{"id":25510,"date":"2009-06-11T07:43:00","date_gmt":"2009-06-11T07:43:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/06\/11\/il-non-essere-degli-enti-e-un-grido-di-dolore-e-una-invocazione-alla-pienezza-dellessere\/"},"modified":"2009-06-11T07:43:00","modified_gmt":"2009-06-11T07:43:00","slug":"il-non-essere-degli-enti-e-un-grido-di-dolore-e-una-invocazione-alla-pienezza-dellessere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/06\/11\/il-non-essere-degli-enti-e-un-grido-di-dolore-e-una-invocazione-alla-pienezza-dellessere\/","title":{"rendered":"Il non-essere degli enti \u00e8 un grido di dolore e una invocazione alla pienezza dell&#8217;Essere"},"content":{"rendered":"<p>Basta guardarsi intorno, basta guardarsi dentro, e una cosa appare evidente, anche per chi abbia la vista meno acuta: dovunque, gli enti gemono e levano un grido di dolore, come una invocazione all&#8217;Essere.<\/p>\n<p>Non c&#8217;\u00e8 ente che si appaghi della propria condizione; non c&#8217;\u00e8 ente che non sospiri e non soffra della propria incompletezza, della propria inadeguatezza, della propria insufficienza; non c&#8217;\u00e8 ente che non si tormenti sotto il peso di ci\u00f2 che non \u00e8, che non soffra per il proprio limite.<\/p>\n<p>Tutti gli enti, dal filo d&#8217;erba all&#8217;essere umano pi\u00f9 evoluto e spirituale, anelano con tutte le proprie forze a superare il limite che li costringe all&#8217;indigenza, alla precariet\u00e0, al dolore; e tutti ricadono nella propria impotenza, nel proprio non-essere.<\/p>\n<p>Dalla pianta che soffre per la mancanza di luce e si protende con tutte le fibre verso l&#8217;alto, per strappare una scintilla al Sole, fino all&#8217;uomo e alla donna che si scontrano con la disperazione, con la malattia, con la morte: tutti condividono lo stesso dramma; tutti gridano la propria angoscia per la mancanza di una vita piena, pacificata, luminosa.<\/p>\n<p>Eccolo l\u00ec, il non-essere: \u00e8 il vuoto che incombe come un macigno sulle nostre esistenze; \u00e8 la mancanza di bene, di gioia, di amore; \u00e8 la consapevolezza della fine che ci attende, e ci avvelena anche i momenti pi\u00f9 lieti. \u00c8 il desiderio di giustizia, mentre dobbiamo assistere, ogni giorno, al trionfo dell&#8217;ingiustizia; \u00e8 l&#8217;aspirazione alla libert\u00e0, mentre dobbiamo vedere e sentire le pesanti catene che ci tengono schiavi; \u00e8 la sete ardente di pace, di serenit\u00e0, di comprensione, mentre ci si offre l&#8217;amaro spettacolo quotidiano della discordia, della prepotenza, della cattiveria.<\/p>\n<p>Anche se un certo rozzo scientismo pretenderebbe che ci sentissimo fieri e potenti come Dio, la vita \u00e8 l\u00ec, pronta a ricordarci, anche troppo spesso, la nostra miseria, la nostra fragilit\u00e0, la nostra inettitudine, non solo a fare, ma ad essere: ad essere come vorremmo essere; mentre la realt\u00e0 \u00e8 che siamo talmente al di sotto dei nostri desideri, che &#8211; a volte &#8211; non osiamo neppure guardarci nello specchio.<\/p>\n<p>E, quel che pi\u00f9 conta, sentiamo &#8211; almeno noi esseri umani, enti capaci di autoriflessione &#8211; che \u00e8 per una nostra infedelt\u00e0 all&#8217;essere, che ci troviamo cos\u00ec sfigurati, dolenti e meschini; non per un destino ineluttabile; non per una sentenza pronunciata altrove.<\/p>\n<p>Vorremmo la salute, e siamo cos\u00ec malati; vorremmo la forza, e siamo cos\u00ec deboli; vorremmo la giovinezza, e invecchiamo ogni giorno. Vorremmo la felicit\u00e0, e siamo tormentati da mille inquietudini; vorremmo l&#8217;appagamento, e ci aggiriamo come pallidi spettri nel deserto, bruciati da un&#8217;arsura divorante.<\/p>\n<p>Basterebbero queste semplici osservazioni, che ciascuno di noi fa, o pu\u00f2 fare, migliaia di volte nel corso della propria vita, per renderci conto, con estrema chiarezza, di una cosa: che noi tutti, enti finiti, partecipiamo all&#8217;essere &#8211; infatti siamo qui, ora &#8211; ma non abbiamo l&#8217;essere; o meglio, lo abbiamo per partecipazione: la nostra esistenza \u00e8 un modo di partecipare all&#8217;essere, senza realmente possederlo.<\/p>\n<p>In altre parole, noi proveniamo dall&#8217;essere, e abbiamo ricevuto la nostra esistenza come un dono; ma essa non dipende da noi, in alcun modo: non ce la possiamo dare, non ce la possiamo togliere (non esiste alcuna prova che il suicidio comporti un annullamento della coscienza; cos\u00ec come qualunque altra forma di decesso, del resto).<\/p>\n<p>La nostra esistenza \u00e8, dunque, contingente: c&#8217;\u00e8, ma potrebbe non esserci; e il fatto che ci sia, non dipende da noi, ma da altro da noi. E quest&#8217;altro da noi, non pu\u00f2 essere un altro ente finito, come lo siamo noi stessi: perch\u00e9, se cos\u00ec fosse, questo non farebbe che spostare all&#8217;infinito la catena della causa prima.<\/p>\n<p>I materialisti possono dire quello che vogliono: ma \u00e8 certo che nessun ente finito pu\u00f2 dare l&#8217;essere: perch\u00e9 niente e nessuno pu\u00f2 dare quello che non possiede; e chi partecipa dell&#8217;essere, ma non lo possiede in senso ontologico, non pu\u00f2 conferirlo ad altri.<\/p>\n<p>Molti filosofi, Hegel in primis, si sono scordati di questa semplice, intuitiva verit\u00e0: solo l&#8217;essere pu\u00f2 dare l&#8217;esistenza, compresa quella forma di esistenza che \u00e8 il pensiero; e non viceversa. Solo l&#8217;essere pu\u00f2 creare il pensiero; non certo il pensiero, creare l&#8217;essere. Meno ancora pu\u00f2 essere la materia a conferire l&#8217;essere: la materia non ha l&#8217;essere, visto che se non si \u00e8 data da s\u00e9 la propria esistenza; dunque non pu\u00f2 nemmeno darlo. Materialisti e spiritualisti condividono lo stesso errore: pensare che l&#8217;ente crei l&#8217;esistente. Invece l&#8217;ente, per definizione, non crea e non d\u00e0 nulla: pu\u00f2 solo essere creato; oppure no.<\/p>\n<p>Ora, quello che noi vediamo \u00e8 che le cose esistono. Potrebbero anche non esistere: la loro esistenza non \u00e8 \u00abnecessaria\u00bb, in senso filosofico. Invece esistono: e, con loro, esistiamo noi, esiste questa domanda che ci stiamo facendo, qui, adesso; esiste questo senso di vuoto, di mancanza, di dolore, degli enti finiti che avvertono il proprio limite e si protendono oltre, o che vorrebbero protendersi oltre.<\/p>\n<p>Se si vuole essere intellettualmente onesti, non ci pu\u00f2 sottrarre, a questo punto, ad alcune inevitabili conseguenze di quanto sopra si \u00e8 visto.<\/p>\n<p>Primo: siamo, ma non nel senso che siamo l&#8217;essere; bens\u00ec in quello che esistiamo, ossia che partecipiamo dell&#8217;essere.<\/p>\n<p>Secondo: veniamo da qualcosa o da qualcuno; non ci siamo fatti da noi: non ne saremmo in alcun modo capaci.<\/p>\n<p>Terzo: ogni cosa, nella nostra esistenza, ci ricorda il nostro limite; eppure ogni cosa, al tempo stesso, sembra alludere a quell&#8217;essere cui aspiriamo, che vorremmo possedere in noi.<\/p>\n<p>Scrive Pascal nei suoi \u00abPensieri\u00bb, (traduzione di Paolo Serini, Torino, Einaudi, 1962, e Milano, Mondadori, 1979, pp. 255-59):<\/p>\n<p>\u00ab385. L&#8217;uomo non sa qual grado attribuirsi. \u00c8 evidentemente smarrito, e caduto dal suo vero luogo senza poterlo ritrovare, e lo cerca in ogni dove con inquietudine e senza esito fra tenebre impenetrabili.<\/p>\n<p>386. la duplicit\u00e0 dell&#8217;uomo \u00e8 cos\u00ec evidente che certuni han pensato che ci siano in lui due anime, Un soggetto semplice sembrava loro incapace di tali e cos\u00ec improvvise mutazioni: da una smisurata presunzione a un orribile abbattimento di cuore.<\/p>\n<p>387. Desideriamo la verit\u00e0, e non troviamo in noi se non incertezza.<\/p>\n<p>Cerchiamo la felicit\u00e0, e non troviamo se non miseria e morte.<\/p>\n<p>Siamo capaci di non aspirare ala verit\u00e0 e ala felicit\u00e0, e siamo incapaci di certezza e di felicit\u00e0. Tale aspirazione ci \u00e8 lasciata sia pur punirci sia per farci sentire di dove siamo caduti.<\/p>\n<p>388. Guerra intestina nell&#8217;uomo tra la ragione e le passioni.<\/p>\n<p>Se avesse soltanto la ragione senza le passioni&#8230;<\/p>\n<p>Se avesse soltanto le passioni senza la ragione&#8230;<\/p>\n<p>Ma, poich\u00e9 ha l&#8217;una e le alte, non pu\u00f2 stare senza guerra, non potendo aver pace con l&#8217;una se non \u00e8 in guerra con le altre; e cos\u00ec \u00e8 sempre diviso e in conflitto con se medesimo.<\/p>\n<p>389. Questa guerra interiore della ragione contro le passioni ha fatto s\u00ec che coloro che hanno voluti la pace s sono divisi in due sete. Gli uni hanno voluto rinunciare alle passioni, e diventare d\u00e8i; gli altri hanno voluto rinunciare alla ragione, e diventare bruti: Des Bareaux. Ma non ci sono riusciti n\u00e9 gli uni n\u00e9 gli altri: la ragione sussiste pur sempre, e denuncia la bassezza e l&#8217;ingiustizia delle passioni, turbando il sonno di coloro che ci si abbandonano; e le passioni son sempre vive in cloro che vogliono rinunciarvi.<\/p>\n<p>390. la natura dell&#8217;uomo si pu\u00f2 considerare in due maniere: o secondo il suo fine, e allora essa \u00e8 grande e incomparabile, o secondo la generalit\u00e0 dei casi, come si giudica la natura del cavallo e del cane, secondo la considerazione pi\u00f9 comune, scorgendovi l&#8217;attitudine ala corsa &quot;et animum arcendi&quot; [cio\u00e8 la tendenza ad allontanare, ossia l&#8217;aggressivit\u00e0, caratteristica dei cani da guardia, e allora l&#8217;uomo \u00e8 abietto e vile. Ecco le due vie che conducono a giudicare in modo differente di lui e che fanno tanto disputare filosofi. L&#8217;uno nega, infatti, il presupposto dell&#8217;altro, e dice: &quot;Non \u00e8 nato per quel fine, perch\u00e9 tutte le sue azioni vi ripugnano&quot;; l&#8217;altro dice: &quot;Allorch\u00e9 esso compie quelle basse azioni, si allontana dal suo fine.&quot;<\/p>\n<p>391. Contraddizioni. L&#8217;uomo \u00e8 naturalmente credulo, incredulo, timido, temerario.<\/p>\n<p>392. &quot;Ferox gens, nullam esse vitam sine armis rati&quot; [Tito Livio: &quot;Stirpe fiera e bellicosa, stima che senza le armi non ci potesse esser vita&quot;]. Preferiscono la morte alla pace; gli altri preferiscono la morte alla guerra.<\/p>\n<p>393. Contraddizione; disprezzo per il nostro essere, morire per nulla, odio per il nostro essere.<\/p>\n<p>394. Descrizione dell&#8217;uomo: dipendenza, desiderio d&#8217;indipendenza, bisogno.<\/p>\n<p>395. bassezza dell&#8217;uomo, sino a sottomettersi alle bestie, sino ad adorarle.<\/p>\n<p>396. Contraddizione. Orgoglio, che fa da contrappeso a tutte le sue miserie. Esso o nasconde le proprie miserie o, se le lascia scorgere, si fa vanto di conoscerle.<\/p>\n<p>397. L&#8217;orgoglio controbilancia e annulla tutte le miserie. Ecco un mostro ben singolare e un traviamento ben visibile! Eccolo caduto dalla sua condizione: esso la cerca con inquietudine. \u00c8 quel che fanno tutti gli uomini. Vediamo chi l&#8217;avr\u00e0 trovata.<\/p>\n<p>398. Debolezza. Tutte le attivit\u00e0 degli uomini sono volte all&#8217;acquisto del bene. Eppure, essi non potrebbero mostrare i titoli che ne giustifichino il possesso, poich\u00e9 non hanno se non il loro capriccio n\u00e9 hanno la forza per possederlo in maniera sicura. Lo stesso dicasi della scienza, che la malattia ci pu\u00f2 togliere. Noi siamo incapaci e di vero e di bene.<\/p>\n<p>399. Contraddizioni. Dopo aver mostrato la bassezza e la grandezza dell&#8217;uomo. E orsa l&#8217;uomo si stimi al suo giusto valore. Ami se stesso, perch\u00e9 ha in s\u00e9 una natura capace di bene; ma non ami, per questo, le proprie bassezze. Si disprezzi, perch\u00e9 tale capacit\u00e0 \u00e8 vuota; ma non disprezzi perci\u00f2 questa capacit\u00e0 naturale. Si odi, si ami: ha in s\u00e9 la capacit\u00e0 di conoscere la verit\u00e0 e di essere felice, ma non possiede nessuna verit\u00e0 che sia certa o soddisfacente.<\/p>\n<p>Vorrei, dunque, condur l&#8217;uomo a desiderare di trovarne e a esser pronto e libero dalle passioni per seguirla dovunque la trover\u00e0, ben sapendo quanto la sua conoscenza sia oscurata dalle passioni. Vorrei altres\u00ec che odiasse in s\u00e9 la concupiscenza cui \u00e8 asservito, affinch\u00e9 essa non lo acciechi quando far\u00e0 la sua scelta, n\u00e9 lo trattenga quando avr\u00e0 scelto.<\/p>\n<p>400. \u00c8 pericoloso mostrar troppo all&#8217;uomo quant&#8217;\u00e8 simile ai bruti senza mostrargli insieme la sua grandezza. Egualmente pericoloso \u00e8 fargli troppo vedere la sua grandezza, senza mostrargli la sua bassezza. Pi\u00f9 pericoloso ancora, lasciargli ignorare l&#8217;una e l&#8217;altra. Giova assai, invece, mettergli sotto gli occhi sia l&#8217;una sia l&#8217;altra.<\/p>\n<p>\u00c8 bene che l&#8217;uomo non si creda eguale n\u00e9 agli angeli n\u00e9 ai bruti, e che non ignori n\u00e9 l&#8217;una cosa n\u00e9 l&#8217;altra, ma che le conosca entrambe.<\/p>\n<p>401. Biasimo egualmente e coloro che prendono il partito di lodare l&#8217;uomo e coloro che si danno a biasimarlo e coloro che lo consigliano di distrarsi; e posso approvare soltanto cloro che cercano gemendo.<\/p>\n<p>402. Io non tollerer\u00f2 che esso si riposi n\u00e9 nell&#8217;uno n\u00e9 nell&#8217;altro, affinch\u00e9, essendo senza stabilit\u00e0 e senza riposo&#8230;<\/p>\n<p>403. Se esso si esalta, lo deprimo; se si abbassa, lo esalto, e sempre lo contraddico, finch\u00e9 non comprenda che \u00e8 un mostro incomprensibile.\u00bb<\/p>\n<p>Cos\u00ec pensava Blaise Pascal, uno dei pi\u00f9 grandi spiriti del XVII secolo; anzi, uno dei pi\u00f9 grandi spiriti di ogni tempo.<\/p>\n<p>Non era un fideista ignorante; era uno scienziato di prim&#8217;ordine: un uomo che a dodici anni, con aste e cerchi, cre\u00f2 la matematica; che, a sedici anni, scrisse il pi\u00f9 esauriente trattato sulle coniche, dai tempi dei Greci in poi; e che a diciannove anni ide\u00f2 una macchina per condensare una nuova scienza, creata interamente dall&#8217;intelletto umano.<\/p>\n<p>Se le premesse del suo ragionamento sono esatte &#8211; ed \u00e8 cosa ardua dimostrare che non lo siano -, allora non vi \u00e8 che una conclusione possibile: cos\u00ec come l&#8217;essere dell&#8217;uomo trova la sua ragione e la sua causa fuori di lui, ugualmente accade per tutti gli altri enti; la loro causa e la loro origine vanno ricercate fuori di essi.<\/p>\n<p>Dove?<\/p>\n<p>Evidentemente, in quell&#8217;Essere che non soltanto sussiste ontologicamente, in s\u00e9 completo e perfetto; ma che, attraverso un movimento inconcepibile per delle menti finite, ha voluto donare la partecipazione al proprio essere a tutti gli enti che compongono l&#8217;esistente.<\/p>\n<p>In altre parole, in quell&#8217;Essere il quale ha voluto che, al posto del nulla, vi fosse qualcosa: vi fossero gli enti, vi fossimo noi; e vi fosse questa nostra ardente brama di sapere, di superare il limite, di tornare a quella perfetta pienezza dalla quale siamo scaturiti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Basta guardarsi intorno, basta guardarsi dentro, e una cosa appare evidente, anche per chi abbia la vista meno acuta: dovunque, gli enti gemono e levano un<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[153],"class_list":["post-25510","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-georg-wilhelm-friedrich-hegel"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25510","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25510"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25510\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25510"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25510"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25510"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}