{"id":25527,"date":"2016-08-16T01:29:00","date_gmt":"2016-08-16T01:29:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/08\/16\/la-guerra-detiopia-mise-in-luce-il-travaglio-dei-cattolici-francesi-verso-il-fascismo\/"},"modified":"2016-08-16T01:29:00","modified_gmt":"2016-08-16T01:29:00","slug":"la-guerra-detiopia-mise-in-luce-il-travaglio-dei-cattolici-francesi-verso-il-fascismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/08\/16\/la-guerra-detiopia-mise-in-luce-il-travaglio-dei-cattolici-francesi-verso-il-fascismo\/","title":{"rendered":"La guerra d\u2019Etiopia mise in luce il travaglio dei cattolici francesi verso il fascismo"},"content":{"rendered":"<p>La guerra di Etiopia del 1935-36 \u00e8 piombata come un sasso nello stagno della ipocrisia e della cattiva coscienza delle democrazie plutocratiche e delle loro rispettive opinioni pubbliche, ma pi\u00f9 ancora delle loro <em>intellighenzie<\/em>, provocando accese discussioni ed aspre divisioni, che non si placarono del tutto nemmeno dopo la fine della &quot;guerra dei sei mesi&quot;, ma si prolungarono per molti anni ancora.<\/p>\n<p>Un caso a s\u00e9, in tale contesto, una specie di dramma nel dramma, \u00e8 rappresentato dal dibattito che si accese all&#8217;interno del mondo cattolico, particolarmente in quello della Francia, visto che in Italia, stante la dittatura fascista, un vero dibattito non vi fu, n\u00e9 avrebbe potuto esserci; e che nella Penisola Iberica stavano covando i germi di ben pi\u00f9 gravi ed urgenti sviluppi alle tensioni sociali e politiche interne, che sarebbero ben presto sfociate nella guerra civile spagnola.<\/p>\n<p>La societ\u00e0 francese, negli anni &#8217;30 del Novecento, rifletteva ancora la profonda spaccatura verificatasi con l&#8217;avvento dell&#8217;illuminismo e, poi, della Rivoluzione del 1789: c&#8217;era una Francia rurale, cattolica, conservatrice, potenzialmente o esplicitamente antisemita, con alcune nostalgie monarchiche e molta diffidenza verso gli istituti della democrazia borghese, e che guardava con una certa simpatia al fascismo (non al nazismo) e lo considerava una utile diga contro il dilagare del bolscevismo; e c&#8217;era una Francia progressista, gauchista, radicale, massonica, desiderosa di &quot;portare a termine&quot; l&#8217;opera dell&#8217;89, ossia di spazzar via anche quel poco che restava della presenza cattolica nella societ\u00e0, e specialmente nelle campagne.<\/p>\n<p>Questa spaccatura si rifletteva anche all&#8217;interno del mondo cattolico, il quale, a sua volta, si era sempre pi\u00f9 diviso in un&#8217;ala progressista ed un&#8217;ala tradizionalista. Oggetto principale del contendere: la posizione da assumere nei confronti del mondo moderno, della civilt\u00e0 industriale, tecnologica e finanziaria del XX secolo; in altre parole, la questione posta da Pio IX con il <em>Sillabo<\/em>, fin dal&#8217;8 dicembre del 1864. In particolare, si trattava di decidere la linea di condotta da tenere nei confronti della democrazia parlamentare, con tutte le conseguenze che ci\u00f2 avrebbe comportato, sia in un caso che nell&#8217;altro, cio\u00e8 sia di accettazione che di rifiuto. In fondo, le simpatie per il comunismo o per il fascismo, da parte di alcuni ambienti cattolici francesi, e non solo francesi, si spiegano anche tenendo presente questo fatto: che, nell&#8217;Europa del 1935, la democrazia parlamentare non era ancora assurta, come lo \u00e8 oggi, allo status di unica ideologia politica ed unica forma di governo politicamente, umanamente, moralmente legittima: esistevano ancora dei margini di dubbio, e, di conseguenza, esistevano anche occasioni di scontro fra quei cattolici che avevano deciso di sposare l&#8217;ideologia democratica, pur con i suoi difetti e le sue storture, considerandola come un punto di non ritorno nella evoluzione delle societ\u00e0 occidentali; e quelli che non l&#8217;avevano mai accetta intimamene, e che, al pari del liberalismo, del socialismo, del comunismo, la consideravano, come aveva ammonito Pio IX, una fase transitoria della follia moderna, destinata ad essere superata e sostituita da qualcosa di pi\u00f9 consono agli ideali cristiani, di meno materialista e di meno invischiato nel malinteso dell&#8217;egualitarismo <em>tout-court<\/em>. La guerra d&#8217;Etiopia giunse in buon punto per mettere in luce e far esplodere apertamente queste tensioni, rimaste per lo pi\u00f9 sotterranee.<\/p>\n<p>Ha scritto Ren\u00e9 Remond nel saggio <em>Il fascismo italiano visto dalla cultura cattolica francese<\/em> (in: <em>Modernismo, fascismo, comunismo. Aspetti e figure della cultura e della politica dei cattolici nel &#8216;900<\/em>, a cura di Giuseppe Rossini; Bologna, Societ\u00e0 editrice Il Mulino,1972, pp. 23-25):<\/p>\n<p><em>Dai primi giorni le divergenze si manifestano chiaramente. Il gran problema \u00e8 allora per la diplomazia francese \u00e8 decidere se combatter\u00e0 perch\u00e9 siano applicate all&#8217;Italia le sanzioni decise dalla Societ\u00e0 delle Nazioni contro la nazione che si renda colpevole di aggressione contro un altro membro dell&#8217;organizzazione. La riposta a questa domanda implica un giudizio sull&#8217;operazione militare sferrata da Mussolini: \u00e8 un&#8217;aggressione caratterizzata o un atto di legittima difesa giustificato dalle incursioni degli Etiopi alla frontiera con l&#8217;Eritrea? [In realt\u00e0, alla frontiera con la Somalia: come si vide nell&#8217;incidente di Ual Ual, nell&#8217;Ogaden il 5 dicembre 1934, motivo occasionale della guerra italo-etiopica.] In altri termini, invadendo L&#8217;Etiopia, l&#8217;Italia non ha fatto che usare il suo diritto di espansione, come prima di lei avevano fatto le altre nazioni europee, o ha deliberatamente messo in opera un piano di guerra? \u00c8 il problema del diritto di colonizzazione che viene evocato, e le posizioni prese provengono in gran parte dal giudizio espresso sull&#8217;espansione coloniale. La simpatia o la diffidenza verso il regime fascista finisce di determinare i contegni.<\/em><\/p>\n<p><em>Fin dai primi giorni un gruppo di cattolici di destra prende l&#8217;iniziativa di redigere un manifesto per affermare la sua solidariet\u00e0 attiva con l&#8217;Italia e il rifiuto delle sanzioni. Il manifesto si intitola in maniera assai significativa: &quot;Per la difesa dell&#8217;Occidente e la pace in Europa&quot;. Il ricorso alle sanzioni rischia di provocare una guerra europea. La Francia ha un debito di riconoscenza nei confronti di una nazione che ha contribuito alla difesa del nostro suolo invaso. Soprattutto, nel conflitto che sta per scoppiare, l&#8217;Italia difende la civilt\u00e0 contro &quot;un aggregato di trib\u00f9 ignoranti&quot;. Essa rappresenta l&#8217;eredit\u00e0 secolare dell&#8217;Occidente. &quot;Ginevra presta i temibili alibi di un falso universalismo giuridico che mette sul piede di uguaglianza il superiore e l&#8217;inferiore, la civilt\u00e0 e la barbarie. I risultati di questo furore di uguaglianza che confonde tutto e tutti, noi li abbiamo sotto gli occhi; perch\u00e9 \u00e8 in suo nome che si formulano le sanzioni che per ostacolare la conquista civilizzatrice di uno dei paesi pi\u00f9 arretrati del mondo (dove il cristianesimo stesso \u00e8 rimasto senza azione), non esisteranno a scatenare una guerra universale, a coalizzare tutte le anarchie, tutti i disordini, contro una nazione dove si sono affermate, riedificate, organizzate, fortificate dopo quindici anni, alcune delle virt\u00f9 essenziali della superiore umanit\u00e0&quot;. Si noter\u00e0 tra parentesi l&#8217;omaggio reso al fascismo per la parte che gli si attribuisce nell&#8217;affermazione dei valori pi\u00f9 alti; n\u00e9 si potrebbe mancare pi\u00f9 di notare l&#8217;opposizione al dogma democratico dell&#8217;uguaglianza. Di fatto l&#8217;ispiratore del manifesto, Henri Massis, proviene dall&#8217;Action Fran\u00e7ais. Per prevenire &quot;un attentato irremissibile contro la civilt\u00e0 dell&#8217;Occidente&quot; gli autori del testo si appellano &quot;a tutte le forze dello spirito&quot;. Molte centinaia di firme si iscrivono sotto il manifesto; non provengono tutte da cattolici convinti, ma la maggior parte erano conosciuto come tali: scrittori, accademici, anche prelati come Mgr. Baudrillart, rettore dell&#8217;Istituto Cattolico. Non \u00e8 eccessivo dire che l&#8217;intelligenza cattolica di destra si raccolse tutta intera sulle posizioni definite dal Manifesto degli Intellettuali per la difesa dell&#8217;Occidente.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;iniziativa ne suscit\u00f2 altre, di diversa ispirazione. \u00c8 cos\u00ec che gli intellettuali, il cui pensiero era vicino alla democrazia cristiana, si unirono su un &quot;Manifesto per la Giustizia e la Pace&quot;. \u00c8 ingiusto rimproverare a quelli che vogliono il rispetto della giustizia di fomentare una nuova guerra. &quot;Non \u00e8 perch\u00e9 ci si rifiuta di approvare Mussolini che ci si presta ad accettare una tale sciagura&quot;. Ma l&#8217;attaccamento alla pace non deve mai condurre a rinnegare le esigenze della coscienza morale. Ora l&#8217;aggressione italiana ferisce questa coscienza. Lungi che si possa invocare la civilt\u00e0 per legittimare l&#8217;iniziativa d Mussolini, \u00e8 lui che mette in pericolo la civilt\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Bisogna considerare come un disastro morale che i benefici della colonizzazione occidentale siano manifesti a questo popolo, con uno strepito ineguagliato, per la superiorit\u00e0 dei suoi mezzi di distruzione messi al servizio della violenza, e che si pretende con questo che le violazioni del diritto di cui testimonia una tale guerra divengano veniali sotto il pretesto che si tratta di un&#8217;impresa coloniale. \u00c8 la civilt\u00e0 occidentale, ella stessa che \u00e8 minacciata qui, e pi\u00f9 le siamo attaccati pi\u00f9 ci sentiamo tenuti a protestare contro i costumi che le fanno abdicare la sua pi\u00f9 alta ragione di essere e che sono adatti a renderla odiosa all&#8217;universo&quot;. I redattori del Manifesto si scagliarono inoltre contro &quot;il sofisma dell&#8217;ineguaglianza&quot;. Passare come hanno fatto gi autori del manifesto avverso dalla constatazione dell&#8217;ineguaglianza di sviluppo tra le nazioni alla &quot;affermazione di una ineguaglianza essenziale che delega alcune razze o nazioni al servizio di altre&#8230; questo \u00e8 paganesimo puro&quot;. L&#8217;accusa va lontano nel 1935, davanti al razzismo hitleriano.<\/em><\/p>\n<p><em>Questo secondo manifesto che apparve sulla &quot;Vie Catholique&quot; il 19 ottobre 1935, prima di essere riprodotto nell&#8217;&quot;Esprit&quot; del mese di novembre, raccolse le firme degli intellettuali vicini all&#8217;&quot;Aube&quot;, ad &quot;Esprit&quot;, alla &quot;Jeune Republique&quot;, a &quot;Sept&quot;. La controversia si prolung\u00f2 per molti mesi, continuando ad opporre le pubblicazioni cattoliche le une alle altre. La &quot;Croix&quot; pendeva piuttosto dal lato di quelli che si rammaricavano che l&#8217;Italia avesse scompigliato la morale internazionale, tanto che la &quot;France Catholique&quot;, che era l&#8217;organo della F\u00e9d\u00e9ration Nationale Catholique fondata nel 1924 dal generale Castelnau per fare scacco ai progetti anticlericali del governo del Cartello delle sinistre, non dissimulava che le sue simpatie andavano piuttosto al lato dell&#8217;Italia. La fine delle operazioni militari e l&#8217;annientamento della resistenza armata degli Etiopi nel maggio 1936 privarono improvvisamente il dibattito dei suoi riferimenti circostanziali e gli tolsero tutta l&#8217;attualit\u00e0. Ma non soppressero il fondo della controversia e meno ancora i punti di disaccordo&#8230;<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 chiaro che i due manifesti, quello a favore dell&#8217;Italia e quello a favore della Societ\u00e0 delle Nazioni, erano anche dei manifesti pro o contro il fascismo e Mussolini, in un momento storico in cui il fascismo non rappresentava solo l&#8217;Italia, ma una possibile &quot;terza via&quot; mondiale fra capitalismo e comunismo, nonch\u00e9 fra democrazia e anarchia; ma \u00e8 altrettanto chiaro che erano entrambi espressioni di dinamiche interne alla societ\u00e0 francese e al mondo cattolico, sia francese, sia europeo (e anche statunitense), i cui interlocutori non erano solo al di fuori dei confini della propria nazione, ma anche all&#8217;interno. Gli ispiratori del manifesto filo-italiano guardavano all&#8217;opinione pubblica francese moderata, ostile all&#8217;alleanza o alla convergenza con le forze di sinistra che, nel 1936, avrebbero dato luogo ai Fronti Popolari; gli altri &#8212; il filosofo Jacques Maritain e il romanziere Fran\u00e7ois Mauriac, oltre al filosofo Maurice Blondel &#8212; guardavano all&#8217;opinione pubblica francese progressista, ai cattolici sociali, a quell&#8217;anima di sinistra del mondo cattolico che, ormai, si andava delineando con chiarezza, come risultato di una crescente apertura di credito, da parte dei &quot;progressisti&quot;, nei confronti della gi\u00e0 deprecata societ\u00e0 moderna e delle sue nuove ideologie politiche. Cos\u00ec, se ai cattolici italiani faceva velo, nel giudizio sulla guerra di Etiopia, il passo clamoroso compiuto dal regime fascista con la stipulazione del Concordato con la Chiesa cattolica, che sanava un contenzioso pluridecennale fra lo Stato italiano e la Chiesa stessa &#8211; \u00e8 certo che a quelli francesi faceva difetto una coscienza autocritica del colonialismo francese, che pure era stato animato e giustificato, pi\u00f9 o meno sinceramente, pi\u00f9 o meno esplicitamente, anche da motivazioni di ordine religioso e missionario, ossia la conversione al cattolicesimo di numerose popolazioni africane ed asiatiche tuttora pagane o seguaci di altre religioni, come l&#8217;islamismo (e padre Charles de Foucauld, l&#8217;apostolo dei Tuareg, assassinato nel 1916 dai predoni del Sahara, aveva vaticinato che o la Francia avrebbe convertito gli islamici delle sue colonie, oppure sarebbero stati loro a sottomettere, prima o poi, i cristiani). Infatti, se una delle note preferite della propaganda fascista fu, in quella occasione, il dovere morale, per l&#8217;Italia, di abolire la schiavit\u00f9 e civilizzare l&#8217;Etiopia, Paese cristiano, s\u00ec, ma fermo alla societ\u00e0 feudale, in Francia echeggi\u00f2, pro o contro, il riflesso di tale polemica sul diritto\/dovere degli Stati europei di portare la civilt\u00e0 ai popoli di colore.<\/p>\n<p>Pertanto, nel 1935-36, molti &#8212; ma non tutti &#8211; avevano abbastanza chiaro quale fosse la posta in gioco, sia nell&#8217;opinione dei cattolici francesi, sia un quella dei cattolici di tutto il mondo: non solo e non tanto l&#8217;indipendenza dell&#8217;Etiopia, Paese membro, a tutti gli effetti, della Societ\u00e0 delle Nazioni (il cui ingresso in tale organizzazione, peraltro, era stato patrocinato proprio dall&#8217;Italia), ma la liceit\u00e0 di nuove conquiste coloniali e, pi\u00f9 in generale, la ragionevolezza &#8212; o meno &#8212; della pretesa, da parte delle nazioni superiormente organizzate, di sottomettere e incivilire le popolazioni arretrate del Sud del mondo. \u00c8 difficile credere, ad esempio, che all&#8217;opinione pubblica francese, cattolica e no, sfuggisse una cosa evidente, se pure imbarazzante, ossia che l&#8217;Italia stava facendo, allora, quel che la Francia aveva fatto nel secolo precedente: ritagliarsi un impero coloniale basato non sulla forza del diritto, ma sul diritto della forza, legittimato <em>a posteriori<\/em> con tutte le nobili ed enfatiche argomentazioni a proposito della civilt\u00e0 (il poeta inglese Rudyad Kipling, come \u00e8 noto, aveva evocato il <em>white&#8217;s man burden<\/em>, il fardello dell&#8217;uomo bianco).<\/p>\n<p>La Francia, prima potenza coloniale nel continente africano, non sazia di poter disporre del suo immenso bottino, con il trattato di Versailles del 1919 aveva voluto accrescerlo ulteriormente mediante la finzione giuridica dei &quot;mandati&quot; (parti del Togo e del Camerun, gi\u00e0 colonie tedesche, in Africa; pi\u00f9 il Libano e la Siria, gi\u00e0 province dell&#8217;ex Impero ottomano), assegnati proprio dalla Societ\u00e0 delle Nazioni per essere avviati ad una ipotetica indipendenza; e un analogo, pantagruelico bottino aveva fatto la Gran Bretagna (con l&#8217;ex Africa Orientale Tedesca, che le permetteva di realizzare il sogno di Cecil Rhodes di dominare ininterrottamente <em>dal Cairo al Capo<\/em>). Nazioni imperiali sazie e soddisfatte, la Francia e la Gran Bretagna desideravano la pace: vale a dire che desideravano godersi in tutta tranquillit\u00e0 lo sfruttamento dei loro imperi, delle materie prime e della manodopera. Quel che le irritava profondamente nell&#8217;attacco italiano contro l&#8217;Etiopia, e che le spinse a varare la politica delle sanzioni (la quale, fra le altre cose, spinse Mussolini nelle braccia di Hitler, cosa ancora evitabile nel 1935, al tempo del fronte di Stresa), era, da un lato, il fatto che venisse compiuta fuori tempo massimo, quando ormai la fase ascendente, e moralmente giustificabile, degli imperi coloniali europei era finita; dall&#8217;altro, il porsi del&#8217;Italia come grande potenza e con una politica spregiudicata e aggressiva, senza pi\u00f9 soggezione alcuna nei confronti delle democrazie, ma decisa a far valere i suoi diritti nel proprio scacchiere geopolitico. In altre parole, i cattolici francesi non potevano non vedere che non vi era alcuna sostanziale differenza fra l&#8217;aggressione italiana all&#8217;Etiopia e l&#8217;aggressione francese all&#8217;Algeria, o al Marocco, o al regno indipendente del Madagascar, con la sola differenza di avvenire in ritardo, nel contesto di una sensibilit\u00e0 politica internazionale che si era fatta molto pi\u00f9 attenta alle ragioni del versante extra-europeo della storia mondiale.<\/p>\n<p>Al fondo del contrasto e delle polemiche tra i cattolici francesi circa la guerra italiana in Etiopia, si agitavano, dunque, altre domande, ben pi\u00f9 profonde, ben pi\u00f9 spinose: \u00e8 lecito giustificare la diffusione della civilt\u00e0, e la diffusione del cristianesimo stesso, mediante guerre di conquista ai danni di popoli non europei? \u00c8 lecito, per il cristiano, schierarsi (o non schierarsi) apertamente a proposito di simili questioni, non solo etiche, ma apertamente e smaccatamente ideologiche e politiche, legate alla contingenze sociali, economiche, culturali, ed espressione caratteristica di un sentire politico, che, col cristianesimo in quanto tale, forse non dovrebbe entrarci? Come si vede, sono questioni cruciali e di portata universale; n\u00e9 stupisce che, oggi, anche se con maschere diverse, esse tornino ad interpellare la fede dei cristiani con altrettanta, se non maggiore, intensit\u00e0 di allora. Il cristiano dei nostri giorni deve stare, sempre e comunque, dalla parte degli ultimi, dei pi\u00f9 poveri, dei pi\u00f9 bisognosi? E, se s\u00ec, esiste un&#8217;unica strada per manifestare tale solidariet\u00e0, ossia quella della accoglienza indiscriminata di milioni e milioni di profughi veri e falsi, entro i confini delle nazioni d&#8217;Europa? E fino a che punto un cristiano, e magari un sacerdote, pu\u00f2 spingersi, per manifestare questa &quot;opzione preferenziale per i poveri&quot;, nei loro Paesi di origine, o anche al di fuori di essi? Fino al punto di imbracciare un fucile o un mitra, come hanno fatto certi preti dell&#8217;America Latina? O fino al punto di tenere a battesimo una nuova teologia, la &quot;teologia della liberazione&quot;, nella quale si accoglie, sostanzialmente, l&#8217;analisi marxista dell&#8217;economia e della societ\u00e0, per proclamare, poi, che la Chiesa cattolica deve stare accanto ai poveri, anche se essi prendono le armi e cercano d&#8217;imporre con la violenza rivoluzionaria il loro senso di giustizia? In ultima analisi, \u00e8 l&#8217;idea forte di un cristianesimo politicizzato che viene posta in gioco dall&#8217;azione italiana in Etiopia. Da allora, gli scenari della storia mondiale sono profondamente mutati, ma il fondo del problema resta sempre lo stesso: la pretesa di una minoranza di esseri umani, padroni di quasi tutti gi strumenti del potere finanziario e anche militare, di vivere sulle spalle di una maggioranza sfruttata, ora in maniera dolce (Europa), ora in maniera dura (Terzo Mondo). Ora, non \u00e8 detto che nel 1935 l&#8217;Italia appartenesse, in tutto e per tutto, alla minoranza egoista e sfruttatrice; n\u00e9 che il fascismo (non ancora alleato del nazismo) fosse, di per s\u00e9, una ideologia pi\u00f9 incompatibile col cristianesimo, di quanto lo fosse, ad esempio, il comunismo. Che significa, poi, <em>lottare in difesa della civilt\u00e0<\/em>? E chi lo sta facendo, oggi?<\/p>../../../../n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La guerra di Etiopia del 1935-36 \u00e8 piombata come un sasso nello stagno della ipocrisia e della cattiva coscienza delle democrazie plutocratiche e delle loro rispettive<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[144,178],"class_list":["post-25527","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-francia","tag-italia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25527","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25527"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25527\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25527"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25527"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25527"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}