{"id":25534,"date":"2007-07-30T01:18:00","date_gmt":"2007-07-30T01:18:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/07\/30\/la-guerra-ispano-peruviana-del-1865-66\/"},"modified":"2007-07-30T01:18:00","modified_gmt":"2007-07-30T01:18:00","slug":"la-guerra-ispano-peruviana-del-1865-66","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/07\/30\/la-guerra-ispano-peruviana-del-1865-66\/","title":{"rendered":"La guerra ispano-peruviana del 1865-66"},"content":{"rendered":"<p><em>Sono passati ventisei anni (cio\u00e8 esattamente una generazione) da quando Argentina e Gran Bretagna hanno incrociato le armi per il possesso delle Isole Falkland-Malvine, e ancora non si pu\u00f2 dire che l&#8217;opinione pubblica mondiale<\/em> <em>abbia potuto completamente scordare quella che una rivista tedesca defin\u00ec subito<\/em> die absurde Krieg<em>, &quot;la guerra assurda&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Di solito gli storici, che ritengono di avere in queste cose la vista pi\u00f9 acuta dell&#8217;uomo comune, pazientemente spiegano che ragioni profonde, inevitabili si celano dietro ogni conflitto, anche quello apparentemente pi\u00f9 gratuito. Ma se ci\u00f2 appare chiaro in molti casi, comprese le due guerre mondiali e quella del Vietnam, in altri lo \u00e8 un po&#8217; meno.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 proprio vero che certe guerre possono dirsi inevitabili?<\/em><\/p>\n<p><em>Il caso che prenderemo ora in considerazione \u00e8, a questo proposito, emblematico: il tragicomico tentativo della Spagna, compiuto fra il 1864 e il 1866, di rientrare in possesso di una parte almeno del suo perduto impero coloniale nell&#8217;America del Sud; tentativo talmente assurdo che ci vollero ben dieci anni, dopo che era stato sparato l&#8217;ultimo colpo, perch\u00e9 venisse al fine firmato un trattato di pace tra le potenze in esso coinvolte.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;episodio, d&#8217;altra parte, era passato pressoch\u00e9 inosservato all&#8217;opinione pubblica mondiale perch\u00e9 l&#8217;Europa, in quegli anni, era impegnata in ben altri conflitti: quello dell&#8217;Austria e della Prussia contro la Danimarca (1864) e quello della Prussia e dell&#8217;Italia contro l&#8217;Austria (1866), mentre all&#8217;orizzonte se ne andava profilando un terzo di portata epocale: quello franco-prussiano del 1870, che avrebbe cambiato la storia del vecchio continente e creato le premesse per lo scoppio della prima guerra mondiale.<\/em><\/p>\n<ol>\n<li><em>SOGNI DONCHISCIOTTESCHI DI RICONQUISTA.<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p>Nel 1825, con l&#8217;indipendenza della Bolivia, cadeva l&#8217;ultima bandiera spagnola nell&#8217;emisfero meridionale, ma per parecchi decenni il governo di Madrid si rifiut\u00f2 di riconoscere il fatto compiuto e di stabilire normali relazioni diplomatiche con le sue ex colonie americane. Bench\u00e9 sconvolta dalla lunga guerra civile tra carlisti e cristini, economicamente arretrata e sempre pi\u00f9 impoverita anche per la corruzione delle camarille di corte, la Spagna continu\u00f2 lungamente a coltivare impossibili sogni di riconquista. L&#8217;antica madre patria non comprendeva assolutamente perch\u00e9 le sue vecchie colonie, alle quali aveva portato &#8211; come essa diceva &#8211; &quot;<em>la civilt\u00e0 e la vera fede<\/em>&quot;, avessero mostrato tanta &quot;ingratitudine&quot; nei suoi confronti ( \u00e8 l&#8217;espressione usata nell&#8217;iscrizione del monumento a Colombo in Siviglia), e spiava l&#8217;occasione di rimettere piede sul continente americano, ave ormai conservava solo le due isole di Cuba e Puerto Rico.<\/p>\n<p>Una prima occasione favorevole sembr\u00f2 presentarsi nel 1861, quando la Repubblica Dominicana, minacciata dalla vicina Repubblica negra di Haiti, si rivolse al primo ministro spagnolo Leopoldo O&#8217;Donnel per ricevere aiuti, e questi fu pronto a far rioccupare dalla sua flotta la piccola ex colonia. Questo effimero successo riaccese pi\u00f9 vaste speranze di riconquista nel governo della regina Elisabetta II, tanto pi\u00f9 che la vittoriosa guerra contro il Marocco, nel 1859-60, aveva rialzato alquanto l&#8217;avvilito orgoglio militare spagnolo. Il momento pareva favorevole perch\u00e9 gli Stati Uniti d&#8217;America erano completamente assorbiti dalla sanguinosissima guerra civile fra gli Stati del Nord e quelli del Sud, iniziatasi nel 1861 e che si sarebbe protratta fino al 1865. Essi, pertanto, non erano al momento in grado di far valere la famosa <em>&quot;dottrina Monroe&quot;<\/em> (<em>\u00abl&#8217;America agli americani!\u00bb)<\/em> contro le ingordigie delle potenze europee.<\/p>\n<p>Una seconda occasione parve offrirsi nel 1862, allorch\u00e9 il presidente Americano Benito Juarez aveva proclamato la moratoria dei debiti con l&#8217;estero e la Spagna, questa volta insieme alla Francia e all&#8217;Inghilterra, aveva effettuato uno sbarco a Veracruz per cercare di assicurarsi il recupero dei propri crediti. Ben presto, tuttavia era apparso chiaro a tutti, e quindi anche alla Spagna e all&#8217;Inghilterra, che per l&#8217;imperatore francese Napoleone III quello era solo il pretesto per perseguire un proprio disegno imperialistico nel Messico, al fine di trasformare quel grande Paese in una specie di colonia o stato-vassallo della Francia. Tale disegno, in effetti, sarebbe culminato di l\u00ec a poco nella tragica avventura di Massimiliano d&#8217;Asburgo; ma prima che ci\u00f2 accadesse, le altre due potenze avevano deciso di ritirarsi dall&#8217;impresa. Ben inteso, anche la Spagna nutriva segrete aspirazioni politico-territoriali, peraltro non ben definite; solo la Gran Bretagna perseguiva, in questo caso, degli obiettivi di natura esclusivamente finanziaria, o tutt&#8217;al pi\u00f9, di prestigio. Tuttavia, se grandi erano le ambizioni del governo madrileno, non altrettanto robusti erano i suoi denti; per cui, davanti alla prospettiva di ridursi al ruolo di comprimario del potente corpo di spedizione francese, esso prefer\u00ec rinunciare del tutto all&#8217;impresa.<\/p>\n<p>Allora gli sguardi dei ministri di Madrid si appuntarono sulla costa sud-americana del Pacifico, ove non era da prevedersi alcuna interferenza delle grandi potenze europee. L&#8217;instabilit\u00e0 del governo peruviano; i profondi legami tra questo Paese e l&#8217;antica madre patria (pi\u00f9 profondi di quelli di ogni atra ex colonia, a parte il Messico), che ne avevano fatto il bastione del dominio spagnolo nel continente e il pi\u00f9 restio a recidere il legame coloniale; infine la lucrosissima esportazione del guano, il fertilizzante naturale delle Isole Chinchas, che nel 1856 aveva raggiunto il volume di 50.000 tonnellate: tutto ci\u00f2 indusse la Spagna a inviare una squadra navale in quelle acque. Tale iniziativa venne annunciata dal governo di Madrid, con una dose notevole di faccia tosta, come una operazione amichevole e diretta a rinsaldare i secolari legami tra la Penisola Iberica e l&#8217;America del Sud. Le repubbliche del Pacifico &#8211; Ecuador, Per\u00f9, Bolivia e Cile -, tuttavia, non desideravano affatto un tale rafforzamento e reagirono al riavvicinarsi della squadra spagnola con azioni diplomatiche che tradivano nervosismo e una forte dose di preoccupazione.<\/p>\n<p>Come un tempo l&#8217;argento e l&#8217;oro del Per\u00f9 avevano costituitola principale entrata finanziaria della Spagna, cos\u00ec ora essa nutriva &#8211; in realt\u00e0 &#8211; la speranza di mettere le mani sul guano delle Isole Chinchas e forse anche, facendo di esse un forte punto d&#8217;appoggio strategico, ristabilire una qualche forma di protettorato sulla sua antica colonia: tanto che l&#8217;intera impresa apparve ben presto sotto le vesti di una sfacciata &quot;caccia al tesoro&quot;, per usare l&#8217;espressione dello storico statunitense contemporaneo Hubert Herring (nella sua monumentale <em>Storia dell&#8217;America Latina,<\/em> tr.it. Milano, Rizzoli, 1976, p. 841).<\/p>\n<p><em>&quot;Paradossalmente, le calamit\u00e0 che sconvolsero la nazione<\/em> [ossia la Repubblica peruviana] <em>durante questo periodo, la guerra con la Spagna, la corruzione della burocrazia e del mondo del commercio, la costosa Guerra del Pacifico, furono conseguenze dirette della prosperit\u00e0 del periodo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Il primo disastro, la guerra della Spagna contro il Per\u00f9, dal 1862 al 1866, fu l&#8217;ultimo tragicomico tentativo della Spagna di riconquistare la sua perduta gloria in America. Si trattava di una caccia al tesoro, il che fu chiaro quando le truppe spagnole s&#8217;impadronirono delle Isole Chinchas con i loro mucchi di guano. Il Per\u00f9 era debole, ma l&#8217;esercito della Spagna era ancora pi\u00f9 debole e gli invasori dovettero ritirarsi.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Gli storici spagnoli, da parte loro, preferiscono sorvolare sulle vere cause del conflitto e sottolineare il valore della loro marina e la fierezza dell&#8217;ammiraglio M\u00e9ndez-Nu\u00f1ez, che in quella occasione cos\u00ec rispose al collega statunitense che aveva minacciato di affondare le navi spagnole di legno, con le sue navi d&#8217;acciaio:: <em>\u00abLa Spagna preferisce l&#8217;onore senza le navi, alle navi senza onore\u00bb.<\/em> L&#8217;episodio \u00e8 riferito, ad esempio, nella <em>Sintesis de historia de Espa\u00f1a<\/em> di Antonio Ballesteros Beretta (Barcellona, Salvat Editores, 1950, p. 519), che lo riferisce in questi termini:<\/p>\n<p><em>&quot;En el a\u00f1o 1866 tenia efecto la guerra llamada del Pacifico. Los principales episodios fueron el apresamiento realizado por los chilenos de nuestra goleta<\/em> Covadonga<em>., que produjo el suicidio del general Pareja, afevctado por el hecho, y los bombardeos de Valparaiso y el Callao.la guerra era contra el Per\u00f9y Chile, y como nos tachasen de haber bombardeado una ciudad abierta como Valparaiso, nuestra escuadra,compuesta de las fragatas<\/em> Numancia, Villa de Madrid, Berenguela Blanca, Almansa <em>y<\/em> Resoluci\u00f2n, <em>y de la goleta<\/em> Vencedorta<em>, bombarde\u00f2 elpuerto del Callao, que tenia baterias blindadas. Mandaba nuestra escuadra el valoros don Castro M\u00e9ndez-Nu\u00f1ez, y al mainifestarle que la esquadra de los Estados Unidos, surta en elpuerto, podia echar a pique nuestros pobres barcos de madera, exclam\u00f2 el heroico marino:<\/em> \u00abEspa\u00f1a prefiere honra sin barcos a barcos sin honra\u00bb.<\/p>\n<p>Le navi da guerra spagnole entrarono al Callao, il porto di Lima,il10 luglio 1863, per una visita &quot;amichevole&quot; che si protraeva troppo a lungo e della quale il debole presidente peruviano Juan Antonio Pezet non sapeva pi\u00f9 come liberarsi. Non c&#8217;\u00e8 da stupirsi se, nel clima di sospetto e di timore diffusosi tra la popolazione di quella Repubblica, scoppiarono degli incidenti. Alcuni lavoratori spagnoli furono vittime di una aggressione a Talomb\u00f2, e il governo della regina Isabella di Spagna afferr\u00f2 al volo il pretesto per gettare la maschera dell&#8217;amicizia e mostrare apertamente le sue vere intenzioni.<\/p>\n<ol start=\"2\">\n<li><em>LA GUERRA DEL PACIFICO.<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p>Sostenendo che il procedimento penale a carico degli aggressori era stato trascinato con lentezza inescusabile e che si era risolto in maniera offensiva per la Spagna, ossia con condanne irrisorie, Madrid invi\u00f2 in Per\u00f9 un proprio rappresentante con il titolo non di ambasciatore, ma di <em>commissario speciale.<\/em> Naturalmente il governo di Lima, che in Spagna non godeva neppure del riconoscimento ufficiale della propria indipendenza e che non aveva con essa, perci\u00f2, delle normali relazioni diplomatiche, rifiut\u00f2 di riconoscerlo sotto quella veste assai sospetta, che pareva sottintendere la volont\u00e0 spagnola di esercitare una qualche forma di sovranit\u00e0 mai venuta meno, giuridicamente, nei confronti del Per\u00f9.<\/p>\n<p>Da quel momento ebbe luogo la rottura. Il &quot;commissario&quot; spagnolo affid\u00f2 all&#8217;incaricato d&#8217;affari francese la cura degli interessi dei propri concittadini e, il 12 aprile 1864, sal\u00ec a bordo della goletta <em>Covadonga<\/em>, che faceva parte della squadra navale dell&#8217;ammiraglio Pinz\u00f2n, e and\u00f2 a riunirsi a quest&#8217;ultimo nella base delle Isole Chinchas. Pinz\u00f2n fece allora un passo estremamente grave, tanto pi\u00f9 &#8211; come sembra . sotto la sua personale responsabilit\u00e0: dichiar\u00f2 di prendere possesso delle isole a nome della Spagna fino a quando il governo peruviano non avesse dato a quest&#8217;ultima completa soddisfazione nell&#8217;<em>affaire<\/em> del processo. Questa iniziativa lasciava trasparire incautamente delle rivendicazioni di tipo territoriale e spostava la contesa dal piano puramente giuridico a quello della sovranit\u00e0 politica. Ci\u00f2 creava le premesse per un conflitto e apriva uno scenario di forti tensioni internazionali, poich\u00e9 alla vibrata protesta del governo peruviano si unirono quelle della Gran Bretagna e degli Stati Uniti: le due potenze che, dopo la fine del dominio coloniale spagnolo in America Latina e la caduta del protezionismo da esso imposto, si erano inserite coi loro capitali &#8211; prima l&#8217;una, poi l&#8217;altra &#8211; dominandone il mercato finanziario, l&#8217;industria e il commercio. Sia Londra che Washington, pertanto, guardavano con particolare irritazione alle ambigue manovre della Spagna; e i loro sospetti e le loro preoccupazioni furono rafforzati dalla maniera con cui l&#8217;ammiraglio Pinz\u00f2n cerc\u00f2 di giustificare il proprio operato. Egli, infatti, sostenne che la rivendicazione spagnola delle isole era la naturale conseguenza del fatto che, non avendo il governo di Madrid mai riconosciuto l&#8217;indipendenza della sua ex colonia, non si trattava in effetti di una occupazione ma della restaurazione di una sovranit\u00e0 mai estinta <em>de jure.<\/em> Trasferendo, cos\u00ec, la disputa sul piano politico-territoriale, egli apriva la strada per una rivendicazione di principio non solo sulle Isole Chinchas o su parti limitate, ancorch\u00e9 d&#8217;importanza strategica, del territorio peruviano, ma sull&#8217;intero territorio della Repubblica sud-americana.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 il governo di Lima non poteva n\u00e9 avrebbe potuto in alcun modo accettare una tale pretesa come base giuridica per dirimere il contenzioso con la Spagna. Se avesse accettato il principio che le Isole Chinchas o altre parti del suo territorio erano teoricamente sottoposte alla sovranit\u00e0 iberica, ci\u00f2 avrebbe spalancato le porte a pi\u00f9 vaste e pericolose rivendicazioni da parte dell&#8217;ex madrepatria; senza contare il danno economico, gi\u00e0 notevolissimo, causato dalla sospensione dell&#8217;estrazione del guano, prezioso fertilizzante di cui c&#8217;era, in Europa, una domanda sempre pi\u00f9 forte. Fu per tale motivo che il governo peruviano respinse decisamente una proposta di accordo avanzata da quello spagnolo, il 25 giugno 1864: lo sgombero delle Isole Chinchas era, per esso, la premessa necessaria alla ripresa di qualunque trattativa con la Spagna. Chiaramente esso non poteva agire in altro modo: l&#8217;esercizio esclusivo della sovranit\u00e0 essendo la prima espressione dello Stato, non poteva transigere su questo punto. Si tenga presente che una richiesta meno invasiva del governo austro-unherese a quello serbo, nel luglio 1914, avr\u00e0 origine la prima guerra mondiale: quella, respinta da Belgrado, che funzionari austriaci partecipassero all&#8217;inchiesta sulle responsabilit\u00e0 dell&#8217;eccidio di Sarajevo accanto a quelli serbi.<\/p>\n<p>L&#8217;incauto e arrogante modi di procedere della Spagna aveva, frattanto, messo in allarme tutte le repubbliche della costa occidentale sudamericana: tutte, infatti, si sentivano in pericolo, perch\u00e9 il principio della sovranit\u00e0 spagnola non estinta dalla loro indipendenza <em>de facto<\/em> (oggi si direbbe: unilaterale), se accettato, avrebbe messo l&#8217;ammiraglio Pinz\u00f2n in gradi di avanzare analoghe pretese verso qualsiasi ex colonia spagnola. Venne perci\u00f2 convocato appositamente un Congresso delle repubbliche sud-americane, che si riun\u00ec a Lima e al termine del quale, il giorno 31 ottobre, fu richiesta alla Spagna l&#8217;immediata restituzione delle Isole Chinchas al Per\u00f9. Non solo il governo di Madrid oppose un energico rifiuto, ma altre navi furono inviate dalla Spagna per rafforzare la squadra navale del Pacifico. L&#8217;iniziativa appariva apertamente minacciosa, anche se accompagnata da una mossa a sorpresa: Pinz\u00f2n venne sostituito dall&#8217;ammiraglio Jos\u00e9 Manuel Pareja, investito del titolo altisonante, e non troppo rassicurante, di &quot;inviato straordinario&quot; e ministro plenipotenziario in Per\u00f9.<\/p>\n<p>Nel corso di successive trattative, l&#8217;ammiraglio Pareja lasci\u00f2 intendere al governo peruviano &#8211; dietro istruzioni ricevute da Madrid &#8211; che l&#8217;eventuale restituzione delle Isole Chinchas alla sovranit\u00e0 di Lima era, in effetti, pi\u00f9 che altro una questione di prezzo. Squallido contegno, che sembra dare ragione alla interpretazione dello storico Hubert Herring e che mostra il perdurare, nella classe dirigente spagnola, di quella stessa volont\u00e0 di ottusa e rapace spoliazione delle risorse economiche coloniali, che gi\u00e0 aveva provocato la ribellione indipendentista in America Latina, alla quale non aveva saputo o potuto rispondere avviando un progetto di riconversione dell&#8217;economia iberica. Forse era inevitabile, dal momento che la classe dirigente spagnola non aveva sviluppato, nei tre secoli e mezzo della sua potenza imperiale, alcuna attivit\u00e0 produttiva e commerciale, ma era rimasta tenacemente ancorata a una economia agricola di tipo semifeudale il cui esito era stato fatalmente, nel corso dell&#8217;Ottocento, la massiccia penetrazione di capitali stranieri e la retrocessione al rango di potenza di second&#8217;ordine. Ecco allora che la scoperta e lo sfruttamento dei ricchi depositi guaniferi nelle Isole Chinchas aveva acceso, in quella classe dirigente, l&#8217;avida speranza di colmare il proprio ritardo storico rispetto alle borghesie francese, inglese e statunitense con una facile e redditizia &quot;caccia al tesoro&quot; che avrebbe risolto, d&#8217;un colpo, tutti i problemi del cronico ritardo dell&#8217;economia iberica, rimpolpando le sue esauste finanze. Dimenticava, per\u00f2, nella sua incorreggibile miopia, che tre secoli di sfruttamento indisturbato delle ricchissime miniere di oro e argento del Messico e del Per\u00f9 non erano stati sufficienti a rendere l&#8217;economia spagnola competitiva rispetto a quella delle altre grandi potenze, non vi era motivo di credere che ci\u00f2 sarebbe potuto accadere, in pochi mesi, mediante l&#8217;acquisizione del fertilizzante naturale delle Isole Chinchas; senza contare le enormi complicazioni internazionali che tale manovra avrebbe, inevitabilmente, suscitato e l&#8217;ulteriore isolamento politico che la Spagna ne avrebbe ricavato.<\/p>\n<p>Imperterrito, il 25 gennaio 1865 l&#8217;ammiraglio Pareja fece il suo ingresso nel porto del Callao con tutte le navi della squadra spagnola. Tale spiegamento di forza impression\u00f2 il debole governo peruviano, che decise di venire a patti. Una delegazione, presieduta dal generale Vivanco, si rec\u00f2 a bordo della fregata ammiraglia spagnola, la <em>Villa de Madrid<\/em>, e dopo due giorni di febbrile trattative firm\u00f2 un accordo preliminare, ratificato il giorno 3 febbraio, in base in base al quale la Spagna r restituiva al Per\u00f9le Isole Chinchas contro un &quot;indennizzo&quot; di 3milioni di <em>pesos<\/em>. Cos\u00ec,,dopo avere sfiorato, alternativamente, la farsa e la tragedia, l&#8217;intera faccenda sembrava ormai liquidata; ma il presidente peruviano Pezet non aveva tenuto conto della reazione dell&#8217;opinione pubblica del proprio Paese.<\/p>\n<p>Quando la stampa diffuse i termini precisi dell&#8217;accordo, la popolazione di Lima e del Callao, ferita nell&#8217;orgoglio nazionale, prese fuoco. Il 5 febbraio 1865 scoppiarono dei disordini di piazza, nel corso dei quali venne assassinato un suddito spagnolo, tale Esteban Fradera, e alcuni altri rimasero feriti.<\/p>\n<p>Ancora una volta il povero Pezet fu pronto ad umiliarsi, offrendo al governo spagnolo ogni genere di scuse e decretando un immediato indennizzo per la famiglia del morto. Tale suo perdurante atteggiamento remissivo fin\u00ec per alienargli il favore della popolazione peruviana, causando una sollevazione che lo costrinse a dimettersi dalla presidenza e port\u00f2 al potere il generale Mariano Ignacio Prado, che proclamava la necessit\u00e0 di adottare una linea di maggiore fermezza. Anche nella vicina Repubblica del Cile, frattanto, la popolazione si era pronunciata a gran voce contro le arroganti manovre della Spagna, e l&#8217;energico presidente Jos\u00e9 Joaqu\u00ecn P\u00e9rez rifiut\u00f2 alla flotta spagnola il permesso di entrare nei suoi porti per effettuarvi il rifornimento di carbone. Di conseguenza, la tensione crebbe improvvisamente anche fra Spagna e Cile, bench\u00e9 il ministro spagnolo a Santiago, Tavira, mostrasse un atteggiamento abbastanza conciliante e tentasse di evitare lo scontro, firmando un accordo con il governo cileno. Venutone a conoscenza, l&#8217;ammiraglio Pareja ammon\u00ec il proprio governo che tale accordo ledeva l&#8217;onore della Spagna e, subito dopo, ricevette da Madrid l&#8217;autorizzazione ad annullarlo e ad agire di propria iniziativa: si ripeteva, dunque, esattamente la stessa situazione che aveva visto il suo predecessore, Pinz\u00f2n, agire in completa autonomia e precipitare la crisi diplomatica.<\/p>\n<p>Il 7 settembre il bellicoso ammiraglio lev\u00f2 le ancore dal Callao con la sua squadra, rafforzata dall&#8217;arrivo della nave corazzata <em>Numancia,<\/em> giunta dalla Spagna per la via dello Stretto di Magellano e comandata dal famoso Casto M\u00e9ndez-Nu\u00f1ez. Pareja intavol\u00f2 le discussioni col governo P\u00e8rez adottando lo stesso tono gi\u00e0 stato col Pezet; ma il governo del Cile non era quello del Per\u00f9, e risolutamente respinse ogni pretesa spagnola. Orami avviato a passare dalle vie diplomatiche a quelle militari, l&#8217;ammiraglio Pareja rispose proclamando il blocco dei porti cileni. La reazione del Cile fu pronta ed energica: il 26 novembre la gi\u00e0 nominata <em>Cavadonga<\/em>, della squadra iberica, venne catturata dalla corvetta cilena <em>Esmeralda<\/em>.<\/p>\n<p>Era ormai la guerra, che gli storici dei paesi di lingua spagnola chiamano <em>guerra del Pacifico<\/em> o, pi\u00f9 precisamente, <em>prima guerra del Pacifico,<\/em> per distinguerla da quella combattuta pi\u00f9 tardi, nel 1879-83 dal Cile contro le forze riunite del Per\u00f9 e della Bolivia (che allora era una potenza del Pacifico poich\u00e9 vi si affacciava con una vasta provincia costiera, quella di Antofagasta; accesso al mare perduto appunto in seguito a tale guerra). Ma poich\u00e9, fuori dei Paesi di lingua spagnola, col nome di <em>guerra del Pacifico<\/em> s&#8217;intende, senz&#8217;altro, quella del 1879-83, per evitare possibili confusioni noi abbiamo preferito chiamare quella del 1865-66 <em>guerra ispano-peruviana,<\/em> sebbene vi fosse coinvolto anche il Cile.<\/p>\n<p>Scrive lo storico Franco Ricciu (nell&#8217; enciclopedia geografica <em>Il Milione<\/em>, Novara, Ist. Geogr. De Agostini, ed. 1970. vol. XI, pp. 541-542):<\/p>\n<p><em>&quot;Nel 1862 Castilla<\/em> [militare e uomo politico peruviano] <em>si ritir\u00f2 a vita privata determinando il riaprirsi di un lungo periodo di lotte intestine, aggravate da due conflitti internazionali<\/em> [con la Spagna nel 1865 e con il Cile nel 1987]. <em>Il primo fu quello che il Per\u00f9 dovette combattere contro la Spagna dal 1862 al 1866. Questa guerra scoppi\u00f2 in seguito al donchisciottesco sogno dell&#8217;antica madrepatria di riconquistare una parte del perduto impero coloniale e in modo speciale quella zona che i recenti sviluppi avevano dimostrato essere assai ricca di guano e nitrato. Gli Spagnoli attaccarono cos\u00ec il Per\u00f9 e occuparono le Isole Chinchas (dotatissime di guano). L&#8217;allora presidente Juan Antonio Pezet firm\u00f2 subito un trattato con Madrid, nel quale riconobbe il possesso spagnolo dell&#8217;arcipelago. I Peruviani, per\u00f2, insorsero contro tale cessione, deposero Pezet e chiamarono alla presidenza il generale Mariano Ignacio Prado che, alleatosi con il Cile e con la Bolivia, tent\u00f2 la controffensiva, ma la sua azione si rivel\u00f2 debole e disordinata, per cui venne defenestrato. Gli Spagnoli pensarono di potersi avvantaggiare di questi avvenimenti e, dopo avere bombardato la citt\u00e0 cilena di Valparaiso, si diressero su Callao, dove tentarono di sbarcare; ma la popolazione di quel porto resistette eroicamente e il 9 maggio 1866 costrinse il nemico a togliere il blocco alla citt\u00e0 e a ritirarsi. Ebbe cos\u00ec termine l&#8217;ultimo tentativo spagnolo di rimettere piede nell&#8217;America meridionale.&quot;<\/em><\/p>\n<ol start=\"3\">\n<li><em>UN&#8217;AVVENTURA MAL CONCEPITA E MAL CONDOTTA.<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p>Rinfrancato dall&#8217;atteggiamento del Cile e, in misura minore da quello della Bolivia e dell&#8217;Ecuador, anche il governo di Lima trov\u00f2 il coraggio di rompere decisamente con la Spagna La notizia di tale svolta giunse all&#8217;ammiraglio Pareja mediante M\u00e9ndez-Nu\u00f1ez, che era rimasto al Callao con la sua nave da guerra, insieme ad altre due notizie: una vera, la cattura della <em>Covadonga<\/em>, e un&#8217;altra che poi si rivel\u00f2 infondata: la cattura della goletta spagnola <em>Vencedora.<\/em> Questa grandinata di cattive notizie gett\u00f2 bruscamente l&#8217;ammiraglio nella costernazione. La sua squadra navale si trovava lontanissima dalla patria e da ogni scalo amico, circondata di nemici dichiarati o potenziali, con gli equipaggi minati dalle epidemie; nessun luogo ospitale lungo un arco di 6.000 chilometri di costa, dall&#8217;Equatore al capo Horn; niente carbone, n\u00e9 olio per le macchine, n\u00e9 vettovagliamenti e medicinali per gli uomini. Pi\u00f9 grave ancora di tutte queste difficolt\u00e0 materiali, poi, si profilava minacciosa la prospettiva di un umiliante fallimento, tanto pi\u00f9 grave per un uomo orgoglioso come lui, che per l&#8217;onore della Spagna (ma anche per ragioni economiche meno confessabili, come si \u00e8 visto) aveva agito in maniera tale da rendere pressoch\u00e9 inevitabile lo scoppio delle ostilit\u00e0 con le due Repubbliche sudamericane. Sopraffatto da una tale valanga di angosce, il 30 novembre egli si suicid\u00f2 a bordo della sua nave ammiraglia, la <em>Villa de Madrid,<\/em> sparandosi un colpo di pistola. Non \u00e8 difficile immaginare in quale stato d&#8217;animo tale notizia gettasse gli equipaggi della squadra spagnola, gi\u00e0 indeboliti fisicamente e da tempo estremamente inquieti circa il loro destino nonch\u00e9 poco persuasi della causa per la quale si stavano sacrificando.<\/p>\n<p>A risollevare gli Spagnoli dalla situazione estremamente seria nella quale si erano incautamente avventurati si fece avanti Casto M\u00e9ndez-Nu\u00f1ez, che, giunto dalla Spagna con la <em>Numancia<\/em> e rimasto nelle acque peruviane mentre Pareja si spostava in quelle cilene, trasbord\u00f2 sulla <em>Villa de Madrid,<\/em> assumendo il comando della squadra. Egli godeva gi\u00e0, in Patria, della fama di eroe: all&#8217;et\u00e0 di soli tredici anni aveva salvato due bambini sul punto di annegare; nel1861 aveva conquistato d&#8217;assalto una fortezza dei pirati a Mindanao, nelle Filippine, considerato da tutti gli esperti come imprendibile; era leale, coraggioso, pieno di donchisciottesco orgoglio iberico. Una volta, a Montevideo, aveva salvato alcuni sudditi spagnoli inseguiti dagli agenti del dittatore argentino Manuel Rosas, minacciando questi ultimi con queste parole, degne di un romanzo di Emilio Salgari: <em>\u00abIl primo che lever\u00e0 la mano su di uno Spagnolo cadr\u00e0 trafitto dalla mia spada\u00bb.<\/em>Era, insomma, il personaggio pi\u00f9 adatto a prendere in pugno la direzione di una avventura politico-militare che la Spagna aveva cos\u00ec mal concepita e mal condotta. Se la situazione quasi drammatica in cui si trovava la squadra navale dopo il suicidio di Pareja poteva essere ancora raddrizzata, egli era l&#8217;uomo capace di farlo. Nel XVI secolo sarebbe stato un <em>conquistador<\/em> e non avrebbe sfigurato accanto a Balboa, Cort\u00e9s, Pizarro, Almagro e de Soto; ma, nella seconda met\u00e0 del XIX secolo, l&#8217;epoca dei <em>conquistadores<\/em> era tramontata da moltissimo tempo e, con l&#8217;avvento della Rivoluzione industriale, non era pi\u00f9 pensabile di poter vincere una guerra facendo affidamento sul solo valore personale e sul coraggio fisico del comandante.<\/p>\n<p>La guerra fu dichiarata ufficialmente dal Per\u00f9 nel gennaio del 1866 e ad esso si un\u00ec immediatamente il Cile, in base al trattato di alleanza e di mutua assistenza stipulato fra i due Stati il 5 dicembre precedente. La flotta cileno-peruviana, per\u00f2, era molto debole, e non os\u00f2 attaccare a fondo quella spagnola; vi fu bens\u00ec un duello di artiglierie presso Abtao, il 7 febbraio, ma si tratt\u00f2 di un&#8217;azione a distanza che si risolse in un nulla di fatto e che riconferm\u00f2, in sostanza, la supremazia navale spagnola.<\/p>\n<p>In Spagna si era diffusa una psicosi bellicista e il partito nazionalista reclamava a gran voce una impresa spettacolare allo scopo di impartire una severa lezione, una volta per tutte, a quelli che ancora venivano considerati come dei sudditi ribelli. D&#8217;altra parte, dal momento che M\u00e9ndez-Nu\u00f1ez non disponeva di un contingente di truppe da sbarco, l&#8217;impresa&quot; spettacolare&quot; reclamata dal governoi di Madrid e dall&#8217;opinione pubblica spagnola non poteva risolversi che in un attacco, spettacolare s\u00ec, ma assai poco glorioso, alle indifese citt\u00e0 nemiche della costa. Fu ordinato all&#8217;ammiraglio, infatti, di bombardare Valparaiso, il maggior porto del Cile, che era del tutto privo di apprestamenti militari; il che fu fattoil31 marzo, nonostante le forti proteste britanniche e statunitensi.Gli Stati Uniti d&#8217;America, infatti, da poco usciti dalla carneficina della guerra di secessione, erano di nuovo in grado di far sentire la loro voce, tantopi\u00f9 che a Washington perorava abilmente la causa del Cile un diplomatico di notevole levatura: Benjam\u00ecn Vicu\u00f1a Mackenna, il grande storico dell&#8217;indipendenza cilena. Gli Spagnoli dovevano, dunque, stringere i tempi: la loro avventura imperiale si stava trascinando ormai da tropo tempo senza successi decisivi, senza prospettive, con forze totalmente inadeguate per far valere una politica cos\u00ec ambiziosa. Pertanto, il 14 aprile, M\u00e9ndez-Nu\u00f1ez salp\u00f2 nuovamente verso Callao, questa volta con l&#8217;obiettivo di demolirne le fortificazioni. Questa volta non sarebbe stata una passeggiata, come a Valparaiso: una parte delle opere difensive del porto peruviano, infatti, erano corazzate, e in totale disponevano di un arsenale di 90 cannoni di vario calibro.<\/p>\n<p>L&#8217;attacco venne sferrato a mezzogiorno del 2 maggio e si protrasse ininterrottamente per cinque ore. Una sola delle navi spagnole., la <em>Numancia<\/em>, era corazzata; le altre &#8211; le fregate <em>Villa de Madrid, Blanca, Resoluciba, Berenguela<\/em> e la goletta <em>Vencedora<\/em> avevano tutte lo scafo in legno. La nave ammiraglia fu la prima a venire crivellata di colpi; una granata fer\u00ec lo stesso M\u00e9ndez-Nu\u00f1ez, per cui il comando venne assunto da Manuel de la Pezuela, comandante della <em>Berenguela.<\/em> Sotto una tempesta di proiettili, alcuni dei quali del peso di 300 e di 500 libbre, le navi spagnole continuarono imperterrite a far fuoco contro le batterie del porto finch\u00e9, alle cinque della sera, sospesero l&#8217;attacco, mentre da terra solo due o tre pezzi continuavano, lentamente, a rispondere.<\/p>\n<p>L&#8217;attacco non fu rinnovato e il giorno 10 la squadra spagnola, assai malconcia, lev\u00f2 il blocco e si mise in rotta verso la patria lontana, dividendosi in due formazioni: una prese la via pi\u00f9 breve ma pi\u00f9 faticosa, quella del Capo Horn, l&#8217;altra inizi\u00f2 la traversata del Pacifico, per poi proseguire nell&#8217;Indiano e doppiare il Capo di Buona Speranza. Tra gli equipaggi si contavano 43 morti, 83 feriti gravi e parecchi altri leggeri.<\/p>\n<p>Questa fu, di fatto, la brusca conclusione della guerra, anche un armistizio benne formato a Washington, con la mediazione statunitense, soltanto l&#8217;11 aprile 1871,ossia ben cinque anni dopo i fatti di Valparaiso e del Callao. Quanto al ristabilimento di normali relazioni diplomatiche fra la Spagna e le sue ex colonie, bisogner\u00e0 aspettare fino al 1879, anno in cui un pi\u00f9 grave conflitto sarebbe scoppiato fra gli ex alleati: il Cile da una parte, il Per\u00f9 e la Bolivia dall&#8217;altra.<\/p>\n<p>A conclusione di un conflitto tanto assurdo e inutile, sia l&#8217;una che l&#8217;altra parte si attribuirono il vanto della vittoria. M\u00e9ndez-Nu\u00f1ez, al suo ritorno in Spagna, fu salutato come un eroe, gli furono erette statue e fu promosso tenente generale, grado che egli, modestamente, rifiut\u00f2 di accettare. Analoga fierezza venne sfoggiata dal Cile e dal Per\u00f9, i cui giovani nazionalismi ne uscirono irrobustiti, specialmente quello cileno.<\/p>\n<p>Scrive in proposito Franco Ricciu (<em>Op. cit.,<\/em> vol: XII, p. 200):<\/p>\n<p><em>&quot;Nel 1861 P\u00e9rez venne eletto presidente della Repubblica. Il nuovo capo dello Stato si dimostr\u00f2 pi\u00f9 energico del previsto: sotto di lui il Cile conquist\u00f2 altri traguardi lungo la via dell&#8217;espansione economica (basti pensare ai forti guadagni ottenuti con l&#8217;esportazione dei nitrati e del rame in Europa e negli Stati Uniti, e alla costruzione della rete ferroviaria da nord a sud e da est a ovest, sulla quale ancor oggi s&#8217;impernia il traffico nazionale) e accolse schiere di emigranti sempre pi\u00f9 folte. Fu poi portata a decise conseguenze la politica laicistica iniziata da Montt: proprio su questo terreno germogli\u00f2 un nuovo partito, il partito radicale, che, aiutato dai liberali, e con il tacito assenso di P\u00e9rez, fece approvare dal Parlamento alcuni emendamenti costituzionali per l&#8217;affermazione della parit\u00e0 dei culti. Nel campo delle relazioni internazionali, il governo di P\u00e9rez si trov\u00f2 a dover fronteggiare un conflitto con la Spagna. Questa, infatti, tent\u00f2 nel 1864 la riconquista del Per\u00f9; il Cile accorse in aiuto del vicino e, dopo due anni di alterne vicende (che tra l&#8217;altro conobbero il 31 marzo 1866 il bombardamento di Valparaiso), concluse vittoriosamente l&#8217;operazione. La guerra contro l&#8217;antica madre patria irrobust\u00ec il gi\u00e0 solido orgoglio nazionalistico dei cileni, ma al tempo stesso li persuase della necessit\u00e0 di armare una consistente flotta militare.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Ma anche in Per\u00f9 la guerra era servita a rinvigorire lo spirito partriottico; a Lima fu eretto un monumento a ricordo della &quot;vittoria&quot; del 2 maggio. Guardandolo, vien quasi da pensare che si tratti di uno sbaglio, e che non si riferisca a quello stesso fatto d&#8217;armi in memoria del quale la Spagna coni\u00f2 una medaglia col busto di Isabella II e, sul rovescio, circondata da un lauro, la scritta: <em>\u00abCallao, 2 de Mayo de 1866\u00bb.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono passati ventisei anni (cio\u00e8 esattamente una generazione) da quando Argentina e Gran Bretagna hanno incrociato le armi per il possesso delle Isole Falkland-Malvine, e ancora<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[133,176,254,256],"class_list":["post-25534","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-europa","tag-inghilterra","tag-spagna","tag-stati-uniti-damerica"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25534","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25534"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25534\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25534"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25534"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25534"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}