot;.<\/p>\n<p>Vogliamo concludere queste riflessioni riportando la testimonianza di un uomo che conobbe personalmente Gurdjieff, nei cui confronti, peraltro, non nutriva &#8211; almeno all&#8217;inizio &#8211; alcuna particolare simpatia o forma di infatuazione: Denis Saurat, professore universitario e direttore dell&#8217;<em>Institut Fran\u00e7ais<\/em> in Gran Bretagna (cit. in Paola Giovetti, <em>I grandi iniziati del nostro tempo<\/em>, Milano, Rizzoli, 1993, p. 127):<\/p>\n<p><em>Non sono in alcun modo un discepolo di Gurdjieff. Il breve contatto avuto con lui mi ha lasciato l&#8217;impressione di una personalit\u00e0 umana molto forte rivestita o sovrastata da una elevatissima spiritualit\u00e0 sia morale che metafisica. Con questo intendo dire che mi \u00e8 sembrato che il suo comportamento fosse guidato soltanto dalle pi\u00f9 alte intenzioni morali e che, d&#8217;altra parte, egli sapesse sul mondo spirituale cose che pochi uomini sanno, e che fosse veramente un maestro nel campo dell&#8217;intelligenza e dello spirito.<\/em><\/p>\n<p>E crediamo che, a queste parole, non vi sia molto altro da aggiungere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo gli articoli L&#8217;uomo, secondo Gurdijeff, \u00e8 una pluralit\u00e0, e il suo nome \u00e8 legione e Nel pensiero di Gurdjieff la lotta dell&#8217;uomo per conquistare un<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30152,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[67],"tags":[92],"class_list":["post-25551","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-esoterismo-e-occultismo","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-esoterismo-e-occultismo.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25551","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25551"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25551\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30152"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25551"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25551"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25551"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}