{"id":25550,"date":"2008-05-25T03:00:00","date_gmt":"2008-05-25T03:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/05\/25\/luomo-secondo-gurdjieff-e-una-pluralita-e-il-suo-nome-e-legione\/"},"modified":"2008-05-25T03:00:00","modified_gmt":"2008-05-25T03:00:00","slug":"luomo-secondo-gurdjieff-e-una-pluralita-e-il-suo-nome-e-legione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/05\/25\/luomo-secondo-gurdjieff-e-una-pluralita-e-il-suo-nome-e-legione\/","title":{"rendered":"L&#8217;uomo, secondo Gurdjieff, \u00e8 una pluralit\u00e0, e il suo nome \u00e8 legione"},"content":{"rendered":"<p>Nel precedente articolo <em>Esiste l&#8217;anima dell&#8217;uomo nella filsofia buddhista?<\/em> (consultabile sul sito di Arianna Editrice) ci eravamo posta la questione se, e in quale misura, bisogna riconoscere che le dottrine Theravada negano l&#8217;esistenza di un Io, di un&#8217;anima individuale presente nell&#8217;uomo, sostenendo che, al suo posto, non vi \u00e8 altro che un gruppo di operazioni mentali sempre mutevoli e cangianti.<\/p>\n<p>In effetti, in quella sede eravamo giunti alla conclusione &#8211; con l&#8217;aiuto del dotto monaco Wong Kiew Kit del monastero Shaolin, e insegnante all&#8217;Istituto Shaolin Wahnam Kung Fu &#8211; che a livello trascendentale il s\u00e9, cos\u00ec come qualsiasi altra realt\u00e0 separata, non esiste, perch\u00e9 il Supremo Assoluto \u00e8 indifferenziato. Ma il s\u00e9, come le altre entit\u00e0 separate, esiste a livello fenomenico. Pertanto i buddhisti Theravada non comprendono, forse, che la dottrina del non-s\u00e9, predicata dal Buddha, deve essere interpretata unicamente a livello fenomenico. Quindi, essi non colgono il fatto fondamentale che tale dottrina \u00e8 transitoria, in quanto il suo unico scopo \u00e8 quello di aiutare i fedeli a liberarsi dal <em>samsara<\/em>, non di insegnare che il s\u00e9 o l&#8217;anima non esistono e che la vita \u00e8 soltanto sofferenza.<\/p>\n<p>I Theravada, infatti, ammettono che il s\u00e9 \u00e8 un&#8217;illusione, ma partono dal presupposto che i <em>dharma<\/em> siano entit\u00e0 reali, sebbene dotate unicamente di un&#8217;esistenza momentanea; e sembrano non accorgersi che, in effetti, tanto il s\u00e9 quanto il <em>dharma<\/em> sono illusori; e che, nella dimensione trascendentale, la realt\u00e0 cosmica \u00e8 il vuoto, e l&#8217;esistenza illusoria del s\u00e9 e dei fenomeni \u00e8 causata dagli errori della nostra mente<em>.<\/em><\/p>\n<p>Fra i pensatori occidentali eterodossi dell&#8217;et\u00e0 contemporanea, quello che pi\u00f9 sembra essersi avvicinato alla concezione dei Theravada che negano il s\u00e9 o anima individuale, sembra essere stato quella strana figura di iniziato che fu Georges Ivanovic Gurdjieff (Aleksandropol, Caucaso, 1877 -Parigi, 1949). Anche se, oggi, il grosso pubblico lo conosce principalmente per un episodio marginale della sua vita, ossia il ricovero presso il priorato di Avon, a Fontainebleau, della famosa scrittrice neozelandese Katherine Mansfield, malata terminale di tisi alla ricerca di un&#8217;impossibile guarigione, a suo tempo Gurdjieff fu oggetto di vivo interesse presso una non ampia, ma qualificata cerchia di intellettuali europei.<\/p>\n<p>Cultore di filosofie orientali e gran viaggiatore, nella prima parte della sua vita, in vari luoghi dell&#8217;Asia, egli cre\u00f2 e diresse, inizialmente a Mosca, negli anni della prima guerra mondiale, poi a Parigi, dopo la Rivoluzione d&#8217;Ottobre, dei gruppi di studio che suscitarono l&#8217;attenzione di notevoli personalit\u00e0 dell&#8217;epoca. Il nucleo della sua dottrina, una sintesi originale di elementi induisti, buddhisti, taoisti e occidentali, in particolar modo cristiani (egli sosteneva di insegnare il vero cristianesimo, ossia il \u00abcristianesimo esoterico\u00bb), faceva perno sulle pratiche yoga, sulle danze sacre dei dervisci, nonch\u00e9 su uno sforzo continuo di autocoscienza, indirizzato al raggiungimento di un superiore equilibrio spirituale.<\/p>\n<p>Uno degli aspetti pi\u00f9 singolari della sua dottrina, che ben lo colloca nel contesto culturale di fine Ottocento &#8211; fra Nietzsche, cio\u00e8, ed Helena Blavatskij, tanto per dare un&#8217;indicazione &#8211; \u00e8, a nostro avviso, l&#8217;affermazione che l&#8217;uomo non possiede un Io, ma che il suo compito \u00e8 appunto quello di costruirselo, in modo da poter accedere alla stabilit\u00e0 dell&#8217;essere.<\/p>\n<p>Solo se riesce a costruirsi un Io, l&#8217;uomo pu\u00f2 aspirare all&#8217;immortalit\u00e0 &#8211; una immortalit\u00e0, peraltro, relativa, poich\u00e9, secondo Gurdjieff, tutti gli esseri viventi sono mortali, Dio compreso. Ma l&#8217;uomo, di per s\u00e9, non possiede affatto un Io, bens\u00ec una moltitudine di piccoli &#8216;io&#8217; tirannici ed egoistici, che esercitano volta a volta una effimera egemonia sulla vita della coscienza e prendono decisioni avventate, gettando poi nella confusione e nella sofferenza tutti gli altri io.<\/p>\n<p>La mente corre subito a <em>Uno, nessuno e centomila<\/em> di Luigi Pirandello, alla inconsapevolezza di Zeno Cosini ne <em>La coscienza di Zeno<\/em> di Italo Svevo (si pensi solo all&#8217;episodio, tragicomico, del fidanzamento del protagonista), per cui appare evidente il collegamento fra queste teoria e il clima generale del Decadentismo, dominato dal motivo centrale della crisi dell&#8217;Io e della frantumazione della vita cosciente del soggetto. Non meno importante, per\u00f2, anzi &#8211; a nostro avviso &#8211; ancor pi\u00f9 importante, \u00e8 il debito di Gurdijeff nei confronti di alcune filosofie orientali e, in particolare, come abbiamo accennato, al Buddhismo della corrente Theravada; ma anche, probabilmente, al pensiero taoista e ad opere come il <em>Sogno di Chuang-tzu<\/em><\/p>\n<p>Mentre si trovava ancora in Russia, a Pietrogrado, nel 1915 Gurdjieff ebbe fra i suoi discepoli un personaggio di statura notevole: il filosofo Piotr Demianoich Ouspensky, autore di alcuni libri importanti e assai originali: <em>Quarta dimensione<\/em> (1909), <em>Tertium Organum<\/em> (1912) e <em>Un nuovo modello dell&#8217;Universo<\/em> (1914).<\/p>\n<p>Scrive, dunque, P. D. Ouspensky nel suo libro <em>Frammenti di un insegnamento sconosciuto<\/em> (titolo originale: <em>In Search of the Miraculous. Fragments of an Unknown Teaching<\/em>; traduzione italiana dall&#8217;edizione in lingua francese di Henry Thomasson, Roma, Casa Editrice Astrolabio, 1976, pp. 62-63; 68-71; 114-115):<\/p>\n<p><em>Nel novembre del 1915 avevo gi\u00e0 afferrato alcuni punti fondamentali dell&#8217;insegnamento psicologico di G.<\/em><\/p>\n<p><em>Il primo, quello sul quale insisteva maggiormente, era<\/em> l&#8217;assenza di unit\u00e0 nell&#8217;uomo<\/p>\n<p><em>\u00abIl pi\u00f9 grande errore &#8211; egli diceva &#8211; \u00e8 credere che l&#8217;uomo abbia unit\u00e0 permanente. Un uomo non \u00e8 mai<\/em> uno<em>. Continuamente egli cambia. Raramente rimane identico, anche per una sola mezz&#8217;ora. Noi pensiamo che un uomo chiamato Ivan sia sempre Ivan, ma non \u00e8 cos\u00ec. Ora \u00e8 Ivan, un altro momento \u00e8 Pietro, e un minuto pi\u00f9 tardi Nicola. Sergio, Matteo, Simone, anche se tutti pensiamo che sia sempre Ivan. Sapete che Ivan non pu\u00f2 commettere certe azioni, mentire per esempio, ed ora scoprite che Ivan ha mentito e siete tutti so presi che lui, Ivan, abbia potuto fare questo Infatti Ivan non pu\u00f2 mentire, \u00e8 Nicola che ha mentito e ad ogni occasione Nicola mentir\u00e0 nuovamente, perch\u00e9 Nicola<\/em> non pu\u00f2 fare a meno di mentire. <em>Rimarrete stupiti rendendovi conto della moltitudine di questi Ivan e Nicola che vivono in un solo uomo. Se imparerete ad osservarvi non avrete pi\u00f9 bisogno di andare al cinema\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abTutto ci\u00f2 &#8211; domandai &#8211; ha qualcosa a che fare con la coscienza delle diverse parti ed organi del corpo? Credo di capire ci\u00f2 che avete detto, perch\u00e9 ho sentito sovente la realt\u00e0 di queste coscienze. So che non soltanto ogni organo, ma ogni parte del corpo avente una distinta funzione , ha una coscienza sua propria; vi \u00e8 una coscienza della mano destra e una coscienza della mano sinistra. \u00c8 questo che volete dire?\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abNon del tutto &#8211; disse G. &#8211; Anche queste coscienze esistono, ma sono relativamente innocue. Ognuna di esse conosce il suo posto e sa quello che deve fare. Le mani sanno di dover lavorare, i piedi di dover camminare. Ma questi Ivan, Pietro, Nicola, sono del tutto diversi: si chiamano tutti IO, ossia si considerano come padroni e nessuno vuole riconoscerne un altro. Ciascuno di essi \u00e8 il Califfo per un&#8217;ora, fa ci\u00f2 che gli pare senza riguardi per nessuno: saranno poi gli altri a farne le spese. Nessun ordine regna fra di loro. Colui che si impone \u00e8 il padrone. Distribuisce frustate da tutte le parti, senza tener conto di nulla. Il momento seguente, per\u00f2, quando un altro avr\u00e0 preso la frusta, toccher\u00e0 a lui riceverne i colpi. E cos\u00ec vanno le cose per tutta la vita. Immaginate un paese in ciascuno possa essere re per cinque minuti, e durante questi cinque minuti fare del suo regno tutto ci\u00f2 che vuole. Ecco la nostra vita\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>G. ritorn\u00f2 ancora una volta sull&#8217;idea dei diversi corpi dell&#8217;uomo. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Molto sovente, quasi ad ogni riunione, G. ritornava sull&#8217;assenza di unit\u00e0 nell&#8217;uomo.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abUno dei pi\u00f9 gravi errori dell&#8217;uomo &#8211; diceva -, quello che deve essergli costantemente ricordato, \u00e8 la sua illusione riguardo al suo &#8216;Io&#8217;.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;uomo cos\u00ec come lo conosciamo, l&#8217;uomo macchina, l&#8217;uomo che non pu\u00f2 &#8216;fare&#8217;, per il quale e attraverso il quale &#8216;tutto accade&#8217; non pu\u00f2 avere un &#8216;Io&#8217; permanente ed unico. Il suo &#8216;io&#8217; cambia velocemente come i suoi pensieri, i suoi sentimenti, i suoi umori, ed egli commette un errore profondo quando si considera come se fosse sempre una sola e stessa persona;<\/em> in realt\u00e0 egli \u00e8 sempre una persona differente<em>; non \u00e8 mai quello che era un momento prima.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;uomo non ha un &#8216;Io&#8217; permanente ed immutabile. Ogni pensiero, ogni umore, ogni desiderio, ogni sensazione dice: &#8216;Io&#8217;. E ogni volta sembra doversi ritenere certo che questo &#8216;Io&#8217; appartiene alla<\/em> Totalit\u00e0 <em>dell&#8217;uomo, all&#8217;uomo intero, e che un pensiero, un desiderio, un&#8217;avversione sono l&#8217;espressione di questa Totalit\u00e0. In realt\u00e0 nessuna prova pu\u00f2 essere portata per convalidare questa affermazione. Ogni pensiero dell&#8217;uomo, ognuno dei suoi desideri si manifesta e vive in un modo completamente indipendente e separato dalla sua Totalit\u00e0. E la Totalit\u00e0 dell&#8217;uomo non si esprime mai, per la semplice ragione che non esiste come tale, salvo che fisicamente come una cosa, e astrattamente come un concetto. L&#8217;uomo non ha un &#8216;Io&#8217; individuale. Al suo posto vi sono centinaia e migliaia di piccoli &#8216;io&#8217; separati che il pi\u00f9 delle volte si ignorano, non hanno alcuna relazione, o, al contrario, sono ostili gli uni agli altri, esclusivi ed incompatibili. Ad ogni attimo, ad ogni momento , l&#8217;uomo dice e pensa &#8216;Io&#8217;. Ed ogni volta il suo &#8216;io&#8217; \u00e8 differente. Un attimo fa era un pensiero, ora \u00e8 un desiderio, poi una sensazione, poi un altro pensiero e cos\u00ec via, senza fine.<\/em> L&#8217;uomo \u00e8 una pluralit\u00e0. <em>Il nome dell&#8217;uomo \u00e8 legione.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;alternarsi di questi &#8216;io&#8217;, le loro lotte manifeste, di ogni istante, per la supremazia, sono comandate dalle influenze esteriori accidentali. Il calore, il sole, il bel tempo richiamano subito tutto un gruppo di &#8216;io&#8217;. Alcuni, naturalmente, sono pi\u00f9 forti degli altri, ma non della loro propria forza cosciente. Essi sono stati creati dalla forza degli avvenimenti o dagli stimoli meccanici esterni. L&#8217;imitazione, l&#8217;educazione, la lettura, l&#8217;ipnotismo della religione, delle caste o delle tradizioni, o la seduzione degli ultimi slogans, danno origine nella personalit\u00e0 dell&#8217;uomo a degli &#8216;io&#8217; molto forti che dominano intere serie di altri &#8216;io&#8217; pi\u00f9 deboli. Ma la loro forza non \u00e8 che quella dei rulli nei centri [i rulli fonografici sarebbero degli apparecchi di registrazione di ogni centro sui quali vengono a incidersi le impressioni; l&#8217;insieme delle incisioni di tali rulli forma il materiale di associazione di un uomo]. E tutti questi &#8216;Io&#8217; che costituiscono la personalit\u00e0 dell&#8217;uomo hanno la stessa origine delle incisioni sui rulli: sia gli uni che gli altri sono i risultati delle influenze esteriori e sono messi in movimento e comandati dalle influenze del momento.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;uomo non ha individualit\u00e0. Non ha un grande &#8216;Io&#8217; unico. L&#8217;uomo \u00e8 diviso in una moltitudine di piccoli &#8216;io&#8217;.<\/em><\/p>\n<p><em>Ed ogni piccolo &#8216;io&#8217; separato \u00e8 capace di chiamare se stesso col nome della Totalit\u00e0, di agire in nome della Totalit\u00e0, di fare delle promesse, prendere delle decisioni, essere d&#8217;accordo o non essere d&#8217;accordo con quello che un altro &#8216;io&#8217;, o la Totalit\u00e0 dovrebbe fare. Questo spiega perch\u00e9 la gente prende cos\u00ec spesso delle decisioni e le mantiene cos\u00ec raramente. Un uomo decide di alzarsi presto, cominciando dall&#8217;indomani. Un &#8216;io&#8217;, o un gruppo di &#8216;io&#8217;, prende questa decisione. Ma l&#8217;alzarsi \u00e8 una cosa che riguarda un altro &#8216;io&#8217;, che non \u00e8 affatto d&#8217;accordo, e che pu\u00f2 persino non essere stato messo al corrente della cosa. naturalmente quest&#8217;uomo continuer\u00e0 a dormire il mattino seguente la sera decider\u00e0 di nuovo di alzarsi presto. In certi casi questo pu\u00f2 comportare conseguenze molto spiacevoli. Un piccolo &#8216;io&#8217; accidentale pu\u00f2, a un certo momento, fare una promessa, non a se stesso, ma a qualcun altro, semplicemente per vanit\u00e0 o per divertimento Poi scompare. Ma l&#8217;uomo, ossia l&#8217;insieme degli altri &#8216;io&#8217; che sono assolutamente innocenti, dovr\u00e0 forse pagare tuta la vita per questo scherzo. \u00c8 la tragedia dell&#8217;essere umano, che qualunque piccolo &#8216;io&#8217; abbia cos\u00ec il potere di firmare assegni e cambiali e che sia in seguito l&#8217;uomo, ossia la totalit\u00e0, che debba farvi fronte. Vite intere trascorrono cos\u00ec, per regolare dei debiti contratti da piccoli &#8216;io&#8217; accidentali.<\/em><\/p>\n<p><em>Gli insegnamenti orientali contengono varie immagini allegoriche che cercano di ritrarre la natura dell&#8217;essere umano da questo punto di vista.<\/em><\/p>\n<p><em>Secondo uno di essi, l&#8217;uomo \u00e8 paragonato a una casa senza Padrone n\u00e9 sovrintendente, occupata da una moltitudine di servitori che hanno interamente dimenticato il loro dovere; nessuno vuole fare ci\u00f2 che deve; ognuno cerca di essere il padrone, non fosse che per un momento; e, in questa specie di anarchia, la casa \u00e8 minacciata dai pi\u00f9 gravi pericoli. La sola speranza di salvezza \u00e8 che un gruppo di servitori pi\u00f9 sensati si riuniscano ed eleggano un<\/em> sovrintendente <em>temporaneo, cio\u00e8 un<\/em> sovrintendente delegato. <em>Questo<\/em> sovrintendente delegato <em>pu\u00f2 allora mettere gli altri servitori al loro posto, e costringere ciascuno a fare il proprio lavoro: la cuoca in cucina, il cocchiere nella scuderia, il giardiniere in giardino, e cos\u00ec via. In questo modo, la casa pu\u00f2 essere pronta per l&#8217;arrivo del vero sovrintendente, il quale a sua volta preparer\u00e0 l&#8217;arrivo del vero Padrone.<\/em><\/p>\n<p><em>Il paragone dell&#8217;uomo con una casa che aspetta l&#8217;arrivo del padrone \u00e8 frequente negli insegnamenti orientali che hanno conservato tracce dell&#8217;antica conoscenza e, come sapete, questa idea appare sotto varie forme, anche in molte parabole dei Vangeli.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma anche se l&#8217;uomo comprendesse nel modo pi\u00f9 chiaro le sue possibilit\u00e0, questo non lo farebbe progredire di un solo passo verso la loro realizzazione. Per essere in grado di realizzare queste possibilit\u00e0, deve avere un desiderio di liberazione molto forte, deve essere pronto a sacrificare tutto, a rischiare tutto per la propria liberazione\u00bb. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>[Gurdjieff disse:] \u00abC&#8217;\u00e8 stata una domanda sulla vita futura: come crearla, come evitare la morte totale, come non morire.<\/em><\/p>\n<p><em>Per raggiungere questo scopo, \u00e8 indispensabile &#8216;essere&#8217;. Se un uomo cambia ad ogni minuto, se non vi \u00e8 nulla di lui che possa resistere alle influenze esteriori, ci\u00f2 significa che nulla in lui pu\u00f2 resistere alla morte. Ma se egli diventa indipendente dalle influenze esteriori, se in lui appare &#8216;qualche cosa&#8217; che possa vivere di per s\u00e9, questo &#8216;qualche cosa&#8217; pu\u00f2 anche non morire. Nelle circostanze ordinarie, noi moriamo ad ogni istante. Le influenze esteriori cambiano e noi cambiamo con esse; ci\u00f2 significa che molti dei nostri &#8216;io&#8217; muoiono. Se un uomo sviluppa in s\u00e9 un &#8216;Io&#8217; potr\u00e0 anche sopravvivere alla morte del corpo fisico. Tutto il segreto \u00e8 che non si pu\u00f2 lavorare per la vita futura senza lavorare per questa vita. Lavorando per la vita, un uomo lavora per la morte, o piuttosto per l&#8217;immortalit\u00e0. Questa \u00e8 la ragione per cui il lavoro per l&#8217;immortalit\u00e0, se cos\u00ec lo si pu\u00f2 chiamare, non pu\u00f2 essere separato dal lavoro per la vita in generale. Realizzando l&#8217;uno, si realizza l&#8217;altro. Un uomo pu\u00f2 sforzarsi di<\/em> essere<em>, semplicemente per amore degli interessi della propria vita. Anche solo in questo modo, egli pu\u00f2 divenire immortale. Noi non parliamo in particolare di una vita futura e non cerchiamo di sapere se essa esista oppure no, poich\u00e9 le leggi sono le stesse ovunque. Studiando la sua stessa vita e quella degli altri, dalla nascita alla morte, un uomo studia tutte le leggi che governano la vita, la morte e l&#8217;immortalit\u00e0. Se diventa padrone della sua vita, pu\u00f2 diventare padrone della sua morte\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>La dottrina della pluralit\u00e0 degli &#8216;io&#8217; \u00e8 indubbiamente affascinante e, in apparenza, permette di rendere ragione di tutta una serie di fatti, e soprattutto di anomalie, del comportamento umano, i quali, diversamente, risultano difficilmente spiegabili.<\/p>\n<p>In questi giorni \u00e8 stata emessa la sentenza definitiva del processo ad Annamaria Franzoni, che ha ribadito la sua colpevolezza per l&#8217;omicidio del figlioletto Samuele, avvenuto alcuni anni fa nella villa di Cogne. La teoria di Gurdjieff, ad esempio, permetterebbe di spiegare come la donna abbia sempre potuto proclamarsi innocente, nonostante l&#8217;evidenza dei fatti le desse torto; e come abbia potuto evitare di &quot;crollare&quot; sotto il peso del rimorso. Non c&#8217;\u00e8 una Annamaria, ve ne sono moltissime; e quella che ha ucciso brutalmente il figlio \u00e8 solo una fra le tante, di cui le altre non sanno assolutamente nulla. La donna, pertanto, non finge quando si proclama innocente, e non ha nemmeno rimosso&quot; l&#8217;azione compiuta; semplicemente, non ne sa niente.<\/p>\n<p>A considerarla pi\u00f9 da vicino, tuttavia, la teoria di Gurdjieff appare pi\u00f9 spettacolare che convincente, e non resiste a una critica serrata. Tanto per cominciare: se l&#8217;uomo non \u00e8, inizialmente, una Totalit\u00e0, ma pu\u00f2, al massimo, diventarlo, con molto sforzo e studio indefesso: chi \u00e8 colui che pone la domanda se l&#8217;Io abbia o non abbia commesso una determinata azione? In altre parole: se l&#8217;Io non esiste, come \u00e8 possibile che qualcuno degli innumerevoli, piccoli &#8216;io&#8217; possa giungere a porsi il problema dell&#8217;unit\u00e0 e impegnarsi per costruirla? Se si vuole essere coerenti, bisogna ammettere che i piccoli &#8216;io&#8217; non potranno mai innalzarsi al di sopra della propria angusta e meschina prospettiva; donde nasce, allora, l&#8217;aspirazione e la volont\u00e0 di realizzare una Totalit\u00e0, un individuo che oltrepassi il livello di <em>uomo-macchina<\/em> (come dice Gurdjeff) per fondarsi sulla permanenza dell&#8217;<em>essere<\/em>?<\/p>\n<p>Ma non \u00e8 questa la sola obiezione alla teoria della pluralit\u00e0 degli io, tutti mutevoli e capricciosi, tutti in lotta continua per affermare una fuggevole egemonia sugli altri. In pratica, si tratta di una formulazione della teoria psicologica relativa alla sindrome della personalit\u00e0 multipla, con la quale si \u00e8 cercato di spiegare alcuni casi sconcertanti di soggetti che, a un dato momento, evidenziano gravissimi disturbi della personalit\u00e0, come se se questa si dissociasse in una pluralit\u00e0 di personalit\u00e0 secondarie (che possono essere due, tre o perfino sei o sette).<\/p>\n<p>Ma il fatto \u00e8 che il soggetto colpito dalla sindrome della personalit\u00e0 multipla &#8211; che \u00e8, in fondo, la solita etichetta che la scienza &quot;ufficiale&quot; mette sui fenomeni che non \u00e8 affatto in grado di spiegare veramente &#8211; non \u00e8 cosciente di quanto gli sta accadendo: ciascuna delle personalit\u00e0 secondarie si comporta come se fosse la vera. Inoltre, ciascuna \u00e8 cosciente delle altre, per cui si ingaggia una vera e propria lotta per la supremazia, che pu\u00f2 anche terminare con la &quot;vittoria&quot; definitiva di una delle personalit\u00e0 secondarie. In tal caso, il soggetto perde definitivamente la sua personalit\u00e0 principale e diviene una creatura irriconoscibile per coloro che le stanno intorno: totalmente diversa da quella originaria nel modo di parlare, di pensare, di sentire.<\/p>\n<p>Nella teoria di Gurdjieff, invece, non esiste una personalit\u00e0 principale, e le sotto-personalit\u00e0 sono legione, cio\u00e8 innumerevoli: non giungono mai a dominare il campo per pi\u00f9 di qualche momento, magari per pochi istanti; e, sovente, ignorano del tutto quel che fanno le altre. Se cos\u00ec fosse, la conseguenza sarebbe inevitabilmente una forma devastante di schizofrenia, che renderebbe assolutamente impossibile al soggetto condurre una vita normale; mentre, per Gurdjieff, quasi tutti gli esseri umani si trovano in una tale condizione, il che non impedisce loro di condurre delle esistenze forse contraddittorie, ma, insomma, ragionevolmente ordinate e tranquille. Ci\u00f2 appare decisamente in contrasto con il quadro delineato nelle premesse.<\/p>\n<p>Nonostante queste critiche, sia di ordine teorico che di ordine pratico, ci sembra &#8211; comunque &#8211; che la teoria di Gurdjieff contenga degli elementi di verit\u00e0, che meritano di essere meditati e approfonditi. \u00c8 vero che la maggior parte degli esseri umani, immersi nella vita di ogni giorno, tendono a perdere di vista la consapevolezza di s\u00e9 e a smarrirsi in mille desideri, emozioni e pensieri di corto respiro, inseguendo i quali vanificano il proprio progetto esistenziale.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, per avere una tale consapevolezza, bisogna essere allenati a guardare in se stessi, dominando le pulsione del falso Ego; e, inoltre &#8211; come abbiamo pi\u00f9 volte sostenuto, in precedenti articoli e saggi &#8211; occorre avere elaborato una personale visione unificatrice della vita. Diversamente, esiste il pericolo che le persone non si riconoscano come tali, ossia come liberi soggetti di libere scelte, ma sprofondino nella palude di una esistenza illusoria, dominata da false immagini di bene, ove una sorta di automatismo quotidiano si sostituisce alla intenzionalit\u00e0 della coscienza e alla benefica tensione verso valori degni di essere perseguiti.<\/p>\n<p>Quanti di noi, in effetti, vivono con il pilota automatico perennemente inserito, rinunciando a gustare la bellezza di una esistenza vissuta sino in fondo, con tutti i rischi e con tutte le soddisfazioni che essa pu\u00f2 offrire?<\/p>\n<p>Da questo punto di vista, Gurdjieff non aveva tutti i torti nel sostenere che l&#8217;uomo, in quanto essere unitario, non \u00e8 un <em>dato<\/em>, ma un <em>processo<\/em>; e che tale processo \u00e8 soggetto alla categoria kierkegardiana della <em>possibilit\u00e0.<\/em> Chi pu\u00f2 dire se un certo essere umano riuscir\u00e0 a realizzarsi pienamente come persona, dispiegando tutte le sue facolt\u00e0 per oltrepassare se stesso; se riuscir\u00e0 a riscoprire i tesori della propria singolarit\u00e0 e della propria interiorit\u00e0?<\/p>\n<p>Nessuno lo pu\u00f2 garantire in anticipo; e nessuno gli pu\u00f2 assicurare, in anticipo, qualche cosa come la vita eterna. Proprio in ci\u00f2 sta la grandezza della persona; o, meglio, del riuscire a diventarlo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel precedente articolo Esiste l&#8217;anima dell&#8217;uomo nella filsofia buddhista? 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