{"id":25540,"date":"2015-07-29T11:35:00","date_gmt":"2015-07-29T11:35:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/29\/la-nemesi-dello-stato-moderno-far-la-guerra-per-farne-pagare-le-spese-ai-vinti\/"},"modified":"2015-07-29T11:35:00","modified_gmt":"2015-07-29T11:35:00","slug":"la-nemesi-dello-stato-moderno-far-la-guerra-per-farne-pagare-le-spese-ai-vinti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/29\/la-nemesi-dello-stato-moderno-far-la-guerra-per-farne-pagare-le-spese-ai-vinti\/","title":{"rendered":"La nemesi dello Stato moderno: far la guerra per farne pagare le spese ai vinti"},"content":{"rendered":"<p>Lo Stato moderno si definisce, in Europa occidentale, nell&#8217;arco temporale che va, all&#8217;incirca, dal XIV al XVII secolo. Non \u00e8 ancora lo Stato-nazione, perch\u00e9 stati importanti, come l&#8217;Austria, si coagulano attorno al principio dinastico e non a quello nazionale; ma tende a diventarlo, perch\u00e9 i maggiori stati, dalla Francia, alla Spagna, alla Gran Bretagna, sempre pi\u00f9 si configurano come monarchie nazionali, pur se la coincidenza fra nazione e stato non \u00e8, in essi, affatto completa, ora per difetto, ora per eccesso.<\/p>\n<p>Quel che caratterizza veramente lo Stato moderno \u00e8 l&#8217;accentramento della giurisdizione e l&#8217;esercizio effettivo della sovranit\u00e0 da parte della monarchia, laddove gli stati medievali, basati sul sistema feudale, erano poco pi\u00f9 che mosaici estremamente compositi di popoli e di territori, su una minima parte dei quali si esercitava l&#8217;effettiva giurisdizione centrale: nel caso della monarchia capetingia, ad esempio, sulla sola \u00cele de France, il territorio intorno alla citt\u00e0 di Parigi.<\/p>\n<p>Pertanto la nascita dello Stato moderno \u00e8 il risultato della lotta secolare tra le antiche aristocrazie guerriere, da una parte, rappresentate dal particolarismo feudale, e l&#8217;astro nascente delle monarchie intenzionate ad imporre la propria sovranit\u00e0 effettiva su tutto il territorio e su tutti i sudditi, inclusi i membri del clero. Ci\u00f2 accadde a partire dalla fine del 1200 e dall&#8217;inizio del 1300, per una serie di fattori sia interni, sia esterni (nel caso delle monarchie iberiche, la serie di guerre religiose contro gli Arabi, denominata &quot;Reconquista&quot;).<\/p>\n<p>Nel caso della monarchia francese, dapprima &#8212; agli inizi del XIII secolo vi fu l&#8217;asservimento della grande nobilt\u00e0 feudale, che si realizz\u00f2, in pratica, nel corso della crociata contro gli Albigesi, durante la quale venne inflitto un colpo irreparabile ai conti di Tolosa e alle altre altri potenti signorie occitaniche; poi, un secolo dopo, lo scontro diretto con la Chiesa, nella persona di Bonifacio VIII (oltraggio di Anagni) e, come corollario, la persecuzione dei Templari: ci\u00f2 pose fine a ogni pretesa di autonomia del clero francese rispetto a Filippo IV il Bello.<\/p>\n<p>C&#8217;era per\u00f2 un problema: la costruzione dello stato moderno richiedeva grossi capitali, per sostenere un apparato burocratico e amministrativo che si sovrapponesse, sostituendolo, alla rete dei poteri feudali semi-autonomi, i quali avevano, fino ad allora, esercitato il governo effettivo delle province, a nome della monarchia, ma, di fatto, quasi sempre nel proprio interesse prevalente. Era dunque necessario un inasprimento fiscale &#8212; ci\u00f2 che spinse alla compilazione dei primi catasti -, ma ci\u00f2 non era sufficiente: occorreva molto denaro, e i sudditi non potevano essere tassati oltre un certo limite (non a caso il XIV secolo \u00e8 passato alla storia come il secolo delle grandi rivolte contadine e anche urbane).<\/p>\n<p>Lo Stato moderno aveva bisogno, infatti, non solo di funzionari, amministratori, magistrati; aveva anche bisogno di un grosso esercito, per imporre la volont\u00e0 del sovrano sia all&#8217;interno, che all&#8217;esterno: e i progressi nella tecnica militare, specialmente l&#8217;invenzione delle grosse bocche da fuco, rendevano operosissimo l&#8217;allestimento di tali eserciti. Le vecchie signorie feudali o le signorie regionali italiane, eredi dei Comuni, potevano mantenere piccoli eserciti pre-moderni, basati sulla cavalleria; ma ora erano necessarie somme enormi per pagare grandi eserciti di fanti bene addestrati (come gli arcieri inglesi che riportarono tante strepitose vittorie nella Guerra dei cent&#8217;anni) e per allestire poderosi parchi d&#8217;artiglieria (si pensi al ruolo decisivo svolto dalla nuova arma nella caduta di Costantinopoli, le cui mura avevano resisti a tanti assedi nei mille anni precedenti il 1453).<\/p>\n<p>Occorreva, dunque, tassare la nobilt\u00e0 e il clero, o almeno incominciare a farlo; per\u00f2 la cosa si presentava estremamente difficile e laboriosa, dati i mille ostacoli che questi due ordini privilegiati erano ancora in grado di mettere in campo per sottrarsi a una vera e propria tassazione sistematica, almeno fino al 1789( fu ben questo problema che indusse Luigi XVI a convocare gli Stati generali, innescando, senza volerlo, il processo che sarebbe sfociato nella Rivoluzione francese). Dunque non restava altra strada che quella di procurarsi denaro con mezzi straordinari, come la confisca delle propriet\u00e0 di singoli ordini religiosi, accusati, ad arte, di colpe gravissime (i templari all&#8217;inizio del XIV secolo, i gesuiti nel corso del XVIII) o anche della Chiesa cattolica in quanto tale (come avverr\u00e0 nei Paesi che aderirono alla Riforma protestante).<\/p>\n<p>E tuttavia, ancora non bastava. Lo stato moderno \u00e8 una formidabile macchina che divora denaro, sempre pi\u00f9 denaro: guerra chiama guerra, dunque sempre nuove spese militari; e la confisca dei beni della Chiesa e la soppressione degli ordini religiosi induce lo Stato a farsi carico, almeno in parte, dei servizi che essi svolgevano nella societ\u00e0, dall&#8217;istruzione alla sanit\u00e0. Non restava altra via che quella di indebitarsi con chi, il denaro, lo aveva: i grandi banchieri fiorentini nel caso della Francia e dell&#8217;Inghilterra del XIV e XV secolo, i banchieri tedeschi per l&#8217;elezione al trono imperiale di Carlo V, nella cattedrale di Aquisgrana, nel 1520.<\/p>\n<p>Talvolta, per\u00f2, anche le risorse dei banchieri erano insufficienti, oppure le monarchie si trovavano nell&#8217;impossibilit\u00e0 di pagarli. Che fare, dunque? Restava ancora una strada da percorrere: quella di far pagare grandi somme di denaro agli Stati nemici, dopo averli sconfitti, addossando loro le responsabilit\u00e0 della guerra. \u00c8 quel che fecero, in forma assai rudimentale, i &quot;conquistadores&quot; spagnoli nelle Americhe, e specialmente Francisco Pizarro, allorch\u00e9 chiese e ottenne che i sudditi peruviani riempissero una stanza di metalli preziosi in cambio della liberazione (che non vi fu) del loro sovrano, l&#8217;inca Atahualpa, a Cuzco, nel 1532-33. Ed \u00e8 quel che incominciarono a fare gli Stati europei ai danni degli altri Sati europei, dopo averli sconfitti in guerra.<\/p>\n<p>Wallenstein, nel corso della Guerra dei trent&#8217;anni, aveva affermato che la guerra si alimenta con la guerra, vale a dire che gli eserciti si pagano con i saccheggi e le contribuzioni forzate imposte alle popolazioni dei Paesi sconfitto o semplicemente attraversati (anche se, in teoria, amici). Lo avevano gi\u00e0 fatto i capitani di ventura del tardo Medioevo, per esempio l&#8217;inglese John Awkwood; si trattava, adesso, di farlo a spese non di singole popolazioni, ma imponendo delle vere e proprie riparazioni di guerra ai governi delle nazioni sconfitte.<\/p>\n<p>Allorch\u00e9 la Prussia sconfisse la Francia, nel 1870-71, le impose il pagamento di cinque miliardi di franchi come indennit\u00e0 di guerra: cifra che parve enorme, ma che il governo della Terza Repubblica fu in gradi di pagare ancor prima della scadenza. Quando, poi, fu la Germania a trovarsi sul banco degli sconfitti, alla conferenza di Versailles del 1919, i suoi delegati si videro imporre, senza poter discutere, la somma astronomica di 132 miliardi di marchi oro a titolo di riparazione per i danni inflitti alla Francia e ai suoi alleati durante la Prima guerra mondiale. Era una cifra mostruosa, inconcepibile, tanto pi\u00f9 per un governo dalle finanze totalmente dissestate, come lo era la Repubblica di Weimar: ma Clemenceau, che voleva ad ogni costo una pace punitiva, fu irremovibile; e pi\u00f9 tardi, nel 1923, quando i Tedeschi si mostrarono lenti a dar seguito all&#8217;assurda richiesta, l&#8217;esercito francese entr\u00f2 in armi nella Ruhr, il maggiore bacino carbonifero tedesco, provocando loro la seconda crisi economica nel giro di cinque anni.<\/p>\n<p>Una cosa appare dunque evidente: nelle guerre moderne non basta vincere, bisogna stravincere, per poter accollare alla nazione sconfitta, dopo averle fatto riconoscere la propria responsabilit\u00e0 esclusiva, il pagamento di somme astronomiche, s\u00ec da pagare i debiti contratti con la finanza internazionale e, possibilmente, guadagnare anche qualcosa per soprammercato, s\u00ec da rilanciare la macchina dell&#8217;economia nazionale. Un governo che, in piena guerra, si accontentasse di un semplice armistizio, di un semp\u00f2ice ritorno allo &quot;status quo ante&quot;, si troverebbe a dover affrontare il problema insolubile dell&#8217;immenso indebitamento dello stato: \u00e8 questa la ragione per cui il semplice buon senso e la buona volont\u00e0 non sono bastate a porre fine alla Prima guerra mondiale, nemmeno quando le nazioni belligeranti erano esauste e desideravano tutte, pi\u00f9 o meno, la stessa cosa: por fine ad ogni costo all&#8217;immensa carneficina (\u00abl&#8217;inutile strage\u00bb di Benedetto XV).<\/p>\n<p>Questo tragico circolo vizioso, questa spirale perversa, per cui la guerra non pu\u00f2 finire con una pace di compromesso, neanche quando appare evidente che essa durer\u00e0 molto pi\u00f9 di quel che si era pensato e che coster\u00e0 rovine e distruzioni molto maggiori di quel che si sarebbe mai immaginato, \u00e8 stata benissimo illustrata in una pagina di prosa, non di uno storico di professione, ma di un romanziere contemporaneo, Ken Follet, che qui ci piace riportare per la sua cristallina chiarezza (da: K. Follet, \u00abLa caduta dei giganti\u00bb; titolo originale: \u00abFall of Giants\u00bb, 2010; traduzione dall&#8217;inglese di A. Colombo e altri, Milano, Mondadori, 2010, pp. 554-5):<\/p>\n<p>\u00abIl mese precedente [siamo in Inghilterra, negli ultimi mesi del 1916] nell&#8217;Aryshire c&#8217;era stata un&#8217;elezione suppletiva, un&#8217;elezione votazione in un solo collegio per sostituire un membro deceduto del palamento. Al candidato conservatore, il generale di corpo d&#8217;armata Hunter-Weston, che aveva combattuto sulla Somme, si contrapponeva un pacifista, il reverendo Chalmers. L&#8217;alto ufficiale aveva vinto con un risultato schiacciante. 7.149 voti contro 1.300.<\/p>\n<p>&quot;Tutta colpa dei giornali&quot; comment\u00f2 Ethel, frustrata. &quot;Che cosa pu\u00f2 fare a favore della pace la nostra piccola pubblicazione di fronte a tutta la propaganda messa in campo da quel maledetto di Northcliffe?&quot; Lord Northcliffe, fanatico militarista, ea il proprietario del &quot;Times&quot; e del &quot;Daily Mail&quot;.<\/p>\n<p>&quot;Non si tratta soltanto dei giornali, c&#8217;\u00e8 anche la questione economica&quot;.<\/p>\n<p>Bernie era molto attento alla finanza pubblica, una stranezza per uno che non aveva mai in tasca pi\u00f9 di qualche scellino.<\/p>\n<p>Ethel vide la possibilit\u00e0 di scuoterlo dal suo malumore, per cui gli chiese: &quot;In che senso?&quot;<\/p>\n<p>&quot;Prima della guerra il nostro governo spendeva complessivamente mezzo milione di sterline al giorno per esercito, tribunali e carceri, istruzioni, pensione e amministrazione coloniale: tutto quanto.&quot;<\/p>\n<p>&quot;Cos\u00ec tanto!&quot; Ethel gli sorrise con affetto. &quot;Questo \u00e8 il genere di dato che mio padre non trascurava mai&quot;.<\/p>\n<p>Bernie bevve un sorso di cioccolata. &quot;Indovina quanto spendiamo ora&quot;.<\/p>\n<p>&quot;Il doppio? Un milione al giorno? Sembra impossibile&quot;.<\/p>\n<p>&quot;Sei ben lontana. La guerra costa cinque milioni di sterline al giorno, dieci volte di pi\u00f9 del normale costo di gestione del paese&quot;.<\/p>\n<p>Ethel era sbalordita. &quot;Da dove arrivano tutti questi soldi?&quot;<\/p>\n<p>&quot;Proprio qui sta il problema. Li prendiamo in prestito&quot;.<\/p>\n<p>&quot;Ma la guerra va avanti da oltre due anni: dobbiamo aver chiesto&#8230; quasi quattromila milioni di sterline!&quot;<\/p>\n<p>&quot;Una cosa del genere. Venticinque anni di spesa pubblica ordinaria&quot;.<\/p>\n<p>&quot;Come faremo a restituirli?&quot;<\/p>\n<p>&quot;Impossibile riuscirci. Un governo che cercasse di imporre tasse sufficienti per ripagare questo debito provocherebbe la rivoluzione&quot;.<\/p>\n<p>&quot;E allora cosa succeder\u00e0?&quot;<\/p>\n<p>&quot;Se perdiamo la guerra, i nostri creditori, soprattutto americani, finiranno in bancarotta. Se la vinciamo, sar\u00e0 la Germania a dover pagare. Sono quelle che si definiscono &#8216;riparazioni di guerra&#8217;.<\/p>\n<p>&quot;Ma come faranno &#8216;loro&#8217;&quot;?<\/p>\n<p>&quot;Finiranno alla fame, ma tanto a nessuno importa cosa succede ai perdenti. Comunque i tedeschi hanno imposto lo stesso trattamento ai francesi nel 1871&quot;. And\u00f2 a mettere la tazza nel lavandino. &quot;Capisci perch\u00e9 non possiamo fare la pace con la Germania? Altrimenti chi pagherebbe il conto?&quot;<\/p>\n<p>Ethel era esterrefatta. &quot;Cos\u00ec continuiamo a mandare i nostri giovani a morire nelle trincee solo perch\u00e9 non siamo in grado di saldare il debito. [&#8230;] Viviamo davvero in un mondo orribile&quot;.\u00bb<\/p>\n<p>Chiaro, no? C&#8217;\u00e8 una sola cosa da aggiungere. La guerra non \u00e8 mai finita: oggi si fa con le armi dell&#8217;economia e della finanza; e, di nuovo, i Paesi soccombenti devono finanziare, attraverso il meccanismo del debito, il benessere di quelli che risultano vincitori&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo Stato moderno si definisce, in Europa occidentale, nell&#8217;arco temporale che va, all&#8217;incirca, dal XIV al XVII secolo. 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