{"id":25544,"date":"2009-06-05T01:18:00","date_gmt":"2009-06-05T01:18:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/06\/05\/una-pagina-al-giorno-la-fiaccola-dei-desideri-di-guido-gozzano\/"},"modified":"2009-06-05T01:18:00","modified_gmt":"2009-06-05T01:18:00","slug":"una-pagina-al-giorno-la-fiaccola-dei-desideri-di-guido-gozzano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/06\/05\/una-pagina-al-giorno-la-fiaccola-dei-desideri-di-guido-gozzano\/","title":{"rendered":"Una pagina al giorno: \u00abLa fiaccola dei desideri\u00bb, di Guido Gozzano"},"content":{"rendered":"<p>Dall&#8217;antologia delle fiabe di Guido Gozzano \u00abLa fiaccola dei desideri\u00bb (Milano, Aldo Garzanti Editore, 1951, pp. 21-28):<\/p>\n<p>\u00ab<em>Quando in quella che fugg\u00ec<\/em><\/p>\n<p><em>settimana veritiera<\/em><\/p>\n<p><em>si cont\u00f2 tre Gioved\u00ec<\/em><\/p>\n<p><em>c&#8217;era allora, c&#8217;era&#8230; c&#8217;era&#8230;<\/em><\/p>\n<p>&#8230; un vecchio contadino che viveva in una povera capanna. Questo contadino aveva un figliuolo malaticcio, gobbo, distorto; e per colmo d&#8217;ironia questo figliuolo si chiamava Fortunato. Sui diciott&#8217;anni Fortunato decise di lasciare la capanna paterna re di mettersi alla ventura.<\/p>\n<p>Salut\u00f2 il padre, che lo bened\u00ec piangendo; si fabbric\u00f2 un paio nuovissimo di grucce scolpite e prese la via di levante, attravers\u00f2 monti e pianure, pat\u00ec la fame e la sete, in attesa sempre della fortuna. E la fortuna non veniva.<\/p>\n<p>Un giorno, sul crepuscolo, s&#8217;attard\u00f2 per un sentiero sconosciuto, in una foresta d&#8217;abeti.<\/p>\n<p>Camminava in fretta per giungere prima di notte a qualche capanna dove riparare, e sentiva il cuore balzargli di terrore alle prime grida degli uccelli notturni, al primo ululato dei lupi.<\/p>\n<p>Ad un tratto, tra la ramaglia e i tronchi diritti, gli parve di scorgere un chiarore tremulo: affrett\u00f2 il passo sulle stampelle, giunse ad una capanna di legno, picchi\u00f2 freddoloso.<\/p>\n<p>La porta si apr\u00ec: una vecchietta minuscola, curva, canuta, grinzosa, apparve nel vano., al chiarore del focolare.<\/p>\n<p>&#8211; Buona donna, mi sono perduto; accoglietemi, per carit\u00e0.<\/p>\n<p>&#8211; Vieni avanti, figliuolo mio.<\/p>\n<p>Fortunato entr\u00f2 nel tepore della capanna.<\/p>\n<p>&#8211; Ti far\u00f2 parte della mia cena: ti accontenterai di quel poco.<\/p>\n<p>&#8211; Anche troppo, madre mia.<\/p>\n<p>Si sedettero al desco.<\/p>\n<p>La vecchia pose in mezzo un piattello ed una ciotola minuscola, con una briciola e due chicchi di riso. Fortunato la guardava, stupito.<\/p>\n<p>&#8211; Non aveva torto &#8211; pensava tra s\u00e9 &#8211; a dirmi che mi accontentassi del poco.<\/p>\n<p>Ma la vecchietta fece un segno imperioso con la mano destra: ed ecco la briciola crescere, crescere, prendere forma d&#8217;un passero, d&#8217;un colombo, d&#8217;un pollo, d&#8217;un tacchino arrostito, dagli appetitosi riflessi d&#8217;oro. Ed ecco la ciotola crescere, convertirsi in una zuppiera elegante, dove fumigava una minestra dal soave profumo. Fortunato credeva di sognare.<\/p>\n<p>Mangi\u00f2 con appetito, meravigliato di sentire sotto i denti quei cibi creati dall&#8217;arte magica. E guardava di sott&#8217;occhi l&#8217;ospite misteriosa.<\/p>\n<p>Dopo cena, la vecchietta fece sedere Fortunato presso gli alari, sotto la cappa del camino, e gli si accoccol\u00f2 di contro.<\/p>\n<p>&#8211; Figliuolo, raccontami la tua storia.<\/p>\n<p>Fortunato le disse delle sue vicende e del suo vano pellegrinare in cerca di fortuna.<\/p>\n<p>&#8211; Aiutatemi voi, che dovete essere una fata potente.<\/p>\n<p>&#8211; Io non sono una fata potente e i mie incantesimi sono pochi&#8230; Ti giover\u00f2 confidandoti un segreto che tutti ignorano. Ti indicher\u00f2 la via che conduce al castello dei desideri&#8230;<\/p>\n<p>All&#8217;alba del domani la vecchietta accompagn\u00f2 Fortunato attraverso i boschi, si ferm\u00f2 ad un crocevia, e gli indic\u00f2 la strada da scegliere.<\/p>\n<p>&#8211; Cammina tre giorni e tre notti senza voltarti indietro, qualunque cosa tu senta. Giungerai ad un castello a cavaliere sulla valle. Da secoli nessuno osa affrontare il mistero di quelle mura. Picchierai con questa pietra alla gran porta, che s&#8217;aprir\u00e0 per incanto. Attraverserai cortili e stanze, androni e corridoi. Nell&#8217;ultima stanza troverai un vecchio addormentato in piedi, con il braccio teso, recante fra le dita un cerino verde; \u00e8 quello il talismano che tu devi carpire e che esaudir\u00e0 ogni tuo desiderio. Bada che il castello \u00e8 pieno di frodi magiche e di orrori diabolici. Ma il negromante, i draghi, gli spiriti si addormenteranno dal mezzogiorno al tocco. Se tu ti fermassi scoccato il tocco, saresti perduto&#8230;<\/p>\n<p>&#8211; Fortunato prese la pietra, ringrazi\u00f2 la vecchia e prosegu\u00ec la strada sulle sue stampelle. Verso sera si sent\u00ec chiamare alle spalle:<\/p>\n<p>&#8211; Fortunato! Fortunato! Fortunato!<\/p>\n<p>Non ricord\u00f2 l&#8217;avvertimento della vecchia e si volt\u00f2. Ed eccolo ricondotto d&#8217;improvviso al punto donde era partito.<\/p>\n<p>&#8211; Pazienza, ricomincer\u00f2.<\/p>\n<p>E riprese la strada, deciso di non pi\u00f9 voltarsi.<\/p>\n<p>Dopo un giorno di cammino sent\u00ec un urlo alle sue spalle.<\/p>\n<p>&#8211; Mi ammazzano. Aiuto! Giovine, per carit\u00e0!&#8230;<\/p>\n<p>Si volt\u00f2 impietosito, ed eccolo ricondotto al punto di partenza.<\/p>\n<p>&#8211; Sono inganni che mi tende il negromante: ma sapr\u00f2 come fare.<\/p>\n<p>E si tur\u00f2 le orecchie con batuffoli di stoppa e prosegu\u00ec tranquillo la strada, sordo ai richiami. Dopo tre giorni giunse al castello disabitato. Attese lo scoccare delle dodici e picchi\u00f2 con la pietra. La porta immensa, scolpita a disegni favolosi, s&#8217;apr\u00ec per incanto.<\/p>\n<p>Fortunato indietreggi\u00f2 inorridito. Aveva innanzi un cortile pieno di salamandre gigantesche, di rospi, di vipere, di scorpioni colossali. Ma tutti dormivano e Fortunato si fece animo; pass\u00f2 con le stampelle tra i dorsi viscidi, le code, le corazze, i tentacoli inerti. Attravers\u00f2 cortili, androni, corridoi, giunse ad una sala tutta coperta di monete d&#8217;argento: si chin\u00f2 e se ne emp\u00ec le tasche. Giunse ad una seconda sala piena di monete d&#8217;oro: si chin\u00f2, gett\u00f2 le monete d&#8217;argento e raccolse le monete d&#8217;oro. Giunse ad una terza sala, ingombra di alte piramidi di gemme: vuot\u00f2 le tasche dell&#8217;oro e le riemp\u00ec di brillanti. Attravers\u00f2 altri cortili, altri corridoi, giunse in un&#8217;ultima sala immensa ed oscura.<\/p>\n<p>Il negromante decrepito, dalla barba lunga e candida, dormiva in piedi, recando nella mano protesa il cero verde.<\/p>\n<p>Fortunato lo guardava stupito, guardava stupito le mille cose strane del laboratorio diabolico. Poi si sovvenne del tempo che passava, tolse il cero di mano al negromante, ritorn\u00f2 indietro di corsa, si smarr\u00ec pei corridoi&#8230; Il tocco doveva essere imminente e s&#8217;egli non usciva prima, era perduto&#8230; Ritrov\u00f2 finalmente le sale dei diamanti, dell&#8217;oro, dell&#8217;argento, attravers\u00f2 il cortile delle belve addormentate, pass\u00f2 colle sue stampelle tra i dorsi e le code viscide, raggiunse la porta immensa. I battenti si rinchiusero alle sue spalle, con fragore sordo.<\/p>\n<p>Il tocco scocc\u00f2 nell&#8217;istante.<\/p>\n<p>Un clamore spaventoso s&#8217;alz\u00f2 dietro le mura del castello: gracidii, sibili, urla roche e furenti: erano i mostri guardiani che s&#8217;accorgevano del furto. Ma Fortunato era salvo.<\/p>\n<p>Subito accese il cero e comand\u00f2:<\/p>\n<p>&#8211; Mi sparisca la gobba, mi si raddrizzino le gambe!<\/p>\n<p>E la gobba disparve e le gambe si raddrizzarono. Fortunato gett\u00f2 via le grucce, spense il cero, perch\u00e9 consumava rapidamente, e si diresse alla citt\u00e0. Giunse in citt\u00e0 a notte fatta, scelse un&#8217;altura spaziosa e vi comand\u00f2 un palazzo pi\u00f9 bello di quello reale.<\/p>\n<p>All&#8217;alba i cittadini guardarono trasecolando l&#8217;edificio meraviglioso, le sue torri, le logge, le scalee, i terrazzi, gli orti pensili fioriti in una sola notte. Fortunato stava ad un balcone, vestito da gran signore.<\/p>\n<p>Il Re, ch&#8217;era un tiranno malvagio, arse di sdegno e d&#8217;invidia per l&#8217;ignoto forestiero e gli mand\u00f2 un valletto intimandogli di recarsi a Corte.<\/p>\n<p>&#8211; Direte al Re che non m&#8217;inchino a nessuno. Se crede bene venga lui da me.<\/p>\n<p>Il Re fece decapitare il valletto che ritorn\u00f2 con tale risposta, e giur\u00f2 odio eterno al forestiero misterioso.<\/p>\n<p>Fortunato viveva la vita da gran signore, eclissando con lo sfoggio delle vesti, delle cavalcature, dei levrieri la magnificenza della corte reale.<\/p>\n<p>Gli bastava accendere pochi secondi il cero verde e subito ogni suo desiderio era appagato. Ma intanto il cero s&#8217;accorciava sempre pi\u00f9 e Fortunato cominciava ad inquietarsi e a diradare i comandi. E non era felice. Sentiva che una cosa gli mancava e non sapeva quale.<\/p>\n<p>Un giorno, cavalcando per la citt\u00e0, vide ad una loggia della regia la figlia unica del Re. La principessa sembrava sorridergli benevola, ma era circondata dalle dame e guardata a vista dai paggi e dai cavalieri.<\/p>\n<p>Il giorno dopo Fortunato pass\u00f2 ancora sotto la loggia e rivide la principessa fra le sue dinne accennargli un sorriso compiacente.<\/p>\n<p>Fortunato s&#8217;innamor\u00f2 perdutamente di lei. Una sera di plenilunio egli stava sul pi\u00f9 alto dei suoi giardini pensili appoggiato ai balaustri che dominavano la citt\u00e0.<\/p>\n<p>&#8211; Forse il cero potrebbe appagarmi anche in questo&#8230;<\/p>\n<p>E medit\u00f2 a lungo come esprimere il suo desiderio.<\/p>\n<p>&#8211; Cero, bel cero, voglio che la principessa sia fatta invisibile e venga trasportata all&#8217;istante nel mio giardino.<\/p>\n<p>Fortunato attese col cuore che gli palpitava forte&#8230;<\/p>\n<p>Ed ecco apparire la figlia del Re, vestita di una tunica bianca e con le chiome scomposte.<\/p>\n<p>La principessa tremava, folle di terrore. Si era sentita sollevare dal suo letto, trasportare in volo attraverso lo spazio. Fortunato s&#8217;inginocchi\u00f2, baciandole il lembo della tunica.<\/p>\n<p>&#8211; Sono il cavaliere che passa ogni giorno sotto i vostri balconi, principessa, e se vi feci trasportare qui, non \u00e8 con fine malvagio, ma per potervi umilmente parlare. &#8211; E Fortunato le dichiar\u00f2 il suo amore e le disse che voleva presentarsi al Re per chiederla in sposa.<\/p>\n<p>&#8211; Non fate questo! Mio padre vi odia perch\u00e9 siete pi\u00f9 potente di lui. Se vi presentaste vi farebbe uccidere all&#8217;istante.<\/p>\n<p>Dopo quella sera Fortunato faceva convenire sovente sui suoi terrazzi la principessa Nazzarena.<\/p>\n<p>Essa appariva al richiamo dello sposo, non pi\u00f9 pallida e tremante, ma sorridendo, improvvisa come una apparizione celeste. Passeggiavano sotto i palmizi, fra le rose e i gelsomini, e guardavano la citt\u00e0 addormentata. All&#8217;alba Fortunato comandava al cero verde di trasportare la principessa nelle sue stanze e questa si trovava, pochi attimi dopo, nel suo letto d&#8217;alabastro. Ma un &#8216;ancella malevola si era accorta di queste assenze notturne e rifer\u00ec la cosa al Re.<\/p>\n<p>&#8211; Se non \u00e8 vero ti faccio appiccare &#8211; aveva detto il sovrano minaccioso.<\/p>\n<p>&#8211; Sacra Corona, potete accertarvene con gli occhi vostri.<\/p>\n<p>La sera dopo il Re si nascose dietro i cortinaggi, spiando la figlia addormentata.<\/p>\n<p>Ed ecco, verso la mezzanotte, una voce remotissima che diceva: &#8211; Cero, bel cero, portami Nazzarena!<\/p>\n<p>Ed ecco la figlia farsi invisibile e la finestra aprirsi per incantesimo. Il Re era furente.<\/p>\n<p>E quando all&#8217;alba Nazzarena riapparve dormendo nel suo letto, il padre l&#8217;afferr\u00f2 per le trecce d&#8217;oro:<\/p>\n<p>&#8211; Dove sei stata, disgraziata?<\/p>\n<p>&#8211; Nel mio letto. Ho dormito tutta notte, padre mio.<\/p>\n<p>&#8211; Il Re si calm\u00f2.<\/p>\n<p>&#8211; Allora si tratta di un malefizio che tu stessa ignori e che sapr\u00f2 bene scoprire.<\/p>\n<p>Si consigli\u00f2 con un negromante.<\/p>\n<p>Questi consult\u00f2 invano la sua scienza profonda.<\/p>\n<p>&#8211; Non c&#8217;\u00e8 che un solo espediente, Sacra Corona. Appendete alle vesti della principessa Nazzarena una borsa forata piena di farina: all&#8217;alba scopriremo la traccia del suo cammino.<\/p>\n<p>Con l&#8217;aiuto della fantesca fu appesa alla tunica notturna della principessa la borsa forata piena di farina. All&#8217;alba il Re arm\u00f2 tutto il suo esercito e con la spada in pugno segu\u00ec la sottile traccia candida&#8230;. E la traccia lo condusse al palazzo del forestiero misterioso.<\/p>\n<p>Irruppe nelle stanze di Fortunato che dormiva. Prima che questi potesse ricorrere al cero salvatore, lo fece legare, trasportare al palazzo reale, rinchiudere nei sotterranei, per decretare la pena.<\/p>\n<p>Fu condannato a morte e il giorno del supplizio tutto il popolo s&#8217;accalcava sulla gran piazza. Ai balconi del palazzo reale stava tutta la Corte, col Re, la Regina, la principessa pallida e disperata..<\/p>\n<p>Fortunato sal\u00ec tranquillo il palo del supplizio.<\/p>\n<p>Il carnefice gli disse:<\/p>\n<p>&#8211; Com&#8217;\u00e8 usanza nel regno, potete esprimere a Sua Maest\u00e0 un ultimo desiderio.<\/p>\n<p>&#8211; Chiedo soltanto mi sia recato un piccolo cero verde, che ho dimenticato a palazzo, in un cofano d&#8217;avorio. \u00c8 un caro ricordo e vorrei baciarlo prima di morire.<\/p>\n<p>&#8211; Gli sia concesso &#8211; disse il Re.<\/p>\n<p>Un valletto ritorn\u00f2 col cofano d&#8217;avorio e, fra l&#8217;attenzione di tutto il popolo, Fortunato trasse il cero verde, lo accese mormorando:<\/p>\n<p>&#8211; Cero, bel cero, che tutti i qui presenti, che tutti i sudditi del regno &#8211; eccezion fatta della principessa &#8211; sprofondino in terra fino al mento.<\/p>\n<p>Ed ecco a folla, la Corte, il Re, la Regina, inabissarsi d&#8217;improvviso.<\/p>\n<p>La piazza e le vie della citt\u00e0 apparivano coperte di teste che stralunavano gli occhi e invocavano aiuto. Fortunato distinse fra le innumerevoli teste brune, bionde, calve, canute, la testa coronata del Re che rotava gli occhi a destra e a sinistra e ordinava d&#8217;essere dissepolto. Ma in tutto il regno non era pi\u00f9 rimasto in piedi un suddito solo!<\/p>\n<p>Fortunato prese Nazzarena al braccio e s&#8217;appress\u00f2 alla testa regale.<\/p>\n<p>&#8211; Maest\u00e0, ho l&#8217;onore di chiedervi la mano della principessa Nazzarena.<\/p>\n<p>Il Re guard\u00f2 Fortunato con occhi irosi e non fece motto.<\/p>\n<p>&#8211; Se tacete, partir\u00f2 oggi stesso e lascer\u00f2 voi e i vostri sudditi sepolti fino al mento.<\/p>\n<p>Il Re guard\u00f2 Fortunato, lo vide giovine e bello, pens\u00f2 ch&#8217;era pi\u00f9 potente di lui, e che sarebbe stato un buon successore.<\/p>\n<p>&#8211; Maest\u00e0, vi chiedo la mano di Nazzarena.<\/p>\n<p>&#8211; Vi sia concessa &#8211; sospir\u00f2 il Re.<\/p>\n<p>&#8211; Parola di Re?<\/p>\n<p>-Parola di Re.<\/p>\n<p>Fortunato comand\u00f2 al cero il disseppellimento di tutti e tutti risorsero per incanto.<\/p>\n<p>E nel giorno stesso, invece della condanna feroce, furono celebrate le nozze.\u00bb<\/p>\n<p>Tutti, o quasi tutti, conoscono Guido Gozzano (Torino, 1883-1916) come ironico e malinconico poeta crepuscolare, anzi, come il maggiore esponente del Crepuscolarismo; come l&#8217;autore delle due delicate raccolte di versi \u00abLa via del rifugio\u00bb, del 1907, e \u00abColloqui\u00bb, del 191\u00bb, quest&#8217;ultimo comprendente anche il notissimo poemetto \u00abLa Signorina Felicita, ovvero la felicit\u00e0\u00bb; nonch\u00e9 del libro di viaggio in India, \u00abVerso la cuna del mondo\u00bb (in realt\u00e0, una raccolta di articoli pubblicati per il giornale \u00abLa Stampa\u00bb e raccolti nel volume postumo del 1917).<\/p>\n<p>Pochi sanno che Guido Gozzano, disincantato &quot;dandy&quot; innamorato della vita e assai pi\u00f9 romantico di quel che volesse ammettere, ma minato dalla tubercolosi che lo avrebbe stroncato a soli trentatr\u00e9 anni, dopo una lunga lotta, \u00e8 stato anche un narratore di fiabe per bambini, delle quali pubblic\u00f2 due volumi: \u00abI tre talismani\u00bb nel 1914, e poi, postumo, \u00abLa principessa si sposa\u00bb, nel 1916, pochi mesi dopo la morte; oltre a due volumi di novelle, anch&#8217;essi apparsi postumi, \u00abL&#8217;altare del passato\u00bb, del 1918, e \u00abL&#8217;ultima traccia\u00bb, del 1919.<\/p>\n<p>In genere, la critica \u00abufficiale\u00bb e seriosa ha sempre guardato con una certa sufficienza le fiabe del Gozzano, giudicandole, invero frettolosamente, come cose di minor pregio rispetto alla sua pi\u00f9 nota produzione in versi.<\/p>\n<p>Non si \u00e8 accorta, a nostro parere, che nelle fiabe si ritrovano, in proporzioni diverse ma semmai con maggiore senso di libert\u00e0 e di freschezza, le medesime componenti del Gozzano poeta: l&#8217;artificio, il gioco, l&#8217;ambiguit\u00e0, innanzitutto; e poi l&#8217;ironia, lo scherzo, la nostalgia; e ancora: il sogno ad occhi aperti, il disperato amore per la vita e il pudore, quasi la paura, di attaccarvisi troppo, come chi tenga sempre pronta la valigia a portata di mano.<\/p>\n<p>Infine, la curiosit\u00e0: un gusto curioso per gli uomini, le cose, i luoghi, le situazioni; una sorta di onnivora brama di sapere, di vedere, di centellinare &#8211; quasi &#8211; la vita degli altri, non osando scommettere sulla propria. La stessa brama onnivora, si direbbe, che sta dietro alle lettere dall&#8217;India e al viaggio di Gozzano in Oriente e a Ceylon, che le ragioni di salute spiegano solo in parte e che, per altro verso, trova la sua motivazione pi\u00f9 profonda in questo desiderio di \u00abregressio\u00bb verso i regni incantati della fiaba e, forse, dell&#8217;infanzia.<\/p>\n<p>Appunto: l&#8217;infanzia. Un po&#8217; come per l&#8217;altro celebre, anzi assai pi\u00f9 celebre, &quot;dandy&quot; di quella grande stagione estetizzante che va sotto il nome generico di Decadentismo (e di cui il Crepuscolarismo non fu che una delle ramificazioni secondarie), Oscar Wilde, si potrebbe forse dire che Guido Gozzano ha inseguito, nei regni beati dell&#8217;infanzia, quella sete di purezza, di mistero, di felicit\u00e0, che trova il suo \u00abpendant\u00bb nell&#8217;ironia, e soprattutto nell&#8217;autoironia, delle opere poetiche pi\u00f9 note e apparentemente disincantate, come \u00abLa Signorina Felicita\u00bb.<\/p>\n<p>Leggendo le fiabe di Gozzano, come \u00abLa fiaccola dei desideri\u00bb che qui abbiamo proposta, si entra a contatto con l&#8217;aspetto pi\u00f9 nascosto, e forse pi\u00f9 vero, dello scrittore torinese: quell&#8217;anima sognante e quel senso di malinconica bont\u00e0 che tutte le pervade e che ne costituisce, a ben guardare, la morale nascosta, dietro la cortina fastosa dei maghi e delle fate, dei cavalieri e dei re, delle principesse e dei draghi.<\/p>\n<p>Fortunato, il giovane gobbo e storpio che diviene un bellissimo gentiluomo e che, superando grandi pericoli, riesce a coronare il proprio sogno d&#8217;amore con la principessa Nazzarena; Piumadoro, la bambina che un maleficio ha reso cos\u00ec leggera, da essere rapita dal vento e trasportata in un viaggio pieno di meraviglie; le tre bellissime figlie del Re Porcaro, e la loro matrigna tanto brutta quanto cattiva; il reuccio Gamberino, che un incantesimo condanna a camminare all&#8217;indietro, come un gambero, per punirlo di un suo atteggiamento irrispettoso&#8230; In ciascuno di questi personaggi e in ciascuna di queste situazioni si pu\u00f2 cogliere un riflesso della vita dello stesso Autore, o, quanto meno, del suo desiderio di una vita piena di luce e di bellezza.<\/p>\n<p>E, su tutto, un piacere di narrare, d&#8217;inventare, di fantasticare, che riempie ogni pagina e conferisce a queste fiabe un sapore antico e un fascino strano, eppur familiare.<\/p>\n<p>Quel cortile del castello, pieno di mostri addormentati, ma pronti a risvegliarsi; quel vecchio negromante dalla barba bianca, che dorme in piedi e tiene in mano la candela verde dei desideri; quei magici incontri notturni con la bellissima principessa, portata dal suo amato sulle ali di un incantesimo felice: leggere queste pagine \u00e8 come lasciarsi cullare da una filastrocca dolcissima, che ci trasporta nei reami incantati della fantasia.<\/p>\n<p>S\u00ec, Guido Gozzano \u00e8 stato un eccellente narratore per l&#8217;infanzia, per il semplice fatto che nella sua anima sopravviveva una scintilla di quello stupore di bambino, un riflesso di quello sguardo rapito e trepidante col quale i piccoli spalancano gli occhioni sul mistero del mondo.<\/p>\n<p>E, con buona pace dei signori critici, austeri e seriosi, non esitiamo a consigliare chiunque abbia dei bambini, e chiunque abbia dentro di s\u00e9 un poco di quel bambino che ognuno di noi \u00e8 stato, di andarsi a leggere, o a rileggere, le fiabe di Guido Gozzano.<\/p>\n<p>Sono semplici, belle, pulite; e fanno sognare.<\/p>\n<p>Con ci\u00f2, il contributo che esse recano alla saggezza del mondo non \u00e8 di poco conto: poich\u00e9 ci ricordano che una vita senza sogni \u00e8 triste, vuota, inutile.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dall&#8217;antologia delle fiabe di Guido Gozzano \u00abLa fiaccola dei desideri\u00bb (Milano, Aldo Garzanti Editore, 1951, pp. 21-28): \u00abQuando in quella che fugg\u00ec settimana veritiera si cont\u00f2<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[13,25],"tags":[92],"class_list":["post-25544","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-una-pagina-al-giorno","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25544","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25544"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25544\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25544"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25544"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25544"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}