{"id":25538,"date":"2015-11-30T06:02:00","date_gmt":"2015-11-30T06:02:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/11\/30\/il-marchese-de-sade-e-stato-laraldo-del-moderno-pacifismo\/"},"modified":"2015-11-30T06:02:00","modified_gmt":"2015-11-30T06:02:00","slug":"il-marchese-de-sade-e-stato-laraldo-del-moderno-pacifismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/11\/30\/il-marchese-de-sade-e-stato-laraldo-del-moderno-pacifismo\/","title":{"rendered":"Il marchese De Sade \u00e8 stato l\u2019araldo del moderno pacifismo?"},"content":{"rendered":"<p>In un mondo impazzito, tutto \u00e8 possibile; anche che a capeggiare il &quot;partito&quot; dei fautori della pace a oltranza, della pace contro tutte le guerre, sia stato un personaggio come il marchese De Sade; magari con la motivazione &#8212; come \u00e8 stato, appunto, il suo caso &#8211; che lo Stato non deve pretendere di avere il monopolio della violenza, perch\u00e9 la violenza \u00e8 un fatto privato e spetta ai singoli uomini esercitarla in santa pace (scusate il bisticcio di parole), cio\u00e8 senza nessun rompiscatole che venga a guastarne il sacrosanto divertimento.<\/p>\n<p>Il problema della pace assoluta, in effetti, \u00e8 molto, ma molto pi\u00f9 complesso e intricato di come se lo immaginano i suoi pi\u00f9 ingenui sostenitori, convinti che basti dire: &quot;abbasso la guerra!&quot; perch\u00e9 tutte le guerre finiscano, ora e per sempre. Si tratta di vedere, infatti, se la guerra non sia, per caso, connaturata alla condizione umana; dopo di che, si tratta di vedere se sia preferibile puntare su un obiettivo massimalista, encomiabile, ma irrealistico, o su di una strategia minima, tendente non a eliminare totalmente la pratica della guerra, ma a limitarla e, per quanto possibile, disciplinarla e &quot;umanizzarla&quot;, togliendole almeno gli aspetti pi\u00f9 crudeli e devastanti.<\/p>\n<p>Se la guerra \u00e8 ineliminabile, perch\u00e9 l&#8217;aggressivit\u00e0 fa parte della natura umana, allora il volerla cancellare non solo \u00e8 irrealizzabile, ma finisce per reprimere energie distruttive che, costrette a nascondersi a livello pubblico, riemergono a livello privato, ad esempio nella violenza domestica, o, comunque, nella violenza individuale, come quella di un criminale seriale, il quale si accanisce sadicamente su delle vittime inermi, per il puro gusto di farlo. E questo \u00e8, appunto, il caso del marchese De Sade, vero figlio della &quot;filosofia&quot; illuminista: dal che si vede quanto hanno mancato il bersaglio quanti hanno voluto vedere in lui e nelle sua opera, nonostante tutto, una espressione dello spirito libertario e anti-assolutista, e quindi, perch\u00e9 no?, un compagno di strada o un precursore del pacifismo e dell&#8217;anti-autoritarismo odierni.<\/p>\n<p>Se, invece, la tendenza bellicosa fa parte della natura umana ed \u00e8, pertanto, pressoch\u00e9 ineliminabile, forse sarebbe pi\u00f9 saggio fare in modo che essa rimanga circoscritta entro un ambito limitato (quello degli eserciti di professione, per esempio), che non dilaghi a colpire l&#8217;intero meccanismo vitale di una societ\u00e0, che non divenga &quot;guerra totale&quot;, mirante alla distruzione assoluta del nemico, e alla cancellazione delle sue tradizioni, dei suoi modi di vita, dei suoi modelli di riferimento spirituali, perch\u00e9 solo cos\u00ec si potranno contenere i suoi danni pi\u00f9 gravi ed evitare che si trasformi in uno strumento di distruzione assoluta; cosa che, in passato, anche per il modesto sviluppo tecnologico degli ordigni bellici, non era mai stata possibile.<\/p>\n<p>Non bisogna, tuttavia, sopravvalutare il ruolo che ha giocato la tecnica, e specialmente la tecnica nucleare, nella trasformazione della guerra da istituzione permanente, ma tutto sommato &quot;controllata&quot; delle societ\u00e0 umane, a minaccia di annientamento totale della vita sul nostro pianeta; perch\u00e9, se \u00e8 chiaro che lo sviluppo di una tecnica bellica sempre pi\u00f9 potente &#8212; atomica, chimica, batteriologica &#8212; moltiplica esponenzialmente il pericolo globale, \u00e8 altrettanto chiaro che non la tecnica in s\u00e9, ma un cambiamento ideologico deve aver causato il nuovo orientamento verso la guerra totale, verso la guerra come esperienza assoluta, nella quale il destino di un popolo intero &#8211; e, tendenzialmente, di ogni popolo &#8212; viene drammaticamente messo in gioco, una volta per tutte, come sul tavolo di una <em>roulette<\/em>. Il che, ad esempio, \u00e8 quanto accadde alla Germania hitleriana, sia per volont\u00e0 del suo folle capo, sia per quella dei suoi nemici, tesi a ottenerne la &quot;resa incondizionata&quot;, magari sotto una montagna impressionante di macerie e sui corpi di milioni di civili massacrati nei bombardamenti aerei di tipo terroristico.<\/p>\n<p>Ebbene: siamo d&#8217;accordo con lo storico Franco Cardini nel ritenere che quel momento-chiave, quel momento-cesura, che segna realmente la discontinuit\u00e0 fra il prima e il dopo, fra la vecchia e la nuova maniera di concepire e di fare la guerra, vada individuato nella fase giacobina della Rivoluzione francese, con l&#8217;insorgere dell&#8217;idea del &quot;popolo in armi&quot; e del progetto di diffusione universale della <em>libert\u00e9<\/em>, <em>fraternit\u00e9<\/em> ed <em>egalit\u00e9<\/em>: progetto che regal\u00f2 all&#8217;Europa e al mondo oltre venti anni di guerra continua e, all&#8217;interno della Francia stessa, il primo progetto di eliminazione sistematica di un popolo intero, quello della Vandea, refrattario a siffatti ideali (cfr. il nostro articolo: \u00abInizia nel segno dei &quot;diritti dell&#8217;uomo&quot; il primi genocidio della storia moderna\u00bb, pubblicato sul sito di Arianna Editrice in data 03\/12\/2014, e su \u00abIl Corriere delle Regioni\u00bb il 04\/12\/2014).<\/p>\n<p>Scrive Franco Cardini nel libro \u00abQuella antica festa crudele. Guerra e cultura della guerra al Medioevo alla Rivoluzione francese\u00bb, (Milano, Mondadori, 1995, pp. 441-443):<\/p>\n<p><em>\u00ab&#8230;Konrad Lorenz ha visto nelle armi nucleari una discriminazione assoluta rispetto alla funzionalit\u00e0 della guerra come forma di rapporto umano: quindi in fattore destabilizzante che ha radicalmente modificato il fenomeno guerra rendendolo non pi\u00f9 funzionale e quindi privo di eticit\u00e0&lt;) nel mondo nel quale attualmente viviamo. Ma, se le armi nucleari sono il risultato di una corsa al reciproco superamento tra le parti avverse, resta da individuare il momento nel quale la guerra ha cessato di essere un modo di risolvere certi contrasti e al tempo stesso una sorta di rito, di &quot;iudicium dei&quot;: insomma ha cessato di venir confinata nella propria sfera, per dilagare al di fuori di essa.<\/em><\/p>\n<p><em>Ora, la guerra del lungo periodo fra XI e XVIII secolo sembra aver costantemente cercato (sia pure con qualche lunga parentesi, specie fra Cinque e Seicento) di non perdere di vista certi valori irrinunziabili, di rimaner circoscritta ai combattenti e alle ragioni per cui era di volta in volta scoppiata, e non di coinvolgere la societ\u00e0 nel suo complesso arrestandone tutte le funzioni vitali, insomma di autolimitarsi. Gli ideali cavallereschi prima, il diritto internazionale poi, la meditazione dei filosofi settecenteschi infine, sono stati tentativi differenti di umanizzare e umanizzare i conflitti, poich\u00e9 era palese utopia l&#8217;evitarli del tutto e in tutto. Lo stesso tendere della guerra a trasformarsi in una sorta d&#8217;istituzione permanente, il suo &quot;cronicizzarsi&quot; pare aver condotto all&#8217;instaurarsi d&#8217;un equilibrio tra fattori demografici, sociali, politici, produttivi, religioso-mentali all&#8217;interno della societ\u00e0 europea preindustriale. Il fenomeno della guerra totale \u00e8 rimasto sostanzialmente estraneo a quel mondo, che anzi ha assistito, nel XVIII secolo, a un grande sforzo anche intellettuale per ulteriormente umanizzare e limitare i conflitti.<\/em><\/p>\n<p><em>Senza dubbio, questa guerra misurata, combattuta magari anche con impegno ma senza passioni nel senso emozionale del termine, poteva sembrare a sua volta un fatto alienante se non addirittura immorale. E non era difficile proporre, attingendo alla storia o alla filosofia, dei modelli alternativi a questo &quot;affare dei re&quot;. Si poteva ad esempio rivendicare un ruolo all&#8217;antico sogno irenistico, magari rivisitato in termini libertini. \u00e8 quanto ad esempio fave a Donatien-Alphonse Fran\u00e7ois de Sade riproponendo il concetto di guerra come &quot;magnum latrocinium&quot; e rivendicando, nella &quot;D\u00e9fense du crimine&quot;, il diritto alla violenza privata, individuale, della quale la persona era stata espropriata in quanto lo stato se ne era impossessato. Su questa via, scorgendo appunto nella guerra il risultato pi\u00f9 tragico di tale esproprio, il De Sade aveva agio di proporre una societ\u00e0 integralmente irenistica nella quale per\u00f2 l&#8217;assassinio sarebbe stato un &quot;liberatorio&quot; sfogo passionale dell&#8217;individuo.<\/em><\/p>\n<p><em>Oggi \u00e8 di moda pensare al Divino Marchese come a un profeta per l&#8217;et\u00e0 presente, e forse anche per la futura: e pu\u00f2 darsi che non ci si sbagli Certo \u00e8 che, ai suoi tempi come pi\u00f9 tardi,il &quot;no&quot; alla guerra si \u00e8 sovente tradotto &#8211; quando lo si \u00e8 voluto sottrarre a concrete ragioni storiche e politiche -, quando ci si \u00e8 rifiutati di sottoporlo a un disegno credibile e verificabile di convivenza internazionale &#8211; in un &quot;no&quot; alle sue limitazioni, alle sue norme.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma il De Sade viveva in un tempo nel quale era convinzione diffusa che la guerra sarebbe gradualmente andata scomparendo dal teatro dei rapporti umani, magari per venir sostituita con qualche altra, pi\u00f9 raffinata, forma di conflitto. Progresso? Allorch\u00e9 la civilt\u00e0 dei lumi si fece da parte per cedere il posto al nascente romanticismo, si cominci\u00f2 a pensarla diversamente. La guerra, allora &#8211; come ribadiva Wilhelm von Humboldt -, poteva venir colta nel suo convergere con la &quot;Bildung&quot;, nel suo carattere formativo attraverso il quale &#8211; nella tensione delle risorse dell&#8217;uomo &#8211; le civilt\u00e0 pervenivano alla massima realizzazione di se stesse. In questo senso il von Humboldt poteva considerare &quot;salutare&quot; la guerra, preoccupandosi per una sua possibile scomparsa dalla storia del mondo a additare il suo ideale di uomo in guerra nel guerriero antico e nel suo sacrificio personale, contrapposto alla disumanizzazione del soldato moderno ridotto a un ingranaggio anonimo e perduto nella massa degli anonimi come lui candidati all&#8217;umiliazione e all&#8217;annichilimento. Che questa posizione potesse essere &quot;pericolosa&quot; e suscettibile di strumentalizzazioni e degenerazioni, va da s\u00e9; resta il fatto che il Von Humboldt cercava nella guerra stessa, e generosamente, , l&#8217;uomo e la sua libert\u00e0<\/em><\/p>\n<p><em>Ormai, in questo scorcio del XX secolo, nessuno crede pi\u00f9 sul serio n\u00e9 a una &quot;naturale&quot; scomparsa della guerra dalla faccia della terra come risultato del progresso umano &#8211; ch\u00e9 anzi le minacce di distruzione dell&#8217;umanit\u00e0 si sono semmai accresciute col perfezionarsi della tecnologia &#8211; n\u00e9 alla possibilit\u00e0 che a tali minacce si fornisca una risposta liberatoria globale, capace nel nome d&#8217;una qualche generosa utopia di veramente mutare le spade in falci e le lance in vomeri&#8230;\u00bb<\/em><\/p>\n<p>Qualcuno, arrivati a questo punto del nostro ragionamento, potrebbe rifiutarsi di ammettere che esista un qualcosa di simile alla &quot;natura umana&quot;; qualcuno che, in nome del pragmatismo, ma anche del volontarismo, potrebbe sostenere che l&#8217;uomo \u00e8 ci\u00f2 che di esso vogliamo fare, qui e ora: non una &quot;natura&quot;, ma un divenire, sul quale \u00e8 possibile agire a piacere, per manipolarlo, modificarlo, e, quel che pi\u00f9 conta, migliorarlo. Non \u00e8 forse questa la cosa pi\u00f9 importante e pi\u00f9 degna di tutte: agire sulla infinita perfettibilit\u00e0 dell&#8217;essere umano?<\/p>\n<p>Quest&#8217;ultima idea, in realt\u00e0, nasconde un sofisma; e il sofisma, a sua volta, nasconde un disegno di dominio radicale, pericolosissimo per l&#8217;uomo stesso, addirittura satanico. S\u00ec: l&#8217;uomo \u00e8 perfettibile; ma non \u00e8 vero che egli sia <em>infinitamente<\/em> perfettibile, perch\u00e9, se cos\u00ec fosse, allora l&#8217;uomo potrebbe far di se stesso una creatura superiore all&#8217;umana: potrebbe far di se stesso un dio. Invece l&#8217;uomo deve accettare i propri limiti; pur sforzandosi di perfezionarsi moralmente e spiritualmente, deve accettare l&#8217;idea che egli rimarr\u00e0 pur sempre una creatura, e quindi un essere <em>imperfetto<\/em> (tanto \u00e8 vero che i pi\u00f9 consapevoli della loro imperfezione sono proprio coloro ci quali, secondo il giudizio della massa, si sono innalzati molto al di sopra del livello comune: i santi). L&#8217;uomo, quindi, \u00e8 un essere imperfetto che tende a perfezionarsi, ma sapendo che non potr\u00e0 modificare la propria <em>natura<\/em>; ossia che non potr\u00e0 diventare altro da quel che egli \u00e8, almeno nella presente dimensione spazio-temporale &#8212; di quel che sar\u00e0 nella dimensione dell&#8217;eterno, ci\u00f2 \u00e8 oggetto della Rivelazione.<\/p>\n<p>Smascherato il sofisma della perfettibilit\u00e0, resta da smascherare il disegno di dominio radicale e satanico che si cela dietro di esso: il disegno di voler fare dell&#8217;uomo un dio; l&#8217;ambizione dell&#8217;uomo di potersi trasformare in Dio e di poter rivaleggiare con Lui, oppure di escluderlo totalmente, dal momento che non v&#8217;\u00e8 bisogno di due d\u00e8i nell&#8217;orizzonte della vita umana, quando uno \u00e8 pi\u00f9 che sufficiente. Diabolico, perch\u00e9 l&#8217;uomo, se vuol mettersi al posto di Dio, non pu\u00f2 diventare che la Sua contraffazione, la Sua scimmia: il Diavolo, appunto. E questo, s\u00ec, che \u00e8 alla sua portata: dal momento che non richiede uno sforzo impossibile, ma rientra nel regno del possibile; gli basta lasciarsi andare al suo lato peggiore: quello di Caino, di Erode, di Giuda.<\/p>\n<p>Giungiamo, cos\u00ec, a una conclusione che solo in apparenza \u00e8 sorprendente. Il pacifismo totale \u00e8 una aspirazione alla perfezione; e, come tale, \u00e8 una cosa buona fino a quando conserva la consapevolezza del proprio limite, una cosa folle e malvagia allorch\u00e9 pretende di potersi inverare, qui e ora, senza residui, magari a colpi di risoluzioni delle Nazioni Unite. La guerra \u00e8 una realt\u00e0 negativa, senza dubbio. Ma c&#8217;\u00e8 qualcosa di ancor peggiore: la negazione della finitezza umana e, con essa, la pretesa di fare dell&#8217;uomo, Dio, e del mondo, il Paradiso. Perch\u00e9 ne deriver\u00e0 l&#8217;Inferno&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In un mondo impazzito, tutto \u00e8 possibile; anche che a capeggiare il &quot;partito&quot; dei fautori della pace a oltranza, della pace contro tutte le guerre, sia<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[92],"class_list":["post-25538","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25538","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25538"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25538\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25538"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25538"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25538"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}