{"id":25547,"date":"2011-10-06T11:32:00","date_gmt":"2011-10-06T11:32:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/10\/06\/identita-umana-e-pregiudizio-etnico-ne-i-viaggi-di-gulliver-di-jonathan-swift\/"},"modified":"2011-10-06T11:32:00","modified_gmt":"2011-10-06T11:32:00","slug":"identita-umana-e-pregiudizio-etnico-ne-i-viaggi-di-gulliver-di-jonathan-swift","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/10\/06\/identita-umana-e-pregiudizio-etnico-ne-i-viaggi-di-gulliver-di-jonathan-swift\/","title":{"rendered":"Identit\u00e0 umana e pregiudizio etnico ne \u00abI viaggi di Gulliver\u00bb di Jonathan Swift"},"content":{"rendered":"<p>Da quando \u00e8 apparso nelle librerie di Londra, nel 1726, il capolavoro di quella mente satirica e paradossale che fu Jonathan Swift (in una sua opera minore, la \u00abModesta proposta\u00bb, del 1729, aveva suggerito, con la impassibile seriosit\u00e0 dell&#8217;economista, che i bambini poveri venissero utilizzati come cibo per i ricchi), ossia \u00abGulliver&#8217;s travels\u00bb, esso non ha finito di dar luogo ad equivoci e fraintendimenti.<\/p>\n<p>Basti dire che, per anni ed anni, di esso, o piuttosto di una sua edizione ridotta e &quot;normalizzata&quot;, si \u00e8 voluto fare un classico per la giovent\u00f9; cosa ancora pi\u00f9 amaramente paradossale di quel che avrebbe potuto immaginare il suo stesso autore, dato che tutto si pu\u00f2 pensare de \u00abI viaggi di Gulliver\u00bb, tranne che sia un romanzo adatto ai bambini.<\/p>\n<p>Se bastasse il fatto che il protagonista, a un certo punto, capita nel paese di Lilliput, dove tutto, a cominciare dagli abitanti, \u00e8 quindici volte pi\u00f9 piccolo che nel nostro mondo; oppure che, nella sua successiva avventura, egli finisce nel paese di Brobdingnag, ove il rapporto delle grandezze \u00e8 rovesciato a sfavore dell&#8217;uomo, e lo stesso protagonista finisce rinchiuso in gabbia come un canarino, per il trastullo della gigantesca figlia del re; se bastassero tali aspetti puramente esteriori, allora vorrebbe dire che noi attribuiamo ben poca importanza a ci\u00f2 che diamo da leggere ai bambini, oppure che non abbiamo capito nulla della terribile seriet\u00e0 di questo libro.<\/p>\n<p>Che cos&#8217;\u00e8 che non passa attraverso la macina della satira impietosa di Swift, misantropo inguaribile e scatenato pessimista? Non si salva nessuno: i suoi strali colpiscono con infallibile cattiveria i filosofi, gli storici, gli inventori (e questo in piena ideologia del progresso, in pieno secolo dei Lumi!); l&#8217;avidit\u00e0 e la brutalit\u00e0 degli Europei, protesi alla conquista degli altri continenti (e ci\u00f2 nel Paese europeo che pi\u00f9 di tutti si stava impegnando in questa sedicente &quot;missione di civilt\u00e0&quot;, la Gran Bretagna, dopo aver ridotto alla disperazione i vicini Irlandesi); la sete degli uomini di vivere eternamente; il primordiale istinto di sopraffazione proprio della natura umana, che viene significativamente contrapposto alla olimpica saggezza e all&#8217;esplicito disprezzo ad essa riservato dai nobili cavalli parlanti.<\/p>\n<p>Dal punto di vista filosofico, \u00abI viaggi di Gulliver\u00bb sono una vera e propria miniera di spunti per la riflessione, almeno quanto lo sono altri classici ammirati sotto il profilo letterario, ma, di solito, poco considerati in questa prospettiva, quali la \u00abDivina Commedia\u00bb di Dante, il \u00abDon Chisciotte della Mancia\u00bb di Cervantes e i \u00abPromessi Sposi\u00bb di Manzoni.<\/p>\n<p>Una miniera addirittura inesauribile: al punto che, se volessimo non gi\u00e0 trattare, ma anche solo sfiorare, le principali tematiche filosofiche sottese al romanzo di Swift, avremmo la necessit\u00e0 di riempire parecchi volumi; qui, pertanto, vogliamo limitarci a toccare uno solo di tali aspetti, vale a dire quello riguardante il problema dell&#8217;identit\u00e0 e del pregiudizio etnico.<\/p>\n<p>Formidabile accusatore dell&#8217;etnocentrismo, Swift insiste continuamente, lungo tutta la sua opera, sulla estrema difficolt\u00e0, anzi, sulla radicale impossibilit\u00e0 di superare i pregiudizi culturali della propria civilt\u00e0, nel momento in cui ci si trova alle prese con una civilt\u00e0 diversa, i cui presupposti materiali e spirituali siano totalmente differenti dai nostri e anche da quelli che potremmo teoricamente concepire.<\/p>\n<p>\u00c8 ovvio che, cos\u00ec impostata la questione, la soluzione non pu\u00f2 consistere nel generico e velleitario cosmopolitismo illuminista, bench\u00e9 tanto decantato da Voltaire e dagli altri &quot;philosophes&quot; francesi, a cominciare da Montesquieu: come si fa ad essere cittadini del mondo, infatti, se risulta per noi insormontabile la barriera culturale entro la quale siamo nati e cresciuti e dall&#8217;interno della quale tendiamo a giudicare, con arbitraria sicumera, altri modi di essere, di sentire e di pensare, del tutto diversi ai nostri?<\/p>\n<p>Pi\u00f9 sensato, semmai, appare un atteggiamento di scettica tolleranza, simile a quello gi\u00e0 mostrato da Montaigne e del quale abbiamo gi\u00e0 avuto, a suo tempo, occasione di occuparci (cfr. il nostro articolo \u00abMichel de Montaigne e il cannibale felice\u00bb, apparso sul sito di Arianna Editrice in data 13\/12\/2007).<\/p>\n<p>Ha scritto Gianni Celati nel suo saggio introduttivo a \u00abI viaggi di Gulliver\u00bb di Jonathan Swift (Feltrinelli, Milano, 2004, pp. XV-XVI):<\/p>\n<p>\u00abChe si tratti di meschini lillipuziani o di magnanimi giganti o di cavalli virtuosi, le abitudini dei vari paesi dipendono sempre da una fissazione su certi assiomi, definizioni nominali, dogmi o giudizi a priori; e sono una cecit\u00e0 che impedisce di vere oltre i limiti di una cultura, anche dove si tratta di cose osservabili a occhio nudo. Non solo nei comportamenti, ma anche nelle percezioni e nei pensieri intimi, la natura umana sembra ineluttabilmente dipendente da condizionamenti ambientali. Per cui il passaggio da un regime di abitudini all&#8217;altro corrisponde sempre a un lavaggio del cervello; e Gulliver non fa che subire lavaggi del cervello passando da un paese all&#8217;atro e adeguandosi a sempre nuove situazioni.<\/p>\n<p>Se tutti i comportamenti e i pensieri dipendono cos\u00ec strettamente da condizionamenti esterni, viene da chiedersi dove ci porti questa lezione di relativismo radicale. Come si chiede Patrick Reilly: &quot;che ne \u00e8 della vantata libert\u00e0 della mente, l&#8217;inviolabile santuario dell&#8217;io&quot;? Spesso \u00e8 stato detto che Swift porge un orecchio all&#8217;uomo perch\u00e9 si riconosca. Ma guardiamo Gulliver, che sembra un automa in balia della relativit\u00e0 , alieno in tutti i paesi dove capita e anche nella sua amata Inghilterra: se lui \u00e8 l&#8217;uomo in cui specchiarsi, l&#8217;uomo \u00e8 l&#8217;alieno del mondo, che appena fuori casa diventa come Gulliver una specie di &quot;freak&quot; da baraccone, alla maniera dei selvaggi che erano esibiti per lo svago delle folle o dei potenti. Dal libro risulta che l&#8217;identit\u00e0 umana viene riconosciuta attraverso &quot;leggi di Natura&quot;; le quali per\u00f2 sono giudizi a priori, abitudini di pensiero per discriminare l&#8217;indigeno dall&#8217;estraneo. Ad esempio, nella prima parte Gulliver si trova subito a essere classificato dai dotti lillipuziani come un uomo caduto dalla luna, in base a supposte &quot;leggi di Natura&quot;; e per gli stessi motivi i dotti di Brobdingnag lo classificano come un embrione abortivo, poi uno scherzo di natura; e i matematici lapuziani lo disprezzano perch\u00e9 non ha le loro stesse attitudini demenziali; infine i cavali lo espellono dalla Houyhnhnmland perch\u00e9 lo considerano una bestia irrazionale. Sempre le &quot;leggi di natura&quot; servono a definire la differenza tra l&#8217;indigeno e l&#8217;estraneo, e hanno il risultato di esporre Gulliver a sanzioni, a condanne al rischio della vita, all&#8217;espulsione.<\/p>\n<p>Inoltre va notato che la consistenza di questi giudizi a priori si fonda soprattutto sulla boria dei sapienti, sui luoghi comuni della cultura, e in nessun altro libro la scienza dei dotti viene cos\u00ec collegata alle forme universali dell&#8217;etnocentrismo. \u00c8 questo che impedisce di riconoscere nell&#8217;alieno Gulliver un&#8217;identit\u00e0 umana;, facendone appunto un &quot;freak&quot;, uno scherzo di natura: perch\u00e9, nella scienza dei dotti, i valori differenziali diventano modi del pregiudizio etnico che decide l&#8217;identit\u00e0 dell&#8217;individuo; sicch\u00e9 i luoghi comuni d&#8217;ogni cultura rappresentano i criteri ultimi per distinguere gli individui umani al resto delle creature sensitive.<\/p>\n<p>Questa una lezione che Swift ha imparato da Montaigne, uno dei suoi grandi ispiratori; e il \u00abGulliver\u00bb\u00bb sviluppa la visione di Montaigne sulla relativit\u00e0 delle opinioni e abitudini e di tutti i popoli. Una battuta nella quarta parte riassume il pensiero che attraversa il nostro libro: &quot;dov&#8217;\u00e8 mai un essere vivente non trascinato da preconcetti e parzialit\u00e0 per la sua terra natia?&quot;: Bisognerebbe citare i tratti del pregiudizio etnico negli omiciattoli di Lilliput come nei cavali della Houyhnhnmland : pensare alle idee dei capi lillipuziani di macellare o accecare il povero Gulliver, ricordare le proposte nell&#8217;assemblea dei cavalli di castrare gli Yahoo. Che si tratti dell&#8217;untuosa crudelt\u00e0 dei lillipuziani, della crudelt\u00e0 orientale del re di Luggnagg, di quella olimpica dei cavalli, o di quella degli europei impegnati in guerre e massacri coloniali, la cultura delle nazionalit\u00e0 sembra che debba sempre confermare le proprie abitudini ricorrendo a sistemi di crudelt\u00e0.<\/p>\n<p>Ogni cultura risulta un modo violento di marchiare gli altri, di segnare i limiti tra noi e l&#8217;estraneo. Perch\u00e9 chi \u00e8 fuori dai limiti d&#8217;una cultura, l&#8217;alieno, sembra appartenere alla natura brada come le bestie, dunque dovr\u00e0 essere domato, marchiato o castrato come le bestie. Questo mi sembra il succo delle disavventure di Gulliver, e fa venire un mente un celebre passo di Montaigne: &quot;Noi non abbiamo altro punto di riferimento per la verit\u00e0 e la ragione che l&#8217;esempio e l&#8217;idea degli usi e opinioni del nostro paese. [&#8230;] Perci\u00f2 gli altri diversi da noi sembrano selvaggi, allo stesso modo in cui chiamiamo selvatici i frutti che la natura ha prodotto nel suo naturale sviluppo&quot; (&quot;Essais&quot;, libro I, cap. XXXI).\u00bb<\/p>\n<p>Abbiamo detto che la constatazione della irrimediabile limitatezza e dell&#8217;insuperabile condizionamento degli individui da parte della societ\u00e0 fa s\u00ec che Swift propenda per una visione relativistica e scettica della condizione umana.<\/p>\n<p>La sua satira, che assume talora i toni di un feroce sarcasmo, non sa o non vuole individuare una&quot;pars costruens&quot; sulla quale far leva, in tanto pessimismo antropologico; egli \u00e8 un formidabile distruttore, ma non si pone nemmeno il problema di come l&#8217;uomo possa tentare di uscire dal condizionamento cui sempre viene sottoposto, senza neppure rendersene conto.<\/p>\n<p>Non si pu\u00f2 dire che ne abbia l&#8217;obbligo: Swift non \u00e8 un filosofo, ma uno scrittore; il fatto che abbia saputo vedere e criticare, dietro la vuota retorica del cosmopolitismo illuminista e del progresso illimitato, il vuoto presuntuoso di una cultura incapace anche solo di comprendere i limiti della sua stessa ideologia, sta a significare che il grande demistificatore era di parecchie lunghezze pi\u00f9 avanti dei suoi contemporanei, senza per\u00f2 spingersi innanzi fino a raggiungere, o almeno a intravedere, un terreno solido su cui poggiare i piedi.<\/p>\n<p>Proviamo, dunque, a riprendere il discorso l\u00e0 dove l&#8217;autore de \u00abI viaggi di Gulliver\u00bb lo lascia in sospeso, e vediamo a quali conclusioni si possa arrivare.<\/p>\n<p>Oggi che la globalizzazione sta rimescolando le culture, le riflessioni di Swift appaiono di particolare urgenza, perch\u00e9 \u00e8 ovvio che una mescolanza culturale, realizzata in tempi brevissimi e con l&#8217;unico denominatore comune del profitto economico di pochi, non pu\u00f2 che portare a incomprensioni, tensioni, conflitti.<\/p>\n<p>Non ci sembra, per\u00f2, che l&#8217;appartenenza a una determinata cultura debba connotarsi prevalentemente in senso negativo, come Swift sembra pensare: al contrario, l&#8217;identit\u00e0 culturale \u00e8 un elemento essenziale al buon vivere, perch\u00e9 consente all&#8217;individuo di interagire positivamente con l&#8217;ambiente, di comprendere gli altri ed esserne compreso, di condividere con essi valori, strumenti di pensiero e sensibilit\u00e0. Un individuo senza identit\u00e0 \u00e8 come una pianta secca e senza radici; una cultura senza identit\u00e0 \u00e8, a sua volta, come un deserto pietrificato, dove ogni cosa diviene anonima e intercambiabile.<\/p>\n<p>\u00c8 chiaro che l&#8217;identit\u00e0 culturale, se si chiude su se stessa e degenera in esclusivismo intollerante, finisce per rendere un pessimo servizio all&#8217;individuo, espropriandolo della sua unicit\u00e0 e precludendogli la via di ogni possibile arricchimento spirituale; ma, fino a che questo non avviene e la societ\u00e0 si limita ad offrire all&#8217;individuo dei saldi punti di riferimento e una rete di relazioni armoniose con l&#8217;altro, non solo non ne limita la creativit\u00e0, ma gli offre un insostituibile punto d&#8217;appoggio, sul quale far leva e con il quale orientarsi.<\/p>\n<p>Il problema \u00e8 che, oggi, da un lato le culture tendono ad abdicare alla propria autonomia e a lasciarsi omologare in un generale appiattimento, ci\u00f2 che produce un gravissimo impoverimento anche per il singolo individuo; dall&#8217;altro, tendono a svuotarsi dall&#8217;interno e a dimenticare le proprie radici, trasformandosi in quelle &quot;societ\u00e0 liquide&quot; di cui parla Zygmunt Bauman, dominate dalla smania del cambiamento e caratterizzate dalla riduzione del cittadino a consumatore compulsivo di beni sempre pi\u00f9 inutili, senza i quali, per\u00f2, egli si sentirebbe povero ed escluso.<\/p>\n<p>Il grande pericolo, perci\u00f2, al giorno d&#8217;oggi, non \u00e8 tanto l&#8217;etnocentrismo, quanto l&#8217;anonimit\u00e0 e la degradazione delle culture, in nome di un &quot;progresso&quot; incontrollabile e di un tecnicismo esasperato che relegano sempre pi\u00f9 l&#8217;individuo nel ruolo di semplice accessorio di un sistema efficiente, ma impersonale, dominato dalla sola dimensione economica.<\/p>\n<p>E non ci sembra si possa dire che i pregiudizi dell&#8217;economia siano pi\u00f9 accettabili di quelli di origine culturale: al fanatismo identitario si sostituisce il non meno temibile ricatto dello status economico-sociale.<\/p>\n<p>Nel romanzo di Gulliver, &quot;freak&quot; \u00e8 lo straniero in quanto diverso, ridotto a fenomeno da baraccone; nella societ\u00e0 globalizzata contemporanea, ove imperano la tecnoscienza e le leggi del profitto, &quot;freak&quot; \u00e8 colui che non pu\u00f2 o non vuole consumare secondo le modalit\u00e0 totalitarie del consumismo imperante: chi, per esempio, si accontenta di essere fruitore di beni e servizi e non pi\u00f9 di marchi, di firme, di simboli legati all&#8217;industria.<\/p>\n<p>&quot;Freak&quot;, abnorme, \u00e8, oggi, colui che voglia essere se stesso e rifiutare le maschere dell&#8217;avere e dell&#8217;apparire: egli viene guardato con sospetto e disprezzo, proprio come i lillipuziani guardano Gulliver, cos\u00ec ingombrante nella sua diversit\u00e0.<\/p>\n<p>Ma tale diversit\u00e0 \u00e8 un bene, non un male, sia per il singolo individuo, sia per la societ\u00e0 intera.<\/p>\n<p>Potrebbe una societ\u00e0 permettersi di fare a meno di quel cinque per cento creativo, di quella piccola minoranza di persone che non si adeguano passivamente a tutte le mode e a tutti i pregiudizi, ma che coltivano in se stesse la preziosa, inestimabile pianticella dell&#8217;originalit\u00e0, della consapevolezza, dell&#8217;apertura esistenziale?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da quando \u00e8 apparso nelle librerie di Londra, nel 1726, il capolavoro di quella mente satirica e paradossale che fu Jonathan Swift (in una sua opera<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[92],"class_list":["post-25547","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25547","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25547"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25547\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25547"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25547"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25547"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}